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Archivio per la categoria ‘CONSUMO CRITICO’

Detersivi per la casa aumentano rischio danni ai polmoni

Dal sito Internet http://www.greenstyle.it/detersivi-per-la-casa-aumentano-rischio-danni-ai-polmoni-203080.html

DETERSIVI PER LA CASA AUMENTANO RISCHIO DANNI AI POLMONI

di Claudio Schirru

L’utilizzo di prodotti chimici per la pulizia della casa può aumentare il rischio di danni ai polmoni. A sostenerlo uno studio norvegese, condotto dai ricercatori dell’Università di Bergen e realizzato analizzando i dati forniti dallo European Community Respiratory Health Survey (ECRHS).

L’analisi dei ricercatori norvegesi ha riguardato l’impiego di prodotti chimici per la pulizia della casa da parte di 5.000 donne, i cui profili clinici sono stati valutati nell’arco di 20 anni. Netto il divario di rischio tra coloro che dedicavano alle pulizie domestiche la maggior parte del tempo, eventualmente anche per lavoro, e le restanti: le più esposte mostravano una maggiore riduzione delle funzionalità polmonari, nella misura di circa il 17%.

Coloro che limitano la propria esposizione agli agenti chimici a quella generata dalla pulizia delle proprie superfici domestiche evidenzierebbero una riduzione delle funzionalità polmonari fino al 14%. Gli effetti dell’esposizione agli agenti chimici comporterebbero inoltre, spiegano gli esperti, una maggiore propensione a sviluppare patologie polmonari ostruttive croniche (COPD) tra cui la cronicizzazione di bronchiti ed enfisemi.

Secondo quanto ha sottolineato il Prof. Oistein Svanes, autore principale dello studio e ricercatore presso l’Università di Bergen, molta attenzione dovrebbe essere posta riguardo l’esatto contenuto dei detersivi che si vaporizzano durante le pulizie domestiche: “Dobbiamo cominciare a essere molto più consapevoli degli agenti chimici che rilasciamo nell’aria che respiriamo quando utilizziamo cose come i detersivi spray”.

Un parere condiviso anche dal Prof. Jørgen Vestbo, presidente dell’ERS (European Respiratory Society) e docente di Medicina Respiratoria presso la University of Manchester, che sottolinea le possibili ripercussioni per i lavoratori: “I detersivi per la pulizia della casa possono mettere la salute delle persone a rischio, quindi le persone dovrebbero essere consapevoli dei rischi e compiere dei passi per mitigarne gli effetti.

Se le persone fossero sinceramente preoccupate si assicurerebbero di discutere di ogni sintomo e possibile connessione con il proprio luogo di lavoro con il proprio medico”.

I risultati ottenuti dallo studio norvegese rientrano in una più ampia campagna promossa proprio dalla European Respiratory Society, insieme con la European Lung Foundation, la “Healthy Lungs for Life”. I risultati completi dello studio verranno presentati durante lo European Respiratory Society’s International Congress in programma sabato 3 settembre 2016.

Il vero prezzo della frutta tropicale

Dal sito Internet http://www.econewsweb.it/it/2016/06/07/vero-prezzo-frutta-tropicale/#.V1fr4P7Vy70

IL VERO PREZZO DELLA FRUTTA TROPICALE

di Veronica Ulivieri

Qual è il prezzo reale della frutta tropicale a basso costo? Al supermercato la paghiamo pochi euro al chilo, anche meno di 1 euro nel caso delle banane, ma non sappiamo che dietro quelle offerte così convenienti si nascondono metodi di coltivazione ad alto impatto ambientale e violazioni delle leggi sul lavoro. Mentre la situazione in molti casi sta peggiorando, 19 organizzazioni di tutto il mondo hanno deciso di avviare la campagna Make Fruit Fair!, con l’obiettivo di chiedere azioni concrete a governi e grande distribuzione, sensibilizzare i consumatori e migliorare quindi le condizioni di vita e di lavoro di centinaia di migliaia di persone che coltivano, raccolgono e impacchettano la frutta tropicale. “Gli esempi più importanti sono banane e ananas: la banana è il frutto più commercializzato a livello mondiale, coltivato in più di 150 Paesi, vengono prodotte 107 milioni di tonnellate all’anno. Il commercio internazionale di ananas si sta espandendo rapidamente, uno ogni due frutti viene prodotto per l’esportazione”, spiegano i responsabili della campagna, che nel nostro Paese è coordinata dalla Ong GVC Italia.

In particolare, sul piano ambientale molti problemi sono legati al fatto che le coltivazioni di questa frutta sono monocolture intensive, con un massiccio uso di sostanze chimiche. Nel caso delle banane, addirittura, il 97% di quelle commercializzate a livello internazionale sono di un’unica varietà, la Cavendish. “Questa mancanza di diversità genetica rende le banane molto vulnerabili di fronte a parassiti, funghi e malattie e quindi vengono usate grosse quantità di insetticidi e pesticidi. Man mano che parassiti e organismi patogeni si adattano, è necessario usare pesticidi sempre più forti e dannosi. La maggior parte dei proprietari delle piantagioni spenderà più soldi in sostanze chimiche che in forza lavoro”. Non va meglio nelle coltivazioni di ananas, dove gli erbicidi usati sono dalle 10 alle 15 volte superiori di quelli sparsi su altri tipi di piante.

Gli effetti sono gravissimi. Le coltivazioni di ananas si trovano nelle aree di foreste pluviali: le forti piogge portano così questi veleni nelle falde acquifere, nei laghi e nei fiumi e contaminano fonti idriche di comunità anche a distanze di 100 metri dalla piantagione. I pesci muoiono, mentre le persone, inconsapevoli, bevono l’acqua contaminata e la usano per lavarsi e cucinare. “Si stima che l’85% dei composti chimici spruzzati con gli aerei non si depositino sulle coltivazioni, ma saturino tutta la zona circostante, compresi i lavoratori, le loro abitazioni e il cibo. Le leggi che impediscono ai lavoratori di trovarsi nei campi durante lo spargimento dei pesticidi vengono regolarmente violate”, continuano le Ong, tra le quali c’è anche Oxfam Germania e organizzazioni di Camerun, Colombia, Ecuador e Windward Islands, nelle Piccole Antille. Gli impatti sulla salute di chi lavora nelle piantagioni sono numerosi: vanno dalla depressione al cancro, dagli aborti spontanei alle malformazioni neonatali.

Gli impatti sociali non sono meno allarmanti. In Paesi come la Repubblica Dominicana e il Costa Rica, molti lavoratori sono migranti a cui pochi diritti vengono riconosciuti. Spesso i braccianti delle piantagioni sono assunti attraverso intermediari: così per loro diventa molto difficile organizzarsi in sindacati, mentre la paga è ancora più bassa. Le donne spesso lavorano anche 14 ore al giorno, e molte, oltre alla sistematica violazione dei loro diritti, devono subire sul posto di lavoro anche violenze sessuali.

Mele trattate con cera: come capirlo e come toglierla

Dal sito Internet http://www.greenstyle.it/mele-trattate-con-cera-come-capirlo-e-come-toglierla-190982.html

MELE TRATTATE CON CERA: COME CAPIRLO E COME TOGLIERLA

di Rossana Andreato

Quando andiamo al supermercato a fare la spesa ci fermiamo davanti al reparto frutta e verdura e cerchiamo di prendere i prodotti più colorati e meno ammaccati, non ci viene da pensare a come possono essere trattati per apparire così allettanti e lucidi ai nostri occhi.

Le mele per esempio spesso sono trattate niente di meno che con la cera, che le fa apparire più lucide e dall’aspetto più uniforme. Un piccolo esperimento a questo proposito potrebbe aiutare: se versiamo dell’acqua bollente sopra le mele che abbiamo acquistato potremmo vedere apparire dopo un po’ uno strato bianco opaco. Si tratta proprio del rivestimento di cera che vi è stato applicato in superficie.

