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maternita

Nel Paese della madre lingua, della madre terra, dei figli di mamma, della “mamma ce n’è una sola”, del “son tutte belle le mamme del mondo”, degli “scarrafoni”, dei figli “so piezz’e core”, delle leopardiane“mamme matrigne”, dei gatti mammoni, delle mammole, delle mammane e dei mammasantissima, questa mostra tratta le DONNE e la loro maternità, la natalità appunto che, sia pure “deformata” dall’arte contemporanea, esalta la loro femminilità ed ha rappresentato, da sempre, tema centrale nella Storia dell’Arte.

Caterina Sforza che, sulle mura della Rocca di Forlì, sollevò la gonna e al nemico che minacciava di ucciderle i figli mostrò sfacciatamente il pube urlando: “Fatelo, se volete: impiccateli pure davanti a me, qui ho quanto basta per farne degli altri”, è un esempio forte, la “matrice” che dà la forma a tutto, anche ai concetti, nel portare l’arte, anche come combinazione tra tecnica, tecnologia e biologia, nella quotidianità di tutti i cittadini proponendosi come modello di coesistenza.

E se “materna” è la scuola al suo inizio, Alma Mater Studiorum è il nome dell’università più antica del mondo, la madre, in genere, rappresenta la relazione tra i sessi e, forse, l’unico momento in cui il periodo di vita passato nel grembo della donna, come scrisse Adrienne Rich, è “l’unica esperienza condivisa universalmente da uomini e donne”.

Ci districheremo tra madonne col bambino e mamme sfingi misteriose, con immagini da “mammamia” che ci portano alla mente lo spavento che toglie il respiro, ad altre che danno il senso delle cose attraverso la gestazione.

E la mamma nell’arte contemporanea è un crescendo rossiniano, birichino, laico, irriverente e senza confini della bellezza che diventa fascino, la fragilità che diventa potere e ci dà la dimensione di quanto è “istituzionale” il matrimonio che, infatti, è cosa molto diversa dal patrimonio.

In questa sede ci starebbe benissimo una delle tante madonne nere col bambino sbarcate a Lampedusa; quelle, però, sono mamme che non hanno ancora trovato i loro artisti.

La mostra ha la sua forza nella frase presente nel Don Giovanni di Mozart: “Non si picca se sia ricca, / se sia brutta, se sia bella / purché porti la gonnella”.

C’è dunque troppo, come quando si apre una matrioska, ma c’è anche troppo poco per raccontare la Storia dell’Arte che riguarda la donna nelle sue molteplici sfaccettature, attraversando tutti quei cambiamenti culturali che nel tempo hanno investito il ruolo della donna con nuovi significati, celebrativi o provocatori, mitici o demoniaci.

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