Sito Pubblico del Social Forum di Terracina

Pare che a La Fiora, frazione di Terracina, sarà aperto un nuovo CAS (centro di accoglienza straordinaria per migranti), e subito si sono scatenate le polemiche.

Noi non riusciamo a capire.

Ci siamo posti delle domande.

È una questione di razzismo?

Non ci pare.

Terracina e l’Italia sono piene di stranieri.

Addirittura, sul nostro territorio nazionale ospitiamo circa 15.000 stranieri (se il dato è corretto) che sono armati fino ai denti, con elicotteri, aerei, navi a propulsione nucleare, persino con bombe atomiche, eppure pochissimi si lamentano della loro presenza. Si trovano anche vicino Terracina: spesso, infatti, attraccano a Gaeta.

Soprattutto, non se ne lamentano coloro che si fanno un vanto dell’italianità. Ci riferiamo ai politici di Fratelli d’Italia, che si autodefiniscono “patrioti”, e ai politici della Lega, che dello slogan “Prima gli italiani” hanno fatto un ritornello ormai noiosissimo.

Appurato che tali stranieri, presenti sul nostro territorio nazionale, non sono sgraditi, ci siamo chiesti quale sia il motivo per cui sono ben accolti.

Forse perché, con un approccio provinciale (non solo a livello locale, ma anche a livello nazionale), abbiamo bisogno di cani da guardia che ci proteggano?

«Lo dico a papà!».

Ma… sono loro che proteggono noi, o noi che proteggiamo loro?

O, meglio, ci proteggono o ci sfruttano?

In ogni caso, sono stranieri non sgraditi.

Poi abbiamo i tanti turisti russi che hanno comprato casa dalle nostre parti.

Anche questi ultimi sono graditi.

Quindi abbiamo tantissimi stranieri di due precise nazionalità ben presenti sul nostro territorio che non sono sgraditi.

Non è quindi una questione di razzismo.

Allora perché alcune nazionalità non sono gradite?

Escluso il razzismo, l’unica spiegazione possibile è il “censo”: se sei ricco ti accolgo, se sei povero non ti voglio. Una forma di discriminazione legata al benessere.

Ma anche questa spiegazione ci lascia insoddisfatti.

Dalle nostre parti, infatti, ci sono anche tantissimi stranieri poveri, eppure vengono accettati tranquillamente.

Perché?

Ci riferiamo alla foltissima comunità di indiani sikh, dai quali siamo stati letteralmente “invasi” nel corso di pochissimi anni, in quanto lavorano come braccianti nel settore agricolo.

Prima di tutto, perché ciò si è verificato?

Analizziamo il settore nella sua filiera: come molti sapranno, la produzione finisce soprattutto al mercato ortofrutticolo di Fondi oppure in Germania.

Apriamo una parentesi: gli operatori del settore, per sfatare i dubbi circa la qualità dei loro prodotti, si trincerano proprio dietro al fatto che parte della produzione va in Germania: «I tedeschi sono esigenti in fatto di qualità e di controlli». Già, così esigenti che si è visto soprattutto con lo scandalo Volkswagen. Ormai si sono “napoletanizzati” anche i tedeschi, solo che la cattiva fama ce l’abbiamo solo noi italiani…

Chiusa la parentesi, chi si arricchisce dal settore agricolo locale?

Multinazionali, grande distribuzione organizzata, mafie e caporalato.

Agli indigeni rimangono le briciole; tra l’altro, la stragrande maggioranza della manodopera non è italiana.

Lo ripetiamo: perché tutto ciò si è verificato ed in così breve tempo?

La produzione, come detto, va a Fondi.

Uno dei più influenti politici locali ha iniziato come poliziotto, poi è transitato per i servizi segreti e successivamente ha avuto una fulgida e rapidissima carriera politica.

Il passaggio nei servizi segreti, secondo noi, è stato decisivo.

Facciamo un passo indietro.

L’apertura di un CAS viene stabilita dalla Prefettura, organo territoriale del governo, di conseguenza tutto avviene nell’ambito della legalità. Decisione governativa resa esecutiva sul territorio da chi lo rappresenta a livello burocratico-amministrativo.

Lo sviluppo dell’agricoltura industriale nel nostro territorio, invece, non è stato una decisione governativa.

Dato che abbiamo parlato di servizi segreti, è stata più che altro opera del cosiddetto deep state, cioè lo Stato profondo, quella realtà che opera sia al di fuori che all’interno degli ambienti governativi, andando a coinvolgere nelle decisioni realtà esterne al governo stesso, inteso in senso stretto: multinazionali, finanza, media, forze armate, servizi segreti, con la manovalanza mafiosa alla quale di solito viene lasciato il compito di effettuare il lavoro sporco.

Per intenderci, quando il deep state (preferiamo usare la terminologia anglosassone, così il discorso diventa più chiaro ed intellegibile) decide di creare uno Stato satellite al centro del Mediterraneo, arma e finanzia Garibaldi, gli copre le spalle con navi da guerra mentre sbarca a Marsala, gli favorisce l’avanzata prendendo contatti con l’aristocrazia ed i mafiosi locali, anche perché il deep state è già presente nell’isola in quanto sfrutta i giacimenti siciliani di zolfo. Non a caso, a Bronte vengono fucilati 5 braccianti, a pochi passi dai possedimenti agricoli degli eredi dell’ammiraglio Nelson, il vincitore di Trafalgar.

Quando il deep state, 83 anni dopo, decide di invadere la Sicilia, si rivolge a Cosa Nostra per incontrare meno ostacoli ed essere agevolato nella sua avanzata.

Quando il deep state nel 1999 decide di invadere il Kosovo per impadronirsi delle ricchissime miniere di Trepca, inventa fosse comuni e persecuzioni razziali, arma e finanzia i mafiosi locali e procede.

Quando il deep state nel 2001 decide di invadere l’Afghanistan perché i talebani hanno vietato la coltivazione dei papaveri da oppio, materia prima fondamentale per i profitti di Big Pharma, prima uccide chi potrebbe ostacolare i suoi piani, cioè il generale Ahmad Shah Massoud, il “leone del Panshir”, poi si allea con alcuni dei “signori della guerra” locali ed infine procede.

Il generale Massoud ci ricorda un po’ Giulio Andreotti e Bettino Craxi, spariti dalla scena politica italiana nel 1992…

Quindi, ricapitolando, lo sviluppo dell’agricoltura industriale nel nostro territorio è stata una decisione del deep state.

Serviva però una componente fondamentale.

L’ex palude pontina, infatti, è stata spesso sede di esperimenti. La bonifica è stata un grande esperimento riuscito al quale ne è seguito un altro: smaltire l’azoto presente nell’arsenale chimico dopo la fine della prima guerra mondiale utilizzandolo come componente fondamentale dei fertilizzanti.

Successivamente, qualche decennio dopo, è diventato fondamentale ridurre il più possibile le spese della manodopera per essere competitivi sui mercati internazionali.