Non è sicuramente una bella scoperta e con questo aspetto la nostra mela non sarà più invitante come prima. È possibile però lavarle con attenzione in modo da poterle consumare anche con la buccia che, oltre a essere ricca di sapore, ha in sé notevoli proprietà tra le quali, secondo alcuni studi, anche proprietà antitumorali.

Ecco un rimedio per pulire le nostre mele: si può utilizzare una quantità d’acqua tiepida (variabile a seconda del numero di mele da pulire) alla quale avremo aggiunto del bicarbonato e del succo di limone. Aiutandosi con uno spazzolino e un po’ di olio di gomito è possibile lavare via tutta la cera dalla superfice e le mele saranno pronte al consumo.

Meglio quindi procedere ad un’accurata pulizia ogni volta prima del consumo di frutta e verdura, soprattutto quando a doverla mangiare sono i bambini. In ogni caso scegliendo prodotti locali e/o biologici è più probabile che ci siano meno trattamenti e frutta e verdura siano quindi più naturali.

Casa efficiente, 5 consigli per l’arrivo della primavera

Dal sito Internet http://www.tekneco.it/energia/casa-efficiente-5-consigli-per-larrivo-della-primavera/

CASA EFFICIENTE, 5 CONSIGLI PER L’ARRIVO DELLA PRIMAVERA

di Redazione Web

Con il sole e le temperature più miti arriva anche il momento di fare quei piccoli interventi che sono stati rimandati per tutto l’inverno, alcuni dei quali davvero semplici, ma indispensabili per mantenere efficienti gli impianti domestici di gas, luce e acqua salvaguardando nel tempo costi e consumo d’energia. Ecco una serie di utili consigli che è bene osservare in questo periodo per evitare guasti futuri e soprattutto sprechi di denaro.

Caldaia

La revisione della caldaia è obbligatoria e tutti si affrettano a farla con i primi freddi dell’autunno, quando i tecnici specializzati della propria marca sono tutti impegnati. Farlo in primavera, dopo l’uso intensivo a cui l’abbiamo sottoposta durante tutto l’inverno, è una buona abitudine. Un altro suggerimento è di abbassare la temperatura massima dell’acqua sanitaria (quella che esce dalla doccia e dai rubinetti) a un livello adeguato al clima più mite (nei mesi più caldi a 40°); anche un solo grado in meno può consentire risparmi in bolletta fino al 5%. Non dimenticare neppure di commutare la caldaia in modalità “estate”, come indicato anche da ogni manuale utente. Infine, laddove vi sia installato un cronotermostato o un termostato elettronico, è buona norma ricordarsi di togliere le batterie, per evitare un inutile consumo.

Impianto idraulico

Ruggine e gelo sono i nemici principali, soprattutto per le case che sono state chiuse per qualche tempo, come le seconde abitazioni al mare e in montagna. Verificate lo stato delle tubature e intervenite subito, prima dell’autunno.

Aria condizionata

Prima che arrivi il caldo e si scopra che il condizionatore ha qualche problema, magari in un’infernale notte afosa, meglio controllarlo ora e, nel caso, chiamate per tempo il tecnico di fiducia. Ricordatevi, inoltre, di verificare i filtri pulendoli o cambiandoli, per un corretto filtraggio dell’aria.

Impianto elettrico

Anche se è un’attività da fare con regolarità, approfittate per controllare i cavi di alimentazione dei vostri elettrodomestici (ferro da stiro, aspirapolvere, etc.) che, costantemente sollecitati dall’uso, possono presentare fili scoperti in prossimità delle prese o danneggiamenti degli stessi. Evitate l’uso di prese multiple e, se non ne potete farne a meno, utilizzate le cosiddette ciabatte omologate, ma avendo l’accortezza di non collegare a esse elettrodomestici ad alto assorbimento di energia per evitare un surriscaldamento con il rischio di provocare pericolosi corto circuiti. Sempre in tema di impianto elettrico, sarebbe buona norma installare degli interruttori nel quadro elettrico principale che isolino la corrente in specifiche zone dalla casa, così che sia più agevole intervenire sull’impianto senza dover staccare la corrente in tutta l’abitazione.

Infissi, balconi, cancelli

La primavera si presta anche per un controllo degli eventuali danni che l’inverno e le basse temperature possono aver causato all’esterno della vostra casa. Date perciò un occhio alle tegole del tetto o alle piastrelle delle terrazze e dei balconi, così come alle inferriate che andrebbero sostituite se sono in cattivo stato. Stessa cosa per porte e cancelli: nei casi peggiori la neve o il ghiaccio possono aver rovinato possono aver rovinato la rotaia e il canale di scorrimento dei cancelli.

“Una costante e attenta manutenzione della propria casa, può generare fino al 20% di risparmio sia sui costi di energia che di intervento da parte di tecnici specializzati”, afferma Lionello Guelfi – amministratore delegato di HomeServe Italia l’azienda che ha stilato l’elenco dei 5 consigli. “Da un’analisi delle tipologie delle chiamate che arrivano al nostro call center, ci rendiamo conto che un terzo dei guasti lamentati dagli utenti può essere evitato con qualche piccola accortezza o con una manutenzione più costante nel tempo. Per questo HomeServe cerca di favorire, insieme alle utility italiane partner strategici sul territorio, una cultura della prevenzione in ambito domestico, promuovendo servizi ai consumatori che garantiscano tranquillità, efficienza e risparmio”.

Coppetta mestruale: tutto quello che c’è da sapere

Dal sito Internet http://www.greenme.it/vivere/salute-e-benessere/19826-coppetta-mestruale

COPPETTA MESTRUALE: TUTTO QUELLO CHE C’È DA SAPERE

di Marta Albè

La coppetta mestruale è una piccola grande rivoluzione tutta al femminile. Chi usa già la coppetta mestruale conosce bene la grande libertà che può donare ad ogni donna. La coppetta mestruale è igienica, pratica, comoda, ecologica e davvero facile da utilizzare dopo aver preso confidenza con questa novità.

La coppetta mestruale ha una lunga storia alle spalle. Negli ultimi anni si è finalmente fatta strada anche in Italia e sta aiutando molte donne a vivere il periodo del ciclo in modo decisamente più sereno.

Consideriamo la coppetta mestruale una delle migliori alternative agli assorbenti usa-e-getta, ai salvaslip e ai tamponi sia dal punto di vista ecologico che per quanto riguarda la salute e il risparmio. Sempre più donne stanno optando per la coppetta mestruale perché i suoi benefici sono sempre più noti e per il desiderio di un maggior rispetto dell’ambiente nella vita quotidiana oltre che per risparmiare sull’acquisto degli assorbenti.

Impariamo a conoscere meglio la coppetta mestruale, scopriamo quali sono i maggiori vantaggi e benefici, come scegliere quella più adatta a noi, senza dimenticare cosa ne pensano i ginecologi.

La storia della coppetta mestruale

Quando è nata la prima coppetta mestruale? Conoscete la storia della coppetta mestruale? La prima coppetta mestruale moderna, simile a quella che usiamo oggi, è stata inventata negli Stati Uniti nel 1937 da Leona Chalmers. Brevettò una coppetta mestruale in lattice. Durante la seconda guerra mondiale l’azienda produttrice della prima coppetta mestruale non aveva a disposizione lattice a sufficienza per continuare a realizzarla. La produzione si fermò momentaneamente ma negli anni ‘50 Leona Chalmers migliorò il progetto e brevettò un nuovo modello di coppetta mestruale.

La prima coppetta mestruale si chiamava Tassette. Fu prodotta negli Stati Uniti fino al 1963 ma non ebbe una grande fortuna. Negli anni ‘70 in Finlandia e negli USA iniziò una piccola produzione di coppette mestruali usa-e-getta. Negli anni ‘80 ecco la creazione della coppetta mestruale The Keeper, realizzata in lattice e ancora in vendita oggi. All’inizio del XXI secolo ecco una svolta importante per la coppetta mestruale: l’introduzione di un nuovo materiale, il silicone ad uso medico.

