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Stazione ferroviaria, le responsabilità della politica

Nel 2005 Trenitalia realizzò uno spot per incentivare i viaggi in treno nel periodo natalizio. Il supereroe dei Fantastici 4, «La Cosa», invitava ad acquistare un biglietto in offerta speciale «per andare a trovare lo zio Pietro a Matera».

Peccato che Matera fosse proprio l’unico capoluogo di provincia italiano (su circa un centinaio) privo di stazione ferroviaria, tanto che la Regione Basilicata espresse il proprio disappunto nei confronti di Trenitalia (http://www.altamurgia.it/index.php/articoli/societa/7683-qa-matera-in-trenoq-gaffe-nello-spot-di-trenitalia.html).

Questa vicenda ci ricorda i manifesti fatti affiggere nel 2015 dal sindaco, molto probabilmente spinto dal vicesindaco dell’epoca (diamo a Cesare quel che è di Cesare…), con i quali salutava la cittadinanza in seguito alla sua decadenza da primo cittadino successivamente alle dimissioni contestuali della metà più uno dei consiglieri comunali. In quei manifesti c’era scritto, testuali parole, «Terracina è la città più bella del mondo».

Già, così bella che non ha neanche una stazione ferroviaria funzionante…

Le responsabilità della politica sulla vicenda sono pesanti.

Responsabilità bipartisan, per usare un termine in voga.

Prima di tutto, per la Regione Lazio ripristinare la tratta ferroviaria Priverno-Terracina non è mai stata una priorità. Lo abbiamo capito a luglio 2014 quando a Sabaudia, durante una pausa di un convegno organizzato dal locale Circolo di Legambiente, un consigliere regionale di maggioranza ivi presente è stato interpellato sulla questione: ebbene, a quasi due anni di distanza dalla frana che aveva bloccato la tratta ferroviaria, era totalmente all’oscuro della vicenda.

La Regione ed il partito che la governa, quindi, hanno sempre dato pochissima importanza alla questione.

Tra l’altro, siamo convinti che se la moglie dell’ex sindaco di Firenze, ex presidente della Provincia di Firenze, nonché ex qualcos’altro (E SPERIAMO CHE TALE RIMANGA IN ETERNO), fosse stata assegnata a Terracina come sede per svolgere il proprio mestiere di insegnante dal famoso algoritmo del Ministero dell’Istruzione, anziché essere mandata a lavorare nella sua amata Firenze, la tratta ferroviaria sarebbe stata ripristinata in tempi rapidissimi.

L’epoca attuale è contrassegnata dal Medio Evo dei diritti. Lo Stato sociale ed i diritti non esistono più. Esistono solo privilegi che, non appena si creano le condizioni giuste, si accaparrano i feudatari di determinati territori. Come abbiamo già scritto qui (https://terracinasocialforum.wordpress.com/2016/02/22/intercity-a-monte-san-biagio-no-grazie), infatti, i treni Frecciarossa fermano a Reggio Emilia perché è la città natale dell’attuale ministro dei Trasporti…

Non esiste attualmente un politico terracinese che ricopra grossi incarichi governativi, per cui, se tanto ci dà tanto, per vedere ripristinata la tratta ferroviaria ci vorrà ancora tempo.

SEMPRE AMMESSO CHE TRENITALIA VOGLIA FARCI DI NUOVO CIRCOLARE I TRENI.

Le assurdità sul lato sinistro o presunto tale (più presunto che reale) della politica sono continuate con la proposta di realizzare una pista ciclabile sui binari ormai dismessi: se il Monte Cucca è a rischio frana, così come sono in pericolo i treni in transito alle sue pendici, lo sono anche i ciclisti. È una questione di pura e semplice logica.

Tra l’altro, l’attuale governatore del Lazio deve avere un rapporto un po’ “particolare” con la nostra città, dato che quando qualche mese fa è venuto a Terracina per l’ennesima passerella relativa all’inaugurazione dei nuovi bus Cotral, si è guardato bene dal comunicarlo agli esponenti della Sezione locale del suo partito. Chissà, forse pensava che fossero andati tutti in treno a Matera a trovare lo zio Pietro…

Comunque anche l’amministrazione locale, attuale e precedente, non è che si sia dannata tanto per ripristinare la linea ferroviaria.

Perché, ad esempio, il sindaco non si è mai incatenato per protesta davanti alla sede della Regione Lazio?

Anzi, se ciò lo avesse fatto l’attuale seconda carica istituzionale del Comune, sarebbe stata automatica e considerevole la copertura mediatica, sia televisiva che giornalistica.

Inoltre all’amministrazione locale, attuale e precedente, non sembra che stia molto a cuore il benessere dei pendolari ed, in generale, dei viaggiatori. Basta guardare in quali condizioni si trova il fantomatico Polo dei Trasporti, dove manca tutto: dai bagni ad una fontanella, dalla sala d’aspetto alle pensiline, dalle biglietterie automatiche ai distributori di bevande e snack, dalle informazioni (anche in lingua straniera) ad un’illuminazione decente per le ore notturne, senza considerare le barriere architettoniche che rendono difficile la vita ai disabili.

Ma almeno al Polo dei Trasporti ci sono i tabelloni elettronici!

Infatti forniscono informazioni di ogni genere, tranne che sui trasporti, la viabilità ed il traffico, come avverrebbe logicamente in qualsiasi altra località. Ma, lo sappiamo, «Terracina è la città più bella del mondo».

