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Archivio per la categoria ‘RIFIUTI’

Roghi sospetti a Terracina, esposto in Procura di Legambiente

Dal sito Internet http://www.latinacorriere.it/2016/08/11/roghi-sospetti-terracina-esposto-procura-legambiente/

ROGHI SOSPETTI A TERRACINA, ESPOSTO IN PROCURA DI LEGAMBIENTE

di Redazione

Dopo giorni di ronde auto-organizzate da cittadini impauriti, rilievi fotografici, articoli sulla stampa, sopralluoghi e segnalazioni alle autorità competenti per territorio ma anche direttamente al Circolo, Legambiente Lazio e il Circolo Legambiente Terracina “Pisco Montano”, hanno deciso di presentare un esposto alla Procura della Repubblica – sezione di Latina e a tutte le Autorità competenti per materia e per territorio e alle Forze dell’Ordine (Polizia Municipale, Polizia Provinciale, Vigili del Fuoco, Corpo Forestale, Comando e Sezione Carabinieri), ARPA Lazio, ASL e per conoscenza al Comune di Terracina) con il quale si chiede di effettuare una ricognizione delle zone interessate, tutte dettagliate e corredate di foto, anche al fine di individuare gli eventuali responsabili del reato di “combustione illecita di rifiuti”, delitto introdotto nel 2014 proprio su spinta dell’associazione del Cigno Verde, per contrastare lo smaltimento illegale dei rifiuti anche derivanti dalla lavorazione agricola, in spregio delle normative di sicurezza ambientale e sanitaria poste a tutela della salute dei cittadini e dell’ambiente.

“Sui roghi nel sud pontino c’è bisogno di fare chiarezza immediata, assicurando gli eventuali responsabili alla giustizia e soprattutto interrompendo immediatamente il fenomeno – dichiara Roberto Scacchi Presidente di Legambiente Lazio – ed è per questo che abbiamo inviato l’esposto alla Procura della Repubblica, così come a tutti coloro che hanno il compito di salvaguardare il territorio e tutelare la salute pubblica. Ora c’è bisogno, da una parte di effettuare un controllo e monitoraggio costante di quanto avviene, dall’altra di attuare un ciclo virtuoso dei rifiuti che non lasci nessuno spazio a logiche eco-mafiose. Le prime indicazioni e segnalazioni ci sono arrivate settimane fa proprio dagli abitanti del posto, e ancora una volta i cittadini si dimostrano attori fondamentali per la salvaguardia ambientale, ed è per questo che torniamo a chiedere a gran voce alla Regione Lazio di rilanciare l’Osservatorio Regionale Ambiente e Legalità, fermo ormai da troppi anni, fornendo uno strumento in più alla cittadinanza attiva”.

I reati nel ciclo dei rifiuti possono essere commessi in ogni fase del ciclo, dalla produzione, trasporto allo smaltimento, anche alterando la quantità o tipologia dei rifiuti da smaltire o affidando l’operazione a imprese che lavorano sottocosto. I rifiuti che vengono illegalmente smaltiti infatti avvelenano l’aria, contaminano le falde acquifere, inquinano i fiumi e le coltivazioni agricole, minacciano la salute dei cittadini, e soprattutto contaminano con metalli pesanti, diossine e altre sostanze cancerogene i prodotti alimentari che arrivano sulle nostre tavole.

Legambiente collabora già da decenni con la Magistratura, le Forze dell’Ordine, i Comitati spontanei di cittadini e le Amministrazioni più sensibili per la prevenzione e la repressione dei reati ambientali, e tramite la sinergia di azione tra il CEAG (Centro di Azione Giuridica) di Legambiente Lazio e l’Ufficio Legale del Circolo Legambiente di Terracina, parte del CEAG, si è arrivati ad un esposto circostanziato e ricco di documentazione di supporto.

“Vogliamo ringraziare a nome del Circolo e di tutta Legambiente, le Forze dell’Ordine operanti sul territorio, già attive nel contrasto e repressione del fenomeno- dichiara Anna Giannetti, presidente del Circolo Legambiente Terracina “Pisco Montano” – ma anche l’Amministrazione e soprattutto i nostri soci e volontari e i comitati spontanei di cittadini che, da giorni, stanno contribuendo, con le loro utili ed argomentate segnalazioni, a prevenire la pericolosa cronicizzazione del fenomeno dei roghi sospetti sul territorio di Terracina”.

