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Archivio per la categoria ‘LAICITÀ’

Quanto è laico l’associazionismo non profit?

Dal sito Internet http://popoffquotidiano.it/2015/05/05/quanto-e-laico-lassociazionismo-non-profit/

QUANTO È LAICO L’ASSOCIAZIONISMO NON PROFIT?

di Marco Vulcano

Una domanda semplice e diretta, eppure finora praticamente nessuno ci aveva pensato. Quanto è laico l’associazionismo non profit?

La risposta, sotto forma di classifica, prova a darla l’UAAR – Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti – che con il suo Laicometro stila un elenco di 40 associazioni scelte tra quelle maggiormente destinatarie del 5 per mille, alle quali viene attribuito un punteggio che permette di valutarne il tasso di laicità.

La ricerca, condotta dai soci UAAR, non ha pretese scientifiche né statistiche, ed è stata condotta perlopiù in base a quanto disponibile sui siti internet dei soggetti associativi analizzati.

«Uno strumento assolutamente da perfezionare», puntualizzano gli autori della ricerca, ma sicuramente utile per analizzare quanto il mondo del non profit sia laico, pur non essendo tenuto a esserlo. E proprio questo è il punto. Perché, come sottolinea il sito Internet dell’associazione di atei e agnostici, «è legittimo avere finalità confessionali o clericali, ma è altrettanto legittimo darne notizia a tutti i potenziali interessati». Soprattutto se si è tra i principali destinatari di quella che, seppure volontaria, è una forma di finanziamento pubblico, come il 5 per mille.

I criteri esaminati nel Laicometro sono cinque: lo statuto dell’associazione, la neutralità dei propri spazi, la pluralità dei convegni organizzati, la non organizzazione e promozione di eventi di culto e l’attenzione per alcuni temi come la laicità della spesa pubblica e della scuola, i diritti riproduttivi e di famiglia, i diritti sessuali, le scelte sul fine vita e la libertà di espressione.

Per ciascuno dei criteri analizzati, a ogni associazione è stato assegnato un punteggio compreso tra +2 e -2. Il massimo per chi dimostra un impegno concreto pubblico in direzione laica, il minimo per le associazioni impegnate in modo manifesto nella direzione contraria. E le sorprese non mancano.

Il primo posto della classifica delle associazioni più laiche è condiviso a pari merito tra ActionAid e Amnesty International, entrambe con un punteggio complessivo di 4 punti e il massimo di attenzione per i temi laici. Subito dietro, con 3 punti totali, AMREF, AUSER, Federconsumatori e FISH.

La maglia nera della laicità spetta ad Ai.Bi.-Amici dei bambini, che in tutti i criteri segna un impegno concreto in direzione opposta rispetto alla laicità, totalizzando 10 punti in negativo. Poco meglio, ma ugualmente molto male, AISLA e ANT Italia.

Libera si posizione abbastanza bene, con 2 punti totali, AMREF con 3 e Save The Children con 1.

Male il Telefono Azzuro, che ottiene un voto negativo di 2 punti così come l’ANPI, che fa addirittura registrare il massimo di negatività alla voce “assenza di atti di culto”. Un probabile influsso delle eccessive contaminazioni piddine.

Di seguito i cinque criteri esaminati con i relativi punteggi:

+2 impegno concreto pubblico in direzione laica

+1 impegno al proprio interno in direzione laica

0 neutralità

–1 impegno al proprio interno nella direzione opposta

–2 impegno concreto pubblico nella direzione opposta.

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“Stop al Concordato per lo Stato laico”

Dal sito Internet http://www.metronews.it/master.php?pagina=notizia.php&id_notizia=19329

“STOP AL CONCORDATO PER LO STATO LAICO”

di Stefania Divertito

Intervista a Raffaele Càrcano è il segretario nazionale dell’Unione Atei, Agnostici e Razionalisti (UAAR).

DOMANDA. Domani presenterete le 20.000 firme raccolte su Change.org. Chiedete l’abolizione del Concordato. In un Paese in cui non si sono tolti i crocifissi dai tribunali il vostro obiettivo è utopistico?

RISPOSTA. «Beh, una provocazione. Ma non fine a se stessa».

D. Cosa pensate di ottenere?

R. «Porre la questione sul tavolo».

D. Poniamola.

R. «Noi non siamo contro la religione. Ma consideriamo assurdo quanto lo Stato debba spendere per la Chiesa. Parliamo di 6 miliardi di euro l’anno che senza il Concordato resterebbero nelle tasche dello Stato. Gli insegnanti di religione sono scelti dal vescovo e pagati dallo Stato, i cappellani, e così via».

