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Dal sito Internet http://www.econewsweb.it/it/2016/03/15/allarme-oms-una-persona-su-quattro-muore-per-fattori-ambientali/#.VukU8ub327Q

ALLARME OMS: UNA PERSONA SU QUATTRO MUORE PER FATTORI AMBIENTALI

di Veronica Ulivieri

Ogni anno nel mondo, ogni quattro decessi uno è dovuto a fattori ambientali. Inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo, esposizioni a sostanze chimiche nocive, cambiamenti climatici, radiazioni ultraviolette e campi magnetici, metodi agricoli ad alto impatto ambientale sono tra le cause più comuni di 12,6 morti ogni anno e contribuiscono a causare più di 100 malattie e danni alla salute. Dati impressionanti, frutto di una nuova ricerca dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sui legami tra ambiente e salute a livello globale, dal titolo “Prevenire le malattie attraversi ambienti salubri: una valutazione globale dell’impatto delle malattie causate da rischi ambientali”.

A fare le spese di un ambiente ad alta concentrazione di contaminanti sono, oltre alle persone di mezza età, i più piccoli. “Ogni anno, le morti di 1,7 milioni di bambini con meno di 5 anni e di 4,9 milioni di adulti tra i 50 e i 75 anni potrebbero essere evitate attraverso una migliore gestione dell’ambiente”, dicono dall’OMS senza tanti giri di parole, passando la responsabilità a chi ha il compito di governare, regolare e controllare la qualità dell’ambiente in cui viviamo. “Le infezioni respiratorie delle vie inferiori (trachea, bronchi e polmoni, ndr) hanno un impatto soprattutto sui bambini sotto i cinque anni”, spiegano dall’OMS, “mentre le persone più anziane sono colpite soprattutto dagli Ncd”, sigla che sta per malattie non comunicabili, cioè non infettive o non trasmissibile, come problemi cardiovascolari, diabete mellito di tipo 2, tumori.

E proprio questo tipo di patologie sta giocando un ruolo crescente: se infatti il numero delle morti causate da fattori ambientali è rimasto inalterato dal 2002, a distanza di 10 anni (i dati del report sono del 2012) si osserva un significativo spostamento dalle malattie infettive o causate da parassiti e cattiva nutrizione, ai così detti Ncd. Se infatti le prime sono diminuite, grazie per esempio a “porzioni più alte della popolazione che hanno accesso ad acqua sicura e ai servizi sanitari, e a una percentuale più bassa di famiglie che utilizza combustibili solidi per cucinare”, le patologie non comunicabili sono all’origine dei due terzi delle morti legate a fattori ambientali.

Se si vanno ad analizzare nello specifico le principali cause di decesso per un ambiente poco salubre, ai primi posti troviamo infarto (2,5 milioni di morti all’anno), cardiopatia ischemica (2,3 milioni), avvenimenti non intenzionali come incidenti d’auto (1,7 milioni), tumori (1,7 milioni) e malattie respiratorie croniche (1,4 milioni).

Le aree più povere del mondo “portano il peso ambientale più grande per tutti i tipi di malattie e danni alla salute”, dicono dall’OMS. In particolare, i Paesi a basso e medio reddito nell’Asia sudorientale e nel Pacifico occidentale nel 2012, secondo l’OMS, hanno registrato da sole 7,3 milioni di morti, attribuibili soprattutto all’inquinamento dell’aria respirata all’interno e all’esterno. Tuttavia, “per certi Ncd, come certe malattie cardiovascolari e certi tipi di cancro l’impatto pro capite delle malattie può essere relativamente elevato anche nei Paesi a più alto reddito”.

La fotografia scattata dallo studio non certo è tranquillizzante, ma l’OMS fornisce anche indicazioni per migliorare il quadro. Da una parte raccomanda l’utilizzo di tecnologie e combustibili puliti per cucinare, riscaldarsi e produrre elettricità, in modo da ridurre l’inquinamento atmosferico. L’aumento dell’accesso all’acqua pulita e sicura renderebbe più facile promuovere pratiche elementari, come quella di lavarsi le mani, e porterebbe a un’ulteriore riduzione di malattie diarroiche. Ma anche le politiche legate alla pianificazione urbana e ai trasporti e alla costruzione di casa ad alta efficienza possono contribuire a un’aria più pulita e facilitare la diffusione di buone abitudini di vita, come l’attività fisica.

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