Sito Pubblico del Social Forum di Terracina

Archivio per la categoria ‘FORUMS SOCIALI’

Disperdere il potere delle multinazionali

Dal sito Internet http://comune-info.net/2015/10/disperdere-il-potere-delle-multinazionali/

DISPERDERE IL POTERE DELLE MULTINAZIONALI

di Júlia Martí*

La Campagna Globale per Smantellare il Potere delle Multinazionali e Porre Fine all’Impunità è una coalizione di 190 movimenti sociali, reti e organizzazioni di tutto il mondo creata per dare risposta al potere e all’impatto delle multinazionali. Riunisce altre piattaforme e reti di diversi Paesi, oltre a iniziative contro imprese o settori specifici. È stata creata nel giugno del 2012 con il fine di facilitare l’elaborazione comune di strategie e lo scambio di informazioni ed esperienze, nonché per dare maggiore visibilità, solidarietà ed appoggio alle lotte contro le grandi imprese.

Questa campagna si basa sulla precedente esperienza della rete bi-regionale [Europa-America Latina] Enlazando Alternativas ed è un processo vivo, che cerca di unire sempre più movimenti ed organizzazioni. Con lo slogan “Smantellare il potere delle imprese transnazionali”, si cerca di tessere reti di solidarietà internazionale in un contesto di globalizzazione neoliberale che ha intensificato e ampliato lo sfruttamento selvaggio del mondo da parte dei grandi poteri economici e finanziari. In questo contesto le multinazionali sono andate appropriandosi delle nostre vite e del pianeta, accumulando e distruggendo sempre più beni comuni, tutelate da un’“architettura dell’impunità” che garantisce loro immunità legale, sia a livello nazionale che internazionale.

Questa lex mercatoria si caratterizza per la maggiore protezione dei diritti di investimento rispetto ai diritti umani, e si consolida attraverso trattati di “libero commercio” e investimento nonché attraverso l’asservimento di governi e istituzioni internazionali ai poteri imprenditoriali.

Per questo motivo, la campagna vuole denunciare e rendere visibile l’impunità con la quale i popoli hanno subito violenze, la Terra e le sue risorse distrutte e accaparrate, la vita mercificata, i servizi pubblici smantellati, i beni comuni distrutti, la sovranità alimentare minacciata e le resistenze criminalizzate: [questo] da parte di imprese che subordinano tutto alla massimizzazione dei profitti.

Lavoriamo, inoltre, per unire diverse esperienze e lotte e per imparare in modo collettivo dalle nostre vittorie e dai nostri fallimenti. Perché smantellare il sistema di potere delle multinazionali necessita dell’azione coordinata a livello mondiale, della lotta in molti ambiti, della mobilitazione nelle piazze e nei territori, l’educazione popolare e azioni nei parlamenti, presso i media, i forum e le organizzazioni internazionali.

Tra i suoi obiettivi più specifici c’è, anzitutto, il rafforzamento delle lotte delle comunità danneggiate che, attraverso la solidarietà internazionale, lottano contro gli impatti delle multinazionali. Insieme a questo, in secondo luogo, c’è lo smantellamento del potere politico, economico e giuridico delle multinazionali, la rivendicazione del controllo pubblico sulle loro attività e la responsabilizzazione delle élites politico-imprenditoriali per i crimini economici ed ecologici delle multinazionali, la denuncia della loro influenza sui governi e sulle istituzioni attraverso le lobbies, le “porte girevoli” e il ricatto.

Si tratta di dimostrare, come il Tribunale Permanente dei Popoli ha sentenziato in diverse occasioni, che le violazioni dei diritti umani da parte delle multinazionali hanno un carattere sistematico. [Si tratta] inoltre di denunciare la connivenza, “il cordone ombelicale” che esiste tra le multinazionali e gli Stati di origine e di ospitalità e le istituzioni economico-finanziarie internazionali, nella costruzione di questa armatura giuridica a favore degli interessi imprenditoriali.

