Sito Pubblico del Social Forum di Terracina

Continuiamo nella nostra analisi su ciò che potrebbe fare l’amministrazione comunale nel campo della prevenzione.

Oggi ci concentriamo sulla sicurezza stradale.

Abbiamo apprezzato il fatto che la Giunta sia intervenuta sul territorio per riparare le buche presenti sul manto stradale. Ma, così, ci si occupa dell’incolumità meccanica delle automobili.

Analogamente, abbiamo apprezzato il progetto di modificare la viabilità all’ingresso della città sulla via Appia, ma, anche in questo caso, la priorità non è la sicurezza e l’incolumità di chi percorre le strade, bensì la scorrevolezza del traffico.

Infine, apprezziamo anche la determinazione con cui l’amministrazione intende installare dei velox nella galleria della circonvallazione di Terracina, ma la finalità dei controlli sulle strade dovrebbe essere PRIORITARIAMENTE il prevenire incidenti, non fare cassa.

Alla luce di tutto ciò, ci permettiamo di segnalare quelle che secondo noi sono le priorità per la sicurezza stradale.

Prima di tutto, sulla strada statale 148 Pontina andrebbero posizionati i guard rail New Jersey per separare le carreggiate nel tratto tra le due rotatorie, a maggior ragione prima che venga aperto il nuovo centro commerciale attualmente in costruzione. I New Jersey costringerebbero i guidatori a cambiare il proprio senso di marcia nelle rotatorie, senza attraversare l’altra carreggiata, riducendo notevolmente il rischio di possibili incidenti con conseguenze pesanti.

Inoltre, andrebbe realizzato un cavalcavia per consentire ai pedoni di attraversare senza rischi la strada statale, recandosi dal mercato settimanale ai supermercati e viceversa.

Sempre sulla Pontina, andrebbe messo in sicurezza lo svincolo per San Vito, sede di frequenti incidenti pericolosi.

Per gli stessi motivi sulla via Appia è necessario installare i semafori all’incrocio per Borgo Hermada. Tra l’altro, svariati cittadini hanno firmato un’apposita petizione per questa specifica questione.

Sempre in quella zona, è pericoloso lo svincolo sull’Appia per la superstrada Frosinone-Mare, dato che chi proviene dall’entroterra spesso si immette sulla strada statale senza rispettare la precedenza.

Su via Pantani da Basso, prima di arrivare a Borgo Hermada, andrebbe posizionato un semaforo intelligente (dotato di sensori che rilevino l’avvicinarsi dei veicoli) all’incrocio con via Circondariale.

Andrebbe poi realizzata una pista ciclabile sulla strada Migliara 58 per ridurre il più possibile i rischi per i braccianti indiani che in bicicletta si recano o tornano dal lavoro. La stessa strada richiede poi un impianto di illuminazione più efficiente e capillare.

Sulle strade di competenza comunale dovrebbero essere installati i guard rail che non costituiscono una minaccia per gli automobilisti e, soprattutto, per i motociclisti.

Invitiamo poi l’amministrazione a ripristinare il funzionamento dei semafori posizionati in alcuni incroci della città, come quello tra via Appia e via Olmata e quello tra viale Europa e via Toscana. In quest’ultimo incrocio, negli anni ’90, uno dei nostri attivisti rimase coinvolto in un pericoloso incidente. All’indomani di quel sinistro, l’attivista scrisse all’allora sindaco Vincenzo Recchia chiedendo l’installazione di semafori. Dopo breve tempo, i semafori furono installati. Tra l’altro, con quello che è costata la gara per l’affidamento del servizio di illuminazione pubblica, è piuttosto sconcertante notare che quei semafori non funzionano da anni.

Riteniamo che vadano posizionati dossi rallentatori su via Olmata, come richiesto da alcuni cittadini ivi residenti, e su viale Leonardo da Vinci.

Altri incroci pericolosi sono quello tra via delle Arene e via Bachelet e quello tra via Firenze e via Caposele, nei pressi dell’ospedale.