Dopo alcuni esperimenti falliti con braccianti provenienti dal Maghreb, si è trovata un’etnia docile, quella sikh, che si è aggiunta a degli imprenditori che per ragioni socio-politiche (fatta eccezione per i focosi provenienti dall’Emilia Romagna) non sono soliti mettere in discussione il potere costituito. Si è così creato un mix straordinario che ha favorito l’espansione dell’agricoltura industriale. Con il grosso dei profitti, lo ribadiamo, che sono finiti invariabilmente al di fuori del nostro territorio, a multinazionali, grande distribuzione organizzata, mafie e caporali.

Quindi, torniamo alle presenze di stranieri sul territorio: che cosa rende accettabili le migliaia di indiani, mentre rende intollerabili poche decine di migranti?

La risposta che ci siamo dati è che gli indiani lavorano.

In altre parole, finche gli stranieri sono forti militarmente, va tutto bene.

Finché sono ricchi come i turisti russi, va tutto bene.

Finche sono “schiavi” da sfruttare come gli indiani nei campi, va tutto bene.

Ma quando si tratta di poche decine di migranti che non vengono per lavorare, NON VA BENE.

A questo punto sorge spontanea la domanda: Terracina è una città imperialista?

Titolo forte, che ora spieghiamo.

Marco Omizzolo, residente a Sabaudia, si laurea in Sociologia e per acquisire un Dottorato di ricerca si finge indiano e va a lavorare nelle aziende agricole del territorio pontino.

Così facendo scopre tutta una serie di ingiustizie: evasione fiscale, evasione contributiva, norme che tutelano la sicurezza sul lavoro calpestate, manovalanza straniera sfruttata, costretta a fare un passo indietro e ad abbassare la testa quando deve parlare col datore di lavoro, caporalato, presenze mafiose, utilizzo di sostanze nocive per l’ambiente e per la salute di chi le adopera, ecc., ecc.

Quell’esperienza gli cambia la vita e lo fa diventare una risorsa inestimabile del nostro territorio.

Diventa, infatti, un intellettuale, una persona che critica i propri tempi perché è più avanti rispetto ai propri tempi.

Un’evoluzione moderna di Pier Paolo Pasolini. Quest’ultimo, infatti, viene ricordato anche per un famoso articolo giornalistico intitolato “Io so”.

Ecco, Marco Omizzolo è l’evoluzione di Pasolini perché non si limita a dire “Io so”, il che, di per sé, è già un lavoro encomiabile, perché vuol dire che si informa. No, Marco Omizzolo va oltre: “Io so e racconto”.

Nel frattempo, diventa responsabile del Circolo Legambiente di Sabaudia e porta queste tematiche all’interno della sua associazione, sia a livello locale che a livello nazionale, coinvolgendola in più di una battaglia, ma senza arrivare ad avere pieno successo.

Pieno successo nell’associazione, non nella società esterna.

Tanto che abbandona l’associazione e prosegue, da intellettuale, il suo lavoro di ricerca, redigendo studi sociologici, diventando collaboratore di varie testate giornalistiche, istituendo InMigrazione, una cooperativa sociale che si occupa di accoglienza per i migranti.

Con InMigrazione, dopo un lavoro durato vari anni, pubblica un’inchiesta che rivela come i braccianti indiani siano costretti a doparsi con metanfetamine pur di reggere gli estenuanti ritmi di lavoro nelle campagne.

Proseguendo nella sua attività, in collaborazione con la FLAI CGIL organizza il primo sciopero dei braccianti indiani, avvenuto in provincia di Latina nel 2016. In seguito a quello sciopero, gli imprenditori agricoli locali sono costretti ad aumentare le paghe dei lavoratori e a riconoscere condizioni lavorative più dignitose.

Ma il lavoro di Marco Omizzolo non si ferma qui: forma una rete di attivisti, intellettuali, sindacalisti, giornalisti e sociologi che accendono un faro sulle condizioni di lavoro disumane del settore dell’agricoltura industriale in tutta Italia, ottenendo anche un ottimo risultato quando il legislatore inasprisce le pene per il reato di caporalato, grazie anche alla collaborazione e al coinvolgimento dell’associazione antimafia Libera.

Ovviamente, tutto questo lavoro non piace a chi vive di agricoltura industriale nella pianura pontina, e quindi cominciano le prime intimidazioni: volantini diffamatori, danni provocati alla sua automobile, fino all’ennesimo atto avvenuto recentemente, con tutte le gomme della sua auto bucate, i finestrini infranti e danni al cofano.

Intimidazioni Marco Omizzolo ne ha ricevute anche dai tifosi del Latina Calcio, quando, insieme con Roberto Lessio, sul Manifesto ha pubblicato vari articoli sulle illegalità finanziarie che avvenivano in tale società sportiva, nonché sullo strano mondo affaristico-politico che ruotava attorno ad essa.

Pochi sanno, poi, che Marco Omizzolo ha ricevuto intimidazioni anche da alcuni eritrei per degli articoli che ha scritto, sempre insieme con Roberto Lessio, sul loro Paese. Qui, a nostro avviso (e glielo abbiamo anche comunicato), Marco Omizzolo ha sbagliato perché, nel descrivere la realtà eritrea, ha sottovalutato la situazione politica internazionale, che vede lo Stato africano all’interno di una sorta di “linea di faglia” della Guerra Fredda. In estrema sintesi, Isaias Afewerki è uno dei tanti presidenti che non piacciono a Washington e quindi vengono etichettati come “dittatori” dall’informazione mainstream. Affermazione tutta da verificare.

Ma quest’ultimo è un altro discorso. Ciò che ci preme sottolineare è come Marco Omizzolo abbia aperto una strada, ricoprendo un ruolo da vero intellettuale e creando una figura di “moderno ambientalista”.

A nostro avviso, infatti, non è moderno ambientalismo far venire Goletta Verde nel nostro territorio e non far analizzare il livello di inquinamento da pesticidi e fertilizzanti delle nostre acque, marine ed interne.

Non è moderno ambientalismo scagliarsi contro un impianto di mitilicoltura che ancora non esiste, e che quindi non può ancora arrecare danni all’ambiente, e dimenticarsi o tralasciare i danni che fa, da decenni, l’agricoltura industriale nel nostro territorio.

Non è moderno ambientalismo dichiarare di volersi prendere cura delle aree verdi urbane, e poi fare finta di nulla quando a Borgo Hermada sui giardini pubblici viene realizzata una colata di cemento per avere la pista da ballo per le sagre di paese e le feste dei partiti politici, anzi, di UN partito politico.

Non è moderno ambientalismo organizzare giornate di pulizia delle spiagge che dopo qualche mese saranno di nuovo sporche come prima, non è moderno ambientalismo spegnere le luci per un’ora o illuminarsi di meno, ripetendo pedissequamente tali iniziative anno dopo anno come se fossero la panacea di tutti i mali del pianeta, quando in realtà i problemi rimangono tutti sul tappeto. Anzi, è solo un po’ di sporcizia quella che finisce sotto il tappeto.

