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Come le élite utilizzano i media 2

Sottotitolo: E come si comportano.

Ad agosto 2008, in coincidenza con l’inizio delle Olimpiadi di Pechino, scoppia la guerra in Georgia.

Putin risolve vittoriosamente la questione in poco più di una settimana.

L’allora premier Silvio Berlusconi si schiera dalla parte di Putin.

Washington e Londra istantaneamente decidono che il Cavaliere deve sloggiare da Palazzo Chigi.

Ci riescono dopo tre anni, con vari, tormentati, passaggi: un ex Delfino che gli erode consensi dall’interno ma, soprattutto, l’ingresso in pianta stabile nel nostro Paese della corazzata Soros, l’Open Society Foundations (interessante notare chi fa parte del Board di quest’ultima: https://it.wikipedia.org/wiki/Emma_Bonino).

Partono finanziamenti a partiti, movimenti, esponenti politici, case editrici, quotidiani, giornalisti. Un nuovo quotidiano compare nelle edicole.

Un anno dopo, nel 2009, scoppia una rivoluzione colorata in Iran. I manifestanti non accettano l’elezione a presidente di Mahmud Ahmadinejad.

Durante una delle proteste viene messa in scena l’uccisione di una giovane manifestante, Neda, con l’utilizzo del sangue finto.

A dicembre dello stesso anno, invece, va in scena la prima rivoluzione colorata italiana: il No Berlusconi Day del 5 dicembre 2009. La partecipazione è oceanica, ma l’organizzazione denota aspetti alquanto misteriosi, a cominciare dal fatto che è ignota l’identità del promotore, San Precario.

Anche i vari responsabili dei comitati cittadini hanno la direttiva di agire in maniera anonima (noi, comunque, dopo pochi giorni avevamo capito chi fosse l’utente Facebook “No Berlusconi Day Terracina”, perché sul social network si era tradito e noi tenevamo la lente d’ingrandimento puntata su di lui da tempo – un saluto a Sergio!).

In realtà, sappiamo anche chi è lo strano personaggio che rispondeva al nome di San Precario, individuo capace di inscenare finte aggressioni da parte di sostenitori del Cavaliere, ma questo è un altro discorso sul quale non ci vogliamo soffermare.

Come abbiamo scritto, la partecipazione alla manifestazione del No Berlusconi Day è oceanica.

Come reagisce il Cavaliere?

Col sangue finto.

Applicando il proverbio “chi di spada ferisce, di spada perisce”.

Con la collaborazione di un “fratello” d’Italia presente accanto a lui in piazza Duomo, mette in scena una finta aggressione, sale in auto e anziché precipitarsi al pronto soccorso più vicino, si fa spalmare il sangue finto, esce fuori dall’auto, si fa vedere da tutti, fa ripartire l’auto a passo di lumaca con il finestrino abbassato e va ad oltre 10 km di distanza, all’ospedale San Raffaele dell’amico don Verzè, ignorando i vari nosocomi ben più prossimi a piazza Duomo.

I suoi collaboratori, però, si dimenticano di spalmare qualche goccia di sangue finto sul colletto della camicia bianca, che rimane candida candida.

Altrettanto candidamente, un politico che va a trovarlo al San Raffaele, intervistato dai giornalisti all’uscita dall’ospedale, dichiara: «Sta benissimo, sembra quasi che non si sia fatto nulla».

Già…

La seconda controrisposta alla rivoluzione colorata del Popolo Viola, avviene su Facebook: centinaia di gruppi con le denominazioni più disparate (sostegno ai terremotati abruzzesi, aiuto ai cani abbandonati, ecc.) cambiano nome contemporaneamente e diventano gruppi che esprimono vicinanza e solidarietà al premier aggredito.

Segue poi un lungo periodo di convalescenza del Cavaliere in una casa di cura svizzera e, quando finisce la degenza-vacanza sulle Alpi, che cosa indossa l’ex premier?

Il giubbotto della Marina militare russa regalatogli dall’“amico Putin”.

Chiaro messaggio in codice massonico, fornito da chi ne conosce bene quelle logiche per antica frequentazione: «Sono ancora in piedi e non rinnego assolutamente le mie amicizie. E conosco perfettamente quali sono le vostre strategie per scalzarmi, tanto da poterle inscenare anche io».

Ecco un altro esempio di come le élite utilizzano i media.

Ovviamente tutto ciò avviene anche adesso.

In questi giorni, infatti, ci stiamo interrogando su un numero: il 49.

49 sono i milioni che deve pagare la Lega.

49 erano i migranti sulla nave Diciotti.

49 erano i migranti sulla nave Mare Jonio.

Segnale massonico?

