Sito Pubblico del Social Forum di Terracina

I due mesi di campagna elettorale hanno visto noi attivisti del Terracina Social Forum molto impegnati sul territorio cittadino a favore del No.

È stata un’esperienza istruttiva, che ci ha fatto capire che bisogna lavorare tantissimo per ricostruire un sano senso di comunità. Si tratta di svolgere un lavoro immane.

Le considerazioni che qui esprimiamo riguardano la città e l’intera nazione. Non ci ritroviamo con un Paese diviso a metà, ma con un Paese spaccato in tre.

Circa un terzo degli elettori, infatti, non si è recato alle urne, e ciò è molto, molto grave, perché si trattava di approvare o meno le modifiche predisposte alla legge fondamentale dello Stato. Il dato è preoccupante perché è stato sicuramente influenzato dal fatto che alle urne si sono recate tantissime persone che non avevano neanche letto la riforma, spinte quindi molto probabilmente non tanto dall’esigenza di esprimersi sulla Costituzione, bensì dal fatto che adorano l’ex inquilino di Palazzo Chigi oppure lo detestano.

Il dato che abbiamo registrato, poi, è che ha ragione il leader che ha chiesto ai suoi sostenitori di «votare con la pancia». Tra chi si è recato alle urne, infatti, c’è una profondissima spaccatura tra coloro che hanno la pancia piena e coloro che hanno la pancia vuota. I primi non riescono assolutamente a capire i bisogni dei secondi, e questi ultimi non riescono più a dialogare serenamente con i primi, perché si sentono incompresi. La frattura è immensa, paragonabile a quelle che provocano i terremoti catastrofici.

C’è un’altra fetta di elettori che, pur avendo la pancia piena, ha votato No convintamente, però ha ugualmente delle fortissime preoccupazioni su un altro tema. Ci riferiamo alla questione dell’eventuale arrivo nella nostra città di qualche decina di rifugiati.

Anche su questa specifica questione, rileviamo che chi ha la pancia piena non riesce assolutamente a comprendere i bisogni di chi ha la pancia vuota.

Quest’ultima tipologia di cittadino vorremmo farla riflettere sul concetto di “extracomunitario”.

Extracomunitario è colui che non è cittadino dell’Unione Europea. Può essere un asiatico, un africano, un americano.

Noi del Terracina Social Forum riteniamo terribilmente più preoccupante la presenza sul nostro territorio nazionale di centinaia e centinaia di extracomunitari armati fino ai denti, con elicotteri, aerei, navi e ordigni nucleari.

Così come si può modificare una Costituzione scritta nel 1947, nello stesso modo si possono ridiscutere degli accordi di pace che risalgono allo stesso periodo storico. Recuperare sovranità significa anche questo.

Tra l’altro, se una delle navi a propulsione nucleare che stazionano abitualmente nel vicino porto di Gaeta dovesse avere un’avaria o un incidente, che cosa ci facciamo con la Bandiera Blu che abbiamo ottenuto due anni fa?

Poi, certo, la paura degli stranieri è una paura atavica. Eppure ci sono tantissimi imprenditori che non hanno alcuna paura ad assumerli alle loro dipendenze. Fanno lavorare i neri forse proprio perché sono già pronti per lavorare… in nero. O per pagare affitti… in nero.

Inoltre, uno di noi attivisti ricorda ancora i discorsi che sentiva durante la naia. Pur di prestare il servizio militare a Roma, aveva accettato di lavorare in una bouvette per ufficiali. «Gli extracomunitari vengono a rubarci il lavoro» era una frase quotidiana, in bocca a persone che avevano vinto un concorso per un impiego per il quale la cittadinanza italiana era un requisito essenziale. Quindi il problema non è la perdita del lavoro. Chissà, forse allora la paura è la perdita delle proprie donne, retaggio degli stupri attuati in Ciociaria dalle truppe marocchine durante la seconda guerra mondiale? Se fosse così, anche alla luce del fatto che sabato 26 novembre a Roma si è tenuta una manifestazione con partecipazione oceanica in occasione della Giornata mondiale contro la violenza alle donne, chiediamo alla componente femminile della nostra società di educare con ancora più rinnovato impegno i loro uomini (mariti, compagni, figli, fratelli, ecc.) affinché non considerino più le donne come un oggetto di proprietà da registrare al catasto comunale.