Senza considerare il fatto che attualmente la stazione ferroviaria è “pulita e mantenuta nel decoro” proprio dal Comune di Terracina, che se ne fa incredibilmente vanto nei manifesti affissi all’interno della stazione stessa.

Che vergogna vedere lo stato pietoso di quella stazione nel film N-Capace, che ha richiamato al cinema centinaia di terracinesi spinti dall’orgoglio campanilistico di vedere proiettate sul grande schermo le immagini della propria città, e che poi in gran parte non sono stati in grado di apprezzare il valore artistico di quell’opera. Film troppo “alto” per il provincialismo imperante. Ma suvvia, «Terracina è la città più bella del mondo»!

Tornando all’amministrazione comunale, un sindaco MODERNO (senza virgolette, capirete dopo perché…), anziché fare pubblicità gratuita ad una bevanda zuccherata che fa male alla salute e che depreda in varie parti del mondo una risorsa preziosissima come l’acqua (non basta intitolare a Paolo Colli un’isola ecologica per essere un vero ambientalista), dovrebbe trovare soluzioni al problema.

Qual è il problema?

I pendolari di Terracina, siano essi lavoratori, militari, studenti, persone che devono effettuare visite specialistiche nella Capitale oppure parenti di malati ricoverati negli ospedali romani (e senza tralasciare i turisti), devono raggiungere Roma nella maniera più rapida e confortevole possibile.

Siccome non esiste ancora il capitano Kirk con il teletrasporto dell’astronave Enterprise di Star Trek, e siccome sulla tratta ferroviaria ci sono difficoltà oggettive, forse bisogna trovare o inventarsi dei percorsi alternativi, magari su gomma. Dato che anche chi ha sempre vissuto di ferro, cioè di treni, ora intende investire sulla gomma, cioè sui bus.

Ma, come abbiamo dimostrato nell’articolo pubblicato qualche giorno fa (https://terracinasocialforum.wordpress.com/2017/08/07/lo-chiamavano-libero-mercato), ormai la politica consiste nel fare contenti i cosiddetti “stakeholders”, volendo essere politically correct.

Per cui chi si trova a gestire la cosa pubblica, lo fa nell’interesse del privato.

E sappiamo che anche a Terracina queste logiche trovano terreno fertile, dato che il sindaco è notoriamente un privatizzatore.

Qualche esempio?

1) Ai referendum abrogativi del 2011 ha rifiutato le schede per i quesiti sulla ripubblicizzazione del servizio idrico;

2) ha posto sul mercato la farmacia comunale, sebbene quest’ultima registrasse utili da anni, rinunciando così ad entrate costanti e sicure per il Comune grazie ai dividendi, cedendo un’attività economica redditizia ai privati (ed impoverendo il patrimonio, PUBBLICO, comunale);

3) ha cercato di vendere il mercato coperto ed intende ancora farlo, nonostante migliaia di cittadini abbiano firmato una petizione per far diventare l’edificio una casa della cultura.

Di conseguenza, atteso che la politica “moderna” consiste nell’accontentare gli stakeholders, considerato che l’ex sindaco di Firenze, ex presidente della Provincia di Firenze, nonché ex qualcos’altro (E SPERIAMO CHE TALE RIMANGA IN ETERNO) si è già schierato per uno stakeholder (lo chiamavano libero mercato…), assodato che tale ex qualcos’altro non fa parte della compagine politica del nostro sindaco, perché non schierarsi con gli stakeholders concorrenti, anche per cercare di intralciare i disegni dell’ex qualcos’altro?

Ecco, se le regole del gioco (ahinoi) sono queste, perché non contattare Flixbus? L’argomento potrebbe essere il seguente: «Nella città che amministro c’è un bacino potenziale di 250-300 pendolari che potrebbero diventare vostri clienti, senza considerare i turisti, dato che Terracina è una località balneare. Perché non attivate delle apposite corse da Terracina per Roma (e ritorno)?».

I benefici sociali, questa volta, sarebbero rilevanti: Flixbus, infatti, non è un’altra catena di fast food che fa male alla salute e che non rispetta la strategia rifiuti zero (nei fast food le bevande zuccherate, probabili concause dell’epidemia mondiale di diabete e obesità, non vengono servite in bicchieri di vetro lavabili e riutilizzabili infinite volte, ma vengono versate in contenitori di cartone con un tappo di plastica ed una cannuccia di plastica, creando così, in un colpo solo, ben tre rifiuti inutili! Paolo Colli, secondo noi, non sarebbe molto contento…).

Già, però a Terracina un sindaco “moderno” non esiste, c’è un ex addetto stampa che vive di annunci e comunicati stampa trionfalistici ed entusiastici.

Ma a Terracina non esiste neanche un sindaco MODERNO, che come prima cosa cercherebbe di valorizzare e potenziare ciò che già c’è, ma che purtroppo è pubblico: la Compagnia Trasporti Laziali, meglio nota come Cotral.

(TO BE CONTINUED)

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Lo chiamavano libero mercato

Molto si è detto e scritto, ultimamente, riguardo alle stazioni ferroviarie di Terracina e di Monte San Biagio-Terracina Mare.

A nostro avviso, chi è intervenuto nel dibattito ha fatto i conti senza l’oste: Ferrovie dello Stato.

Chi è l’attuale amministratore delegato di Ferrovie dello Stato?

Renato Mazzoncini, che fino al 2015 ha ricoperto il ruolo di amministratore delegato di Busitalia.