Nell’ambito di questa campagna è stato dato impulso alla costruzione collettiva del Trattato Internazionale dei Popoli per il Controllo delle Imprese Transnazionali, con il fine di fare un ulteriore passo nel processo di giustizia “dal basso” e nella costruzione di alternative per la sovranità dei popoli. Perché, come afferma il trattato stesso, “di fronte all’architettura dell’impunità che favorisce le imprese transnazionali, bisogna costruire l’architettura dei diritti umani a favore delle maggioranze sociali”.

*del Collettivo RETS (Respuestas a las Empresas Transnacionales)

 

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L’Europa cancelli il debito alla Tunisia

Dal sito Internet http://popoffquotidiano.it/2015/03/27/leuropa-cancelli-il-debito-alla-tunisia/

L’EUROPA CANCELLI IL DEBITO ALLA TUNISIA

da Tunisi, Vittorio Agnoletto

Si è svolto oggi il Forum Parlamentare Mondiale con al centro il tema della giustizia sociale e della critica all’enorme potere concentrato nelle mani di poche multinazionali. Sono intervenuti diversi parlamentari tunisini che hanno sottolineato come la Tunisia negli ultimi decenni sia stata terreno di conquista delle grandi compagnie soprattutto europee con la complicità del regime tunisino. «Ben Alì, in 20 anni, ha ricevuto grandi “prestiti” dalle nazioni europee; abbiamo restituito già ben più di quanto abbiamo ricevuto – hanno dichiarato i tunisini – ma a causa degli interessi il debito non si estinguerà mai. Se l’Europa vuole veramente aiutare la Tunisia allora cancelli il debito residuo contratto dal regime precedente. Se veramente l’UE è interessata al nostro futuro e alla lotta contro il terrorismo integralista allora ci aiuti nella lotta alla povertà che è l’antidoto migliore contro il reclutamento dei giovani da parte dei gruppi terroristi. Non si limiti la UE a chiederci di rafforzare i confini e a mandare fondi per costruire campi dove fermare i disperati che cercano di attraversare il Mediterraneo, ma cancelli il nostro debito».

A questa richiesta fino ad ora ha risposto, almeno stando alle dichiarazioni ufficiali, solo l’Italia con la disponibilità a cancellare parte del debito. Una senatrice svizzera intervenendo nel corso del Forum Parlamentare ha confermato che nelle banche del suo Paese sono stati congelati gli ingenti depositi fatti nel corso degli anni da Ben Ali, quando era il signore assoluto della Tunisia. La cosa più ovvia sarebbe restituire quei beni allo stato tunisino, considerando che si tratta di ricchezze sottratte alla collettività nazionale. Ma, secondo la senatrice, la questione è tecnicamente complessa e per ora è una situazione in stallo.

Il Forum è anche occasione per incontri fino a poco tempo fa impensabili. Accompagnati dall’associazione Un ponte per… è giunta una delegazione di 25 iracheni rappresentanti di varie realtà locali impegnate in patria nelle vertenze sulla difesa dei diritti umani, per l’acqua pubblica, ecc. All’interno della medesima delegazione convivono sunniti, sciiti e realtà fra loro profondamente differenti impegnate in uno sforzo comune per ricostruire un Iraq degno di essere abitato. Queste realtà nel settembre 2013 avevano dato vita al primo Forum iracheno molto partecipato e qui a Tunisi hanno annunciato che ad ottobre di quest’anno si svolgerà la seconda edizione aperta a delegazioni di tutto il Medio Oriente e della Mesopotamia. Ma la cosa più interessante è la riunione a porte chiuse che si è svolta tra la delegazione irachena e i siriani partecipanti al Forum. Un primo tentativo di incontro tra rappresentanti della società civile di due Paesi attraversati dalla guerra che ha avuto come tema la ricerca di modalità per costruire percorsi condivisi e di pace in situazioni di conflitto. Il Forum è anche questo: fornire la possibilità d’incontrarsi tra soggetti che a casa propria percorrono strade differenti: un’esperienza importante di diplomazia dal basso che apre qualche spiraglio di speranza.

Tutt’altro clima quello che si è respirato in un altro seminario svoltosi poco distante: alcuni uomini e donne di Kobane hanno raccontato la tragedia della loro città, la distruzione, la guerra, la mancanza di cibo. Non è mancata oltre all’accusa alla Turchia di fiancheggiare l’ISIS, una dura critica ai Paesi occidentali che si rifiutano di appoggiare in modo consistente i curdi. Una storia che conosciamo, ma ascoltarla dalla viva voce di queste donne produce un effetto ben diverso.

