Sito Pubblico del Social Forum di Terracina

Ripetiamo quanto già affermato in un precedente articolo:

nel microcosmo compreso tra Porta Napoletana e Badino che risponde al nome di Terracina, la Settimana europea per la mobilità sostenibile si traduce in:

a) dare visibilità ad uno o più assessori e consiglieri che spesso di viabilità e trasporti non ne capiscono niente, i quali di conseguenza…

b) si rivolgono alla società civile ed alle associazioni, le quali, a loro volta, prima si confrontano in interminabili riunioni-fiume e poi avranno il loro agognato momento di gloria, con il risultato finale che…

c) non si adotterà alcuna misura strutturale e di lungo periodo.

La Settimana europea per la mobilità sostenibile è finita, ma i problemi restano.

Anzi, peggiorano.

Prendiamo il Cotral, per esempio.

Volete conoscere gli orari dei bus da e per Terracina?

Al polo dei trasporti, nell’apposita bacheca a ciò destinata, gli orari non sono più presenti.

Tutto ciò, magicamente, proprio durante la Settimana europea per la mobilità sostenibile.

Tra l’altro, in quella bacheca gli orari, quando erano presenti, in alcune fasce orarie erano pure difficilmente leggibili, a causa del riverbero del sole sul vetro.

Ma se l’utente volesse conoscere gli orari, c’è sempre il sito Internet! Già, col piccolo-grande problema che nella pagina a ciò dedicata, se non si apre il menu a tendina col nome della città della quale si vogliono consultare gli orari, COME CAPITA PURTROPPO SPESSISSIMO, l’utente gli orari se li può tranquillamente dimenticare.

E degli abbonamenti per gli studenti, ne vogliamo parlare? I genitori, se vogliono acquistarli, devono per forza recarsi nelle stazioni ferroviarie di Latina o di Formia. Alla faccia della semplificazione.

In tanti anni, poi, ancora non siamo riusciti a capire quali siano le direttive aziendali riguardo ai bus che collegano Terracina alla stazione ferroviaria di Monte S. Biagio. Quale treno devono aspettare gli autisti, quello che proviene da Roma o quello che proviene da sud? E quanto tempo al massimo devono aspettare?

Mistero.

Ogni autista dà una risposta diversa.

Tra l’altro, perché far stazionare quei bus nel piazzale antistante alla stazione ferroviaria? Se i pullman aspettassero alla fermata sulla via Appia, sarebbe molto più utile per i viaggiatori, in quanto questi ultimi potrebbero anche salire sul primo bus di passaggio diretto verso la nostra città.

Non capiamo poi alcune logiche aziendali.

Nel periodo estivo, da anni, viene istituita alle 6:00 di mattina una corsa diretta per Roma (diretta vuol dire che percorre tutta la SS 148 Pontina senza transitare per Latina). Questa corsa è utilissima per i pendolari, perché non viene tenuta in servizio anche nelle altre stagioni?

Discorso analogo per un’altra corsa mattutina, quella che parte da Terracina alle 5:55, transita per Borgo Hermada e Latina ed arriva a Roma. Per qualche mese è stata introdotta una novità: il solo transito al capolinea di Latina, giusto il tempo per far scendere e salire i passeggeri. Quella corsa, infatti, si è sempre fermata circa 10 minuti nel capoluogo per poi ripartire alle ore 7:00. Quei 10 minuti, per i pendolari, SONO DECISIVI, perché consentono di evitare il traffico che si crea sulla SS 148 a partire dalle 7:30 invariabilmente all’altezza di Pratica di Mare e nei pressi del Grande Raccordo Anulare. Perché il solo transito per Latina, senza fermata, è stato annullato?

La Settimana europea per la mobilità sostenibile è una bella iniziativa, ma è altissimo il rischio che si trasformi in una sorta di passerella per politici ed associazioni lasciando sul tappeto totalmente irrisolti i problemi di vita quotidiana di chi usufruisce dei trasporti urbani.

