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Continuiamo l’analisi dell’articolo di Alessandro Baricco, iniziata qui (https://terracinasocialforum.wordpress.com/2019/01/24/cosi-parlo-alessandro-baricco) e proseguita qui (https://terracinasocialforum.wordpress.com/2019/02/08/lo-scontro-allinterno-delle-elite).

Verso la fine del suo articolo, Baricco scrive queste parole:

Staccare la spina alle vecchie élites novecentesche”.

Abbiamo già spiegato nel primo articolo che le vere élite sono famiglie che si sono imposte svariati secoli prima.

Baricco, inoltre, scrive questa frase:

la gente concede alle élites dei privilegi e perfino una sorta di sfumata impunità, e le élites si prendono la responsabilità di costruire e garantire un ambiente comune in cui sia meglio per tutti vivere”.

Già, ma che cosa significa la parola “gente” utilizzata dallo scrittore?

Dal sito Internet https://www.etimo.it/?term=gente:

Presso i Romani si distinguevano i cittadini in genti e famiglie; la gente comprendeva più famiglie ed era come il complesso delle persone che discendevano da uno stesso progenitore: donde che la gente atteneva al nome, la famiglia al cognome. Per esempio, i Corneli dicevano di appartenere tutti alla medesima gente Cornelia, ma distinguevansi in diverse familie, cioè dei Cinna, dei Dolabella, dei Lentuli, degli Scipioni, dei Silla, ecc. Nella Repubblica si ebbero due sorta di genti, dei patrizi e dei plebei. Però in origine i soli patrizi si distinsero in genti, in quanto essi soli potevano veramente dirsi ingenui, ossia nati in paese, di padre certo, mentre i plebei o erano servi, o figli di servi. In seguito sotto Tarquinio Prisco cominciarono ad avere una gente anche quei plebei che poterono dimostrare di esser nati da padre libero; ma i patrizi della istituzione romulea si dissero «familiae majorum gentium», cioè di prim’ordine, e quelli aggregati da Tarquinio Prisco «minorum gentium», ossia appartenenti alle genti di ordine minore.

Sorprende che una persona che vive di parole, e del significato da dare alle parole stesse, utilizzi, nella frase evidenziata prima, un termine come “gente”.

Non solo è inadatto il vocabolo “gente”, ma a nostro avviso è errato anche il concetto espresso nella frase.

Gli errori sono addirittura due:

1) non è la gente che concede alle élite dei privilegi, sono le élite che se li prendono o, meglio, li arraffano;

2) le élite non si assumono alcuna responsabilità, perché per noi sono, e sono sempre state, irresponsabili («Nella veste di operatore di mercato non mi si richiede di preoccuparmi delle conseguenze delle mie operazioni finanziarie» – scoprirete nel seguito dell’articolo chi ha pronunciato questa frase).

Noi le élite le vediamo come dei bambini viziati.

Avidi (a loro il denaro non basta mai, poverini…) e, soprattutto, assetati di potere. Di conseguenza, estremamente pericolosi.

Il loro gioco preferito è farsi guerra, poi finita una guerra iniziarne un’altra cambiando alleanze, senza porsi freni e, soprattutto, senza farsi condizionare da presunte o eventuali “responsabilità”.

Un esempio di come le élite possano essere pericolosissime per la collettività è stato egregiamente descritto da Valentina Furlanetto nel libro “L’industria della carità” (Chiarelettere editore).

Copiamo di seguito il passaggio cruciale.

C’è poi il caso in cui le iniziative benefiche promosse da singoli filantropi o da multinazionali, se si segue con attenzione il loro tracciato, alla fine vanno semplicemente a vantaggio di chi le ha sponsorizzate.

