Sito Pubblico del Social Forum di Terracina

Archivio per la categoria ‘FORUMS SOCIALI’

Disperdere il potere delle multinazionali

Dal sito Internet http://comune-info.net/2015/10/disperdere-il-potere-delle-multinazionali/

DISPERDERE IL POTERE DELLE MULTINAZIONALI

di Júlia Martí*

La Campagna Globale per Smantellare il Potere delle Multinazionali e Porre Fine all’Impunità è una coalizione di 190 movimenti sociali, reti e organizzazioni di tutto il mondo creata per dare risposta al potere e all’impatto delle multinazionali. Riunisce altre piattaforme e reti di diversi Paesi, oltre a iniziative contro imprese o settori specifici. È stata creata nel giugno del 2012 con il fine di facilitare l’elaborazione comune di strategie e lo scambio di informazioni ed esperienze, nonché per dare maggiore visibilità, solidarietà ed appoggio alle lotte contro le grandi imprese.

Questa campagna si basa sulla precedente esperienza della rete bi-regionale [Europa-America Latina] Enlazando Alternativas ed è un processo vivo, che cerca di unire sempre più movimenti ed organizzazioni. Con lo slogan “Smantellare il potere delle imprese transnazionali”, si cerca di tessere reti di solidarietà internazionale in un contesto di globalizzazione neoliberale che ha intensificato e ampliato lo sfruttamento selvaggio del mondo da parte dei grandi poteri economici e finanziari. In questo contesto le multinazionali sono andate appropriandosi delle nostre vite e del pianeta, accumulando e distruggendo sempre più beni comuni, tutelate da un’“architettura dell’impunità” che garantisce loro immunità legale, sia a livello nazionale che internazionale.

Questa lex mercatoria si caratterizza per la maggiore protezione dei diritti di investimento rispetto ai diritti umani, e si consolida attraverso trattati di “libero commercio” e investimento nonché attraverso l’asservimento di governi e istituzioni internazionali ai poteri imprenditoriali.

Per questo motivo, la campagna vuole denunciare e rendere visibile l’impunità con la quale i popoli hanno subito violenze, la Terra e le sue risorse distrutte e accaparrate, la vita mercificata, i servizi pubblici smantellati, i beni comuni distrutti, la sovranità alimentare minacciata e le resistenze criminalizzate: [questo] da parte di imprese che subordinano tutto alla massimizzazione dei profitti.

Lavoriamo, inoltre, per unire diverse esperienze e lotte e per imparare in modo collettivo dalle nostre vittorie e dai nostri fallimenti. Perché smantellare il sistema di potere delle multinazionali necessita dell’azione coordinata a livello mondiale, della lotta in molti ambiti, della mobilitazione nelle piazze e nei territori, l’educazione popolare e azioni nei parlamenti, presso i media, i forum e le organizzazioni internazionali.

Tra i suoi obiettivi più specifici c’è, anzitutto, il rafforzamento delle lotte delle comunità danneggiate che, attraverso la solidarietà internazionale, lottano contro gli impatti delle multinazionali. Insieme a questo, in secondo luogo, c’è lo smantellamento del potere politico, economico e giuridico delle multinazionali, la rivendicazione del controllo pubblico sulle loro attività e la responsabilizzazione delle élites politico-imprenditoriali per i crimini economici ed ecologici delle multinazionali, la denuncia della loro influenza sui governi e sulle istituzioni attraverso le lobbies, le “porte girevoli” e il ricatto.

Si tratta di dimostrare, come il Tribunale Permanente dei Popoli ha sentenziato in diverse occasioni, che le violazioni dei diritti umani da parte delle multinazionali hanno un carattere sistematico. [Si tratta] inoltre di denunciare la connivenza, “il cordone ombelicale” che esiste tra le multinazionali e gli Stati di origine e di ospitalità e le istituzioni economico-finanziarie internazionali, nella costruzione di questa armatura giuridica a favore degli interessi imprenditoriali.

Nell’ambito di questa campagna è stato dato impulso alla costruzione collettiva del Trattato Internazionale dei Popoli per il Controllo delle Imprese Transnazionali, con il fine di fare un ulteriore passo nel processo di giustizia “dal basso” e nella costruzione di alternative per la sovranità dei popoli. Perché, come afferma il trattato stesso, “di fronte all’architettura dell’impunità che favorisce le imprese transnazionali, bisogna costruire l’architettura dei diritti umani a favore delle maggioranze sociali”.

*del Collettivo RETS (Respuestas a las Empresas Transnacionales)

 

L’Europa cancelli il debito alla Tunisia

Dal sito Internet http://popoffquotidiano.it/2015/03/27/leuropa-cancelli-il-debito-alla-tunisia/

L’EUROPA CANCELLI IL DEBITO ALLA TUNISIA

da Tunisi, Vittorio Agnoletto

Si è svolto oggi il Forum Parlamentare Mondiale con al centro il tema della giustizia sociale e della critica all’enorme potere concentrato nelle mani di poche multinazionali. Sono intervenuti diversi parlamentari tunisini che hanno sottolineato come la Tunisia negli ultimi decenni sia stata terreno di conquista delle grandi compagnie soprattutto europee con la complicità del regime tunisino. «Ben Alì, in 20 anni, ha ricevuto grandi “prestiti” dalle nazioni europee; abbiamo restituito già ben più di quanto abbiamo ricevuto – hanno dichiarato i tunisini – ma a causa degli interessi il debito non si estinguerà mai. Se l’Europa vuole veramente aiutare la Tunisia allora cancelli il debito residuo contratto dal regime precedente. Se veramente l’UE è interessata al nostro futuro e alla lotta contro il terrorismo integralista allora ci aiuti nella lotta alla povertà che è l’antidoto migliore contro il reclutamento dei giovani da parte dei gruppi terroristi. Non si limiti la UE a chiederci di rafforzare i confini e a mandare fondi per costruire campi dove fermare i disperati che cercano di attraversare il Mediterraneo, ma cancelli il nostro debito».

A questa richiesta fino ad ora ha risposto, almeno stando alle dichiarazioni ufficiali, solo l’Italia con la disponibilità a cancellare parte del debito. Una senatrice svizzera intervenendo nel corso del Forum Parlamentare ha confermato che nelle banche del suo Paese sono stati congelati gli ingenti depositi fatti nel corso degli anni da Ben Ali, quando era il signore assoluto della Tunisia. La cosa più ovvia sarebbe restituire quei beni allo stato tunisino, considerando che si tratta di ricchezze sottratte alla collettività nazionale. Ma, secondo la senatrice, la questione è tecnicamente complessa e per ora è una situazione in stallo.

