Sito Pubblico del Social Forum di Terracina

Oggi parliamo di armi

Oggi parliamo di armi.

Prima premessa: le bombe atomiche classiche non sono armi.

Sono un deterrente.

Seconda premessa: le mini bombe atomiche sono armi.

Nel libro “Il segreto delle tre pallottole”, Maurizio Torrealta ed Emilio Del Giudice scrivono che le ricerche sulla fusione nucleare fredda, realizzata in laboratorio nel 1989 dagli scienziati Martin Fleischmann e Stanley Pons, prima sono state bloccate, ma poi sono andate avanti, previa apposizione sulle stesse del segreto militare. Da quelle ricerche sono state realizzate le mini bombe nucleari.

Sempre nel libro si spiega che una di tali bombe è stata utilizzata nel 2006 nel sud del Libano, a Khiam. Chi l’ha sganciata si è prima preoccupato di eliminare eventuali testimoni scomodi, bombardando previamente “per errore” la base dei Caschi Blu dell’ONU ubicata nei paraggi.

Nel nostro ultimo editoriale (https://terracinasocialforum.wordpress.com/2020/01/09/siamo-proprio-sicuri-che-i-rapporti-usa-iran-siano-cosi-conflittuali) abbiamo analizzato i rapporti tra USA ed Iran.

Nell’editoriale abbiamo citato le cosiddette “rivoluzioni colorate”. Anche queste ultime sono “armi”.

Lo sono pure i movimenti di piazza (ultimamente di matrice “ambientalista”) che coinvolgono improvvisamente, dall’oggi al domani, centinaia di attivisti, possibilmente anche con azioni illegali, come bloccare i trasporti di una capitale europea oppure minacciare di far volare droni sull’aeroporto principale della stessa città, per rendere pericolosi atterraggi e decolli degli aerei di linea.

Ma torniamo all’ultimo editoriale.

Dopo il barbaro assassinio del generale Soleimani, è andata in scena la reazione iraniana: un remake del lancio dei missili, avvenuto nell’aprile 2018, ad opera di USA, Regno Unito e Francia in seguito all’ennesima fasulla segnalazione dell’uso di armi chimiche in Siria, segnalazione effettuata dai Caschi Bianchi finanziatissimi dai governi di alcuni di quegli Stati che hanno poi lanciato l’attacco missilistico (anche i Caschi Bianchi e svariate ONG sono un’“arma”).

I danni provocati da quell’azione bellica sono stati minimi, per due motivi:

1) gli USA hanno avvertito preventivamente i russi, i quali hanno allertato i siriani;

2) sono stati utilizzati missili antiquati che stavano ammuffendo negli arsenali, molti dei quali sono stati intercettati dai sistemi di difesa siriani che risalivano ai tempi dell’Unione Sovietica.

Fermo restando che, grazie alle interferenze delle armi elettroniche russe, pare che i francesi non siano neanche riusciti a lanciare i missili dalle loro navi. Attualmente i russi sono notevolmente superiori in quanto ad armi “convenzionali”.

Dopo la reazione iraniana dell’8 gennaio 2020, sembrava che le ostilità fossero cessate, e invece…

Invece c’è stato l’abbattimento del volo di linea ucraino sui cieli dell’Iran.

Sempre a proposito di armi, esistono delle tecnologie che consentono di intervenire sui trasponder dei velivoli in volo, facendoli passare da aerei civili ad aerei militari e viceversa.

Chi ha utilizzato quelle tecnologie?

Noi pensiamo che siano stati gli… “altri”.

L’ayatollah Khomeini parlava di «grande Satana» e «piccolo Satana».

È stato il piccolo Satana, all’insaputa di Trump?

Da notare, poi, che qualche giorno dopo in piazza, durante le manifestazioni popolari di protesta contro l’errore della contraerea iraniana, le autorità locali hanno fermato, tra i manifestanti, l’ambasciatore britannico.

Rivoluzione colorata?

Anche l’ambasciatore britannico era presente in piazza all’insaputa di Trump?

Gli “altri” si coordinano tra di loro, sempre all’insaputa del presidente statunitense, oppure Trump interviene per impedire che gli “altri” facciano danni ancora peggiori?

Infine, qualche giorno fa ci siamo imbattuti in un’altra notizia che alla fine è riuscita a trapelare: gli israeliani il 9 gennaio, il giorno dopo l’attacco missilistico iraniano e l’abbattimento del volo di linea ucraino, hanno perso 8 aerei da caccia F16.

Per… allagamento, come potete vedere nella foto che abbiamo inserito all’inizio di questo articolo.

L’ondata di maltempo che ha colpito Israele in quei giorni è stata così devastante da mandare in tilt il locale sistema di protezione civile.