Così anche le donne allergiche al lattice potevano iniziare ad utilizzare la coppetta mestruale. Oggi sia negli Stati Uniti che in Italia e in Europa vengono prodotte coppette mestruali di diverse marche, modelli, colori, dimensioni e materiali, per andare incontro alle esigenze di tutte le donne.

Luoghi comuni sulla coppetta mestruale

Quali sono le scuse più diffuse per non iniziare ad utilizzare la coppetta mestruale? Quali sono i luoghi comuni sulla coppetta? “Non è igienica”, “Sono sempre fuori casa”, “Non so come rimuoverla”, “Costa troppo”: ecco alcune delle scuse più comuni che bloccano chi non ha mai provato ad utilizzare la coppetta mestruale e teme il cambiamento.

Innanzitutto bisogna specificare che ci si può avvicinare all’utilizzo della coppetta mestruale con calma e gradualità. Alcune persone passano in modo molto rapido dagli assorbenti usa-e-getta alla coppetta perché non incontrano nessun problema, altre donne invece hanno qualche titubanza. L’importante è prendersi il tempo che serve, se lo si desidera, e imparare a prendere più confidenza sia con il proprio corpo che con la coppetta stessa.

Ad esempio, chi ha dei dubbi per quanto riguarda l’igiene della coppetta mestruale, dovrebbe tenere conto che la nostra amata coppetta va sterilizzata sia al primo utilizzo, cioè all’inizio del ciclo, sia all’ultimo utilizzo, prima di riporla in attesa del mese successivo. La si può anche sterilizzare tra un cambio e l’altro e si possono tenere a disposizione una o due coppette di scorta già sterilizzate per garantire la massima pulizia. Inoltre, soprattutto rispetto agli assorbenti esterni, con la coppetta mestruale la sensazione personale di maggiore freschezza e pulizia è immediata. Basta provare per rendersene conto.

E per quanto riguarda il costo della coppetta mestruale? In vendita troviamo coppette di prezzi diversi. Ognuna di voi potrà orientarsi nella scelta della prima coppetta anche in base al costo. In ogni caso, qualsiasi sia il costo della coppetta, il suo prezzo sarà sempre inferiore a quanto spenderemmo in un anno circa per acquistare tamponi e assorbenti esterni. Una coppetta mestruale, con la corretta manutenzione, può durare anche 10 anni per via della sua resistenza e flessibilità. Anche chi preferisce alternare la coppetta mestruale a assorbenti, tamponi e salvaslip, in base alle proprie esigenze, vedrà comunque un risparmio, dato che potrà ridurre l’acquisto di prodotti usa-e-getta.

Chi passa molto tempo fuori casa e chi fa sport potrà incontrare dei vantaggi nell’utilizzo della coppetta mestruale. Si tratta soprattutto di una maggiore comodità e di una riduzione delle preoccupazioni rispetto alle classiche problematiche legate al ciclo. Forse servirà qualche tentativo per abituarsi a svuotare e indossare di nuovo la coppetta in un bagno diverso da quello di casa propria, ma in questo caso avere a disposizione delle salviettine umidificate, una bottiglietta d’acqua e un gel igienizzante per le mani può essere un aiuto davvero prezioso per rendere più facile e sicura l’operazione ‘cambio della coppetta’ anche fuori casa.

Benefici e vantaggi della coppetta mestruale

Quali sono i maggiori vantaggi e benefici della coppetta mestruale? I benefici della coppetta sono davvero numerosi. Ogni donna che utilizza la coppetta mestruale da qualche tempo potrebbe raccontare come questo semplice oggetto ha cambiato la sua vita durante i giorni delle mestruazioni.

La coppetta mestruale è prima di tutto una garanzia di grande libertà. Ci si sente più libere quando si è fuori casa, quando si pratica sport, durante i viaggi e in generale in qualsiasi movimento. La presenza della coppetta mestruale non si nota dall’esterno e non è per nulla fastidiosa per chi la indossa.

Da questo punto di vista a volte è necessario fare un po’ di pratica per il corretto inserimento della coppetta mestruale, trovare la giusta angolazione, regolare – se occorre – la lunghezza del gambo e imparare a capire quando la coppetta è posizionata in modo corretto. Si tratta comunque di accorgimenti molto semplici che consentono di vivere al meglio e senza problemi i giorni delle mestruazioni proprio grazie alla coppetta mestruale.

Con la coppetta si evitano gli arrossamenti e le irritazioni che si possono presentare a causa del contatto delle parti intime con gli assorbenti esterni. L’igiene personale grazie alla coppetta diventa molto più semplice. La pelle non rimane a contatto con l’umidità o con sostanze indesiderate. Ad esempio gli assorbenti esterni possono contenere profumazioni sintetiche e altre sostanze in grado di causare irritazioni, mentre gli assorbenti interni possono contenere tracce di cloro o di altre sostanze indesiderate (è recente il caso delle tracce di glifosato nei salvaslip ‘ecologici’). Da questo punto di vista la coppetta mestruale garantisce una sicurezza maggiore per via dell’utilizzo di materiali approvati a livello medico.

Non possiamo tralasciare i vantaggi ecologici della coppetta mestruale. La coppetta mestruale è amica dell’ambiente perché aiuta le donne a ridurre i rifiuti prodotti con l’utilizzo di salvaslip, tamponi e assorbenti usa-e-getta. Chi inizia ad utilizzare la coppetta mestruale smette di utilizzare gli assorbenti o comunque ne usa molti di meno e solo quando serve in base alle proprie esigenze personali. In questo modo i rifiuti non riciclabili che inquinano il nostro pianeta iniziano a ridursi, un po’ come avviene per il mondo dei neonati, quando i genitori iniziano ad affiancare ai classici pannolini usa-e-getta i pannolini lavabili. Gli assorbenti usa-e-getta sono certamente tra i prodotti a cui possiamo provare a rinunciare per ridurre i rifiuti.

Abbiamo già accennato al risparmio che l’acquisto di una coppetta mestruale può garantire rispetto agli assorbenti usa-e-getta e i conti sono presto fatti: basta calcolare quando spenderemmo per gli assorbenti in un anno e moltiplicare la cifra ottenuta per 5 o 10 anni o comunque in base al tempo di utilizzo che prevediamo per la nostra coppetta. Grazie alla coppetta mestruale le donne possono dare un forte contributo personale per arginare la cultura dell’usa-e-getta e possono risparmiare da 40 a 80 euro all’anno sull’acquisto degli assorbenti e di altri prodotti pensati per il ciclo mestruale.

Infine, a differenza dei tamponi interni, la coppetta mestruale, fino a oggi, non ha provocato nessun caso riconosciuto di Sindrome da Shock Tossico (TSS).

Come scegliere la coppetta mestruale

La scelta della coppetta mestruale è una questione molto personale. Per scegliere al meglio la vostra coppetta mestruale dovreste tenere conto della vostra età, del fatto di avere già partorito oppure no (in particolare con un parto naturale), della tonicità del vostro pavimento pelvico, dell’intensità del vostro flusso mestruale, delle dimensioni della coppetta stessa ma anche della sua capienza e flessibilità.

È possibile che per andare incontro a tutte le vostre esigenze abbiate bisogno di acquistare più di una coppetta o di procedere per tentativi. Ecco alcuni consigli utili per scegliere la coppetta mestruale che fa per voi.

Il materiale della coppetta mestruale

Le coppette mestruali più diffuse vengono prodotte utilizzando silicone di qualità medica, un materiale sicuro, igienico, flessibile ed anallergico. Un altro materiale utilizzato per realizzare le coppette mestruali è il TPE (elastomero termoplastico).