E, se fosse tale, è un messaggio d’incoraggiamento o di minaccia?

Nel frattempo, teniamo la lente d’ingrandimento puntata su Mediterranea.

Prima di tutto, rileviamo questo articolo: https://www.money.it/Mare-Jonio-Banca-Etica-finanziato-ong-Mediterranea.

Tutte le principali Onlus italiane, nei loro siti Internet, pubblicano Statuto e bilancio, in genere nella sezione “Chi siamo”.

https://mediterranearescue.org/faq: Mediterranea non è una ONG. Si definisce “Azione Non Governativa”.

Sul sito (https://mediterranearescue.org) non c’è traccia di Statuto e di bilancio.

https://mediterranearescue.org/sostengono-mediterranea: nell’elenco dei sostenitori di Mediterranea, alla fine c’è Il Biscione, altra realtà alquanto misteriosa, il cui nome ci fa ritornare in mente… San Precario.

Le rivoluzioni colorate adesso avvengono via nave?

Giornata mondiale dell’acqua e consumi idrici militari

Domani, 22 marzo, è la Giornata mondiale dell’acqua.

Dell’agricoltura industriale abbiamo parlato ieri: https://terracinasocialforum.wordpress.com/2019/03/20/stimoliamo-il-dibattito-sullagricoltura-industriale.

In quell’articolo non abbiamo approfondito la questione degli enormi consumi (e sprechi) di acqua del settore agricolo e degli allevamenti intensivi, ma oggi non ne vogliamo parlare.

Sappiamo già che lo farà qualcun altro domani, oltre a cercare di far sentire in colpa le persone comuni, suggerendo loro di non lasciare aperto il rubinetto mentre si lavano i denti, di ridurre il tempo della doccia e di preferire la doccia al bagno.

Domani, sempre gli stessi, diranno che le perdite degli acquedotti sono ingenti (e le efficientissime aziende private che hanno preso in gestione il servizio con le privatizzazioni non hanno provveduto a ridurle), ma non diranno nulla invece delle perdite degli elettrodotti che si stima siano dello stesso ordine di grandezza delle perdite degli acquedotti.

Ma, si sa, fa più fico parlare delle energie rinnovabili anziché dell’efficienza energetica, per promuovere la green economy.

Non è strano che le associazioni ambientaliste si riempiano costantemente la bocca delle parole “economy” o “economia” (alcuni esempi: green economy, sharing economy, economia circolare, ecc.), quando è proprio l’economia a creare i problemi all’ambiente?

Non è strano che le associazioni ambientaliste si riempiano continuamente la bocca delle parole “chi inquina paga”?

Inquinare è vietato.

Punto.

Questa dovrebbe essere la Bibbia.

Nella Bibbia non c’è scritto «Chi uccide paga».

Ma oggi, in previsione della giornata di domani, preferiamo soffermarci su un altro aspetto.

Come cerchiamo di sottolineare ad ogni piè sospinto, i peggiori inquinatori sono i militari, sia in tempo di guerra che in tempo di pace.

Ma i militari sono anche dei grandissimi consumatori di risorse naturali.

Quali sono i consumi idrici dei militari?

Mistero.

Nella Rete non si trova nulla al riguardo, oltre alla solita frase fatta per cui «le guerre del futuro si faranno per il controllo dell’acqua».

Premesso che anche le guerre del passato e del presente si sono fatte e si fanno per il controllo dell’acqua, noi ci chiediamo invece un’altra cosa: quali sono i consumi (e gli sprechi) idrici del settore militare?

Domani le associazioni ambientaliste ed i siti Internet ad esse legati, comprese tv e giornali, parleranno di tutto, sul tema acqua, ma non diranno nulla sui consumi idrici dei militari.

Eppure i temi ci sarebbero. A titolo puramente esemplificativo:

1) Quanto vengono inquinate le acque da guerre e conflitti?

2) L’uranio impoverito si propaga anche nei corsi d’acqua e finisce nelle falde acquifere?

3) Non esiste un nucleare civile separato dal nucleare militare (non a caso si utilizzano i proiettili ad uranio impoverito per smaltire le scorie); senza acqua di raffreddamento le centrali nucleari funzionano? (Su quest’ultimo punto, molto interessante il seguente articolo: http://www.cittanuove.org/index_041.htm)

Ma già sappiamo che su questi temi, domani, da parte delle associazioni ambientaliste e dei siti Internet ad esse legati, ci sarà il silenzio più totale.

Greta, se sapesse, li prenderebbe a frustate.

Ma Greta, come tanti, guarda il dito anziché la Luna.

Quando si colpirà il bersaglio grosso e perché non lo si fa?

Anche il settore militare è una grande opera inutile e non supererebbe l’analisi costi-benefici.