D. L’obiettivo è ambizioso. Ventimila firme non sono poche?

R. «Potevano esserci più firme ma il nostro obiettivo è sensibilizzare».

D. Una volta c’era la DC. Ora la DC è sparsa in quasi tutti i partiti. La vostra battaglia è più difficile?

R. «Sì, ma è una battaglia che dobbiamo condurre tra la gente. Poi certo se una legge elettorale permetterà di scegliere i politici, agiremo di conseguenza».

D. Con questo Papa sarà possibile aprire un dibattito su questi temi?

R. «Il Papa ha detto che vuole una Chiesa più povera e senza privilegi. Bisognerebbe trovare i politici con la forza di agire di conseguenza».

Atei perseguitati in Bangladesh. Proteste in Italia

Dal sito Internet http://popoff.globalist.it/Detail_News_Display?ID=71634&typeb=0&Atei-perseguitati-in-Bangladesh-Proteste-in-Italia

 

ATEI PERSEGUITATI IN BANGLADESH. PROTESTE IN ITALIA

 

di Cinzia Gubbini

 

Succede in Bangladesh nel silenzio quasi totale: l’uccisione di un noto blogger considerato uno strenuo difensore dei diritti umani, il ferimento di un altro, una partecipatissima manifestazione per “impiccare i blogger atei”. Il tutto mentre il governo ufficiale sostanzialmente dà ragione agli islamici estremisti, e blocca i siti che vengono considerati “offensivi per la religione”. In Occidente? Tutto tace.

A prendere parola ci pensa adesso l’Unione degli Atei, Agnostici e Razionalisti, l’associazione il cui presidente onorario è Margherita Hack. L’UAAR ha scritto una lettera al presidente del Consiglio Mario Monti, e un’altra missiva alle organizzazioni islamiche italiane. Ha inoltre lanciato una petizione attraverso Change.org e per domani 18 aprile ha organizzato un sit-in alle 15,30 a piazza Pitagora a Roma, in coincidenza con la consegna delle prima 1.500 firme alla ambasciata del Bangladesh.

Hamed Rajib Haider era un blogger molto conosciuto in Pakistan: con altre persone si batteva affinché il partito islamista Jamaat-el-Islami fosse messo al bando e processati i suoi capi per “crimini contro l’umanità” perpetrati durante la guerra di liberazione del 1971. Haider aveva ricevuto molte minacce ed è stato ucciso, vicino alla sua casa a Dhaka, nel febbraio di quest’anno. L’uccisione aveva creato reazioni anche molto dure in rete contro l’Islam e la religione. Ne era seguita una manifestazione di 5.000 persone in cui alcuni cartelli chiedevano addirittura di “impiccare i blogger atei”. La risposta del governo? La richiesta a blogger e giornali di “moderare i toni” per non “offendere il sentimento religioso”, ma anche fatti: due siti sono stati chiusi, secondo la posizione del governo seguendo le linee guida della Legge sull’informazione, la comunicazione e la tecnologia. Comunque, censura. E un atteggiamento lassista a fronte di una concretissima uccisione.

“Quei festini dei preti così segreti e affollati”

Dal quotidiano gratuito City del 30 maggio 2011

 

“QUEI FESTINI DEI PRETI COSÌ SEGRETI E AFFOLLATI”

 

di Angela Geraci

 

Carmelo Abbate è autore di “Sex and the Vatican Viaggio segreto nel regno dei casti” (Piemme). Un’inchiesta-choc sulla intensa vita sessuale dei preti. Di cui in Italia non si parla.

 

DOMANDA. Partiamo dall’inizio: come è nata l’idea di indagare su questo argomento?

RISPOSTA. «Per caso. L’estate scorsa mi chiama un mio amico gay di Roma e tra una cosa e l’altra mi dice che in una sauna ha avuto un’avventura con un ragazzo: un prete. L’ha proprio ammesso: “Che male c’è? Siamo tanti, forse hai un’idea arcaica dei preti”. Poi l’ha invitato a una festa: “Ci saranno altri come me”».

 

D. A quella festa lei è andato fingendosi gay. Ed è iniziata l’inchiesta sul campo.

R. «Sì. A dir la verità il prete gay non mi pareva una novità, ma mi colpiva il fatto che vivesse così alla luce del sole, nelle saune, organizzando festini… Mi sono detto: fammi andare a vedere se è vero. E non solo era vero ma era un fenomeno più grande di quello che pensassi. Ho scritto subito un lungo articolo per il mio giornale, Panorama».