Sono stati… altri “altri”?

Quelli amici dell’Iran?

Chiudiamo con un interessantissimo documento che non è stato pubblicato sui siti Internet dei cosiddetti “complottisti”, bensì su un organo di stampa del mainstream: http://www.limesonline.com/cartaceo/owning-the-weather-la-guerra-ambientale-globale-e-gia-cominciata-2.

Trump e Rouhani saranno entrambi rieletti?

Si accettano scommesse.

Per il secondo, quanto meno, la rielezione sarà sicuramente più facile, dato che è stato ucciso il suo potenziale e favoritissimo avversario: il generale Soleimani.

Ma la domanda è: i due, Trump e Rouhani, sono d’accordo tra loro?

Per dirimere l’amletico dubbio, ci aiuta la storia.

Già, perché conoscere – bene – la storia, è più importante del conoscere l’attualità, dato che la conoscenza approfondita della storia consente di comprendere meglio l’attualità.

Trump ha affermato che sono sotto tiro 52 siti iraniani, come risposta alla rappresaglia persiana. Perché proprio 52?

52 erano gli ostaggi dell’ambasciata USA a Teheran nel 1979.

Ma erano ostaggi?

Non ci sono mai stati ostaggi dell’ambasciata USA a Teheran, bensì delle spie arrestate in flagranza di delitto in ambasciata. D’altronde, malgrado abbia strillato come un’aquila, Washington non ha mai chiesto riparazioni per questo incidente (https://www.voltairenet.org/article198431.html, nota 5).

Gli ostaggi furono liberati il 20 gennaio 1981, il giorno in cui si insediò alla Casa Bianca Reagan.

La “crisi degli ostaggi” fu una delle principali cause della mancata rielezione di Carter.

Poi ci fu il famoso scandalo Iran-Contras: l’amministrazione Reagan doveva far arrivare armi al Nicaragua in funzione anticomunista. Lo fece con una triangolazione che coinvolse l’Iran.

Dal libro “Sotto i nostri occhi” di Thierry Meyssan:

Tra il 1983 e il 1986 Israele e lo Stato profondo degli Stati Uniti pensano a un modo per aggirare l’embargo del Congresso sulla vendita di armi in Nicaragua (“Iran-Contras” affaire). Al Consiglio per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, Elliott Abrams e il colonnello Oliver North contattano il presidente del Parlamento, l’ayatollah Rafsanjani, tramite un deputato, lo sceicco HASSAN ROUHANI, che già collabora con Paul Wolfowitz e Robert Gates. Israele idea un sistema di vendita delle armi ai controrivoluzionari del Nicaragua, finanziato segretamente dalla CIA principalmente con i proventi del narcotraffico. Senza scrupoli, Rafsanjani calpesta gli ideali dell’imam Khomeini affiancando i controrivoluzionari in America Latina, Israele e Stati Uniti, riuscendo a costruirsi la più grande fortuna dell’Iran.

Hassan Rouhani è l’attuale presidente iraniano.

Ora, cercando di essere il più possibile pragmatici e concreti, osserviamo quali sono gli effetti dell’attuale schermaglia USA-Iran.

Rouhani, come scritto sopra, ha perso il suo più pericoloso rivale alle prossime elezioni.

L’obiettivo di Trump è ritirare progressivamente i militari USA dal mondo, oltre a costringere gli alleati a contribuire maggiormente alla propria difesa. Tutto ciò, a detta di alcuni, per concentrarsi meglio sul nemico del futuro, cioè la Cina. Secondo noi, invece, per motivi economici e di sopravvivenza degli Stati Uniti stessi, ma ciò sarà argomento di un altro, apposito, articolo.

Che cosa ha fatto la NATO dopo l’uccisione di Soleimani? Ha sospeso le proprie attività in Iraq: https://www.voltairenet.org/article208798.html.

Che cosa chiede la folla inferocita (ma probabilmente sapientemente indottrinata) al funerale di Soleimani? Che gli USA se ne vadano dalla regione.

Che cosa ha votato il Parlamento iracheno? Il ritiro delle truppe USA dall’Iraq.

Se si guarda ai fatti, Trump e Rouhani si stanno coordinando alla grande, facendosi beffe delle loro rispettive opinioni pubbliche, nonché di sauditi ed israeliani.

Gli iraniani stavano manifestando in piazza da settimane per l’aumento del prezzo della benzina (probabilmente un’altra rivoluzione colorata made in Londra, la quale ormai agisce autonomamente da Washington – stesso copione in Libano ed in Iraq dopo la disfatta occidentale in Siria), ora invece è tutto dimenticato ed i persiani protestano per l’uccisione di Soleimani.