Il Forum è anche occasione per incontri fino a poco tempo fa impensabili. Accompagnati dall’associazione Un ponte per… è giunta una delegazione di 25 iracheni rappresentanti di varie realtà locali impegnate in patria nelle vertenze sulla difesa dei diritti umani, per l’acqua pubblica, ecc. All’interno della medesima delegazione convivono sunniti, sciiti e realtà fra loro profondamente differenti impegnate in uno sforzo comune per ricostruire un Iraq degno di essere abitato. Queste realtà nel settembre 2013 avevano dato vita al primo Forum iracheno molto partecipato e qui a Tunisi hanno annunciato che ad ottobre di quest’anno si svolgerà la seconda edizione aperta a delegazioni di tutto il Medio Oriente e della Mesopotamia. Ma la cosa più interessante è la riunione a porte chiuse che si è svolta tra la delegazione irachena e i siriani partecipanti al Forum. Un primo tentativo di incontro tra rappresentanti della società civile di due Paesi attraversati dalla guerra che ha avuto come tema la ricerca di modalità per costruire percorsi condivisi e di pace in situazioni di conflitto. Il Forum è anche questo: fornire la possibilità d’incontrarsi tra soggetti che a casa propria percorrono strade differenti: un’esperienza importante di diplomazia dal basso che apre qualche spiraglio di speranza.

Tutt’altro clima quello che si è respirato in un altro seminario svoltosi poco distante: alcuni uomini e donne di Kobane hanno raccontato la tragedia della loro città, la distruzione, la guerra, la mancanza di cibo. Non è mancata oltre all’accusa alla Turchia di fiancheggiare l’ISIS, una dura critica ai Paesi occidentali che si rifiutano di appoggiare in modo consistente i curdi. Una storia che conosciamo, ma ascoltarla dalla viva voce di queste donne produce un effetto ben diverso.

In diretta da Tunisi. Dal Forum Sociale Mondiale la speranza risponde al terrorismo

Dal sito Internet http://www.greenreport.it/leditoriale/diretta-da-tunisi-dal-forum-sociale-mondiale-la-speranza-risponde-al-terrorismo-fotogallery/

IN DIRETTA DA TUNISI. DAL FORUM SOCIALE MONDIALE LA SPERANZA RISPONDE AL TERRORISMO

di Maurizio Gubbiotti, responsabile Dipartimento Internazionale di Legambiente

Delle defezioni che si erano temute dopo i tragici fatti terroristici neanche una traccia. Aeroporto affollatissimo, controlli un po’ più severi soprattutto per i bagagli, ma nessuna impraticabilità. L’affluenza al Social Forum Mondiale sta andando nel migliore dei modi, le strade della città si sono già animate con tante persone provenienti da tutto il mondo per questo appuntamento che oggi assume un significato ancor più forte. Tanti volontari che corrono, corrono, e dispongono materiali nel luogo scelto per fare gli accrediti, perché tutto funzioni.

Una città non affatto blindata, più attenta, ma vivace ed effervescente, con persone che ti fermano e ti dicono che sono felici che noi siamo qui per il Forum, perché loro hanno tanto bisogno del sostegno di tutto il mondo in questa loro sfida alla ricerca di democrazia e partecipazione. Ci raccontano che lo scorso 20 marzo, anniversario della liberazione dal colonialismo, festa nazionale tunisina, le famiglie per strada e nei parchi con bambini da tutte le parti, quasi si contrapponevano alla tremenda strage del Bardo, il più antico museo archeologico del mondo arabo e dell’Africa.

La rivoluzione che ha abbattuto una dittatura dando vita a un processo democratico, con delicati confronti tra forze laiche e islamiste, non è riuscita a mettere al sicuro dal terrorismo globalizzato, ma sembra proprio che il Paese voglia andare fino in fondo.

Il Forum Sociale quindi può essere un’ottima occasione di incontro, scambio, conoscenza, rafforzamento di reti. Tanto da aver fatto decidere a molte reti d’inserire l’appuntamento di Tunisi nella loro agenda. La rete per la giustizia climatica che prepara la mobilitazione a Parigi in occasione della COP21 di dicembre 2015 ha addirittura anticipato i tempi e ieri ha già tenuto una giornata di lavoro, ma vi saranno anche la rete contro il TTIP e gli altri trattati di libero scambio, le reti dei migranti, le reti mediterranee, degli studenti e tante altre.

La volontà è quella di essere in tanti al Forum per contribuire al rafforzamento degli attori sociali democratici, che già hanno saputo capitalizzare il successo dell’edizione precedente ed hanno perfettamente chiaro come questo atto terrorista, criminale e barbaro mira a distruggere le fondamenta del rilancio economico della Tunisia, della sua esperienza nella risoluzione pacifica dei conflitti, della sua transizione verso la democrazia. Un atto barbaro che si iscrive nella stessa linea dell’assassinio di Choukri Belaid, avvenuto alla vigilia del Forum Sociale Mondiale nel 2013.

Il Comitato Organizzatore del Forum Sociale Mondiale nella riunione tenutasi per esaminare gli ultimi elementi dopo l’attentato terrorista al Museo del Bardo ha ricordato che solo la cultura del dialogo e del rispetto al diritto alla diversità costruisce argine contro la barbarie, ed è l’unico modo per assicurare la coesistenza fra gli individui e le comunità: questi saranno i segni della manifestazione che si terrà in occasione della cerimonia d’apertura, oggi pomeriggio alle 16.00, che partirà dalla piazza Bab Saadoun in direzione dello stesso Museo del Bardo. Inoltre sarà creata una commissione in seno al Consiglio Internazionale per la redazione di una “carta internazionale altermondialista del Bardo di lotta contro il terrorismo”. E un nuovo concentramento si terrà il 26 marzo 2015 al campus Farhat Hached, a partire da mezzogiorno.

Infine c’è pure la volontà che il Forum riesca a produrre almeno un elemento parziale di convergenza, un appello unitario su una questione specifica, o un documento che sintetizzi i risultati delle assemblee di convergenza. È così, con rinnovato coraggio, che si apre questo Forum.

La Tunisia ferita si apre al Forum

Dal sito Internet http://comune-info.net/2015/03/tunisia-2/

LA TUNISIA FERITA SI APRE AL FORUM

di Martina Pignatti Morano, presidente di Un ponte per…

La traccia di sangue che un piccolo manipolo di terroristi ha lasciato su Tunisi, e su tante famiglie di turisti da tutto il mondo, non ha scosso la determinazione dei movimenti sociali internazionali. Saremo oltre 50.000 questa settimana (24-28 marzo) nel Campus Universitario di al-Manar a Tunisi per il Forum sociale mondiale del 2015. Lo dobbiamo ai compagni tunisini che ci hanno chiesto una presenza massiccia come segnale dimostrativo a chi vuole seminare terrore in nome del fondamentalismo e di malcelati interessi di controllo sui gasdotti che arrivano in Europa. Lo dobbiamo alla memoria delle vittime del Bardo che piangeremo a Tunisi, come piangeremo le vittime delle guerre che devastano la regione, e i morti che le mafie dei trafficanti e le politiche europee in tema di immigrazione fanno ogni mese nel nostro mare. Ce lo chiedono anche i nostri amici iracheni che nel 2013 ci avevano invitati al loro primo Forum sociale a Baghdad e che non sono mai arretrati di fronte alla minaccia di attentati.