 

D. E il Vaticano come ha reagito?

R. «La reazione ufficiale è stata: “Sono solo tre mele marce: il resto della Chiesa è pulito”. Non potevano confutare ciò che dicevo: avevo prove solide (una telecamera nascosta). Ho voluto vedere se davvero fossero solo “tre mele” e per 7 mesi ho lavorato intensamente al libro: erano ben più di tre».

 

D. Nel suo libro raccoglie testimonianze da tutto il mondo in effetti, dall’Italia alla Polonia, dalla Francia all’Africa, al Brasile.

R. «L’ho fatto con l’aiuto di collaboratori e colleghi bravissimi, ci tengo a dirlo. Senta un po’ di dati. Non sono dati ISTAT o della BCE ma rendono l’idea. Negli USA, dice l’autorevole Richard Sipe, almeno il 25% dei preti ha una compagna, un altro 30% è gay e un altro 25-30% ha avuto un rapporto occasionale».

 

D. Ma è l’85%!

R. «E posso continuare: in Germania un prete su tre ha una partner segreta (lo dice il teologo Eugen Drewermann); in Svizzera c’è un’associazione per le donne che hanno relazioni con preti: sono 500 e ci sarebbero almeno 100 bimbi nati da queste storie».

 

D. La doppia vita di cui parla in “Sex and the Vatican” riguarda infatti preti gay, preti con compagne, figli nati da queste unioni. E poi ci sono anche le suore.

R. «Suore lesbiche, costrette ad abortire, violentate. Come la religiosa indiana che mi ha raccontato del prete brasiliano che obbligava lei e le altre a rapporti con lui, rapporti saffici, multipli. L’hanno denunciato e sono state trasferite».

 

D. La soluzione della Chiesa sembra sempre essere il trasferimento. Succede pure con i preti pedofili. A proposito, perché lei non ne parla?

R. «Per scelta. Secondo me la pedofilia è la punta dell’iceberg – aberrante, atroce e orribile – di un fenomeno più grande e importante».

 

D. Cioè?

R. «L’approccio alla sessualità da parte della Chiesa cattolica è talmente folle, fuori dal tempo e mortificante che alla fine spinge le persone che ne fanno parte verso comportamenti sessuali estremi. Vede, anche don Seppia (il prete pedofilo di Genova arrestato, ndr) era ossessionato dal sesso. C’è una bella differenza, e va fatta, fra chi violenta i bimbi e chi fa festini gay. Ma alla base c’è lo stesso malessere di fondo: il voto di castità e il celibato non funzionano. La Chiesa lo sa bene ma non fa nulla. E la sessualità è il terreno su cui rischia di giocarsi definitivamente la sua credibilità».

 

D. Lei è cattolico?

R. «Sì. E proprio da buon cattolico sogno una Chiesa serena, trasparente, aperta a tutti, a ogni forma d’amore e in cui chi ne fa parte trovi conforto e non catene. Spesso i preti con una vita sessuale segreta sono eccellenti preti ma vivere di segreti e bugie è pesante. Cadono nell’alcol e nella depressione. Sono soli. Qui non stiamo parlando di quattro preti sporcaccioni ma della vita di tantissimi uomini e donne».

 

D. Va ancora a messa?

R. «Mi sforzo di andarci. Ma detesto la doppia morale della Chiesa: gay e lesbiche sono intrinsecamente malvagi in generale ma vanno bene se sono dentro la Chiesa purché non facciano scoppiare scandali».

 

D. Manderebbe i suoi figli in una scuola cattolica?

R. «Mai, se ne avessi».

 

D. Il suo libro sta avendo grande successo in Francia, è uscito in Belgio, Svizzera e ora Canada. In Italia è in libreria da un mese ma non ne parla quasi nessuno. Anche il Guardian ha denunciato questo muro di silenzio.

R. «All’agenzia France Press il Vaticano e la Cei hanno detto: “Non bisogna parlare di questo libro, non bisogna fare pubblicità”. Questo silenzio in Italia colpisce molto: City è il primo quotidiano che mi intervista».

 

D. Qual è stato il momento più difficile della sua inchiesta?

R. «Nei festini romani mi sono trovato in situazioni che per un eterosessuale come me erano quantomeno imbarazzanti. Mi ha aiutato la determinazione di andare avanti col mio lavoro».

Preti pedofili, “Le parole non bastano”

Dal quotidiano gratuito Metro del 20 maggio 2011

 

“LE PAROLE NON BASTANO”

 

di Stefania Divertito

 

Luigi Irdi, giornalista, è il curatore del libro “Il peccato nascosto” (edizione Nutrimenti) scritto da un “insider” e pertanto anonimo. Pubblicato l’anno scorso, è ancora di bruciante attualità.

