Sito Pubblico del Social Forum di Terracina

Recentemente abbiamo letto questo interessante articolo su un organo di stampa locale online: http://www.latinacorriere.it/2017/02/15/latina-scontro-biomasse-biogas-lisde-lezione-alla-recall.

Le osservazioni formulate dal Dr. Milo sono condivisibilissime, soprattutto quelle contenute nel terzo periodo della lettera, ma…

Ma, come spesso avviene nel mondo dell’ambientalismo, della tutela della salute e della difesa dei consumatori, viene trascurato un concetto fondamentale: i peggiori inquinatori sono i militari.

La storia insegna: il più grande disastro ambientale italiano è avvenuto nel 1976, a Seveso. Che cosa produceva l’Icmesa, l’azienda coinvolta nell’evento? L’agente Orange, il defoliante che gli statunitensi utilizzavano per disboscare la giungla durante la guerra del Vietnam. Gli effetti di quel diserbante nel Paese asiatico si riscontrano ancora, basta andare a visitare i vari musei nei quali sono conservati i feti deformi che hanno partorito e continuano a partorire le donne vietnamite.

Oppure, basta pensare a ciò che sta succedendo a Quirra, in Sardegna, o a quello che hanno subito e continuano a subire i militari italiani (i «nostri ragazzi», per utilizzare un linguaggio più comprensibile nella nostra provincia) che sono tornati dall’ex Jugoslavia (e ovviamente sappiamo ben poco di quello che sta subendo la popolazione ivi residente).

Le guerre sono le peggiori fonti di danni ambientali, ma non solo: anche gli esperimenti bellici.

Adesso il mondo dell’ambientalismo si scandalizza per ciò che continua imperterrito a proseguire a Fukushima, ma di quanto si è innalzata la radioattività sul pianeta in seguito alle centinaia e centinaia di esplosioni nucleari di prova che hanno effettuato le potenze belliche durante la Guerra Fredda?

È risaputo che l’attore John Wayne (e con lui un terzo di coloro che lavoravano alle riprese del film “Il conquistatore”) è morto di tumore perché gli yankee calcolarono male la velocità del vento ed il fallout radioattivo ricadde sul canyon dove si stata girando il film.

Quindi, alla luce di questi elementi, se si parla di difesa dell’ambiente, della salute e del territorio della nostra provincia, si deve cominciare dai pericoli militari, in particolare dalle servitù militari.

Quali sono le servitù militari presenti nella nostra provincia?

1) Il poligono di Nettuno. Vi vengono utilizzati proiettili ad uranio impoverito?

2) Il porto di Gaeta. Le navi militari straniere che vi attraccano sono a trazione nucleare? E se malauguratamente si verificasse un incidente ai motori, che cosa ci fanno i Comuni rivieraschi con la tanto agognata Bandiera Blu?

Oppure, vogliamo parlare delle armi chimiche che, alla fine della seconda guerra mondiale, gli Alleati buttarono al largo di Ischia? L’isola non è tanto lontana, in linea d’aria, dalle nostre coste.

Durante la seconda guerra mondiale, prima che si arrivasse alla realizzazione delle bombe atomiche, le armi di distruzione di massa erano le armi chimiche. Durante il conflitto fortunatamente non furono utilizzate, perché vigeva un accordo tacito in base al quale nessuno dei belligeranti le avrebbe impiegate. Però ogni potenza bellica le aveva con sé per adoperarle per reagire ad un loro utilizzo da parte dei nemici.

A Bari, in un contrattacco dell’aviazione tedesca contro la flotta alleata ancorata, fu colpita un’imbarcazione britannica che trasportava iprite. Le conseguenze furono catastrofiche, sia tra i militari, sia tra i civili, con i medici negli ospedali che non sapevano come curare i cittadini feriti perché gli angloamericani si rifiutavano di comunicare che si trattava di iprite.

Quando Roma fu bombardata nel 1943 nel quartiere San Lorenzo, il Papa si precipitò ad arrecare conforto agli sfollati e si affrettò a far dichiarare Roma “città aperta”, cioè al di fuori dei combattimenti.

Perché?

Perché le armi chimiche del regime fascista erano tenute nella città universitaria, a brevissima distanza da San Lorenzo…

Dopo la prima guerra mondiale, le potenze belliche si ritrovarono con gli arsenali pieni di armi chimiche. Come pensarono di smaltirle? Estrassero l’azoto, un loro componente fondamentale, e lo utilizzarono per i fertilizzanti. Da lì iniziò la moderna (moderna?) agricoltura, un’agricoltura dettata da logiche belliche: «Nel campo ci sono i parassiti? Sterminiamoli tutti con le armi chimiche».