Andrebbero poi individuati tutti quegli incroci o quei punti di immissione su strade di scorrimento che richiedono il posizionamento di specchi per migliorare la visibilità.

Si dovrebbe effettuare una ricognizione della segnaletica stradale, per verificare se sia o meno congrua. Ad esempio, in campagna è facile imbattersi, percorrendo strade con diritto di precedenza, in cartelli che indicano l’incrocio senza alcun riferimento alla precedenza stessa. In altre parole, se la strada ha diritto di precedenza il cartello è diverso, non ad x, ma con una delle due strade disegnata in maniera più larga. Vanno evitati pertanto errori del genere che possono trarre in inganno i guidatori.

Infine, dovrebbe essere istituita la Consulta della sicurezza stradale, con il coinvolgimento di cittadini, comitati, associazioni, Polizia Municipale e forze dell’ordine. Tale organo dovrebbe riunirsi periodicamente per stilare interventi da realizzare e successivamente verificare quanto attuato.

Anche i cittadini dovrebbero essere maggiormente coinvolti invitandoli a segnalare ogni situazione di rischio (incroci pericolosi, segnali stradali caduti o non congrui, rami di alberi pericolanti, ecc.), istituendo un apposito numero verde o dedicando a ciò un ufficio della Polizia Municipale, del quale andrebbe divulgato capillarmente il recapito telefonico. In alternativa, i cittadini potrebbero segnalare tali situazioni tramite SMS, Facebook o Twitter, previa creazione del relativo account da parte dell’amministrazione comunale.

Il 16 ottobre è la Giornata mondiale dell’alimentazione.

Che cosa fa il Comune di Terracina per fornire informazioni ai cittadini sulla corretta alimentazione?

Nulla.

A parte, forse, dare il patrocinio a qualche associazione che organizza iniziative in occasione di tale data.

Eppure altri Comuni sono molto attivi su questo fronte.

Il Comune di Ferrara, ad esempio, ha pubblicato sul proprio sito Internet le 10 regole per una sana alimentazione: http://servizi.comune.fe.it/1619/le-dieci-regole-per-una-sana-alimentazione.

Il Comune di Nuvolera (BS) sul proprio sito ha pubblicato i consigli per la corretta alimentazione nella terza età: http://www.comune.nuvolera.bs.it/index.php?option=com_content&view=article&id=196:terza-eta-qualche-consiglio-per-una-corretta-alimentazione.

Il Comune di Pavia ha addirittura elaborato un progetto per la lotta contro la dipendenza da cibo e stili di vita non sani: http://www.retecittasane.it/news/Progetto_Pavia.pdf.

Il Comune di Terracina, invece, è latitante.

Eppure ci sarebbe molto da fare per tutelare la salute dei cittadini cominciando da ciò che si mangia.

Si potrebbero fornire informazioni dettagliate sulla dieta mediterranea, sui cibi più salutari, magari pubblicando sul sito Internet del Comune la piramide alimentare.

Si potrebbero realizzare campagne informative sui sintomi derivanti da carenze di vitamine e sali minerali, sulle caratteristiche e le proprietà delle farine, sugli effetti sulla salute dei prodotti alimentari raffinati.

Si potrebbero effettuare indagini conoscitive per esplorare le abitudini e le problematiche alimentari della popolazione residente e degli immigrati presenti sul territorio.

Si potrebbero realizzare campagne informative sull’equilibrio acido-base nell’alimentazione, sull’acidosi tissutale e metabolica, sui coloranti e i conservanti.

Si dovrebbero divulgare suggerimenti su come riconoscere il pesce fresco e ci si dovrebbe concentrare sui rischi derivanti dal mangiare pesce e carne cruda (in particolare, sui rischi del consumo di sushi e sashimi legati all’Anisakis), nonché promuovere la diffusione degli abbattitori casalinghi, che consentono di raggiungere rapidamente temperature molto basse, sanitizzando il pesce dal parassita Anisakis e consentendo di far passare un alimento bollente dal forno direttamente alla surgelazione, mantenendo inalterate le sue proprietà organolettiche.