In tale veste ha operato anche a Firenze, dove ha avuto contatti con il sindaco dell’epoca, nonché ex presidente della provincia.

Si sono conosciuti, si sono annusati, si sono piaciuti.

Dopodiché hanno fatto entrambi carriera.

Nelle loro nuove vesti, si sono riuniti intorno ad un tavolo, chissà, magari in un bar della Capitale, ed hanno deciso, loro due, quale avrebbe dovuto essere la politica dei trasporti del nostro Paese per i prossimi decenni.

«Eravamo quattro amici al bar», cantava Gino Paoli in una nota canzone di qualche anno fa.

Ecco, nel Belpaese le politiche economiche vengono decise, al bar, da due amici, come per i trasporti, oppure da quattro amici, come per il servizio idrico, per il quale, in barba ad un referendum che imponeva la ripubblicizzazione del servizio, è stata prevista la suddivisione del territorio nazionale in macro regioni in ognuna delle quali opererà un unico grande gestore PRIVATO (per l’Italia centrale, ACEA).

Dibattito pubblico?

Zero.

Relazioni e dossier con approfondite analisi costi-benefici?

Nulla.

Due o quattro amici al bar.

Tra qualche decennio, nei libri di storia, troveremo scritte queste parole: «Lo chiamavano libero mercato».

Dopo quella chiacchierata al bar, sono avvenute altre cose.

A settembre 2016 Ferrovie dello Stato, nel presentare il proprio piano industriale per i successivi dieci anni, annuncia con clamorosi squilli di tromba di voler puntare con la massima decisione verso un’offerta caratterizzata dall’integrazione tra ferro e gomma: treni più autobus.

Adesso facciamo un gioco; aprite Google, digitate nella barra delle ricerche la parola “emendamento”, aspettate che si apra il menu a tendina e guardate il terzo suggerimento: emendamento Flixbus.

Che cos’è Flixbus?

Un raggruppamento internazionale di imprese di trasporto a basso costo tramite bus a lunga percorrenza.

Ma che cosa va in scena nel nostro Parlamento?

All’inizio del 2017 viene presentato un emendamento al decreto milleproroghe diretto a bloccare l’attività di Flixbus.

Lo ripetiamo: tra qualche decennio nei libri di storia troveremo le parole «Lo chiamavano libero mercato».

Successivamente, nella primavera del 2017, Ferrovie dello Stato acquista ANAS (con tutti i suoi debiti: lo Stato se ne libera mollandoli ad un’impresa privata, ma… dove sono le logiche aziendalistiche?).

Da fonti interne, tra l’altro, ci risulta che tutti i dipendenti ANAS sono insoddisfatti di questo cambiamento, perché usciranno dalla sfera del comparto pubblico per diventare pienamente dipendenti privati.

Un po’ come le Guardie Forestali che sono state militarizzate… sempre ad opera dell’ex presidente della provincia di Firenze, ex sindaco di Firenze, nonché ex qualcos’altro (E SPERIAMO CHE TALE RIMANGA IN ETERNO).

E così abbiamo tutti gli ingredienti per la torta che è stata progettata in un bar della Capitale.

In tutto questo, verrà mai ripristinata la tratta ferroviaria Terracina-Priverno?

Verrà mai potenziata la stazione ferroviaria di Monte San Biagio, fermo restando il cambio di nome che non costa nulla, con l’aggiunta di Terracina Mare?

Oppure Ferrovie dello Stato trasporterà i pendolari in autobus gran turismo nei capoluoghi di provincia e le stazioni minori avranno vita breve?

Discussione pubblica?

Analisi costi-benefici?

No, due amici al bar.

Manca solo un elemento: così come per facilitare la privatizzazione del servizio idrico occorreva inculcare nel cervello dei cittadini il concetto che il settore pubblico non era in grado di gestire efficientemente ed economicamente tale servizio, così come si sono create le liste d’attesa nel settore sanitario per obbligare il cittadino a rivolgersi al privato (il più delle volte legato a Comunione e Liberazione, all’Opus Dei o ad altre realtà affaristico-religiose del genere, comprese anche incursioni del mondo delle cooperative), analogamente si deve peggiorare il servizio per i pendolari ferroviari, in modo da far loro accettare più agevolmente il passaggio all’integrazione ferro+gomma.

Come?

Con il nuovo orario dei treni, predisposto da Trenitalia in collaborazione con le Regioni senza ascoltare le associazioni dei consumatori ed i comitati dei pendolari.

E quando poi questi ultimi (associazioni e comitati) convocano delle riunioni per cercare di migliorare quell’orario, partecipano i sindaci e gli esponenti di Trenitalia, ma non si fanno vedere i rappresentanti delle Regioni Lazio e Campania.

Regioni i cui presidenti fanno parte dello stesso partito dell’ex presidente della provincia di Firenze, ex sindaco di Firenze, nonché ex qualcos’altro (E SPERIAMO CHE TALE RIMANGA IN ETERNO).

Infine, www.trenitalia.com. In alto al centro, Busitalia Fast.

Lo chiamavano libero mercato…

 

(TO BE CONTINUED…)

7 punti imprescindibili dopo il No al referendum costituzionale

Premessa: se si vuole cambiare il mondo, bisogna prima di tutto abbassare la propria asticella interiore della resistenza al cambiamento.

Il 4 dicembre 2016 gli italiani hanno bocciato la riforma costituzionale del governo Renzi.

Nel 2018 si vota.

Tutti si chiedono per CHI si deve votare.

Il Terracina Social Forum si chiede per CHE COSA si deve votare.

