Sito Pubblico del Social Forum di Terracina

Recentemente abbiamo letto questo interessante articolo su un organo di stampa locale online: http://www.latinacorriere.it/2017/02/15/latina-scontro-biomasse-biogas-lisde-lezione-alla-recall.

Le osservazioni formulate dal Dr. Milo sono condivisibilissime, soprattutto quelle contenute nel terzo periodo della lettera, ma…

Ma, come spesso avviene nel mondo dell’ambientalismo, della tutela della salute e della difesa dei consumatori, viene trascurato un concetto fondamentale: i peggiori inquinatori sono i militari.

La storia insegna: il più grande disastro ambientale italiano è avvenuto nel 1976, a Seveso. Che cosa produceva l’Icmesa, l’azienda coinvolta nell’evento? L’agente Orange, il defoliante che gli statunitensi utilizzavano per disboscare la giungla durante la guerra del Vietnam. Gli effetti di quel diserbante nel Paese asiatico si riscontrano ancora, basta andare a visitare i vari musei nei quali sono conservati i feti deformi che hanno partorito e continuano a partorire le donne vietnamite.

Oppure, basta pensare a ciò che sta succedendo a Quirra, in Sardegna, o a quello che hanno subito e continuano a subire i militari italiani (i «nostri ragazzi», per utilizzare un linguaggio più comprensibile nella nostra provincia) che sono tornati dall’ex Jugoslavia (e ovviamente sappiamo ben poco di quello che sta subendo la popolazione ivi residente).

Le guerre sono le peggiori fonti di danni ambientali, ma non solo: anche gli esperimenti bellici.

Adesso il mondo dell’ambientalismo si scandalizza per ciò che continua imperterrito a proseguire a Fukushima, ma di quanto si è innalzata la radioattività sul pianeta in seguito alle centinaia e centinaia di esplosioni nucleari di prova che hanno effettuato le potenze belliche durante la Guerra Fredda?

È risaputo che l’attore John Wayne (e con lui un terzo di coloro che lavoravano alle riprese del film “Il conquistatore”) è morto di tumore perché gli yankee calcolarono male la velocità del vento ed il fallout radioattivo ricadde sul canyon dove si stata girando il film.

Quindi, alla luce di questi elementi, se si parla di difesa dell’ambiente, della salute e del territorio della nostra provincia, si deve cominciare dai pericoli militari, in particolare dalle servitù militari.

Quali sono le servitù militari presenti nella nostra provincia?

1) Il poligono di Nettuno. Vi vengono utilizzati proiettili ad uranio impoverito?

2) Il porto di Gaeta. Le navi militari straniere che vi attraccano sono a trazione nucleare? E se malauguratamente si verificasse un incidente ai motori, che cosa ci fanno i Comuni rivieraschi con la tanto agognata Bandiera Blu?

Oppure, vogliamo parlare delle armi chimiche che, alla fine della seconda guerra mondiale, gli Alleati buttarono al largo di Ischia? L’isola non è tanto lontana, in linea d’aria, dalle nostre coste.

Durante la seconda guerra mondiale, prima che si arrivasse alla realizzazione delle bombe atomiche, le armi di distruzione di massa erano le armi chimiche. Durante il conflitto fortunatamente non furono utilizzate, perché vigeva un accordo tacito in base al quale nessuno dei belligeranti le avrebbe impiegate. Però ogni potenza bellica le aveva con sé per adoperarle per reagire ad un loro utilizzo da parte dei nemici.

A Bari, in un contrattacco dell’aviazione tedesca contro la flotta alleata ancorata, fu colpita un’imbarcazione britannica che trasportava iprite. Le conseguenze furono catastrofiche, sia tra i militari, sia tra i civili, con i medici negli ospedali che non sapevano come curare i cittadini feriti perché gli angloamericani si rifiutavano di comunicare che si trattava di iprite.

Quando Roma fu bombardata nel 1943 nel quartiere San Lorenzo, il Papa si precipitò ad arrecare conforto agli sfollati e si affrettò a far dichiarare Roma “città aperta”, cioè al di fuori dei combattimenti.

Perché?

