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La politica vecchia per vecchi e l’arte del doppio gioco

«Ma quelli sono di destra, o di sinistra?».

«Voi siete di destra?».

Domande classiche che vengono in genere formulate da persone di età superiore ai 65 anni.

Destra e sinistra sono concetti che hanno poco più di due secoli di vita.

Risalgono, infatti, a dopo la rivoluzione francese, quando i progressisti hanno deciso di collocarsi, all’interno del Parlamento, a sinistra, mentre i conservatori si sono collocati a destra.

Nella storia del genere umano, pertanto, destra e sinistra sono concetti abbastanza giovani, ma hanno colpito profondamente l’immaginario collettivo – tanto da stazionarvi all’infinito – di coloro che giovani non sono più.

Questi ultimi, invece, hanno dimenticato la Storia.

Hanno dimenticato chi erano i tribuni della plebe.

Hanno dimenticato che esistono sfruttati e sfruttatori.

Hanno dimenticato che esistono, come dicono in Sud America, los de arriba e los de abajo, quelli di sopra e quelli di sotto.

Quelle persone rimangono ancorate, come delle patelle agli scogli, ai concetti di destra e di sinistra, quasi fossero per loro una ragione di vita imprescindibile.

Ci hanno fatto tornare alle mente un ricordo di oltre 15 anni fa. Estate 2002, il movimento dei Girotondi cerca PERSONE che aderiscano alla manifestazione indetta per il 14 settembre 2002 a piazza San Giovanni a Roma.

Contattiamo una persona, la quale ci risponde testualmente: «A fine mese c’è la Festa dell’Unità. Vedete nel programma quando è previsto il dibattito sulla situazione politica nazionale attuale, chiedete la parola, esponete la vostra proposta e poi vediamo che cosa decide il Partito».

Della serie, cercavamo PERSONE, abbiamo trovato AUTOMI.

Non si muove foglia, che il Partito non voglia.

Politica vecchia, per vecchi.

«Il Paese ha bisogno di un cambiamento» era lo slogan renziano durante la campagna elettorale per il referendum elettorale del 4 dicembre 2016.

Quel “ritornello”, in generale, era entrato come un mantra nel cervello… di chi?

Di QUELLE persone.

Delle persone di età superiore ai 65 anni.

Politica vecchia, per vecchi.

Agli sgoccioli di quella campagna elettorale, assistemmo alla dichiarazione di Romano Prodi a favore del Sì alla riforma.

Dichiarazione che ha portato più danni che benefici all’ex presidente della Provincia di Firenze, nonché ex sindaco di Firenze, nonché ex qualcos’altro (e speriamo che tale rimanga in eterno).

In questi giorni abbiamo assistito ad una dichiarazione simile.

A nostro avviso, i consensi per Renzi sono immediatamente crollati.

Doppio gioco?

DOPPIO GIOCO?

Romano Prodi è stato advisor di Goldman Sachs.

La stessa Goldman Sachs che riteniamo sia il deus ex machina dell’accordo sottobanco tra Grasso e Grillo, come abbiamo già scritto qui: https://terracinasocialforum.wordpress.com/2018/01/17/chi-vota-grasso-vota-grillo.

Quando Romano Prodi ha tentato la scalata al Quirinale, ha cercato appoggi presso la Dinastia Casaleggio: http://www.polisblog.it/post/57599/elezioni-2013-casaleggio-prodi-movimento-5-stelle-quirinale.

Quei canali comunicativi sono rimasti aperti ed hanno dato vita all’accordo sottobanco.

Poi il popolarissimo, amatissimo, idolatrato dalle folle Romano si è di nuovo speso a favore di Matteo, come nel 2016 prima del referendum costituzionale, servendogli un’altra polpetta avvelenata e vendicandosi di colui che, muovendo 101 pedine, nel 2013 gli ha impedito di diventare presidente della Repubblica.

Tra l’altro, le motivazioni prodiane sono ridicole. Il PD è UN SOLO partito, mentre Liberi e Uguali è uno schieramento che unisce TRE DIVERSE forze politiche. Lo spirito del centrosinistra, volendo utilizzare parole ormai antiquate, è presente in LeU, non nel Partito Democratico.

È un dato di fatto.

Ma la realtà è che si tratta di una polpetta avvelenata.

La magica arte del doppio gioco.

Giusto per la cronaca, Romano Prodi è lo stesso Romano Prodi della famosa seduta spiritica bipartisan avvenuta durante il sequestro di Aldo Moro.

Seduta bipartisan perché alla stessa hanno partecipato anche Mario Baldassarri, poi divenuto viceministro dell’Economia del governo Berlusconi, e Alberto Clò, nominato ministro dell’Industria nel governo Dini.

Da quella seduta spiritica uscì fuori la parola “Gradoli”.

Al riguardo, il giornalista Giovanni Fasanella ha formulato un’ipotesi interessante: quella parola andrebbe scissa in due singole parole, grado e LI. LI va interpretato come un numero romano, quindi 51.

Il messaggio, in codice massonico, era diretto ad Andreotti (all’epoca presidente del Consiglio) e Cossiga (all’epoca ministro dell’Interno), e stava a significare che la regia dell’operazione saliva di grado (dal 33° al 51°), quindi al generale britannico a capo della rete Gladio.

Info qui (dal minuto 5:50 – la persona seduta nell’inquadratura a sinistra forse vi è nota…): https://www.youtube.com/watch?v=D7qwD5IJPvs.

Tornando alla magica arte del doppio gioco, non sono pochi, nella politica italiana, quelli che la applicano.

Ad esempio, già in precedenza abbiamo parlato di colui che ha presieduto alla cerimonia di beatificazione di Escrivà de Balaguer, destando più scalpore negli Stati sudamericani piuttosto che nel nostro Paese.

Tale persona, negli ultimi 25 anni di attività politica, ha sempre lavorato per la sua VERA parrocchia, che guarda caso coincideva anche con la parrocchia di Silvio Berlusconi. Ed infatti, negli ultimi 25 anni, ha sempre favorito il Cavaliere, pur facendo parte dello schieramento politico a lui avverso.

Poi ci sono coloro che sono sostenuti da George Soros, presenti soprattutto nel PD, come rivelato da DCleaks, un sito – sullo stile di Wikileaks – che rivela notizie segrete alla stampa: http://megachip.globalist.it/democrazia-nella-comunicazione/articolo/2017/11/02/la-lista-degli-eurodeputati-di-cui-soros-puo-fidarsi-2014183.html.

Ma politici sostenuti da Soros si trovano anche al di fuori del PD.

Ad esempio, Emma Bonino fa parte del board dell’Open Society Foundation di Soros: https://www.opensocietyfoundations.org/people/emma-bonino.