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Marine litter: Union for the Mediterranean adotta il progetto Plastic Busters dell’Università di Siena

Dal sito Internet http://www.ecodallecitta.it/notizie/385203/marine-litter-union-for-the-mediterranean-adotta-il-progetto-plastic-busters-delluniversita-di-siena

MARINE LITTER: UNION FOR THE MEDITERRANEAN ADOTTA IL PROGETTO PLASTIC BUSTERS DELL’UNIVERSITÀ DI SIENA

Nuova vita al progetto Plastic Busters, che si occupa di studiare e sperimentare soluzioni contro la presenza di plastiche e microplastiche nel Mediterraneo: i partner che hanno aderito a livello internazionale, insieme ad istituzioni europee e a soggetti pubblici e privati coinvolti, si riuniranno all’Università di Siena, il 14 e 15 aprile, per consolidare il progetto e passare ad una nuova fase.

Plastic Busters, promosso dall’Ateneo senese e coordinato dalla professoressa Maria Cristina Fossi, ha raccolto grande interesse presso enti di ricerca ed istituzioni europee e si è strutturato in un consorzio internazionale di 15 membri. Il progetto ha inoltre suscitato l’interesse della UfM, Union for the Mediterranean, l’istituzione intergovernativa che raccoglie 43 Paesi per promuovere la cooperazione nella Regione Euro Mediterranea. La UfM, dopo un attento vaglio ha recentemente conferito il “label”, il riconoscimento che pone Plastic Busters tra i progetti strategici per lo sviluppo dell’area Mediterranea.

In seguito a questo riconoscimento, il meeting che si terrà a porte chiuse presso il Rettorato dell’Università di Siena, promosso nell’ambito del progetto dell’ONU sui temi della sostenibilità SDSN, e con il supporto dell’agenzia tedesca per la cooperazione internazionale GIZ, vuole contribuire a consolidare il progetto, stringere relazioni tra i partner e coordinare le azioni delle istituzioni che partecipano, coinvolgere i possibili finanziatori, portatori di interesse e sponsor, per lanciare una campagna di raccolta fondi e prima possibile dare inizio alle attività sistematiche di ricerca.

Obiettivo di Plastic Busters, da raggiungere in quattro anni di tempo, è quello di campionare la presenza di plastiche e microplastiche in alcune aree più a rischio del Mediterraneo, valutando gli effetti della presenza di rifiuti plastici sulla fauna marina, ma anche sperimentare azioni per prevenire, ridurre e rimuovere l’inquinamento, con progetti pilota che potranno poi essere implementati su larga scala.

I promotori del progetto vogliono coinvolgere trai 50 e i 60 esperti di inquinamento marino in tutti i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, fornire alle istituzioni europee una mappatura e un quadro completo della situazione attuale, suggerire una serie di misure concrete e praticabili per contrastare la presenza di rifiuti nel mare, portare avanti campagne informative e di divulgazione rivolte alla popolazione. Il problema dei rifiuti plastici e delle conseguenze dell’inquinamento da plastica è d’altra parte riconosciuto ormai come prioritario da tutte le istituzioni euro mediterranee, visto che il Mare Nostrum, un bacino chiuso e densamente popolato, è uno dei mari che più al mondo risente della presenza di rifiuti e di scarti inquinanti.

Riciclo incentivante. 1 cent sullo smartphone per ogni bottiglia riciclata

Dal sito Internet http://www.lifegate.it/persone/news/riciclo-incentivante-pet-riciclo

RICICLO INCENTIVANTE. 1 CENT SULLO SMARTPHONE PER OGNI BOTTIGLIA RICICLATA

di Rudi Bressa

Succede a Monselice, in provincia di Padova, dove dallo scorso 9 aprile è partito il progetto “Monselive EverGreen”, prima iniziativa su scala nazionale che coniuga la raccolta differenziata con il cosiddetto riciclo incentivante. Qui grazie ad un compattatore di rifiuti commercializzato da Eurven, gli utenti che conferiranno bottiglie in Pet, tappi in plastica e lattine in alluminio, riceveranno 1 centesimo per ogni rifiuto differenziato.