Stimoliamo il dibattito sull’agricoltura industriale

Abbiamo molto, molto apprezzato il documento elaborato dal WWF di Terracina pubblicato qui: https://wwflaziogruppoattivolitoralepontino.com/2019/03/12/oggi-in-iii-commissione-a-terracina-presentata-la-posizione-del-wwf-sullagricoltura-e-non-solo-sulluso-dei-pesticidi.

Poiché riteniamo che a Terracina le intelligenze ci sono, ma manca l’intellighenzia, ci inseriamo nel dibattito volutamente con l’intenzione di stimolarlo il più possibile.

Prima di tutto, bisogna evidenziare un punto fondamentale: l’agricoltura industriale come si è sviluppata nel nostro territorio non favorisce la sovranità alimentare, dato che la produzione agricola locale o va direttamente in Germania, oppure finisce al Mercato Ortofrutticolo di Fondi, da cui poi si dirige verso altri lidi ed in minima parte al consumo locale.

Tutto ciò contrasta fortemente con quanto sostiene il movimento delle città resilienti, per il quale la sovranità alimentare è uno dei punti fondamentali.

Qui apriamo una doverosa parentesi.

Uno dei nostri attivisti è cresciuto, negli anni ’70, con un padre che, lavorando nel settore dell’industria elettrica, ripeteva continuamente questa frase: «Nel 2023 il petrolio sarà finito».

Siamo nel 2019 ma la profezia, che ricorda un po’ le previsioni del famoso Club di Roma, non si è avverata.

A metà degli anni ’80, invece, ci hanno detto che saremmo tutti morti di AIDS.

Alla fine degli anni ’90 ci hanno raccontato che i computer si sarebbero spenti tutti allo scoccare della mezzanotte del 31 dicembre 1999, a causa del cosiddetto millennium bug.

In seguito, profezie del genere hanno continuato ad apparire. L’ultima è quella per cui ci restano solo 12 anni per salvare il pianeta.

Lungi da noi, pertanto, lanciarci in allarmi catastrofistici, però il nostro buon senso ci dice, per una serie di motivi, che la sovranità alimentare sia cosa buona e giusta.

Strano che il concetto di sovranità alimentare non attecchisca in un territorio, come l’Agro Pontino, nel quale sono ancora forti i nostalgici dell’autarchia.

Il secondo punto che va assolutamente evidenziato è che l’agricoltura industriale, al pari della famosa “rivoluzione verde” – la quale non ha assolutamente risolto il problema della fame nel mondo –, è una sorta di “grande opera inutile” che arreca notevoli danni all’ambiente e alla salute, come evidenziato benissimo dal documento del WWF di Terracina.

Senza arrivare agli eccessi indiani, dove qualche anno fa si suicidava un contadino ogni mezz’ora a causa degli elevatissimi prezzi dei semi OGM che davano origine a piante che non germinavano, lo sanno per primi i nostri imprenditori che l’agricoltura industriale è una trappola con la quale si arricchiscono solo mafie, caporali, grande distribuzione organizzata e multinazionali.

Inoltre, l’agricoltura industriale non crea posti di lavoro di cui possano usufruire braccianti italiani, proprio perché i margini di profitto per gli imprenditori sono risicatissimi e di conseguenza questi ultimi devono superare l’impasse facendo lavorare stranieri sottopagati e sfruttati.

Infine, i prodotti finiti non sono di elevata qualità, e lo confermano i prezzi bassissimi ai quali sono posti in vendita nei supermercati, dove, proprio grazie a quei costi, attirano orde fameliche di consumatori che cercano di risparmiare il più possibile per nutrirsi male (salvo poi spendere cifre esorbitanti per acquistare smartphone che utilizzano per il 10% delle loro potenzialità, ma questo è un altro discorso).

L’agricoltura industriale, in altre parole, non supera a nostro avviso l’analisi costi-benefici.

Fatte queste doverose premesse, la società civile terracinese dovrebbe interrogarsi sulla seguente questione: che cosa vuole fare Terracina da grande o, meglio ancora, Terracina vuole diventare grande?

In altre parole, Terracina vuole continuare a vivere di agricoltura industriale come sta facendo da qualche decennio a questa parte, o vuole vivere di turismo?

Già, perché secondo noi le due cose non sono compatibili.

L’agricoltura industriale inquina le acque e senza un mare pulito il turismo non prospera.

Non solo: la manovalanza straniera che lavora nelle campagne spesso vive in quartieri-ghetto piuttosto degradati che riducono il valore commerciale degli immobili, danneggiando di nuovo il turismo.