A nostro avviso, si deve partire dalla storia, passare per l’economia ed arrivare alle proposte politiche.

Leggiamo spesso che si deve difendere la Costituzione del 1948, eppure la nostra carta costituzionale non è più quella del 1948: ha subito notevoli modifiche, ed altrettante ne dovrebbe ricevere.

Senza l’8 settembre non ci sarebbe stata la Costituzione del 1948.

SENZA L’8 SETTEMBRE NON CI SAREBBE STATA LA COSTITUZIONE DEL 1948.

Non solo: grazie all’8 settembre non c’è stato un Processo di Roma, equivalente al Processo di Norimberga o al Processo di Tokyo.

Oggi è l’8 settembre.

I tempi sono maturi.

Il periodo storico non è più quello indicato nei volantini che abbiamo realizzato e distribuito a fine 2012.

Facciata A: https://terracinasocialforum.files.wordpress.com/2012/12/volantino-dicembre-2012-lato-a.jpg.

Facciata B: https://terracinasocialforum.files.wordpress.com/2012/12/volantino-dicembre-2012-lato-b-2.jpg.

Ora siamo in una nuova fase.

Non siamo più neanche nella fase indicata in questo link: https://terracinasocialforum.wordpress.com/2017/01/18/e-meglio-la-post-verita-o-la-pre-verita/.

Gli inquilini della Casa Bianca sono cambiati e bisogna approfittarne.

Il primo punto, pertanto, è cambiare le alleanze internazionali.

Passiamo all’economia.

I Paesi con il maggior debito pubblico in rapporto al PIL sono, nell’ordine, Stati Uniti, Giappone ed Italia.

Chi ha un minimo di conoscenze di economia sa che il problema, per l’Italia, è il non avere moneta sovrana. Ciò spiega perché il Giappone non affronta grosse difficoltà. Ma gli economisti keynesiani si fermano qui, perché se dovessero esprimersi anche sugli USA, dovrebbero svelare il segreto di Pulcinella.

Gli Stati Uniti fanno pagare il loro debito pubblico al resto del mondo, perché detengono la moneta internazionale degli scambi. Si chiama signoraggio valutario.

Gli Stati Uniti sono falliti il 15 agosto 1971, quando il presidente Nixon escluse la convertibilità del dollaro in oro, ammettendo pubblicamente che il suo Paese era insolvente.

Ma in base alla legge, per il fallimento non basta l’insolvenza: occorre anche che un creditore si rechi con un idoneo titolo di credito presso il tribunale fallimentare per chiedere il fallimento dell’imprenditore.

Il resto del mondo non è voluto andare al tribunale fallimentare.

Ora i tempi sono maturi.

Secondo punto: riacquisire la sovranità monetaria E trovare una moneta alternativa al dollaro per gli scambi internazionali.

Gli inquilini della Casa Bianca sono cambiati.

Il Glass Steagall Act, la legge statunitense che separava l’attività delle banche d’investimento da quella delle banche commerciali, è stato abrogato da Bill Clinton.

Da Clinton.

La base dell’economia politica sono i tre fattori della produzione: terra, capitale e lavoro.

Ad essi corrispondono tre remunerazioni: rendita, profitto e salario.

Il lavoro (inteso come fattore produttivo) ormai non conta più nulla.

All’interno dello 0,001% lo scontro, FEROCE, è tra chi vive di speculazione e chi vive di produzione.

Rendita contro profitto.

Economia finanziaria contro economia reale.

Gli usurai stanno strozzando Stati ed industriali.

L’attuale inquilino della Casa Bianca è un industriale, vive di produzione.

Anche l’attuale inquilino del Cremlino è un industriale e vive di produzione, infatti la forza della Russia è la produzione di gas: ecco perché vanno d’accordo.

Ed ecco perché gli scenari sono cambiati.

Il momento è opportuno per ridurre il più possibile la finanziarizzazione dell’economia, avvenuta anche nel campo dell’ecologia, con la creazione (sempre in periodo clintoniano) del mercato delle quote di CO2.

Gli industriali (tolti quelli che non rispettano la normativa sulla sicurezza sul lavoro) in genere non uccidono i lavoratori, perché hanno bisogno di loro.

Gli speculatori invece no. Per gli speculatori i lavoratori sono semplici numerini. Gli speculatori uccidono i lavoratori.

Questa è quindi la scelta di campo imprescindibile: nessuna alleanza con gli speculatori. Alla larga da George Soros.

Di conseguenza, il terzo punto è: difendere il lavoro, anche con un accordo con il capitale, ai danni della rendita.

Il Paese non è ancora al sicuro da eventuali attacchi speculativi e chissà mai se lo sarà.

La terza voce di spesa nel bilancio statale è la spesa per interessi.

Di conseguenza, quarto punto, introdurre in Costituzione (come ha fatto l’Ecuador) il divieto di anatocismo sui titoli del debito pubblico (cioè il pagamento degli interessi sugli interessi), nonché introdurre il divieto di pubblicizzare debiti privati (TRADOTTO: le banche falliscono).

Dopo aver definanziarizzato l’economia, bisogna deeconomizzare la società.

Se ho i pantaloni con le tasche bucate, camminando perdo le monete. Quindi, che senso ha sostituire una fonte (fossile) con una fonte (rinnovabile), se le perdite degli elettrodotti sono ingentissime? Prima devo eliminare quelle perdite, quegli sprechi.

Precedenza all’efficienza ed al risparmio energetico.