 

DOMANDA. Pedofilia nella Chiesa. Dall’anno scorso ad oggi le gerarchie vaticane hanno mutato il loro atteggiamento rispetto a questa tragedia.

RISPOSTA. «Sì, certo, le parole di Bagnasco colpiscono e non metto in dubbio la sua buona fede. Ma non basta. Direi che giocoforza se ne sono occupati. Le cose cambieranno quando il Papa dirà: “Cari fedeli, se dovesse accadere un reato del genere rivolgetevi soprattutto a Polizia e Carabinieri”. Invece stiamo ancora a discutere di morale e di peccati. È soprattutto un reato penale, poi un peccato».

 

D. Ora però le vittime escono di più allo scoperto, si riuniscono in un’associazione, iniziano i processi.

R. «Alzo il tiro. Nella cattolicissima Irlanda il governo ha nominato la commissione Murphy che ha scoperchiato il pentolone degli orrori. A quando una commissione governativa in Italia?».

 

D. In Irlanda era diventato un caso nazionale con centinaia di abusi segnalati…

R. «Anche in Italia ce ne sono tantissimi, mi creda. Tantissimi».

“Scientology & co. centri occulti di potere”

Dal quotidiano gratuito City del 28 aprile 2011

 

“SCIENTOLOGY & CO. CENTRI OCCULTI DI POTERE”

 

di Angelo Paura

 

Stefano Pitrelli insieme a Gianni Del Vecchio ha scritto “Occulto Italia”, inchiesta sugli intrecci tra le sette e il potere nel nostro Paese.

 

DOMANDA. Scientology, Damanhur, Umanisti, Ontopsicologia, e ancora i buddisti della Soka Gakkai. In Italia ormai sono diventate un sistema con un giro di milioni di euro e migliaia di adepti. Perché un libro su di loro?

RISPOSTA. «Abbiamo provato a dimostrare che ci sono grandi interessi economici in queste sette: se prendi le cifre che girano intorno a Damanhur, a Scientology, agli Umanisti, tutti gli oggetti sacri, gli amuleti, i corsi che vendono, ti accorgi che c’è un’economia fiorente. Quantificarla? Quasi impossibile: non sono sempre trasparenti».

 

D. Queste sette, scrivete, crescono e si evolvono fino a diventare centri di potere occulto, entrando nella politica, nelle istituzioni e nelle aziende: in che modo si muovono?

R. «Ogni organizzazione ha i suoi uffici stampa, ha giornali e siti web: più capiscono che è necessario comunicare bene le loro istanze e più si evolvono, si gonfiano. Scientology ad esempio è un miracolo del marketing».

 

D. Nel libro emerge che Scientology si nasconde, crea decine di ONLUS che sembra non abbiano nulla a che vedere con il loro gruppo…

R. «Esatto. Abbiamo sottolineato proprio questo aspetto. Si riescono a infiltrare nella politica, nella scuola, nelle università e nel mondo dello spettacolo attraverso gruppi di facciata: è un meccanismo simile a quello dell’economia. Se un’impresa non vuole comparire apre scatole cinesi. Appare solo il gruppo di facciata, ma non l’azienda che si nasconde dietro».

 

D. Un doppio livello?

R. «In quasi tutte le sette esiste un marketing di doppio livello: da un lato a chi è interessato si fanno vedere per ciò che sono, dall’altro si nascondono per trovare agganci. Ad esempio fuggono dai giornalisti che fanno inchieste, temono che i loro punti deboli possano venire a galla».

 

D. Chi casca in questo vortice?

R. «Agganciano chiunque, non solo gli “stupidi” o i “creduloni”: nessuno può pensare di esserne immune. In tutta la nostra lunga inchiesta abbiamo incontrato persone tutt’altro che folli. Gente istruita, spesso liberi professionisti di un certo livello. Stiamo parlando anche di quella classe media che porta avanti il Paese».

 

D. Nel mondo della politica come funziona?

R. «Loro sono in grado di offrire a ogni politico ciò che vuole. Sono trasversali. Al di là delle ideologie offrono un bacino di elettori fedeli».