Attenzione, quindi, a chi recentemente ha collaborato con i Radicali su iniziative come raccolte di firme o altro: potrebbe essere una pedina del magnate che, ricordiamolo, è stato condannato in contumacia in Malesia ed in Indonesia per le speculazioni effettuate contro le valute locali e che, pertanto, non è una compagnia poi così raccomandabile come i media mainstream vogliono farci credere.

Un eventuale sostegno da parte di Soros è… Possibile?

 

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La “buona politica”

 

 

Abbiamo letto qui (http://www.latinaoggi.eu/news/attualita/60562/terracina-risarcimenti-per-la-tromba-dariaa-la-politica-fa-polemica) le scaramucce dei partiti, in piena campagna elettorale (nazionale e regionale), relativamente ai rimborsi erogati dalla Regione ai cittadini che hanno subito danni dalla tromba d’aria che ha colpito il territorio di Terracina a novembre scorso.

Ci ha colpito l’uso di queste due parole: “buona politica”.

Ricordiamo, A TUTTI, che compito della “buona politica” è prima di tutto quello di fare prevenzione.

Il territorio della nostra città recentemente è stato colpito da vari fenomeni naturali ed eventi provocati dall’uomo che hanno causato seri danni.

Tutti gli enti coinvolti nell’attività di prevenzione (Comune, Provincia, Regione) potrebbero fare molto, molto di più, sia prima che dopo gli eventi calamitosi.

Ad esempio, si potrebbero controllare meglio i terreni bruciati dopo gli incendi, evitando che in tali luoghi si eserciti il bracconaggio, come previsto dalla legge e come già evidenziato dal WWF di Terracina.

Il Comune potrebbe rispondere che non ha le risorse economiche adeguate per fare una seria e forte attività di prevenzione.

Verissimo, però il Comune stesso potrebbe evitare di creare ulteriori situazioni di rischio.

Qualche esempio?

È risaputo che inondazioni e “bombe d’acqua” avvengono ANCHE perché si è cementificato troppo. I controlli sull’abusivismo edilizio sono adeguati? Sanzionando gli abusivi, si otterrebbero risorse finanziarie.

Non solo: perché continuare a far edificare e cementificare, ad esempio con i tanti supermercati cresciuti ultimamente come funghi? Tra l’altro, relativamente ad una zona di Terracina nella quale è stato aperto un centro commerciale è in corso un’indagine del NIPAF per violazione della normativa urbanistica.

Perché consentire l’apertura di un altro importante supermercato su un tratto di strada (quello della Pontina tra Badino e l’ingresso di Terracina) ad alto rischio di incidentalità?

Perché autorizzare eventi che hanno un elevatissimo rischio di morte, per protagonisti e spettatori, come gli Air Show? Eventi che stressano la città e non portano ricchezza al territorio, in primis agli operatori turistici, fatta eccezione per gli organizzatori degli eventi stessi, cioè i gestori degli stabilimenti balneari. La città è di tutti, non di poche categorie.

Apriamo una parentesi: concordiamo pienamente con la SPI-CGIL di Terracina quando sottolinea che da parte dell’amministrazione comunale non è stata spesa una parola nei confronti di due VERI eroi, Spartaco Ometto e Rosa Durazzi, che a giugno 2017 a Foce Sisto hanno sacrificato la loro vita per salvare dei bambini che stavano annegando (http://www.terracinanotizie.net/notizie/comunicati-stampa/1422/caro-babbo-natale).

Chiusa la parentesi, le responsabilità per la mancata prevenzione non sono solo a livello comunale.

Le Province, ad esempio, hanno competenze in materia di tutela dell’ambiente, ma sono state letteralmente depredate delle risorse a loro disposizione, con i tagli ai finanziamenti.

Chi ha autorizzato tutto ciò?

Chi ha ridotto drasticamente le risorse a disposizione degli enti territoriali inserendo il pareggio di bilancio in Costituzione, sebbene l’Unione Europea non ci avesse obbligati a farlo?

Gli stessi partiti che ora fanno scaramucce riguardo ai rimborsi per chi ha subito danni dalla tromba d’aria.

È questa la “buona politica”?

Chiudiamo con un’ultima osservazione: se il territorio fosse maggiormente presidiato, se ci fosse un maggior rispetto della legalità da parte dei cittadini ed un maggior controllo da parte di chi dovrebbe vigilare sul rispetto della legalità stessa, i risarcimenti per i danni della tromba d’aria sarebbero molto, molto più alti.

Tradotto: manufatto abusivo, zero rimborso.

E chi è che non ha vigilato?

La… “buona politica”.

L’Opus Dei cerca di rialzare la testa

Nel nostro ultimo editoriale (https://terracinasocialforum.wordpress.com/2018/01/17/chi-vota-grasso-vota-grillo) ci siamo soffermati sulle vicissitudini di alcuni degli schieramenti politici in lizza per le elezioni del 4 marzo prossimo.

Ora ci concentriamo su un altro schieramento.

Però dobbiamo prima scrivere l’antefatto.

Agosto 2008, scoppia la guerra tra la Russia e la Georgia.

Berlusconi, all’epoca presidente del Consiglio, si schiera a favore di Putin.

Subito a Washington decidono che il Cavaliere deve sloggiare da Palazzo Chigi e si attivano immediatamente. George Soros apre prontamente due sedi in Italia della sua Open Society Foundation e partono finanziamenti a partiti, a politici, a movimenti, a quotidiani, a giornalisti.

A settembre 2009 esce nelle edicole un nuovo quotidiano la cui missione, ancora più apertamente di Repubblica e del gruppo editoriale L’Espresso, è quella di contrastare Berlusconi e di sostenere il partito che maggiormente lo attacca in Parlamento, oltre al movimento che più lo incalza al di fuori delle istituzioni.

Il movimento, poi, nei consensi elettorali prenderà il posto del partito, grazie ad una puntata di Report che distruggerà il partito e farà “transitare” tutti i voti al movimento. Da notare che a marzo 2013 George Soros riceverà il Premio Tiziano Terzani da una giuria nella quale è presente anche una giornalista di Report.

Nel 2010 l’allora presidente della Camera, Gianfranco Fini, ad un convegno sfida il Cavaliere agitando il ditino («Che fai, mi cacci?») e poi fonda un nuovo partito, denominato Futuro e Libertà.

Berlusconi resiste alle continue azioni di logoramento, ma è costretto a dimettersi a novembre 2011, dopo che le sue aziende subiscono pesantissimi attacchi speculativi in Borsa.

Particolare, quest’ultimo, che dovrebbe far riflettere circa il suo attuale impegno in politica: essendo il Cavaliere ricattabile, potrebbe essere nuovamente cacciato da Palazzo Chigi con gli attacchi speculativi.

In altre parole, Berlusconi è una carta bruciata.

Ma in quel periodo avvengono altre cose.