È questo il concetto che sta alla base del riciclo incentivante: premiare il comportamento virtuoso del cittadino con buoni sconto da utilizzare all’interno delle attività commerciali convenzionate nel territorio e con un vero contributo, seppur minimo, in denaro.

Ciò sarà possibile grazie alla partnership “Cash for trash” tra Eurven che ha fornito appunto il compattatore e 2Pay, startup padovana che ha messo appunto un’app gratuita per smartphone che permette di semplificare il processo di pagamento abbattendo i costi delle transazioni, evitando commissioni e di fatto dicendo addio ai contanti.

Il cittadino conferirà così il rifiuto nel compattatore già predisposto per riconoscere la tipologia di rifiuto, differenziarlo automaticamente e ridurne fino al 90% il volume iniziale. All’interno del compattatore verrà prodotta una ecoballa, pronta per essere raccolta e avviata a riciclo nei vicini centri di raccolta.

In cambio del rifiuto, il riciclatore incentivante permetterà all’utente di scegliere, grazie al sistema touch screen, quale sconto o coupon ottenere come premio, a seconda della tipologia di negozio prescelto. Oltre al buono sconto, l’utente riceverà direttamente 1 cent di euro sul borsellino elettronico del conto virtuale.

Questa iniziativa, fortemente voluta dall’amministrazione comunale della cittadina veneta, punta infatti a quella che viene definita come “differenziata spinta”: ovvero l’aumento della percentuale di rifiuti differenziati e avviati al riciclo, grazie anche a progetti di questo tipo. Il cittadino viene così spinto a non buttare, in un ciclo dove tutti ci guadagnano: ambiente, utenti e attività commerciali.

Compostaggio domestico in città: l’esempio di Genova. Intervista a Federico Valerio

Dal sito Internet http://www.ecodallecitta.it/notizie/385216/compostaggio-domestico-in-citta-lesempio-di-genova-intervista-a-federico-valerio

COMPOSTAGGIO DOMESTICO IN CITTÀ: L’ESEMPIO DI GENOVA. INTERVISTA A FEDERICO VALERIO

di Giuseppe Iasparra

“Autorizzare anche in contesti senza orto e giardino il compostaggio domestico. Puntare sulla formazione dei cittadini piuttosto che sulla distribuzione delle compostiere”. Questi sono alcuni degli ingredienti che hanno portato al successo dell’esperienza genovese di compostaggio domestico. A raccontarla ad Eco dalle Città è il protagonista, Federico Valerio, autore del manuale “Corso di compostaggio domestico in campagna e in città” edito da Italia Nostra.

Tutto ebbe inizio circa dieci anni fa. All’epoca, nel capoluogo ligure, era quasi pronto il contratto per far partire un nuovo inceneritore. Ma un movimento popolare bloccò il progetto. “In quell’occasione – racconta Federico Valerio – mi chiesi cosa potevo fare. Navigando in rete, scoprii che a San Francisco facevano il compostaggio domestico. La novità mi incuriosì e partirono le mie prime sperimentazioni. La tecnica funzionava e, viste le esperienze già maturate con Italia Nostra in tema di educazione ambientale, proposi al Museo di Storia Naturale di Genova di tenere un corso di compostaggio domestico rivolto agli adulti”. I risultati furono sorprendenti fin dall’esordio. “L’Aula Magna del museo, 120 posti a sedere, era completamente piena. Ed altrettante persone erano in attesa”. Da quel momento iniziò l’avventura.

Il progetto crebbe fino ad allargarsi a livello regionale. “Vennero formati dei ragazzi. Furono realizzate dimostrazioni presso i centri di educazione ambientale regionali. Insegnammo a migliaia di allievi le tecniche per il compostaggio domestico”, ha spiegato Valerio. L’iniziativa fu anche accompagnata da un’indagine che aggiunse elementi interessanti: alla domanda “quale spazio avete a disposizione?”, la maggior parte degli allievi rispose “balconi o terrazzi”. Da qui l’idea del compostaggio domestico a livello urbano. Anche a Genova, dove gli orti sono una rarità.