Le logiche devono assolutamente cambiare.

Terracina deve cominciare a frequentare il futuro.

Dal sito Internet http://www.greenews.info/rubriche/danimarca-a-tutto-bio-obiettivo-100-a-portata-di-mano-20160926/

DANIMARCA A TUTTO BIO: OBIETTIVO 100% A PORTATA DI MANO

di Beatrice Credi

100% dell’agricoltura in regime biologico? Non è fantascienza, ma l’obiettivo che si è data la Danimarca al 2020, il Paese europeo che già oggi detiene il record mondiale di consumo di prodotti bio da parte delle famiglie.

Un primato che non arriva dall’oggi al domani. Sono, infatti, almeno 25 anni che in questo Paese si sperimentano metodi di agricoltura “biologica”, che hanno permesso in quasi 10 anni di aumentare la produzione di cibo organic del 200%.

Numeri che sono frutto di una politica lungimirante racchiusa nel Økologiplan Danmark, il piano di “azione organica”. Un progetto ambizioso che non è, tuttavia, un esempio da imitare solo per i risultati e gli sforzi profusi per raggiungere l’obiettivo – 35 milioni di euro investiti solo nel 2015 – ma anche per aver messo in campo un piano di conversione sistematico e integrato. In cui tutte le parti coinvolte marciano verso la stessa meta. 67 punti che delineano precisamente, in primo luogo, gli incentivi per la trasformazione dei campi dove si pratica ancora l’agricoltura convenzionale in campi in cui si usano metodi biodinamici.

Tutti i terreni di proprietà pubblica verranno cioè coltivati in modo “naturale”. I privati che lo vorranno riceveranno invece sussidi. Stesso trattamento vale per l’allevamento e la pesca. Naturalmente il piano contiene anche sostegni alla ricerca e misure di semplificazione legislativa, in modo da rendere più snelle le pratiche burocratiche e amministrative legate a questo ambito.

Ma non è finita qui. Sono state previste anche strategie commerciali per incentivare la vendita di prodotti bio stimolandone la domanda e, in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, programmi nelle scuole per avvicinare i giovani a un consumo più responsabile e consapevole. A subire una piccola rivoluzione saranno poi anche le mense. Da quelle scolastiche a quelle degli ospedali passando per tutte quelle legate alle attività pubbliche. 800.000 pasti al giorno che secondo il governo danese dovranno diventare sempre più bio, visto che l’obiettivo è quello di servire almeno il 60% di piatti. Non a caso i danesi sono i principali consumatori di agricoltura biologica d’Europa con il 7,6 (la Germania è al 3,7%).

Il marchio biologico nazionale del Paese festeggia, come dicevamo, 25 anni di attività, con una riconoscibilità da parte dei consumatori superiore al 90%. Un record che lo rende uno dei più antichi marchi biologici al mondo. A tutto questo si legano poi le politiche per ridurre lo spreco di cibo, calato del 25% nel corso di 5 anni.

Un’esperienza, quella danese, in un certo senso anche di “resistenza” in un’economia mondiale che sembra invece spingere da tutt’altra parte. L’acquisto di Monsanto da parte di Bayer, infatti, pone quest’ultimo colosso della chimica praticamente alla guida dell’agricoltura mondiale. Un “matrimonio da brividi”, come lo ha definito Slow Food, ma soprattutto un quasi monopolio del mercato dell’agrochimica.

L’agricoltura biologica non significa solo cibo migliore e più salute. Può anche offrire un contributo significativo nella lotta al riscaldamento globale e al raggiungimento degli obiettivi fissati alla Cop21 di Parigi. È quanto emerso durante il convegno di FederBio in collaborazione con Kyoto Club durante l’ultimo Salone Internazionale del Biologico e del Naturale.