Invitiamo a questo punto i lettori a riflettere su un film che è uscito nelle sale cinematografiche nel 2015, “Suburra”. Il film, ambientato nel 2011, durante gli ultimi mesi del governo Berlusconi, inizia con le strane crisi di coscienza dell’ex Papa, Joseph Ratzinger.

In effetti un legame tra le dimissioni di Berlusconi e quelle di Benedetto XVI c’è, ed è fortissimo.

Dopo il 2011, infatti, l’Opus Dei ha preso sberle a non finire: Ratzinger si è dimesso, Ettore Gotti Tedeschi non è più il governatore dello IOR, Berlusconi è stato cacciato da Palazzo Chigi, alla guida della Protezione Civile non c’è più Bertolaso (http://www.lavocedellevoci.it/2010/03/04/bertolaso-luomo-dellopus-dei), Dell’Utri è finito in galera, Samuele Piccolo ha avuto anche lui problemi con la legge, ecc., ecc.

Samuele Piccolo, chi era costui?

Ne parla Claudio Cerasa nel suo libro “La presa di Roma” (Bur editore): a nemmeno 27 anni, Piccolo, alle elezioni comunali romane del 2008, ottiene circa 12.000 preferenze, risultando il più votato in assoluto.

Da dove provengono quei voti? Cerasa nel suo libro è chiaro: dall’Opus Dei.

Riguardo a Piccolo c’è un seguito nel 2010, in occasione delle elezioni regionali vinte da Renata Polverini.

Ricordate che in quelle elezioni furono escluse le liste del Popolo delle Libertà relativamente al collegio della provincia di Roma? Perché?

Qualcuno (http://www.mammasantissima.it/il-fantasma-di-samuele-piccolo-nel-giallo-delle-elezioni-regionali) sostiene che il problema fosse proprio la candidatura di Samuele Piccolo, vicinissimo all’Opus Dei ed inviso ad altri ambienti, massonici, del centrodestra.

E qui veniamo al partito che rappresenta, a partire dal nome, proprio quegli ambienti: Fratelli d’Italia.

I latini dicevano “nomen omen”. Chissà com’è, quel nome ci ricorda la fratellanza massonica.

D’altronde lo stesso Goffredo Mameli, autore dell’inno nazionale intitolato “Fratelli d’Italia”, era massone.

All’interno di Fratelli d’Italia la figura chiave è La Russa padre, legato a Ligresti, dato che La Russa nonno era amico del secondo in quanto concittadini, essendo nati a Paternò.

I legami con ambienti massonici risultano dalle intercettazioni telefoniche di indagini giudiziarie, come si può evincere da questi link:

https://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/fonsai-massoneria-ha-deciso-cosi-intercettazioni-marchionni-alderisio-1662343

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2013/09/11/ombra-della-massoneria-sul-caso-fonsai.html?.

Si dice che gli ecclesiastici si scaglino con veemenza contro gli omosessuali per allontanare l’ombra del sospetto da loro stessi.

E allora (stessissima logica), guardate questo video: https://www.youtube.com/watch?v=nydi2gdUvjE.

Testo: «Sogniamo anche un’Italia nella quale la massoneria, che ormai è ovunque, conceda almeno la par condicio a chi non è massone, perché non ne possiamo più di essere discriminati per il fatto che non siamo massoni anche noi».

Apriamo una parentesi: la parola “ovunque” è come la parola “tutti”.

Se dico che «fanno tutti schifo», vuol dire che faccio schifo anch’io.

Idem se affermo che «la massoneria è ovunque».

La parolina “quasi” in questi casi è l’ancora di salvezza.

«Fanno QUASI tutti schifo» assume tutto un altro significato. Ma fa meno presa sulle menti semplici che hanno poco spirito critico. Non si crea l’effetto lemming, ben noto ai pifferai magici.

Idem se si dicesse «La massoneria è QUASI ovunque».

Chiusa la parentesi.

Ricordate, poi, nel 2016, che il centrodestra non si è accordato sul candidato sindaco per Roma, regalando le porte del Campidoglio alla Raggi?

Berlusconi aveva proposto Bertolaso e la Meloni si è opposta con tutte le forze. Poi il primo si è ritirato, l’unità dello schieramento era comunque saltata ed al suo posto Forza Italia ha trovato un candidato (il piacione ARfio) anch’egli vicinissimo all’Opus Dei.

Quindi, riprendendo il discorso, l’Opus Dei esce distrutta dalle vicende relative al periodo 2011-2013, ma ora cerca di rialzare la testa.

A conferma di tutto ciò, il più atlantista degli esponenti leghisti, Roberto Maroni, si è ritirato dall’agone politico, segno che anche la Lega è tornata su antiche posizioni, più bossiane.

Perché riteniamo Maroni il leghista più “atlantista”?

L’abbiamo capito da un’intervista che l’ex governatore della Lombardia ha rilasciato nell’estate 2012 all’inserto Sette del Corriere della Sera(http://vittoriozincone.it/2012/12/06/roberto-maroni-2-sette-luglio-2012).

Di seguito il testo della parte finale di quell’intervista.

DOMANDA. Conosce i confini dell’Ucraina?

RISPOSTA. «Polonia, Russia, Ungheria…».

D. Monti è appena stato lì per sostenere gli Azzurri (alla finale degli Europei di calcio – NOTA NOSTRA).

R. «Non doveva andarci. Ma una volta lì, durante la premiazione avrebbe dovuto osare».

D. E cioè?

R. «Si sarebbe dovuto togliere la giacca e avrebbe dovuto mostrare una maglietta con su scritto “Tymoshenko libera”. Io lo avrei fatto».

Da notare che Maroni si esprime in questo modo a luglio 2012, un anno e mezzo prima di piazza Maidan, ma evidentemente già sapeva, grazie alla palla di vetro, anzi, al Palantìr (https://it.wikipedia.org/wiki/Palant%C3%ADr).

Con il recente ritorno della Lega sulle posizioni dell’Opus Dei, Maroni non ha potuto far altro che farsi da parte.

Un po’ come ha fatto anche Flavio Tosi, l’ex sindaco di Verona, che si è fatto un partito per fatti suoi dopo che la Lega è finita nelle mani di Maroni.

Dal libro “Opus Dei segreta” (Bur editore) di Ferruccio Pinotti (pag. 11, nota a piè di pagina n. 14):

Verona, soprannominata la «Pamplona d’Italia» per il grande potere detenuto dall’Opus Dei è una «capitale» della finanza cattolica. A Verona hanno sede il gruppo Banca Popolare di Verona e Novara, la Fondazione Cariverona, azionista chiave del colosso Unicredit. Sempre a Verona ha sede la Cattolica Assicurazioni, un altro gigante della «finanza bianca».

L’Opus Dei, quindi, sta rialzando la testa, ponendosi come asse portante dello schieramento di centrodestra.