Per chiudere, constatiamo che nel nostro Paese, più che una deriva autoritaria, si è registrata una deriva sudamericana. In America Latina, infatti, ragionano ormai secondo questi termini: “los de abajo” (quelli di sotto) e “los de arriba” (quelli di sopra). Chi ha la pancia vuota (quelli di sotto) e chi ha la pancia piena (quelli di sopra).

D’altronde “destra” e “sinistra” sono termini che risalgono a poco più di due secoli fa, alla Rivoluzione Francese, mentre già nell’antica Roma esistevano i plebei, i cavalieri ed i patrizi.

Tornando alla nostra città, continuando a ragionare secondo i vecchi schemi ormai superati, quello che per molte persone “di destra” dovrebbe essere un partito “di sinistra”, anziché operai, lavoratori e disoccupati, ha tra i suoi maggiori attivisti principalmente… avvocati.

Con la pancia piena.

C’è ancora un lavoro immane da svolgere.

 

I mass media, durante i lunghissimi mesi della campagna elettorale, hanno continuato imperterriti a ripetere che per il referendum costituzionale si sarebbe trattato di un testa a testa all’ultimo voto tra i Sì ed i No.

I dati sono stati ben diversi.

A questo punto la domanda è la seguente: tv e stampa sono ancora credibili?

Facciamo notare che anche prima delle elezioni USA dello scorso 8 novembre, New York Times, Reuters, Repubblica ed altri organi di stampa sostenevano che Hillary Clinton avesse il 90% di probabilità di vincere.

La domanda è di nuovo la stessa: qual è la loro credibilità?

Esiste ancora una stampa libera?

Noi del Terracina Social Forum giriamo la stessa domanda agli organi di stampa locali, nella speranza che si possa aprire un dibattito sul punto, nonché nella speranza che anche sulla stampa locale si possa parlare di temi che vadano oltre le famigerate colonne d’Ercole dell’universo-mondo terracinese, cioè Badino e Porta Napoletana.

Continuiamo la nostra analisi sulla questione della sicurezza stradale.

Non sarebbe sbagliato porsi degli obiettivi di medio-lungo periodo, stabilendo una graduale riduzione, nel corso degli anni, della mortalità da incidenti stradali sul territorio comunale, coinvolgendo gli istituti scolastici in una capillare attività di divulgazione della conoscenza delle norme del codice della strada.

Ad esempio, si può promuovere il progetto “Patentiamoci” (http://www.interno.gov.it/it/notizie/patentiamoci-gioca-app-ti-salva-vita), il quale, grazie alla app “Prendi la patente” e ad un gioco che si può utilizzare su computer, smartphone e tablet, consente ai ragazzi di conoscere e apprendere in modo veloce e divertente le norme del codice della strada.

Nelle scuole superiori si potrebbe distribuire l’opuscolo per la guida sicura di scooteristi e motociclisti redatto, con il contributo della Regione Lazio, dal Moto Club Yesterbike (www.yesterbike.it).

Si potrebbero organizzare corsi di guida sicura per bambini su automobiline, come effettuato dal Comune di Roma.

Si potrebbe ospitare una tappa del progetto Icaro della Polizia di Stato mirata all’informazione sulla sicurezza stradale per gli studenti, oppure ospitare una tappa della mostra fotografica itinerante “Altra Strada non c’è” organizzata dalla Polizia Stradale, oppure ancora aderire al progetto “Io non sbando” per l’educazione alla guida sicura organizzato dall’ACI.

Un’iniziativa coinvolgente per i giovani potrebbe consistere nel bandire un concorso, rivolto alle scuole superiori, per realizzare un cortometraggio sul tema della sicurezza stradale e dei comportamenti di guida a rischio.

Ovviamente si potrebbero ospitare tappe di corsi di guida sicura rivolti anche agli adulti, siano essi automobilisti oppure scooteristi o motociclisti.

La Polizia Municipale dovrebbe applicare la tolleranza zero sull’utilizzo del casco, ma nello stesso tempo si potrebbero distribuire nelle scuole superiori degli adesivi da attaccare ai caschi con l’indicazione del proprio gruppo sanguigno, informazione utilissima in caso di ricoveri urgenti.