Perché le armi chimiche del regime fascista erano tenute nella città universitaria, a brevissima distanza da San Lorenzo…

Dopo la prima guerra mondiale, le potenze belliche si ritrovarono con gli arsenali pieni di armi chimiche. Come pensarono di smaltirle? Estrassero l’azoto, un loro componente fondamentale, e lo utilizzarono per i fertilizzanti. Da lì iniziò la moderna (moderna?) agricoltura, un’agricoltura dettata da logiche belliche: «Nel campo ci sono i parassiti? Sterminiamoli tutti con le armi chimiche».

La nostra provincia è stato il territorio ideale per sperimentare le nuove tecniche, in seguito alla bonifica della Palude Pontina. Gli effetti sull’ambiente persistono tuttora, e continueranno a persistere, se non si cambia regime.

Anche di tutto ciò si deve parlare, quando ci si erge a difensori dell’ambiente e della salute del territorio.

Perché ogni tanto si verificano eccessive proliferazioni algali nelle nostre acque marine?

Perché si verificano morie di pesci nei corsi d’acqua, oppure fenomeni di schiume e acque dalle strane colorazioni?

Qual è l’effetto dei pesticidi sulle nostre acque (marine, lacustri e fluviali)?

Come abbiamo scritto più sopra, i peggiori inquinatori sono i militari. Sia in tempo di guerra, sia in tempo di pace.

In tema di sperimentazioni belliche (o presunte tali), ci permettiamo di porre una domanda alle autorità sanitarie: sono presenti nella nostra provincia persone affette da morbo di Morgellons, e se sì, quante sono?

Ma il mondo dell’ambientalismo, della tutela della salute e della difesa dei consumatori deve capire e metabolizzare anche un altro concetto: il problema numero uno del pianeta non sono le guerre, non è la fame nel mondo, non è il riscaldamento globale.

Il problema numero uno è la chimica.

Non solo per i danni all’ambiente ed alla salute, ma anche perché gli attuali “padroni del vapore” sono coloro che hanno fatto profitti con la chimica.

Non a caso, una delle eminenze grigie della storia italiana del dopoguerra, Eugenio Cefis (qualcuno sostiene che fosse lui il vero capo della Loggia P2), appena poté abbandonò l’ENI per dedicarsi esclusivamente alla Montedison.

Ma quando si parte da questo presupposto, cioè che la chimica è il problema numero uno del pianeta, allora bisogna rimettere in discussione tutte le proprie certezze, o presunte tali.

Tempo fa suscitò scalpore la notizia per cui furono trovate tracce di antibiotici nelle fogne. Antibiotici che vi arrivavano tramite le urine umane.

Bene, da quello che sappiamo circa il 30% di ciò che viene utilizzato per la realizzazione degli antibiotici si trasforma in medicinale effettivo, il resto è scarto di produzione. In un periodo in cui si parla tanto di “economia circolare”, è ammissibile uno scarto di produzione di tale entità? E, soprattutto, quegli scarti vengono smaltiti come prescrive la legge?

Non solo: il famoso giuramento di Ippocrate prevede che non si debbano arrecare danni ai pazienti. Eppure, sfogliando i foglietti illustrativi dei medicinali, si finisce sempre per imbattersi, inevitabilmente ed invariabilmente, negli effetti collaterali o effetti indesiderati che dir si voglia.

I “padroni del vapore”, chi investiva in chimica e farmaceutica, tra la fine del 1800 e l’inizio del 1900 finanziò pesantemente le facoltà universitarie di medicina, i cui studi e le cui ricerche finalmente decollarono.

Risultato?

Anzi, effetto collaterale?

I dottori della medicina “allopatica” il più delle volte sono dei puri e semplici somministratori di farmaci.

Con in più la creazione delle catene di Sant’Antonio, i vari servizi sanitari nazionali, che fanno gravare sui sani la spesa per la cura dei malati, a tutto vantaggio del banco, cioè… le aziende farmaceutiche.

Noi del Terracina Social Forum riteniamo che il nostro compito, ora più che mai, sia quello di andare al cuore dei problemi, sollevando quei veli che vengono tenuti volutamente davanti agli occhi e trattando quei temi “scottanti” che rimangono sotto traccia, ma che in realtà sono quelli veramente fondamentali.

È uno sporco lavoro, ma qualcuno deve pur farlo.