Il generale ha fatto la fine di Moro e di Olaf Palme. Era ormai il presidente iraniano in pectore, ma non era… conforme alla linea.

Sempre dal libro di Meyssan:

Nell’immaginario occidentale, l’Iran è un acerrimo nemico. Sono però i membri del clan Rafsanjani che hanno affiancato Israele nell’operazione Irangate contro i rivoluzionari centroamericani, sempre loro che hanno mandato incontro alla morte le Guardie della Rivoluzione al fianco degli Stati Uniti e dell’Arabia Saudita in Bosnia-Erzegovina, sempre loro che gestiscono in segreto, insieme allo Stato israeliano, la società EAPC, ovvero la Eilat Ashkelon Pipeline Company.

Precisazione su Meyssan: in Francia aveva continui contatti con i servizi segreti francesi, i quali gli passavano informazioni riservate. Con l’elezione di Sarkozy è dovuto scappare all’estero. Dove si trova ora? Probabilmente in Siria. Dove i servizi segreti locali gli passano le informazioni.

Conclusione: ciò che scrive Meyssan è interessantissimo, perché attinge da fonti riservate, ma non è la Bibbia, perché trae le notizie da informazioni “di parte”.

Ma siccome il nostro mainstream ci fornisce informazioni altrettanto “di parte”, ciò che scrive Meyssan è utilissimo per migliorare l’analisi.

Chiudiamo con una piccola precisazione: per arrivare a queste conclusioni, in questi giorni abbiamo visto la televisione solo per 5 minuti.

È giunto anche il momento di dare il giusto peso a quello strumento di comunicazione o, a seconda dei punti di vista, a quell’elettrodomestico.

5 minuti.

Tenere spenta la tv ci aiuta a tenere acceso il cervello.

Alla fine, sostituire:

le parole “regime fascista” con la parola “casta”,

le parole “capi fascisti” con le parole “i politici”,

la parola “tedeschi” con la parola “tedeschi” (eh, eh, eh).

Dal libro di Filippo Focardi “Il cattivo tedesco e il bravo italiano. La rimozione delle colpe della seconda guerra mondiale” (Laterza editore):

Fin dall’inizio della guerra il governo britannico, e poi anche quello sovietico e statunitense, avevano individuato nell’Italia fascista l’«anello più debole» dell’Asse e predisposto un’intensa azione di propaganda allo scopo di provocare il collasso interno del Paese e la sua uscita dal conflitto.

Nel settembre 1940, circa tre mesi dopo la dichiarazione di guerra italiana alla Francia e alla Gran Bretagna, il Foreign Office e il Ministero delle Informazioni britannico avevano elaborato le direttive generali della propaganda inglese verso l’Italia, fissando linee guida valide per tutto il resto del conflitto. Per Londra la propaganda doveva essere innanzitutto «anti-regime» piuttosto che «anti-italiana». La maggioranza degli italiani veniva descritta come antifascista e contraria a una «guerra impopolare». Si invitava di conseguenza a «tirare tutti gli accidenti sul regime fascista per la guerra», a sottolineare come i «capi fascisti» fossero dei «pescicani che hanno succhiato il sangue al popolo e intascato i profitti», come stessero portando il Paese alla bancarotta, come fossero stati «comperati dai tedeschi».

Avete sostituito i termini come indicato all’inizio di questo articolo?

Interessante, vero?

Esce fuori, magicamente, la narrazione di un partito-azienda ed anche di un quotidiano.

La prima conclusione che si ricava da tutto ciò è che pure gli sceneggiatori di Hollywood sono umani: anche la loro fantasia è limitata.

Di conseguenza, da decenni a livello internazionale assistiamo sempre allo stesso film. Cambiano i personaggi, ma non le trame.

La seconda conclusione è che, tra i punti di forza del Regno Unito che abbiamo già elencato qualche giorno fa in questo articolo (https://terracinasocialforum.wordpress.com/2019/12/28/in-che-condizioni-e-la-special-relationship), va aggiunto anche il know how per la realizzazione di rivoluzioni colorate. Si tratta, pertanto, di una prerogativa non esclusivamente yankee.

La terza conclusione è che, quando l’accento viene posto assiduamente e continuamente sul problema della corruzione, la regia è esterna. Britannica.

Attenzione: si pone l’accento sulla corruzione, ma non ne si è affatto esenti.