Si potrebbe organizzare una campagna con manifesti ai bordi delle strade per fornire consigli di guida sicura o segnalare le sanzioni derivanti da comportamenti scorretti alla guida. Analogamente, i tabelloni elettronici presenti sul territorio potrebbero fornire consigli di guida sicura o segnalare le sanzioni derivanti da comportamenti scorretti alla guida (cinture non allacciate, uso del cellulare, non uso del seggiolino per bambini, ecc.).

Tra i cittadini si potrebbe promuovere l’utilizzo della app per cellulari Alertino, la quale consente di inviare un messaggio ai conducenti registrati, avvisandoli del pericolo o della distrazione (ad esempio, “Hai dimenticato i fari accesi. Ti conviene spegnerli altrimenti scarichi la batteria”, oppure “Hai un fanalino che non si accende”).

Sul sito Internet del Comune si potrebbe istituire il contatore degli incidenti stradali, sul modello di quanto realizzato dalla Polizia Municipale del Comune di Verona. Andrebbe poi effettuato uno studio statistico sugli incidenti stradali che sono avvenuti o che si verificheranno nel corso del tempo, in modo da studiarne le cause ed evitarne il più possibile il ripetersi. I dati raccolti andrebbero analizzati valutando zone, periodi, età dei conducenti, effetti degli incidenti (morti, feriti, ecc.), condizioni meteo in cui sono avvenuti, mezzi coinvolti, il tutto al fine di trovare soluzioni per ridurne il numero. Una volta istituita, la Consulta della sicurezza stradale, sulla base di tali dati, potrebbe poi elaborare il Piano comunale della sicurezza stradale.

Ulteriori iniziative andrebbero organizzate in occasione della Giornata mondiale della memoria per le vittime della strada ed in occasione della Settimana mondiale della sicurezza stradale.

Infine, si potrebbe realizzare una campagna informativa sulla corretta manutenzione di autoveicoli e motoveicoli (pressione degli pneumatici, livello dell’olio, liquido di raffreddamento, ecc.), e promuovere tra la cittadinanza l’utilizzo delle app per cellulari che forniscono informazioni sulla corretta manutenzione della propria autovettura.

