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Dal sito Internet http://www.lifegate.it/persone/stile-di-vita/rifiuti-zero-firenze-mamme-no-inceneritore

RIFIUTI ZERO, A FIRENZE LE MAMME NO INCENERITORE

di Gloria Schiavi

Le Mamme no inceneritore svolgono un’azione di protesta e informazione alla cittadinanza e si battono contro la realizzazione, nel comune di Sesto Fiorentino, di un impianto che dovrebbe bruciare rifiuti per produrre energia: un termovalorizzatore, o come lo chiamano tutti, un inceneritore.

L’opera, secondo le mamme, è contraria a ogni buona pratica di riciclo promossa da una società che abbia a cuore la salute dei cittadini oltre che le casse delle amministrazioni locali. La quantità di energia elettrica prodotta, inoltre, sarebbe poco rilevante.

“Non siamo visionarie, un’alternativa è possibile”

I termovalorizzatori, che il governo sta di fatto promuovendo attraverso il decreto Sblocca Italia, non sono l’unica soluzione. L’alternativa è favorire il riciclo e fare in modo che la raccolta differenziata raggiunga almeno la soglia di legge del 65% (prevista già per il 2012 ma toccata solo da alcune realtà virtuose): ridurre al minimo la porzione di rifiuti indifferenziati da bruciare o riversare in discarica e recuperare materiali preziosi da immettere nuovamente nel ciclo produttivo. Il movimento Zero waste punta addirittura ad azzerare i rifiuti. Questo si ottiene anche con una miglior progettazione industriale, che trovi soluzioni innovative per realizzare prodotti e imballaggi più sostenibili e meglio riciclabili.

Non solo si ridurrebbero così emissioni dannose, ma si garantirebbero alle casse pubbliche cospicui introiti derivanti dalla commercializzazione dei materiali ottenuti con la raccolta differenziata: per i cittadini, e soprattutto per le aziende, questo andrebbe poi a tradursi in una riduzione delle tasse sui rifiuti.

La buona notizia è che questo è possibile, e ci sono casi in cui i rifiuti indifferenziati possono arrivare a coprire anche un ridottissimo 15%. La cattiva notizia è che raramente questa situazione si verifica in presenza di un termovalorizzatore: affinché un impianto sia redditizio serve abbondanza di rifiuti da bruciare, che saranno inevitabilmente sottratti alla pratica virtuosa del riciclo. Questo è ancora più rischioso se l’intero ciclo dei rifiuti, dalla raccolta alla termovalorizzazione, è gestito dalla stessa società.

A che punto siamo

Se negli anni scorsi l’incremento della raccolta differenziata aveva dato alle mamme motivo di sperare che il nuovo impianto non sarebbe mai stato realizzato, la recente Conferenza Stato-Regioni ha cambiato le carte in tavola: negato il principio dell’autosufficienza regionale dello smaltimento dei rifiuti, è stata creata una rete di smaltimento a livello nazionale.

L’impianto di Firenze potrà quindi bruciare anche rifiuti provenienti da altre regioni, caricando sulle spalle della popolazione locale un fardello che non dipende né dalla loro volontà né dal loro controllo.

La diossina, le polveri e le nanoparticelle, sono prodotti indesiderati della combustione di rifiuti: intrappolati nei filtri, trasformati in cenere o rilasciati nell’atmosfera, devono essere gestiti accuratamente per evitare che si accumulino nell’ambiente circostante e nei tessuti delle persone che vi abitano. Per questo sono le mamme a combattere in prima fila: per proteggere la salute dei propri figli che, esposti per anni a queste emissioni dovranno convivere con le conseguenze.

I lavori di costruzione dell’impianto dovrebbero iniziare entro l’estate, dopo che l’ultima autorizzazione è pervenuta ad agosto 2015, a dieci anni dalla prima valutazione di impatto ambientale. La piana, densamente abitata, accoglie già numerose attività industriali e commerciali, ed è interessata da un intenso dibattito sull’allargamento dell’autostrada e dell’aeroporto di Firenze.

Le Mamme no Inceneritore aderiranno alla manifestazione “Basta Veleni” a Brescia il 10 aprile e hanno organizzato a loro volta una manifestazione a Firenze per il 14 maggio.

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