Le relazioni tra agricoltura e cambiamenti climatici sono estremamente complesse. Da una parte l’agricoltura è una delle principali fonti di emissioni di gas serra, tra cui anidride carbonica (CO2), metano (CH4) e protossido di azoto (N2O), alla radice dei cambiamenti climatici in atto”, ha evidenziato Lorenzo Ciccarese, ricercatore ISPRA, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale. Secondo la FAO, infatti, le emissioni agricole di produzione vegetale e animale ammontano a 5,3 miliardi di tonnellate di CO2, pari al 14,6% del totale delle emissioni legate alla combustione delle fonti fossili di energia.

Tuttavia, l’agricoltura, grazie all’attività fotosintetica delle piante presenti sulle colture, sui prati e sui pascoli, può avere un ruolo significativo nelle strategie di mitigazione dei cambiamenti climatici, se fossero implementate quelle pratiche agricole, come una migliore gestione dei suoli, delle risaie (fonti di metano), degli animali e delle loro deiezioni, dell’irrigazione (il recupero dei suoli organici) che portano a una riduzione delle emissioni di gas serra, alla produzione di bioenergia in sostituzione delle fonti fossili e di sequestro di carbonio nel suolo e nella biomassa.

In questo contesto l’agricoltura bio ha un ruolo rilevante: secondo il Rodale Institute l’agricoltura bio usa il 45% in meno di energia rispetto a quella convenzionale e fa un uso più efficiente dell’energia; i sistemi agricoli convenzionali producono il 40% in più di gas serra; i suoli bio hanno una funzione di carbon sink, che è mediamente quantificabile in 0,5 tonnellate per ettaro l’anno. In questo senso l’agricoltura biologica offre agli agricoltori opzioni significative sia nelle politiche di mitigazione sia di adattamento ai cambiamenti climatici.

Il «turismo di qualità»

Strettamente connesso al tema dei «turisti inutili» è quello del «turismo di qualità», che ha tenuto banco sui social network per tutta l’estate 2016.

I terracinesi si lamentano perché nella loro città non vengono i turisti di qualità.

Ma chi sono i «turisti di qualità»?

Il parametro per definire il «turismo di qualità» è legato ad un fattore economico, cioè i turisti di qualità sono i ricchi?

A questa domanda ci siamo dati una risposta negativa: a Terracina non è mai venuto Umberto Eco, mentre da anni ci trascorreva le sue vacanze il boss camorristico Gaetano Marino. Quest’ultimo era notevolmente più ricco di Umberto Eco, quindi la ricchezza non è il parametro esatto per la definizione del «turista di qualità».

Tra l’altro, bisogna chiedersi perché Gaetano Marino veniva a Terracina mentre Umberto Eco no. Probabilmente il primo si trovava a suo agio nella nostra città, mentre il secondo si sarebbe sentito un pesce fuor d’acqua.

Da quest’ultima considerazione sono sorti ulteriori ragionamenti per determinare con un parametro oggettivo chi è il «turista di qualità».

Secondo il Terracina Social Forum è «turista di qualità» colui che quando si trova in spiaggia, su un lettino o su una sdraio, legge.

Si può anche stabilire una sorta di “scala”: è turista di bassa qualità colui che non legge, è turista di qualità mediocre colui che legge i tabloid o i quotidiani sportivi, è turista di buona qualità colui che legge i quotidiani o le riviste, è turista di alta qualità colui che legge i libri.

Trovato finalmente il parametro per la definizione del «turista di qualità», ci è tornato in mente ciò che ha detto una nostra amica romana proprietaria di una seconda casa a Terracina: «Quando vengo in vacanza, mi porto i libri da Roma, perché sebbene Terracina sia una città di 45.000 abitanti, c’è una sola libreria ed è piccolissima e poco fornita».

A questo punto sorge spontanea la domanda: come si può pretendere di ospitare turisti di qualità, se poi la città stessa non offre adeguati servizi?