Sia il TPE che il silicone medicale sono ipo-allergenici, privi di lattice, senza BPA, senza ftalati e non sbiancati. Grazie a queste caratteristiche entrambi i materiali sono sicuri e non provocano allergie, come invece poteva accadere con le prime coppette mestruali che venivano fabbricate in lattice. Silicone medicale e TPE resistono alle alte temperature e sono flessibili e morbidi in modo che indossare la coppetta mestruale risulti davvero confortevole.

Quale taglia scegliere

Esistono diverse taglie per le coppette mestruali a seconda dei modelli disponibili e delle case produttrici. In genere per ogni modello di coppetta mestruale esistono almeno due taglie: una taglia S o taglia 1, più piccola e meno capiente, e una taglia L o taglia 2, di dimensioni più grandi e più capiente. Esistono anche coppette mestruali di dimensioni medie (taglia M).

Le coppette mestruali più piccole sono consigliate solitamente durante i giorni di flusso leggero del ciclo mestruale e alle donne più giovani, al di sotto dei 30 anni e che non hanno ancora partorito.

Le coppette mestruali più grandi invece di solito vanno bene per chi ha un flusso mestruale abbondante, per i giorni più intensi del ciclo, durante la notte e per le donne di età superiore ai 30 anni e che hanno già partorito.

Non si tratta però di regole fisse dato che l’anatomia di ogni donna è diversa così come l’intensità del flusso mestruale. Il consiglio per chi sperimenta la prima volta la coppetta mestruale è di sceglierne una di dimensioni medie o piccole per prendere confidenza con questa novità.

Qual è la coppetta mestruale giusta per te

La scelta della coppetta mestruale non si basa soltanto sulle sue dimensioni, sull’età della donna o sul fatto che abbia partorito oppure no. Infatti le coppette mestruale si differenziano tra loro anche per un altro elemento: la flessibilità.

Ci sono coppette mestruali più morbide e flessibili ed altre coppette che invece risultano più rigide. Chi utilizza per la prima volta una coppetta mestruale probabilmente si troverà meglio a fare pratica con un modello morbido e flessibile.

Un’altra variabile riguarda invece le condizioni fisiche della donna e la tonicità del pavimento pelvico. Chi pratica sport o non ha ancora partorito potrebbe avere un pavimento pelvico tonico e trovarsi meglio con una coppetta mestruale meno flessibile piuttosto che con una coppetta mestruale molto morbida. Si tratta comunque di aspetti soggettivi che ogni donna saprà valutare quando proverà per la prima volta la coppetta mestruale.

Una coppetta mestruale adatta a tutte dovrebbe essere di dimensione e di flessibilità media. La scelta del modello può dipendere anche dalla posizione della cervice uterina: in questo caso fate attenzione anche alla lunghezza della coppetta mestruale stessa e del suo gambo. Chi ha la cervice posizionata verso il basso potrebbe trovarsi meglio con una coppetta più corta o forse preferirà accorciare il gambo.

Come si usa la coppetta mestruale

Una comune coppetta mestruale contiene 30 ml di sangue (la capienza può variare in base alle dimensioni delle diverse coppette), cioè circa un terzo di quanto si perde in un ciclo “medio”. A partire da questo dato potrete comprendere meglio quando sarà necessario svuotare e reinserire la coppetta mestruale.

Per usare al meglio la coppetta mestruale basta seguire 3 semplici regole:

1) Sterilizzare la coppetta mestruale per 5 minuti in un pentolino con acqua bollente prima di iniziare ad utilizzarla con il nuovo ciclo e poi sterilizzarla di nuovo alla fine del ciclo.

2) Risciacquare bene la coppetta mestruale ogni volta che la si estrae, prima di inserirla di nuovo. Lavatevi le mani prima di questa operazione. La vagina non è un ambiente sterile. È sufficiente risciacquare bene la coppetta mestruale semplicemente con dell’acqua prima di reinserirla.

3) Imparare a inserire e a rimuovere la coppetta mestruale nel modo che risulta più comodo per voi e così da posizionarla in maniera corretta per evitare perdite. Meglio tenere le unghie corte per evitare di farsi male durante l’inserimento e la rimozione della coppetta mestruale.

Come inserire la coppetta mestruale

1) Tenete presente che la coppetta mestruale si inserisce nel canale vaginale, ma va posizionata più in basso rispetto ad un assorbente interno.

2) La coppetta mestruale va piegata prima dell’inserimento. La piega più semplice per inserire la coppetta mestruale è quella a “C” in cui sostanzialmente la si piega a metà.

3) Afferrate saldamente la coppetta mestruale tenendola dal gambo e avvicinatela alla vagina con il bordo rivolto verso l’alto.

4) Per inserire bene la coppetta mestruale meglio provare ad accovacciarsi oppure a sedersi sul bidet. Questi consigli sono molto utili per fare pratica. La coppetta mestruale si può inserire sia da sedute, che da accovacciate o in piedi. Ogni donna troverà la posizione e la tecnica che preferisce.

5) La coppette mestruale si apre durante l’inserimento in vagina. Perché funzioni e si posizioni al meglio la coppetta deve aprirsi del tutto. Il trucco per posizionarla al meglio è di farla ruotare leggermente tenendola alla base dopo averla inserita.

Come piegare la coppetta mestruale

Esistono diversi modi per piegare la coppetta mestruale. Le piegature più classiche sono quelle a “C” e a “S”. Online si trovano diversi tutorial che mostrano come piegare la coppetta mestruale. Vi suggeriamo di guardare questo video per imparare a piegare la coppetta mestruale in vari modi e scegliere la piegatura più adatta a voi.

Come rimuovere la coppetta mestruale

1) La coppetta mestruale va svuotata in media da 2 a 4 volte al giorno e può essere utilizzata senza problemi durante la notte.

2) Per rimuovere la coppetta mestruale meglio lavare bene le mani per poi accovacciarsi e afferrarla delicatamente alla base inserendo le dita all’interno della vagina.

3) In questa fase è necessario mettersi in una posizione comoda e rilassare bene i muscoli. Premere la coppetta mestruale alla base serve per permettere il rilascio dell’aria in modo che i bordi della coppetta non risultino più aderenti alle pareti vaginali.

4) A questo punto potrete muovere delicatamente la coppetta da un lato all’altro tirandola verso il basso fino ad estrarla completamente.

5) Ora non resta che svuotare la coppetta rovesciandone il contenuto, risciacquarla e reinserirla.

Come disinfettare la coppetta mestruale

1) Lavate bene la coppetta mestruale dopo l’ultimo utilizzo.

2) Se nei forellini della coppetta mestruale dovessero essere rimasti dei residui, completate la pulizia della coppetta con l’aiuto di uno spazzolino morbido.

3) Portate ad ebollizione dell’acqua in un pentolino.

4) Immergete la coppetta mestruale per 5 minuti in acqua bollente.

5) Asciugate con cura la vostra coppetta mestruale e riponetela in un sacchetto di cotone fino al prossimo utilizzo.

Esistono anche dei contenitori appositi per sterilizzare la coppetta mestruale in microonde e dei prodotti ecologici per la pulizia della coppetta mestruale, utili soprattutto quando ci si trova fuori casa.

Se la vostra coppetta mestruale si è ingiallita, immergetela in acqua calda con un cucchiaino di percarbonato di sodio, un agente sbiancante ecologico che potrete acquistare online o nei negozi di prodotti naturali e che è anche molto utile per sostituire la candeggina durante il bucato.

Controindicazioni e svantaggi della coppetta mestruale

Esistono davvero delle controindicazioni o degli svantaggi nell’utilizzo della coppetta mestruale? In realtà la coppetta mestruale è completamente igienica e sicura per le donne e lo è ancora di più se si rispettano alcune regole di buon senso. La più semplice è quella di lavarsi bene le mani prima di utilizzare la coppetta e di risciacquarla con acqua (e eventualmente con un pochino di detergente intimo) tra lo svuotamento e il reinserimento.