Il Forum sociale mondiale nasce a Porto Alegre (Brasile) nel 2001 come alternativa al Forum economico mondiale di Davos, e ha radunato ogni due anni in diversi continenti gli organizzatori di campagne sul clima, attivisti dei popoli indigeni, critici del sistema finanziario internazionale, operatori del commercio equo e solidale, pacifisti e movimenti per il disarmo. Due anni fa gli attivisti brasiliani – lacerati da polemiche interne tra sostenitori, tolleranti e oppositori ai governi di Lula e Dilma – hanno consegnato il testimone del Forum sociale mondiale e la sua segreteria ai protagonisti delle primavere arabe. Il Maghreb-Mashreq social forum si è rafforzato come coordinamento regionale, anche se rimane molto centrato su Tunisia e Marocco e stenta a coinvolgere realmente le organizzazioni del Medio Oriente. Nel 2013 ha convocato il primo Forum sociale mondiale svoltosi nel mondo arabo, è il successo è stato travolgente (qui il dossier sul Forum 2013, ndr): oltre 30.000 persone da 127 Paesi impegnati a confrontarsi e costruire campagne comuni, nel protagonismo dei giovani tunisini e con lo spirito della rivoluzione ancora vibrante nell’aria, nonostante fosse stato appena ucciso dai salafiti il leader politico comunista Chokri Belaid.

La scorsa settimana il responsabile dell’omicidio di Belaid è stato ucciso dalle forze armate tunisine, e probabilmente per vendicare questa offensiva un gruppo di miliziani takfiri (il ramo ultra estremista dell’Islam salafita) ha sferrato l’attacco al parlamento e poi ai turisti del Museo Bardo. Quel giorno l’esitazione dei movimenti sociali è durata pochissimo: nel pomeriggio, dopo un breve incontro al Ministero degli Interni, sindacati e associazioni tunisine hanno diffuso un comunicato che conferma il Forum e chiede ancor più partecipazione alla società civile internazionale, alzando i toni dello scontro culturale e politico con la galassia salafita. La marcia di apertura del Forum avrà come slogan “Popoli del mondo uniti contro il terrorismo” e terminerà proprio al Bardo. Un comitato del consiglio internazionale del Forum stenderà una Carta internazionale del Bardo, sulla lotta al terrorismo da parte dei movimenti per un’altra globalizzazione. Ad oggi nessuna delle 4.343 organizzazioni registrate ha ritirato la sua delegazione, nessuna delle circa 1.100 attività e assemblee previste è stata cancellata.

Noi di Un ponte per… arriviamo al Forum con una nutrita delegazione di italiani ma soprattutto con i nostri partner da Iraq, Marocco, Libano, persino Bahrein. Due gli assi che ci vedranno impegnati: da un lato le campagne per la libertà di espressione e di stampa, dall’altro il sostegno alla società civile irachena e al Forum sociale iracheno. Questo Forum segna il compimento di un processo di due anni che ci ha visti lavorare per facilitare scambio, formazione, ricerca, divulgazione e advocacy presso le istituzioni tra giornalisti e mediattivisti di tutto il Maghreb e Mashreq sulla libertà d’espressione. È stata la nostra scelta strategica di sostegno a quel che resta delle primavere arabe, per difendere lo spazio in cui quelle rivendicazioni possono continuare ad essere espresse e articolate. I nostri partner porteranno le loro conclusioni al Forum, decideranno assieme come proseguire il lavoro di pressione sulle loro istituzioni, e come dare voce ai media indipendenti che dal basso continuano a nascere e crescere nel mondo arabo. Per questo, con loro e con partner italiani come Ya Basta ed Esc, parteciperemo anche al Forum dei Media Liberi, uno dei forum tematici che precedono e si accavallano con il forum generale.

Molte sono poi le attività che gestiamo con l’Iraqi Civil Society Solidarity Initiative, la coalizione internazionale che abbiamo lanciato nel 2009 a sostegno degli attivisti iracheni e che ha co-organizzato il Forum sociale iracheno (Fsi). Quest’anno oltre 25 iracheni si sono coordinati per venire a Tunisi tramite la segreteria del Fsi che ha sede a Baghdad, presso l’Iraqi Network for Social Media. In varie attività del Forum discuteremo assieme di transizione democratica in Iraq comparata a quella di altri Paesi della regione, di fragilità delle politica e della società di fronte alla minaccia di Daesh, delle azioni e strategie per promuovere la coesistenza e costruire la pace tra le comunità dell’Iraq, e delle tante campagne per i diritti umani e ambientali su cui stiamo lavorando. Tra le altre: la campagna Save the Tigris per salvare l’ecosistema del Tigri e il diritto all’acqua, in un Paese in cui l’acqua e le dighe vengono usate oggi come arma di ricatto politico o di distruzione di massa; la campagna Shahrazad per i diritti delle donne e la loro resistenza al fondamentalismo, alle molestie sessuali e ai matrimoni precoci; la campagna Sports Against Violence costruita con l’omonima associazione italiana, che punta all’organizzazione di una maratona internazionale a Baghdad come evento di pace.

Vogliamo che i giovani reclutati dai salafiti vedano l’energia prodotta dai movimenti sociali, siano tentati dal sogno di una società più giusta ed egualitaria, vengano trascinati nei balli dei giovani tunisini rivoluzionari. Solo un cambiamento culturale e l’ipotesi di una strada di sviluppo alternativa potrà togliere braccia e cuori al fondamentalismo, non certo i bombardamenti di una coalizione internazionale. Ci armiamo quindi di contenuti e proposte, bandiere e volantini, e partiamo.

Il Social Forum Mondiale, la coalizione sociale che già c’è

Dal sito Internet http://popoffquotidiano.it/2015/03/22/il-social-forum-mondiale-la-coalizione-sociale-che-gia-ce/

IL SOCIAL FORUM MONDIALE, LA COALIZIONE SOCIALE CHE GIÀ C’È

di Checchino Antonini

Nonostante gli attacchi che hanno colpito Tunisi mercoledì scorso (23 morti e 40 feriti), la più grande manifestazione anti-globalizzazione avrà luogo. Stiamo parlando del Forum Sociale Mondiale (FSM), in programma dal 24 marzo al 28 marzo.

Una manifestazione popolare, come è usuale nella storia del Forum, darà il segnale di partenza per questa nuova edizione il pomeriggio di martedì, dal Teatro Comunale alla piazza dei Diritti Umani, nel centro della capitale tunisina. Quattro giorni più tardi, la sera del venerdì, un’altra dimostrazione pubblica segnerà la chiusura arrivando al Museo del Bardo.

