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TARIFFA PUNTUALE RIFIUTI: COS’È, COME FUNZIONA. INTERVISTA AD ATTILIO TORNAVACCA (ESPER)

di Giuseppe Iasparra

Quali sono i sistemi che permettono la misurazione e la conseguente tariffazione puntuale dei rifiuti prodotti?

Gli strumenti attraverso cui viene applicata la tariffazione puntuale in Europa, negli USA e in Australia sono diversi ed hanno subito nell’ultimo quinquennio una rapida evoluzione soprattutto grazie allo sviluppo delle tecnologie legate alla tracciabilità in genere che hanno fatto abbassare i costi rendendo possibile l’applicazione dei singoli Tag perfino sui sacchi a perdere. I sistemi di tariffazione puntuale vengono distinti in due metodi di applicazione: il primo si basa sull’identificazione dell’utenza, il secondo si basa invece sull’identificazione dei contenitori associati ad una singola utenza oppure, in subordine, condivisi da un gruppo di utenti. Tra i primi annoveriamo i sistemi cosiddetti a calotta volumetrica ad apporto volontario ed i sistemi di conferimento presso centri di raccolta presidiati oppure isole ecologiche fissi o mobili nei quali le utenze vengono identificate tramite tessere con transponder, badge magnetici o tessera sanitaria, etc. I modelli maggiormente diffusi sono invece quelli che rientrano nel secondo metodo e cioè quelli che identificano l’utenza attraverso la lettura di un Tag affisso sul contenitore o sul sacco. Questo metodo è particolarmente adatto ai sistemi porta a porta e va ulteriormente a rafforzare l’elemento della responsabilizzazione dell’utenza con l’associazione diretta tra singolo conferimento e utenza di provenienza del rifiuto.

La tipologia di rifiuto urbano che viene solitamente sottoposta a misurazione e tariffazione puntuale è la frazione indifferenziata ma all’estero viene spesso sottoposta a misurazione e tariffazione anche la frazione organica (umido e verde). In Belgio, per esempio, è stata introdotta una tariffazione differenziale (denominate infatti tariffe DIFTAR, geDIFferentieerd TARief) attraverso una modulazione dei costi anche per l’organico e per la frazione imballaggi (chiaramente notevolmente inferiori rispetto il costo applicato al rifiuto residuo) proprio per distribuire il disincentivo economico prevalentemente sul rifiuto residuo ma anche in parte minoritaria sulle altre frazioni recuperabili e riciclabili. Questa modulazione della tariffazione puntuale differenziale risulta molto interessante perché bisogna sempre rammentare che l’obiettivo perseguito a livello europeo non è solo un elevato livello di riciclaggio ma innanzitutto la prevenzione quale obiettivo prioritario. Tendere, ad esempio, a disincentivare la produzione di rifiuti organici significa favorire un minore spreco di prodotti alimentari così come un disincentivo verso la produzione di rifiuti da imballaggi significa minor spreco di risorse che sono serviti alla loro produzione, alla loro commercializzazione e poi al loro successivo riciclo. Vari studi mettono infatti in evidenza che la tariffazione puntuale determina un incentivo economico che ha effetti diretti anche nella determinazione dei flussi di rifiuti prodotti ed a sua volta influenza sia il modo con cui le amministrazioni locali si approcciano alla gestione dei rifiuti (ad esempio promuovendo e finanziando i centri del riuso, il compostaggio domestico, ecc.) sia l’industria che è incentivata alla progettazione di packaging (design) meno voluminoso o allo sviluppo di scelte di marketing orientate alla minore produzione di imballaggi a perdere.

Nel caso di grandi complessi residenziali, la misurazione avviene per singolo appartamento oppure ci sono realtà dove il calcolo dei rifiuti indifferenziati avviene per condominio?

Le tecnologie più recenti consentono di applicare il principio “chi inquina paga” non solo all’intero condominio con contenitori condivisi tra più utenze ma anche al singolo appartamento utilizzando per il conferimento sia sacchi che mastelli dotati di specifici transponder. ESPER ha infatti operato per introdurre anche in Italia sistema che consentissero di evitare di dover gestire contenitori condivisi da più utenze poiché tale sistema limita notevolmente il principio “chi inquina paga” in quanto non si garantisce più che ciascuna utenza paghi in base a quanto effettivamente prodotto.