All’inizio imparare ad utilizzare bene la coppetta mestruale può richiedere un pochino di tempo e di pazienza. Imparare ad usare la coppetta può essere una buona occasione proprio per dedicare più tempo a se stesse e alla propria salute.

Una delle problematiche più comuni che chi inizia ad utilizzare la coppetta mestruale può incontrare riguarda le piccole perdite dopo l’inserimento. Se ci sono delle perdite significa che la coppetta non è stata inserita in modo corretto e che bisogna rimuoverla e riprovare. Infatti la coppetta ben posizionata crea un sigillo che impedisce le perdite.

Nei primi tempi inoltre bisognerà fare attenzione a capire quale sarà il momento giusto per svuotare la coppetta mestruale e per reinserirla soprattutto in base al giorno del ciclo e all’abbondanza del flusso. Si tratta comunque di una questione di abitudine e almeno all’inizio ci si può regolare tenendo presenti le tempistiche che si seguivano per il cambio dell’assorbente, per comprendere quale sia la vera quantità del flusso raccolto dalla coppetta.

È utile avere a disposizione due coppette di dimensioni diverse: una coppetta più grande per i giorni di flusso più abbondante e per la notte e una coppetta più piccola da usare negli ultimi giorni delle mestruazioni, quando il flusso è più leggero.

Può darsi che alcune donne non possano usare la coppetta mestruale a causa di particolari condizioni di salute o perché hanno subito un’operazione chirurgica. In caso di qualsiasi dubbio o perplessità sul tema coppetta e salute e sull’utilizzo più corretto della coppetta mestruale vi invitiamo a consultare il vostro ginecologo di fiducia.

Le opinioni dei ginecologi sulla coppetta mestruale

Sempre più ginecologi conoscono la coppetta mestruale e sono favorevoli al suo utilizzo soprattutto dal punto igienico e per via della grande libertà che questo cambiamento può donare alle donne.

La dottoressa Marcella Saponaro, ginecologa di Roma, ad esempio spiega come in base alle ultime indagini cliniche la coppetta mestruale possa ovviare a molti dei disagi descritti dalle donne per quanto riguarda le mestruazioni e l’uso di assorbenti interni grazie alla sua alta tollerabilità ed ecogenicità. In particolare la dottoressa sottolinea che: “Per le pazienti che possiedono minore confidenza col proprio corpo a volte l’impatto risulta più indaginoso, ma dopo pochi giorni il facile utilizzo le rassicura e acquistano padronanza della coppetta, organizzandosi sempre meglio. Io consiglio di svuotarla di frequente per evitare ristagni prolungati, ma devo ammettere che finora nessuna paziente ha riportato disagi flogistici né tanto meno allergici, anzi hanno potuto prevenire agevolmente quelli presenti. Alcune pazienti sono anche più motivate in quanto sensibili al tema dei rifiuti ambientali o del risparmio economico che col tempo si acquista”.

In questo video la dottoressa Francesca Canegallo, ginecologa presso AIED Genova, spiega perché e come utilizzare la coppetta mestruale, sottolineando la sua igienicità: il flusso mestruale infatti non rimane a contatto con le pareti vaginali e evita la proliferazione batterica. La dottoressa spiega, in particolare, che chi ha un flusso medio-leggero proprio grazie alla coppetta mestruale può godere di un’autonomia fuori casa pari a 8-12 ore.

Guardate il video per scoprire i consigli della ginecologa sull’utilizzo corretto della coppetta mestruale.

Dove acquistare la coppetta mestruale

Negli ultimi anni la coppetta mestruale è sempre più diffusa. Vi consigliamo di cercarla in farmacia, in erboristeria, nei negozi di prodotti biologici e alle fiere del naturale. A volte le coppette mestruali si trovano in vendita anche al supermercato.

Il modo più semplice per trovare la coppetta mestruale che cercate è fare una ricerca sul web e sui siti delle diverse marche. Sono ormai infatti numerosi gli shop online che mettono in vendita coppette mestruali di diverse marche e modelli, accompagnate da immagini e dettagli utili per comprendere meglio le caratteristiche dei diversi prodotti.

Comprare e vendere usato: ecco quanto fa bene all’ambiente secondo uno studio svedese

Dal sito Internet http://www.lifegate.it/persone/news/comprare-e-vendere-usato-ecco-quanto-fa-bene-allambiente-secondo-uno-studio-svedese

COMPRARE E VENDERE USATO: ECCO QUANTO FA BENE ALL’AMBIENTE SECONDO UNO STUDIO SVEDESE

di Stefano Carnazzi

Gli annunci online e la nascita delle piattaforme per lo scambio degli oggetti usati hanno dato in tutto il mondo un formidabile impulso alla compravendita dell’usato.

Si tratta di risparmio. E non solo di soldi. Quanto questo fenomeno globale faccia anche bene all’ambiente è stato oggetto di uno studio pubblicato dal titolo “Second Hand Effect” (pubblicato qui in italiano) dell’Istituto Svedese di Ricerca Ambientale (IVL), commissionato dallo Schibsted Media Group, multinazionale norvegese delle piattaforme online per la compravendita dell’usato (in Italia è presente con Subito.it).

Lo studio sui risparmi ambientali dell’usato in 5 Paesi tra cui l’Italia

Lo studio ha preso in considerazione le compravendite di beni usati avvenute nel 2015 sui cinque mercati più grandi di Schibsted Media Group: Subito (Italia), Vibbo (Spagna), Leboncoin (Francia), Blocket (Svezia) e Finn (Norvegia). Secondo i ricercatori l’acquisto di oggetti – dagli arredi alle automobili – di seconda mano ha permesso di evitare complessivamente l’immissione nell’atmosfera di oltre 12,5 milioni di tonnellate di CO2, derivanti dal fatto di non aver prodotto quei beni nuovi e dal non aver buttato in discarica quelli vecchi.

Un quantitativo notevole, pari a 1.100 voli intorno al mondo a bordo di un Airbus 380.

Gli italiani hanno contribuito a questo risultato effettuando compravendite di usato su Subito.it per 3,4 milioni di tonnellate di CO2, una quantità equivalente al blocco totale del traffico per 32 mesi a Milano o per 10 mesi a Roma, alle emissioni annuali di 373.626 italiani, a 3,6 milioni di viaggi in aereo Milano-New York, alla produzione di 5,2 miliardi di tonnellate di pasta.

Come sono stati calcolati i risparmi ecologici della compravendita dell’usato

La quota maggioritaria dei risparmi in termini di CO2 è quella dei veicoli di seconda mano, che solo in Italia hanno permesso di evitare l’immissione nell’atmosfera di 2,7 milioni di tonnellate di CO2 (10 milioni sui 5 Paesi).

Seguono poi i beni delle categorie casa e persona con 576.000 tonnellate (2,1 milioni totali), elettronica con 254.000 (650.000 totali) e sport e hobby con 41.000 (170.000 totali).

I ricercatori dell’IVL hanno elaborato i dati analizzando un campione di annunci d’usato pubblicati sui siti oggetto dello studio. Per ogni categoria di oggetti è stato calcolato l’impatto ambientale medio a partire dai vari materiali che lo compongono: per esempio un divano o una sedia nella categoria “Arredamento e casalinghi” sono mediamente formati dal 30% di legno, 11% di acciaio, 18% di polipropilene, 20% di poliuretano, 10% di poliestere, 7% di cotone, 3% di pelle, 1% di lana.

Quanto pesa in CO2 uno smartphone

Per ogni bene è stato poi calcolato l’impatto ambientale derivante dall’estrazione della materia prima, dalla lavorazione dei materiali di cui è composto e dal processo di dismissione.