In diretta da Tunisi. Dal Forum Sociale Mondiale la speranza risponde al terrorismo

Dal sito Internet http://www.greenreport.it/leditoriale/diretta-da-tunisi-dal-forum-sociale-mondiale-la-speranza-risponde-al-terrorismo-fotogallery/

IN DIRETTA DA TUNISI. DAL FORUM SOCIALE MONDIALE LA SPERANZA RISPONDE AL TERRORISMO

di Maurizio Gubbiotti, responsabile Dipartimento Internazionale di Legambiente

Delle defezioni che si erano temute dopo i tragici fatti terroristici neanche una traccia. Aeroporto affollatissimo, controlli un po’ più severi soprattutto per i bagagli, ma nessuna impraticabilità. L’affluenza al Social Forum Mondiale sta andando nel migliore dei modi, le strade della città si sono già animate con tante persone provenienti da tutto il mondo per questo appuntamento che oggi assume un significato ancor più forte. Tanti volontari che corrono, corrono, e dispongono materiali nel luogo scelto per fare gli accrediti, perché tutto funzioni.

Una città non affatto blindata, più attenta, ma vivace ed effervescente, con persone che ti fermano e ti dicono che sono felici che noi siamo qui per il Forum, perché loro hanno tanto bisogno del sostegno di tutto il mondo in questa loro sfida alla ricerca di democrazia e partecipazione. Ci raccontano che lo scorso 20 marzo, anniversario della liberazione dal colonialismo, festa nazionale tunisina, le famiglie per strada e nei parchi con bambini da tutte le parti, quasi si contrapponevano alla tremenda strage del Bardo, il più antico museo archeologico del mondo arabo e dell’Africa.

La rivoluzione che ha abbattuto una dittatura dando vita a un processo democratico, con delicati confronti tra forze laiche e islamiste, non è riuscita a mettere al sicuro dal terrorismo globalizzato, ma sembra proprio che il Paese voglia andare fino in fondo.

Il Forum Sociale quindi può essere un’ottima occasione di incontro, scambio, conoscenza, rafforzamento di reti. Tanto da aver fatto decidere a molte reti d’inserire l’appuntamento di Tunisi nella loro agenda. La rete per la giustizia climatica che prepara la mobilitazione a Parigi in occasione della COP21 di dicembre 2015 ha addirittura anticipato i tempi e ieri ha già tenuto una giornata di lavoro, ma vi saranno anche la rete contro il TTIP e gli altri trattati di libero scambio, le reti dei migranti, le reti mediterranee, degli studenti e tante altre.

La volontà è quella di essere in tanti al Forum per contribuire al rafforzamento degli attori sociali democratici, che già hanno saputo capitalizzare il successo dell’edizione precedente ed hanno perfettamente chiaro come questo atto terrorista, criminale e barbaro mira a distruggere le fondamenta del rilancio economico della Tunisia, della sua esperienza nella risoluzione pacifica dei conflitti, della sua transizione verso la democrazia. Un atto barbaro che si iscrive nella stessa linea dell’assassinio di Choukri Belaid, avvenuto alla vigilia del Forum Sociale Mondiale nel 2013.

Il Comitato Organizzatore del Forum Sociale Mondiale nella riunione tenutasi per esaminare gli ultimi elementi dopo l’attentato terrorista al Museo del Bardo ha ricordato che solo la cultura del dialogo e del rispetto al diritto alla diversità costruisce argine contro la barbarie, ed è l’unico modo per assicurare la coesistenza fra gli individui e le comunità: questi saranno i segni della manifestazione che si terrà in occasione della cerimonia d’apertura, oggi pomeriggio alle 16.00, che partirà dalla piazza Bab Saadoun in direzione dello stesso Museo del Bardo. Inoltre sarà creata una commissione in seno al Consiglio Internazionale per la redazione di una “carta internazionale altermondialista del Bardo di lotta contro il terrorismo”. E un nuovo concentramento si terrà il 26 marzo 2015 al campus Farhat Hached, a partire da mezzogiorno.