Non solo: in un territorio nel quale il suolo non ha più la capacità di drenare l’acqua per l’eccessiva impermeabilizzazione derivante dalla forte presenza di serre, si creano voragini come quella che ha interessato la SS 148 Pontina il 25 novembre scorso, un altro evento che non ha fatto certo bene al turismo.

Tra l’altro, saremmo anche curiosi di sapere quante aziende agricole hanno effettivamente ricevuto i risarcimenti per i danni alle loro serre in seguito alla tromba d’aria che ha colpito il nostro territorio a novembre 2017. Da quello che ci risulta, infatti, chi ha installato serre abusive non ha ottenuto alcun rimborso… Segno che il territorio non viene adeguatamente controllato e tutelato.

Ricapitolando: Terracina che cosa vuole fare da grande? Vuole diventare una città con una qualità della vita elevata, oppure vuole continuare ad alimentare il capitalismo estrattivistico che ha stabilito che nel nostro territorio andava sviluppata l’agricoltura industriale?

Tra l’altro, diventa anche importante interrogarsi su chi, in passato, ha voluto questo sviluppo dell’agricoltura industriale nel nostro territorio.

Da quello che abbiamo capito, all’inizio degli anni ’90, in seguito alla caduta del muro di Berlino, nel nostro Paese si è creato un vuoto di potere che è stato colmato da persone che sono transitate per forze dell’ordine e servizi segreti, con qualcuno che ha anche intrapreso l’attività politica. È stato in quel periodo di vuoto di potere che il nostro territorio è stato inserito nelle logiche perverse della globalizzazione con l’introduzione ed il sostegno all’agricoltura industriale.

Altro problema legato al settore è il tasso di illegalità diffusa: abbiamo già parlato delle serre abusive, ma poi ci sono le questioni legate alla manovalanza straniera che non si sa com’è arrivata, al caporalato, alle agromafie, all’evasione contributiva e fiscale, al mancato rispetto dei diritti umani, della normativa per la sicurezza sul lavoro, ecc.

Anche in questo caso notiamo che i nostalgici dell’autarchia, in barba ai loro atavici principi, non si sono creati problemi ad assumere manovalanza straniera. Quest’ultima inizialmente era rappresentata da maghrebini, i quali però non si sono dimostrati adeguati (i primi a lamentarsene sono stati gli autisti ed i controllori Cotral, perché i maghrebini spesso salivano sugli autobus senza titolo di viaggio). Successivamente è stata trovata un’etnia più docile, i sikh, alcuni dei quali si sono integrati benissimo (molti di loro sono donatori abituali di sangue).

Riguardo al caporalato, poi, ci ha colpito il fatto che gli ultimi arresti hanno riguardato lo sfruttamento di manovalanza africana, nonostante nel nostro territorio siano presenti numerosissimi indiani, come se le indagini si fossero indirizzate solo in una direzione (sul punto, ringraziamo Sergio per averci messo la “pulce nell’orecchio”).

Terracina vuole o no diventare grande? Vuole ancora tutta questa illegalità diffusa sul proprio territorio?

Tornando al documento del WWF di Terracina, sugli eventi climatici in generale riteniamo che sia necessario un supplemento d’indagine.

Come abbiamo evidenziato qui (https://terracinasocialforum.wordpress.com/2017/03/10/i-peggiori-inquinatori-sono-i-militari-sia-in-tempo-di-guerra-che-in-tempo-di-pace), i militari sono i peggiori inquinatori, sia in tempo di guerra che in tempo di pace.

Se guardate il meteo in tv, alla fine compare spesso una scritta: “Servizio offerto dall’Aeronautica Militare”. A volte le previsioni vengono illustrate da ufficiali in divisa.

I militari sono coloro che studiano da più tempo i fenomeni meteorologici, per cui hanno un know how in materia ormai ben consolidato, di conseguenza il supplemento d’indagine è assolutamente necessario, anziché scaricare tutte le responsabilità dei cambiamenti climatici sulle fonti fossili.

D’altronde la stessa agricoltura industriale non è altro che l’applicazione di logiche belliche alle coltivazioni: i parassiti (animali e vegetali) vanno sterminati (compresi però anche gli insetti utili) ed il boom nell’uso dei fertilizzanti ha avuto origine dall’eccesso di armi chimiche negli arsenali alla fine della prima guerra mondiale. L’Agro Pontino, dopo la bonifica, è stato terra d’elezione per la sperimentazione di quelle nuove tecniche agricole.

Riguardo al suolo che non assorbe più acqua in occasione dei temporali stagionali, oltre alla già evidenziata eccessiva presenza di serre impermeabilizzanti, il WWF sottolinea come le opere di bonifica non funzionino più come un tempo, a causa dei tagli alla spesa pubblica.