Visti i recenti fatti di cronaca (un giovane di Sabaudia in gravi condizioni per aver mangiato un fungo nel bosco), si dovrebbero fornire accurate informazioni, possibilmente nelle scuole, sul riconoscimento dei funghi velenosi.

Nelle mense scolastiche si potrebbero somministrare cibi biologici e a km zero.

La lista dei progetti realizzabili potrebbe continuare a lungo. Ovviamente, si dovrebbe promuovere il più possibile il consumo di prodotti naturali, a km zero e di coltivazione biologica.

Sul punto, ci permettiamo di segnalare una pregevole iniziativa organizzata dalla Bottega Etica Alter-Azione di Terracina, una realtà inaugurata da poco nella nostra città e situata in via Zicchieri n. 2. La Bottega, infatti, ha stipulato con Green Pod, una piccola azienda agricola biodinamica di Pontinia, una collaborazione in base alla quale i residenti a Terracina e nei comuni limitrofi potranno ordinare la cassetta con i prodotti agricoli settimanali presso la Bottega stessa durante la giornata del sabato.

Per informazioni:

https://www.facebook.com/AlterAzioneBottegaEtica

https://www.facebook.com/GreenPodPontinia.

Tutti ricordano il tragico fatto di cronaca avvenuto a Terracina, in piazza Garibaldi, la sera del 26 dicembre 2015.

Qualche giornalista ha scritto che quell’evento è la prova della totale assenza di politiche giovanili nella nostra città.

Noi, invece, riteniamo che la cultura sia la soluzione.

Dove non c’è cultura, impera la noia provinciale e, nello stesso tempo, quest’ultima può essere sconfitta solo con la cultura.

Con una classe dirigente politica locale che non investe in cultura, ma fa un astuto gioco di marketing esaltando la “terracinesitudine” («Terracina è la città più bella del mondo», «Terracina ai terracinesi»), la situazione non potrà che peggiorare. Alla noia delle vasche per “il viale”, si è semplicemente aggiunto un diversivo: le vasche da un’altra parte, però in bicicletta.

Ma le responsabilità non sono solo del settore pubblico. Sono anche individuali e del settore privato.

Come abbiamo già scritto qui (https://terracinasocialforum.wordpress.com/2016/09/23/il-turismo-di-qualita), Terracina è una città di 45.000 abitanti con una sola libreria, per di più minuscola e sprovvista di sala per le presentazioni dei libri.

Inoltre, in città è presente un teatro enorme, un teatro che ci invidia almeno il 70% degli oltre 8.000 Comuni italiani, però la sala viene utilizzata per i film di cassetta e per proiettare le partite di calcio.

Senza considerare una struttura che poteva essere adibita a teatro comunale, in quanto esisteva un vincolo di destinazione pubblica (ci riferiamo all’ex Cinema Fontana), per la quale è stata autorizzata la trasformazione in centro commerciale.

Laddove le logiche sono solo ed esclusivamente commerciali, automaticamente la cultura è moribonda.

E le politiche giovanili, ammesso che vengano attuate, possono fare ben poco.

Lo ripetiamo: quel teatro enorme è invidiato da almeno il 70% degli oltre 8.000 Comuni italiani.

Gli esponenti dell’intellighenzia terracinese, anziché scrivere comunicati stampa trionfalistici per ogni singola banalissima iniziativa che organizzano, alimentando così quel provincialismo che invece dovrebbe essere contrastato con la massima forza e determinazione, sul tema degli spazi culturali dovrebbero prendere a testate il muro.

Ripetutamente.

In seguito al tragico evento della fine del 2015, ci hanno colpito le affermazioni dei politici locali: erano tutti contriti, con un coro di «Dobbiamo fare di più».