Dal mondo dell’ambientalismo, della tutela della salute e della difesa dei consumatori vorremmo solo una cosa: una maggiore rapidità nell’entrare in sintonia. La realtà viaggia alla velocità della luce e camminare troppo lentamente è un lusso che non possiamo più permetterci.

Non solo: pure il mondo della scienza deve fare la propria parte, come hanno efficacemente sottolineato recentemente anche i nostri “maestri”, i neozapatisti del Chiapas.

I peggiori inquinatori sono i militari, sia in tempo di guerra che in tempo di pace, il problema numero uno del pianeta è la chimica.

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Dai dati forniti dal contatore, rileviamo che il blog del Terracina Social Forum riceve mediamente 200-250 visite al giorno.

Gli accessi crollano durante il fine settimana e nei giorni festivi.

Nel pomeriggio di sabato 17 gennaio 2015, esattamente due anni fa, abbiamo pubblicato sul blog il seguente volantino: https://terracinasocialforum.files.wordpress.com/2015/01/latoa-presidenza-finito.jpg.

Il volantino si commenta da sé.

Domenica 18 gennaio 2015, contrariamente alle medie ordinarie dei giorni festivi, il blog ha registrato oltre 1.000 visite, delle quali più di 800 provenienti dagli Stati Uniti.

In pratica, gli accessi italiani rispettavano fedelmente la media, mentre quelli “anomali” provenivano tutti da Oltreoceano.

Da ciò abbiamo tratto le seguenti deduzioni:

1) siamo “attenzionati”;

2) l’agente in Italia ha segnalato la pubblicazione dell’immagine alla madrepatria;

3) i suoi colleghi hanno visitato attentamente (una coda di accessi “anomali” si è registrata anche l’indomani, lunedì 19 gennaio 2015).

Recentemente si parla tantissimo della cosiddetta post verità; bene, noi dall’anomalia degli accessi al blog rilevati il 18 gennaio 2015 abbiamo capito, invece, che bisogna concentrarsi, prioritariamente, sulla pre verità.

Il nostro volantino è stato realizzato quasi due anni dopo gli eventi indicati nel volantino stesso. Abbiamo pertanto un ritardo di circa 18-20 mesi, però è anche vero che nel 2013 era piuttosto difficile prevedere ciò che sarebbe successo nel corso del 2014 in Ucraina ed in Crimea.

Per cercare di arrivare alla pre verità, riteniamo che sia fondamentale partire da questi presupposti:

1) tenere il più possibile spenta la tv;

2) sfogliare (SFOGLIARE) senza comprarli i quotidiani, perché forniscono molte informazioni su come editori e sponsor cercano di indirizzare se non addirittura manipolare l’opinione pubblica;

3) controinformarsi;

4) tenere conto che banche e multinazionali riescono a fare programmazione solo di breve periodo, mentre la programmazione di medio-lungo periodo sono in grado di farla solo forze armate e servizi segreti. Bisogna pertanto sforzarsi di ragionare come loro.

L’ormai quasi quinquennale questione del ripristino della tratta ferroviaria Priverno-Terracina è il fallimento di tutti: delle maggioranze (regionale e locale), delle opposizioni, dei pendolari, dei turisti, dei cittadini, della società civile.

Ma sul fallimento di ognuna delle singole realtà elencate ci soffermeremo prossimamente.

Ora ci preme spiegare perché la tratta ferroviaria non verrà mai ripristinata.

Perché non è nel piano aziendale di Trenitalia.

Andiamo con ordine.

Da lunedì 12 dicembre 2016 è entrato in vigore il nuovo orario dei treni.

Trenitalia ha apportato delle modifiche agli orari che il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti ha approvato.

Nella tratta Roma-Formia le corse giornaliere sono passate da 44 a 43, ma il dato fondamentale è che in alcune fasce orarie, quelle cruciali per i pendolari, non ci sono più due treni regionali ogni ora; alcuni treni regionali adesso continuano a partire alla stessa ora del precedente orario, ma hanno cambiato denominazione: sono diventati treni regionali veloci.

Che cosa cambia?

Succede che i treni regionali veloci, nella tratta Roma-Formia, fermano solo a Latina e a Formia, creando disagi ai pendolari delle città con meno abitanti. I pendolari di queste cittadine si stanno già organizzando per raggiungere in auto le stazioni ferroviarie di Latina e di Formia.