Su questa specifica questione, molto interessante quanto scritto da Maurizio Blondet nel libro “Osama Bin Mossad”, con riferimento anche ad altri due dei principali punti di forza del Regno Unito, cioè la City ed i paradisi fiscali:

Il mercato finanziario di Londra, il meno regolamentato del mondo, prospera in parte incalcolabile sui 400 miliardi di dollari dei ricavi mondiali della droga. Un’alluvione di denaro sporco che viene infaticabilmente lavata a Londra, capitale globale del riciclaggio, al centro di una rete di paradisi fiscali e santuari bancari quali le (britanniche) Isole Cayman e le (britanniche) Turks e Caicos, sedi di infinite società-fantasma. Ovviamente, l’operazione di lavaggio consente commissioni molto lucrose.

La dipendenza della piazza di Londra dal denaro sporco può condurre a stranissime iniziative politiche del governo di Sua Maestà. Nel marzo 1996, il presidente Clinton dichiarò che il governo colombiano non stava collaborando nella lotta alla droga: così, toglieva la garanzia politica degli USA al presidente colombiano in carica, Ernesto Camper Pisano, indicato generalmente come il rappresentante politico del Cartello di Cali.

Fu nientemeno che la Camera dei Lords ad esprimere pubblicamente il suo «dispiacere» al presidente Clinton, e a chiedergli di tornare sui suoi passi.

Il visconte Montgomery di Alamein (figlio del generale Montgomery, vincitore di Rommel) buttò il suo splendido prestigio in difesa del losco Camper: «Noi dobbiamo sostenere un Paese [la Colombia] che ha fatto così decisi sforzi» per combattere la droga, dichiarò.

La molto aristocratica baronessa Chalker di Wallasey ricordò dalla tribuna «le calde e importanti relazioni commerciali con la Colombia» intrecciate dal Regno Unito, e protestò «che le accuse elevate contro taluni membri del governo colombiano sono solo voci non provate».

Blondet nel suo libro riportava anche il link dove poter leggere il resoconto parlamentare, ma ora quel link non funziona più: www.parliament.the-stationery-office.co.uk/pa/ld199596/ldhansrd/vo960402/text/60402-01.htm.

Sulle continue ingerenze britanniche nella politica interna italiana il giornalista Giovanni Fasanella ha scritto vari libri.

Trovate una sua interessantissima intervista qui: https://www.youtube.com/watch?v=yE81l3449rg.

Oppure, potete vedere lo stesso Fasanella, insieme con il giudice in pensione Rosario Priore, intervistato da uno dei nostri attivisti in questi video:

 http://www.youtube.com/watch?v=TWeMm89zWTE

http://www.youtube.com/watch?v=inxhdnhLmtA

http://www.youtube.com/watch?v=4_kRBlCxhTI

http://www.youtube.com/watch?v=OIeUJrO6V2g

http://www.youtube.com/watch?v=Goimtv9cjCI

http://www.youtube.com/watch?v=Suf7ntsjXLc

http://www.youtube.com/watch?v=EzH4qbCfoYY

http://www.youtube.com/watch?v=D7qwD5IJPvs

http://www.youtube.com/watch?v=lDo7SFbC5K8

In questo video (https://www.youtube.com/watch?v=T9I3ucNSpOY&t=11s), a partire dal minuto 2:30, si può ascoltare Mario Monti rilasciare dichiarazioni interessanti: la CEE, poi diventata UE, è stata creata e voluta dagli USA.

Ma allora, se le cose stanno così, perché il Regno Unito vuole uscire dall’UE?

Così facendo, i britannici non fanno uno sgarbo agli USA?

A questo punto sorge spontanea una domanda: in che condizioni è la “special relationship”?

Prima di tutto, che cos’è la special relationship?

Dicesi “special relationship” lo speciale rapporto che sussiste tra Regno Unito e USA nel campo politico, diplomatico, culturale, economico, militare, d’intelligence, ecc., ecc.

La special relationship è in crisi?

Secondo noi, sì.

La Brexit è una sorta di USexit?

Secondo noi, sì.

Ma quali sono i punti di forza dei britannici?

1) Sono una potenza nucleare.

2) Sono un membro permanente del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, con diritto di veto.

3) Sono un membro del G7.

4) Hanno il Commonwealth.

5) Conoscono tutti i segreti dell’alleanza (il sistema Echelon, ad esempio), ma con la consapevolezza che non faranno mai la fine di Aldo Moro.

6) Hanno la City, la più grande piazza d’affari finanziaria del pianeta.

7) Hanno i principali paradisi fiscali.

Soprattutto questi ultimi sono una vera e propria arma di distruzione di massa: basta una fuga di notizie per rovinare banchieri, finanzieri, industriali, politici, mafiosi che hanno denaro depositato nei paradisi fiscali.

I veri fulcri del potere mondiale sono due:

a) la moneta internazionale degli scambi;

b) i paradisi fiscali.

Fino alla seconda guerra mondiale la moneta internazionale degli scambi è stata la sterlina britannica; finito il conflitto, è stata sostituita dal dollaro USA.