Ma il Terracina Social Forum vorrebbe vedere quella contrizione sempre, quando si tratta di mancate politiche di prevenzione nella nostra città: per i morti di tumore, per le vittime di incidenti stradali, per i morti da inquinamento atmosferico, per i morti per problemi cardiovascolari, per le vittime di incidenti domestici, ecc., ecc.

Per esempio, domenica 9 ottobre è la Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro.

Che cosa fa il Comune di Terracina per prevenire gli infortuni sul lavoro?

Silenzio assordante.

Che cosa potrebbe fare?

Ci limitiamo a 10 proposte.

1) Istituire un tavolo permanente tra Prefettura, Ispettorato del Lavoro, associazioni di categoria, imprenditori, sindacati ed associazioni del settore per migliorare la formazione sul tema della prevenzione degli infortuni e per monitorare costantemente la situazione nel corso del tempo

2) Azzerare o ridurre il più possibile nel medio-lungo periodo la mortalità da infortuni sul lavoro sul territorio comunale

3) Realizzare iniziative e campagne informative con le associazioni del settore per la prevenzione degli incidenti sul lavoro

4) Organizzare incontri nelle scuole, soprattutto negli istituti tecnici, per diffondere la cultura della prevenzione e della sicurezza sul lavoro

5) Organizzare iniziative in occasione della Giornata nazionale delle vittime del lavoro

6) Non stipulare contratti con aziende che abbiano violato la normativa per la sicurezza sul lavoro

7) Istituire un servizio di SMS e/o e-mail per la segnalazione da parte dei cittadini di cantieri in cui non si rispetta la normativa per la prevenzione degli incidenti sul lavoro

8) Chiedere una maggiore presenza di ispettori del lavoro sul territorio

9) Far collaborare i vigili urbani con gli ispettori del lavoro, segnalando prontamente ogni irregolarità rilevata

10) Chiedere di adeguarci all’Europa, ma nel senso di attingere dalla legislazione esistente in altri Stati membri che sono più avanti nell’affrontare il fenomeno. Ad esempio, in Francia il morbo di Parkinson è considerato una malattia professionale per gli agricoltori, a causa dell’utilizzo dei pesticidi. Nella nostra provincia, invece, le vertenze per gli infortuni sul lavoro nelle campagne riguardano ancora il trovare il nesso di causa-effetto tra i danni articolari ed i movimenti che eseguono i braccianti. Abbiamo molto da imparare dalla Francia! Tra l’altro, i pesticidi danneggiano anche l’ambiente ed il turismo, ed una città turistica come Terracina non può permetterseli.

Ottobre è il “mese rosa” per la prevenzione del tumore al seno.

Le donne vengono invitate a sottoporsi a mammografie, per fare “prevenzione”.

Questa dicesi “prevenzione secondaria”.

Ma la prevenzione è un’altra cosa.

La vera prevenzione è la “prevenzione primaria”, cioè agire sulle cause che provocano le malattie, anziché sottoporre le persone ad analisi ed esami che servono per verificare se la malattia è già iniziata.

«Il tumore, se scoperto in tempo, è curabile», questo è lo slogan, il tam tam massmediatico.

Come abbiamo scritto qui (https://terracinasocialforum.wordpress.com/2016/09/30/160-enti-locali-alla-perugia-assisi-e-il-comune-di-terracina-che-fa), la Marcia per la Pace non ha mai impedito alcuna guerra, così come illuminare di rosa un monumento non ha mai impedito ad una persona di contrarre un tumore.

Per ottenere questo risultato, cioè evitare di contrarre un tumore o una malattia, serve la prevenzione primaria: fare informazione sulla corretta alimentazione e sui sani stili di vita, evitare contatti con sostanze cancerogene, ridurre l’inquinamento e la pressione ambientale, ecc.

Questa è la vera prevenzione.

Un qualcosa che latita, a tutti i livelli.