Ma il disagio sarà momentaneo, perché sparirà nel momento in cui verrà attivato un apposito servizio di bus per le stazioni ferroviarie delle principali città della provincia.

E chi gestirà quel servizio?

Trenitalia.

Per capire meglio il discorso, risulta illuminante leggere questo articolo: http://www.metronews.it/16/09/28/ecco-il-piano-fs-pi%C3%B9-gomma-che-ferro.html. In esso troviamo scritto:

“il piano industriale 2017-2026 illustrato ieri a Roma dall’amministratore delegato Fs Renato Mazzoncini che non dimentica le sue origini in BusItalia”.

Renato Mazzoncini?

BusItalia?

Cercando online si trova anche questo articolo (http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/11/21/ferrovie-dello-stato-elia-e-messori-al-capolinea-scatta-lora-del-renziano-mazzoncini/2240098), nel quale troviamo scritto:

“Il curriculum di Mazzoncini è impreziosito da una gemma impagabile secondo i parametri dell’Italia renziana. Fu lui, nel 2012 – appena chiamato alle Fs dall’allora numero uno Mauro Moretti – a fare con l’allora sindaco di Firenze l’accordo per la cosiddetta privatizzazione dell’Ataf, l’azienda tranviaria fiorentina, venduta da un Comune allo Stato. L’operazione fu seguita, per il Comune di Firenze, dall’allora avvocato Maria Elena Boschi. Mazzoncini è tuttora presidente dell’Ataf”.

Ricapitolando: Trenitalia, una società privata, apporta delle modifiche ai suoi orari ed il presidente della Regione approva.

Si creano dei disagi per i pendolari, ai quali verrà poi proposto il pacchetto completo treno+bus.

In tutto questo, come possono i terracinesi sperare che la tratta ferroviaria Priverno-Terracina sia ripristinata? Non rientra nel piano aziendale, non fa più parte della mission di Trenitalia.

Gomma+ferro, questo è il futuro.

Ma non è che stiamo assistendo anche ad una nuova mission della politica? Gestione pubblica nell’interesse del privato…

I due mesi di campagna elettorale hanno visto noi attivisti del Terracina Social Forum molto impegnati sul territorio cittadino a favore del No.

È stata un’esperienza istruttiva, che ci ha fatto capire che bisogna lavorare tantissimo per ricostruire un sano senso di comunità. Si tratta di svolgere un lavoro immane.

Le considerazioni che qui esprimiamo riguardano la città e l’intera nazione. Non ci ritroviamo con un Paese diviso a metà, ma con un Paese spaccato in tre.

Circa un terzo degli elettori, infatti, non si è recato alle urne, e ciò è molto, molto grave, perché si trattava di approvare o meno le modifiche predisposte alla legge fondamentale dello Stato. Il dato è preoccupante perché è stato sicuramente influenzato dal fatto che alle urne si sono recate tantissime persone che non avevano neanche letto la riforma, spinte quindi molto probabilmente non tanto dall’esigenza di esprimersi sulla Costituzione, bensì dal fatto che adorano l’ex inquilino di Palazzo Chigi oppure lo detestano.

Il dato che abbiamo registrato, poi, è che ha ragione il leader che ha chiesto ai suoi sostenitori di «votare con la pancia». Tra chi si è recato alle urne, infatti, c’è una profondissima spaccatura tra coloro che hanno la pancia piena e coloro che hanno la pancia vuota. I primi non riescono assolutamente a capire i bisogni dei secondi, e questi ultimi non riescono più a dialogare serenamente con i primi, perché si sentono incompresi. La frattura è immensa, paragonabile a quelle che provocano i terremoti catastrofici.

C’è un’altra fetta di elettori che, pur avendo la pancia piena, ha votato No convintamente, però ha ugualmente delle fortissime preoccupazioni su un altro tema. Ci riferiamo alla questione dell’eventuale arrivo nella nostra città di qualche decina di rifugiati.

Anche su questa specifica questione, rileviamo che chi ha la pancia piena non riesce assolutamente a comprendere i bisogni di chi ha la pancia vuota.

Quest’ultima tipologia di cittadino vorremmo farla riflettere sul concetto di “extracomunitario”.

Extracomunitario è colui che non è cittadino dell’Unione Europea. Può essere un asiatico, un africano, un americano.