Infine c’è pure la volontà che il Forum riesca a produrre almeno un elemento parziale di convergenza, un appello unitario su una questione specifica, o un documento che sintetizzi i risultati delle assemblee di convergenza. È così, con rinnovato coraggio, che si apre questo Forum.

La Tunisia ferita si apre al Forum

Dal sito Internet http://comune-info.net/2015/03/tunisia-2/

LA TUNISIA FERITA SI APRE AL FORUM

di Martina Pignatti Morano, presidente di Un ponte per…

La traccia di sangue che un piccolo manipolo di terroristi ha lasciato su Tunisi, e su tante famiglie di turisti da tutto il mondo, non ha scosso la determinazione dei movimenti sociali internazionali. Saremo oltre 50.000 questa settimana (24-28 marzo) nel Campus Universitario di al-Manar a Tunisi per il Forum sociale mondiale del 2015. Lo dobbiamo ai compagni tunisini che ci hanno chiesto una presenza massiccia come segnale dimostrativo a chi vuole seminare terrore in nome del fondamentalismo e di malcelati interessi di controllo sui gasdotti che arrivano in Europa. Lo dobbiamo alla memoria delle vittime del Bardo che piangeremo a Tunisi, come piangeremo le vittime delle guerre che devastano la regione, e i morti che le mafie dei trafficanti e le politiche europee in tema di immigrazione fanno ogni mese nel nostro mare. Ce lo chiedono anche i nostri amici iracheni che nel 2013 ci avevano invitati al loro primo Forum sociale a Baghdad e che non sono mai arretrati di fronte alla minaccia di attentati.

Il Forum sociale mondiale nasce a Porto Alegre (Brasile) nel 2001 come alternativa al Forum economico mondiale di Davos, e ha radunato ogni due anni in diversi continenti gli organizzatori di campagne sul clima, attivisti dei popoli indigeni, critici del sistema finanziario internazionale, operatori del commercio equo e solidale, pacifisti e movimenti per il disarmo. Due anni fa gli attivisti brasiliani – lacerati da polemiche interne tra sostenitori, tolleranti e oppositori ai governi di Lula e Dilma – hanno consegnato il testimone del Forum sociale mondiale e la sua segreteria ai protagonisti delle primavere arabe. Il Maghreb-Mashreq social forum si è rafforzato come coordinamento regionale, anche se rimane molto centrato su Tunisia e Marocco e stenta a coinvolgere realmente le organizzazioni del Medio Oriente. Nel 2013 ha convocato il primo Forum sociale mondiale svoltosi nel mondo arabo, è il successo è stato travolgente (qui il dossier sul Forum 2013, ndr): oltre 30.000 persone da 127 Paesi impegnati a confrontarsi e costruire campagne comuni, nel protagonismo dei giovani tunisini e con lo spirito della rivoluzione ancora vibrante nell’aria, nonostante fosse stato appena ucciso dai salafiti il leader politico comunista Chokri Belaid.

La scorsa settimana il responsabile dell’omicidio di Belaid è stato ucciso dalle forze armate tunisine, e probabilmente per vendicare questa offensiva un gruppo di miliziani takfiri (il ramo ultra estremista dell’Islam salafita) ha sferrato l’attacco al parlamento e poi ai turisti del Museo Bardo. Quel giorno l’esitazione dei movimenti sociali è durata pochissimo: nel pomeriggio, dopo un breve incontro al Ministero degli Interni, sindacati e associazioni tunisine hanno diffuso un comunicato che conferma il Forum e chiede ancor più partecipazione alla società civile internazionale, alzando i toni dello scontro culturale e politico con la galassia salafita. La marcia di apertura del Forum avrà come slogan “Popoli del mondo uniti contro il terrorismo” e terminerà proprio al Bardo. Un comitato del consiglio internazionale del Forum stenderà una Carta internazionale del Bardo, sulla lotta al terrorismo da parte dei movimenti per un’altra globalizzazione. Ad oggi nessuna delle 4.343 organizzazioni registrate ha ritirato la sua delegazione, nessuna delle circa 1.100 attività e assemblee previste è stata cancellata.