Fino a quando resterà in piedi quella coalizione?

Fino a quando resisteranno i Fratelli?

In tutto ciò, comunque, un punto fermo c’è e lo ribadiamo: Berlusconi è ricattabile e potrebbe essere nuovamente cacciato da Palazzo Chigi con gli attacchi speculativi.

Non è pertanto il Cavaliere la soluzione per i problemi del Paese.

Chi vota Grasso vota Grillo

O, meglio, Casaleggio.

O, meglio ancora, Goldman Sachs.

In questo articolo spiegheremo perché.

Premessa: la politica ormai è diventata marketing. I politici non devono più proporre un nuovo modello di società oppure indicare come intendono migliorare il modello esistente. No, adesso i politici fanno marketing, alla furiosa e disperata ricerca di consensi.

Tutto ciò quando rivolgono lo sguardo verso il basso, nei momenti in cui serve loro.

In genere, invece, il loro sguardo è rivolto verso l’alto, dove prima di tutto vedono i fili e poi, seguendo questi ultimi, vedono i loro “sponsor”.

Quindi, perché chi vota Grasso vota Casaleggio e Goldman Sachs?

Per capirlo bisogna tornare al 4 dicembre 2016 o, meglio, al 2 dicembre 2016, il giorno in cui si è chiusa la campagna elettorale per il referendum costituzionale. Quel giorno un commento su Facebook ci ha illuminati. Si trattava di una persona che indicava ai propri “followers” di votare No.

Subito dopo aver letto quel commento, siamo corsi a cercare, su Internet, l’indicazione di voto data dall’ex premier Mario Monti: anch’egli si spendeva per il No.

A quel punto abbiamo capito tutto.

La riforma costituzionale è stata predisposta perché in un suo dossier la banca d’affari JP Morgan lamentava il fatto che l’Europa non cresceva economicamente secondo il proprio potenziale in quanto i processi decisionali erano rallentati dalle Costituzioni antifasciste dei Paesi del Mediterraneo, tra cui l’Italia.

Ecco che cosa era scritto precisamente in quel dossier (https://culturaliberta.files.wordpress.com/2013/06/jpm-the-euro-area-adjustment-about-halfway-there.pdf):

“I sistemi politici dei Paesi del sud, e in particolare le loro Costituzioni, adottate in seguito alla caduta del fascismo, presentano una serie di caratteristiche che appaiono inadatte a favorire la maggiore integrazione dell’area europea”.

Ovviamente, dopo quel dossier, si sono mossi i fili di JP Morgan e si sono prontamente attivati i politici della cordata (avremmo voluto scrivere un’altra parola, di 5 lettere, che inizia sempre per “co” e finisce per “a”, ma lasciamo ai lettori la fatica di individuare le due lettere mancanti).

Però, casualmente, durante la campagna elettorale, i politici della co..a Goldman Sachs si battevano contro la riforma costituzionale.

Segno evidente che tra le élites che governano il mondo, c’è una lotta all’ultimo sangue tra la co..a JP Morgan e la co..a Goldman Sachs.

In passato, in Italia, lo scontro è stato, per decenni, tra finanza ebraica e finanza cristiana, o, salendo di un gradino, tra massoneria ed Opus Dei. Ne sono esempi lo scontro feroce tra Cuccia e Sindona negli anni ‘80, le privatizzazioni del 1992-93 che hanno impoverito il Paese alle quali si è opposto Giulio Andreotti (ma anche Bettino Craxi), la vicenda dei “furbetti del quartierino” che a metà degli anni 2000 ha portato alle dimissioni di Antonio Fazio (che difendeva “l’italianità” delle banche) e alla sua sostituzione con Mario Draghi alla guida della Banca d’Italia.

Ovviamente lo scontro si ripeteva con protagonisti diversi anche nel resto del mondo occidentale.

Non a caso George Soros, intervistato da Christine Ockrent a dicembre 2004, alla domanda «Perché ha rivinto le elezioni Bush nonostante tutti i soldi con i quali lei ha sostenuto in campagna elettorale il suo avversario Kerry?», ha risposto: «Ho sottovalutato il potere che ha raggiunto anche negli USA l’Opus Dei».

Messa all’angolo l’Opus Dei, lo scontro si è acceso, violentissimo, all’interno della finanza ebraica.

Qual è il punto specifico sul quale sono divisi?

Il ruolo del dollaro USA.

Premessa: il dollaro è la moneta internazionale degli scambi e ciò dà un immenso vantaggio competitivo agli Stati Uniti. Questi ultimi, infatti, possono avere contemporaneamente un elevatissimo debito pubblico ed una bilancia dei conti con l’estero perennemente in perdita perché possono stampare dollari e titoli di Stato che gli altri Paesi sono costretti ad accettare.

Gli Stati Uniti sono tecnicamente falliti il 15 agosto 1971, quando il presidente Richard Nixon abolì la conversione del dollaro in oro, ma il sistema continua ad andare avanti ugualmente perché gli altri Paesi non si oppongono (gli USA sono la principale potenza militare mondiale) e perché sono stati trovati, nel tempo, dei palliativi per impedire al sistema di collassare. Tra i principali palliativi, il petro-dollaro (per il quale è fondamentale il ruolo dell’Arabia Saudita) e la finanziarizzazione dell’economia, che ha fatto schizzare in alto debiti pubblici e debiti privati in tutto il mondo.

Ovviamente tale sistema non può durare in eterno, anche perché i cosiddetti Paesi BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica, anche se ora sarebbe più corretto definirli RICS, dato che gli USA si sono ripresi il Brasile) hanno aumentato la quota di scambi internazionali tra di loro che avvengono al di fuori del dollaro ed hanno creato degli organismi sovranazionali alternativi al Fondo Monetario Internazionale ed alla Banca Mondiale.

Di fronte a tutto ciò, di fronte ai conclamati scricchiolii del dollaro, le élites del mondo “occidentale” si sono spaccate: la co..a JP Morgan ritiene che il dollaro debba rimanere la moneta internazionale degli scambi ad ogni costo, compresa anche un’eventuale guerra atomica, mentre la co..a Goldman Sachs ritiene che si debba trattare con gli “asiatici”, perché sul medio-lungo termine questi ultimi saranno vincitori.

Tale scontro, a livello internazionale, ha trovato espressione nella Brexit e nell’elezione di Trump, con la vittoria della co..a Goldman Sachs, nonché nell’elezione di Macron in Francia, con la vittoria invece della co..a JP Morgan.

In Italia, il primo round di questa guerra tra co…e si è avuto nel 2013, con la vittoria di JP Morgan che ha impedito agli uomini di Goldman Sachs di sedersi al Quirinale ed a Palazzo Chigi.

Ne abbiamo già parlato qui: https://terracinasocialforum.wordpress.com/2017/01/18/e-meglio-la-post-verita-o-la-pre-verita.