Il problema è tutt’altro che da sottovalutare: sempre ragionando sulla cultura, un tema che è stato molto dibattuto anche in campagna elettorale, bisogna riflettere non solo su ciò che può fare l’amministrazione comunale, ma pure sugli spazi culturali che sono gestiti dai privati.

L’unica libreria è piccolissima e non ha neanche una sala per le presentazioni dei libri. Inoltre, in città c’è un enorme teatro, che però viene utilizzato per far vedere le partite della Juventus.

Chi gestisce gli spazi culturali privati ha delle grossissime responsabilità, perché se è vero che a Terracina la domanda di cultura è bassa, è altrettanto vero che chi “offre” può stimolare la domanda.

In pratica, è nato prima l’uovo o la gallina?

Nel 2011, quando in città erano riapparsi i contenitori per la raccolta differenziata, ad eccezione della frazione di Borgo Hermada, avevamo realizzato e distribuito dei volantini (https://terracinasocialforum.files.wordpress.com/2011/12/volantino-fronte-rid.jpg) in cui ci chiedevamo provocatoriamente, vista l’assenza dei raccoglitori della carta: «Gli abitanti del Borgo non leggono?».

Ora la domanda è: i terracinesi leggono solo durante l’infanzia e l’adolescenza, quando frequentano la scuola?

E come possono pretendere di intercettare il «turismo di qualità», se loro per primi non sanno quali sono le esigenze ed i bisogni dei turisti di qualità?

È il gestore del bar che seleziona la propria clientela. Se vede che gli avventori si ubriacano, fanno schiamazzi o giocano d’azzardo, li allontana.

Se invece vuole una clientela di qualità, crea un ambiente raffinato, confortevole ed elegante per intercettarli.

Il problema è prima di tutto mentale e culturale.

E se si parte dall’idea che «Terracina è la città più bella del mondo», per cui frotte di «turisti di qualità» debbano venire automaticamente, magari per pedalare avanti e indietro su una pista ciclabile che non porta da nessuna parte, allora si è veramente fuori strada.

I «turisti inutili»

Continuando a ragionare sulla mobilità sostenibile, visto che siamo nel pieno della Settimana europea ad essa dedicata, oggi riveliamo qual è la terza ragione per cui è stata realizzata la pista ciclabile sul lungomare di Terracina.

La spiegazione la danno i dati sulle presenze turistiche del 2015 nella nostra città, così come pubblicati sulla stampa locale: – 50% a giugno, -30% a luglio, costanti ad agosto.

Perché quei dati?

Perché era stata appena realizzata la pista ciclabile sul lungomare.

Quest’ultima è stata realizzata scientemente e scientificamente per modificare i flussi turistici.

Per capire il meccanismo, ci ha aiutato Facebook, grazie al quale ci siamo imbattuti nella frase «Sono calati i turisti inutili».

E chi sarebbero questi «turisti inutili»?

Il calo non si è verificato ad agosto, perché?

Perché i turisti provenienti da sud sono stanziali: affittano l’appartamento (per una settimana o due, non più per il mese intero come ai tempi d’oro), arrivano con l’auto, scaricano i bagagli, trovano un posto per la vettura e poi si muovono a piedi durante la vacanza.

La realizzazione della pista ciclabile, che ha tolto centinaia di parcheggi in riva al mare, non li ha danneggiati minimamente.

Chi ne ha subito le conseguenze, invece?

I bagnanti dell’entroterra, provenienti dalla provincia di Frosinone, i quali vengono solo nel fine settimana, soprattutto la domenica. Per loro è fondamentale parcheggiare vicino al mare, perché vengono con i figli piccoli, le sdraio e l’ombrellone. Con la realizzazione della pista ciclabile, per loro le alternative sono diventate:

1) posteggiare al parcheggio del mercato settimanale, caricare famiglia, armi e bagagli sulla navetta elettrica gratuita, a fine giornata ricaricare famiglia, armi e bagagli sulla navetta per poi finalmente risalire su un’accoglientissima auto rovente, in quanto in quel parcheggio non c’è un filo d’ombra;

2) andare a Sperlonga, a San Felice Circeo o a Sabaudia.