Noi di Un ponte per… arriviamo al Forum con una nutrita delegazione di italiani ma soprattutto con i nostri partner da Iraq, Marocco, Libano, persino Bahrein. Due gli assi che ci vedranno impegnati: da un lato le campagne per la libertà di espressione e di stampa, dall’altro il sostegno alla società civile irachena e al Forum sociale iracheno. Questo Forum segna il compimento di un processo di due anni che ci ha visti lavorare per facilitare scambio, formazione, ricerca, divulgazione e advocacy presso le istituzioni tra giornalisti e mediattivisti di tutto il Maghreb e Mashreq sulla libertà d’espressione. È stata la nostra scelta strategica di sostegno a quel che resta delle primavere arabe, per difendere lo spazio in cui quelle rivendicazioni possono continuare ad essere espresse e articolate. I nostri partner porteranno le loro conclusioni al Forum, decideranno assieme come proseguire il lavoro di pressione sulle loro istituzioni, e come dare voce ai media indipendenti che dal basso continuano a nascere e crescere nel mondo arabo. Per questo, con loro e con partner italiani come Ya Basta ed Esc, parteciperemo anche al Forum dei Media Liberi, uno dei forum tematici che precedono e si accavallano con il forum generale.

Molte sono poi le attività che gestiamo con l’Iraqi Civil Society Solidarity Initiative, la coalizione internazionale che abbiamo lanciato nel 2009 a sostegno degli attivisti iracheni e che ha co-organizzato il Forum sociale iracheno (Fsi). Quest’anno oltre 25 iracheni si sono coordinati per venire a Tunisi tramite la segreteria del Fsi che ha sede a Baghdad, presso l’Iraqi Network for Social Media. In varie attività del Forum discuteremo assieme di transizione democratica in Iraq comparata a quella di altri Paesi della regione, di fragilità delle politica e della società di fronte alla minaccia di Daesh, delle azioni e strategie per promuovere la coesistenza e costruire la pace tra le comunità dell’Iraq, e delle tante campagne per i diritti umani e ambientali su cui stiamo lavorando. Tra le altre: la campagna Save the Tigris per salvare l’ecosistema del Tigri e il diritto all’acqua, in un Paese in cui l’acqua e le dighe vengono usate oggi come arma di ricatto politico o di distruzione di massa; la campagna Shahrazad per i diritti delle donne e la loro resistenza al fondamentalismo, alle molestie sessuali e ai matrimoni precoci; la campagna Sports Against Violence costruita con l’omonima associazione italiana, che punta all’organizzazione di una maratona internazionale a Baghdad come evento di pace.

Vogliamo che i giovani reclutati dai salafiti vedano l’energia prodotta dai movimenti sociali, siano tentati dal sogno di una società più giusta ed egualitaria, vengano trascinati nei balli dei giovani tunisini rivoluzionari. Solo un cambiamento culturale e l’ipotesi di una strada di sviluppo alternativa potrà togliere braccia e cuori al fondamentalismo, non certo i bombardamenti di una coalizione internazionale. Ci armiamo quindi di contenuti e proposte, bandiere e volantini, e partiamo.

Il Social Forum Mondiale, la coalizione sociale che già c’è

Dal sito Internet http://popoffquotidiano.it/2015/03/22/il-social-forum-mondiale-la-coalizione-sociale-che-gia-ce/

IL SOCIAL FORUM MONDIALE, LA COALIZIONE SOCIALE CHE GIÀ C’È

di Checchino Antonini

Nonostante gli attacchi che hanno colpito Tunisi mercoledì scorso (23 morti e 40 feriti), la più grande manifestazione anti-globalizzazione avrà luogo. Stiamo parlando del Forum Sociale Mondiale (FSM), in programma dal 24 marzo al 28 marzo.

Una manifestazione popolare, come è usuale nella storia del Forum, darà il segnale di partenza per questa nuova edizione il pomeriggio di martedì, dal Teatro Comunale alla piazza dei Diritti Umani, nel centro della capitale tunisina. Quattro giorni più tardi, la sera del venerdì, un’altra dimostrazione pubblica segnerà la chiusura arrivando al Museo del Bardo.