Il secondo round italiano di questa guerra tra co…e è stato il referendum costituzionale, che ha registrato la vittoria di Goldman Sachs.

Il terzo round sono le elezioni politiche del 2018, con nel frattempo l’Opus Dei che si è ripresa dalla batoste subite ed è riuscita a serrare le fila (sebbene anche in quel campo si siano registrati morti e feriti, basti pensare all’ex governatore della Lombardia – strano tuttavia che i “Fratelli” non abbiano nulla da dire). Senza considerare, comunque, che dall’altra parte c’è colui che partecipò alla cerimonia di beatificazione di Escrivà de Balaguer, il fondatore dell’Opus Dei, e che pertanto ha sempre lavorato per la sua vera “parrocchia”.

I fili di Goldman Sachs, in vista del voto, si sono di nuovo mossi ed ecco spiegato il perché del titolo di questo articolo.

Dopo il referendum costituzionale si sono attivate alcune pedine Goldman che hanno cercato di riscrivere il Vangelo secondo Matteo, prevedendo per quest’ultimo un semplice ruolo da segretario di partito, senza candidatura, ma non c’è stato nulla da fare.

Di conseguenza, si è cercata la sponda del M5S.

Due parole su quest’ultimo.

Movimento strano, veramente molto strano.

«Trasparenza», «democrazia diretta» gli slogan principali.

Tra cui anche «Uno vale uno».

Che però non vale per il… figlio di papà.

Era nelle monarchie assolute del Medio Evo che il potere si tramandava di padre in figlio.

Poi, francamente, un movimento che viene votato in massa dalle forze dell’ordine non sarà mai un movimento rivoluzionario.

Le forze dell’ordine manganellano i manifestanti che sono pericolosi per le élites, come i no global che si scagliavano contro il Vero Potere, cioè gli organismi sovranazionali, ma si levano i caschi in segno di solidarietà alle manifestazioni di coloro che attaccano la “casta”.

Le elezioni, in Italia ma anche all’estero, sono diventate una sorta di tiro al piattello. L’elettore che non riceve briciole grazie al clientelismo imperante, in genere riflette nelle settimane precedenti al voto, dopodiché identifica colui che ritiene essere il suo nemico e, nell’urna, imbraccia metaforicamente il fucile e spara.

Se tale tipo di elettore ritiene che il suo nemico siano i ladri di polli, nelle istituzioni a rappresentarlo avrà delegati che faranno la lotta ai ladri di polli.

Se invece l’elettore ritiene che il suo nemico siano banche, finanza, speculatori e NATO, nelle istituzioni a rappresentarlo avrà delegati che faranno la lotta al Vero Potere.

Ecco, noi vorremmo un’Italia che non sia più “Travagliata”.

Vorremmo un’Italia in cui si parla tutti i giorni di politica estera, come se fosse la cosa più naturale del mondo.

Perché la politica estera non è sapere chi è il nuovo fidanzato della soubrette argentina o la nuova fidanzata dell’erede al trono britannico, né tanto meno sapere se l’Inter schiererà qualche giocatore italiano nella prossima partita di campionato.

Prossima apertura di un punto d’informazioni turistiche terracinesi a Roma e al Vaticano?

Un’altra notizia del 2017 che è stata presentata in termini trionfalistici (va di moda: o si tratta di annunci in pompa magna, oppure si tratta di fake news…), è stata quella relativa all’accordo tra il Comune di Terracina ed il Comune di Monte San Biagio riguardo all’apertura di un punto di informazioni turistiche presso la stazione ferroviaria di Monte San Biagio-Terracina Mare.

Bella notizia, ma…

… ma non sarebbe più logico aprire un punto di informazioni turistiche presso il Polo dei trasporti di Terracina, come il Terracina Social Forum chiede fin dalla sua istituzione, nel lontano giugno 2012?

Ricordiamo che al Polo dei trasporti manca tutto: bagni pubblici, una fontanella, un’illuminazione adeguata, pensiline, panchine, una corretta pulizia, marciapiedi in buono stato, con scivoli per i disabili al capolinea del Cotral, possibilmente con la vegetazione che sporge sui marciapiedi stessi tagliata regolarmente e con i cestini svuotati con maggiore frequenza, per evitare che diventino traboccanti di rifiuti.

Ma al Polo dei trasporti fondamentalmente mancano le informazioni, quando fornirle sarebbe abbastanza facile, possibilmente anche in lingua straniera (il che, allo stato attuale, ci sembra fantascienza…). All’interno della stazione ferroviaria non è affisso nulla che possa essere utile ai turisti, a cominciare da una mappa della città. Chi arriva al Polo dei trasporti per la prima volta da un’altra località, scendendo dai bus sostitutivi del treno non sa assolutamente né che cosa siano Cotral (pullman regionali) e Cotri (autobus cittadini), né tanto meno sa da dove partono. Ma neanche c’è uno straccio di cartello o di avviso affisso che lo spieghi. I turisti devono affidarsi al buon cuore degli autisti Cotri.

Ciliegina sulla torta, il tabellone luminoso presente nel piazzale, che PER LOGICA dovrebbe fornire prioritariamente notizie su viabilità e trasporti, fornisce informazioni di ogni tipo, tranne quelle veramente necessarie per un turista o per un viaggiatore.

A conferma del fatto che il Polo dei trasporti è stato istituito, molto probabilmente, per tenere fede ad una promessa fatta, nella campagna elettorale del 2011, ad alcune famiglie terracinesi residenti in via Badino: «Gli autobus Cotral non transiteranno più per via Badino».

Promessa non mantenuta grazie alla ferma opposizione di pendolari, studenti e presidi delle scuole superiori, nonché dello stesso Cotral.

Ma promessa che spiega anche perché il Polo dei trasporti venga tenuto in tale stato di abbandono.

Stato di abbandono denunciato da pochissime forze politiche o realtà associative.

Tutto ciò, per quanto riguarda Terracina.

Ma se ci spostiamo a Terracina Mare?

Il discorso cambia poco, sebbene il Circolo Legambiente di Terracina abbia tenuto a precisare che nel Rapporto Legambiente “Qualità delle stazioni nel Lazio” la stazione di Monte San Biagio risulta essere tra le migliori. Figuriamoci in quali condizioni si trovano le altre…

Anche a Terracina Mare, infatti, adesso, ora, in questo momento, mancano bagni pubblici, fontanelle, ecc., e difettano completamente le informazioni “basilari” per i turisti ed i viaggiatori. Questi ultimi, che cosa devono fare per arrivare a Terracina? Quali altri mezzi di trasporto devono prendere? All’interno della stazione ferroviaria non c’è scritto nulla.

Senza considerare i disagi che devono subire i pendolari abituali.

Un esempio?