Non è moderno ambientalismo pensare che i problemi ecologici possano essere risolti con le collaborazioni con aziende private o, peggio ancora, con colossi industriali italiani se non addirittura con multinazionali. L’ambiente può e deve essere tutelato soprattutto dal pubblico, se si vuole veramente avere la speranza di difenderlo.

Analogamente, non è moderno ambientalismo portare avanti lo slogan “Chi inquina paga”. Lo slogan dev’essere solo ed esclusivamente “È assolutamente vietato inquinare”.

Non è moderno ambientalismo trascurare quelle che sono le vere fonti primarie di inquinamento e di danni all’ambiente, cioè le guerre ed i militari. Su questo punto ci siamo già espressi (https://terracinasocialforum.wordpress.com/2017/03/10/i-peggiori-inquinatori-sono-i-militari-sia-in-tempo-di-guerra-che-in-tempo-di-pace), per cui non ci ripetiamo ora.

Non è moderno ambientalismo lavorare solo per dare visibilità all’associazione: lo diceva già Max Weber qualche decennio fa che le organizzazioni nascono con degli scopi, in genere indicati nell’articolo 2 dello Statuto, ma dopo breve tempo il loro obiettivo principale diventa il mantenimento della struttura stessa, al di là delle finalità sociali.

Non è moderno ambientalismo, pertanto, organizzare flash mob per dare visibilità all’associazione durante la campagna elettorale per il referendum contro le trivelle, quando il vero obiettivo è raggiungere il quorum e quindi si deve fare una campagna casa per casa per portare elettori alle urne.

Non è moderno ambientalismo limitarsi alla critica dell’utilizzo dei pesticidi, a volte anche con toni da “talebani”, e non parlare del settore dell’agricoltura industriale nel suo complesso, in tutta la sua filiera, con i vari danni che arreca all’intera società (presenza delle mafie, caporalato, sfruttamento della manodopera straniera, violazione dei diritti umani, danni al turismo, prodotti agricoli di scarsissima qualità se non addirittura dannosi per la salute, sparizione delle piccole aziende agricole, violazione di norme in materia fiscale, contributiva e di sicurezza sul lavoro, ecc., ecc. Senza considerare i braccianti stranieri che a volte dormono in casolari di campagna privi di acqua, gas, luce e servizi igienici. O senza considerare l’evasione fiscale in materia di tassa di registro per le abitazioni che vengono affittate alla manovalanza straniera).

Non è moderno ambientalismo non intervenire davanti a speculazioni che violano norme urbanistiche come quelle relative alla realizzazione di vari megastore: noi sui nostri volantini abbiamo scritto che ci sono 10 supermercati ogni 2 abitanti, ma nessuno ci ha seguito dandoci ragione (https://terracinasocialforum.files.wordpress.com/2017/07/bb-lato-b2.jpg). Senza considerare che nel volantino parliamo delle prossime speculazioni nel settore turistico (100 alberghi ogni 3 turisti) che sicuramente piaceranno anche alle mafie, come evidenziato dalla relazione della Commissione Parlamentare Antimafia: https://www.ilmessaggero.it/latina/l_antimafia_conferma_le_presenze_pontine_dei_clan_allarme_su_formia_troppe_slot-3565410.html.

Una figura come Marco Omizzolo ha messo in risalto, con il suo lavoro e le sue attività, tutte queste contraddizioni dell’universo ambientalista, ma non solo.

Anche la politica ha responsabilità enormi.

Ci riferiamo alla politica locale soprattutto, dato che a livello nazionale qualche piccolo passo in avanti è stato fatto, come abbiamo già evidenziato parlando dell’inasprimento delle pene per il reato di caporalato.

In occasione dello sciopero dei braccianti indiani del 2016, alcuni imprenditori agricoli hanno reagito, con stizza, buttando diserbanti nelle serre.

La politica locale, in seguito a tali eventi, ha espresso solidarietà solo nei confronti degli agricoltori: i diritti dei lavoratori stranieri quasi non esistevano. Info qui: https://www.latinacorriere.it/2016/04/21/sciopero-dei-braccianti-riflessioni-proposte-dei-candidati-sindaco-terracina/.

D’altronde, eravamo nel pieno della campagna elettorale per le amministrative e gli indiani non votano…

In seguito all’ultimo atto intimidatorio ai danni di Marco Omizzolo, ovviamente non è arrivata alcuna solidarietà da parte di quei partiti che ritengono prioritari gli interessi dell’agricoltura industriale, portatrice di voti, consensi e finanziamenti in campagna elettorale.

Ma, per l’ennesima volta, registriamo anche l’assordante silenzio, sulla questione, da parte dei casaleggiani, sia a livello locale, sia a livello nazionale.

Eppure uno dei loro principali esponenti locali l’avevamo avvertito, qualche mese fa: «Perché continuate a lasciare solo Marco Omizzolo? Il contrasto alle mafie lo fate solo a parole?».

Non è un bel segnale.

Yuhu, c’è nessuno?

O forse bisogna inoltrare richiesta scritta in carta da bollo alla Casaleggio & Associati?

Un altro segnale che ci ha lasciati veramente basiti è stata la risposta di un esponente delle forze dell’ordine nonché elettore casaleggiano. Parlava dei problemi che comporta il fermare extracomunitari non in regola con il permesso di soggiorno, perché poi le procedure di espatrio sono molto impegnative. Alla nostra domanda: «Perché fermate e controllate gli indiani e non fate invece controlli nelle aziende agricole per verificare se vengono rispettate le normative fiscali, contributive, igienico-sanitarie, se agli indiani vengono sequestrati i passaporti trasformandoli in schiavi, se esiste il caporalato, ecc.?», la risposta è stata: «Ma così dovremmo toccare poteri forti!».

Tradotto: se la base elettorale è questa, i casaleggiani non contrasteranno MAI i poteri forti.

In bocca al lupo, Italia.

«Ma quelli sono di destra, o di sinistra?».

«Voi siete di destra?».

Domande classiche che vengono in genere formulate da persone di età superiore ai 65 anni.

Destra e sinistra sono concetti che hanno poco più di due secoli di vita.

Risalgono, infatti, a dopo la rivoluzione francese, quando i progressisti hanno deciso di collocarsi, all’interno del Parlamento, a sinistra, mentre i conservatori si sono collocati a destra.

Nella storia del genere umano, pertanto, destra e sinistra sono concetti abbastanza giovani, ma hanno colpito profondamente l’immaginario collettivo – tanto da stazionarvi all’infinito – di coloro che giovani non sono più.

Questi ultimi, invece, hanno dimenticato la Storia.

Hanno dimenticato chi erano i tribuni della plebe.

Hanno dimenticato che esistono sfruttati e sfruttatori.

Hanno dimenticato che esistono, come dicono in Sud America, los de arriba e los de abajo, quelli di sopra e quelli di sotto.

Quelle persone rimangono ancorate, come delle patelle agli scogli, ai concetti di destra e di sinistra, quasi fossero per loro una ragione di vita imprescindibile.

