Sito Pubblico del Social Forum di Terracina

Proseguiamo il nostro approfondimento sulle élite concentrandoci sul modo in cui utilizzano i media.

In pratica, nel momento in cui rilasciano interviste e/o scrivono lettere ai mezzi d’informazione, i componenti delle élite inseriscono, all’interno del discorso, delle frasi che non sono altro che messaggi in codice, rivolti ai loro pari, siano essi amici o nemici.

A questo punto è necessario fare una doverosa premessa.

La teoria dei centri concentrici sostiene che al centro ci sono le pochissime famiglie che comandano il mondo, poi attorno, come i cerchi di Saturno, ci sono vari livelli di potere e di comando, costituiti da industriali, banchieri, politici, alti militari, alti burocrati, ecc.

Chi sta nei cerchi periferici cerca di accreditarsi per “salire di livello”.

Il Terracina Social Forum ha scritto degli articoli sulle élite in seguito alla pubblicazione, su un importante quotidiano, di un editoriale di uno scrittore, nonché intellettuale (o presunto tale). Scrittore che, oltre a pubblicizzare il suo ultimo libro, cercava di accreditarsi.

Un vero intellettuale non cerca mai di accreditarsi.

Ad esempio, Pier Paolo Pasolini non ha mai cercato di accreditarsi, infatti era inviso ai partiti conservatori e di centro, è stato ucciso in circostanze misteriose ed i suoi rapporti col PCI sono stati spesso burrascosi.

Come primo esempio delle modalità comunicative delle élite, utilizziamo ciò che ha dichiarato una persona che cercava di accreditarsi, trovandosi in un cerchio periferico, anche perché l’esempio ci consente di affrontare un tema molto attuale.

Nell’estate 2012, infatti, Roberto Maroni ha rilasciato una noiosa intervista all’inserto Sette del Corriere della Sera, ma nella parte finale di quell’intervista era nascosto il messaggio in codice:

DOMANDA. Conosce i confini dell’Ucraina?

RISPOSTA. «Polonia, Russia, Ungheria…».

D. Monti è appena stato lì per sostenere gli Azzurri (alla finale degli Europei di calcio – NOTA NOSTRA).

R. «Non doveva andarci. Ma una volta lì, durante la premiazione avrebbe dovuto osare».

D. E cioè?

R. «Si sarebbe dovuto togliere la giacca e avrebbe dovuto mostrare una maglietta con su scritto “Tymoshenko libera”. Io lo avrei fatto».

Da notare che Maroni si esprime in questo modo a luglio 2012, un anno e mezzo prima di piazza Maidan, ma evidentemente già sapeva, grazie alla palla di vetro, anzi, al Palantìr (https://it.wikipedia.org/wiki/Palant%C3%ADr).

Qual è il messaggio in codice?

Roberto Maroni cerca di accreditarsi come atlantista, cioè come sostenitore della NATO. Il senso delle sue parole sulla politica ucraina Tymoshenko detenuta in carcere erano chiarissime.

Il tema attuale che questo esempio ci consente di affrontare è quello dell’autonomia che alcune Regioni vorrebbero ottenere nella trattativa in corso col governo.

La richiesta di autonomia da parte di alcune Regioni del Nord Italia nasce da un referendum tenutosi ad ottobre 2017.

All’epoca presidente della Lombardia era Roberto Maroni.

Maroni aveva scalzato Bossi da segretario della Lega (vi ricordate la sceneggiata delle ramazze?).

Qui apriamo una parentesi.

Dal libro “Opus Dei segreta” (Bur editore) di Ferruccio Pinotti (pag. 11, nota a piè di pagina n. 14):

Verona, soprannominata la «Pamplona d’Italia» per il grande potere detenuto dall’Opus Dei, è una «capitale» della finanza cattolica. A Verona hanno sede il gruppo Banca Popolare di Verona e Novara, la Fondazione Cariverona, azionista chiave del colosso Unicredit. Sempre a Verona ha sede la Cattolica Assicurazioni, un altro gigante della «finanza bianca».

Flavio Tosi, ex sindaco di Verona, una volta scalzato Bossi, comincia a non trovarsi più bene all’interno della Lega, tanto da uscirne nel 2015.

Altra parentesi brevissima: non le vedete le polemiche sul Congresso mondiale delle famiglie che si terrà a fine marzo a… VERONA?

Successivamente ai vertici della Lega viene scalzato anche Maroni, sostituito da Salvini.

Il referendum per le autonomie regionali è una sorta di “bomba ad orologeria” che Maroni ha attivato contro Salvini.

Ma perché?

Per capirlo, bisogna tornare molto, molto indietro nel tempo.

A metà del XIX secolo, i francesi utilizzano uno Stato cuscinetto, il Piemonte, per indebolire l’Impero austro-ungarico.

Una volta che i piemontesi si allargano, diventando uno Stato sostenuto dai francesi, intervengono i britannici per indebolire i francesi stessi, armando e finanziando Garibaldi, sostenendolo militarmente al momento dello sbarco in Sicilia e distruggendo il regno borbonico.

I britannici hanno sempre voluto un’Italia unita, perché a loro faceva comodo la posizione centrale della penisola all’interno del Mediterraneo.

I britannici, con Garibaldi, ottengono due piccioni con una fava: sottraggono il Piemonte all’influenza francese e creano uno Stato unitario a loro strettamente legato.

Nel 1946 i britannici, per “affinità istituzionale”, volevano che in Italia rimanesse la monarchia, mentre gli USA volevano la repubblica.

Hanno vinto i secondi.

Dopo il crollo del Muro di Berlino nel 1989, gli USA vogliono la frantumazione di alcuni Stati europei, tra cui il nostro (ci riescono con l’ex Jugoslavia e con l’ex Cecoslovacchia).

I britannici vogliono che l’Italia resti unita.

Ovviamente entrambi, Regno Unito e USA, sono perfettamente d’accordo sull’arricchirsi dalle privatizzazioni delle nostre aziende statali, avvenute tra il 1992 ed il 1993.

In quel periodo vincono i britannici, molto probabilmente sostenuti da quegli “ambienti” statunitensi che già negli anni ‘60 e ‘70 si opposero ai vari tentativi di colpo di Stato che avrebbero dovuto farci fare la fine della Grecia dei colonnelli (sul punto, molto utile la lettura di “Massoni. Società a responsabilità illimitata” di Gioele Magaldi).

Venendo al giorno d’oggi, i due partiti di governo, nella loro attuale configurazione, rispondono a Trump-Bannon (la Lega) e ai britannici (il M5S).

Maroni, da bravo atlantista, con la sua “bomba ad orologeria” risponde al cosiddetto deep State o Stato profondo USA, ben presente all’interno delle burocrazie NATO.

Ma anche all’interno del M5S c’è chi (tra l’altro ricoprendo un’importantissima carica istituzionale) risponde al deep State USA, dettaglio, quest’ultimo, molto rilevante anche ai fini di ciò che potrà succedere dopo le elezioni europee del 26 maggio prossimo.

Adesso capite perché il nostro Paese ha un estremo bisogno di recuperare sovranità?

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