Prendiamo George Soros, presentato al Festival dell’Economia di Trento nel 2012 come un filantropo. Nessuno può dubitare che lo sia, visto che finanzia cause umanitarie e movimenti dissidenti in diverse parti del mondo per lo più attraverso l’Open Society Institute (OSI) e la Soros Foundation. Grazie alle due fondazioni ha dato il suo appoggio economico al movimento sindacale polacco Solidarnosc, all’organizzazione cecoslovacca Carta 77, alla Rivoluzione delle Rose in Georgia e alla popolazione civile durante l’assedio di Sarajevo. L’OSI afferma che Soros abbia speso dagli anni ’70, ogni anno, circa 400 milioni di dollari in cause umanitarie.

Soros però è anche il miliardario fondatore del Quantum Fund. Come tutti gli hedge fund, Quantum Fund guadagna con ardite operazioni finanziarie, scatenando ribassi dei mercati tramite le vendite allo scoperto e sfruttando a suo vantaggio derivati sempre più complessi. Come se non bastasse, al pari di altri fondi speculativi, Quantum Fund ha sede in un paradiso fiscale, nello specifico le Antille Olandesi. Grazie a questo fondo, Soros ha accumulato, in circa quarant’anni, una fortuna personale di circa 25 miliardi di dollari. «Nella veste di operatore di mercato non mi si richiede di preoccuparmi delle conseguenze delle mie operazioni finanziarie», ha dichiarato Soros, che è stato protagonista del mercoledì nero del 16 settembre 1992, quando divenne improvvisamente famoso perché vendette allo scoperto più di 10 miliardi di dollari in sterline e anticipò (ma altri, sicuramente più malevoli, dicono causò) il crollo della Banca d’Inghilterra e l’uscita della sterlina dallo SME. Con quell’operazione Soros guadagnò una cifra stimata in 1,1 miliardi di dollari. Da allora fu conosciuto come «l’uomo che distrusse la Banca d’Inghilterra».

Ma il nome del magnate degli investimenti ricorre anche nei racconti di chi visse, sempre nel 1992, la svalutazione della lira. Altri malevoli, s’intende. In ogni caso, la Banca d’Italia, per difendere la moneta, bruciò 48 miliardi di dollari, la lira si svalutò del 30% e uscì dallo SME. Subito dopo, il governo Amato fu costretto a varare una legge finanziaria da 100.000 miliardi che prevedeva l’aumento dell’età pensionabile, l’aumento dell’anzianità contributiva, il blocco dei pensionamenti, la minimum tax, una patrimoniale sulle imprese, un prelievo sui conti correnti bancari, l’introduzione dei ticket sanitari, la tassa sul medico di famiglia, l’imposta comunale sugli immobili (ICI), il blocco di stipendi e assunzioni nel pubblico impiego e diverse privatizzazioni. Lacrime e sangue per le famiglie italiane.

Tra l’altro, online si scopre che Soros è stato condannato, in contumacia, all’ergastolo in Indonesia e alla pena di morte in Malesia per speculazione sulle monete locali.

Però quando pubblica un nuovo libro oppure rilascia un’intervista, ottiene paginate e paginate su quotidiani come Il Corriere Sionista o La Gazzetta d’Israele.

Inoltre, da Wikipedia (https://it.wikipedia.org/wiki/George_Soros#Biografia) si evince che Soros è nato in Ungheria da una famiglia ebrea, vi è rimasto finché sono stati al potere i nazisti ed è scappato all’estero quando sono arrivati i sovietici.

Di conseguenza, il dubbio sorge automatico: Soros si professa ebreo e di sinistra, ma probabilmente non è né l’uno, né l’altro.

Infine, Daniel Estulin alla presentazione del suo libro sul Club Bilderberg a Roma a novembre 2009, affermò che Soros si finanzia con l’eroina afgana. Su questa specifica questione (e sul ruolo di un’altra espressione delle élite, le case farmaceutiche), rinviamo a questo efficacissimo video del giornalista Franco Fracassi:

https://www.youtube.com/watch?v=3tYqgVDXqpc

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