Noi del Terracina Social Forum riteniamo terribilmente più preoccupante la presenza sul nostro territorio nazionale di centinaia e centinaia di extracomunitari armati fino ai denti, con elicotteri, aerei, navi e ordigni nucleari.

Così come si può modificare una Costituzione scritta nel 1947, nello stesso modo si possono ridiscutere degli accordi di pace che risalgono allo stesso periodo storico. Recuperare sovranità significa anche questo.

Tra l’altro, se una delle navi a propulsione nucleare che stazionano abitualmente nel vicino porto di Gaeta dovesse avere un’avaria o un incidente, che cosa ci facciamo con la Bandiera Blu che abbiamo ottenuto due anni fa?

Poi, certo, la paura degli stranieri è una paura atavica. Eppure ci sono tantissimi imprenditori che non hanno alcuna paura ad assumerli alle loro dipendenze. Fanno lavorare i neri forse proprio perché sono già pronti per lavorare… in nero. O per pagare affitti… in nero.

Inoltre, uno di noi attivisti ricorda ancora i discorsi che sentiva durante la naia. Pur di prestare il servizio militare a Roma, aveva accettato di lavorare in una bouvette per ufficiali. «Gli extracomunitari vengono a rubarci il lavoro» era una frase quotidiana, in bocca a persone che avevano vinto un concorso per un impiego per il quale la cittadinanza italiana era un requisito essenziale. Quindi il problema non è la perdita del lavoro. Chissà, forse allora la paura è la perdita delle proprie donne, retaggio degli stupri attuati in Ciociaria dalle truppe marocchine durante la seconda guerra mondiale? Se fosse così, anche alla luce del fatto che sabato 26 novembre a Roma si è tenuta una manifestazione con partecipazione oceanica in occasione della Giornata mondiale contro la violenza alle donne, chiediamo alla componente femminile della nostra società di educare con ancora più rinnovato impegno i loro uomini (mariti, compagni, figli, fratelli, ecc.) affinché non considerino più le donne come un oggetto di proprietà da registrare al catasto comunale.

Per chiudere, constatiamo che nel nostro Paese, più che una deriva autoritaria, si è registrata una deriva sudamericana. In America Latina, infatti, ragionano ormai secondo questi termini: “los de abajo” (quelli di sotto) e “los de arriba” (quelli di sopra). Chi ha la pancia vuota (quelli di sotto) e chi ha la pancia piena (quelli di sopra).

D’altronde “destra” e “sinistra” sono termini che risalgono a poco più di due secoli fa, alla Rivoluzione Francese, mentre già nell’antica Roma esistevano i plebei, i cavalieri ed i patrizi.

Tornando alla nostra città, continuando a ragionare secondo i vecchi schemi ormai superati, quello che per molte persone “di destra” dovrebbe essere un partito “di sinistra”, anziché operai, lavoratori e disoccupati, ha tra i suoi maggiori attivisti principalmente… avvocati.

Con la pancia piena.

C’è ancora un lavoro immane da svolgere.

 

I mass media, durante i lunghissimi mesi della campagna elettorale, hanno continuato imperterriti a ripetere che per il referendum costituzionale si sarebbe trattato di un testa a testa all’ultimo voto tra i Sì ed i No.

I dati sono stati ben diversi.

A questo punto la domanda è la seguente: tv e stampa sono ancora credibili?

Facciamo notare che anche prima delle elezioni USA dello scorso 8 novembre, New York Times, Reuters, Repubblica ed altri organi di stampa sostenevano che Hillary Clinton avesse il 90% di probabilità di vincere.

La domanda è di nuovo la stessa: qual è la loro credibilità?

Esiste ancora una stampa libera?

Noi del Terracina Social Forum giriamo la stessa domanda agli organi di stampa locali, nella speranza che si possa aprire un dibattito sul punto, nonché nella speranza che anche sulla stampa locale si possa parlare di temi che vadano oltre le famigerate colonne d’Ercole dell’universo-mondo terracinese, cioè Badino e Porta Napoletana.

Continuiamo la nostra analisi sulla questione della sicurezza stradale.