Ci hanno fatto tornare alle mente un ricordo di oltre 15 anni fa. Estate 2002, il movimento dei Girotondi cerca PERSONE che aderiscano alla manifestazione indetta per il 14 settembre 2002 a piazza San Giovanni a Roma.

Contattiamo una persona, la quale ci risponde testualmente: «A fine mese c’è la Festa dell’Unità. Vedete nel programma quando è previsto il dibattito sulla situazione politica nazionale attuale, chiedete la parola, esponete la vostra proposta e poi vediamo che cosa decide il Partito».

Della serie, cercavamo PERSONE, abbiamo trovato AUTOMI.

Non si muove foglia, che il Partito non voglia.

Politica vecchia, per vecchi.

«Il Paese ha bisogno di un cambiamento» era lo slogan renziano durante la campagna elettorale per il referendum elettorale del 4 dicembre 2016.

Quel “ritornello”, in generale, era entrato come un mantra nel cervello… di chi?

Di QUELLE persone.

Delle persone di età superiore ai 65 anni.

Politica vecchia, per vecchi.

Agli sgoccioli di quella campagna elettorale, assistemmo alla dichiarazione di Romano Prodi a favore del Sì alla riforma.

Dichiarazione che ha portato più danni che benefici all’ex presidente della Provincia di Firenze, nonché ex sindaco di Firenze, nonché ex qualcos’altro (e speriamo che tale rimanga in eterno).

In questi giorni abbiamo assistito ad una dichiarazione simile.

A nostro avviso, i consensi per Renzi sono immediatamente crollati.

Doppio gioco?

DOPPIO GIOCO?

Romano Prodi è stato advisor di Goldman Sachs.

La stessa Goldman Sachs che riteniamo sia il deus ex machina dell’accordo sottobanco tra Grasso e Grillo, come abbiamo già scritto qui: https://terracinasocialforum.wordpress.com/2018/01/17/chi-vota-grasso-vota-grillo.

Quando Romano Prodi ha tentato la scalata al Quirinale, ha cercato appoggi presso la Dinastia Casaleggio: http://www.polisblog.it/post/57599/elezioni-2013-casaleggio-prodi-movimento-5-stelle-quirinale.

Quei canali comunicativi sono rimasti aperti ed hanno dato vita all’accordo sottobanco.

Poi il popolarissimo, amatissimo, idolatrato dalle folle Romano si è di nuovo speso a favore di Matteo, come nel 2016 prima del referendum costituzionale, servendogli un’altra polpetta avvelenata e vendicandosi di colui che, muovendo 101 pedine, nel 2013 gli ha impedito di diventare presidente della Repubblica.

Tra l’altro, le motivazioni prodiane sono ridicole. Il PD è UN SOLO partito, mentre Liberi e Uguali è uno schieramento che unisce TRE DIVERSE forze politiche. Lo spirito del centrosinistra, volendo utilizzare parole ormai antiquate, è presente in LeU, non nel Partito Democratico.

È un dato di fatto.

Ma la realtà è che si tratta di una polpetta avvelenata.

La magica arte del doppio gioco.

Giusto per la cronaca, Romano Prodi è lo stesso Romano Prodi della famosa seduta spiritica bipartisan avvenuta durante il sequestro di Aldo Moro.

Seduta bipartisan perché alla stessa hanno partecipato anche Mario Baldassarri, poi divenuto viceministro dell’Economia del governo Berlusconi, e Alberto Clò, nominato ministro dell’Industria nel governo Dini.

Da quella seduta spiritica uscì fuori la parola “Gradoli”.

Al riguardo, il giornalista Giovanni Fasanella ha formulato un’ipotesi interessante: quella parola andrebbe scissa in due singole parole, grado e LI. LI va interpretato come un numero romano, quindi 51.

Il messaggio, in codice massonico, era diretto ad Andreotti (all’epoca presidente del Consiglio) e Cossiga (all’epoca ministro dell’Interno), e stava a significare che la regia dell’operazione saliva di grado (dal 33° al 51°), quindi al generale britannico a capo della rete Gladio.

Info qui (dal minuto 5:50 – la persona seduta nell’inquadratura a sinistra forse vi è nota…): https://www.youtube.com/watch?v=D7qwD5IJPvs.

Tornando alla magica arte del doppio gioco, non sono pochi, nella politica italiana, quelli che la applicano.

Ad esempio, già in precedenza abbiamo parlato di colui che ha presieduto alla cerimonia di beatificazione di Escrivà de Balaguer, destando più scalpore negli Stati sudamericani piuttosto che nel nostro Paese.

Tale persona, negli ultimi 25 anni di attività politica, ha sempre lavorato per la sua VERA parrocchia, che guarda caso coincideva anche con la parrocchia di Silvio Berlusconi. Ed infatti, negli ultimi 25 anni, ha sempre favorito il Cavaliere, pur facendo parte dello schieramento politico a lui avverso.

Poi ci sono coloro che sono sostenuti da George Soros, presenti soprattutto nel PD, come rivelato da DCleaks, un sito – sullo stile di Wikileaks – che rivela notizie segrete alla stampa: http://megachip.globalist.it/democrazia-nella-comunicazione/articolo/2017/11/02/la-lista-degli-eurodeputati-di-cui-soros-puo-fidarsi-2014183.html.

Ma politici sostenuti da Soros si trovano anche al di fuori del PD.

Ad esempio, Emma Bonino fa parte del board dell’Open Society Foundation di Soros: https://www.opensocietyfoundations.org/people/emma-bonino.

Attenzione, quindi, a chi recentemente ha collaborato con i Radicali su iniziative come raccolte di firme o altro: potrebbe essere una pedina del magnate che, ricordiamolo, è stato condannato in contumacia in Malesia ed in Indonesia per le speculazioni effettuate contro le valute locali e che, pertanto, non è una compagnia poi così raccomandabile come i media mainstream vogliono farci credere.

Un eventuale sostegno da parte di Soros è… Possibile?

 

La “buona politica”

 

 

Abbiamo letto qui (http://www.latinaoggi.eu/news/attualita/60562/terracina-risarcimenti-per-la-tromba-dariaa-la-politica-fa-polemica) le scaramucce dei partiti, in piena campagna elettorale (nazionale e regionale), relativamente ai rimborsi erogati dalla Regione ai cittadini che hanno subito danni dalla tromba d’aria che ha colpito il territorio di Terracina a novembre scorso.

Ci ha colpito l’uso di queste due parole: “buona politica”.

Ricordiamo, A TUTTI, che compito della “buona politica” è prima di tutto quello di fare prevenzione.

Il territorio della nostra città recentemente è stato colpito da vari fenomeni naturali ed eventi provocati dall’uomo che hanno causato seri danni.

Tutti gli enti coinvolti nell’attività di prevenzione (Comune, Provincia, Regione) potrebbero fare molto, molto di più, sia prima che dopo gli eventi calamitosi.

Ad esempio, si potrebbero controllare meglio i terreni bruciati dopo gli incendi, evitando che in tali luoghi si eserciti il bracconaggio, come previsto dalla legge e come già evidenziato dal WWF di Terracina.