È il dodicesimo appuntamento del genere per quello che una volta pareva un’ondata inarrestabile: il popolo di Seattle e di Porto Alegre. Gli organizzatori dell’evento hanno chiaramente deciso di non farsi prendere dal panico. Raggiunto dall’Humanité, quotidiano del PCF, Abderrahman Hedhili, coordinatore del comitato organizzatore, ha spiegato che mantenere questo evento è una questione di resistenza alla barbarie. «L’idea di rinviare il FSM non c’è nemmeno passata per la testa. Certo, faremo alcune modifiche al programma. La marcia che era in programma sarà verso il Bardo. Questa è la nostra risposta a questo crimine spregevole per esprimere la nostra solidarietà alle famiglie delle vittime. Un’altra cosa: non ci saranno assenti. Ci saranno tutti. Tutti i partecipanti hanno confermato la loro presenza. I messaggi sono stati molto numerosi. Ci sarà un’affluenza alta, forse più importante di ciò che ci si aspettava. La mobilitazione sarà molto forte. Questa operazione terroristica non influenzerà negativamente l’organizzazione del WSF». Più di 4.300 organizzazioni in tutto il mondo avevano già comunicato la partecipazione a sei giorni dall’inaugurazione. Il programma completo del FSM, una settimana prima dell’inizio, ha registrato più di 1.000 attività auto-organizzate, con vari eventi in Tunisia e in altri Paesi.

Circa 60.000 le persone provenienti dai cinque continenti attese per questo evento che si terrà a Tunisi per la seconda volta, dopo l’edizione del 2013. Una scelta che non è insignificante in una regione del mondo in cui le minacce economiche, sociali e militari si moltiplicano. «Il FSM 2013 aveva infatti firmato un svolta politica in Tunisia. Ma è chiaro che dopo essere stato nel 2011, attraverso rivoluzioni e movimenti democratici, una fonte di speranza per se stessa, la regione ha sviluppi che ispirano profonda preoccupazione», si legge nella presentazione del WSF.

Se i cinque temi principali sono sempre sul menu – cittadinanza e istruzione; migrazioni; ecologico, economico e sociale di transizione; lotta contro il riscaldamento globale e la gestione delle risorse idriche; l’accesso ai diritti fondamentali – gli attacchi di mercoledì hanno cambiato la situazione. «Non possiamo ignorare il problema. Non abbiamo ancora deciso quale forma prenderà, siamo in fase di discussione – dice ancora Abderrahman Hedhili – più che mai, l’ampia partecipazione al FSM 2015, sarà la risposta appropriata di tutte le forze di pace e di democrazia che sono attive all’interno del movimento per la giustizia globale per un mondo migliore, la giustizia, la libertà e la convivenza pacifica. Il successo del FSM, sarà la vittoria della lotta civile e pacifica contro il terrorismo e il fanatismo religioso che minacciano la democrazia, la libertà, la tolleranza e vivere insieme».

Quella di Tunisi, dunque, sarà il decimo Social Forum Mondiale dalla sua nascita nel 2001 a Porto Alegre, la città del bilancio partecipativo. Da allora, sono state eseguite cinque edizioni in Brasile: 2001, 2002, 2003, 2005, a Porto Alegre e nel 2009 a Betlemme di Para; uno in India, nel 2004; e tre in Africa (Kenya, nel 2007, il Senegal nel 2011 e Tunisi 2013). Quindici anni in cui centinaia di forum decentrati, regionali, continentali, nazionali e tematici, hanno aumentato lo sforzo di trovare alternative al modello dominante, consolidando reti e movimenti sociali globali sia nella pratica dei movimenti sociali sia nella emersione di attori nella disputa del potere politico: come i governi progressisti latinoamericani o le nuove forze politiche europee, come Podemos, nato dal movimento degli Indignados.

Tunisi, dopo il terrore il Social Forum Mondiale riaccenda la speranza

Dal sito Internet http://www.greenreport.it/news/comunicazione/tunisi-dopo-il-terrore-il-social-forum-mondiale-riaccenda-la-speranza/

TUNISI, DOPO IL TERRORE IL SOCIAL FORUM MONDIALE RIACCENDA LA SPERANZA

di Cospe

Dal 24 al 28 marzo si svolgerà a Tunisi il Social Forum Mondiale. Centinaia di associazioni ed organizzazioni da tutto il mondo che si ritroveranno per quattro giorni di eventi, incontri e workshop sulle differenti crisi che interessano il globo: ambientale, nutritiva, economica, sociale, energetica, e anche idrica; non poteva infatti certo mancare l’acqua, bene comune messo sempre più in pericolo da privatizzazione, inquinamento, nuovi progetti idroelettrici e colture intensive. Un fenomeno, quello del cosiddetto “water grabbing”, che va proprio a racchiudere la serie di fenomeni riconducibili ad una sottrazione della risorsa idrica in tutto il mondo da parte di grandi gruppi economici ed industriali a scapito delle comunità e delle popolazioni locali.

COSPE sarà a Tunisi nella sezione “Panel environement” insieme al Comitato Italiano per il Contratto Mondiale sull’acqua (CICMA) lavorando principalmente su due obiettivi.

Il primo verterà su rilanciare ed accompagnare la Piattaforma per il diritto all’acqua e alla terra e contro l’accaparramento di queste risorse, lanciata con COSPE nel Forum africano di Dakar dello scorso ottobre 2014 e sostenuta da una piattaforma internazionale di contadini africani e non, tra cui spicca La Via Campesina. Il secondo è quello di dar vita ad una campagna di mobilitazione dei Movimenti per l’acqua e la terra a sostegno della proposta di un Protocollo per il diritto umano all’acqua e ai servizi igienici come strumento di diritto per concretizzare la risoluzione dell’ONU del 2010.

Il 26 marzo 2015 il water grabbing sarà al centro di uno workshop dedicato, “Stop Water Grabbing”, presso l’Université Al Manar (TBC), a cui parteciperanno vari esperti del tema “diritto all’acqua”. Nnimmo Bassey, Direttore dell’Health of Mother Earth Foundation (Nigeria), parlerà del rapporto tra water grabbing ed attivismo ambientale; Leonard Shang Quartey di ISODEC (Ghana), incentrerà il suo intervento sulla privatizzazione del settore idrico; Tom Bjnens, Ercan Ayboga e Johanna Rivera di Save the Tigris Campaign (Iraq) discuteranno della crisi siro-irachena e delle sue ripercussioni sulla questione idrica; toccherà invece a Richard Ngombo di COSPE (Swaziland) affrontare il tema delle colture intensive di canna da zucchero nell’Africa del Sud. Rosario Lembo di CICMA (Italia) affronterà invece il delicato punto del Trattato internazionale per il diritto all’acqua come strumento per combattere il water grabbing.

COSPE seguirà il Social Forum con interventi in diretta da Tunisi: sarà possibile seguire la cronaca dei quattro giorni di incontri sulla pagina www.babel.cospe.org/world-social-forum/.

