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Dal sito Internet http://ecodallecitta.it/notizie/384988/diossina-nuovi-limiti-sulle-emissioni-per-lilva-di-taranto-botta-e-risposta-tra-azienda-e-peacelink-sullentrata-in-vigore

DIOSSINA. NUOVI LIMITI SULLE EMISSIONI PER L’ILVA DI TARANTO: BOTTA E RISPOSTA TRA AZIENDA E PEACELINK SULL’ENTRATA IN VIGORE

Dopo la pubblicazione del comunicato stampa dove Peacelink annunciava “dall’8 marzo nuovi limiti per le emissioni”, è arrivata la risposta dell’Ilva che in una nota scrive: In merito a quanto pubblicato da alcuni organi di stampa e alle dichiarazioni rilasciate da Alessandro Marescotti, Ilva precisa che il termine per l’attuazione del piano ambientale, comprensivo dei nuovi limiti per l’impianto di agglomerazione e sinterizzazione e, dunque, del camino E312, è stato rinviato al 30 giugno 2017 (art. 1, comma 7 del decreto legislativo 191/2015 convertito il 1° febbraio 2016).

Dunque, il nuovo limite di 0,15 nanogrammi di diossina per metro cubo previsto dalla nuova Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) non è entrato in vigore nella giornata di oggi. Ilva continua pertanto a operare nel pieno rispetto delle norme e prosegue il lavoro adeguamento ambientale e bonifica dello stabilimento di Taranto.

A stretto giro è arrivata la contro-risposta di Peacelink nella quale l’associazione sottolinea: Oggi scopriamo che l’ultimo decreto salva-Ilva (il nono) conterrebbe un’ulteriore proroga di 18 mesi rispetto per applicare un limite in deroga alla direttiva europea 2010/75/UE. Stiamo parlando di proroghe e deroghe sulle emissioni di diossina in un territorio contaminato da diossina e che attende di essere bonificato. Stiamo parlando di differire interventi per impianti posti sotto sequestro e per i quali comincerà un processo e che erano stati autorizzati a funzionare solo a condizione che rispettassero i tempi dell’AIA fissati nella prima legge salva-Ilva giudicata costituzionale dalla Consulta solo a condizione che venisse rispettato in modo stringente il cronoprogramma che fissava i seguenti termini di completamento dei lavori:

– 1 luglio 2014 per tutti gli interventi di messa a norma di tutti impianti produttivi posti sotto sequestro;

– 27 ottobre 2015 per la copertura del parco minerali.

Il 2016 doveva quindi essere l’anno decisivo il cui l’Ilva avrebbe dovuto rispettare pienamente gli standard europei e l’AIA fissata dalla Corte Costituzionale come “limite del Piave” oltre il quale non transigere.

E invece accade che il 2016 diventa un anno di attesa, utile a rimandare non solo la messa a norma degli impianti con maggiori criticità ma persino il rispetto dei limiti a tutela dell’ambiente e della salute. Questo secondo l’interpretazione che ne dà Ilva.

Ovviamente questa ci appare una forzatura e ci rivolgeremo all’Unione Europea perché ancora una volta constatiamo una discrepanza, e non da poco, fra ciò che prevede la normativa europea e quello che il governo intende fare in Italia.

È possibile leggere il comunicato completo di Peacelink al seguente indirizzo: http://www.peacelink.it/ecologia/a/42864.html.

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