Ci ha colpito molto quella frase: «Sono calati i turisti inutili».

Non esiste il turista inutile, Terracina dev’essere una città accogliente, pronta a ricevere chiunque, di qualsiasi provenienza e di qualsiasi nazionalità.

È una contraddizione chiedere che il centro storico alto, l’antica via Appia e la festa della Madonna del Carmine siano riconosciuti patrimonio Unesco, quindi patrimonio dell’umanità, e poi parlare di «turisti inutili».

Il mare è un bene comune.

Terracina, in quanto città turistica, deve accogliere tutti, senza distinzioni.

Di conseguenza, ecco un’altra nostra proposta per la Settimana per la mobilità sostenibile (in realtà, è una proposta che abbiamo formulato già da diversi anni):

attivare un servizio estivo di pullman gran turismo la domenica e nei giorni festivi per i bagnanti provenienti dalla Ciociaria, organizzando un’apposita conferenza di servizi con i Comuni interessati; prevedere prezzi popolari, abbonamenti, convenzioni con gli stabilimenti balneari e/o con ristoranti e pizzerie, ecc. Ciò riduce l’inquinamento, il traffico ed i rischi di incidenti stradali e migliora il benessere dei turisti, costituendo un’alternativa al viaggio in auto.

La nemica numero uno del provinciale è la noia.

Il provinciale non sa mai che cosa fare, non sa mai di che cosa occuparsi durante il tempo libero.

«Che cosa faccio questa sera? Ah, sì, c’è il Terracina Yoga Festival, visto che non ho nient’altro di meglio da fare andrò lì».

Si va al Terracina Yoga Festival perché non si ha nient’altro di meglio da fare…

E poi si riempiono la bocca della parola “cultura”. Già, perché il problema è prettamente culturale.

Oppure: «Il Terracina Yoga Festival è stato organizzato da un mio caro amico, se non ci vado si offende».

Oppure ancora: «Il programma del Terracina Yoga Festival è molto interessante, però l’organizzatore è un comunista, quindi non ci vado proprio».

Difficile trovare qualcuno che va al Terracina Yoga Festival giusto per assistere alla parte specifica del programma che lo interessa, come si comporterebbe un vero “cittadino”, anziché un provinciale annoiato.

Purtroppo è il destino di chi vive in provincia: trovare qualcosa da fare durante il tempo libero.

E così in una città di 45.000 abitanti, la terza della provincia e la sedicesima della regione, la «città più bella del mondo» stando ad alcuni manifesti affissi poco più di un anno fa, poiché imperano tali logiche “provinciali” non si sa mai che cosa fare nel tempo libero e si finisce per fare… i nuotatori!

Già, i nuotatori, cioè fare le cosiddette “vasche” lungo viale della Vittoria e via Roma.

Ma da un anno a questa parte, in città, esiste un’alternativa al “viale”!

Si possono fare le “vasche” in bicicletta, sulla pista ciclabile del lungomare.

Già, perché questa è la seconda ragione per cui è stata realizzata quella pista ciclabile: fornire ai provinciali annoiati un altro luogo nel quale fare le “vasche”.

La prima ragione per cui è stata realizzata era l’ottenimento della tanto agognata Bandiera Blu, come abbiamo evidenziato qui: https://terracinasocialforum.wordpress.com/2015/04/22/terracina-come-iwo-jima.

C’è poi una terza ragione che sveleremo in un prossimo articolo.

La seconda ragione l’abbiamo scoperta una domenica mattina, quando abbiamo visto una delle più sfegatate sostenitrici della pista ciclabile percorrerla in bicicletta fianco a fianco con il suo compagno. Una coppia così romantica… Ci hanno ricordato Riccardo Cocciante e la sua “In bicicletta”. Ci mancava solo che si scambiassero delle effusioni, sempre pedalando, ovviamente.

