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Dal sito Internet http://www.greenreport.it/news/aree-protette-e-biodiversita/glifosato-parlamento-ue-chiedono-sia-autorizzato-solo-7-anni-usi-professionali/

GLIFOSATO: IL PARLAMENTO UE CHIEDE CHE SIA AUTORIZZATO SOLO 7 ANNI E PER USI PROFESSIONALI

Con una risoluzione non vincolante approvata oggi con 374 voti in favore, 225 voti contrari e 102 astensioni, il Parlamento Europeo chiede alla Commissione UE di «procedere al rinnovo dell’autorizzazione sul mercato del glifosato solo per altri 7 anni, invece dei 15 originariamente proposti. Inoltre, la Commissione non dovrebbe approvare nessun uso del glifosato se non quello professionale». Questo, come si legge in una nota dell’Europarlamento «A causa delle preoccupazioni in merito al potenziale cancerogeno e alle proprietà d’interferenza endocrina del glifosato, impiegato in molte aziende agricole e nel giardinaggio».

Il glifosato è l’erbicida più utilizzato al mondo essendo presente in 750 formulati ed è il diserbante maggiormente collegato alle sementi geneticamente modificate (OGM) di mais, soia e cotone il cui DNA è stato manipolato da Monsanto per resistere a questo diserbante. In Italia negli ultimi anni l’ISPRA ha raccolto dati sulla presenza di oltre 175 pesticidi nelle acque, superficiali e sotterranee. Tra le sostanze che maggiormente hanno superato i limiti di legge ci sono il glifosato e l’AMPA (un metabolita del glifosato stesso).

Persone, piante e animali sono oggi esposte in tanti modi al glifosato e ai prodotti commerciali che lo contengono. Oltre che in agricoltura è ampiamente impiegato dagli enti pubblici per la pulizia dei margini stradali, delle massicciate ferroviarie e dei binari ed è presente anche in prodotti da giardinaggio e per l’hobbistica. Agricoltori, semplici passanti e altri operatori possono essere esposti a queste sostanze durante le applicazioni, anche in aree pubbliche (scuole e giardini) frequentate da bambini.

Gli eurodeputati chiedono anche «una valutazione indipendente e la pubblicazione di tutte le prove scientifiche che l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) ha utilizzato per valutare la sostanza».

La Commissione dovrebbe anche «rivalutare l’approvazione in attesa della presentazione all’Agenzia Europea per le Sostanze Chimiche (ECHA) di un fascicolo concernente la classificazione armonizzata del glifosato» e i deputati europei invitano la Commissione a «presentare un nuovo progetto di decisione che tenga maggiormente conto dell’utilizzo sostenibile degli erbicidi contenenti glifosato e a lanciare una revisione indipendente della tossicità e della classificazione del glifosato, sulla base non solo dei dati relativi alla sua cancerogenicità, ma anche sulle possibili proprietà di interferenza endocrina».

L’Agenzia Europea delle Sostanze Chimiche (ECHA), formalmente responsabile per la classificazione UE delle sostanze cancerogene, ha avviato nel frattempo una revisione della possibile cancerogenicità, mutagenicità delle cellule germinali e tossicità riproduttiva del glifosato, ma tale revisione non sarà completata prima della fine del 2017 mentre la decisione sul rinnovo dell’autorizzazione all’uso del glifosato nei 28 Paesi UE dovrà essere presa dalla Commissione entro la fine di giugno.

I deputati invitano la Commissione Europea e l’EFSA a «divulgare immediatamente tutte le prove scientifiche che hanno costituito il fondamento della classificazione positiva del glifosato e della proposta di rinnovo dell’autorizzazione, alla luce dell’interesse pubblico prevalente alla divulgazione».

Il documento approvato definisce «inaccettabile l’uso di glifosato in una pratica agricola conosciuta come “disseccamento” (green burndown), ossia l’uccisione della coltura stessa prima del raccolto, in modo da accelerarne la maturazione e facilitarne la raccolta. Detta pratica comporta, tra l’altro, una maggiore esposizione alimentare umana». Il glifosato «non dovrebbe essere approvato per uso in parchi, giardini e parchi giochi pubblici o nelle loro vicinanze».

Gli esperti nazionali del Comitato permanente per le piante, gli animali, gli alimenti e i mangimi (sezione fitosanitari) (PAFF) voteranno per approvare o respingere la proposta della Commissione a maggioranza qualificata il prossimo maggio. Se tale maggioranza non sarà raggiunta, il compito di decidere spetterà alla Commissione Europea.

È molto duro il giudizio delle 38 associazioni ambientaliste e dell’agricoltura biologica, che stanno portando avanti da mesi la campagna nazionale StopGlifosato: «Il voto che ha espresso oggi il Parlamento Europeo che ha dato il via libera all’autorizzazione per i prossimi 7 anni all’utilizzo del pericoloso pesticida esprime una grandissima ipocrisia e soprattutto ignora totalmente il principio di precauzione. Delle due l’una: o ci sono prove certe che il glifosato non ha conseguenze sulla salute e in questo caso perché non rinnovare di altri 15 anni l’autorizzazione al suo utilizzo come volevano le lobby dell’agricoltura chimica o, invece, i dubbi ci sono e allora è indispensabile rispettare il principio di precauzione e vietare del tutto l’erbicida, perlomeno fino a quando non sarà conclusa una valutazione scientifica indipendente sulla sostanza. Il rinnovo per 7 anni esprime solo una grande ipocrisia cercando di mettere d’accordo tutti e fregandosene delle possibili conseguenze sulla salute dei cittadini consumatori».

La portavoce del tavolo, Maria Grazia Mammuccini, sottolinea: «Anche se il Parlamento Europeo nella risoluzione approvata ha chiesto il divieto d’ uso dell’erbicida a base di glifosato in aree verdi, pubbliche e private – ha perso però una grande occasione per una svolta chiara verso un’agricoltura più pulita a tutela della salute dei cittadini e dell’ambiente. Non basta infatti un divieto nei parchi e nei giardini per evitare la contaminazione su larga scala di cibo, acqua, suolo e aria. Ci auguriamo che l’Italia mantenga ferme le posizioni espresse precedentemente dai ministri dell’Agricoltura, della Salute e dell’Ambiente, Martina, Lorenzin e Galletti e che ostacoli in tutti i modi il rinnovo dell’autorizzazione per il glifosato nei prossimi appuntamenti a livello europeo».

Le associazioni non hanno intenzione di dare per vinta una battaglia che si gioca sulla pelle dei cittadini e promettono di farsi sentire in tutte le forme possibili: «Abbiamo perso una battaglia ma non la guerra – conclude Mammuccini –. Continueremo a monitorare e a farci sentire in tutte le sedi, per ottenere il divieto d’uso di un probabile cancerogeno. La nostra voce rappresenta migliaia di cittadini che non hanno nessuna intenzione di essere, per l’ennesima volta, raggirati e manipolati in nome del profitto».

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