Sul punto, c’è per caso un legame con l’introduzione del pareggio di bilancio in Costituzione?

Quali forze politiche hanno votato quel provvedimento?

Nel documento del WWF si parla anche degli insetti. Senza scomodare Pier Paolo Pasolini che notò la sparizione delle lucciole, con un criterio puramente empirico abbiamo osservato che gli insetti sono notevolmente diminuiti negli ultimi decenni, a causa dell’utilizzo massiccio dei pesticidi, sia nelle campagne che nelle città. Sono però aumentate altre specie di insetti, probabilmente a causa dell’utilizzo errato degli stessi insetticidi. Ci riferiamo, ad esempio, al calo delle zanzare nostrane del genere Culex pipiens a vantaggio delle Aedes albopictus, più note come zanzare tigre. La battaglia è stata impostata male? E quali sono i possibili danni alla salute?

Il documento del WWF contiene poi verso la fine la seguente frase:

L’integrazione tra la produzione e la trasformazione per aumentare la possibilità di mercato (es. industria farmaceutica).

A meno che il WWF non abbia in mente aziende come Aboca, noi riteniamo assolutamente negativo il riferimento all’industria farmaceutica: non si può chiedere di abbandonare la chimica in agricoltura, per poi tornare… alla chimica.

Piano A, piano B, piano C

Sottotitolo: versione A, versione B, versione C.

Le versioni sono narrazioni che servono a sviare, a nascondere qual è il vero piano che si intende realizzare (ovviamente, quello C).

Facciamo un esempio pratico.

Versione A: «i napoletani sono degli zozzoni che non vogliono fare la raccolta differenziata».

Versione B: le discariche campane che dovevano ricevere i rifiuti delle famiglie si sono saturate prima del tempo perché hanno “accolto” anche rifiuti industriali del Nord Italia e del Nord Europa.

La versione B serve per nascondere la versione A, per sviare.

Ma ovviamente c’è un piano C.

In questo caso,

versione C: la Campania è piena di basi militari USA e NATO.

Quindi sono stati smaltiti anche, se non soprattutto, rifiuti militari. Cioè, radioattivi.

Non a caso, i primi a lanciare l’allarme sono stati proprio gli yankee, con una circolare inviata al loro personale militare e civile in Campania, nonché ai loro familiari, riguardo il rischio derivante dal bere acqua del rubinetto.

Non a caso, il radar della base NATO di Licola è stato realizzato dalla ditta edilizia di Michele Zagaria, boss dei Casalesi.

Non a caso, la RAI ha realizzato una fiction su Roberto Mancini, il poliziotto deceduto per leucemia proprio a causa delle sue indagini sulla Terra dei Fuochi, ma non ha ancora realizzato una fiction, bensì solo un docu-film, sul capitano di fregata Natale De Grazia, deceduto molti anni prima.

Chi era Natale De Grazia?

Google.

16 marzo 1978 – 9 maggio 1978.

Piano A, piano B, piano C.

Versione A, versione B, versione C.

Versione A: sono state le Brigate Rosse.

Versione B: sono stati gli USA, perché Moro voleva fare un governo con i comunisti, il cosiddetto “compromesso storico”.

Versione C: Moro ha partecipato ai Consigli Europei, durante i quali gli sono stati illustrati gli sviluppi che avrebbe avuto la Comunità Economica Europea.

Probabilmente Moro, avendo ben chiaro quale fosse l’interesse nazionale, non voleva la moneta unica e la BCE.

Illuminante, al riguardo, questo articolo: https://www.ilfattoquotidiano.it/2014/05/19/eurozona-quando-giorgio-napolitano-era-contro-la-moneta-unica/987141.

Sarà stato forse per questo motivo che Moro voleva far entrare nel governo i comunisti?

Interessante comunque notare l’evoluzione (o involuzione?) che ha avuto l’ex bi-presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

D’altronde, l’uccisione di Moro è stata un avvertimento a tutta la nostra classe politica.

Non dimentichiamo, inoltre, che Moro aveva introdotto la banconota da 500 lire, stampata direttamente dallo Stato, per il tramite di alcune banche pubbliche, senza usufruire dei servigi della Banca d’Italia.

Le banche pubbliche che stampavano quelle banconote ebbero dei “problemini” il 12 dicembre 1969.

Che cos’è successo il 12 dicembre 1969?

Google.

Dopo il 9 maggio 1978 abbiamo avuto la strana vicenda di Baffi e Sarcinelli, la lettera di Andreatta a Ciampi del 12 febbraio 1981, la Banca d’Italia che non ricopre più il ruolo di prestatore d’ultima istanza, il debito pubblico che schizza alle stelle, il Sistema Monetario Europeo, il SEBC, l’euro, la Troika, la Grecia ridotta alla fame, il bail in, ecc., ecc.