La nostra provincia è stato il territorio ideale per sperimentare le nuove tecniche, in seguito alla bonifica della Palude Pontina. Gli effetti sull’ambiente persistono tuttora, e continueranno a persistere, se non si cambia regime.

Anche di tutto ciò si deve parlare, quando ci si erge a difensori dell’ambiente e della salute del territorio.

Perché ogni tanto si verificano eccessive proliferazioni algali nelle nostre acque marine?

Perché si verificano morie di pesci nei corsi d’acqua, oppure fenomeni di schiume e acque dalle strane colorazioni?

Qual è l’effetto dei pesticidi sulle nostre acque (marine, lacustri e fluviali)?

Come abbiamo scritto più sopra, i peggiori inquinatori sono i militari. Sia in tempo di guerra, sia in tempo di pace.

In tema di sperimentazioni belliche (o presunte tali), ci permettiamo di porre una domanda alle autorità sanitarie: sono presenti nella nostra provincia persone affette da morbo di Morgellons, e se sì, quante sono?

Ma il mondo dell’ambientalismo, della tutela della salute e della difesa dei consumatori deve capire e metabolizzare anche un altro concetto: il problema numero uno del pianeta non sono le guerre, non è la fame nel mondo, non è il riscaldamento globale.

Il problema numero uno è la chimica.

Non solo per i danni all’ambiente ed alla salute, ma anche perché gli attuali “padroni del vapore” sono coloro che hanno fatto profitti con la chimica.

Non a caso, una delle eminenze grigie della storia italiana del dopoguerra, Eugenio Cefis (qualcuno sostiene che fosse lui il vero capo della Loggia P2), appena poté abbandonò l’ENI per dedicarsi esclusivamente alla Montedison.

Ma quando si parte da questo presupposto, cioè che la chimica è il problema numero uno del pianeta, allora bisogna rimettere in discussione tutte le proprie certezze, o presunte tali.

Tempo fa suscitò scalpore la notizia per cui furono trovate tracce di antibiotici nelle fogne. Antibiotici che vi arrivavano tramite le urine umane.

Bene, da quello che sappiamo circa il 30% di ciò che viene utilizzato per la realizzazione degli antibiotici si trasforma in medicinale effettivo, il resto è scarto di produzione. In un periodo in cui si parla tanto di “economia circolare”, è ammissibile uno scarto di produzione di tale entità? E, soprattutto, quegli scarti vengono smaltiti come prescrive la legge?

Non solo: il famoso giuramento di Ippocrate prevede che non si debbano arrecare danni ai pazienti. Eppure, sfogliando i foglietti illustrativi dei medicinali, si finisce sempre per imbattersi, inevitabilmente ed invariabilmente, negli effetti collaterali o effetti indesiderati che dir si voglia.

I “padroni del vapore”, chi investiva in chimica e farmaceutica, tra la fine del 1800 e l’inizio del 1900 finanziò pesantemente le facoltà universitarie di medicina, i cui studi e le cui ricerche finalmente decollarono.

Risultato?

Anzi, effetto collaterale?

I dottori della medicina “allopatica” il più delle volte sono dei puri e semplici somministratori di farmaci.

Con in più la creazione delle catene di Sant’Antonio, i vari servizi sanitari nazionali, che fanno gravare sui sani la spesa per la cura dei malati, a tutto vantaggio del banco, cioè… le aziende farmaceutiche.

Noi del Terracina Social Forum riteniamo che il nostro compito, ora più che mai, sia quello di andare al cuore dei problemi, sollevando quei veli che vengono tenuti volutamente davanti agli occhi e trattando quei temi “scottanti” che rimangono sotto traccia, ma che in realtà sono quelli veramente fondamentali.

È uno sporco lavoro, ma qualcuno deve pur farlo.

Dal mondo dell’ambientalismo, della tutela della salute e della difesa dei consumatori vorremmo solo una cosa: una maggiore rapidità nell’entrare in sintonia. La realtà viaggia alla velocità della luce e camminare troppo lentamente è un lusso che non possiamo più permetterci.

Non solo: pure il mondo della scienza deve fare la propria parte, come hanno efficacemente sottolineato recentemente anche i nostri “maestri”, i neozapatisti del Chiapas.

I peggiori inquinatori sono i militari, sia in tempo di guerra che in tempo di pace, il problema numero uno del pianeta è la chimica.

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