Compreso il nostro Comune, nel quale non sentiamo alcun politico parlare di prevenzione primaria, né nella maggioranza, né nell’opposizione (consiliare ed extraconsiliare).

Chiudiamo questo articolo odierno con altre considerazioni.

Nella scienza medica sta ormai prendendo piede, sia pure faticosamente, il concetto di sovradiagnosi, un nuovo termine per indicare un eccesso generalizzato di screening per la prevenzione che ha portato a diagnosi di malattie che non saranno mai sintomatiche, né cause di morte precoce.

Riviste scientifiche e convegni di altissimo livello hanno evidenziato che un’assistenza sanitaria meno aggressiva potrebbe migliorare lo stato di salute della popolazione.

Nuove linee guida propongono pertanto un atteggiamento meno aggressivo nel management degli incidentalomi e su alcune lesioni neoplastiche ed insistono sulla necessità di definire nuove soglie diagnostiche e metodi di valutazione finalizzati a non intervenire immediatamente, ma di osservarne l’evoluzione.

Al fine di rendere più trasparenti i processi per definire i criteri diagnostici delle malattie, i National Institutes of Health negli Stati Uniti hanno poi proposto di escludere dai gruppi di lavoro i professionisti con rilevanti conflitti d’interesse.

“Conflitti d’interesse”.

Interessanti queste ultime tre parole…

Inoltre, i farmaci chemioterapici costano.

Tantissimo.

E pagano i Servizi Sanitari Nazionali.

Quindi, il cittadino.

Per ottenere quali risultati?

Lo studio scientifico più imponente mai realizzato al mondo, durato 14 anni su oltre 227.000 pazienti sui 22 tipi di tumori più diffusi e pubblicato nel dicembre del 2004 dalla rivista Clinical Oncology (col titolo “Contributo della chemioterapia citotossica alla sopravvivenza a 5 anni dei tumori in adulti”), non lascia spazio ad interpretazioni: la chemioterapia contribuisce alla sopravvivenza a 5 anni per un misero 2,3% di malati oncologici in Australia e un ancora più basso 2,1% negli Stati Uniti.

La prevenzione è un’altra cosa.

Diamo una rapida occhiata a ciò che avviene al di fuori del microcosmo terracinese, al di là delle mitiche colonne d’Ercole rappresentate da Porta Napoletana e Badino.

Il 2 ottobre è la Giornata mondiale della non violenza, istituita in tale data per commemorare la nascita del Mahatma Gandhi.

Il 9 ottobre, invece, ci sarà la Marcia per la Pace Perugia-Assisi.

Il Comune di Terracina che cosa fa?

Ha aderito?

Alla data del 19 settembre 2016 ancora no, come si può evincere consultando l’apposita pagina su Internet: http://www.perlapace.it/wp-content/uploads/2016/09/EELLaderentiMarcia19.09.16.pdf.

Certo, la Marcia per la Pace non ha mai impedito alcuna guerra, però ha un altissimo valore simbolico.

La nostra amministrazione comunale non nutre alcuna sensibilità nei confronti di un tema fondamentale come quello della pace?

Eppure un’amministrazione comunale potrebbe fare tantissimo in questo campo.

Qualche esempio?

1) Iscriversi alla Tavola della Pace

2) Istituire una Casa della Pace e promuovere iniziative a favore della pace

3) Organizzare un festival della pace

4) Sostenere la proposta della trasmissione radiofonica Caterpillar di assegnare il premio Nobel per la Pace alla bicicletta

5) Organizzare iniziative in occasione della Giornata mondiale della pace

6) Organizzare iniziative in occasione della Giornata internazionale delle forze di pace delle Nazioni Unite

7) Ospitare un’edizione del festival Euromediterranea della Fondazione Alexander Langer

8) Organizzare iniziative in occasione della Giornata internazionale per la prevenzione dello sfruttamento ambientale in guerre e conflitti armati

9) Organizzare iniziative in occasione della Giornata mondiale della scienza per la pace e lo sviluppo

10) Aderire a Mayors for Peace, la campagna mondiale dei sindaci per la pace

11) Approfondire nelle scuole i temi della pace, dell’inclusione e della cittadinanza attiva

12) Promuovere negli istituti scolastici l’introduzione di un ampio spettro di attività volte all’esplicita elaborazione dell’aggressività (sport di combattimento, anche misti, sessioni guidate di pratiche conflittuali e di gestione del conflitto, arti marziali, laboratori bioenergetici, ecc.)

