Sito Pubblico del Social Forum di Terracina

Sulla stampa locale, ai primi di luglio, abbiamo letto gli articoli giornalistici riguardanti la prima seduta del nuovo Consiglio comunale.

Ci ha colpito la seguente frase del Sindaco riportata in un articolo: «Non mi sfugge il tentativo strisciante di infiltrazione delle cosche malavitose» ma so che «oltre alle forze dell’ordine serve un popolo che rifiuta le scorciatoie».

A queste dichiarazioni, il Terracina Social Forum risponde «Presente!».

Però non può fare a meno di notare due cose.

1) Nel lontano 2010, in un convegno sulla legalità da noi organizzato, uno dei nostri componenti è stato letteralmente divorato dai rappresentanti delle associazioni Libera e Caponnetto (rispettivamente, Antonio Turri ed Elvio Di Cesare), i quali hanno dichiarato: «Non si deve parlare di INFILTRAZIONI. Si deve parlare di PRESENZE».

2) Una cosa sono le mafie, un’altra cosa sono la malavita o la criminalità organizzata. Sorprende che il Sindaco, avvocato, incappi in un errore del genere. Il legislatore, infatti, ha appositamente normato, nel codice penale, la fattispecie dell’associazione a delinquere DI STAMPO MAFIOSO, prevedendo pene più pesanti.

Tradotto in termini più semplici e più pratici, qual è la differenza tra mafie e criminalità organizzata?

Le mafie si basano sul vincolo di sangue, per cui riescono a controllare molto, molto meglio i territori rispetto alla criminalità comune, per quanto “organizzata” possa essere. Inoltre, col vincolo di sangue è più forte il fenomeno omertoso e molto meno probabile il tradimento e/o il pentitismo.

Tutto ciò il legislatore l’ha capito perfettamente, ecco perché ha introdotto un’apposita fattispecie di reato.

In una sola affermazione, pertanto, il Sindaco ha commesso i due classici errori degli amministratori pubblici riguardo alle mafie: la sottovalutazione del fenomeno (parlare di “infiltrazioni” anziché di “presenze”) e la NON conoscenza del fenomeno (accomunare in un unico calderone mafie e criminalità organizzata).

D’altronde, per conoscere il fenomeno bisogna approfondire.

Come?

Leggendo libri e documenti e partecipando a convegni e dibattiti organizzati dalle associazioni antimafia.

Abbiamo mai visto partecipare il Sindaco a convegni del genere, nonostante gli inviti ricevuti, in particolare dal presidio di Libera a Terracina?

No.

Però a quei convegni erano presenti gli esponenti locali delle nostre forze dell’ordine, dal Sindaco citate nel suo intervento nella seduta del Consiglio comunale del 5 luglio scorso.

Erano presenti le forze dell’ordine, erano presenti importanti magistrati, erano presenti giornalisti preparati e competenti, erano presenti le associazioni antimafia, era presente la società civile (rappresentata da numerosi cittadini terracinesi), ma il primo cittadino non c’era.

MAI.

D’altronde, gli effetti di tale “approccio” si sono visti all’indomani del 23 agosto 2012, quando è stato ucciso nella nostra città il boss camorrista Gaetano Marino.

Che cos’ha fatto, immediatamente dopo, la classe dirigente terracinese?

Nulla.

Neanche una misera manifestazione, del tipo, che so, di quella organizzata spontaneamente dopo l’assegnazione, nel 2015, della tanto agognata Bandiera Blu.

Dov’era la classe dirigente terracinese?

Senza considerare le polemiche, un anno dopo, nel 2013, quando parte della società civile ha cercato di ricordare, alla città, il brutale omicidio avvenuto sul lungomare: «Vogliono commemorare un camorrista», dissero persone vicine al partito del Sindaco.

I ragionamenti da “terracinesi” non vanno bene per la città.

Deve capirlo la classe dirigente locale e devono capirlo i terracinesi.

Esattamente come l’hanno già capito i non terracinesi residenti.

Terracina è una città (una città, non un paesino sperduto in una valle solitaria) di circa 45.000 abitanti.

È la terza città più popolosa della provincia.

È la sedicesima città più popolosa della regione.

Basta con il provincialismo.

Basta con i ragionamenti da “terracinesi”.

Basta!

La classe dirigente locale deve svegliarsi.

È ora.

 

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