Le “vasche” sulla pista ciclabile…

Ma in tutte le città sane del mondo, le piste ciclabili non si realizzano né per ottenere le Bandiere Blu, né per dare ai cittadini un luogo dove fare le “vasche”.

In tutte le città sane del mondo, le piste ciclabili si realizzano per togliere auto dalle strade e dare ai cittadini la possibilità di sfruttare una forma di trasporto alternativa, salutare e non inquinante, TRASFERENDOSI IN BICICLETTA DA UN LUOGO AD UN ALTRO.

Ecco anche perché in tutte le città sane del mondo vengono realizzate DELLE RETI di piste ciclabili: perché i cittadini devono raggiungere il posto di lavoro, la scuola, l’ufficio postale, la banca, la palestra, ed i percorsi per tali spostamenti devono essere quanto più capillari possibile.

Non solo: in una città sana, la pista ciclabile da Borgo Hermada arriverebbe fino a Badino, cioè fino al mare. Anche in questo caso la logica era creare un luogo dove fare le “vasche”?

Oppure ancora, guardando più indietro nel tempo, una pista ciclabile non si realizza per cercare di impossessarsi di contributi e finanziamenti regionali o comunitari.

In una città sana, in qualsiasi città sana del mondo, la logica e la finalità della realizzazione di una pista ciclabile è del tutto diversa rispetto alla «città più bella del mondo», perché si cercano di applicare i dettami della mobilità sostenibile.

Ma a Terracina imperano i provinciali con la loro cultura…

Terracina ai terracinesi!

Dal sito Internet http://www.ecodallecitta.it/notizie/386162/non-toccate-quelle-polveri-il-nuovo-dossier-sulle-polveri-invisibili-dellilva-di-taranto

“NON TOCCATE QUELLE POLVERI”, IL NUOVO DOSSIER SULLE POLVERI “INVISIBILI” DELL’ILVA DI TARANTO

di Bruno Casula

“Non toccate quelle polveri” è un dossier divulgativo redatto da Peacelink in cui si chiede una valutazione dell’impatto sanitario di tutte le polveri presenti a Taranto e derivanti dell’Ilva, anche di quelle che le centraline ARPA non riescono a “vedere” con gli strumenti di misurazione del PM10 e del PM2,5.

Peacelink spiega che la “chimica dei balconi”, ovvero la composizione delle polveri che si depositano su balconi e finestre delle case tarantine, varia a seconda della distanza dall’acciaieria. “Le polveri rosse si trovano nelle zone a ridosso all’Ilva e sono in prevalenza provenienti dal parco minerali”. Ci sono poi le “polveri nere che ricadono in grande quantità sul quartiere Tamburi ma arrivano anche sugli altri quartieri, compresi quelli più distanti”. A differenza delle polveri rosse “sono attratte dalla calamita”. Questo magnetismo dimostra che “si tratta di una frazione di polveri attribuibile al processo produttivo dell’acciaieria e ai processi di combustione” ed è quindi molto più tossica di quella rossa del parco minerali: “una polvere mortale che contiene una vasta schiera di sostanze tossiche, dalle diossine ai metalli pesanti, passando per gli IPA”.

Ebbene le polveri in questione sfuggono alle misurazioni dell’inquinamento dell’ARPA perché troppo “grossolane”. Le centraline misurano infatti solo le polveri sospese e con un diametro di 10 millesimi di millimetro, il famoso PM10. Dal PM11 in su non vengono più intercettate. Ma Peacelink spiega che “le polveri in sospensione che possiamo inalare o ingerire arrivano fino al PM76. Dopo il PM76 le polveri cadono per terra e si depositano”, sui balconi per l’appunto, “e si possono risollevare quando c’è vento”.