Non sarebbe sbagliato porsi degli obiettivi di medio-lungo periodo, stabilendo una graduale riduzione, nel corso degli anni, della mortalità da incidenti stradali sul territorio comunale, coinvolgendo gli istituti scolastici in una capillare attività di divulgazione della conoscenza delle norme del codice della strada.

Ad esempio, si può promuovere il progetto “Patentiamoci” (http://www.interno.gov.it/it/notizie/patentiamoci-gioca-app-ti-salva-vita), il quale, grazie alla app “Prendi la patente” e ad un gioco che si può utilizzare su computer, smartphone e tablet, consente ai ragazzi di conoscere e apprendere in modo veloce e divertente le norme del codice della strada.

Nelle scuole superiori si potrebbe distribuire l’opuscolo per la guida sicura di scooteristi e motociclisti redatto, con il contributo della Regione Lazio, dal Moto Club Yesterbike (www.yesterbike.it).

Si potrebbero organizzare corsi di guida sicura per bambini su automobiline, come effettuato dal Comune di Roma.

Si potrebbe ospitare una tappa del progetto Icaro della Polizia di Stato mirata all’informazione sulla sicurezza stradale per gli studenti, oppure ospitare una tappa della mostra fotografica itinerante “Altra Strada non c’è” organizzata dalla Polizia Stradale, oppure ancora aderire al progetto “Io non sbando” per l’educazione alla guida sicura organizzato dall’ACI.

Un’iniziativa coinvolgente per i giovani potrebbe consistere nel bandire un concorso, rivolto alle scuole superiori, per realizzare un cortometraggio sul tema della sicurezza stradale e dei comportamenti di guida a rischio.

Ovviamente si potrebbero ospitare tappe di corsi di guida sicura rivolti anche agli adulti, siano essi automobilisti oppure scooteristi o motociclisti.

La Polizia Municipale dovrebbe applicare la tolleranza zero sull’utilizzo del casco, ma nello stesso tempo si potrebbero distribuire nelle scuole superiori degli adesivi da attaccare ai caschi con l’indicazione del proprio gruppo sanguigno, informazione utilissima in caso di ricoveri urgenti.

Si potrebbe organizzare una campagna con manifesti ai bordi delle strade per fornire consigli di guida sicura o segnalare le sanzioni derivanti da comportamenti scorretti alla guida. Analogamente, i tabelloni elettronici presenti sul territorio potrebbero fornire consigli di guida sicura o segnalare le sanzioni derivanti da comportamenti scorretti alla guida (cinture non allacciate, uso del cellulare, non uso del seggiolino per bambini, ecc.).

Tra i cittadini si potrebbe promuovere l’utilizzo della app per cellulari Alertino, la quale consente di inviare un messaggio ai conducenti registrati, avvisandoli del pericolo o della distrazione (ad esempio, “Hai dimenticato i fari accesi. Ti conviene spegnerli altrimenti scarichi la batteria”, oppure “Hai un fanalino che non si accende”).

Sul sito Internet del Comune si potrebbe istituire il contatore degli incidenti stradali, sul modello di quanto realizzato dalla Polizia Municipale del Comune di Verona. Andrebbe poi effettuato uno studio statistico sugli incidenti stradali che sono avvenuti o che si verificheranno nel corso del tempo, in modo da studiarne le cause ed evitarne il più possibile il ripetersi. I dati raccolti andrebbero analizzati valutando zone, periodi, età dei conducenti, effetti degli incidenti (morti, feriti, ecc.), condizioni meteo in cui sono avvenuti, mezzi coinvolti, il tutto al fine di trovare soluzioni per ridurne il numero. Una volta istituita, la Consulta della sicurezza stradale, sulla base di tali dati, potrebbe poi elaborare il Piano comunale della sicurezza stradale.

Ulteriori iniziative andrebbero organizzate in occasione della Giornata mondiale della memoria per le vittime della strada ed in occasione della Settimana mondiale della sicurezza stradale.

Infine, si potrebbe realizzare una campagna informativa sulla corretta manutenzione di autoveicoli e motoveicoli (pressione degli pneumatici, livello dell’olio, liquido di raffreddamento, ecc.), e promuovere tra la cittadinanza l’utilizzo delle app per cellulari che forniscono informazioni sulla corretta manutenzione della propria autovettura.

