Sito Pubblico del Social Forum di Terracina

Condividiamo integralmente le osservazioni formulate dal candidato consigliere Marco Senesi riguardo alla tratta ferroviaria Terracina-Priverno ed alla messa in sicurezza del Monte Cucca.

Ad integrazione di tali considerazioni, aggiungiamo che se il rischio idrogeologico rappresenta un pericolo per il transito dei treni, lo è altrettanto per il transito di ciclisti. Riteniamo quindi una follia, nelle condizioni attuali, oltre che rinunciare al ripristino della tratta ferroviaria, realizzarvi al suo posto una pista ciclabile, come proposto da qualcuno.

Il comunicato di Marco Senesi, ex presidente del WWF locale, è comunque la dimostrazione lampante dell’importanza del ruolo della società civile, dove per società civile intendiamo persone che quotidianamente e assiduamente si danno da fare concretamente, attraverso associazioni e/o comitati, per risolvere i problemi della collettività.

Per rimediare ai danni dei politici, infatti, non bastano (anzi, probabilmente sono funzionali al sistema) i civici indignati che sanno solo rifare Striscia la notizia scattando foto o realizzando filmati su buche nell’asfalto e/o marciapiedi rotti.

Ricordiamo, tra l’altro, che il Terracina Social Forum si richiama al movimento no global, un movimento che si scagliava e si scaglia contro i veri detentori del potere, cioè gli organismi sovranazionali – non certo la “casta” – e proprio per questo motivo ha pagato un durissimo prezzo in termini di sangue. Limitandoci solo a Genova 2001, un morto, tre persone in coma e centinaia e centinaia di feriti.

Quello sì che era un vero movimento. Adesso, invece, quest’ultimo termine è diventato piuttosto inflazionato e ci chiediamo che cosa possa avere di così rivoluzionario un movimento che alle proprie manifestazioni vede il sostegno degli esponenti delle forze dell’ordine, i quali non solo si tolgono i caschi d’ordinanza, ma votano in massa il movimento stesso alle elezioni (anche se, a onor del vero, ci ha abbastanza sorpreso la “campagna acquisti” di esponenti delle forze dell’ordine da parte di partiti “vecchia maniera” nell’attuale competizione elettorale terracinese, ma si sa che ormai alle elezioni comunali le città diventano maionesi impazzite).

Inoltre, il rifare Striscia la notizia, nel senso evidenziato più sopra, sta portando anche ad un impoverimento di contenuti degli articoli giornalistici locali, dato che ormai questi ultimi vengono redatti soprattutto “sbirciando” su Facebook, salvo poi tagliare i comunicati stampa del Terracina Social Forum quando vanno a toccare argomenti di livello nazionale, come se l’idea che debba passare sia quella per cui il mondo inizi a Badino e finisca a Porta Napoletana, quando in realtà non è assolutamente così.

Agire localmente e pensare globalmente.

Agire localmente, MA pensare globalmente.

E così il comunicato stampa di Marco Senesi, nel quale si parla di Monte Cucca insicuro e di rischio idrogeologico, ci ha dato il la per elaborare altre considerazioni.

Come ormai sta avvenendo abitualmente negli ultimi tempi, partiamo dal referendum sulle trivellazioni petrolifere previsto per il 17 aprile prossimo.

Sono infatti passati 20 giorni da quando abbiamo formulato due domande, in merito a tale referendum, a tutti i candidati sindaci; una settimana dopo abbiamo formulato una terza domanda, però le risposte risultano tuttora NON PERVENUTE.

A questo punto poniamo altre questioni, visto che il rischio idrogeologico citato da Marco Senesi sembra essere diventato di moda nei discorsi dei candidati alle elezioni comunali.

Le domande aggiuntive per i candidati sindaci, invitati nuovamente a rispondere alle precedenti domande sul referendum, sono le seguenti:

1) è loro intenzione, in caso di vittoria elettorale, elaborare un piano di emergenza per eventuali, malaugurati sversamenti di petrolio provocati da possibili incidenti a petroliere in transito nel mare al largo di Terracina?

2) È loro intenzione elaborare un piano cittadino di adattamento al cambiamento climatico?

3) Le continue autorizzazioni all’apertura di grandi attività commerciali, con contestuali realizzazioni di spianate di cemento che rendono più difficile il drenaggio delle acque in caso di eventi atmosferici estremi, come si sposano con l’attuale innamoramento elettorale nei confronti delle magiche paroline “rischio idrogeologico”? È loro intenzione proseguire con tali autorizzazioni e con l’ulteriore cementificazione del territorio?

Infine, sempre per agire localmente MA pensare globalmente, altre due parole sul referendum sulle trivellazioni petrolifere.

Queste ultime, è risaputo, sono nocive per l’ambiente e per la salute.

Tra l’altro, proprio recenti eventi avvenuti al di là delle mitiche “colonne d’Ercole” di Badino e Porta Napoletana, hanno dimostrato che c’è già stata la prima vittima italiana delle trivellazioni petrolifere.

Risponde al nome di Giulio Regeni.

Già, perché troviamo alquanto strano che un “regime” notoriamente conosciuto per far scomparire i propri oppositori, abbia deciso di lasciare il cadavere del giovane italiano sul ciglio di una strada trafficata, quindi col chiaro intento di farlo ritrovare, per di più il giorno in cui al Cairo si era recata una delegazione di industriali italiani accompagnati dal ministro dello Sviluppo Economico (il quale, non appena saputo del ritrovamento del cadavere, è immediatamente rientrato in patria). Un clamoroso autogoal.

Non c’entra nulla il fatto che l’ENI abbia trovato un consistente giacimento di gas nelle acque territoriali egiziane ed abbia ottenuto le autorizzazioni per il relativo sfruttamento?

Quindi, che interesse poteva avere il “regime” egiziano a far ritrovare il cadavere proprio il giorno in cui avrebbe dovuto concludere affari commerciali con gli italiani?

Chi è stato a rapire ed uccidere veramente Giulio Regeni?

Il “regime” saudita?

Il “regime” israeliano?

Il “regime” francese?

Qualche altro “regime” ancora?

L’unica cosa certa è che Giulio Regeni è la prima vittima italiana delle trivellazioni petrolifere, motivo di più per recarsi alle urne il 17 aprile e far diventare la politica energetica dell’attuale governo italiano un vero e proprio… buco nell’acqua.

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