Ma non è finita qui. Il dossier prosegue dicendo che Taranto è ricoperta anche di polveri sottilissime, composte di nanoparticelle che sfuggono alle misurazioni esattamente come quelle più grandi. “Quando il particolato scende sotto il PM1 (ad esempio il PM0,5) diventa pericolosissimo perché supera gli alveoli polmonari e finisce nel sangue, nel fegato. In certi casi il particolato può finire persino nel cervello. E di questo particolato l’Ilva ne produce molto, in quanto viene generato in combustioni ad altissime temperature”.

L’associazione accusa e dice che il Centro Salute e Ambiente di Taranto, ente della Regione Puglia, avrebbe dovuto studiare queste problematiche facendo la cosiddetta “speciazione” delle polveri ma non lo ha fatto. “A Taranto c’è un’emergenza sanitaria costituita da migliaia di tonnellate di polveri di cui non è stata studiata la tossicità e che sono rimaste “invisibili”. Quelle polveri “vengono spazzate, lavate, raccolte, toccate senza che siano fornite indicazioni sanitarie e precauzionali esplicite sulla loro manipolazione e sulle modalità del loro smaltimento”. Chiediamo all’ARPA e alla ASL una perizia completa sulle polveri che attualmente ricadono su tutta la città in modo tale che ogni cittadino potrà utilizzarla per applicare a ragion veduta il principio “chi inquina paga – rivalendosi nelle sedi competenti – senza dover affrontare a proprie spese il compito di un accertamento tecnico sull’origine e sulla composizione fisico-chimica di quelle polveri”.

La Settimana europea della mobilità sostenibile ha anche lo scopo di incentivare l’utilizzo dei trasporti pubblici.

Come realizzare tutto ciò a Terracina?

Si deve partire da un’analisi di mercato, chiedendosi chi usufruisce dei trasporti urbani.

Le categorie di fruitori sono:

– gli studenti;

– i pendolari;

– gli indiani;

– gli anziani e coloro che non hanno un’auto;

– i turisti.

Riguardo agli studenti, le loro richieste sono abbastanza soddisfatte.

Quanto ai pendolari, grazie all’ex commissario prefettizio finalmente gli orari Cotri sono coordinati con gli orari dei bus Cialone sostitutivi del treno. Non è stata però ripristinata la corsa mattutina della linea D che consentiva ai pendolari di Borgo Hermada e San Vito di prendere il Cialone delle 6:27.

Riguardo agli indiani, prima di tutto il sito Internet www.lacircolare.it non è tradotto in lingue straniere. Inoltre, in alcune fasce orarie le strade Migliare e la SS Pontina sono percorse da decine di braccianti indiani in bicicletta. Si devono istituire apposite linee con orari concordati con gli imprenditori agricoli e con i rappresentanti della comunità indiana, anche per evitare i frequenti incidenti che vedono coinvolti gli asiatici.

Per gli anziani e coloro che non hanno un’auto, una “misura strutturale” semplicissima risolverebbe molti loro problemi: poiché il capolinea Cotri è vicino all’ospedale, far transitare tutte le linee per il nosocomio, in modo da favorire coloro che devono recarvisi (ivi compresi gli studenti del Corso di laurea in Scienze infermieristiche). Perché costringere queste persone a dover utilizzare due bus per raggiungere l’ospedale? Sono anni che il Terracina Social Forum chiede, insistentemente, un intervento del genere; cambiano gli assessori, ma il problema resta.

Riguardo ai turisti, oltre al fatto che il sito Internet www.lacircolare.it non è tradotto in lingue straniere, al capolinea le informazioni sono solo in italiano e sui bus non è presente materiale cartaceo in lingua straniera.

Gli orari festivi dovrebbero essere coordinati con gli orari dei bus Cialone. Inoltre, va introdotto il biglietto giornaliero, il biglietto valido tre giorni e l’abbonamento settimanale. Quando i bus provvisti di macchinetta per la stampa dei biglietti sono in manutenzione e vengono utilizzate le vecchie vetture, gli autisti dovrebbero assicurarsi di avere a bordo i biglietti cartacei della durata di un’ora, per favorire sia i turisti che arrivano alla stazione di Monte San Biagio, sia i vari pendolari che da tale stazione devono recarsi nelle frazioni, viaggiando su più “circolari”.