Baffi e Sarcinelli?

Lettera di Andreatta a Ciampi?

Prestatore d’ultima istanza?

Google.

Piano A, piano B, piano C.

Nuova Via della Seta: spaccatura tra USA e Regno Unito?

Premessa: perché chi è contrario al TAV è favorevole alla Nuova Via della Seta?

E perché chi è a favore del TAV è contrario alla Nuova Via della Seta?

Bannon e Trump non vogliono l’accordo tra Italia e Cina in base al quale il nostro Paese potrebbe diventare un punto di approdo della cosiddetta Nuova Via della Seta, il progetto di opere infrastrutturali che dovranno favorire gli scambi commerciali tra il Dragone e buona parte del resto del mondo.

Non volendo Bannon e Trump quell’accordo, chiedono a Salvini di opporsi.

Alquanto strana la posizione, sul punto, da parte dei leghisti: vogliono il TAV in quanto opera pubblica che favorirà gli scambi di merci, e nello stesso tempo si oppongono alla Nuova Via della Seta che ha la medesima finalità.

Salvini, di fronte alla richiesta dei suoi padrini USA, da grande sovranista fasullo qual è ha assunto un chiaro atteggiamento garibaldino (della serie: «Obbedisco!»).

I casaleggiani, invece, si mostrano favorevoli alla proposta cinese, cadendo anche loro in contraddizione, dato che se il TAV impatta notevolmente sull’ambiente, figuriamoci quali danni potrà comportare, da questo punto di vista, la Nuova Via della Seta (anche in questo caso i casaleggiani danno luogo all’ennesima “piroetta”, alla quale del resto ci hanno abituati già da vari mesi a questa parte).

Tutto ciò mentre il mondo cosiddetto “occidentale” si prepara ad un mega sciopero globale contro i cambiamenti climatici, affascinato da uno strano personaggio, la giovanissima studentessa svedese Greta Thunberg, che a noi sembra appositamente creato ad arte e la cui vicenda ci ricorda fortissimamente quella dell’attivista pakistana Malala.

Evidentemente ad Hollywood gli sceneggiatori sono a corto di idee originali, e così ci ritroviamo a vedere sempre lo stesso film.

Prima Malala, poi Greta.

Prima Obama, poi Alexandria Ocasio-Cortez.

Prima Saddam Hussein, poi Gheddafi, poi Maduro.

Ma perché i casaleggiani azzerano il loro fervente ambientalismo riguardo alla Nuova Via della Seta?

Probabilmente, se i nostri sospetti sono fondati (come abbiamo scritto alla fine dell’articolo pubblicato qui: https://terracinasocialforum.wordpress.com/2019/03/07/come-le-elite-utilizzano-i-media), perché devono attenersi alle direttive del Regno Unito (non dimenticatevi che tempo fa Grillo e Casaleggio Senior erano di casa all’ambasciata britannica).

Conferme alla nostra ipotesi?

Basta leggere questi articoli:

http://www.occhidellaguerra.it/cina-brexit

https://www.ilfoglio.it/economia/2018/07/31/news/cina-mercati-europei-regno-unito-yuan-brexit–208102.

Alla luce di tutto ciò, aumentano a dismisura le probabilità che l’esperienza del cosiddetto governo giallo-verde possa concludersi subito dopo le prossime elezioni europee.

Ma non perché avranno litigato i due partiti che compongono la maggioranza, come vogliono farci credere i media, bensì perché si allenterà o addirittura si scioglierà l’alleanza tra i loro burattinai.

E dopo?

Come le élite utilizzano i media

Proseguiamo il nostro approfondimento sulle élite concentrandoci sul modo in cui utilizzano i media.

In pratica, nel momento in cui rilasciano interviste e/o scrivono lettere ai mezzi d’informazione, i componenti delle élite inseriscono, all’interno del discorso, delle frasi che non sono altro che messaggi in codice, rivolti ai loro pari, siano essi amici o nemici.

A questo punto è necessario fare una doverosa premessa.

La teoria dei centri concentrici sostiene che al centro ci sono le pochissime famiglie che comandano il mondo, poi attorno, come i cerchi di Saturno, ci sono vari livelli di potere e di comando, costituiti da industriali, banchieri, politici, alti militari, alti burocrati, ecc.

Chi sta nei cerchi periferici cerca di accreditarsi per “salire di livello”.

Il Terracina Social Forum ha scritto degli articoli sulle élite in seguito alla pubblicazione, su un importante quotidiano, di un editoriale di uno scrittore, nonché intellettuale (o presunto tale). Scrittore che, oltre a pubblicizzare il suo ultimo libro, cercava di accreditarsi.