Decrescita e non green ECONOMY.

Stop ECONOMY. Sono criteri insensati, ce ne dobbiamo liberare, prima di tutto mentalmente.

Quindi il quinto punto è: decrescita.

Sesto punto imprescindibile è: contrastare i paradisi fiscali.

Insieme con la moneta internazionale degli scambi, infatti, i paradisi fiscali rappresentano il vero fulcro del potere mondiale.

Settimo ed ultimo punto: non attuare più la lettera di Draghi e Trichet come hanno fatto tutti i governi da novembre 2011 ad oggi.

Ricapitolando:

1) Cambiare le alleanze ed uscire dalla NATO;

2) Riappropriarsi della sovranità monetaria e trovare una valuta alternativa al dollaro per gli scambi internazionali;

3) Difendere il lavoro, anche con un accordo con il capitale, ai danni della rendita;

4) Introdurre in Costituzione il divieto di anatocismo sui titoli di Stato ed il divieto di statalizzazione di perdite private (ed eliminare l’obbligo del pareggio di bilancio);

5) Definanziarizzare l’economia, deeconomizzare la società e ragionare in termini di decrescita;

6) Contrastare i paradisi fiscali, fulcro del potere mondiale insieme con la moneta internazionale degli scambi;

7) Non attuare più la lettera di Draghi e Trichet e tornare alla situazione precedente a tale lettera.

Questi, secondo noi, sono i 7 punti imprescindibili da attuare.

Il Terracina Social Forum aspetta nella piena convinzione che NON saranno posti all’ordine del giorno e nell’altrettanto piena convinzione che ripeterà quanto già fatto a febbraio 2013, cioè…

SCHEDA NULLA.

 

I peggiori inquinatori sono i militari, sia in tempo di guerra che in tempo di pace

Recentemente abbiamo letto questo interessante articolo su un organo di stampa locale online: http://www.latinacorriere.it/2017/02/15/latina-scontro-biomasse-biogas-lisde-lezione-alla-recall.

Le osservazioni formulate dal Dr. Milo sono condivisibilissime, soprattutto quelle contenute nel terzo periodo della lettera, ma…

Ma, come spesso avviene nel mondo dell’ambientalismo, della tutela della salute e della difesa dei consumatori, viene trascurato un concetto fondamentale: i peggiori inquinatori sono i militari.

La storia insegna: il più grande disastro ambientale italiano è avvenuto nel 1976, a Seveso. Che cosa produceva l’Icmesa, l’azienda coinvolta nell’evento? L’agente Orange, il defoliante che gli statunitensi utilizzavano per disboscare la giungla durante la guerra del Vietnam. Gli effetti di quel diserbante nel Paese asiatico si riscontrano ancora, basta andare a visitare i vari musei nei quali sono conservati i feti deformi che hanno partorito e continuano a partorire le donne vietnamite.

Oppure, basta pensare a ciò che sta succedendo a Quirra, in Sardegna, o a quello che hanno subito e continuano a subire i militari italiani (i «nostri ragazzi», per utilizzare un linguaggio più comprensibile nella nostra provincia) che sono tornati dall’ex Jugoslavia (e ovviamente sappiamo ben poco di quello che sta subendo la popolazione ivi residente).

Le guerre sono le peggiori fonti di danni ambientali, ma non solo: anche gli esperimenti bellici.

Adesso il mondo dell’ambientalismo si scandalizza per ciò che continua imperterrito a proseguire a Fukushima, ma di quanto si è innalzata la radioattività sul pianeta in seguito alle centinaia e centinaia di esplosioni nucleari di prova che hanno effettuato le potenze belliche durante la Guerra Fredda?

È risaputo che l’attore John Wayne (e con lui un terzo di coloro che lavoravano alle riprese del film “Il conquistatore”) è morto di tumore perché gli yankee calcolarono male la velocità del vento ed il fallout radioattivo ricadde sul canyon dove si stata girando il film.

Quindi, alla luce di questi elementi, se si parla di difesa dell’ambiente, della salute e del territorio della nostra provincia, si deve cominciare dai pericoli militari, in particolare dalle servitù militari.

Quali sono le servitù militari presenti nella nostra provincia?

1) Il poligono di Nettuno. Vi vengono utilizzati proiettili ad uranio impoverito?

2) Il porto di Gaeta. Le navi militari straniere che vi attraccano sono a trazione nucleare? E se malauguratamente si verificasse un incidente ai motori, che cosa ci fanno i Comuni rivieraschi con la tanto agognata Bandiera Blu?

Oppure, vogliamo parlare delle armi chimiche che, alla fine della seconda guerra mondiale, gli Alleati buttarono al largo di Ischia? L’isola non è tanto lontana, in linea d’aria, dalle nostre coste.

Durante la seconda guerra mondiale, prima che si arrivasse alla realizzazione delle bombe atomiche, le armi di distruzione di massa erano le armi chimiche. Durante il conflitto fortunatamente non furono utilizzate, perché vigeva un accordo tacito in base al quale nessuno dei belligeranti le avrebbe impiegate. Però ogni potenza bellica le aveva con sé per adoperarle per reagire ad un loro utilizzo da parte dei nemici.

A Bari, in un contrattacco dell’aviazione tedesca contro la flotta alleata ancorata, fu colpita un’imbarcazione britannica che trasportava iprite. Le conseguenze furono catastrofiche, sia tra i militari, sia tra i civili, con i medici negli ospedali che non sapevano come curare i cittadini feriti perché gli angloamericani si rifiutavano di comunicare che si trattava di iprite.