Si dice che in Giappone ci siano fette di classe dirigente (fette di Stato profondo, per utilizzare una terminologia in voga), che hanno ancora il dente avvelenato contro gli yankee per Hiroshima e Nagasaki.

Ci sono per caso fette di classe dirigente british che hanno il dente avvelenato contro gli USA per la sottrazione della moneta internazionale degli scambi?

Alla fine degli anni ’90 del secolo scorso apparve sulla scena un movimento che protestava contro il vero potere, cioè gli organismi sovranazionali.

Si trattava del movimento no global, al quale noi del Terracina Social Forum aderimmo e del quale continuiamo a portare avanti, con orgoglio, la bandiera.

Nei confronti di quel movimento le autorità decisero di usare le maniere forti, cercando di reprimerlo col sangue.

Al G8 di Genova del 2001, infatti, ci furono un morto, tre persone in coma e centinaia e centinaia di feriti, delle più svariate nazionalità.

Giusto per la cronaca, tutti gli Stati che ebbero cittadini feriti protestarono ufficialmente contro il governo italiano dell’epoca, tranne un Paese: gli USA. Abbiamo quindi anche capito chi era il mandante della repressione col sangue.

Una quindicina d’anni dopo in Italia apparve un altro movimento, che protestava contro la “casta”.

Un po’ come prendersela col cameriere se al ristorante il cuoco ha cucinato malissimo, oppure prendersela con la centralinista per le inefficienze del servizio di telefonia.

D’altronde, con un movimento guidato da un comico non si può che ridere.

Per non piangere.

I componenti di quel movimento il manganello non l’hanno visto neanche con il telescopio, perché alle loro, poche, manifestazioni, le forze dell’ordine si toglievano i caschi in segno di solidarietà.

Movimento rivoluzionario?

Tra l’altro, gli esponenti delle forze dell’ordine nel 2013 votarono in massa per quel movimento.

Movimento rivoluzionario?

Ad onor del vero gli esponenti delle forze dell’ordine si tolsero i caschi in segno di solidarietà anche alle manifestazioni di un altro movimento, quasi come se ci fosse una parola d’ordine segreta in base alla quale i manganelli li debbano vedere (e sentire, sulla loro pelle) solo i manifestanti “di sinistra”, ma questo è un altro discorso.

Recentemente, invece, è apparso un nuovo movimento: le sardine.

Contro chi protesta questo movimento?

Contro Salvini e contro i “fascisti”.

Quel movimento sbaglia due volte.

Cominciamo dal primo loro “nemico”: il leader della Lega.

Salvini ha fallito.

Due volte.

Anzi, due volte e mezza, volendo considerare pure la situazione locale.

Prima di tutto, ha fallito perché non è più al governo.

Agosto 2019: Steve Bannon dichiara in un’intervista che l’esperienza del governo gialloverde è al capolinea e poche ore dopo Salvini stacca la spina.

Per la serie: “Prima gli italiani, ma SEMPRE dopo Steve Bannon”.

Salvini ha fallito anche sulle questioni economiche, fermo restando che il governo gialloverde non è mai stato “anti-sistema”, dato che le Borse non sono crollate quando si è insediato, segno che i “mercati” gradivano. Se lo spread è salito, tra l’altro, è stato solo perché Mattarella voleva dare l’incarico a Cottarelli di fare un governo tecnico e la speculazione è partita dagli USA… A conferma che la benedizione di Trump e Bannon era fortissima.

Salvini aveva tra le sue fila due potenziali ministri dell’economia come Borghi e Bagnai e invece li ha relegati al ruolo “inutile” di presidenti delle Commissioni Finanze della Camera e del Senato (e questi ultimi sono stati al gioco, accettando il ruolo di “dame di compagnia”).

Si sarebbe potuta iniettare liquidità nel sistema economico con monete parallele, ma nulla è stato fatto.

Fior di intellettuali e di economisti (tra i tanti, Alberto Micalizzi, Marco Cattaneo, Giovanni Zibordi, Nino Galloni, Fabio Conditi, ecc., e ci scusino coloro che non abbiamo citato) si sono spesi con richieste, convegni, dibattiti, proponendo certificati di credito fiscale, SIRE, detrazioni fiscali, ecc., e invece che cos’ha proposto la Lega?

Un topolino: i minibot.

Un topolino tra l’altro irrealizzabile, in quanto vietato dai Trattati UE.

Quindi, i fallimenti di Salvini sono sotto gli occhi di tutti, per chi li vuole vedere: mai e poi mai è voluto andare contro i dettami di Bruxelles. Semmai, proponeva i minibot per recitare la parte in commedia e continuare a mettersi la maschera dell’anti-sistema.