Continuiamo la nostra analisi sulla questione della sicurezza stradale.
Non sarebbe sbagliato porsi degli obiettivi di medio-lungo periodo, stabilendo una graduale riduzione, nel corso degli anni, della mortalità da incidenti stradali sul territorio comunale, coinvolgendo gli istituti scolastici in una capillare attività di divulgazione della conoscenza delle norme del codice della strada.
Ad esempio, si può promuovere il progetto “Patentiamoci” (http://www.interno.gov.it/it/notizie/patentiamoci-gioca-app-ti-salva-vita), il quale, grazie alla app “Prendi la patente” e ad un gioco che si può utilizzare su computer, smartphone e tablet, consente ai ragazzi di conoscere e apprendere in modo veloce e divertente le norme del codice della strada.
Nelle scuole superiori si potrebbe distribuire l’opuscolo per la guida sicura di scooteristi e motociclisti redatto, con il contributo della Regione Lazio, dal Moto Club Yesterbike (www.yesterbike.it).
Si potrebbero organizzare corsi di guida sicura per bambini su automobiline, come effettuato dal Comune di Roma.
Si potrebbe ospitare una tappa del progetto Icaro della Polizia di Stato mirata all’informazione sulla sicurezza stradale per gli studenti, oppure ospitare una tappa della mostra fotografica itinerante “Altra Strada non c’è” organizzata dalla Polizia Stradale, oppure ancora aderire al progetto “Io non sbando” per l’educazione alla guida sicura organizzato dall’ACI.
Un’iniziativa coinvolgente per i giovani potrebbe consistere nel bandire un concorso, rivolto alle scuole superiori, per realizzare un cortometraggio sul tema della sicurezza stradale e dei comportamenti di guida a rischio.
Ovviamente si potrebbero ospitare tappe di corsi di guida sicura rivolti anche agli adulti, siano essi automobilisti oppure scooteristi o motociclisti.
La Polizia Municipale dovrebbe applicare la tolleranza zero sull’utilizzo del casco, ma nello stesso tempo si potrebbero distribuire nelle scuole superiori degli adesivi da attaccare ai caschi con l’indicazione del proprio gruppo sanguigno, informazione utilissima in caso di ricoveri urgenti.
Si potrebbe organizzare una campagna con manifesti ai bordi delle strade per fornire consigli di guida sicura o segnalare le sanzioni derivanti da comportamenti scorretti alla guida. Analogamente, i tabelloni elettronici presenti sul territorio potrebbero fornire consigli di guida sicura o segnalare le sanzioni derivanti da comportamenti scorretti alla guida (cinture non allacciate, uso del cellulare, non uso del seggiolino per bambini, ecc.).
Tra i cittadini si potrebbe promuovere l’utilizzo della app per cellulari Alertino, la quale consente di inviare un messaggio ai conducenti registrati, avvisandoli del pericolo o della distrazione (ad esempio, “Hai dimenticato i fari accesi. Ti conviene spegnerli altrimenti scarichi la batteria”, oppure “Hai un fanalino che non si accende”).
Sul sito Internet del Comune si potrebbe istituire il contatore degli incidenti stradali, sul modello di quanto realizzato dalla Polizia Municipale del Comune di Verona. Andrebbe poi effettuato uno studio statistico sugli incidenti stradali che sono avvenuti o che si verificheranno nel corso del tempo, in modo da studiarne le cause ed evitarne il più possibile il ripetersi. I dati raccolti andrebbero analizzati valutando zone, periodi, età dei conducenti, effetti degli incidenti (morti, feriti, ecc.), condizioni meteo in cui sono avvenuti, mezzi coinvolti, il tutto al fine di trovare soluzioni per ridurne il numero. Una volta istituita, la Consulta della sicurezza stradale, sulla base di tali dati, potrebbe poi elaborare il Piano comunale della sicurezza stradale.
Ulteriori iniziative andrebbero organizzate in occasione della Giornata mondiale della memoria per le vittime della strada ed in occasione della Settimana mondiale della sicurezza stradale.
Infine, si potrebbe realizzare una campagna informativa sulla corretta manutenzione di autoveicoli e motoveicoli (pressione degli pneumatici, livello dell’olio, liquido di raffreddamento, ecc.), e promuovere tra la cittadinanza l’utilizzo delle app per cellulari che forniscono informazioni sulla corretta manutenzione della propria autovettura.

Continuiamo nella nostra analisi su ciò che potrebbe fare l’amministrazione comunale nel campo della prevenzione.

Oggi ci concentriamo sulla sicurezza stradale.

Abbiamo apprezzato il fatto che la Giunta sia intervenuta sul territorio per riparare le buche presenti sul manto stradale. Ma, così, ci si occupa dell’incolumità meccanica delle automobili.

Analogamente, abbiamo apprezzato il progetto di modificare la viabilità all’ingresso della città sulla via Appia, ma, anche in questo caso, la priorità non è la sicurezza e l’incolumità di chi percorre le strade, bensì la scorrevolezza del traffico.

Infine, apprezziamo anche la determinazione con cui l’amministrazione intende installare dei velox nella galleria della circonvallazione di Terracina, ma la finalità dei controlli sulle strade dovrebbe essere PRIORITARIAMENTE il prevenire incidenti, non fare cassa.

Alla luce di tutto ciò, ci permettiamo di segnalare quelle che secondo noi sono le priorità per la sicurezza stradale.

Prima di tutto, sulla strada statale 148 Pontina andrebbero posizionati i guard rail New Jersey per separare le carreggiate nel tratto tra le due rotatorie, a maggior ragione prima che venga aperto il nuovo centro commerciale attualmente in costruzione. I New Jersey costringerebbero i guidatori a cambiare il proprio senso di marcia nelle rotatorie, senza attraversare l’altra carreggiata, riducendo notevolmente il rischio di possibili incidenti con conseguenze pesanti.

Inoltre, andrebbe realizzato un cavalcavia per consentire ai pedoni di attraversare senza rischi la strada statale, recandosi dal mercato settimanale ai supermercati e viceversa.