Quando Roma fu bombardata nel 1943 nel quartiere San Lorenzo, il Papa si precipitò ad arrecare conforto agli sfollati e si affrettò a far dichiarare Roma “città aperta”, cioè al di fuori dei combattimenti.

Perché?

Perché le armi chimiche del regime fascista erano tenute nella città universitaria, a brevissima distanza da San Lorenzo…

Dopo la prima guerra mondiale, le potenze belliche si ritrovarono con gli arsenali pieni di armi chimiche. Come pensarono di smaltirle? Estrassero l’azoto, un loro componente fondamentale, e lo utilizzarono per i fertilizzanti. Da lì iniziò la moderna (moderna?) agricoltura, un’agricoltura dettata da logiche belliche: «Nel campo ci sono i parassiti? Sterminiamoli tutti con le armi chimiche».

La nostra provincia è stato il territorio ideale per sperimentare le nuove tecniche, in seguito alla bonifica della Palude Pontina. Gli effetti sull’ambiente persistono tuttora, e continueranno a persistere, se non si cambia regime.

Anche di tutto ciò si deve parlare, quando ci si erge a difensori dell’ambiente e della salute del territorio.

Perché ogni tanto si verificano eccessive proliferazioni algali nelle nostre acque marine?

Perché si verificano morie di pesci nei corsi d’acqua, oppure fenomeni di schiume e acque dalle strane colorazioni?

Qual è l’effetto dei pesticidi sulle nostre acque (marine, lacustri e fluviali)?

Come abbiamo scritto più sopra, i peggiori inquinatori sono i militari. Sia in tempo di guerra, sia in tempo di pace.

In tema di sperimentazioni belliche (o presunte tali), ci permettiamo di porre una domanda alle autorità sanitarie: sono presenti nella nostra provincia persone affette da morbo di Morgellons, e se sì, quante sono?

Ma il mondo dell’ambientalismo, della tutela della salute e della difesa dei consumatori deve capire e metabolizzare anche un altro concetto: il problema numero uno del pianeta non sono le guerre, non è la fame nel mondo, non è il riscaldamento globale.

Il problema numero uno è la chimica.

Non solo per i danni all’ambiente ed alla salute, ma anche perché gli attuali “padroni del vapore” sono coloro che hanno fatto profitti con la chimica.

Non a caso, una delle eminenze grigie della storia italiana del dopoguerra, Eugenio Cefis (qualcuno sostiene che fosse lui il vero capo della Loggia P2), appena poté abbandonò l’ENI per dedicarsi esclusivamente alla Montedison.

Ma quando si parte da questo presupposto, cioè che la chimica è il problema numero uno del pianeta, allora bisogna rimettere in discussione tutte le proprie certezze, o presunte tali.

Tempo fa suscitò scalpore la notizia per cui furono trovate tracce di antibiotici nelle fogne. Antibiotici che vi arrivavano tramite le urine umane.

Bene, da quello che sappiamo circa il 30% di ciò che viene utilizzato per la realizzazione degli antibiotici si trasforma in medicinale effettivo, il resto è scarto di produzione. In un periodo in cui si parla tanto di “economia circolare”, è ammissibile uno scarto di produzione di tale entità? E, soprattutto, quegli scarti vengono smaltiti come prescrive la legge?

Non solo: il famoso giuramento di Ippocrate prevede che non si debbano arrecare danni ai pazienti. Eppure, sfogliando i foglietti illustrativi dei medicinali, si finisce sempre per imbattersi, inevitabilmente ed invariabilmente, negli effetti collaterali o effetti indesiderati che dir si voglia.

I “padroni del vapore”, chi investiva in chimica e farmaceutica, tra la fine del 1800 e l’inizio del 1900 finanziò pesantemente le facoltà universitarie di medicina, i cui studi e le cui ricerche finalmente decollarono.

Risultato?

Anzi, effetto collaterale?

I dottori della medicina “allopatica” il più delle volte sono dei puri e semplici somministratori di farmaci.

Con in più la creazione delle catene di Sant’Antonio, i vari servizi sanitari nazionali, che fanno gravare sui sani la spesa per la cura dei malati, a tutto vantaggio del banco, cioè… le aziende farmaceutiche.

Noi del Terracina Social Forum riteniamo che il nostro compito, ora più che mai, sia quello di andare al cuore dei problemi, sollevando quei veli che vengono tenuti volutamente davanti agli occhi e trattando quei temi “scottanti” che rimangono sotto traccia, ma che in realtà sono quelli veramente fondamentali.

È uno sporco lavoro, ma qualcuno deve pur farlo.

Dal mondo dell’ambientalismo, della tutela della salute e della difesa dei consumatori vorremmo solo una cosa: una maggiore rapidità nell’entrare in sintonia. La realtà viaggia alla velocità della luce e camminare troppo lentamente è un lusso che non possiamo più permetterci.

Non solo: pure il mondo della scienza deve fare la propria parte, come hanno efficacemente sottolineato recentemente anche i nostri “maestri”, i neozapatisti del Chiapas.

I peggiori inquinatori sono i militari, sia in tempo di guerra che in tempo di pace, il problema numero uno del pianeta è la chimica.

È meglio la post verità o la pre verità?

Dai dati forniti dal contatore, rileviamo che il blog del Terracina Social Forum riceve mediamente 200-250 visite al giorno.

Gli accessi crollano durante il fine settimana e nei giorni festivi.