È il dodicesimo appuntamento del genere per quello che una volta pareva un’ondata inarrestabile: il popolo di Seattle e di Porto Alegre. Gli organizzatori dell’evento hanno chiaramente deciso di non farsi prendere dal panico. Raggiunto dall’Humanité, quotidiano del PCF, Abderrahman Hedhili, coordinatore del comitato organizzatore, ha spiegato che mantenere questo evento è una questione di resistenza alla barbarie. «L’idea di rinviare il FSM non c’è nemmeno passata per la testa. Certo, faremo alcune modifiche al programma. La marcia che era in programma sarà verso il Bardo. Questa è la nostra risposta a questo crimine spregevole per esprimere la nostra solidarietà alle famiglie delle vittime. Un’altra cosa: non ci saranno assenti. Ci saranno tutti. Tutti i partecipanti hanno confermato la loro presenza. I messaggi sono stati molto numerosi. Ci sarà un’affluenza alta, forse più importante di ciò che ci si aspettava. La mobilitazione sarà molto forte. Questa operazione terroristica non influenzerà negativamente l’organizzazione del WSF». Più di 4.300 organizzazioni in tutto il mondo avevano già comunicato la partecipazione a sei giorni dall’inaugurazione. Il programma completo del FSM, una settimana prima dell’inizio, ha registrato più di 1.000 attività auto-organizzate, con vari eventi in Tunisia e in altri Paesi.

Circa 60.000 le persone provenienti dai cinque continenti attese per questo evento che si terrà a Tunisi per la seconda volta, dopo l’edizione del 2013. Una scelta che non è insignificante in una regione del mondo in cui le minacce economiche, sociali e militari si moltiplicano. «Il FSM 2013 aveva infatti firmato un svolta politica in Tunisia. Ma è chiaro che dopo essere stato nel 2011, attraverso rivoluzioni e movimenti democratici, una fonte di speranza per se stessa, la regione ha sviluppi che ispirano profonda preoccupazione», si legge nella presentazione del WSF.

Se i cinque temi principali sono sempre sul menu – cittadinanza e istruzione; migrazioni; ecologico, economico e sociale di transizione; lotta contro il riscaldamento globale e la gestione delle risorse idriche; l’accesso ai diritti fondamentali – gli attacchi di mercoledì hanno cambiato la situazione. «Non possiamo ignorare il problema. Non abbiamo ancora deciso quale forma prenderà, siamo in fase di discussione – dice ancora Abderrahman Hedhili – più che mai, l’ampia partecipazione al FSM 2015, sarà la risposta appropriata di tutte le forze di pace e di democrazia che sono attive all’interno del movimento per la giustizia globale per un mondo migliore, la giustizia, la libertà e la convivenza pacifica. Il successo del FSM, sarà la vittoria della lotta civile e pacifica contro il terrorismo e il fanatismo religioso che minacciano la democrazia, la libertà, la tolleranza e vivere insieme».

Quella di Tunisi, dunque, sarà il decimo Social Forum Mondiale dalla sua nascita nel 2001 a Porto Alegre, la città del bilancio partecipativo. Da allora, sono state eseguite cinque edizioni in Brasile: 2001, 2002, 2003, 2005, a Porto Alegre e nel 2009 a Betlemme di Para; uno in India, nel 2004; e tre in Africa (Kenya, nel 2007, il Senegal nel 2011 e Tunisi 2013). Quindici anni in cui centinaia di forum decentrati, regionali, continentali, nazionali e tematici, hanno aumentato lo sforzo di trovare alternative al modello dominante, consolidando reti e movimenti sociali globali sia nella pratica dei movimenti sociali sia nella emersione di attori nella disputa del potere politico: come i governi progressisti latinoamericani o le nuove forze politiche europee, come Podemos, nato dal movimento degli Indignados.