Senza anticipare troppo del caso genovese, che sarà approfondito in occasione della conferenza del 19 aprile a Torino, Federico Valerio ci tiene a sottolineare le potenzialità e i risultati già conseguiti nel capoluogo ligure: “Il percorso intrapreso ha portato al riconoscimento da parte del Comune di uno sconto sulla TARI per i cittadini che fanno compostaggio domestico (praticato anche su balcone o davanzale). Nel giro di pochi mesi siamo arrivati a 3.800 famiglie che hanno chiesto la riduzione. Ma sono certo che sono molte di più i cittadini che praticano il compostaggio senza aver richiesto lo sconto”.

Un elemento che tuttavia vale la pena sottolineare sono state le “resistenze”, poi superate. “Il riconoscimento da parte del Comune non è stato immediato – ha spiegato Valerio -. C’era il timore dei possibili odori. Prima della delibera, l’amministrazione ha infatti chiesto una verifica: una decina di famiglie da me formate sono state monitorate per sei mesi. Alla fine è stato verificato che non ci sono stati problemi di cattivi odori”. Da qui il semaforo verde per lo sconto TARI.

E per il futuro? L’amministrazione sembra intenzionata a continuare sulla strada della riduzione della tariffa. A maggior ragione, ora che la città non può più portare l’organico in discarica a Scarpino. E qui si inserisce la proposta di Federico Valerio: “Insieme alla raccolta dell’organico su tutta la città, ho lanciato l’idea di estendere in modo massiccio il compostaggio domestico a Genova. Le potenzialità sono grandi: in Italia quante sono le famiglie dedite al giardinaggio in modo non occasionale?”. Non serve per forza avere i campi, bastano una decina di piante in casa o sul balcone. “I dati parlano del 20-25% di famiglie che praticano giardinaggio in modo non occasionale. Numeri importanti per una città di 600.000 abitanti. Stimando – ha concluso Valerio – sarebbero 160.000 i genovesi che, dopo aver fatto il corso, potrebbero sottrarre una quantità importante di frazione organica dal circuito di raccolta e smaltimento”.

Come fare la raccolta differenziata in casa dei rifiuti correttamente

Dal sito Internet http://www.tuttogreen.it/come-fare-la-raccolta-differenziata-in-casa/

COME FARE LA RACCOLTA DIFFERENZIATA IN CASA DEI RIFIUTI CORRETTAMENTE

di Barbara Nazzari

Scopriamo insieme la nostra guida pratica con tutti i consigli su come fare la raccolta differenziata in casa dei rifiuti nel modo corretto

Plastica, carta, vetro, lattine, umido e indifferenziata. Eccetto pochi recidivi ormai tutti conoscono abbastanza bene la differenziazione dei rifiuti “classici” anche perché avrete già forse letto le nostre guide su come fare la raccolta differenziata “generica”.

Ma se si parla invece di raccolta differenziata per lampadine, oli esausti, polistirolo, cartucce, tetrapak… possiamo dire di essere altrettanto preparati?

Eccovi anche una piccola guida allo smaltimento dei rifiuti atipici, per orientarvi meglio in un tema complesso.

Come fare la raccolta differenziata dei rifiuti atipici?

Riciclo di lampadine a risparmio energetico. Sono un indispensabile alleato nel risparmio energetico ma non sono affatto eco-compatibili. Contengono infatti una piccola quantità di mercurio, estremamente nocivo se liberato nell’ambiente. Il consorzio Ecolamp si occupa del corretto smaltimento delle lampadine: basta portarle nella più vicino centro di raccolta, rintracciabile con questo comodo motore di ricerca (http://www.cdcraee.it/GetPage.pub_do?id=402881ae2015686d012018e07445003f).