13) Promuovere l’adesione degli istituti scolastici al Manifesto per la scuola smilitarizzata

14) Penalizzare le “banche armate” (cioè le banche che finanziano fabbriche di armi) nelle gare per l’affidamento del servizio di tesoreria

15) Sostenere il progetto Bike4Truce per rendere effettiva la tregua per fermare i conflitti durante il periodo delle Olimpiadi

16) Sostenere la Campagna “Un’altra difesa è possibile” che ha depositato in Parlamento la proposta di legge di iniziativa popolare per l’istituzione e il finanziamento del Dipartimento per la difesa civile, non armata e non violenta

17) Aderire all’Associazione mondiale dei Comuni per il disarmo nucleare

18) Ospitare la mostra “Senza atomica” dell’associazione Soka Gakkai (www.senzatomica.it)

19) Organizzare iniziative in occasione della Giornata internazionale contro i test nucleari

20) Organizzare iniziative in occasione della Giornata internazionale per la totale eliminazione delle armi nucleari

21) Organizzare iniziative in occasione della Giornata internazionale per la sensibilizzazione sulle mine e l’azione contro le mine

22) Organizzare iniziative in occasione della Settimana internazionale per il disarmo

23) Organizzare iniziative in occasione della Giornata della memoria delle vittime della guerra chimica

24) Realizzare a Borgo Hermada degli orti urbani di pace, da gestire in collaborazione con la locale comunità indiana

Invece che cosa succede nel “piccolo mondo antico” situato tra Porta Napoletana e Badino?

Accade che per vedere finalmente esposto sul Municipio lo striscione che chiede verità per Giulio Regeni, serve la richiesta e la pressione insistente di due giovani studenti universitari, Andrea Percoco e Giovanni Marchegiani.

Sveglia!

C’è un mondo fuori!

 

Ripetiamo quanto già affermato in un precedente articolo:

nel microcosmo compreso tra Porta Napoletana e Badino che risponde al nome di Terracina, la Settimana europea per la mobilità sostenibile si traduce in:

a) dare visibilità ad uno o più assessori e consiglieri che spesso di viabilità e trasporti non ne capiscono niente, i quali di conseguenza…

b) si rivolgono alla società civile ed alle associazioni, le quali, a loro volta, prima si confrontano in interminabili riunioni-fiume e poi avranno il loro agognato momento di gloria, con il risultato finale che…

c) non si adotterà alcuna misura strutturale e di lungo periodo.

La Settimana europea per la mobilità sostenibile è finita, ma i problemi restano.

Anzi, peggiorano.

Prendiamo il Cotral, per esempio.

Volete conoscere gli orari dei bus da e per Terracina?

Al polo dei trasporti, nell’apposita bacheca a ciò destinata, gli orari non sono più presenti.

Tutto ciò, magicamente, proprio durante la Settimana europea per la mobilità sostenibile.

Tra l’altro, in quella bacheca gli orari, quando erano presenti, in alcune fasce orarie erano pure difficilmente leggibili, a causa del riverbero del sole sul vetro.

Ma se l’utente volesse conoscere gli orari, c’è sempre il sito Internet! Già, col piccolo-grande problema che nella pagina a ciò dedicata, se non si apre il menu a tendina col nome della città della quale si vogliono consultare gli orari, COME CAPITA PURTROPPO SPESSISSIMO, l’utente gli orari se li può tranquillamente dimenticare.