Nel pomeriggio di sabato 17 gennaio 2015, esattamente due anni fa, abbiamo pubblicato sul blog il seguente volantino: https://terracinasocialforum.files.wordpress.com/2015/01/latoa-presidenza-finito.jpg.

Il volantino si commenta da sé.

Domenica 18 gennaio 2015, contrariamente alle medie ordinarie dei giorni festivi, il blog ha registrato oltre 1.000 visite, delle quali più di 800 provenienti dagli Stati Uniti.

In pratica, gli accessi italiani rispettavano fedelmente la media, mentre quelli “anomali” provenivano tutti da Oltreoceano.

Da ciò abbiamo tratto le seguenti deduzioni:

1) siamo “attenzionati”;

2) l’agente in Italia ha segnalato la pubblicazione dell’immagine alla madrepatria;

3) i suoi colleghi hanno visitato attentamente (una coda di accessi “anomali” si è registrata anche l’indomani, lunedì 19 gennaio 2015).

Recentemente si parla tantissimo della cosiddetta post verità; bene, noi dall’anomalia degli accessi al blog rilevati il 18 gennaio 2015 abbiamo capito, invece, che bisogna concentrarsi, prioritariamente, sulla pre verità.

Il nostro volantino è stato realizzato quasi due anni dopo gli eventi indicati nel volantino stesso. Abbiamo pertanto un ritardo di circa 18-20 mesi, però è anche vero che nel 2013 era piuttosto difficile prevedere ciò che sarebbe successo nel corso del 2014 in Ucraina ed in Crimea.

Per cercare di arrivare alla pre verità, riteniamo che sia fondamentale partire da questi presupposti:

1) tenere il più possibile spenta la tv;

2) sfogliare (SFOGLIARE) senza comprarli i quotidiani, perché forniscono molte informazioni su come editori e sponsor cercano di indirizzare se non addirittura manipolare l’opinione pubblica;

3) controinformarsi;

4) tenere conto che banche e multinazionali riescono a fare programmazione solo di breve periodo, mentre la programmazione di medio-lungo periodo sono in grado di farla solo forze armate e servizi segreti. Bisogna pertanto sforzarsi di ragionare come loro.

Ripristinare la tratta ferroviaria Priverno-Terracina? Non è nel piano aziendale

L’ormai quasi quinquennale questione del ripristino della tratta ferroviaria Priverno-Terracina è il fallimento di tutti: delle maggioranze (regionale e locale), delle opposizioni, dei pendolari, dei turisti, dei cittadini, della società civile.

Ma sul fallimento di ognuna delle singole realtà elencate ci soffermeremo prossimamente.

Ora ci preme spiegare perché la tratta ferroviaria non verrà mai ripristinata.

Perché non è nel piano aziendale di Trenitalia.

Andiamo con ordine.

Da lunedì 12 dicembre 2016 è entrato in vigore il nuovo orario dei treni.

Trenitalia ha apportato delle modifiche agli orari che il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti ha approvato.

Nella tratta Roma-Formia le corse giornaliere sono passate da 44 a 43, ma il dato fondamentale è che in alcune fasce orarie, quelle cruciali per i pendolari, non ci sono più due treni regionali ogni ora; alcuni treni regionali adesso continuano a partire alla stessa ora del precedente orario, ma hanno cambiato denominazione: sono diventati treni regionali veloci.

Che cosa cambia?

Succede che i treni regionali veloci, nella tratta Roma-Formia, fermano solo a Latina e a Formia, creando disagi ai pendolari delle città con meno abitanti. I pendolari di queste cittadine si stanno già organizzando per raggiungere in auto le stazioni ferroviarie di Latina e di Formia.

Ma il disagio sarà momentaneo, perché sparirà nel momento in cui verrà attivato un apposito servizio di bus per le stazioni ferroviarie delle principali città della provincia.

E chi gestirà quel servizio?

Trenitalia.

Per capire meglio il discorso, risulta illuminante leggere questo articolo: http://www.metronews.it/16/09/28/ecco-il-piano-fs-pi%C3%B9-gomma-che-ferro.html. In esso troviamo scritto:

“il piano industriale 2017-2026 illustrato ieri a Roma dall’amministratore delegato Fs Renato Mazzoncini che non dimentica le sue origini in BusItalia”.

Renato Mazzoncini?

BusItalia?

Cercando online si trova anche questo articolo (http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/11/21/ferrovie-dello-stato-elia-e-messori-al-capolinea-scatta-lora-del-renziano-mazzoncini/2240098), nel quale troviamo scritto:

“Il curriculum di Mazzoncini è impreziosito da una gemma impagabile secondo i parametri dell’Italia renziana. Fu lui, nel 2012 – appena chiamato alle Fs dall’allora numero uno Mauro Moretti – a fare con l’allora sindaco di Firenze l’accordo per la cosiddetta privatizzazione dell’Ataf, l’azienda tranviaria fiorentina, venduta da un Comune allo Stato. L’operazione fu seguita, per il Comune di Firenze, dall’allora avvocato Maria Elena Boschi. Mazzoncini è tuttora presidente dell’Ataf”.

Ricapitolando: Trenitalia, una società privata, apporta delle modifiche ai suoi orari ed il presidente della Regione approva.

Si creano dei disagi per i pendolari, ai quali verrà poi proposto il pacchetto completo treno+bus.

In tutto questo, come possono i terracinesi sperare che la tratta ferroviaria Priverno-Terracina sia ripristinata? Non rientra nel piano aziendale, non fa più parte della mission di Trenitalia.