Riciclo di pile usate. Le pile contengono metalli pesanti e altri elementi estremamente tossici per uomo e ambiente. Purtroppo, nonostante decreti, consorzi e centri di coordinamento, spesso operanti solo sulla carta, il servizio di raccolta e smaltimento rimane carente. È bene informarsi sul sito web dei singoli comuni per conoscere meglio i servizi sul territorio. Di norma le pile vanno portate dai rivenditori (negozi di piccoli elettrodomestici, fotografi) o all’isola ecologica.

Riciclo di oli esausti. Dove buttare l’olio usato per una bella frittura casalinga? Anche in questo caso si tratta di un agente altamente contaminante da gestire con grande cautela. Una volta raffreddato va messo in un contenitore ben chiuso, una bottiglia per esempio, e portato all’isola ecologica, vi consigliamo di leggere bene l’articolo su come smaltire olio di frittura e olio esausto in genere.

Riciclo di rifiuti ingombranti. Stanchi di un vecchio mobiletto? Di un materasso scomodo? Di una lavatrice un po’ troppo rumorosa? I rifiuti ingombranti come mobili, elettrodomestici, etc., vengono, in quasi tutti i comuni, ritirati gratuitamente a domicilio o in prossimità dei cassonetti più vicini a casa, avendo prima l’accortezza di telefonare e prenotare giorno e orario di ritiro. Ma prima di gettare qualsiasi oggetto perché non domandarsi : a qualcun altro potrebbe servire? Un mercatino dell’usato può sempre essere un’ottima soluzione.

Riciclo di indumenti usati. Anche nel caso di indumenti da scartare, se sono in buone condizioni si possono considerare mercatini dell’usato o i classici passaggi in famiglia o perché no anche formule di riciclo creativo come descritto in questo articolo sul riciclo di una T-shirt. Altrimenti ci sono sempre i contenitori gialli per indumenti della Caritas Diocesana o le iniziative periodiche di raccolta per beneficenza, organizzate da associazioni e cooperative.

Raccolta differenziata dei farmaci e medicinali. Ne abbiamo già parlato in questo articolo sulla raccolta differenziata dei farmaci. Vi ricordiamo brevemente che per i farmaci scaduti sono presenti contenitori appositi fuori da ogni farmacia dove vanno buttati i soli blister, dopo aver buttato nella carta la confezione ed il foglietto illustrativo. Un piccolo appunto: troppo spesso ci dimentichiamo dei farmaci che già abbiamo in casa e continuiamo a ricomprarne: cerchiamo di radunarli tutti in un unico contenitore e prima di comprarne di nuovi cerchiamo se per caso sono già in casa.

Riciclo di cartucce della stampante. Siamo proprio sicuri di volerle buttare? Le cartucce della stampante si possono ricaricare, comprando un kit di ricarica o facendo ricaricare la cartuccia nei negozi che effettuano questo servizio (come ad esempio i negozi della catena Ecostore), con un notevole risparmio di denaro. Se la cartuccia è proprio da buttare i negozi Eco Store hanno un Eco Point per la raccolta degli esausti: per ogni cartuccia consegnata un buono di un euro o una salvietta pulisci monitor (vedi condizioni su http://www.ecostore.it/it/servizi/ritiroesausti/index.html).

Riciclo dei contenitori in tetrapak. Il classico contenitore del latte ad esempio è fatto in tetrapak che è un materiale altamente riciclabile in cartone per imballaggi, sacchetti ed altre materie plastiche, come vi abbiamo spiegato nella nostra guida su come riciclare il tetrapak.

Riciclo degli pneumatici usati. Si calcola che un’enorme mole di pneumatici finisca ogni anno in discarica, rilasciando, nella combustione, fumi densi tossici e irrespirabili. Esiste una società senza scopo di lucro, Ecopneus, che si occupa della raccolta e dello smaltimento di pneumatici fuori uso. Offre ad ogni gommista su territorio nazionale un servizio di ritiro solerte e gratuito. Il vostro gommista usufruisce, come prescritto dalla legge, di questo servizio? Meglio verificarlo.