Prima i bus Cotral provenienti da Fondi e diretti a Terracina fermavano proprio davanti alla stazione ferroviaria, sull’altro lato della via Appia, mentre ora la fermata è stata spostata 500 metri prima. Il pendolare, in passato, poteva posizionarsi alla fermata sulla via Appia ed aspettare i bus di passaggio, salvo eventualmente salire sul pullman fermo nel parcheggio (quello della linea Terracina-Monte S. Biagio FS) non appena quest’ultimo si avviava.

Ora invece non è più così, perché il pendolare è costretto a scommettere: «Partirà prima la navetta Cotral per Terracina ferma nel parcheggio, o mi conviene appostarmi alla fermata che si trova a 500 metri di distanza?». Abbandonato a se stesso, senza alcuna informazione sugli orari di passaggio (o di partenza dal piazzale) dei mezzi Cotral.

Alla fermata Cotral, inoltre, non c’è la pensilina per riparare i viaggiatori e manca un cestino dei rifiuti: si sa che sui treni è vietato fumare ed i tabagisti, appena scesi alla stazione, accendono le sigarette. Che poi diventano mozziconi. Che poi finiscono in un cestino (insieme eventualmente col pacchetto finito), laddove il cestino esiste.

Laddove il cestino non esiste, si crea l’immondezzaio…

Alla luce di tutto ciò, noi non vediamo alcun trionfo nell’affermare entusiasticamente che alla stazione di Monte San Biagio-Terracina Mare verrà aperto un punto di informazioni turistiche.

Prima di tutto andrebbero garantite condizioni igienico-sanitarie e di comfort ideali per i viaggiatori (ad esempio, eliminando le barriere architettoniche, rendendo operative le infrastrutture per i disabili, attivando i bagni, posizionando una fontanella, ecc.).

Poi le informazioni “basilari” per i viaggiatori, in attesa del punto d’informazioni turistiche, si possono anche affiggere nei locali già esistenti della stazione. Bastano dei semplici avvisi con orari dei pullman Cotral e dei bus Cotri. Così come avviene in tante altre città italiane.

Un esempio fra tanti? Alle pareti della stazione Montebello della linea ferroviaria “FC3” Roma-Civita Castellana-Viterbo sono affissi gli orari dei pullman Cotral nonché dei mezzi della società Rossi Bus che gestisce i trasporti cittadini del Comune di Sacrofano.

Tutto ciò operativamente, praticamente, fattivamente, e senza comunicati trionfalistici.

È così difficile scendere almeno una volta dall’auto blu ed immedesimarsi nei problemi che devono affrontare pendolari, viaggiatori e turisti?

Oppure le priorità sono fare cassa con il parcheggio a pagamento ed ottenere consensi con la creazione di qualche posto di lavoro precario all’interno del punto d’informazioni turistiche?

 

«Devo prendere il fucile o chiamare i carabinieri? Decidi tu»

Un’altra bella notizia della fine del 2017 è stata quella riguardante i quattro arresti effettuati dalle forze dell’ordine nei confronti dei presunti esecutori dell’omicidio del boss camorrista Gaetano Marino, avvenuto il 23 agosto 2012 sul lungomare di Terracina.

Dopo quella bella notizia, per qualche giorno ci siamo illusi di riceverne un’altra, ma non abbiamo trovato nulla al riguardo sugli organi di stampa locali.

Dopo aver letto che il Comune di Rimini si è costituito parte civile nel processo contro i presunti autori degli stupri su una turista polacca e una trans peruviana avvenuti la notte del 26 agosto 2017, speravano che anche da Terracina arrivasse una notizia simile, e invece…

E invece da parte della nostra amministrazione comunale non si parla di costituirsi parte civile nel processo per l’omicidio di Gaetano Marino, nonostante il gravissimo danno d’immagine inferto alla nostra ridente città, che vive di turismo, e senza considerare il terribile impatto psicologico che ha avuto l’efferato delitto sui nostri concittadini.

A dire la verità, è sull’intera questione legalità che i nostri rappresentanti in Consiglio comunale, di maggioranza e di opposizione, ci sembrano piuttosto latitanti, come abbiamo già evidenziato qui: https://terracinasocialforum.wordpress.com/2016/09/07/mafie-consigli-per-una-vera-opposizione.

Non ripetiamo ciò che abbiamo scritto in tale articolo, ma oggi segnaliamo ulteriori interventi ed iniziative che potrebbero essere adottate.

Ad esempio, si potrebbe istituire l’Assessorato contro il racket e la criminalità.

Oppure, si potrebbe adottare il protocollo della legalità, ideato dall’architetta lodigiana Serena Righini, dipendente dell’Ufficio Tecnico del Comune di Merlino, e dall’ingegnere Luca Bertoni, già sindaco di Tavazzano e consulente tecnico, che prevede un premio (+8% delle volumetrie) a chi accetta di sottoporre a controlli serrati (da bilanci e conti correnti fino alle targhe dei mezzi in cantiere) la propria azienda e i subappaltatori, con rescissione netta del contratto (e pagamento di una penale del 20%) per chi non supera i controlli.

Inoltre, si dovrebbe promuovere il whistle-blowing tra i dipendenti comunali, con il quale segnalare in maniera anonima irregolarità e/o attività fraudolente, si deve integrare il codice di comportamento dei dipendenti comunali, adattandolo alla nuova normativa in vigore ed alle specifiche caratteristiche del Comune, si dovrebbe prevedere l’osservanza del codice di comportamento per i collaboratori esterni a qualsiasi titolo, per i titolari di organo, per il personale impiegato negli uffici di diretta collaborazione dell’autorità politica, per i collaboratori delle ditte fornitrici di beni o servizi od opere a favore dell’amministrazione, nonché prevedendo la risoluzione o la decadenza dal rapporto in caso di violazione degli obblighi derivanti dal codice stesso.

Ma una misura in particolare ci preme: istituire, ai sensi dell’articolo 19 dello Statuto comunale, una Commissione consiliare d’inchiesta sul fenomeno del caporalato (nonché prevedere che il Comune si costituisca parte civile nel caso di reati di caporalato).

Nel settore agricolo vige il detto «lontano dagli occhi, lontano dal cuore». Nelle campagne i ghetti (o i casolari) privi di acqua, gas, corrente elettrica e servizi igienici diffusissimi nell’Italia centro-meridionale nei quali vengono fatti alloggiare i braccianti di nazionalità straniera, infatti, hanno un duplice scopo: consentono agli imprenditori agricoli (e ai caporali) di avere a disposizione un serbatoio di manovalanza a basso costo da sfruttare a proprio piacimento, con il beneplacito delle autorità; queste ultime, invece, ottengono il magico risultato di guadagnare consensi elettorali e contemporaneamente tenere lontano dalla vista dei cittadini piccoloborghesibenpensanti i tanti stranieri presenti sul territorio.