Il Comune potrebbe rispondere che non ha le risorse economiche adeguate per fare una seria e forte attività di prevenzione.

Verissimo, però il Comune stesso potrebbe evitare di creare ulteriori situazioni di rischio.

Qualche esempio?

È risaputo che inondazioni e “bombe d’acqua” avvengono ANCHE perché si è cementificato troppo. I controlli sull’abusivismo edilizio sono adeguati? Sanzionando gli abusivi, si otterrebbero risorse finanziarie.

Non solo: perché continuare a far edificare e cementificare, ad esempio con i tanti supermercati cresciuti ultimamente come funghi? Tra l’altro, relativamente ad una zona di Terracina nella quale è stato aperto un centro commerciale è in corso un’indagine del NIPAF per violazione della normativa urbanistica.

Perché consentire l’apertura di un altro importante supermercato su un tratto di strada (quello della Pontina tra Badino e l’ingresso di Terracina) ad alto rischio di incidentalità?

Perché autorizzare eventi che hanno un elevatissimo rischio di morte, per protagonisti e spettatori, come gli Air Show? Eventi che stressano la città e non portano ricchezza al territorio, in primis agli operatori turistici, fatta eccezione per gli organizzatori degli eventi stessi, cioè i gestori degli stabilimenti balneari. La città è di tutti, non di poche categorie.

Apriamo una parentesi: concordiamo pienamente con la SPI-CGIL di Terracina quando sottolinea che da parte dell’amministrazione comunale non è stata spesa una parola nei confronti di due VERI eroi, Spartaco Ometto e Rosa Durazzi, che a giugno 2017 a Foce Sisto hanno sacrificato la loro vita per salvare dei bambini che stavano annegando (http://www.terracinanotizie.net/notizie/comunicati-stampa/1422/caro-babbo-natale).

Chiusa la parentesi, le responsabilità per la mancata prevenzione non sono solo a livello comunale.

Le Province, ad esempio, hanno competenze in materia di tutela dell’ambiente, ma sono state letteralmente depredate delle risorse a loro disposizione, con i tagli ai finanziamenti.

Chi ha autorizzato tutto ciò?

Chi ha ridotto drasticamente le risorse a disposizione degli enti territoriali inserendo il pareggio di bilancio in Costituzione, sebbene l’Unione Europea non ci avesse obbligati a farlo?

Gli stessi partiti che ora fanno scaramucce riguardo ai rimborsi per chi ha subito danni dalla tromba d’aria.

È questa la “buona politica”?

Chiudiamo con un’ultima osservazione: se il territorio fosse maggiormente presidiato, se ci fosse un maggior rispetto della legalità da parte dei cittadini ed un maggior controllo da parte di chi dovrebbe vigilare sul rispetto della legalità stessa, i risarcimenti per i danni della tromba d’aria sarebbero molto, molto più alti.

Tradotto: manufatto abusivo, zero rimborso.

E chi è che non ha vigilato?

La… “buona politica”.

Nel nostro ultimo editoriale (https://terracinasocialforum.wordpress.com/2018/01/17/chi-vota-grasso-vota-grillo) ci siamo soffermati sulle vicissitudini di alcuni degli schieramenti politici in lizza per le elezioni del 4 marzo prossimo.

Ora ci concentriamo su un altro schieramento.

Però dobbiamo prima scrivere l’antefatto.

Agosto 2008, scoppia la guerra tra la Russia e la Georgia.

Berlusconi, all’epoca presidente del Consiglio, si schiera a favore di Putin.

Subito a Washington decidono che il Cavaliere deve sloggiare da Palazzo Chigi e si attivano immediatamente. George Soros apre prontamente due sedi in Italia della sua Open Society Foundation e partono finanziamenti a partiti, a politici, a movimenti, a quotidiani, a giornalisti.

A settembre 2009 esce nelle edicole un nuovo quotidiano la cui missione, ancora più apertamente di Repubblica e del gruppo editoriale L’Espresso, è quella di contrastare Berlusconi e di sostenere il partito che maggiormente lo attacca in Parlamento, oltre al movimento che più lo incalza al di fuori delle istituzioni.

Il movimento, poi, nei consensi elettorali prenderà il posto del partito, grazie ad una puntata di Report che distruggerà il partito e farà “transitare” tutti i voti al movimento. Da notare che a marzo 2013 George Soros riceverà il Premio Tiziano Terzani da una giuria nella quale è presente anche una giornalista di Report.

Nel 2010 l’allora presidente della Camera, Gianfranco Fini, ad un convegno sfida il Cavaliere agitando il ditino («Che fai, mi cacci?») e poi fonda un nuovo partito, denominato Futuro e Libertà.

Berlusconi resiste alle continue azioni di logoramento, ma è costretto a dimettersi a novembre 2011, dopo che le sue aziende subiscono pesantissimi attacchi speculativi in Borsa.

Particolare, quest’ultimo, che dovrebbe far riflettere circa il suo attuale impegno in politica: essendo il Cavaliere ricattabile, potrebbe essere nuovamente cacciato da Palazzo Chigi con gli attacchi speculativi.

In altre parole, Berlusconi è una carta bruciata.

Ma in quel periodo avvengono altre cose.

Invitiamo a questo punto i lettori a riflettere su un film che è uscito nelle sale cinematografiche nel 2015, “Suburra”. Il film, ambientato nel 2011, durante gli ultimi mesi del governo Berlusconi, inizia con le strane crisi di coscienza dell’ex Papa, Joseph Ratzinger.

In effetti un legame tra le dimissioni di Berlusconi e quelle di Benedetto XVI c’è, ed è fortissimo.

Dopo il 2011, infatti, l’Opus Dei ha preso sberle a non finire: Ratzinger si è dimesso, Ettore Gotti Tedeschi non è più il governatore dello IOR, Berlusconi è stato cacciato da Palazzo Chigi, alla guida della Protezione Civile non c’è più Bertolaso (http://www.lavocedellevoci.it/2010/03/04/bertolaso-luomo-dellopus-dei), Dell’Utri è finito in galera, Samuele Piccolo ha avuto anche lui problemi con la legge, ecc., ecc.

Samuele Piccolo, chi era costui?

Ne parla Claudio Cerasa nel suo libro “La presa di Roma” (Bur editore): a nemmeno 27 anni, Piccolo, alle elezioni comunali romane del 2008, ottiene circa 12.000 preferenze, risultando il più votato in assoluto.

Da dove provengono quei voti? Cerasa nel suo libro è chiaro: dall’Opus Dei.

Riguardo a Piccolo c’è un seguito nel 2010, in occasione delle elezioni regionali vinte da Renata Polverini.

Ricordate che in quelle elezioni furono escluse le liste del Popolo delle Libertà relativamente al collegio della provincia di Roma? Perché?

Qualcuno (http://www.mammasantissima.it/il-fantasma-di-samuele-piccolo-nel-giallo-delle-elezioni-regionali) sostiene che il problema fosse proprio la candidatura di Samuele Piccolo, vicinissimo all’Opus Dei ed inviso ad altri ambienti, massonici, del centrodestra.