Altro che ebola, sono molte di più le vittime per l’accaparramento armato dei beni comuni

Dal sito Internet http://www.greenreport.it/news/acqua/ebola-molte-vittime-per-laccaparramento-armato-dei-beni-comuni/

ALTRO CHE EBOLA, SONO MOLTE DI PIÙ LE VITTIME PER L’ACCAPARRAMENTO ARMATO DEI BENI COMUNI

di Luca Raineri, Cospe

Il 19 ottobre si è concluso il Social Forum Africano. L’edizione di quest’anno, ospitata nella città di Dakar (Senegal) è stata in particolar modo focalizzata sui conflitti legati all’accaparramento di risorse naturali da parte dei grandi soggetti, pubblici e privati, ed alle risposte possibili da parte dei movimenti sociali africani.

Nonostante l’ebola infatti, continuano a fare infinitamente più vittime i conflitti dimenticati per l’accaparramento delle risorse di un continente che potrebbe essere il più ricco del pianeta. Petrolio e uranio, certo, ma anche oro, coltan, legname, e soprattutto acqua e terra. Le istituzioni finanziarie internazionali raccontano di un continente traboccante di terra fertile pigramente inutilizzata, di risorse idriche “in attesa di essere valorizzate”. La realtà è che l’accesso a queste risorse garantisce la sopravvivenza di milioni di individui. Nonostante la retorica coloniale della terra nullius, i casi di land grabbing in Africa si accompagnano sistematicamente a violenze, abusi, torture, ai danni di chi quelle terre le abitava. I contadini del Mali ci hanno raccontato di interi villaggi bruciati dai gendarmi per fare posto al mito della terra inutilizzata. In Senegal, Etiopia e in molti altri Paesi, espropri e deportazioni hanno lasciato morti sul campo.

Con all’attivo sette forum sociali continentali e 4 mondiali (Bamako, Nairobi, Dakar e Tunisi), l’Africa occupa oggi stabilmente il primo posto della mobilitazione altermondialista – o no global, come si diceva un tempo – della società civile globale, scavalcando addirittura l’America Latina, patria storica del Social Forum.

E ogni Forum lascia un’eredità forte su cui lavorare: questa edizione del Social Forum Africano si è chiusa infatti con l’adozione di una “Dichiarazione per i Diritti alla Terra e all’Acqua”: la testimonianza di un’alleanza strategica dei movimenti globali contro il land grabbing e il water grabbing, firmata da decine di organizzazioni della società civile convenute a Dakar. Carta che, per l’occasione, è stata proclamata dalla nota scrittrice maliana Aminata Traoré. Nell’anno della negoziazione degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda ONU post-2015 e della COP15 di Parigi, si tratta di un passo importante per far sentire la voce della società civile globale. Che non è solo la vittima passiva delle pandemie agitate dai media, ma anche il soggetto di un cambiamento verso un altro mondo possibile, laboratorio di idee e pratiche per la tutela del bene comune.

Se il conflitto israelo-palestinese ci ha insegnato il valore strategico dell’accesso all’acqua, il continente africano indica un futuro prossimo di conflitti in cui l’acqua è la posta in gioco. L’accesso all’acqua, sempre più scarsa per via del cambiamento climatico, è al centro del conflitto nel Sahel. In Ghana, l’acqua è definita “bene di sicurezza nazionale” e un disegno di legge vorrebbe rendere passibile di imprigionamento il furto d’acqua (l’evasione della bolletta, che nel Paese può raggiungere il 20% del reddito individuale). In Sierra Leone, sono sempre le terre più ricche di acqua quelle che vengono sottratte manu militari ai contadini per fare spazio alle colture idro-insostenibili di biocarburanti e canna da zucchero. E proprio 2 giorni prima dell’inizio del Social Forum, uno degli speaker invitati a parlare ad un seminario organizzato da COSPE è stato incarcerato per aver preso parte ad una manifestazione per il diritto all’acqua.

L’acqua è, insomma, il cuore di un conflitto sociale e ambientale che si sta imponendo su tutto il continente: è tra le risorse sempre più scarse, e di conseguenza sempre più appetibili, l’acqua è al centro di una vera e propria guerra “all’ultima goccia”, che vede coinvolti grandi multinazionali ed enti statali, specialmente nel continente africano. Al tema del “water grabbing” sono state dedicati ben tre workshop nel contesto del Social Forum, in cui esperti ed attivisti si sono interrogati sul ruolo della società civile dei Paesi africani nei conflitti idrici, sul tema dell’acqua come diritto umano fondamentale, e sul futuro del management della risorsa idrica nel continente. COSPE è stato invitato dal comitato organizzatore del Social Forum a svolgere un ruolo di coordinamento nelle varie iniziative relative al diritto all’acqua.

COSPE lavora da sempre in Italia e in Europa sul tema dell’acqua sostenendo e promuovendo campagne contro la privatizzazione dell’acqua e perché l’acqua venga davvero riconosciuta come bene comune e diritto umano, come sancito dall’ONU. Inoltre attualmente lavora con i progetti “Water Citizen” in Ghana e “Water” in Swaziland per migliorare l’accesso all’acqua delle comunità. Recentemente ha lanciato la piattaforma waterGrabbing.net che mira a censire e denunciare tutti i casi di accaparramento idrico nel mondo.

L’immondizia diventa oro con un social network

Dal quotidiano gratuito City del 27 gennaio 2011

 

L’IMMONDIZIA DIVENTA ORO CON UN SOCIAL NETWORK

 

di Federico Bastiani

 

Tom Szaky è il fondatore di TerraCycle, il social network dei rifiuti. Retribuisce i propri iscritti al fine di ottenere spazzatura per trasformarla in prodotti utili.

 

DOMANDA. Com’è è nato TerraCycle (www.terracycle.net)?

RISPOSTA. «A Princeton rimasi colpito da quanti rifiuti venivano prodotti (carta, bottiglie di plastica, alimenti) e ho iniziato a pensare a come poter utilizzare quegli scarti per costruire prodotti. La mia idea era quella di pagare qualcuno per avere i rifiuti ottenendo i soldi vendendo il prodotto finito. Pochi mesi dopo questa idea andai a Montreal a trovare degli amici e vidi che usavano gli escrementi dei lombrichi per concimare. Tornato a scuola ho pensato di creare un business. Facevo mangiare i rifiuti della caffetteria ai lombrichi e ho usato i loro escrementi per produrre un concime organico in bottiglia. Dopo quell’esperimento abbiamo iniziato a sviluppare nuovi prodotti partendo dai rifiuti, oggi ne produciamo oltre 1.500».

 

D. TerraCycle ha 13 milioni di scritti divisi in “brigate”, squadre che si adoperano per reperire la spazzatura. Come funziona una brigata?

R. «Partecipare è semplice e gratuito. Qualsiasi individuo o associazione può iscriversi (per esempio una scuola, un’organizzazione noN profit che magari ha bisogno di fondi). Una volta registrati al sito si sceglie il tipo di rifiuto che si intende raccogliere e si inizia a reperire il materiale, dipende dal prodotto, si va da un minimo di 5 pezzi ad un massimo di 500 pezzi. Una volta raggiunta la quantità si scarica un modulo, si compila e si spediscono i rifiuti, paghiamo noi il trasporto. Ogni sei mesi (a giugno e dicembre) paghiamo per i rifiuti ricevuti, di solito 0,02 cent di dollaro per pezzo. Nel 2010 abbiamo erogato 1,5 milioni di dollari solo negli Stati Uniti».