Un vero intellettuale non cerca mai di accreditarsi.

Ad esempio, Pier Paolo Pasolini non ha mai cercato di accreditarsi, infatti era inviso ai partiti conservatori e di centro, è stato ucciso in circostanze misteriose ed i suoi rapporti col PCI sono stati spesso burrascosi.

Come primo esempio delle modalità comunicative delle élite, utilizziamo ciò che ha dichiarato una persona che cercava di accreditarsi, trovandosi in un cerchio periferico, anche perché l’esempio ci consente di affrontare un tema molto attuale.

Nell’estate 2012, infatti, Roberto Maroni ha rilasciato una noiosa intervista all’inserto Sette del Corriere della Sera, ma nella parte finale di quell’intervista era nascosto il messaggio in codice:

DOMANDA. Conosce i confini dell’Ucraina?

RISPOSTA. «Polonia, Russia, Ungheria…».

D. Monti è appena stato lì per sostenere gli Azzurri (alla finale degli Europei di calcio – NOTA NOSTRA).

R. «Non doveva andarci. Ma una volta lì, durante la premiazione avrebbe dovuto osare».

D. E cioè?

R. «Si sarebbe dovuto togliere la giacca e avrebbe dovuto mostrare una maglietta con su scritto “Tymoshenko libera”. Io lo avrei fatto».

Da notare che Maroni si esprime in questo modo a luglio 2012, un anno e mezzo prima di piazza Maidan, ma evidentemente già sapeva, grazie alla palla di vetro, anzi, al Palantìr (https://it.wikipedia.org/wiki/Palant%C3%ADr).

Qual è il messaggio in codice?

Roberto Maroni cerca di accreditarsi come atlantista, cioè come sostenitore della NATO. Il senso delle sue parole sulla politica ucraina Tymoshenko detenuta in carcere erano chiarissime.

Il tema attuale che questo esempio ci consente di affrontare è quello dell’autonomia che alcune Regioni vorrebbero ottenere nella trattativa in corso col governo.

La richiesta di autonomia da parte di alcune Regioni del Nord Italia nasce da un referendum tenutosi ad ottobre 2017.

All’epoca presidente della Lombardia era Roberto Maroni.

Maroni aveva scalzato Bossi da segretario della Lega (vi ricordate la sceneggiata delle ramazze?).

Qui apriamo una parentesi.

Dal libro “Opus Dei segreta” (Bur editore) di Ferruccio Pinotti (pag. 11, nota a piè di pagina n. 14):

Verona, soprannominata la «Pamplona d’Italia» per il grande potere detenuto dall’Opus Dei, è una «capitale» della finanza cattolica. A Verona hanno sede il gruppo Banca Popolare di Verona e Novara, la Fondazione Cariverona, azionista chiave del colosso Unicredit. Sempre a Verona ha sede la Cattolica Assicurazioni, un altro gigante della «finanza bianca».

Flavio Tosi, ex sindaco di Verona, una volta scalzato Bossi, comincia a non trovarsi più bene all’interno della Lega, tanto da uscirne nel 2015.

Altra parentesi brevissima: non le vedete le polemiche sul Congresso mondiale delle famiglie che si terrà a fine marzo a… VERONA?

Successivamente ai vertici della Lega viene scalzato anche Maroni, sostituito da Salvini.

Il referendum per le autonomie regionali è una sorta di “bomba ad orologeria” che Maroni ha attivato contro Salvini.

Ma perché?

Per capirlo, bisogna tornare molto, molto indietro nel tempo.

A metà del XIX secolo, i francesi utilizzano uno Stato cuscinetto, il Piemonte, per indebolire l’Impero austro-ungarico.

Una volta che i piemontesi si allargano, diventando uno Stato sostenuto dai francesi, intervengono i britannici per indebolire i francesi stessi, armando e finanziando Garibaldi, sostenendolo militarmente al momento dello sbarco in Sicilia e distruggendo il regno borbonico.

I britannici hanno sempre voluto un’Italia unita, perché a loro faceva comodo la posizione centrale della penisola all’interno del Mediterraneo.

I britannici, con Garibaldi, ottengono due piccioni con una fava: sottraggono il Piemonte all’influenza francese e creano uno Stato unitario a loro strettamente legato.

Nel 1946 i britannici, per “affinità istituzionale”, volevano che in Italia rimanesse la monarchia, mentre gli USA volevano la repubblica.

Hanno vinto i secondi.

Dopo il crollo del Muro di Berlino nel 1989, gli USA vogliono la frantumazione di alcuni Stati europei, tra cui il nostro (ci riescono con l’ex Jugoslavia e con l’ex Cecoslovacchia).