E qui veniamo al partito che rappresenta, a partire dal nome, proprio quegli ambienti: Fratelli d’Italia.

I latini dicevano “nomen omen”. Chissà com’è, quel nome ci ricorda la fratellanza massonica.

D’altronde lo stesso Goffredo Mameli, autore dell’inno nazionale intitolato “Fratelli d’Italia”, era massone.

All’interno di Fratelli d’Italia la figura chiave è La Russa padre, legato a Ligresti, dato che La Russa nonno era amico del secondo in quanto concittadini, essendo nati a Paternò.

I legami con ambienti massonici risultano dalle intercettazioni telefoniche di indagini giudiziarie, come si può evincere da questi link:

https://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/fonsai-massoneria-ha-deciso-cosi-intercettazioni-marchionni-alderisio-1662343

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2013/09/11/ombra-della-massoneria-sul-caso-fonsai.html?.

Si dice che gli ecclesiastici si scaglino con veemenza contro gli omosessuali per allontanare l’ombra del sospetto da loro stessi.

E allora (stessissima logica), guardate questo video: https://www.youtube.com/watch?v=nydi2gdUvjE.

Testo: «Sogniamo anche un’Italia nella quale la massoneria, che ormai è ovunque, conceda almeno la par condicio a chi non è massone, perché non ne possiamo più di essere discriminati per il fatto che non siamo massoni anche noi».

Apriamo una parentesi: la parola “ovunque” è come la parola “tutti”.

Se dico che «fanno tutti schifo», vuol dire che faccio schifo anch’io.

Idem se affermo che «la massoneria è ovunque».

La parolina “quasi” in questi casi è l’ancora di salvezza.

«Fanno QUASI tutti schifo» assume tutto un altro significato. Ma fa meno presa sulle menti semplici che hanno poco spirito critico. Non si crea l’effetto lemming, ben noto ai pifferai magici.

Idem se si dicesse «La massoneria è QUASI ovunque».

Chiusa la parentesi.

Ricordate, poi, nel 2016, che il centrodestra non si è accordato sul candidato sindaco per Roma, regalando le porte del Campidoglio alla Raggi?

Berlusconi aveva proposto Bertolaso e la Meloni si è opposta con tutte le forze. Poi il primo si è ritirato, l’unità dello schieramento era comunque saltata ed al suo posto Forza Italia ha trovato un candidato (il piacione ARfio) anch’egli vicinissimo all’Opus Dei.

Quindi, riprendendo il discorso, l’Opus Dei esce distrutta dalle vicende relative al periodo 2011-2013, ma ora cerca di rialzare la testa.

A conferma di tutto ciò, il più atlantista degli esponenti leghisti, Roberto Maroni, si è ritirato dall’agone politico, segno che anche la Lega è tornata su antiche posizioni, più bossiane.

Perché riteniamo Maroni il leghista più “atlantista”?

L’abbiamo capito da un’intervista che l’ex governatore della Lombardia ha rilasciato nell’estate 2012 all’inserto Sette del Corriere della Sera(http://vittoriozincone.it/2012/12/06/roberto-maroni-2-sette-luglio-2012).

Di seguito il testo della parte finale di quell’intervista.

DOMANDA. Conosce i confini dell’Ucraina?

RISPOSTA. «Polonia, Russia, Ungheria…».

D. Monti è appena stato lì per sostenere gli Azzurri (alla finale degli Europei di calcio – NOTA NOSTRA).

R. «Non doveva andarci. Ma una volta lì, durante la premiazione avrebbe dovuto osare».

D. E cioè?

R. «Si sarebbe dovuto togliere la giacca e avrebbe dovuto mostrare una maglietta con su scritto “Tymoshenko libera”. Io lo avrei fatto».

Da notare che Maroni si esprime in questo modo a luglio 2012, un anno e mezzo prima di piazza Maidan, ma evidentemente già sapeva, grazie alla palla di vetro, anzi, al Palantìr (https://it.wikipedia.org/wiki/Palant%C3%ADr).

Con il recente ritorno della Lega sulle posizioni dell’Opus Dei, Maroni non ha potuto far altro che farsi da parte.

Un po’ come ha fatto anche Flavio Tosi, l’ex sindaco di Verona, che si è fatto un partito per fatti suoi dopo che la Lega è finita nelle mani di Maroni.

Dal libro “Opus Dei segreta” (Bur editore) di Ferruccio Pinotti (pag. 11, nota a piè di pagina n. 14):

Verona, soprannominata la «Pamplona d’Italia» per il grande potere detenuto dall’Opus Dei è una «capitale» della finanza cattolica. A Verona hanno sede il gruppo Banca Popolare di Verona e Novara, la Fondazione Cariverona, azionista chiave del colosso Unicredit. Sempre a Verona ha sede la Cattolica Assicurazioni, un altro gigante della «finanza bianca».

L’Opus Dei, quindi, sta rialzando la testa, ponendosi come asse portante dello schieramento di centrodestra.

Fino a quando resterà in piedi quella coalizione?

Fino a quando resisteranno i Fratelli?

In tutto ciò, comunque, un punto fermo c’è e lo ribadiamo: Berlusconi è ricattabile e potrebbe essere nuovamente cacciato da Palazzo Chigi con gli attacchi speculativi.

Non è pertanto il Cavaliere la soluzione per i problemi del Paese.

O, meglio, Casaleggio.

O, meglio ancora, Goldman Sachs.

In questo articolo spiegheremo perché.

Premessa: la politica ormai è diventata marketing. I politici non devono più proporre un nuovo modello di società oppure indicare come intendono migliorare il modello esistente. No, adesso i politici fanno marketing, alla furiosa e disperata ricerca di consensi.

Tutto ciò quando rivolgono lo sguardo verso il basso, nei momenti in cui serve loro.

In genere, invece, il loro sguardo è rivolto verso l’alto, dove prima di tutto vedono i fili e poi, seguendo questi ultimi, vedono i loro “sponsor”.

Quindi, perché chi vota Grasso vota Casaleggio e Goldman Sachs?

Per capirlo bisogna tornare al 4 dicembre 2016 o, meglio, al 2 dicembre 2016, il giorno in cui si è chiusa la campagna elettorale per il referendum costituzionale. Quel giorno un commento su Facebook ci ha illuminati. Si trattava di una persona che indicava ai propri “followers” di votare No.

Subito dopo aver letto quel commento, siamo corsi a cercare, su Internet, l’indicazione di voto data dall’ex premier Mario Monti: anch’egli si spendeva per il No.

A quel punto abbiamo capito tutto.

La riforma costituzionale è stata predisposta perché in un suo dossier la banca d’affari JP Morgan lamentava il fatto che l’Europa non cresceva economicamente secondo il proprio potenziale in quanto i processi decisionali erano rallentati dalle Costituzioni antifasciste dei Paesi del Mediterraneo, tra cui l’Italia.