Tunisi, dopo il terrore il Social Forum Mondiale riaccenda la speranza

Dal sito Internet http://www.greenreport.it/news/comunicazione/tunisi-dopo-il-terrore-il-social-forum-mondiale-riaccenda-la-speranza/

TUNISI, DOPO IL TERRORE IL SOCIAL FORUM MONDIALE RIACCENDA LA SPERANZA

di Cospe

Dal 24 al 28 marzo si svolgerà a Tunisi il Social Forum Mondiale. Centinaia di associazioni ed organizzazioni da tutto il mondo che si ritroveranno per quattro giorni di eventi, incontri e workshop sulle differenti crisi che interessano il globo: ambientale, nutritiva, economica, sociale, energetica, e anche idrica; non poteva infatti certo mancare l’acqua, bene comune messo sempre più in pericolo da privatizzazione, inquinamento, nuovi progetti idroelettrici e colture intensive. Un fenomeno, quello del cosiddetto “water grabbing”, che va proprio a racchiudere la serie di fenomeni riconducibili ad una sottrazione della risorsa idrica in tutto il mondo da parte di grandi gruppi economici ed industriali a scapito delle comunità e delle popolazioni locali.

COSPE sarà a Tunisi nella sezione “Panel environement” insieme al Comitato Italiano per il Contratto Mondiale sull’acqua (CICMA) lavorando principalmente su due obiettivi.

Il primo verterà su rilanciare ed accompagnare la Piattaforma per il diritto all’acqua e alla terra e contro l’accaparramento di queste risorse, lanciata con COSPE nel Forum africano di Dakar dello scorso ottobre 2014 e sostenuta da una piattaforma internazionale di contadini africani e non, tra cui spicca La Via Campesina. Il secondo è quello di dar vita ad una campagna di mobilitazione dei Movimenti per l’acqua e la terra a sostegno della proposta di un Protocollo per il diritto umano all’acqua e ai servizi igienici come strumento di diritto per concretizzare la risoluzione dell’ONU del 2010.

Il 26 marzo 2015 il water grabbing sarà al centro di uno workshop dedicato, “Stop Water Grabbing”, presso l’Université Al Manar (TBC), a cui parteciperanno vari esperti del tema “diritto all’acqua”. Nnimmo Bassey, Direttore dell’Health of Mother Earth Foundation (Nigeria), parlerà del rapporto tra water grabbing ed attivismo ambientale; Leonard Shang Quartey di ISODEC (Ghana), incentrerà il suo intervento sulla privatizzazione del settore idrico; Tom Bjnens, Ercan Ayboga e Johanna Rivera di Save the Tigris Campaign (Iraq) discuteranno della crisi siro-irachena e delle sue ripercussioni sulla questione idrica; toccherà invece a Richard Ngombo di COSPE (Swaziland) affrontare il tema delle colture intensive di canna da zucchero nell’Africa del Sud. Rosario Lembo di CICMA (Italia) affronterà invece il delicato punto del Trattato internazionale per il diritto all’acqua come strumento per combattere il water grabbing.

COSPE seguirà il Social Forum con interventi in diretta da Tunisi: sarà possibile seguire la cronaca dei quattro giorni di incontri sulla pagina www.babel.cospe.org/world-social-forum/.

Altro che ebola, sono molte di più le vittime per l’accaparramento armato dei beni comuni

Dal sito Internet http://www.greenreport.it/news/acqua/ebola-molte-vittime-per-laccaparramento-armato-dei-beni-comuni/

ALTRO CHE EBOLA, SONO MOLTE DI PIÙ LE VITTIME PER L’ACCAPARRAMENTO ARMATO DEI BENI COMUNI

di Luca Raineri, Cospe

Il 19 ottobre si è concluso il Social Forum Africano. L’edizione di quest’anno, ospitata nella città di Dakar (Senegal) è stata in particolar modo focalizzata sui conflitti legati all’accaparramento di risorse naturali da parte dei grandi soggetti, pubblici e privati, ed alle risposte possibili da parte dei movimenti sociali africani.