Nel 2012 nel Comune di Trento, ad esempio, per l’applicazione della tariffazione puntuale nelle utenze condominiali con un numero di famiglie superiore a 5 è stata lasciata libera scelta all’assemblea condominiale di mantenere il conferimento alla singola famiglia o ripartirne la suddivisione, nei modi previsti dal regolamento comunale TARI, tra tutti i condòmini. Nel caso di assegnazione di contenitori condominiali tra tutte le famiglie la parte variabile sarà suddivisa tenendo conto degli stessi parametri che vengono utilizzati per la determinazione del calcolo della tariffa variabile per le singole utenze (numero di svuotamenti, volumetria, peso, etc.). Nel 2015 nel Comune di Olbia non è stata invece nemmeno prevista l’opzione della possibile scelta del bidone condominiale ed i risultati ottenuti (oltre il 70 % di raccolta differenziata fin dai primi mesi) hanno confermato la validità e l’apprezzamento degli utenti per tale scelta operativa.

Il calcolo della tariffa come viene effettuato? Oltre a una quota fissa, questa viene calcolata in base al numero di svuotamenti?

Generalmente si distingue tra una parte fissa e variabile. La prima serve a coprire quei costi che tendenzialmente non sono interessati dalle variazioni nelle produzioni di rifiuti: si tratta dei costi dei servizi svolti per la collettività in generale quali i servizi di spazzamento, pulizia degli spazi pubblici, gli ammortamenti, gli investimenti, i costi di gestione, etc. Generalmente è calcolata sulla superficie dell’immobile ponderata per il numero di componenti come ad esempio avviene a Parma e Trento. Può però anche essere calcolata in funzione del volume del contenitore prescelto come ad esempio avviene nel Consorzio Contarina per il contenitore del rifiuto vegetale che può essere richiesto per il ritiro domiciliare su domanda secondo differenti volumetrie disponibili.

In questo caso la tariffa è considerata come una tariffa-abbonamento sulla base di un servizio effettivamente reso indipendente dal numero dei componenti e della superfice dell’immobile. La parte fissa sarà calcolata come detto in base alla volumetria richiesta mentre la parte variabile viene calcolata distinguendo tra costi correlati ad un numero di sacchetti o svuotamenti minimi attribuiti ad ogni utenza in relazione al numero di componenti e costi correlati al numero di eventuali ulteriori sacchetti utilizzati o svuotamenti aggiuntivi rispetto a quelli minimi preassegnati. A Parma e Trento è calcolata conteggiando tutti gli svuotamenti eccedenti un numero minimo di svuotamenti già assegnati. Ad esempio, il numero minimo di svuotamenti previsti per una famiglia di Parma con due componenti per contenitori da 40 litri il numero minimo è di 18 svuotamenti mentre per contenitori da 120 litri il numero minimo di svuotamenti è di 6.

I controlli e le sanzioni sono fondamentali per la riuscita del sistema?

I controlli sono fondamentali per ogni sistema basato sull’introduzione di nuove regole di conferimento ma per l’ottimale successo della tariffazione puntuale le attività di controllo assumono un’ulteriore valenza ed un duplice metodo di applicazione: permangono i controlli sul campo effettuati eventualmente anche dai cosiddetti ecovolontari in ausilio alle forze locali di polizia ma si rafforzano notevolmente le segnalazioni di quelle utenze che conferiscono in maniera non ordinaria e che, grazie alla più semplice identificazione delle utenze che non conferiscono i propri rifiuti in modo regolare, possono essere indirizzati i controlli in modo più efficace e mirato.

Va infine evidenziato che sia in Italia che all’estero le esperienze di tariffazione puntuale che si basano unicamente sull’uso di calotte ad accesso controllato del residuo consentendo libero accesso ai contenitori stradali delle varie frazioni riciclabili, determinano spesso un drastico peggioramento della qualità delle frazioni merceologiche delle frazioni riciclabili a causa della evidente difficoltà di controllo della qualità delle frazioni differenziate conferite nei contenitori di prossimità o stradali ad uso collettivo.

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