Ecco che cosa era scritto precisamente in quel dossier (https://culturaliberta.files.wordpress.com/2013/06/jpm-the-euro-area-adjustment-about-halfway-there.pdf):

“I sistemi politici dei Paesi del sud, e in particolare le loro Costituzioni, adottate in seguito alla caduta del fascismo, presentano una serie di caratteristiche che appaiono inadatte a favorire la maggiore integrazione dell’area europea”.

Ovviamente, dopo quel dossier, si sono mossi i fili di JP Morgan e si sono prontamente attivati i politici della cordata (avremmo voluto scrivere un’altra parola, di 5 lettere, che inizia sempre per “co” e finisce per “a”, ma lasciamo ai lettori la fatica di individuare le due lettere mancanti).

Però, casualmente, durante la campagna elettorale, i politici della co..a Goldman Sachs si battevano contro la riforma costituzionale.

Segno evidente che tra le élites che governano il mondo, c’è una lotta all’ultimo sangue tra la co..a JP Morgan e la co..a Goldman Sachs.

In passato, in Italia, lo scontro è stato, per decenni, tra finanza ebraica e finanza cristiana, o, salendo di un gradino, tra massoneria ed Opus Dei. Ne sono esempi lo scontro feroce tra Cuccia e Sindona negli anni ‘80, le privatizzazioni del 1992-93 che hanno impoverito il Paese alle quali si è opposto Giulio Andreotti (ma anche Bettino Craxi), la vicenda dei “furbetti del quartierino” che a metà degli anni 2000 ha portato alle dimissioni di Antonio Fazio (che difendeva “l’italianità” delle banche) e alla sua sostituzione con Mario Draghi alla guida della Banca d’Italia.

Ovviamente lo scontro si ripeteva con protagonisti diversi anche nel resto del mondo occidentale.

Non a caso George Soros, intervistato da Christine Ockrent a dicembre 2004, alla domanda «Perché ha rivinto le elezioni Bush nonostante tutti i soldi con i quali lei ha sostenuto in campagna elettorale il suo avversario Kerry?», ha risposto: «Ho sottovalutato il potere che ha raggiunto anche negli USA l’Opus Dei».

Messa all’angolo l’Opus Dei, lo scontro si è acceso, violentissimo, all’interno della finanza ebraica.

Qual è il punto specifico sul quale sono divisi?

Il ruolo del dollaro USA.

Premessa: il dollaro è la moneta internazionale degli scambi e ciò dà un immenso vantaggio competitivo agli Stati Uniti. Questi ultimi, infatti, possono avere contemporaneamente un elevatissimo debito pubblico ed una bilancia dei conti con l’estero perennemente in perdita perché possono stampare dollari e titoli di Stato che gli altri Paesi sono costretti ad accettare.

Gli Stati Uniti sono tecnicamente falliti il 15 agosto 1971, quando il presidente Richard Nixon abolì la conversione del dollaro in oro, ma il sistema continua ad andare avanti ugualmente perché gli altri Paesi non si oppongono (gli USA sono la principale potenza militare mondiale) e perché sono stati trovati, nel tempo, dei palliativi per impedire al sistema di collassare. Tra i principali palliativi, il petro-dollaro (per il quale è fondamentale il ruolo dell’Arabia Saudita) e la finanziarizzazione dell’economia, che ha fatto schizzare in alto debiti pubblici e debiti privati in tutto il mondo.

Ovviamente tale sistema non può durare in eterno, anche perché i cosiddetti Paesi BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica, anche se ora sarebbe più corretto definirli RICS, dato che gli USA si sono ripresi il Brasile) hanno aumentato la quota di scambi internazionali tra di loro che avvengono al di fuori del dollaro ed hanno creato degli organismi sovranazionali alternativi al Fondo Monetario Internazionale ed alla Banca Mondiale.

Di fronte a tutto ciò, di fronte ai conclamati scricchiolii del dollaro, le élites del mondo “occidentale” si sono spaccate: la co..a JP Morgan ritiene che il dollaro debba rimanere la moneta internazionale degli scambi ad ogni costo, compresa anche un’eventuale guerra atomica, mentre la co..a Goldman Sachs ritiene che si debba trattare con gli “asiatici”, perché sul medio-lungo termine questi ultimi saranno vincitori.

Tale scontro, a livello internazionale, ha trovato espressione nella Brexit e nell’elezione di Trump, con la vittoria della co..a Goldman Sachs, nonché nell’elezione di Macron in Francia, con la vittoria invece della co..a JP Morgan.

In Italia, il primo round di questa guerra tra co…e si è avuto nel 2013, con la vittoria di JP Morgan che ha impedito agli uomini di Goldman Sachs di sedersi al Quirinale ed a Palazzo Chigi.

Ne abbiamo già parlato qui: https://terracinasocialforum.wordpress.com/2017/01/18/e-meglio-la-post-verita-o-la-pre-verita.

Il secondo round italiano di questa guerra tra co…e è stato il referendum costituzionale, che ha registrato la vittoria di Goldman Sachs.

Il terzo round sono le elezioni politiche del 2018, con nel frattempo l’Opus Dei che si è ripresa dalla batoste subite ed è riuscita a serrare le fila (sebbene anche in quel campo si siano registrati morti e feriti, basti pensare all’ex governatore della Lombardia – strano tuttavia che i “Fratelli” non abbiano nulla da dire). Senza considerare, comunque, che dall’altra parte c’è colui che partecipò alla cerimonia di beatificazione di Escrivà de Balaguer, il fondatore dell’Opus Dei, e che pertanto ha sempre lavorato per la sua vera “parrocchia”.

I fili di Goldman Sachs, in vista del voto, si sono di nuovo mossi ed ecco spiegato il perché del titolo di questo articolo.

Dopo il referendum costituzionale si sono attivate alcune pedine Goldman che hanno cercato di riscrivere il Vangelo secondo Matteo, prevedendo per quest’ultimo un semplice ruolo da segretario di partito, senza candidatura, ma non c’è stato nulla da fare.

Di conseguenza, si è cercata la sponda del M5S.

Due parole su quest’ultimo.

Movimento strano, veramente molto strano.

«Trasparenza», «democrazia diretta» gli slogan principali.

Tra cui anche «Uno vale uno».

Che però non vale per il… figlio di papà.

Era nelle monarchie assolute del Medio Evo che il potere si tramandava di padre in figlio.

Poi, francamente, un movimento che viene votato in massa dalle forze dell’ordine non sarà mai un movimento rivoluzionario.

Le forze dell’ordine manganellano i manifestanti che sono pericolosi per le élites, come i no global che si scagliavano contro il Vero Potere, cioè gli organismi sovranazionali, ma si levano i caschi in segno di solidarietà alle manifestazioni di coloro che attaccano la “casta”.

Le elezioni, in Italia ma anche all’estero, sono diventate una sorta di tiro al piattello. L’elettore che non riceve briciole grazie al clientelismo imperante, in genere riflette nelle settimane precedenti al voto, dopodiché identifica colui che ritiene essere il suo nemico e, nell’urna, imbraccia metaforicamente il fucile e spara.

Se tale tipo di elettore ritiene che il suo nemico siano i ladri di polli, nelle istituzioni a rappresentarlo avrà delegati che faranno la lotta ai ladri di polli.