 

D. Con quale criterio scegliete la spazzatura?

R. «TerraCycle si concentra sui rifiuti non riciclabili, quindi per esempio imballaggi di prodotti che non avrebbero alternativa all’inceneritore. Non ci concentriamo tanto sul rifiuto ma sul prodotto che vogliamo realizzare scegliendo quindi il rifiuto adatto. Ad esempio, una linea di borse? Bene, andiamo a cercare il rifiuto adatto per farle».

 

D. Vendete i vostri prodotti anche ad importanti catene americane come Walmart. Quali sono i vostri prodotti di maggior successo?

R. «Beh, il nostro concime organico vende ancora molto. Poi uno dei prodotti più venduti sono degli astucci realizzati con degli involucri di alcune bevande».

 

D. Come riesce a pagare la spazzatura, a mantenere una struttura di 75 dipendenti, a fare beneficenza ma anche profitto? Ha dei margini molto alti sui prodotti che vende?

R. «Il costo di gestione è sovvenzionato dai marchi nostri sponsor. Per esempio la Mars, che produce snack di cioccolata. Pagano loro i costi di spedizione dei rifiuti. Questi marchi ci finanziano perché sanno che i loro rifiuti non possono essere riciclati (in questo caso la cartina contenitore del Mars). Noi siamo in grado di realizzare prodotti da questi scarti. In alcuni casi raccogliamo volumi significativi: per esempio in Inghilterra abbiamo raccolto quasi il 2% delle cartucce del caffè usato nelle macchinette. Queste aziende lavorano con noi con l’obiettivo di creare un sistema nazionale di raccolta di rifiuti».

 

D. Ci fa qualche esempio di prodotto/rifiuto che richiedete alle vostre brigate?

R. «Sono molti: le cartine delle caramelle, progetto è sponsorizzato da Nestlé in Canada, per esempio. Oppure vasetti di yogurt sponsorizzato dalla Danone, scarti del caffè…».

 

D. TerraCycle è stata creata nel 2004. Qual è la vostra presenza nel mondo?

R. «Nel 2009 abbiamo aperto TerraCycle in Canada, Messico, Brasile e Gran Bretanga. Nel 2010 anche Argentina, Svezia e Irlanda. Nel 2011 apriremo in Francia, Germania, Spagna, Uruguay e Svizzera».

 

D. Ed in Italia?

R. «Arriveremo a fine 2011».

 

D. In futuro si produrranno sempre meno rifiuti e i rifiuti sono alla base del suo successo…

R. «Il momento in cui non avremo spazzatura è ancora lontano e comunque noi di TerraCycle lo festeggeremo come una vittoria per l’ambiente, a quel punto penserò ad un nuovo business (sorride, ndr)».

 

D. Qual è stata la sua più grande soddisfazione?

R. «Insegnare alle persone, soprattutto ai bambini, la cultura ambientalista. Noi lavoriamo con il 60% delle scuole americane e facciamo divertire i bambini insegnando il rispetto per l’ambiente».

 

D. Nel 2006 è stato eletto miglior amministratore delegato dell’anno under 30, battendo Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook.

R. «Una bella soddisfazione. Conosco Mark, ci siamo incontrati un paio di volte, è davvero una gran persona e imprenditore brillante».

Roma, Elio e Marcoré a braccetto nel concerto per Haiti

Dal quotidiano gratuito City del 9 aprile 2010

 

ELIO E MARCORÉ A BRACCETTO NEL CONCERTO PER HAITI

 

Elio e Le Storie Tese, il Maestro Giuseppe Sabbatini, Neri Marcorè e Luca Barbarossa, Eric Daniel e i giovani artisti del JoyMusicLive. Sono alcuni dei nomi che si esibiranno stasera nel Concerto per Haiti, l’evento totalmente gratuito a offerta libera promosso da JoyMusicLive sotto il patrocinio del Comune e della Provincia di Roma e della Regione Lazio.

Giovani artisti crescono

Con la direzione artistica del Maestro Peppe Vessicchio e la straordinaria partecipazione di Elio e Le Storie Tese, due ore di musica con le esibizioni dei primi artisti selezionati dal JoyMusicLive, il primo Social Network pensato come una vetrina (libera e gratuita) per chiunque faccia musica e voglia poterla offrire a chi ama ascoltarla. Una grande Community pensata pochi mesi fa da Fabio Agnetelli e coordinata dal Maestro Vessicchio, che conta su una giuria di esperti tra i quali Mario Biondi ed Elio, “e che vuole offrire uno spazio ai giovani musicisti, sempre più costretti e limitati nell’esprimersi”, ha dichiarato Peppe Vessicchio. “Noi offriamo una consulenza – ha continuato il Maestro – non promettiamo niente a nessuno ma ascoltiamo chi invia i propri pezzi o video al sito www.joymusiclive.it e diamo loro un parere tecnico. Insomma – ha concluso – vogliamo occuparci di chi rischia, per via delle poche opportunità, di abbandonare una passione”.

Musica e solidarietà

Un concerto per Haiti sarà il primo di una serie di live promossi dalla Community per permettere a giovani artisti di salire su un palcoscenico. Ma c’è anche il risvolto sociale: nel corso della serata infatti, sarà possibile effettuare donazioni a favore dell’Associazione ONLUS Nova, l’unico ente italiano autorizzato allo svolgimento di procedure adottive in Haiti.

Gran Teatro, viale Tor di Quinto, h. 21.30, ingresso libero fino ad esaurimento posti, per prenotare: eventi@joymusiclive.it.

Italia–partitocrazia: 2 a 1

Dal sito Internet www.comedonchisciotte.org (pubblicato il 28 marzo 2010)

 

ITALIA–PARTITOCRAZIA: 2 A 1

 

di Carlo Bertani

 

Fonte: http://carlobertani.blogspot.com/

Link: http://carlobertani.blogspot.com/2010/03/italia-partitocrazia-2-1.html

 

Sono le 23 di domenica sera: ho appena letto i risultati sull’affluenza delle 22. Sconcertante: non so come andrà a finire, ma il dato politico – vinca l’uno o l’altro, siano di più o di meno gli astenuti – è chiaro.

Non conosco, mentre scrivo (voi, quando leggerete, li saprete), i dati definitivi ma vorrei rammentare che in anni non lontanissimi – alle Regionali del 1995 – votò circa l’85% degli aventi diritto: un abisso, rispetto ad oggi.

L’Italia sta votando, ma un terzo degli italiani non ha più partito, patria politica alla quale appartenere: se scorporiamo un 10% d’astensionismo “fisiologico”, un italiano su quattro ha deciso che non era il caso.