Salvo poi prendersela, come è stato fatto più volte, con le burocrazie, con gli alti dirigenti statali che ostacolavano, rallentavano, ecc.

Ai sensi del principio della distinzione delle funzioni, all’organo politico spetta stabilire gli obiettivi da raggiungere e poi verificare i risultati, all’organo amministrativo compete la gestione, la realizzazione pratica delle direttive politiche.

Ma se le direttive non vengono impartite, l’organo burocratico… NON PUÒ ESEGUIRE.

Il mezzo fallimento a livello locale?

Salvini, sebbene sia transitato più volte dalle nostre parti, non è mai andato nelle campagne, sotto le serre.

Prima gli italiani?

Nei campi dell’Agro Pontino la manovalanza è solo straniera, mentre i profitti li realizzano multinazionali estere e grande distribuzione organizzata, la quale spessissimo è in mano straniera.

Solo gli imprenditori sono “indigeni”, costretti a far lavorare manovalanza straniera sottopagata e sfruttata per non essere espulsi dal mercato.

Schiavi al servizio di semi-schiavi.

È il neoliberismo, bellezza!

La Lega è profondissimamente neoliberista, ma lo sono tutte (TUTTE) le forze politiche attualmente presenti in Parlamento, compresi i partiti fiancheggiatori.

Quindi andare in piazza per protestare contro Salvini è una… STRONZATA.

Passiamo al secondo nemico delle sardine, i fascisti, anzi, i “neofascisti”.

Sul tema, bisogna prima di tutto rilevare che nel nostro Paese, negli ultimi due anni, si è registrato uno straordinario boom demografico, contrariamente a tutte le aspettative: siamo passati da 60 milioni a circa 80 milioni di italiani.

Avete mai sentito parlare dell’amico immaginario che si creano i bambini?

Bene, nel nostro Paese milioni di abitanti interloquiscono quotidianamente con un amico immaginario indotto: il “neofascista”.

Fatta questa doverosa premessa, sul tema del fascismo riteniamo di poterci esprimere con cognizione di causa, perché conosciamo molto bene dall’interno quella realtà, vivendo in provincia di Latina.

Inoltre, alcuni dei nostri attivisti risiedono a Borgo Hermada, frazione di Terracina, uno dei tanti borghi che sono stati realizzati con la bonifica dell’ex palude pontina: piccole località nelle quali i “nostalgici” pullulano più delle zanzare.

Tolte alcune teste calde, buona parte delle quali sono andate a combattere in Ucraina, possiamo dire, per esperienza ed osservazione diretta e per contatto continuo, che la stragrande maggioranza dei “fascisti” sono piccoloborghesi benpensanti pieni di paure.

“Armiamoci e partite” è un segno di forza o di debolezza?

Avere bisogno dell’uomo forte è un segno di forza o di debolezza?

E la paura dei migranti?

La gran parte dei “fascisti” di sesso maschile è rimasta traumatizzata dal film “La ciociara” (dal film, non dal libro; leggono poco…).

Avere il terrore che il nero superdotato possa sottrarre le proprie donne è un segno di forza o di debolezza?

Quindi, si può avere paura di chi è spaventato?

Ma tra le tante, innumerevoli, paure dei “fascisti”, ce n’è una sulla quale vale la pena soffermarsi: la paura che le tasse che pagano finiscano nelle tasche dei banchieri e degli usurai.

Su questo specifico punto, i piccoloborghesi benpensanti pieni di paure si dimostrano più progressisti di coloro che si ritengono tali, o che fingono di giocare ai progressisti ma in realtà lavorano per i partiti al soldo degli usurai, compresi i partiti fiancheggiatori.

Tutta questa vicenda ci fa ricordare Pier Paolo Pasolini ed il suo scritto dopo le proteste di Valle Giulia.

In quell’occasione, Pasolini non si schierò con gli studenti figli di papà, ma con i poliziotti figli dei poveri.

Concludendo, Salvini e i “neofascisti” sono un falso problema, l’ennesimo nascondiglio dietro il quale continuano a celarsi gli usurai e coloro che vivono di rendita.

Conseguentemente, le sardine sono un altro “nascondiglio”.

Le stesse logiche che operavano esattamente 50 anni fa, a piazza Fontana.

Allora sì che i “fascisti” erano dei pericolosi… GLADIatori.

Peccato che molti non lo sappiano ed altrettanti se ne siano dimenticati.

Sulla questione “nascondiglio”, interessante quello che viene detto in questo video (https://www.youtube.com/watch?v=n2DK2LAOYh0) al minuto 17:45.