Danno fastidio quei pochi rifugiati che chiedono l’elemosina agli ingressi dei supermercati, come lamentato anche dal nostro primo cittadino?

Ammesso e non concesso che diano fastidio, non commettono alcun reato (per ora, almeno fino a quando non verrà dichiarato reato il chiedere l’elemosina, ed i primi segnali che ciò avvenga si percepiscono già).

Ma se danno fastidio persone che non commettono reati, perché chiudere gli occhi davanti alle illegalità che avvengono nelle campagne, con comportamenti che negano la dignità di persone che stanno qui per lavorare, non per chiedere l’elemosina, con condotte ai limiti della violazione dei più elementari diritti umani?

Questa situazione ci ricorda una canzone di vent’anni fa: “Quelli che benpensano” del rapper Frankie Hi-nrg mc. Il primo verso di quella canzone, infatti, è “Sono intorno a noi, in mezzo a noi”.

Un nostro amico che abita a Borgo Hermada ci ha raccontato, al riguardo, una storia interessante.

Ogni mattina veniva svegliato alle 6 da due colpi di clacson di un veicolo che parcheggiava sotto casa sua. Una mattina, incuriosito da quell’evento che si ripeteva tutti i santi giorni, si è affacciato alla finestra qualche minuto prima delle 6. Che cos’ha visto? Decine di indiani che aspettavano sul marciapiede. Poi, alle 6, è arrivato un furgone che, non appena parcheggiato, ha dato i due colpi di clacson. Questi ultimi erano assolutamente inutili, perché i braccianti erano già presenti sul posto, ma avevano la finalità, i due colpi di clacson, di affermare il seguente concetto: «Qui comando io».

Una mattina d’estate, il nostro amico dormiva con la finestra aperta per il troppo caldo. Alle 6, sentiti i due colpi di clacson, si è alzato dal letto esasperato e si è fiondato alla finestra gridando: «La vuoi finire con questo clacson tutte le mattine! Devo prendere il fucile o chiamare i carabinieri? Decidi tu».

Il caporale, da quel giorno, non ha più suonato il clacson alle 6 di mattina.

«Lontano dagli occhi, lontano dal cuore».

Ecco, invece il Terracina Social Forum vuole con la massima determinazione che questo velo si sollevi.

Non accettiamo più che, dalle nostre parti, le minacce le debbano subire solo i giornalisti coraggiosi che denunciano questi eventi e questo malaffare, come il nostro amico Marco Omizzolo, mentre le forze politiche, di maggioranza, di opposizione, di opposizione al di fuori del Consiglio comunale, rimangono completamente silenti per questioni di puro calcolo elettorale, tranne pochissime e lodevolissime eccezioni.

Invitiamo, poi, i nostri concittadini a segnalare qualsiasi irregolarità in cui s’imbattono (o di cui hanno eventualmente notizia) alle forze dell’ordine, ma anche alle associazioni antimafia presenti sul territorio, ad esempio Libera o l’Associazione Caponnetto.

Queste ultime, infatti, dopo anni e anni di esperienza, sanno anche come riuscire a superare i cosiddetti “porti delle nebbie”.

Noi abbiamo fiducia nel popolo.

Ma il popolo deve capire, una buona volta, che gli stanno togliendo tutto.

Stazione ferroviaria, le responsabilità della politica

Nel 2005 Trenitalia realizzò uno spot per incentivare i viaggi in treno nel periodo natalizio. Il supereroe dei Fantastici 4, «La Cosa», invitava ad acquistare un biglietto in offerta speciale «per andare a trovare lo zio Pietro a Matera».

Peccato che Matera fosse proprio l’unico capoluogo di provincia italiano (su circa un centinaio) privo di stazione ferroviaria, tanto che la Regione Basilicata espresse il proprio disappunto nei confronti di Trenitalia (http://www.altamurgia.it/index.php/articoli/societa/7683-qa-matera-in-trenoq-gaffe-nello-spot-di-trenitalia.html).

Questa vicenda ci ricorda i manifesti fatti affiggere nel 2015 dal sindaco, molto probabilmente spinto dal vicesindaco dell’epoca (diamo a Cesare quel che è di Cesare…), con i quali salutava la cittadinanza in seguito alla sua decadenza da primo cittadino successivamente alle dimissioni contestuali della metà più uno dei consiglieri comunali. In quei manifesti c’era scritto, testuali parole, «Terracina è la città più bella del mondo».

Già, così bella che non ha neanche una stazione ferroviaria funzionante…

Le responsabilità della politica sulla vicenda sono pesanti.

Responsabilità bipartisan, per usare un termine in voga.

Prima di tutto, per la Regione Lazio ripristinare la tratta ferroviaria Priverno-Terracina non è mai stata una priorità. Lo abbiamo capito a luglio 2014 quando a Sabaudia, durante una pausa di un convegno organizzato dal locale Circolo di Legambiente, un consigliere regionale di maggioranza ivi presente è stato interpellato sulla questione: ebbene, a quasi due anni di distanza dalla frana che aveva bloccato la tratta ferroviaria, era totalmente all’oscuro della vicenda.

La Regione ed il partito che la governa, quindi, hanno sempre dato pochissima importanza alla questione.

Tra l’altro, siamo convinti che se la moglie dell’ex sindaco di Firenze, ex presidente della Provincia di Firenze, nonché ex qualcos’altro (E SPERIAMO CHE TALE RIMANGA IN ETERNO), fosse stata assegnata a Terracina come sede per svolgere il proprio mestiere di insegnante dal famoso algoritmo del Ministero dell’Istruzione, anziché essere mandata a lavorare nella sua amata Firenze, la tratta ferroviaria sarebbe stata ripristinata in tempi rapidissimi.

L’epoca attuale è contrassegnata dal Medio Evo dei diritti. Lo Stato sociale ed i diritti non esistono più. Esistono solo privilegi che, non appena si creano le condizioni giuste, si accaparrano i feudatari di determinati territori. Come abbiamo già scritto qui (https://terracinasocialforum.wordpress.com/2016/02/22/intercity-a-monte-san-biagio-no-grazie), infatti, i treni Frecciarossa fermano a Reggio Emilia perché è la città natale dell’attuale ministro dei Trasporti…

Non esiste attualmente un politico terracinese che ricopra grossi incarichi governativi, per cui, se tanto ci dà tanto, per vedere ripristinata la tratta ferroviaria ci vorrà ancora tempo.

SEMPRE AMMESSO CHE TRENITALIA VOGLIA FARCI DI NUOVO CIRCOLARE I TRENI.

Le assurdità sul lato sinistro o presunto tale (più presunto che reale) della politica sono continuate con la proposta di realizzare una pista ciclabile sui binari ormai dismessi: se il Monte Cucca è a rischio frana, così come sono in pericolo i treni in transito alle sue pendici, lo sono anche i ciclisti. È una questione di pura e semplice logica.