Nonostante l’ebola infatti, continuano a fare infinitamente più vittime i conflitti dimenticati per l’accaparramento delle risorse di un continente che potrebbe essere il più ricco del pianeta. Petrolio e uranio, certo, ma anche oro, coltan, legname, e soprattutto acqua e terra. Le istituzioni finanziarie internazionali raccontano di un continente traboccante di terra fertile pigramente inutilizzata, di risorse idriche “in attesa di essere valorizzate”. La realtà è che l’accesso a queste risorse garantisce la sopravvivenza di milioni di individui. Nonostante la retorica coloniale della terra nullius, i casi di land grabbing in Africa si accompagnano sistematicamente a violenze, abusi, torture, ai danni di chi quelle terre le abitava. I contadini del Mali ci hanno raccontato di interi villaggi bruciati dai gendarmi per fare posto al mito della terra inutilizzata. In Senegal, Etiopia e in molti altri Paesi, espropri e deportazioni hanno lasciato morti sul campo.

Con all’attivo sette forum sociali continentali e 4 mondiali (Bamako, Nairobi, Dakar e Tunisi), l’Africa occupa oggi stabilmente il primo posto della mobilitazione altermondialista – o no global, come si diceva un tempo – della società civile globale, scavalcando addirittura l’America Latina, patria storica del Social Forum.

E ogni Forum lascia un’eredità forte su cui lavorare: questa edizione del Social Forum Africano si è chiusa infatti con l’adozione di una “Dichiarazione per i Diritti alla Terra e all’Acqua”: la testimonianza di un’alleanza strategica dei movimenti globali contro il land grabbing e il water grabbing, firmata da decine di organizzazioni della società civile convenute a Dakar. Carta che, per l’occasione, è stata proclamata dalla nota scrittrice maliana Aminata Traoré. Nell’anno della negoziazione degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda ONU post-2015 e della COP15 di Parigi, si tratta di un passo importante per far sentire la voce della società civile globale. Che non è solo la vittima passiva delle pandemie agitate dai media, ma anche il soggetto di un cambiamento verso un altro mondo possibile, laboratorio di idee e pratiche per la tutela del bene comune.

Se il conflitto israelo-palestinese ci ha insegnato il valore strategico dell’accesso all’acqua, il continente africano indica un futuro prossimo di conflitti in cui l’acqua è la posta in gioco. L’accesso all’acqua, sempre più scarsa per via del cambiamento climatico, è al centro del conflitto nel Sahel. In Ghana, l’acqua è definita “bene di sicurezza nazionale” e un disegno di legge vorrebbe rendere passibile di imprigionamento il furto d’acqua (l’evasione della bolletta, che nel Paese può raggiungere il 20% del reddito individuale). In Sierra Leone, sono sempre le terre più ricche di acqua quelle che vengono sottratte manu militari ai contadini per fare spazio alle colture idro-insostenibili di biocarburanti e canna da zucchero. E proprio 2 giorni prima dell’inizio del Social Forum, uno degli speaker invitati a parlare ad un seminario organizzato da COSPE è stato incarcerato per aver preso parte ad una manifestazione per il diritto all’acqua.

L’acqua è, insomma, il cuore di un conflitto sociale e ambientale che si sta imponendo su tutto il continente: è tra le risorse sempre più scarse, e di conseguenza sempre più appetibili, l’acqua è al centro di una vera e propria guerra “all’ultima goccia”, che vede coinvolti grandi multinazionali ed enti statali, specialmente nel continente africano. Al tema del “water grabbing” sono state dedicati ben tre workshop nel contesto del Social Forum, in cui esperti ed attivisti si sono interrogati sul ruolo della società civile dei Paesi africani nei conflitti idrici, sul tema dell’acqua come diritto umano fondamentale, e sul futuro del management della risorsa idrica nel continente. COSPE è stato invitato dal comitato organizzatore del Social Forum a svolgere un ruolo di coordinamento nelle varie iniziative relative al diritto all’acqua.

COSPE lavora da sempre in Italia e in Europa sul tema dell’acqua sostenendo e promuovendo campagne contro la privatizzazione dell’acqua e perché l’acqua venga davvero riconosciuta come bene comune e diritto umano, come sancito dall’ONU. Inoltre attualmente lavora con i progetti “Water Citizen” in Ghana e “Water” in Swaziland per migliorare l’accesso all’acqua delle comunità. Recentemente ha lanciato la piattaforma waterGrabbing.net che mira a censire e denunciare tutti i casi di accaparramento idrico nel mondo.