E degli abbonamenti per gli studenti, ne vogliamo parlare? I genitori, se vogliono acquistarli, devono per forza recarsi nelle stazioni ferroviarie di Latina o di Formia. Alla faccia della semplificazione.

In tanti anni, poi, ancora non siamo riusciti a capire quali siano le direttive aziendali riguardo ai bus che collegano Terracina alla stazione ferroviaria di Monte S. Biagio. Quale treno devono aspettare gli autisti, quello che proviene da Roma o quello che proviene da sud? E quanto tempo al massimo devono aspettare?

Mistero.

Ogni autista dà una risposta diversa.

Tra l’altro, perché far stazionare quei bus nel piazzale antistante alla stazione ferroviaria? Se i pullman aspettassero alla fermata sulla via Appia, sarebbe molto più utile per i viaggiatori, in quanto questi ultimi potrebbero anche salire sul primo bus di passaggio diretto verso la nostra città.

Non capiamo poi alcune logiche aziendali.

Nel periodo estivo, da anni, viene istituita alle 6:00 di mattina una corsa diretta per Roma (diretta vuol dire che percorre tutta la SS 148 Pontina senza transitare per Latina). Questa corsa è utilissima per i pendolari, perché non viene tenuta in servizio anche nelle altre stagioni?

Discorso analogo per un’altra corsa mattutina, quella che parte da Terracina alle 5:55, transita per Borgo Hermada e Latina ed arriva a Roma. Per qualche mese è stata introdotta una novità: il solo transito al capolinea di Latina, giusto il tempo per far scendere e salire i passeggeri. Quella corsa, infatti, si è sempre fermata circa 10 minuti nel capoluogo per poi ripartire alle ore 7:00. Quei 10 minuti, per i pendolari, SONO DECISIVI, perché consentono di evitare il traffico che si crea sulla SS 148 a partire dalle 7:30 invariabilmente all’altezza di Pratica di Mare e nei pressi del Grande Raccordo Anulare. Perché il solo transito per Latina, senza fermata, è stato annullato?

La Settimana europea per la mobilità sostenibile è una bella iniziativa, ma è altissimo il rischio che si trasformi in una sorta di passerella per politici ed associazioni lasciando sul tappeto totalmente irrisolti i problemi di vita quotidiana di chi usufruisce dei trasporti urbani.

Le logiche devono assolutamente cambiare.

Terracina deve cominciare a frequentare il futuro.

Dal sito Internet http://www.greenews.info/rubriche/danimarca-a-tutto-bio-obiettivo-100-a-portata-di-mano-20160926/

DANIMARCA A TUTTO BIO: OBIETTIVO 100% A PORTATA DI MANO

di Beatrice Credi

100% dell’agricoltura in regime biologico? Non è fantascienza, ma l’obiettivo che si è data la Danimarca al 2020, il Paese europeo che già oggi detiene il record mondiale di consumo di prodotti bio da parte delle famiglie.

Un primato che non arriva dall’oggi al domani. Sono, infatti, almeno 25 anni che in questo Paese si sperimentano metodi di agricoltura “biologica”, che hanno permesso in quasi 10 anni di aumentare la produzione di cibo organic del 200%.

Numeri che sono frutto di una politica lungimirante racchiusa nel Økologiplan Danmark, il piano di “azione organica”. Un progetto ambizioso che non è, tuttavia, un esempio da imitare solo per i risultati e gli sforzi profusi per raggiungere l’obiettivo – 35 milioni di euro investiti solo nel 2015 – ma anche per aver messo in campo un piano di conversione sistematico e integrato. In cui tutte le parti coinvolte marciano verso la stessa meta. 67 punti che delineano precisamente, in primo luogo, gli incentivi per la trasformazione dei campi dove si pratica ancora l’agricoltura convenzionale in campi in cui si usano metodi biodinamici.