I britannici vogliono che l’Italia resti unita.

Ovviamente entrambi, Regno Unito e USA, sono perfettamente d’accordo sull’arricchirsi dalle privatizzazioni delle nostre aziende statali, avvenute tra il 1992 ed il 1993.

In quel periodo vincono i britannici, molto probabilmente sostenuti da quegli “ambienti” statunitensi che già negli anni ‘60 e ‘70 si opposero ai vari tentativi di colpo di Stato che avrebbero dovuto farci fare la fine della Grecia dei colonnelli (sul punto, molto utile la lettura di “Massoni. Società a responsabilità illimitata” di Gioele Magaldi).

Venendo al giorno d’oggi, i due partiti di governo, nella loro attuale configurazione, rispondono a Trump-Bannon (la Lega) e ai britannici (il M5S).

Maroni, da bravo atlantista, con la sua “bomba ad orologeria” risponde al cosiddetto deep State o Stato profondo USA, ben presente all’interno delle burocrazie NATO.

Ma anche all’interno del M5S c’è chi (tra l’altro ricoprendo un’importantissima carica istituzionale) risponde al deep State USA, dettaglio, quest’ultimo, molto rilevante anche ai fini di ciò che potrà succedere dopo le elezioni europee del 26 maggio prossimo.

Adesso capite perché il nostro Paese ha un estremo bisogno di recuperare sovranità?

Lo sanno anche i bambini…

Ieri abbiamo compiuto la nostra buona azione quotidiana.

Uno dei nostri attivisti, infatti, si trovava alla stazione delle autolinee di Latina ed ha visto una persona, sui 60-65 anni, che piangeva seduta su una delle panchine.

Si è avvicinato ed ha riconosciuto un politico locale.

Ha chiesto il motivo di quella disperazione, ed il politico ha risposto: «Non riesco ad andare a Roma».

«Come non riesce ad andare a Roma? Ci sono tanti bus Cotral che vanno a Roma».

«No, no», era la risposta sconsolata.

Il nostro attivista ha tirato fuori dallo zainetto una cartina del Lazio e l’ha aperta, il politico l’ha guardata ed ha chiesto: «Che cos’è?».

«È la carta geografica. Guardi, per andare da Latina a Roma si possono percorrere la Pontina e l’Appia. Riguardo a quest’ultima, attraversa varie cittadine, ma si possono evitare deviando per la strada provinciale Cisterna-Campoleone e rientrando poi sull’Appia a Frattocchie. Si percorre un km in più, ma si evita tantissimo traffico».

«No, no», ripeteva il politico.

«In alternativa c’è il treno…».

Alla parola «treno», il politico ha reagito in maniera ancora più isterica: «Basta! Sono stufo di giocare con il trenino elettrico», e con un movimento della mano ha indicato alcune scatole di giochi Lego ed un trenino Lima che aveva abbandonato a pochi metri da lui, «voglio giocare con la pista Polistil! Voglio l’autostrada per Roma!».

A quel punto il nostro attivista ha capito ed ha detto: «Autostrada? E perché non un aeroporto?».

Il politico ha smesso immediatamente di piangere ed ha spalancato gli occhi, nei quali si è intravisto una sorta di lampo luciferino.

Il nostro attivista ha proseguito: «Un bell’aeroporto con centinaia, ma no, che dico, migliaia di posti di lavoro. E poi gli svincoli, il movimento terra, un’apposita strada di collegamento realizzata su terrapieno nel quale andare ad interrare di tutto di più».

Al politico, oltre che la bava alla bocca, stava quasi per venire un infarto per la troppa gioia, quando si sono materializzati tre bambini di 10 anni.

Il primo ha chiesto: «Di chi sono quei giocattoli laggiù?».

Il politico ha subito risposto «Li ho buttati io», ed il bambino ha replicato: «Non si gettano i rifiuti per terra. Non l’ha visto il cestino a pochi metri di distanza? E poi i rifiuti vanno prima differenziati».

Lo sanno anche i bambini…

Il secondo bambino ha detto: «Prima ho sentito di che cosa stavate parlando. Mio padre si alza prestissimo la mattina, per evitare il traffico sulla Pontina all’altezza del Raccordo Anulare. Ma io, a papà, lo dico sempre: “Se tutti continuano ad andare da soli in auto a Roma, per forza che ci saranno tutti quegli ingorghi. Sono le auto con un solo passeggero, il conducente, che provocano il traffico”».

Lo sanno anche i bambini…

Il terzo bambino ha detto, rivolgendosi al politico: «Perché non aumentate gli autobus per Latina? Non è necessario realizzare un’autostrada».

Lo sanno anche i bambini…