Per esempio, uno smartphone nuovo in termini di CO2 può pesare circa 75 kg, così suddivisi:

estrazione dei materiali: 7 kg

produzione del telefono: 45 kg

distribuzione ai punti vedita: 7 kg

utilizzo (ricarica della batteria): 13 kg

smaltimento: 1 kg

Produrre auto, smartphone, arredi e oggetti d’uso quotidiano costa, in termini d’impiego di materie prime ed energia, così come smaltirli quando non servono più. Ecco perché la compravendita dell’usato può essere un’alternativa intelligente e sostenibile.

Mestruazioni: 5 alternative agli assorbenti usa-e-getta

Dal sito Internet http://www.greenme.it/vivere/salute-e-benessere/19802-alternative-assorbenti-interni

MESTRUAZIONI: 5 ALTERNATIVE AGLI ASSORBENTI USA-E-GETTA

di Marta Albè

Sono ormai sempre più note e diffuse le alternative agli assorbenti e ai tamponi usa-e-getta da utilizzare durante le mestruazioni. Chi vuole smettere di usare i comuni assorbenti o comunque provare a ridurre il loro impiego può rivolgersi ad uno dei prodotti mestruali eco-friendly pensati per proteggere l’ambiente e la salute.

Il prodotto più famoso è probabilmente la coppetta mestruale, ma chi per il momento non se la sente di provarla può comunque sperimentare qualcosa di diverso, a partire, ad esempio, dagli assorbenti e dai salvaslip lavabili e riutilizzabili.

Le alternative agli assorbenti usa-e-getta ci aiutano a ridurre i rifiuti e a prenderci cura con più attenzione della nostra igiene durante le mestruazioni. Vivere i giorni del ciclo in modo più consapevole è un prezioso aiuto per la salute e per sentirsi meglio. Ecco quali sono le alternative eco-friendly per i giorni del ciclo.

1) Coppetta mestruale

La coppetta mestruale è ormai l’alternativa più diffusa agli assorbenti usa-e-getta sia esterni che interni. Vi avevamo già parlato dei principali motivi per iniziare ad usare la coppetta mestruale. La coppetta mestruale permette di ridurre i rifiuti, di risparmiare, di muoversi più liberamente, di curare meglio la propria igiene durante il ciclo e di sentirsi più comode al mare, in piscina, in palestra e durante le attività sportive. Basta tenere presenti le comuni regole di igiene per utilizzare la coppetta mestruale al meglio e senza problemi.

2) Assorbenti lavabili

Gli assorbenti lavabili possono sostituire facilmente gli assorbenti usa-e-getta o i salvaslip a seconda delle proprie esigenze. Esistono assorbenti e salvaslip lavabili in diversi formati e con vari gradi di assorbenza, a seconda delle marche e di chi li produce. È anche possibile realizzare e cucire a mano degli assorbenti o dei salvaslip lavabili. Gli assorbenti lavabili si trovano facilmente in vendita sul web e alcuni prodotti aderiscono a progetti per supportare una migliore igiene mestruale per le ragazze e le donne che vivono nei Paesi poveri e che durante il ciclo sono costrette ad assentarsi da scuola o dal lavoro perché non hanno a disposizione delle protezioni adatte.

Per imparare a realizzare a mano un assorbente lavabile, guardate questo video.

3) Mutandine assorbenti lavabili

Alcune aziende attente alla salute mestruale delle donne e alla protezione dell’ambiente hanno pensato di mettere in vendita, oltre agli assorbenti lavabili e alle coppette mestruali, delle speciali mutandine adatte ad assorbire il flusso durante i giorni delle mestruazioni. Grazie alle mutandine assorbenti lavabili non serve utilizzare altre protezioni. Le mutandine contengono degli inserti assorbenti rimovibili, sostituibili e riutilizzabili. Tra le mutandine assorbenti lavabili in vendita troviamo le proposte di Lunapads e Thinx. Le mutandine assorbenti fanno parte di alcuni progetti per favorire una migliore igiene mestruale per le donne che vivono nei Paesi in via di sviluppo.

4) Assorbenti interni autoprodotti

C’è anche chi ha pensato di realizzare a maglia degli assorbenti interni autoprodotti. Ve ne avevamo parlato qualche tempo fa, quando un’artigiana ha iniziato a realizzarli a mano con filo di cotone e fibra di bambù e a metterli in vendita su Etsy. Sul web si trovano alcuni tutorial per realizzare gli assorbenti interni riutilizzabili.

5) Spugnette e tamponi soffici in spugna

Un’ultima alternativa agli assorbenti e ai tamponi usa-e-getta è rappresentata dalle spugnette naturali e dai tamponi soffici in spugna. Basta una piccola ricerca online per trovare questi prodotti. I tamponi in spugna e le spugnette vanno sciacquati e lavati con acqua fredda. La frequenza di sostituzione varia in base al flusso. Le dimensioni dei tamponi e delle spugnette riutilizzabili cambiano a seconda del flusso. Qui e qui maggiori informazioni.

Avete già provato qualcuna di queste alternative?

Perché utilizzare le erbe di campo in cucina

Dal sito Internet http://www.lifegate.it/persone/stile-di-vita/la_cucina_con_le_erbe_di_campo

PERCHÉ UTILIZZARE LE ERBE DI CAMPO IN CUCINA

di Paola Magni

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Versatili e gustose, le erbe di campo possiedono virtù depurative e stimolanti per l’organismo. I nostri antenati lo sapevano bene e le utilizzavano molto, noi invece abbiamo perso quasi del tutto questa conoscenza. Forse perché siamo abituati a nutrirci con monotonia: oggigiorno una trentina di piante copre il 95% del fabbisogno nutritivo mondiale. Consumare le piante spontanee è importante perché aumenta la gamma di sostanze nutritive e benefiche assunte con gli alimenti e ci permette di riscoprire vecchi sapori, sorprendentemente gustosi: i sapori della natura non addomesticata.

Ecco alcune fra le piante selvatiche più comuni e dalle spiccate virtù gastronomiche.

Ortica

Ricca di aminoacidi, proteine, sali minerali, vitamine. Si cucina come gli spinaci e va trattata assolutamente coi guanti.

Erba porcellana

Cresce nei luoghi umidi ma assolati. Le sue foglie tenere, succose e carnose sono il gustoso complemento di insalate crude o cotte. È una buona fonte di vitamina C, rinfrescante, depurativa e tiene sotto controllo il colesterolo.

Polmonaria

Dalle foglie costellate di macchie bianche, ottime nelle minestre. Il succo fresco delle sue foglie contiene una certa quantità di vitamine A e C. Si raccoglie prima che compaiano i fiori.

Tarassaco

Le foglie giovani, crude o cotte, depurano, forniscono vitamine, proteggono il fegato e rendono luminosa la pelle. I boccioli dei fiori si mettono sott’aceto come i capperi.

Viola mammola

Dai profumati fiori violetto porpora. Raccolti appena sbocciati, recidendoli senza il picciolo, si mescolano alle insalate o si usano per preparare sfiziosi gelati. Si possono anche seccare al buio in luogo ventilato e caldo e conservare in recipienti di vetro al riparo dalla luce.

Solidarietà: è boom a Trieste per la Spesa SOSpesa

Dal sito Internet http://www.vita.it/it/article/2016/03/30/solidarieta-e-boom-a-trieste-per-la-spesa-sospesa/138819/

SOLIDARIETÀ: È BOOM A TRIESTE PER LA SPESA SOSPESA

di Gabriella Meroni

Ottomila euro raccolti, un centinaio di famiglie indigenti aiutate. Sono questi i numeri dell’iniziativa contro la povertà “La spesa SOSpesa”, ideata dal Centro Servizi Volontariato del Friuli Venezia Giulia con Coop Alleanza 3.0 e il Comune di Trieste per aiutare le famiglie di Trieste in situazione di fragilità economica.