 

D. Nel libro c’è l’imbarazzo della scelta: da Di Pietro (vicino agli Umanisti) ai Verdi (legati a Damanhur) per passare a Dell’Utri (Ontopsicologia) e alla Protezione Civile (Scientology)…

R. «Per fare una battuta gli unici a restarne fuori sono quelli dell’UDC, hanno un altro punto di riferimento».

 

D. Leggendo la parte di Damanhur ammetto di esserne rimasto un po’ affascinato: il tempio sotterraneo, gli ecovillaggi…

R. «È il doppio livello. Si pongono tutti in apparenza in maniera genuina: chi può dire sì alla droga, o dire no alla pace o al disarmo nucleare? Riescono ad attirare l’attenzione: però il cittadino deve chiedersi il perché di tutte queste campagne. Sono anche un mezzo per fare proselitismo».

 

D. Quindi non siete rimasti neppure per un attimo affascinati?

R. «Noi abbiamo un’impostazione scientifico-cartesiana. Siamo d’inspirazione illuministica».

 

D. Anche la chiesa nei millenni è diventata un centro di potere, ci sono differenze rispetto alle sette che avete analizzato?

R. «La vera differenza è legata ai “costi di uscita”: nelle grandi religioni, dal cristianesimo all’induismo, se sei un credente e perdi la fede non hai problemi a uscirne. Nelle sette è molto più difficile: ti seguono, cercano di farti rientrare, diventi il nemico».

 

D. Si possono sradicare?

R. «Io e Gianni non abbiamo scritto il libro per sradicarle: abbiamo solo documentato sistemi che manipolano le persone per portarli all’attenzione del pubblico. Il nostro lavoro finisce qui».

 

D. In che modo siete riusciti ad agganciare i fuoriusciti?

R. «Passando quasi tutta l’estate a parlare con loro e a convincerli che non eravamo inviati delle sette. Ci siamo conquistati la loro fiducia, abbiamo verificato le loro storie e poi le abbiamo raccontate. Così com’erano».

 

D. Nell’inchiesta, che è sempre rigorosa e scientifica, in certi passaggi si nota un po’ d’ironia…

R. «Quando parli di uno scimmione che arriva dallo spazio nei boschi di Ivrea come fai a non esitare? Lasciamo che il dubbio faccia nascere un sorriso».

Contraccezione a ostacoli

Dal quotidiano gratuito Metro del 14 aprile 2011

 

CONTRACCEZIONE A OSTACOLI

 

Nessun contraccettivo per un’italiana su due tra i 18 e i 45 anni. Tra queste, solo un terzo lo fa per scelta perché vuole avere figli, gli altri due terzi “rischiano”. È quanto emerge da uno studio della GFK Eurisko – condotto via web su un campione di 2.030 donne – sull’utilizzo dei contraccettivi ormonali. Un metodo utilizzato da un quarto delle done intervistate, che però evidenziano un rapporto di “amore e odio”.

Tra libertà e ansia

Con la pillola, l’80% delle donne coinvolte nell’indagine si sentono “libere di vivere la propria sessualità, sicure e tranquille” (in modo significativamente superiore a tutti gli altri metodi contraccettivi). Ma l’altra faccia sono i disturbi fisici (come gonfiore e ritenzione idrica) che spesso spingono all’abbandono e l’ansia di dimenticarsi di prenderla: un’eventualità capitata ad 8 donne su 10 (superabile con i nuovi contraccettivi ormonali a impianto sottocutaneo che durano tre anni). In generale, però, circa un terzo delle intervistate – pur essendo “molto attente e consapevoli” – vivono in modo “poco sereno” la contraccezione. Ancora più ad ostacoli è il ricorso alla contraccezione di emergenza (la “pillola del giorno dopo”) che vede in Italia una delle incidenze più basse in Europa: il 2,5% delle donne tra i 15 e i 49 anni (contro il 15% della Norvegia). Nel nostro Paese, però, nel 51% dei casi le donne si vedono rifiutare la richiesta di prescrizione medica (nell’85% dei casi con la giustificazione della “clausola di coscienza”). Il dato emerge dalle 8.000 richieste arrivate in tre anni a “SOS pillola del giorno dopo”, un servizio di orientamento e prescrizione gratuita curato dall’associazione Vita di donna. E a telefonare al 333.9856046 sono soprattutto donne del Centro-Sud che si dichiarano di religione cattolica.

 

LE CIFRE

 

Il 50% delle italiane tra i 18 e i 45 anni fanno sesso senza utilizzare alcun contraccettivo.

Il 25% quelle che ricorrono a un contraccettivo di tipo ormonale.

Il 2,5% le donne italiane tra i 15 e i 49 anni che ricorrono alla pillola del giorno dopo.

Il 51% dei casi viene negata la prescrizione della pillola del giorno dopo dai medici.

8.000 le richieste di aiuto arrivate in tre anni al servizio “SOS pillola del giorno dopo” curato dall’associazione Vita di donna.