Tra l’altro, l’attuale governatore del Lazio deve avere un rapporto un po’ “particolare” con la nostra città, dato che quando qualche mese fa è venuto a Terracina per l’ennesima passerella relativa all’inaugurazione dei nuovi bus Cotral, si è guardato bene dal comunicarlo agli esponenti della Sezione locale del suo partito. Chissà, forse pensava che fossero andati tutti in treno a Matera a trovare lo zio Pietro…

Comunque anche l’amministrazione locale, attuale e precedente, non è che si sia dannata tanto per ripristinare la linea ferroviaria.

Perché, ad esempio, il sindaco non si è mai incatenato per protesta davanti alla sede della Regione Lazio?

Anzi, se ciò lo avesse fatto l’attuale seconda carica istituzionale del Comune, sarebbe stata automatica e considerevole la copertura mediatica, sia televisiva che giornalistica.

Inoltre all’amministrazione locale, attuale e precedente, non sembra che stia molto a cuore il benessere dei pendolari ed, in generale, dei viaggiatori. Basta guardare in quali condizioni si trova il fantomatico Polo dei Trasporti, dove manca tutto: dai bagni ad una fontanella, dalla sala d’aspetto alle pensiline, dalle biglietterie automatiche ai distributori di bevande e snack, dalle informazioni (anche in lingua straniera) ad un’illuminazione decente per le ore notturne, senza considerare le barriere architettoniche che rendono difficile la vita ai disabili.

Ma almeno al Polo dei Trasporti ci sono i tabelloni elettronici!

Infatti forniscono informazioni di ogni genere, tranne che sui trasporti, la viabilità ed il traffico, come avverrebbe logicamente in qualsiasi altra località. Ma, lo sappiamo, «Terracina è la città più bella del mondo».

Senza considerare il fatto che attualmente la stazione ferroviaria è “pulita e mantenuta nel decoro” proprio dal Comune di Terracina, che se ne fa incredibilmente vanto nei manifesti affissi all’interno della stazione stessa.

Che vergogna vedere lo stato pietoso di quella stazione nel film N-Capace, che ha richiamato al cinema centinaia di terracinesi spinti dall’orgoglio campanilistico di vedere proiettate sul grande schermo le immagini della propria città, e che poi in gran parte non sono stati in grado di apprezzare il valore artistico di quell’opera. Film troppo “alto” per il provincialismo imperante. Ma suvvia, «Terracina è la città più bella del mondo»!

Tornando all’amministrazione comunale, un sindaco MODERNO (senza virgolette, capirete dopo perché…), anziché fare pubblicità gratuita ad una bevanda zuccherata che fa male alla salute e che depreda in varie parti del mondo una risorsa preziosissima come l’acqua (non basta intitolare a Paolo Colli un’isola ecologica per essere un vero ambientalista), dovrebbe trovare soluzioni al problema.

Qual è il problema?

I pendolari di Terracina, siano essi lavoratori, militari, studenti, persone che devono effettuare visite specialistiche nella Capitale oppure parenti di malati ricoverati negli ospedali romani (e senza tralasciare i turisti), devono raggiungere Roma nella maniera più rapida e confortevole possibile.

Siccome non esiste ancora il capitano Kirk con il teletrasporto dell’astronave Enterprise di Star Trek, e siccome sulla tratta ferroviaria ci sono difficoltà oggettive, forse bisogna trovare o inventarsi dei percorsi alternativi, magari su gomma. Dato che anche chi ha sempre vissuto di ferro, cioè di treni, ora intende investire sulla gomma, cioè sui bus.

Ma, come abbiamo dimostrato nell’articolo pubblicato qualche giorno fa (https://terracinasocialforum.wordpress.com/2017/08/07/lo-chiamavano-libero-mercato), ormai la politica consiste nel fare contenti i cosiddetti “stakeholders”, volendo essere politically correct.

Per cui chi si trova a gestire la cosa pubblica, lo fa nell’interesse del privato.

E sappiamo che anche a Terracina queste logiche trovano terreno fertile, dato che il sindaco è notoriamente un privatizzatore.

Qualche esempio?

1) Ai referendum abrogativi del 2011 ha rifiutato le schede per i quesiti sulla ripubblicizzazione del servizio idrico;

2) ha posto sul mercato la farmacia comunale, sebbene quest’ultima registrasse utili da anni, rinunciando così ad entrate costanti e sicure per il Comune grazie ai dividendi, cedendo un’attività economica redditizia ai privati (ed impoverendo il patrimonio, PUBBLICO, comunale);

3) ha cercato di vendere il mercato coperto ed intende ancora farlo, nonostante migliaia di cittadini abbiano firmato una petizione per far diventare l’edificio una casa della cultura.

Di conseguenza, atteso che la politica “moderna” consiste nell’accontentare gli stakeholders, considerato che l’ex sindaco di Firenze, ex presidente della Provincia di Firenze, nonché ex qualcos’altro (E SPERIAMO CHE TALE RIMANGA IN ETERNO) si è già schierato per uno stakeholder (lo chiamavano libero mercato…), assodato che tale ex qualcos’altro non fa parte della compagine politica del nostro sindaco, perché non schierarsi con gli stakeholders concorrenti, anche per cercare di intralciare i disegni dell’ex qualcos’altro?

Ecco, se le regole del gioco (ahinoi) sono queste, perché non contattare Flixbus? L’argomento potrebbe essere il seguente: «Nella città che amministro c’è un bacino potenziale di 250-300 pendolari che potrebbero diventare vostri clienti, senza considerare i turisti, dato che Terracina è una località balneare. Perché non attivate delle apposite corse da Terracina per Roma (e ritorno)?».

I benefici sociali, questa volta, sarebbero rilevanti: Flixbus, infatti, non è un’altra catena di fast food che fa male alla salute e che non rispetta la strategia rifiuti zero (nei fast food le bevande zuccherate, probabili concause dell’epidemia mondiale di diabete e obesità, non vengono servite in bicchieri di vetro lavabili e riutilizzabili infinite volte, ma vengono versate in contenitori di cartone con un tappo di plastica ed una cannuccia di plastica, creando così, in un colpo solo, ben tre rifiuti inutili! Paolo Colli, secondo noi, non sarebbe molto contento…).

Già, però a Terracina un sindaco “moderno” non esiste, c’è un ex addetto stampa che vive di annunci e comunicati stampa trionfalistici ed entusiastici.

Ma a Terracina non esiste neanche un sindaco MODERNO, che come prima cosa cercherebbe di valorizzare e potenziare ciò che già c’è, ma che purtroppo è pubblico: la Compagnia Trasporti Laziali, meglio nota come Cotral.

(TO BE CONTINUED)