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Dal sito Internet http://www.greenews.info/rubriche/orange-fiber-il-tessuto-vitaminico-con-gli-scarti-delle-arance-siciliane-20160309/

ORANGE FIBER, IL TESSUTO VITAMINICO CON GLI SCARTI DELLE ARANCE SICILIANE

di Gian Basilio Nieddu

Far sfilare nelle passerelle della moda i vestiti vitaminici al gusto di arancia. Non è l’ultima delle tante trovate del fashion marketing, ma un progetto ad alto contenuto ambientale e sociale: recuperare una parte delle oltre 700.000 tonnellate degli scarti dell’industria agrumicola italiana e arrestare la fuga dei contadini dalle campagne siciliane. Un problema rilevante che due giovani donne siciliane, Adriana Santanocito ed Enrica Arena, rispettivamente 36 e 28 anni, vogliono risolvere con fantasia, determinazione ed impegno: produrre tessuti con gli scarti delle arance.

Non è una novità realizzare e costruire prodotti con i residui delle produzioni industriali, ma l’idea di Adriana ed Enrica è affascinante e ha conquistato gli investitori: privati ed istituzionali. C’è poesia nel loro progetto “Immagina tutti gli scarti di trasformazione agrumicola trasformati in un tessile sostenibile che funzioni come una crema cosmetica e vitaminica da indossare – hanno scalfito queste parole nel loro sito Internet –. Questo è il nostro sogno, e vogliamo realizzarlo a partire dalla nostra terra”. Ma per far decollare Orange Fiber è stata necessaria tanta ricerca scientifica come ci spiegano queste campionesse d’Italia: “L’idea è nata tra il 2011 e il 2012 grazie ad Adriana – racconta Enrica – che studiava design all’istituto Afol, in provincia di Milano, e aveva deciso di dedicare la tesi ai nuovi materiali sostenibili e funzionali. Ha studiato l’origine di tessuti e filati e le innovazioni, quindi ha deciso di ipotizzare un tessuto con gli agrumi”.

Intuizione originale, ma per concretizzarsi è stato necessario un tirocinio al Politecnico di Milano, su prezioso suggerimento della docente Afol Manuela Rubertelli, dove Adriana ha lavorato con la professoressa Elena Vismara, del Dipartimento di Chimica dei Materiali. In sostanza, ci vuole scienza per fare innovazione green, la passione non basta. Per far camminare il progetto è stato poi indispensabile il fattore umano, l’incontro con Enrica – esperta in marketing e comunicazione – per mettersi in gioco e in mostra alle competizioni dedicate alle start up. Dall’idea al piano di fattibilità, dal brevetto ai primi riconoscimenti. “A febbraio 2014 si è costituita Orange Fiber, con sede a Catania e in Trentino”, spiega Enrica. E poi, last but not least, i soldi: “due business angel, un avvocato e Trentino Sviluppo hanno finanziato il progetto”. Soldi siciliani e prestito per incubarsi nel polo Progetto Manifattura di Rovereto, poi prestigiosi riconoscimenti, come quello dell’Osservatorio permanente del Design dell’ADI con il Premio per l’Innovazione 2015, infine finaliste della XXIV edizione del Premio Compasso d’Oro 2016.

Ma la vera svolta arriva con il Globe Change Award promosso dalla H&M Conscious Foundation, organizzazione non profit del gigante svedese del fast fashion. Adriana ed Enrica conquistano un ottimo quarto posto, su 2.700 progetti presentati da 112 Paesi e vanno all’incasso di 150.000 euro. Ma le due socie ci tengono a sottolineare che “l’aspetto più importante è la consulenza, il sostegno alla progettualità, anche per capire la filiera di un brand di moda importante come H&M. Il nostro obiettivo è far entrare nelle collezioni delle case di moda il nostro tessuto”. La filosofia del riciclo nel cuore della grande industria, sfida non facile.

Orange Fiber ha anche una ricaduta sociale visto che una parte della produzione si svolge in Sicilia, terra affamata di lavoro, in “una azienda di spremitura dove si estrae la materia prima. Siamo insediate lì con nostre macchine e dipendenti, poi in Spagna viene filata la materia prima per avere un rocchetto di filo, infine rientra a Como per essere tessuta”. L’impatto positivo per la Sicilia non si ferma solo all’impianto di prima trasformazione, ma si allarga all’agricoltura. “La nostra idea si nutre dall’ambizione di fare qualcosa per la nostra terra, ci ha influenzato un amico comune: un agronomo che lavora sul campo e ci ha spiegato delle campagne siciliane abbandonate, le piante non curate e le arance non più raccolte”. Ora la moda salverà le campagne siciliane o le arance siciliane salveranno la moda?

 

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