Sempre sulla Pontina, andrebbe messo in sicurezza lo svincolo per San Vito, sede di frequenti incidenti pericolosi.

Per gli stessi motivi sulla via Appia è necessario installare i semafori all’incrocio per Borgo Hermada. Tra l’altro, svariati cittadini hanno firmato un’apposita petizione per questa specifica questione.

Sempre in quella zona, è pericoloso lo svincolo sull’Appia per la superstrada Frosinone-Mare, dato che chi proviene dall’entroterra spesso si immette sulla strada statale senza rispettare la precedenza.

Su via Pantani da Basso, prima di arrivare a Borgo Hermada, andrebbe posizionato un semaforo intelligente (dotato di sensori che rilevino l’avvicinarsi dei veicoli) all’incrocio con via Circondariale.

Andrebbe poi realizzata una pista ciclabile sulla strada Migliara 58 per ridurre il più possibile i rischi per i braccianti indiani che in bicicletta si recano o tornano dal lavoro. La stessa strada richiede poi un impianto di illuminazione più efficiente e capillare.

Sulle strade di competenza comunale dovrebbero essere installati i guard rail che non costituiscono una minaccia per gli automobilisti e, soprattutto, per i motociclisti.

Invitiamo poi l’amministrazione a ripristinare il funzionamento dei semafori posizionati in alcuni incroci della città, come quello tra via Appia e via Olmata e quello tra viale Europa e via Toscana. In quest’ultimo incrocio, negli anni ’90, uno dei nostri attivisti rimase coinvolto in un pericoloso incidente. All’indomani di quel sinistro, l’attivista scrisse all’allora sindaco Vincenzo Recchia chiedendo l’installazione di semafori. Dopo breve tempo, i semafori furono installati. Tra l’altro, con quello che è costata la gara per l’affidamento del servizio di illuminazione pubblica, è piuttosto sconcertante notare che quei semafori non funzionano da anni.

Riteniamo che vadano posizionati dossi rallentatori su via Olmata, come richiesto da alcuni cittadini ivi residenti, e su viale Leonardo da Vinci.

Altri incroci pericolosi sono quello tra via delle Arene e via Bachelet e quello tra via Firenze e via Caposele, nei pressi dell’ospedale.

Andrebbero poi individuati tutti quegli incroci o quei punti di immissione su strade di scorrimento che richiedono il posizionamento di specchi per migliorare la visibilità.

Si dovrebbe effettuare una ricognizione della segnaletica stradale, per verificare se sia o meno congrua. Ad esempio, in campagna è facile imbattersi, percorrendo strade con diritto di precedenza, in cartelli che indicano l’incrocio senza alcun riferimento alla precedenza stessa. In altre parole, se la strada ha diritto di precedenza il cartello è diverso, non ad x, ma con una delle due strade disegnata in maniera più larga. Vanno evitati pertanto errori del genere che possono trarre in inganno i guidatori.

Infine, dovrebbe essere istituita la Consulta della sicurezza stradale, con il coinvolgimento di cittadini, comitati, associazioni, Polizia Municipale e forze dell’ordine. Tale organo dovrebbe riunirsi periodicamente per stilare interventi da realizzare e successivamente verificare quanto attuato.

Anche i cittadini dovrebbero essere maggiormente coinvolti invitandoli a segnalare ogni situazione di rischio (incroci pericolosi, segnali stradali caduti o non congrui, rami di alberi pericolanti, ecc.), istituendo un apposito numero verde o dedicando a ciò un ufficio della Polizia Municipale, del quale andrebbe divulgato capillarmente il recapito telefonico. In alternativa, i cittadini potrebbero segnalare tali situazioni tramite SMS, Facebook o Twitter, previa creazione del relativo account da parte dell’amministrazione comunale.

Il 16 ottobre è la Giornata mondiale dell’alimentazione.

Che cosa fa il Comune di Terracina per fornire informazioni ai cittadini sulla corretta alimentazione?

Nulla.

A parte, forse, dare il patrocinio a qualche associazione che organizza iniziative in occasione di tale data.

Eppure altri Comuni sono molto attivi su questo fronte.