L’avidità degli usurai

Torniamo con la mente alla Rivoluzione francese: la borghesia, dopo aver acquisito un notevolissimo peso economico, vuole ottenere anche parte del potere politico, ai danni di nobiltà ed alto clero.

I componenti di nobiltà ed alto clero vivevano di rendita.

I primi per nascita (non vigeva un principio come “Uno vale uno”, anche se poi pure la Casaleggio & Associati si è dimostrata essere una monarchia assoluta…), i secondi in quanto in possesso, a loro dire, del potere di predire il futuro oppure di fare da unici interlocutori con presunte divinità che preferivano non manifestarsi a tutti gli umani, ma solo ad alcuni… privilegiati.

La borghesia riesce ad acquisire anche il potere politico, mentre nobiltà ed alto clero perdono vari privilegi.

Ma nobiltà ed alto clero sono ancora in pericolo.

Qualche mese fa, infatti, ci siamo imbattuti in questa notizia: https://it.insideover.com/politica/il-2019-sara-lanno-piu-difficile-per-donald-trump.html.

Dell’intervista a Steve Bannon ci ha colpito questo passaggio:

Perché si trova a Roma? Cosa ne pensa del summit sugli abusi?

“(…) Quello che è davvero sconcertante di questo summit è questo: venire qui, con la consapevolezza del reale problema della Chiesa in America, e assistere solo a dell’inutile chiacchiericcio, senza che vengano affrontate ipotetiche soluzioni. Si stanno comportando come se il problema principale fosse far collaborare insieme tutti i vescovi, ma siamo ben oltre questo aspetto. Loro non capiscono a fondo come il sistema legale stia per intervenire negli Stati Uniti”.

Cioè?

“Come ad esempio in Pennsylvania, dove stanno indagando in sei diocesi: i diocesani sono coinvolti in più di 300 casi (di abuso, Ndr) documentati e molti altri potenzialmente veri. Questi potrebbero essere soggetti alla legge moderna RICO (Racketeer Influenced and Corrupt Organizations), attraverso cui verrebbero sequestrati tutti i beni della Chiesa.

L’avidità degli usurai…

Basta che venga inviato un messaggio del tipo #MeToo e poi…

Noi comunque, a differenza di Steve Bannon, non siamo affatto così sorpresi: a nostro avviso, infatti, il vertice della Chiesa non sottovaluta assolutamente la questione.

Ma se non sottovaluta e nello stesso tempo non provvede, è… complice?

Poi ci siamo imbattuti in quest’altra notizia: https://www.voltairenet.org/article205415.html.

Il cardinale australiano George Pell viene giudicato per pedofilia però viene imposto il silenzio stampa.

L’autore dell’articolo, il francese Thierry Meyssan, spiega:

“In Australia, negli Stati Uniti, in Israele, e ancor di più nel Regno Unito accade abbastanza spesso che il potere giudiziario oppure il potere esecutivo impongano ai media la censura, nel primo caso motivandola con la tutela delle vittime, nel secondo senza bisogno di fornire giustificazioni.

Nel caso del cardinale Pell non si capisce perché un Paese, dove i cattolici sono una piccola minoranza, abbia imposto ai media l’obbligo del silenzio, a processo avvenuto”.

La nobiltà e l’alto clero corrono ai ripari, quanto meno nei Paesi anglosassoni.

E viene citato il Regno Unito, con la Corona che si è stufata di essere taglieggiata dagli usurai, come abbiamo spiegato qui: https://terracinasocialforum.wordpress.com/2019/11/27/lo-stato-profondo-e-londra.

Riguardo alla pedofilia, comunque, abbiamo fatto delle considerazioni.

Ad esempio, per una malattia come la sclerosi laterale amiotrofica (SLA) si è scoperto che calciatori e rugbisti vengono colpiti in maniera superiore alla media.

L’approccio scientifico è questo: davanti ad una malattia, si cerca di capire se colpisce di più gli uomini o le donne, i giovani o gli anziani, oppure se si manifesta principalmente in determinate zone geografiche o in presenza di specifici agenti inquinanti, oppure ancora si cerca di individuare quali sono le categorie professionali maggiormente colpite.

Esistono delle ricerche scientifiche che dimostrano che la pedofilia riguarda il clero in misura superiore alla media delle altre categorie professionali?

Abbiamo fatto delle ricerche online, ma non abbiamo trovato alcun documento sulla questione.

Infine, sempre in tema di pedofilia, noi siamo convinti che Jeffrey Epstein, il finanziere ebreo dei cosiddetti “voli Lolita”, non si sia suicidato, ma non sia neanche stato ucciso.

Probabilmente è stato esfiltrato.

I potenti mezzi del Mossad?

E di nuovo bisogna chiedersi chi è il cagnolino di chi.