Non era il caso di sprecare del tempo per andare ad accasarsi in ruoli conosciuti e marcescenti, costruiti su nani e ballerine da un lato, su cariatidi muffite dall’altro.

Il percorso è stato lungo, travagliato, ma alla fine il dato è chiaro: un partito che avrebbe una consistenza paragonabile a quella della vecchia DC o del PCI è sull’Aventino, che attende.

Quel “partito” composto soprattutto da giovani, che un sondaggio SWG affermava essere orientati – il 51% del campione! – verso l’astensionismo come forma di protesta politica.

Si fa presto a dire “qualunquismo”: chi lo fa è già intellettualmente marcio, perché non si rende conto delle enormi differenze che ci sono fra i movimenti “qualunquisti” degli anni ’50 ed oggi.

All’epoca, si poteva urlare il proprio dissenso per una partitocrazia che omologava, ma era una partitocrazia in grado d’esprimere fior di statisti: aveva idee, programmi, certezze.

Una su tutte, la preminenza del “pubblico” come Stato – ossia dello Stato come unità rappresentativa dei cittadini – un percorso che non riuscirono mai a compiere seguendo appieno i dettami della Costituzione, ma almeno ci provarono. E si viveva meglio.

Il cosiddetto “qualunquismo” d’oggi è rivolto invece ad una partitocrazia che ha messo il concetto di “Stato” al servizio del capitale finanziario, delle multinazionali, degli asservimenti più squallidi ai potentati occulti. Per, in ultima istanza, ricavarne dorate e paradisiache “estraneità” rispetto alla sempre più difficile vita della gente comune.

Si dirà che due terzi degli italiani ancora credono in questa marcescente rappresentazione, ma si dimentica che sono – per la gran parte – persone che sono state schiavizzate da decenni di TV non “spazzatura” – è comodo gettarla nel cassonetto – bensì da un lunghissimo lavorio subliminale d’addestramento, nel quale destra e sinistra sono filate d’amore e d’accordo.

Se mister B. era, ovviamente, il depositario dei “file di sistema”, l’altra parte accettò di buon grado di scambiare la schiavitù degli italiani con la sopravvivenza al deragliamento del “Mosca-express”, gettando nel cesso le legittime istanze della popolazione, soprattutto dei meno abbienti.

Altrimenti, spieghiamoci perché giammai fu fatta dalla sinistra una legge sul conflitto d’interesse, al punto che Luciano Violante affermò pubblicamente che “c’erano stati precisi accordi”.

Ma, chi di tecnologia ferisce, di tecnologia perisce.

Che un quarto degli italiani siano approdati ad un astensionismo consapevole – in questo quadro – non è di per sé una vittoria: è un miracolo.

Il miracolo è dovuto in massima parte alla critica che tantissimi siti e blog hanno continuato, per anni, a proporre – senza ricevere in cambio, ovviamente, le dorate poltrone del giornalismo “embedded” – generando altre visioni, analizzando a fondo le menzogne di regime, non lasciano scampo alle caricature che lo schermo proponeva come referenti politici.

Questi giorni saranno ricordati, poiché c’è stato un altro evento a confermarlo: la “migrazione” di Annozero dai protettivi (ed asfittici) giardini di mamma RAI al Far-West di Internet. Vincendo alla grande la partita.

Chi scrive ha spesso criticato Annozero, ritenendolo troppo allineato con i potentati di sinistra, ma non esita a spezzare una lancia in loro favore se continueranno a “farla sempre fuori dal vaso”, come hanno promesso. Vedremo.

Qui, s’inserisce una novità che non è di poco conto e che travalica anche i giornalisti ed i comici presenti: sia Annozero o chi altro, il potere di RAISET ha subito uno smacco. Questo è il dato politico: da quanto tempo non avveniva?

Ancora ricordo il 1978, quando un oscuro imprenditore milanese andava a caccia di frequenze TV in tutta Italia, strapagandole, grazie ai fondi che solo dopo molti anni avremmo saputo provenire… provenire… no, Berlusconi non ha ancora confessato, non ha ancora detto chi gli diede quei soldi. Craxi gli regalò poi la Legge Mammì e ben tre “Decreti Berlusconi”, per consegnargli definitivamente l’etere nazionale, e questo già fornisce una traccia.

Passano 32 anni – un’eternità, gente che nasce e che muore, ma così è la Storia – ed una sera qualunque si scopre che il 13% degli italiani ha guardato la dissacrante puntata di Annozero senza approdare al monopolio RAISET, e moltissimi l’hanno seguita sul Web. Com’è potuto avvenire?

L’evento stocastico è tale soltanto se non s’analizzano i prodromi, le mille cause che possono averlo prodotto.

All’inizio sembrava quasi un gioco: ma guarda questi perditempo… annotano le loro impressioni su dei block notes elettronici… li chiamano “blog”. Che amenità: meglio dedicarsi alla politica “seria”, quella dei minimi sistemi, poiché se si è minimi solo al minimo si può pervenire.

Questi perdigiorno, invece, ambiscono ai massimi sistemi: mettono in discussione lo stesso capitalismo! Che illusi: mostreremo loro, coi fatti, di cosa siamo capaci. E l’hanno fatto.

Sicuri, nei loro harem di puttane pagate con i nostri soldi, giocavano un giorno ad indebitare lo Stato, quello seguente a venderlo a pezzi – prendi otto paghi uno – e, quando qualcuno li metteva in guardia, semplicemente toglievano diritti e mettevano gabelle. Si direbbe l’incedere dell’ultimo Re Capetingio, ma forse hanno fatto ancor peggio.

Si sentivano sicuri, protetti dai loro alfieri nazionali – ossia delle reti nazionali – che osannavano, spiegavano, stemperavano ogni squallida storia nei confessionali elettronici, poiché “la perfezione non è di questo mondo”. La perfezione certo, ma la decenza sì.

Poi, qualcuno inventa un piccolo televisore, minuscolo, che occupa solo una piccola parte dello schermo del computer, ma che in quella piccola parte fa vedere ed ascoltare cose mai viste né sentite: persino un capo del Governo che cerca di “vendere” alcune attricette in cambio di senatori!

Dai e poi dai, un giorno va appresso all’altro, per tirare a campare s’inventano o si sfruttano banali fatti di cronaca – potevano mancare gli “anarchici” e le loro lettere esplosive in concomitanza delle elezioni? – poiché si pensa che l’eternità sia a portata di mano. Illusi: avessero, almeno, studiato qualcosa sui banchi di scuola.

Oggi, 29 marzo 2010, il disastro è compiuto.

Come ogni impero che si rispetti, il giorno dopo tutto continua come prima: chi recita solo a soggetto, non può certo impegnarsi in un dramma di Shakespeare.

Tutto quello che non hanno capito è l’incomprimibile voglia dell’essere umano d’esser ascoltato: quello che quei minuscoli blog erano in grado di fare. Non più soloni di tutte le scienze e gli umanesimi, assisi su scranni secenteschi con bianche porte, a dissertare sul nulla senza contraddittorio.

