Sito Pubblico del Social Forum di Terracina

O, meglio, Casaleggio.

O, meglio ancora, Goldman Sachs.

In questo articolo spiegheremo perché.

Premessa: la politica ormai è diventata marketing. I politici non devono più proporre un nuovo modello di società oppure indicare come intendono migliorare il modello esistente. No, adesso i politici fanno marketing, alla furiosa e disperata ricerca di consensi.

Tutto ciò quando rivolgono lo sguardo verso il basso, nei momenti in cui serve loro.

In genere, invece, il loro sguardo è rivolto verso l’alto, dove prima di tutto vedono i fili e poi, seguendo questi ultimi, vedono i loro “sponsor”.

Quindi, perché chi vota Grasso vota Casaleggio e Goldman Sachs?

Per capirlo bisogna tornare al 4 dicembre 2016 o, meglio, al 2 dicembre 2016, il giorno in cui si è chiusa la campagna elettorale per il referendum costituzionale. Quel giorno un commento su Facebook ci ha illuminati. Si trattava di una persona che indicava ai propri “followers” di votare No.

Subito dopo aver letto quel commento, siamo corsi a cercare, su Internet, l’indicazione di voto data dall’ex premier Mario Monti: anch’egli si spendeva per il No.

A quel punto abbiamo capito tutto.

La riforma costituzionale è stata predisposta perché in un suo dossier la banca d’affari JP Morgan lamentava il fatto che l’Europa non cresceva economicamente secondo il proprio potenziale in quanto i processi decisionali erano rallentati dalle Costituzioni antifasciste dei Paesi del Mediterraneo, tra cui l’Italia.

Ecco che cosa era scritto precisamente in quel dossier (https://culturaliberta.files.wordpress.com/2013/06/jpm-the-euro-area-adjustment-about-halfway-there.pdf):

“I sistemi politici dei Paesi del sud, e in particolare le loro Costituzioni, adottate in seguito alla caduta del fascismo, presentano una serie di caratteristiche che appaiono inadatte a favorire la maggiore integrazione dell’area europea”.

Ovviamente, dopo quel dossier, si sono mossi i fili di JP Morgan e si sono prontamente attivati i politici della cordata (avremmo voluto scrivere un’altra parola, di 5 lettere, che inizia sempre per “co” e finisce per “a”, ma lasciamo ai lettori la fatica di individuare le due lettere mancanti).

Però, casualmente, durante la campagna elettorale, i politici della co..a Goldman Sachs si battevano contro la riforma costituzionale.

Segno evidente che tra le élites che governano il mondo, c’è una lotta all’ultimo sangue tra la co..a JP Morgan e la co..a Goldman Sachs.

In passato, in Italia, lo scontro è stato, per decenni, tra finanza ebraica e finanza cristiana, o, salendo di un gradino, tra massoneria ed Opus Dei. Ne sono esempi lo scontro feroce tra Cuccia e Sindona negli anni ‘80, le privatizzazioni del 1992-93 che hanno impoverito il Paese alle quali si è opposto Giulio Andreotti (ma anche Bettino Craxi), la vicenda dei “furbetti del quartierino” che a metà degli anni 2000 ha portato alle dimissioni di Antonio Fazio (che difendeva “l’italianità” delle banche) e alla sua sostituzione con Mario Draghi alla guida della Banca d’Italia.

Ovviamente lo scontro si ripeteva con protagonisti diversi anche nel resto del mondo occidentale.

Non a caso George Soros, intervistato da Christine Ockrent a dicembre 2004, alla domanda «Perché ha rivinto le elezioni Bush nonostante tutti i soldi con i quali lei ha sostenuto in campagna elettorale il suo avversario Kerry?», ha risposto: «Ho sottovalutato il potere che ha raggiunto anche negli USA l’Opus Dei».

Messa all’angolo l’Opus Dei, lo scontro si è acceso, violentissimo, all’interno della finanza ebraica.

Qual è il punto specifico sul quale sono divisi?

Il ruolo del dollaro USA.

Premessa: il dollaro è la moneta internazionale degli scambi e ciò dà un immenso vantaggio competitivo agli Stati Uniti. Questi ultimi, infatti, possono avere contemporaneamente un elevatissimo debito pubblico ed una bilancia dei conti con l’estero perennemente in perdita perché possono stampare dollari e titoli di Stato che gli altri Paesi sono costretti ad accettare.

Gli Stati Uniti sono tecnicamente falliti il 15 agosto 1971, quando il presidente Richard Nixon abolì la conversione del dollaro in oro, ma il sistema continua ad andare avanti ugualmente perché gli altri Paesi non si oppongono (gli USA sono la principale potenza militare mondiale) e perché sono stati trovati, nel tempo, dei palliativi per impedire al sistema di collassare. Tra i principali palliativi, il petro-dollaro (per il quale è fondamentale il ruolo dell’Arabia Saudita) e la finanziarizzazione dell’economia, che ha fatto schizzare in alto debiti pubblici e debiti privati in tutto il mondo.