Se invece l’elettore ritiene che il suo nemico siano banche, finanza, speculatori e NATO, nelle istituzioni a rappresentarlo avrà delegati che faranno la lotta al Vero Potere.

Ecco, noi vorremmo un’Italia che non sia più “Travagliata”.

Vorremmo un’Italia in cui si parla tutti i giorni di politica estera, come se fosse la cosa più naturale del mondo.

Perché la politica estera non è sapere chi è il nuovo fidanzato della soubrette argentina o la nuova fidanzata dell’erede al trono britannico, né tanto meno sapere se l’Inter schiererà qualche giocatore italiano nella prossima partita di campionato.

Un’altra notizia del 2017 che è stata presentata in termini trionfalistici (va di moda: o si tratta di annunci in pompa magna, oppure si tratta di fake news…), è stata quella relativa all’accordo tra il Comune di Terracina ed il Comune di Monte San Biagio riguardo all’apertura di un punto di informazioni turistiche presso la stazione ferroviaria di Monte San Biagio-Terracina Mare.

Bella notizia, ma…

… ma non sarebbe più logico aprire un punto di informazioni turistiche presso il Polo dei trasporti di Terracina, come il Terracina Social Forum chiede fin dalla sua istituzione, nel lontano giugno 2012?

Ricordiamo che al Polo dei trasporti manca tutto: bagni pubblici, una fontanella, un’illuminazione adeguata, pensiline, panchine, una corretta pulizia, marciapiedi in buono stato, con scivoli per i disabili al capolinea del Cotral, possibilmente con la vegetazione che sporge sui marciapiedi stessi tagliata regolarmente e con i cestini svuotati con maggiore frequenza, per evitare che diventino traboccanti di rifiuti.

Ma al Polo dei trasporti fondamentalmente mancano le informazioni, quando fornirle sarebbe abbastanza facile, possibilmente anche in lingua straniera (il che, allo stato attuale, ci sembra fantascienza…). All’interno della stazione ferroviaria non è affisso nulla che possa essere utile ai turisti, a cominciare da una mappa della città. Chi arriva al Polo dei trasporti per la prima volta da un’altra località, scendendo dai bus sostitutivi del treno non sa assolutamente né che cosa siano Cotral (pullman regionali) e Cotri (autobus cittadini), né tanto meno sa da dove partono. Ma neanche c’è uno straccio di cartello o di avviso affisso che lo spieghi. I turisti devono affidarsi al buon cuore degli autisti Cotri.

Ciliegina sulla torta, il tabellone luminoso presente nel piazzale, che PER LOGICA dovrebbe fornire prioritariamente notizie su viabilità e trasporti, fornisce informazioni di ogni tipo, tranne quelle veramente necessarie per un turista o per un viaggiatore.

A conferma del fatto che il Polo dei trasporti è stato istituito, molto probabilmente, per tenere fede ad una promessa fatta, nella campagna elettorale del 2011, ad alcune famiglie terracinesi residenti in via Badino: «Gli autobus Cotral non transiteranno più per via Badino».

Promessa non mantenuta grazie alla ferma opposizione di pendolari, studenti e presidi delle scuole superiori, nonché dello stesso Cotral.

Ma promessa che spiega anche perché il Polo dei trasporti venga tenuto in tale stato di abbandono.

Stato di abbandono denunciato da pochissime forze politiche o realtà associative.

Tutto ciò, per quanto riguarda Terracina.

Ma se ci spostiamo a Terracina Mare?

Il discorso cambia poco, sebbene il Circolo Legambiente di Terracina abbia tenuto a precisare che nel Rapporto Legambiente “Qualità delle stazioni nel Lazio” la stazione di Monte San Biagio risulta essere tra le migliori. Figuriamoci in quali condizioni si trovano le altre…

Anche a Terracina Mare, infatti, adesso, ora, in questo momento, mancano bagni pubblici, fontanelle, ecc., e difettano completamente le informazioni “basilari” per i turisti ed i viaggiatori. Questi ultimi, che cosa devono fare per arrivare a Terracina? Quali altri mezzi di trasporto devono prendere? All’interno della stazione ferroviaria non c’è scritto nulla.

Senza considerare i disagi che devono subire i pendolari abituali.

Un esempio?

Prima i bus Cotral provenienti da Fondi e diretti a Terracina fermavano proprio davanti alla stazione ferroviaria, sull’altro lato della via Appia, mentre ora la fermata è stata spostata 500 metri prima. Il pendolare, in passato, poteva posizionarsi alla fermata sulla via Appia ed aspettare i bus di passaggio, salvo eventualmente salire sul pullman fermo nel parcheggio (quello della linea Terracina-Monte S. Biagio FS) non appena quest’ultimo si avviava.

Ora invece non è più così, perché il pendolare è costretto a scommettere: «Partirà prima la navetta Cotral per Terracina ferma nel parcheggio, o mi conviene appostarmi alla fermata che si trova a 500 metri di distanza?». Abbandonato a se stesso, senza alcuna informazione sugli orari di passaggio (o di partenza dal piazzale) dei mezzi Cotral.

Alla fermata Cotral, inoltre, non c’è la pensilina per riparare i viaggiatori e manca un cestino dei rifiuti: si sa che sui treni è vietato fumare ed i tabagisti, appena scesi alla stazione, accendono le sigarette. Che poi diventano mozziconi. Che poi finiscono in un cestino (insieme eventualmente col pacchetto finito), laddove il cestino esiste.

Laddove il cestino non esiste, si crea l’immondezzaio…

Alla luce di tutto ciò, noi non vediamo alcun trionfo nell’affermare entusiasticamente che alla stazione di Monte San Biagio-Terracina Mare verrà aperto un punto di informazioni turistiche.

Prima di tutto andrebbero garantite condizioni igienico-sanitarie e di comfort ideali per i viaggiatori (ad esempio, eliminando le barriere architettoniche, rendendo operative le infrastrutture per i disabili, attivando i bagni, posizionando una fontanella, ecc.).

Poi le informazioni “basilari” per i viaggiatori, in attesa del punto d’informazioni turistiche, si possono anche affiggere nei locali già esistenti della stazione. Bastano dei semplici avvisi con orari dei pullman Cotral e dei bus Cotri. Così come avviene in tante altre città italiane.

Un esempio fra tanti? Alle pareti della stazione Montebello della linea ferroviaria “FC3” Roma-Civita Castellana-Viterbo sono affissi gli orari dei pullman Cotral nonché dei mezzi della società Rossi Bus che gestisce i trasporti cittadini del Comune di Sacrofano.

Tutto ciò operativamente, praticamente, fattivamente, e senza comunicati trionfalistici.

È così difficile scendere almeno una volta dall’auto blu ed immedesimarsi nei problemi che devono affrontare pendolari, viaggiatori e turisti?

Oppure le priorità sono fare cassa con il parcheggio a pagamento ed ottenere consensi con la creazione di qualche posto di lavoro precario all’interno del punto d’informazioni turistiche?