Migliaia, decine di migliaia di piccole stanze dove la gente s’incontrava e discuteva: parti di riflessioni si concatenavano ad altre mai pensate, dissidi finivano in un vaffa o in un abbraccio. Proprio come avviene nella vita di tutti i giorni.

Domani sarà, a prima vista, esattamente uguale ad oggi ma così non sarà: il Vaso di Pandora s’è rotto, ed i venti hanno iniziato ad accarezzare le menti.

Loro continueranno sulla loro strada – non hanno mai compreso l’inesorabile superiorità di un media bi-direzionale rispetto ad uno mono-direzionale – ed hanno perso tempo prezioso.

Anche se domani, per un miracolo (questo, veramente impossibile), decidessero di strambare e di mutare rotta, mare ed orizzonte, si troverebbero a navigare in acque agitate dall’incomprimibile voglia di sapere, conoscere, costruire insieme. Sono acque perigliose per i marinai d’acqua dolce, ed è per loro vero terrore: hanno trascorso l’intera vita a proteggersi proprio da questa evenienza. Dal confrontarsi a viso aperto con gli altri.

Tutto ciò pone chi fino a ieri scriveva per la necessità di farlo – tentando di fornire chiavi di conoscenza alternative alla corazzata di regime – in una nuova situazione: non basterà più criticare le malefatte altrui e proporre soluzioni migliori. Bisognerà dimostrare d’esser in grado di farlo, ossia passare dalla fase di studio e riflessione alla prassi, che significa organizzazione: milioni d’italiani lo chiedono.

Come?

Per prima cosa conoscendosi: tantissime persone che, da anni, scrivono sui loro blog non si conoscono personalmente, e questo è uno scoglio insuperabile. Tanto per capirci – perché le ho vissute personalmente – queste sono le secche nelle quali si sono arenate Italianova e Contragorà. E tanti altri dei quali non sono a conoscenza.

Perciò, prendendoci il tempo necessario – l’avvicinarsi della bella stagione aiuta – poniamoci l’obiettivo di raccogliere in un meeting propositivo le tante persone che hanno saputo mettere in crisi, con i loro piccoli coltelli spuntati, il grande vascello. Potrebbe essere un campeggio all’aria aperta, un incontro informale ma molto, mooolto “formativo”.

Dovremo magari mettere mano al portafogli, viaggiare, organizzare… ma cosa ci potrebbe essere di più utile e, in fin dei conti, divertente e rigeneratore per degli spiriti inquieti?

Personalmente, contatterò parecchie persone ma, come potrete notare, al fondo dell’articolo compare nuovamente una casella postale: senza essere inutilmente prolissi, s’accettano idee e proposte.

Sarà mio dovere informarvi sugli sviluppi.

 

info@carlobertani.it

Torna la Festa dei Pirati

Dal quotidiano gratuito Metro del 17 marzo 2010

 

TORNA LA FESTA DEI PIRATI

 

Torna dopo un anno sabato 20 marzo al Teatro Capranica (dalle ore 11) la Festa dei Pirati: «Un’intera giornata dedicata alla libertà della rete», spiegano gli organizzatori in un comunicato. Incontri, dibattiti, corsi pratici anticensura e una festa serale. Fra i partecipanti blogger di fama internazionale e artisti di avanguardia.

Kiva: il web sociale per la solidarietà

Da Latina Oggi del 1° marzo 2010

 

KIVA: IL WEB SOCIALE PER LA SOLIDARIETÀ

 

di Antonio Rossi

 

Il micro-credito per l’imprenditoria nei Paesi poveri.

I social network sono il paradigma del web 2.0 e costituiscono una preziosa risorsa di scambio di informazioni, condivisione di esperienze e veicolo di idee ed iniziative il cui modello negli ultimi anni è stato applicato con successo a molteplici ambiti. La scorsa settimana, infatti, YooToo vi ha presentato Flattr: la piattaforma in via sperimentale di micro pagamenti per fruire dei contenuti a pagamento in Rete tra i rispettivi membri. Ora se oltre a creare una rete sociale composta da legami di amicizia, come Facebook, oppure di natura professionale come LinkedIN, o di micro blogging come Twitter per condividere a chiunque sia interessato (followers) le nostre attività, questo capitale di relazioni ed interessi fosse impiegato, invece, per scopi umanitari e solidali? Questa è l’idea alla base di Kiva (http://www.kiva.org) la piattaforma di micro finanziamento online che consente attraverso una rete sociale ad hoc di entrare in contatto con piccoli imprenditori, spesso artigiani, dei paesi più poveri i quali presentano sul portale Kiva il proprio progetto imprenditoriale ed i relativi costi per realizzarlo e l’utente può selezionare quello cui destinare un finanziamento ovvero un micro credito di importo minimo pari a 25 dollari. Quindi l’utente può partecipare finanziando l’attività commerciale da incrementare o avviare anche parzialmente con piccoli importi a cui si sommeranno quegli degli altri utenti del social network.

Il micro prestito erogato direttamente on-line attraverso Kiva raggiungerà direttamente l’interessato attraverso il circuito degli intermediari di micro finanza (IMF) presenti in quei Paesi ai quali Kiva in sostanza fa da collettore ed aggregatore unico rendendo più efficace e semplice il reperimento di fondi grazie alla vetrina di presentazione delle iniziative commerciali da finanziare e gli utenti disposti a dare fiducia sostenendo quei progetti con dei micro prestiti. Il ruolo degli Intermediari di Micro Credito di cui Kiva si avvale prevede che l’attività commerciale che abbiano deciso di finanziare con il nostro micro prestito sia stata magari già finanziata proprio dall’IMF che con il nostro prestito rimpinguerà le casse per anticipare altre erogazioni verso altri soggetti.

La trasparenza del sistema è la bandiera di Kiva che consente un monitoraggio accurato del prestito. Kiva, dunque, non è un portale di donazione ma di micro credito che al momento non prevede alcun interesse e la percentuale di ritorno del micro credito da parte dell’utente che ha prestato i soldi è pari al 98,8% quindi molto alta. Il micro prestito deve essere rimborsato anche parzialmente a partire dai 6-12 mesi. Il sistema si sostiene con una donazione prevista per ogni progetto imprenditoriale finanziato.

Dal 2005 attraverso Kiva sono stati erogati oltre 100 milioni di dollari ed i casi di frode accertati sono stati soltanto 8 che nel complesso non hanno raggiunto il milione di dollari. YooToo è stato testimone come a fronte di un prestito di 25 dollari più 1,25 dollari di provvigione a Kiva destinati ad una sarta nell’Azerbaijan per l’acquisto di una macchina tessile per la sua attività imprenditoriale dopo 2 mesi sono stati già rimborsati 7 dollari. Kiva nel processo di sovrascrittura telematica delle esperienze consolidate nella realtà del microcredito che molto successo stanno riscuotendo in quelle realtà del pianeta più povere capitalizza il valore sociale del web 2.0 che amplifica il valore dell’iniziativa.