Ovviamente tale sistema non può durare in eterno, anche perché i cosiddetti Paesi BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica, anche se ora sarebbe più corretto definirli RICS, dato che gli USA si sono ripresi il Brasile) hanno aumentato la quota di scambi internazionali tra di loro che avvengono al di fuori del dollaro ed hanno creato degli organismi sovranazionali alternativi al Fondo Monetario Internazionale ed alla Banca Mondiale.

Di fronte a tutto ciò, di fronte ai conclamati scricchiolii del dollaro, le élites del mondo “occidentale” si sono spaccate: la co..a JP Morgan ritiene che il dollaro debba rimanere la moneta internazionale degli scambi ad ogni costo, compresa anche un’eventuale guerra atomica, mentre la co..a Goldman Sachs ritiene che si debba trattare con gli “asiatici”, perché sul medio-lungo termine questi ultimi saranno vincitori.

Tale scontro, a livello internazionale, ha trovato espressione nella Brexit e nell’elezione di Trump, con la vittoria della co..a Goldman Sachs, nonché nell’elezione di Macron in Francia, con la vittoria invece della co..a JP Morgan.

In Italia, il primo round di questa guerra tra co…e si è avuto nel 2013, con la vittoria di JP Morgan che ha impedito agli uomini di Goldman Sachs di sedersi al Quirinale ed a Palazzo Chigi.

Ne abbiamo già parlato qui: https://terracinasocialforum.wordpress.com/2017/01/18/e-meglio-la-post-verita-o-la-pre-verita.

Il secondo round italiano di questa guerra tra co…e è stato il referendum costituzionale, che ha registrato la vittoria di Goldman Sachs.

Il terzo round sono le elezioni politiche del 2018, con nel frattempo l’Opus Dei che si è ripresa dalla batoste subite ed è riuscita a serrare le fila (sebbene anche in quel campo si siano registrati morti e feriti, basti pensare all’ex governatore della Lombardia – strano tuttavia che i “Fratelli” non abbiano nulla da dire). Senza considerare, comunque, che dall’altra parte c’è colui che partecipò alla cerimonia di beatificazione di Escrivà de Balaguer, il fondatore dell’Opus Dei, e che pertanto ha sempre lavorato per la sua vera “parrocchia”.

I fili di Goldman Sachs, in vista del voto, si sono di nuovo mossi ed ecco spiegato il perché del titolo di questo articolo.

Dopo il referendum costituzionale si sono attivate alcune pedine Goldman che hanno cercato di riscrivere il Vangelo secondo Matteo, prevedendo per quest’ultimo un semplice ruolo da segretario di partito, senza candidatura, ma non c’è stato nulla da fare.

Di conseguenza, si è cercata la sponda del M5S.

Due parole su quest’ultimo.

Movimento strano, veramente molto strano.

«Trasparenza», «democrazia diretta» gli slogan principali.

Tra cui anche «Uno vale uno».

Che però non vale per il… figlio di papà.

Era nelle monarchie assolute del Medio Evo che il potere si tramandava di padre in figlio.

Poi, francamente, un movimento che viene votato in massa dalle forze dell’ordine non sarà mai un movimento rivoluzionario.

Le forze dell’ordine manganellano i manifestanti che sono pericolosi per le élites, come i no global che si scagliavano contro il Vero Potere, cioè gli organismi sovranazionali, ma si levano i caschi in segno di solidarietà alle manifestazioni di coloro che attaccano la “casta”.

Le elezioni, in Italia ma anche all’estero, sono diventate una sorta di tiro al piattello. L’elettore che non riceve briciole grazie al clientelismo imperante, in genere riflette nelle settimane precedenti al voto, dopodiché identifica colui che ritiene essere il suo nemico e, nell’urna, imbraccia metaforicamente il fucile e spara.

Se tale tipo di elettore ritiene che il suo nemico siano i ladri di polli, nelle istituzioni a rappresentarlo avrà delegati che faranno la lotta ai ladri di polli.

Se invece l’elettore ritiene che il suo nemico siano banche, finanza, speculatori e NATO, nelle istituzioni a rappresentarlo avrà delegati che faranno la lotta al Vero Potere.

Ecco, noi vorremmo un’Italia che non sia più “Travagliata”.

Vorremmo un’Italia in cui si parla tutti i giorni di politica estera, come se fosse la cosa più naturale del mondo.

Perché la politica estera non è sapere chi è il nuovo fidanzato della soubrette argentina o la nuova fidanzata dell’erede al trono britannico, né tanto meno sapere se l’Inter schiererà qualche giocatore italiano nella prossima partita di campionato.

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Commenti su: "Chi vota Grasso vota Grillo" (2)

  1. Ci illumini.Per chi dovremmo votare ?

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