Riciclo di apparecchi elettronici usati. Vecchi televisori, frigoriferi, elettrodomestici. Il riferimento è qui alla RAEE, la nuova normativa sullo smaltimento degli elettrodomestici usati in caso di acquisto del nuovo e alla guida che insegna a riciclare gli elettrodomestici in caso dobbiate solo smaltirne uno vecchio. Vi ricordiamo anche in questo articolo le nostre due guide su come riciclare i vecchi cd e dvd e sul riciclo delle vecchie TV a tubo catodico che offrono spunti molto interessanti.

Riciclo del polistirolo. È un materiale plastico altamente inquinante ma lo abbiamo già affrontato come tema in questo articolo sul riciclo del polistirolo e vaschette che vi invitiamo a rileggere.

Come fare la raccolta differenziata in casa dei rifiuti correttamente

Riciclo delle bombolette spray. Le bombolette sono di alluminio, di per sé un materiale riciclabile, ma contengono gas compressi che possono essere dannosi per l’atmosfera, alcuni poi sono responsabili dell’effetto serra. Quelle che contengono materiali tossici (es. vernici), non possono essere disperse nell’ambiente. Troverete sulla confezione la sigla RUP (Rifiuto Urbano Pericoloso) e le potete mettere in appositi contenitori o presso le isole ecologiche. Vedi il nostro post: Bombolette spray: come smaltirle.

Riciclo dei CD e DVD. Sarebbero riciclabili al 90% perché sono fatti di policarbonato ma purtroppo gli enti deputati non riescono a recepire le complesse norme europee e quindi non resta che buttarli nel “secco” o nell’indifferenziata. Potete sempre prolungarne la vita riciclandoli in altri oggetti dai-da-te. Scopri alcune idee qui.

Infine una curiosità, il riciclo della lettiera del gatto: la sabbia della lettiera del gatto, pur contenendo materiale organico, non può essere buttata nell’umido, perché potenzialmente portatrice di germi e batteri pericolosi. Va quindi buttata insieme ai rifiuti indifferenziati.

Ricordiamo inoltre che esistono numerosi punti di raccolta nei luoghi più frequentati come centri commerciali, scuole e ospedali delle macchine che applicano un sistema di raccolta incentivante, di cui abbiamo parlato qui. Si tratta di un sistema che premia i cittadini attraverso degli ecopunti trasformabili in premi e buoni sconto da usare in molti negozi, stimolando i comportamenti eco-friendly; basta buttare lattine e bottigliette in queste macchine per ricevere questi coupon cumulabili e spendibili.

Geopolitica del referendum

In Italia il nucleare è stato bocciato con un referendum per ben due volte.

Come mai?

Nucleare civile e nucleare militare vanno di pari passo. Utilizzano le stesse tecnologie, le stesse materie prime e riciclano le stesse sostanze nocive.

Per fare solo un esempio, le bombe ad uranio impoverito, un prodotto tipicamente militare, si ottengono utilizzando le scorie delle centrali nucleari, un sottoprodotto tipicamente civile.

Chi avvia la produzione civile di energia nucleare, dopo breve tempo acquisisce le conoscenze scientifiche per realizzare anche le bombe.

Ecco perché per ben due volte sono stati vinti i referendum sul nucleare nel nostro Paese.

L’Italia è un alleato scomodo.

L’8 settembre 1943 tradì, rinnegando le alleanze.

Fece la stessa cosa all’inizio della prima guerra mondiale, ripudiando la Triplice Alleanza e passando alla Triplice Intesa.

Dopo la seconda guerra mondiale la nostra politica estera, oltreoceano, è sempre stata considerata “ambigua”. Troppo amici degli arabi.

E se le nostre conoscenze scientifiche sul nucleare fossero state passate a Gheddafi o a qualcun altro simile a lui?

Ecco perché i referendum sul nucleare.

Veniamo al referendum di adesso.

Qualche giorno fa in una trasmissione televisiva era ospite in studio il giornalista (giornalista?) statunitense Alan Friedman.

Non appena è stato interpellato, Friedman ha detto che l’Italia deve sfruttare i propri giacimenti marini di idrocarburi per non comprare il gas russo.

Chiaro, no?

Alla luce di queste riflessioni, raggiungere il quorum diventa ancora più difficile, perché improvvisamente si è materializzato un potente nemico esterno.