Il vero capolavoro

Vi segnaliamo il recentissimo articolo di un giovane economista molto in gamba.

ARISTOCRAZIA FINANZIARIA

Quando non regna la borghesia, ma una frazione di essa, i banchieri, i re della borsa – la cosiddetta aristocrazia finanziaria – questa dètta leggi nelle Camere, distribuisce gli incarichi dello stato, dal ministero allo spaccio dei tabacchi. La borghesia industriale propriamente detta forma una parte dell’opposizione ufficiale, è cioè rappresentata nelle Camere solo come minoranza. Sotto il nome di aristocrazia della finanza non si devono comprendere soltanto i grandi imprenditori di prestiti e gli speculatori sui titoli di stato, l’interesse dei quali, non occorre dirlo, coincide con l’interesse del potere. Tutto il moderno traffico del denaro, tutta l’economia della banca, è intimamente legata al credito pubblico. Se in ogni tempo la stabilità del potere è stata “la legge e i profeti” del mercato monetario e dei suoi pontefici, ciò è tanto più vero oggi in cui ogni diluvio minaccia di inghiottire tutti gli antichi debiti di stato insieme con i vecchi stati. Tutto mostra come la repubblica, a partire dal primo giorno della sua esistenza, non abbatta ma consolidi l’aristocrazia finanziaria. Ma le concessioni che si fanno a quest’ultima sono un destino a cui il governo si sottomette, senza il proposito di suscitarlo.

Qual è la causa del fatto che il patrimonio dello stato cade nelle mani dell’alta finanza? È l’indebitamento continuamente crescente dello stato. E quale è la causa dell’indebitamento dello stato? È la permanente eccedenza delle sue spese sulle sue entrate, sproporzione che è nello stesso tempo la causa e l’effetto del sistema dei prestiti di stato. L’indebitamento dello stato è, al contrario, l’interesse diretto dell’aristocrazia finanziaria quando governa e legifera per mezzo delle Camere; il disavanzo dello stato è infatti il vero e proprio oggetto della sua speculazione e la fonte principale del suo arricchimento. Ogni anno un nuovo disavanzo. Dopo quattro o cinque anni un nuovo prestito offre all’aristocrazia finanziaria una nuova occasione di truffare lo stato che, mantenuto artificialmente sull’orlo della bancarotta, è costretto a contrattare coi banchieri alle condizioni più sfavorevoli. Ogni nuovo prestito è una nuova occasione di svaligiare il pubblico, che investe i suoi capitali in rendita dello stato, mediante operazioni di borsa al cui segreto sono iniziati il governo e la maggioranza della Camera. In generale, la situazione instabile del credito pubblico e il possesso dei segreti di stato offrono ai banchieri e ai loro affiliati nelle Camere e al governo la possibilità di provocare delle oscillazioni straordinarie, improvvise, nel corso dei titoli di stato: e il risultato costante di queste oscillazioni non può essere altro che la rovina di una massa di capitalisti più piccoli e l’arricchimento favolosamente rapido dei giocatori in grande.

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L’indebitamento dello stato è una necessità, e con l’indebitamento dello stato è una necessità il dominio del commercio dei debiti dello stato, il dominio dei creditori dello stato, dei banchieri, dei cambiavalute, dei lupi della borsa.

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Il credito pubblico riposa sulla fiducia che lo stato si lasci sfruttare dagli strozzini della finanza. Il credito privato è paralizzato, la circolazione impedita, la produzione arenata. Il credito pubblico e il credito privato sono il termometro economico col quale si può misurare l’intensità di una crisi.

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Mentre l’aristocrazia finanziaria fa le leggi, dirige l’amministrazione dello stato, dispone di tutti i pubblici poteri organizzati, domina l’opinione pubblica con i fatti e con la stampa, in tutti gli ambienti si spande l’identica prostituzione, l’identica frode svergognata, l’identica smania di arricchirsi non con la produzione, ma rubando ricchezze altrui già esistenti.

(dagli scritti di Karl Marx sul 1848 francese: Lotte di classe, 18 brumaio, Guerra civile http://marxpedia.wikidot.com/aristocrazia-finanziaria)

Il vero capolavoro degli usurai è stato far dimenticare queste parole a coloro che si richiamano alla tradizione marxista, ammesso e non concesso che questi ultimi le abbiano mai lette…

I fattori della produzione sono tre: la terra, la cui remunerazione è la rendita, il capitale, la cui remunerazione è il profitto, ed il lavoro, la cui remunerazione è il salario.

Però nella vulgata popolare lo scontro è tra capitale e… tra capitale e…

Tra capitale e lavoro.

E la rendita?

Scomparsa dai radar.

Il vero capolavoro.