Il Comune di Ferrara, ad esempio, ha pubblicato sul proprio sito Internet le 10 regole per una sana alimentazione: http://servizi.comune.fe.it/1619/le-dieci-regole-per-una-sana-alimentazione.

Il Comune di Nuvolera (BS) sul proprio sito ha pubblicato i consigli per la corretta alimentazione nella terza età: http://www.comune.nuvolera.bs.it/index.php?option=com_content&view=article&id=196:terza-eta-qualche-consiglio-per-una-corretta-alimentazione.

Il Comune di Pavia ha addirittura elaborato un progetto per la lotta contro la dipendenza da cibo e stili di vita non sani: http://www.retecittasane.it/news/Progetto_Pavia.pdf.

Il Comune di Terracina, invece, è latitante.

Eppure ci sarebbe molto da fare per tutelare la salute dei cittadini cominciando da ciò che si mangia.

Si potrebbero fornire informazioni dettagliate sulla dieta mediterranea, sui cibi più salutari, magari pubblicando sul sito Internet del Comune la piramide alimentare.

Si potrebbero realizzare campagne informative sui sintomi derivanti da carenze di vitamine e sali minerali, sulle caratteristiche e le proprietà delle farine, sugli effetti sulla salute dei prodotti alimentari raffinati.

Si potrebbero effettuare indagini conoscitive per esplorare le abitudini e le problematiche alimentari della popolazione residente e degli immigrati presenti sul territorio.

Si potrebbero realizzare campagne informative sull’equilibrio acido-base nell’alimentazione, sull’acidosi tissutale e metabolica, sui coloranti e i conservanti.

Si dovrebbero divulgare suggerimenti su come riconoscere il pesce fresco e ci si dovrebbe concentrare sui rischi derivanti dal mangiare pesce e carne cruda (in particolare, sui rischi del consumo di sushi e sashimi legati all’Anisakis), nonché promuovere la diffusione degli abbattitori casalinghi, che consentono di raggiungere rapidamente temperature molto basse, sanitizzando il pesce dal parassita Anisakis e consentendo di far passare un alimento bollente dal forno direttamente alla surgelazione, mantenendo inalterate le sue proprietà organolettiche.

Visti i recenti fatti di cronaca (un giovane di Sabaudia in gravi condizioni per aver mangiato un fungo nel bosco), si dovrebbero fornire accurate informazioni, possibilmente nelle scuole, sul riconoscimento dei funghi velenosi.

Nelle mense scolastiche si potrebbero somministrare cibi biologici e a km zero.

La lista dei progetti realizzabili potrebbe continuare a lungo. Ovviamente, si dovrebbe promuovere il più possibile il consumo di prodotti naturali, a km zero e di coltivazione biologica.

Sul punto, ci permettiamo di segnalare una pregevole iniziativa organizzata dalla Bottega Etica Alter-Azione di Terracina, una realtà inaugurata da poco nella nostra città e situata in via Zicchieri n. 2. La Bottega, infatti, ha stipulato con Green Pod, una piccola azienda agricola biodinamica di Pontinia, una collaborazione in base alla quale i residenti a Terracina e nei comuni limitrofi potranno ordinare la cassetta con i prodotti agricoli settimanali presso la Bottega stessa durante la giornata del sabato.

Per informazioni:

https://www.facebook.com/AlterAzioneBottegaEtica

https://www.facebook.com/GreenPodPontinia.

Tutti ricordano il tragico fatto di cronaca avvenuto a Terracina, in piazza Garibaldi, la sera del 26 dicembre 2015.

Qualche giornalista ha scritto che quell’evento è la prova della totale assenza di politiche giovanili nella nostra città.

Noi, invece, riteniamo che la cultura sia la soluzione.

Dove non c’è cultura, impera la noia provinciale e, nello stesso tempo, quest’ultima può essere sconfitta solo con la cultura.

Con una classe dirigente politica locale che non investe in cultura, ma fa un astuto gioco di marketing esaltando la “terracinesitudine” («Terracina è la città più bella del mondo», «Terracina ai terracinesi»), la situazione non potrà che peggiorare. Alla noia delle vasche per “il viale”, si è semplicemente aggiunto un diversivo: le vasche da un’altra parte, però in bicicletta.