Ma passiamo invece ad un’analisi economica, partendo proprio dalle basi, dall’abc della disciplina denominata “economia politica”.

I fattori della produzione sono tre: terra, capitale e lavoro.

Le basi dell’economia politica sono state stabilite nel 1700, per cui il termine “terra” va contestualizzato. In realtà con tale termine si intendono le risorse naturali, ma anche i patrimoni, compresi quelli finanziari.

Ai tre fattori della produzione corrispondono tre remunerazioni, rispettivamente rendita, profitto e salario (da cui il modo di dire “vivere di rendita”).

Attualmente la rendita sta schiavizzando profitto e salario.

Chi sa interpretare e leggere determinati avvenimenti non può non rilevare, infatti, che all’interno del famigerato 1% più ricco del pianeta è in atto una guerra all’ultimo sangue tra chi vive di rendita e chi vive di profitto.

Gli speculatori vivono di rendita, i petrolieri vivono di profitto.

Ecco quindi che, allargando di pochino la visuale, si scoprono potenziali nemici (gli statunitensi) e potenziali alleati (gli speculatori).

E i potenziali alleati, pessimi ma potenti, non vanno assolutamente sottovalutati.

“Così denunciai i veleni e ne pago le conseguenze”

Dal sito Internet http://www.metronews.it/16/04/05/cos%C3%AC-denunciai-i-veleni-e-ne-pago-le-conseguenze.html

“COSÌ DENUNCIAI I VELENI E NE PAGO LE CONSEGUENZE”

di Stefania Divertito

Non chiamatelo Cassandra. «No, avevo solo le conoscenze, i mezzi e la sensibilità. Ho agito, ne ho pagato le conseguenze, e non me ne sono pentito mai». Giuseppe Di Bello, tenente, un tempo operativo come ufficiale di polizia della provincia di Potenza, oggi lavora in un museo. «Parcheggiato», dice lui. La sua colpa? Aver svolto il suo lavoro e detto la verità. È stato lui il primo a denunciare che dai pozzi petroliferi uscivano anche veleni, e finivano nelle acque di falda e nei terreni. E nei laghi, come il Petrusillo. E aveva raccontato che i rifiuti pericolosi venivano “declassificati” e trattati come non pericolosi dai colossi del petrolio, compreso l’impianto ENI di Viggiano, al centro di uno dei filoni di indagine di Potenza (l’azienda non è indagata e respinge ogni addebito): «Ho subito processi, prima per procurato allarme, poi divulgazione di segreto d’ufficio, ora devo affrontare l’appello, la prossima udienza è venerdì».

Cosa ha fatto di grave?

Nel 2010 ho controllato le acque del lago Petrusillo e ho reso pubblici i dati delle matrici ambientali. C’erano metalli pesanti, idrocarburi, cancerogeni.

Prima denuncia: procurato allarme.

Già, dall’assessore regionale lucano.

Poi però i pesci cominciarono a morire…

E l’accusa si modificò: rivelazione di atti d’ufficio. Ma io quei campionamenti li avevo fatti a mie spese, senza un’inchiesta dei magistrati, facendo esaminare le matrici ambientali da laboratori indipendenti fuori regione. Quali segreti?

Cosa prova nel vedere confermato ciò che denunciava?

Rabbia. A distanza di anni la mia terra è una terra di veleni e morte, soprattutto a causa dei pozzi di reiniezione: quelli vuoti vengono riempiti di ogni tipo di veleno che finisce nella pancia della Terra fino a 4.000 metri di profondità. Ma i rivestimenti sono lesionati e ho trovato cancerogeni nelle terre e nelle acque dei contadini.

Altra denuncia.

Vicino al Tecnoparco di Val Basento a Pisticci, nei pozzi c’erano sostanze cancerogene anche mille volte sopra i limiti. Lei non l’avrebbe denunciato? Per il Tecnoparco, partecipato al 40% dalla Regione, sono io il problema. Pochi mesi dopo la mia scoperta l’ASL ha vietato l’utilizzo dell’acqua. Una cosa è un incidente, un altro è modificare i codici dei rifiuti. Questo è il petrolio in Basilicata.