Gomma+ferro, questo è il futuro.

Ma non è che stiamo assistendo anche ad una nuova mission della politica? Gestione pubblica nell’interesse del privato…

Considerazioni sul referendum costituzionale

I due mesi di campagna elettorale hanno visto noi attivisti del Terracina Social Forum molto impegnati sul territorio cittadino a favore del No.

È stata un’esperienza istruttiva, che ci ha fatto capire che bisogna lavorare tantissimo per ricostruire un sano senso di comunità. Si tratta di svolgere un lavoro immane.

Le considerazioni che qui esprimiamo riguardano la città e l’intera nazione. Non ci ritroviamo con un Paese diviso a metà, ma con un Paese spaccato in tre.

Circa un terzo degli elettori, infatti, non si è recato alle urne, e ciò è molto, molto grave, perché si trattava di approvare o meno le modifiche predisposte alla legge fondamentale dello Stato. Il dato è preoccupante perché è stato sicuramente influenzato dal fatto che alle urne si sono recate tantissime persone che non avevano neanche letto la riforma, spinte quindi molto probabilmente non tanto dall’esigenza di esprimersi sulla Costituzione, bensì dal fatto che adorano l’ex inquilino di Palazzo Chigi oppure lo detestano.

Il dato che abbiamo registrato, poi, è che ha ragione il leader che ha chiesto ai suoi sostenitori di «votare con la pancia». Tra chi si è recato alle urne, infatti, c’è una profondissima spaccatura tra coloro che hanno la pancia piena e coloro che hanno la pancia vuota. I primi non riescono assolutamente a capire i bisogni dei secondi, e questi ultimi non riescono più a dialogare serenamente con i primi, perché si sentono incompresi. La frattura è immensa, paragonabile a quelle che provocano i terremoti catastrofici.

C’è un’altra fetta di elettori che, pur avendo la pancia piena, ha votato No convintamente, però ha ugualmente delle fortissime preoccupazioni su un altro tema. Ci riferiamo alla questione dell’eventuale arrivo nella nostra città di qualche decina di rifugiati.

Anche su questa specifica questione, rileviamo che chi ha la pancia piena non riesce assolutamente a comprendere i bisogni di chi ha la pancia vuota.

Quest’ultima tipologia di cittadino vorremmo farla riflettere sul concetto di “extracomunitario”.

Extracomunitario è colui che non è cittadino dell’Unione Europea. Può essere un asiatico, un africano, un americano.

Noi del Terracina Social Forum riteniamo terribilmente più preoccupante la presenza sul nostro territorio nazionale di centinaia e centinaia di extracomunitari armati fino ai denti, con elicotteri, aerei, navi e ordigni nucleari.

Così come si può modificare una Costituzione scritta nel 1947, nello stesso modo si possono ridiscutere degli accordi di pace che risalgono allo stesso periodo storico. Recuperare sovranità significa anche questo.

Tra l’altro, se una delle navi a propulsione nucleare che stazionano abitualmente nel vicino porto di Gaeta dovesse avere un’avaria o un incidente, che cosa ci facciamo con la Bandiera Blu che abbiamo ottenuto due anni fa?

Poi, certo, la paura degli stranieri è una paura atavica. Eppure ci sono tantissimi imprenditori che non hanno alcuna paura ad assumerli alle loro dipendenze. Fanno lavorare i neri forse proprio perché sono già pronti per lavorare… in nero. O per pagare affitti… in nero.

Inoltre, uno di noi attivisti ricorda ancora i discorsi che sentiva durante la naia. Pur di prestare il servizio militare a Roma, aveva accettato di lavorare in una bouvette per ufficiali. «Gli extracomunitari vengono a rubarci il lavoro» era una frase quotidiana, in bocca a persone che avevano vinto un concorso per un impiego per il quale la cittadinanza italiana era un requisito essenziale. Quindi il problema non è la perdita del lavoro. Chissà, forse allora la paura è la perdita delle proprie donne, retaggio degli stupri attuati in Ciociaria dalle truppe marocchine durante la seconda guerra mondiale? Se fosse così, anche alla luce del fatto che sabato 26 novembre a Roma si è tenuta una manifestazione con partecipazione oceanica in occasione della Giornata mondiale contro la violenza alle donne, chiediamo alla componente femminile della nostra società di educare con ancora più rinnovato impegno i loro uomini (mariti, compagni, figli, fratelli, ecc.) affinché non considerino più le donne come un oggetto di proprietà da registrare al catasto comunale.

Per chiudere, constatiamo che nel nostro Paese, più che una deriva autoritaria, si è registrata una deriva sudamericana. In America Latina, infatti, ragionano ormai secondo questi termini: “los de abajo” (quelli di sotto) e “los de arriba” (quelli di sopra). Chi ha la pancia vuota (quelli di sotto) e chi ha la pancia piena (quelli di sopra).

D’altronde “destra” e “sinistra” sono termini che risalgono a poco più di due secoli fa, alla Rivoluzione Francese, mentre già nell’antica Roma esistevano i plebei, i cavalieri ed i patrizi.

Tornando alla nostra città, continuando a ragionare secondo i vecchi schemi ormai superati, quello che per molte persone “di destra” dovrebbe essere un partito “di sinistra”, anziché operai, lavoratori e disoccupati, ha tra i suoi maggiori attivisti principalmente… avvocati.

Con la pancia piena.

C’è ancora un lavoro immane da svolgere.