All’interno dei mezzi Cotri devono essere presenti mappe della città per i turisti, si deve consentire il loro utilizzo da parte dei possessori di biciclette pieghevoli e le corse dovrebbero essere aumentate, anziché ridotte, a Pasqua e durante i ponti primaverili, nonché in occasione di festività religiose, eventi particolari e mercati settimanali.

A luglio e agosto vediamo pochissime auto posteggiate nel parcheggio del mercato settimanale, segno che non è noto ai turisti che da lì partono le navette elettriche gratuite per il mare ed il porto. Lungo la SS Pontina ed in altri luoghi della città devono essere installati cartelli che segnalano questa opportunità. La stessa informazione va fornita tramite i tabelloni elettronici presenti in vari punti della città. Per agevolare i bagnanti, nel parcheggio andrebbero collocati alberi o, meglio ancora, pannelli solari col duplice scopo di produrre energia pulita e fare ombra. Bisogna mettersi nei panni dei bagnanti! Non è piacevole, soprattutto se con bambini piccoli, salire su un’auto rovente in quanto lasciata per ore al sole.

Si potrebbe inserire la Cotri nel circuito Metrebus regionale, nonché stipulare convenzioni con gli esercizi commerciali, con sconti per i cittadini dotati di abbonamento per i bus. Vanno introdotti gli abbonamenti annuali, con sgravi fiscali per chi li acquista, e la possibilità di comprare i titoli di viaggio tramite Internet o app. I biglietti dovrebbero poi essere stampati in carta riciclata anziché in carta chimica; quest’ultima, oltre ad essere un rifiuto indifferenziato che contraddice la strategia rifiuti zero adottata dal Comune, contiene bisfenolo-A, interferente endocrino nocivo per la salute.

Il sito Internet www.lacircolare.it dev’essere ottimizzato per la navigazione tramite cellulare e vi deve essere pubblicata la Carta dei servizi, da rendere disponibile anche sui bus.

Si deve istituire un’apposita navetta, possibilmente elettrica, per collegare via Roma con il centro storico alto, transitando per via San Francesco Nuovo e via Annunziata.

Gli orari dei bus per la stazione ferroviaria di Monte S. Biagio devono essere sincronizzati con gli arrivi dei treni per Roma, onde favorire i pendolari provenienti da sud; devono essere adeguati costantemente alle modifiche degli orari Trenitalia, così come devono essere costantemente aggiornati il sito Internet www.lacircolare.it e gli orari affissi alle paline, dando un nome alle diverse fermate e stabilendo per ognuna l’orario di percorrenza approssimativo. I tabelloni elettronici distribuiti sul territorio devono essere sfruttati maggiormente per fornire informazioni su orari, traffico, incidenti ed eventuali scioperi.

Potrebbe essere istituita una linea per la stazione ferroviaria di Priverno (magari raggiungendo anche l’Abbazia di Fossanova per promuovere il turismo), passando per i centri urbani di La Fiora, Frasso, Capocroce, Gavotti e favorendo così gli spostamenti degli studenti.

Vanno introdotte corse notturne Cotri il venerdì ed il sabato, con sconti per gli under 26, per favorire i collegamenti con le discoteche e ridurre gli incidenti che coinvolgono i giovani.

La Cotri, oltre a predisporre un questionario da sottoporre agli utenti per valutare la qualità del servizio e raccogliere suggerimenti, potrebbe realizzare un’app e creare un profilo Twitter per favorire le comunicazioni in tempo reale, magari anche tramite messaggistica SMS o Whatsapp.

Infine, la Cotri dovrebbe migliorare l’accessibilità per i disabili del proprio sito Internet ed istituire un servizio bus per disabili a chiamata.