Il meccanismo del progetto, operativo da meno di sei mesi, è semplice. “La Spesa SOSpesa” punta ad aiutare le famiglie in difficoltà attivando un percorso virtuoso per favorire il circuito del dono e dell’aiuto sul modello del più famoso “caffè sospeso” di tradizione napoletana. In questo caso a essere donati alle casse sono soprattutto i “resti” del denaro impiegato per gli acquisti. Facendo la spesa alle casse dei supermercati Coop chiunque lo desidera può donare 1 euro o multipli e incrementare un fondo che viene destinato alle famiglie in difficoltà. Il denaro ogni settimana viene trasformato in buoni spesa (da 50 o 80 euro) che vengono assegnati di volta in volta alle famiglie individuate dai servizi sociali comunali o dalle associazioni del territorio attive nell’ambito del contrasto alla povertà.

Un ulteriore valore del progetto è la sua capacità di mettere in contatto la popolazione con le associazioni del territorio. Per rendere l’idea del successo dell’iniziativa, i dati registrano ben 99 famiglie beneficiarie da ottobre a oggi, la partecipazione di 11 punti vendita nella rete Coop Alleanza 3.0 di Trieste, nei quali hanno prestato la propria opera complessivamente 80 volontari delle associazioni coordinate dal Centro Servizi Volontariato. «Siamo molto soddisfatti dei risultati di questo progetto di solidarietà che mette al centro il territorio e le sue esigenze – ha detto Dino Bomben, vicepresidente vicario e Marketing sociale di Coop Alleanza 3.0 – e il nostro obiettivo è di estenderlo ai 48 negozi della Cooperativa dell’intera regione».

Il costo dell’acqua in Italia aumenta ancora: 376 euro la tariffa media annuale

Dal sito Internet http://www.vita.it/it/article/2016/03/30/il-costo-dellacqua-in-italia-aumenta-ancora-376-euro-la-tariffa-media-/138822/

IL COSTO DELL’ACQUA IN ITALIA AUMENTA ANCORA: 376 EURO LA TARIFFA MEDIA ANNUALE

di Redazione

Cittadinanzattiva pubblica il dossier 2016 “Servizio idrico integrato” con i dati dell’Osservatorio Prezzi e Tariffe. Le città più care sono Grosseto e Siena, Isernia la più economica. Nel Lazio la dispersione arriva al 60%.

Prendendo in considerazione le singole componenti del servizio idrico integrato, la tariffa più alta per il servizio di acquedotto è applicata nella città di Pesaro e Urbino (€ 371) con una spesa di oltre 37 volte superiore a quella riscontrata nella città di Aosta (€ 10). Depurazione e fognatura costano complessivamente di più a Carrara (€ 294), circa 7 volte di più rispetto a Imperia (€ 40). La quota fissa più elevata è a Gorizia (€ 108), 29 volte superiore a quella di Milano (€ 3,70).

Non è migliore il dato sulla dispersione idrica: in Italia in media un terzo dell’acqua immessa nelle tubature va sprecata; nelle aree meridionali del Paese si arriva al 43%, ma a livello regionale le più sprecone sono Lazio (60% il livello di dispersione idrica nel 2014) e Sardegna (52%).

Relativamente più virtuose il Trentino Alto Adige con il 18% di dispersione idrica, le Marche al 19%, Valle d’Aosta al 21% e Lombardia al 22%. Già due le condanne ricevute dall’Italia da parte della Corte di Giustizia Europea per inadempienze su sistema delle reti fognarie e trattamento delle acque reflue. Nel 2014 è stata avviata una nuova procedura di infrazione che interessa 817 agglomerati di cui 175 in Sicilia, 128 in Calabria e 108 in Campania. A questo si aggiungono le indagini istruttorie dell’Antitrust nei confronti di quattro società che gestiscono il servizio idrico: Abbanoa (Sardegna), ACEA Ato2 (Lazio centrale e Roma), Gori (Campania), CITL (provincia di Caserta): nel complesso le società in questione sono state sanzionate per pratiche commerciali scorrette nella procedure di fatturazione, richieste di pagamento di morosità pregresse ai nuovi clienti subentranti, modalità di gestione dei reclami e procedure di messa in mora e distacco. Non accenna a diminuire il costo dell’acqua: +5,9% rispetto al 2014 e +61,4% rispetto al 2007. Nel 2015 una famiglia italiana ha speso in media 376 euro (erano 355 nel 2014) per il servizio idrico integrato. Le regioni centrali si caratterizzano per tariffe più alte con 511 euro annuali e un maggior incremento rispetto al 2014 (€ 468, +9,2%) Segue l’area settentrionale (+5,1%) e quindi quella meridionale (+3,2%).

A livello regionale, le tariffe più elevate si riscontrano nell’ordine a Toscana, Marche, Umbria, Emilia Romagna e Puglia.

Fra i capoluoghi di provincia, le città più care si confermano essere le toscane: Grosseto e Siena con € 663 prendono il posto occupato nel 2014 da Firenze, seguono Livorno (€ 628), Pisa (€ 621), Carrara (609 €). Isernia si conferma come città meno cara (€ 117, erano 120 nell’anno precedente); segue Milano con i suoi € 140 (ed un aumento del 3%).

La fotografia emerge dall’Osservatorio prezzi e tariffe di Cittadinanzattiva che ha realizzato, per l’undicesimo anno consecutivo, un’indagine sui costi sostenuti dai cittadini per il servizio idrico integrato nel corso del 2015. A livello regionale il triste primato va alla Toscana: la spesa media in un anno è di € 590, con una variazione del 12,2% rispetto al 2014; inoltre, ben nove delle dieci città più costose sono capoluoghi toscani. Evidente rialzo anche in Valle d’Aosta (+10,5%) e in Abruzzo (9,8%).

«Auspichiamo che l’introduzione del nuovo sistema di regole omogenee, in tema di qualità contrattuale, possa essere un primo passo per porre tutti i cittadini italiani in una situazione paritaria a livello di diritti legati agli aspetti commerciali, in attesa di un simile provvedimento sulla qualità tecnica che garantisca a tutti l’accesso e la continuità del servizio stesso. Accanto ai tre elementi indicati dall’Europa: qualità, accessibilità fisica e accessibilità economica riteniamo inoltre indispensabile un ampliamento degli strumenti a tutela del consumatore e una maggiore partecipazione attiva alla definizione del servizio, anche tramite luoghi di consultazione pubblica», afferma Tina Napoli, responsabile politiche dei consumatori di Cittadinanzattiva.

In allegato il dossier completo scaricabile: Il dossier acqua di Cittadinanzattiva

Tra i banchieri d’oro anche quelli di Vicenza premiati per aver frodato migliaia di azionisti

Dal sito Internet http://www.lavocedellevoci.it/?p=5436

TRA I BANCHIERI D’ORO ANCHE QUELLI DI VICENZA PREMIATI PER AVER FRODATO MIGLIAIA DI AZIONISTI

di Elio Lannutti

Sale nel 2014, in Europa e in Italia, il numero dei manager bancari che guadagnano oltre 1 milione di euro. Secondo l’ultimo rapporto dell’EBA, l’autorità bancaria europea con sede a Londra, sono “cresciuti significativamente” nel Vecchio Continente, passando dai 3.178 del 2013 ai 3.865 del 2014 con una crescita del 21,6%. Nel nostro Paese sono saliti da 138 a 153 con una spesa totale di circa 260 milioni di euro, più altri 52 milioni maturati e i cui pagamenti sono dilazionati ai prossimi anni. La retribuzione media di questi top manager è così pari a 1,7 milioni di euro. L’EBA nota come le banche, per allinearsi al tetto ai bonus introdotto dalle norme (pari al 100% della remunerazione fissa), abbiano fatto scendere la quota variabile sul totale.