Ma le responsabilità non sono solo del settore pubblico. Sono anche individuali e del settore privato.

Come abbiamo già scritto qui (https://terracinasocialforum.wordpress.com/2016/09/23/il-turismo-di-qualita), Terracina è una città di 45.000 abitanti con una sola libreria, per di più minuscola e sprovvista di sala per le presentazioni dei libri.

Inoltre, in città è presente un teatro enorme, un teatro che ci invidia almeno il 70% degli oltre 8.000 Comuni italiani, però la sala viene utilizzata per i film di cassetta e per proiettare le partite di calcio.

Senza considerare una struttura che poteva essere adibita a teatro comunale, in quanto esisteva un vincolo di destinazione pubblica (ci riferiamo all’ex Cinema Fontana), per la quale è stata autorizzata la trasformazione in centro commerciale.

Laddove le logiche sono solo ed esclusivamente commerciali, automaticamente la cultura è moribonda.

E le politiche giovanili, ammesso che vengano attuate, possono fare ben poco.

Lo ripetiamo: quel teatro enorme è invidiato da almeno il 70% degli oltre 8.000 Comuni italiani.

Gli esponenti dell’intellighenzia terracinese, anziché scrivere comunicati stampa trionfalistici per ogni singola banalissima iniziativa che organizzano, alimentando così quel provincialismo che invece dovrebbe essere contrastato con la massima forza e determinazione, sul tema degli spazi culturali dovrebbero prendere a testate il muro.

Ripetutamente.

In seguito al tragico evento della fine del 2015, ci hanno colpito le affermazioni dei politici locali: erano tutti contriti, con un coro di «Dobbiamo fare di più».

Ma il Terracina Social Forum vorrebbe vedere quella contrizione sempre, quando si tratta di mancate politiche di prevenzione nella nostra città: per i morti di tumore, per le vittime di incidenti stradali, per i morti da inquinamento atmosferico, per i morti per problemi cardiovascolari, per le vittime di incidenti domestici, ecc., ecc.

Per esempio, domenica 9 ottobre è la Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro.

Che cosa fa il Comune di Terracina per prevenire gli infortuni sul lavoro?

Silenzio assordante.

Che cosa potrebbe fare?

Ci limitiamo a 10 proposte.

1) Istituire un tavolo permanente tra Prefettura, Ispettorato del Lavoro, associazioni di categoria, imprenditori, sindacati ed associazioni del settore per migliorare la formazione sul tema della prevenzione degli infortuni e per monitorare costantemente la situazione nel corso del tempo

2) Azzerare o ridurre il più possibile nel medio-lungo periodo la mortalità da infortuni sul lavoro sul territorio comunale

3) Realizzare iniziative e campagne informative con le associazioni del settore per la prevenzione degli incidenti sul lavoro

4) Organizzare incontri nelle scuole, soprattutto negli istituti tecnici, per diffondere la cultura della prevenzione e della sicurezza sul lavoro

5) Organizzare iniziative in occasione della Giornata nazionale delle vittime del lavoro

6) Non stipulare contratti con aziende che abbiano violato la normativa per la sicurezza sul lavoro

7) Istituire un servizio di SMS e/o e-mail per la segnalazione da parte dei cittadini di cantieri in cui non si rispetta la normativa per la prevenzione degli incidenti sul lavoro

8) Chiedere una maggiore presenza di ispettori del lavoro sul territorio

9) Far collaborare i vigili urbani con gli ispettori del lavoro, segnalando prontamente ogni irregolarità rilevata

10) Chiedere di adeguarci all’Europa, ma nel senso di attingere dalla legislazione esistente in altri Stati membri che sono più avanti nell’affrontare il fenomeno. Ad esempio, in Francia il morbo di Parkinson è considerato una malattia professionale per gli agricoltori, a causa dell’utilizzo dei pesticidi. Nella nostra provincia, invece, le vertenze per gli infortuni sul lavoro nelle campagne riguardano ancora il trovare il nesso di causa-effetto tra i danni articolari ed i movimenti che eseguono i braccianti. Abbiamo molto da imparare dalla Francia! Tra l’altro, i pesticidi danneggiano anche l’ambiente ed il turismo, ed una città turistica come Terracina non può permetterseli.