Sito Pubblico del Social Forum di Terracina

Ottobre è il “mese rosa” per la prevenzione del tumore al seno.

Le donne vengono invitate a sottoporsi a mammografie, per fare “prevenzione”.

Questa dicesi “prevenzione secondaria”.

Ma la prevenzione è un’altra cosa.

La vera prevenzione è la “prevenzione primaria”, cioè agire sulle cause che provocano le malattie, anziché sottoporre le persone ad analisi ed esami che servono per verificare se la malattia è già iniziata.

«Il tumore, se scoperto in tempo, è curabile», questo è lo slogan, il tam tam massmediatico.

Come abbiamo scritto qui (https://terracinasocialforum.wordpress.com/2016/09/30/160-enti-locali-alla-perugia-assisi-e-il-comune-di-terracina-che-fa), la Marcia per la Pace non ha mai impedito alcuna guerra, così come illuminare di rosa un monumento non ha mai impedito ad una persona di contrarre un tumore.

Per ottenere questo risultato, cioè evitare di contrarre un tumore o una malattia, serve la prevenzione primaria: fare informazione sulla corretta alimentazione e sui sani stili di vita, evitare contatti con sostanze cancerogene, ridurre l’inquinamento e la pressione ambientale, ecc.

Questa è la vera prevenzione.

Un qualcosa che latita, a tutti i livelli.

Compreso il nostro Comune, nel quale non sentiamo alcun politico parlare di prevenzione primaria, né nella maggioranza, né nell’opposizione (consiliare ed extraconsiliare).

Chiudiamo questo articolo odierno con altre considerazioni.

Nella scienza medica sta ormai prendendo piede, sia pure faticosamente, il concetto di sovradiagnosi, un nuovo termine per indicare un eccesso generalizzato di screening per la prevenzione che ha portato a diagnosi di malattie che non saranno mai sintomatiche, né cause di morte precoce.

Riviste scientifiche e convegni di altissimo livello hanno evidenziato che un’assistenza sanitaria meno aggressiva potrebbe migliorare lo stato di salute della popolazione.

Nuove linee guida propongono pertanto un atteggiamento meno aggressivo nel management degli incidentalomi e su alcune lesioni neoplastiche ed insistono sulla necessità di definire nuove soglie diagnostiche e metodi di valutazione finalizzati a non intervenire immediatamente, ma di osservarne l’evoluzione.

Al fine di rendere più trasparenti i processi per definire i criteri diagnostici delle malattie, i National Institutes of Health negli Stati Uniti hanno poi proposto di escludere dai gruppi di lavoro i professionisti con rilevanti conflitti d’interesse.

“Conflitti d’interesse”.

Interessanti queste ultime tre parole…

Inoltre, i farmaci chemioterapici costano.

Tantissimo.

E pagano i Servizi Sanitari Nazionali.

Quindi, il cittadino.

Per ottenere quali risultati?

Lo studio scientifico più imponente mai realizzato al mondo, durato 14 anni su oltre 227.000 pazienti sui 22 tipi di tumori più diffusi e pubblicato nel dicembre del 2004 dalla rivista Clinical Oncology (col titolo “Contributo della chemioterapia citotossica alla sopravvivenza a 5 anni dei tumori in adulti”), non lascia spazio ad interpretazioni: la chemioterapia contribuisce alla sopravvivenza a 5 anni per un misero 2,3% di malati oncologici in Australia e un ancora più basso 2,1% negli Stati Uniti.

La prevenzione è un’altra cosa.

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