Tra i 150 manager bancari che hanno guadagnato in Italia stipendi d’oro superiori ad 1 milione di euro (secondo l’EBA, che dovrà aggiornare le remunerazioni del 2015), i banchieri di Vicenza, premiati per aver frodato 117.000 azionisti, dopo che nel 2015 la Popolare di Vicenza ha chiuso l’esercizio con una perdita di 1,4 miliardi e con un crollo del valore delle azioni, svalutate da 62,50 euro a 6,30 euro, la cui azione di responsabilità è stata bocciata da un’attenta regia assembleare.

L’amministratore delegato Francesco Iorio, in carica dallo scorso 1° giugno, ha ricevuto 2,678 milioni di euro, di cui 1,8 milioni come bonus d’ingresso una tantum. Il vicedirettore generale, Jacopo De Francisco, in carica dal 22 giugno 2015, ha percepito 1,02 milioni di euro, di cui 700.000 anche in questo caso come bonus d’ingresso una tantum. L’ex presidente Gianni Zonin ha incassato 1,01 milioni. Dalla relazione sulla remunerazione emerge che l’istituto ha pagato 2,675 milioni di euro di bonus d’ingresso una tantum a sei dirigenti, inclusi i già citati Iorio e De Francisco, e 5,2 milioni di euro di buonuscita a cinque ex dirigenti.

La liquidazione più consistente, pari a 4 milioni di euro, è stata riconosciuta all’ex amministratore delegato, Samuele Sorato, che ne ha incassati già due e incasserà gli altri due con differimento triennale. Per l’ex amministratore delegato, indagato con Zonin per ostacolo all’attività di vigilanza e aggiotaggio, il compenso complessivo del 2015 (si è dimesso il 12 maggio) è stato di 4,6 milioni.

È un vero e proprio scandalo, tollerato dalla Banca d’Italia, offrire liquidazioni e bonus a banchieri di sistema, come Giovanni Zonin ed altri manager con liquidazioni d’oro che, invece di creare valore, hanno distrutto almeno 9 miliardi di euro nella BpVi (tra perdite ed aumenti di capitale). Al contrario bisognerebbe invece sequestrare, per risarcire almeno in parte le vittime di tale dissennata e fraudolenta gestione del credito e del risparmio.

I crediti Etruria regalati agli “amici”

Finisce ancora una volta alle Procure della Repubblica la valutazione dei crediti di Banca Etruria, garantiti anche dagli immobili ed iscritti a bilancio ad un valore minimo del 34%, svalutati dai commissari Riccardo Sora ed Antonio Pironti, con il consenso implicito di Bankitalia ad un prezzo vile del 14,7%, per accontentare gli amici della holding di controllo di Fonspa capeggiati da Lorenzo Bini Smaghi. Adusbef e Federconsumatori, che attendono ancora i risarcimenti per le 130.000 famiglie truffate da Bankitalia e dallo Stato, previste dalla legge di stabilità in scadenza oggi, dopo aver letto l’articolo odierno di Franco Bechis in prima pagina sul quotidiano Libero dal titolo: “Così la Banca d’Italia ha rovinato le banche”, hanno redatto l’ennesimo esposto denuncia inviato ad alcune Procure (tra le quali Roma ed Arezzo), chiedendo di scoperchiare tutti gli affari che si nascondono dietro il regalo alla banca dei vip.

Già il settimanale L’Espresso aveva pubblicato un reportage titolato significativamente “Popolare Etruria, il crac è un affare per la banca dei vip”, notando come dietro la holding di controllo del Fonspa ci fosse «un club esclusivo» che riuniva a vario titolo l’ex presidente dell’ENEL e poi commissario straordinario dell’Ilva, Piero Gnudi, l’ex membro del comitato esecutivo della BCE, Lorenzo Bini Smaghi, l’ex manager di Citigroup Panfilo Tarantelli, la famiglia De Agostini, Alessandro Benetton, l’ex manager FIAT Umberto Quadrino e il presidente dello IOR, Jean Baptiste de Franssu. Una sorta di boutique finanziaria con ottimi nomi alle spalle. Era curioso che fossero riusciti a strappare quei crediti in sofferenza solo quattro giorni prima che Banca Etruria andasse in risoluzione, ad un prezzo vile del 14,7%.

A fare da benchmark, da punto di riferimento per la decisione, è in realtà una operazione conclusasi sul mercato solo pochi giorni prima (il 17 novembre) da parte di Banca Etruria, che in quel momento era amministrata dai commissari scelti dalla Banca d’Italia, ossia il dottor Antonio Pironti e il ragionier Riccardo Sora – ex direttore generale di UBI Banca ed ex commissario di Tercas, Carichieti e Cassa Rimini, per la quale è stato indagato e poi prosciolto grazie a una lettera di manleva di Visco – nominati l’11 febbraio 2015, con un decreto lampo, solo quattro giorni prima che il governatore avesse proposto il commissariamento al ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan.

Deve ora essere scoperchiato da indagini penali, che non possono più essere rinviate, quella cessione di crediti in sofferenza per 284 milioni di euro ceduti a Fonspa, che si è realizzata a un valore netto contabile del 14,7%, a meno di 42 milioni di euro, interpretato dalla Commissione come un punto di riferimento essenziale per determinare a che valore trasferire i crediti in sofferenza alla bad bank italiana, con un prezzo che si sarebbe rivelato capestro sia per i risparmiatori che per le successive operazioni bancarie in Italia, un harakiri per l’Italia e il suo sistema bancario che ha visto, come protagonista, la Banca d’Italia ed i suoi commissari.

Via Nazionale, che ha commissariato con atti d’imperio banche sane, come la Bene Banca Vacienna, per favorire la Banca Popolare di Vicenza dello spicciafaccende Zonin, per il quale neppure è stata votata l’azione di responsabilità da una attenta regia dopo aver frodato con l’intero cda 117.000 azionisti e distrutto valore per oltre 9 miliardi di euro, non può continuare a rovinare i risparmiatori.

Ma quale efficienza! Un elettrodomestico su cinque consuma più di quello che dichiarano i produttori

Dal sito Internet http://www.e-gazette.it/sezione/efficienza-energetica/quale-efficienza-elettrodomestico-cinque-consuma-piu-dichiarano-produt

MA QUALE EFFICIENZA! UN ELETTRODOMESTICO SU CINQUE CONSUMA PIÙ DI QUELLO CHE DICHIARANO I PRODUTTORI

Dal frigo alla lavatrice, dal microonde alla lampadina, un quinto degli elettrodomestici che si trovano nelle case europee consuma più energia di quanto reclamizzato dai produttori. Il dato emerge da un’indagine di MarketWatch , un progetto cofinanziato dalla Commissione Europea che si occupa di testare l’efficienza energetica degli apparecchi elettronici.

Test di laboratorio hanno portato a scoprire un modello di aspirapolvere con consumi del 54% superiori a quelli indicati sulla confezione, un frigo che usa il 12% in più dell’elettricità, una lavastoviglie che necessita di due cicli di lavaggio per pulire correttamente i piatti e una lampadina a Led del 20% meno luminosa di quanto dichiarato. Nel complesso, 18 prodotti su 100 sono risultati non conformi alle leggi europee sull’efficienza.

Secondo gli esperti, ogni anno nel Vecchio Continente si perdono oltre 10 miliardi di euro di risparmi energetici a causa di produttori e rivenditori che non rispettano le norme UE. Ciò va ad intaccare i 465 euro di risparmi medi annuali in bolletta entro 2020 che le famiglie europee avrebbero dovuto ottenere grazie alle misure contenute nelle direttive Ecodesign ed Etichetta Energetica.

“I consumatori stanno ottenendo meno di quanto pensano dai prodotti che comprano”, dice il portavoce di MarketWatch, Jack Hunter. “Le autorità hanno chiaramente più lavoro da fare per proteggere i consumatori e l’ambiente da prodotti che usano più energia di quanto pubblicizzato”.