Tutti i terreni di proprietà pubblica verranno cioè coltivati in modo “naturale”. I privati che lo vorranno riceveranno invece sussidi. Stesso trattamento vale per l’allevamento e la pesca. Naturalmente il piano contiene anche sostegni alla ricerca e misure di semplificazione legislativa, in modo da rendere più snelle le pratiche burocratiche e amministrative legate a questo ambito.

Ma non è finita qui. Sono state previste anche strategie commerciali per incentivare la vendita di prodotti bio stimolandone la domanda e, in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, programmi nelle scuole per avvicinare i giovani a un consumo più responsabile e consapevole. A subire una piccola rivoluzione saranno poi anche le mense. Da quelle scolastiche a quelle degli ospedali passando per tutte quelle legate alle attività pubbliche. 800.000 pasti al giorno che secondo il governo danese dovranno diventare sempre più bio, visto che l’obiettivo è quello di servire almeno il 60% di piatti. Non a caso i danesi sono i principali consumatori di agricoltura biologica d’Europa con il 7,6 (la Germania è al 3,7%).

Il marchio biologico nazionale del Paese festeggia, come dicevamo, 25 anni di attività, con una riconoscibilità da parte dei consumatori superiore al 90%. Un record che lo rende uno dei più antichi marchi biologici al mondo. A tutto questo si legano poi le politiche per ridurre lo spreco di cibo, calato del 25% nel corso di 5 anni.

Un’esperienza, quella danese, in un certo senso anche di “resistenza” in un’economia mondiale che sembra invece spingere da tutt’altra parte. L’acquisto di Monsanto da parte di Bayer, infatti, pone quest’ultimo colosso della chimica praticamente alla guida dell’agricoltura mondiale. Un “matrimonio da brividi”, come lo ha definito Slow Food, ma soprattutto un quasi monopolio del mercato dell’agrochimica.

L’agricoltura biologica non significa solo cibo migliore e più salute. Può anche offrire un contributo significativo nella lotta al riscaldamento globale e al raggiungimento degli obiettivi fissati alla Cop21 di Parigi. È quanto emerso durante il convegno di FederBio in collaborazione con Kyoto Club durante l’ultimo Salone Internazionale del Biologico e del Naturale.

Le relazioni tra agricoltura e cambiamenti climatici sono estremamente complesse. Da una parte l’agricoltura è una delle principali fonti di emissioni di gas serra, tra cui anidride carbonica (CO2), metano (CH4) e protossido di azoto (N2O), alla radice dei cambiamenti climatici in atto”, ha evidenziato Lorenzo Ciccarese, ricercatore ISPRA, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale. Secondo la FAO, infatti, le emissioni agricole di produzione vegetale e animale ammontano a 5,3 miliardi di tonnellate di CO2, pari al 14,6% del totale delle emissioni legate alla combustione delle fonti fossili di energia.

Tuttavia, l’agricoltura, grazie all’attività fotosintetica delle piante presenti sulle colture, sui prati e sui pascoli, può avere un ruolo significativo nelle strategie di mitigazione dei cambiamenti climatici, se fossero implementate quelle pratiche agricole, come una migliore gestione dei suoli, delle risaie (fonti di metano), degli animali e delle loro deiezioni, dell’irrigazione (il recupero dei suoli organici) che portano a una riduzione delle emissioni di gas serra, alla produzione di bioenergia in sostituzione delle fonti fossili e di sequestro di carbonio nel suolo e nella biomassa.

In questo contesto l’agricoltura bio ha un ruolo rilevante: secondo il Rodale Institute l’agricoltura bio usa il 45% in meno di energia rispetto a quella convenzionale e fa un uso più efficiente dell’energia; i sistemi agricoli convenzionali producono il 40% in più di gas serra; i suoli bio hanno una funzione di carbon sink, che è mediamente quantificabile in 0,5 tonnellate per ettaro l’anno. In questo senso l’agricoltura biologica offre agli agricoltori opzioni significative sia nelle politiche di mitigazione sia di adattamento ai cambiamenti climatici.