Continuiamo la nostra analisi sulla questione della sicurezza stradale.
Non sarebbe sbagliato porsi degli obiettivi di medio-lungo periodo, stabilendo una graduale riduzione, nel corso degli anni, della mortalità da incidenti stradali sul territorio comunale, coinvolgendo gli istituti scolastici in una capillare attività di divulgazione della conoscenza delle norme del codice della strada.
Ad esempio, si può promuovere il progetto “Patentiamoci” (http://www.interno.gov.it/it/notizie/patentiamoci-gioca-app-ti-salva-vita), il quale, grazie alla app “Prendi la patente” e ad un gioco che si può utilizzare su computer, smartphone e tablet, consente ai ragazzi di conoscere e apprendere in modo veloce e divertente le norme del codice della strada.
Nelle scuole superiori si potrebbe distribuire l’opuscolo per la guida sicura di scooteristi e motociclisti redatto, con il contributo della Regione Lazio, dal Moto Club Yesterbike (www.yesterbike.it).
Si potrebbero organizzare corsi di guida sicura per bambini su automobiline, come effettuato dal Comune di Roma.
Si potrebbe ospitare una tappa del progetto Icaro della Polizia di Stato mirata all’informazione sulla sicurezza stradale per gli studenti, oppure ospitare una tappa della mostra fotografica itinerante “Altra Strada non c’è” organizzata dalla Polizia Stradale, oppure ancora aderire al progetto “Io non sbando” per l’educazione alla guida sicura organizzato dall’ACI.
Un’iniziativa coinvolgente per i giovani potrebbe consistere nel bandire un concorso, rivolto alle scuole superiori, per realizzare un cortometraggio sul tema della sicurezza stradale e dei comportamenti di guida a rischio.
Ovviamente si potrebbero ospitare tappe di corsi di guida sicura rivolti anche agli adulti, siano essi automobilisti oppure scooteristi o motociclisti.
La Polizia Municipale dovrebbe applicare la tolleranza zero sull’utilizzo del casco, ma nello stesso tempo si potrebbero distribuire nelle scuole superiori degli adesivi da attaccare ai caschi con l’indicazione del proprio gruppo sanguigno, informazione utilissima in caso di ricoveri urgenti.
Si potrebbe organizzare una campagna con manifesti ai bordi delle strade per fornire consigli di guida sicura o segnalare le sanzioni derivanti da comportamenti scorretti alla guida. Analogamente, i tabelloni elettronici presenti sul territorio potrebbero fornire consigli di guida sicura o segnalare le sanzioni derivanti da comportamenti scorretti alla guida (cinture non allacciate, uso del cellulare, non uso del seggiolino per bambini, ecc.).
Tra i cittadini si potrebbe promuovere l’utilizzo della app per cellulari Alertino, la quale consente di inviare un messaggio ai conducenti registrati, avvisandoli del pericolo o della distrazione (ad esempio, “Hai dimenticato i fari accesi. Ti conviene spegnerli altrimenti scarichi la batteria”, oppure “Hai un fanalino che non si accende”).
Sul sito Internet del Comune si potrebbe istituire il contatore degli incidenti stradali, sul modello di quanto realizzato dalla Polizia Municipale del Comune di Verona. Andrebbe poi effettuato uno studio statistico sugli incidenti stradali che sono avvenuti o che si verificheranno nel corso del tempo, in modo da studiarne le cause ed evitarne il più possibile il ripetersi. I dati raccolti andrebbero analizzati valutando zone, periodi, età dei conducenti, effetti degli incidenti (morti, feriti, ecc.), condizioni meteo in cui sono avvenuti, mezzi coinvolti, il tutto al fine di trovare soluzioni per ridurne il numero. Una volta istituita, la Consulta della sicurezza stradale, sulla base di tali dati, potrebbe poi elaborare il Piano comunale della sicurezza stradale.
Ulteriori iniziative andrebbero organizzate in occasione della Giornata mondiale della memoria per le vittime della strada ed in occasione della Settimana mondiale della sicurezza stradale.
Infine, si potrebbe realizzare una campagna informativa sulla corretta manutenzione di autoveicoli e motoveicoli (pressione degli pneumatici, livello dell’olio, liquido di raffreddamento, ecc.), e promuovere tra la cittadinanza l’utilizzo delle app per cellulari che forniscono informazioni sulla corretta manutenzione della propria autovettura.