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GAS E PETROLIO AL CENTRO DELL’ACCORDO ITALO-FRANCESE SUI CONFINI MARITTIMI

di Piero Loi

Pubblicato su Sardiniapost.it 17 febbraio 2016

Altro che pesca, c’è lo sfruttamento di gas e petrolio nel Mar di Sardegna al centro dell’accordo italo-francese sottoscritto a Caen dal ministro degli Esteri Paolo Gentiloni e dall’omologo francese Laurent Fabius il 21 marzo 2015. Il testo del trattato (leggi il documento in italiano e in francese) non potrebbe essere più chiaro: “Se un giacimento di risorse naturali si estende su entrambi i lati della linea di delimitazione della piattaforma continentale e se le risorse situate su un lato di questa linea possono essere sfruttate da impianti situati sull’altro lato, le parti cercano di accordarsi sulle modalità di valorizzazione di tale giacimento nel modo più efficace possibile”.

Impossibile, dunque, non collegare l’accordo di Caen (non ratificato dal Parlamento italiano e pertanto non ancora in vigore) al permesso di ricerca per idrocarburi della società norvegese TGS Nopec sui 20.000 kmq compresi tra le Baleari e le coste nord-occidentali dell’isola. Anche perché a poche miglia di distanza dal lato nord dell’area perimetrata dai norvegesi corre il confine delle piattaforme continentali dei due Stati.

Il gas prima di tutto, ma non se ne parla. Insomma, il gas prima di tutto, solo che nessuno lo dice. Ad eccezione del sottosegretario agli Esteri Benedetto della Vedova, che il 12 febbraio risponde così all’interrogazione della deputata Silvia Benedetti (M5S): “L’accordo di Caen – spiega Della Vedova – non disciplina solo i confini marittimi, ma modifica altresì le modalità di sfruttamento di eventuali giacimenti di risorse del fondo marino o del suo sottosuolo, situati a cavallo della linea di confine”.

Ricerche anche a sud di Marsiglia, poi Parigi blocca tutto. In passato, la Francia ha pensato seriamente alla possibilità di sfruttare i giacimenti sottomarini del Mediterraneo occidentale. Fino al settembre del 2015 era attivo un permesso di ricerca per idrocarburi liquidi e gassosi a sud di Marsiglia, a poche miglia marine dalla linea di confine tra Italia e Francia. Il permesso di ricerca “Rhone-Maritime” è stato concesso dal governo francese alla TGS Nopec – la stessa società che oggi ha chiesto al Ministero dell’Ambiente il permesso di effettuare indagini sismiche nel Mar di Sardegna – nel 2002. Ed è curioso notare che, in quegli stessi anni, la società norvegese ha utilizzato le bombe ad aria compressa conosciute come air gun al largo delle coste sarde, proprio per individuare i giacimenti di idrocarburi. Anche nei pressi della linea di confine marittimo tra Italia e Francia.

I permessi di ricerca nel mar francese sono poi passati alla Noble e alla Melrose Mediterranean Limited, succursale della scozzese Melrose Resource e, infine, all’irlandese Petroceltic in seguito all’acquisto della Melrose nel 2012. In quello stesso anno, gli irlandesi hanno richiesto la proroga del permesso di ricerca, ma il governo ha definitivamente rigettato l’istanza nel settembre 2015 dopo tre anni di silenzio. E l’area a sud di Marsiglia è scomparsa dalle mappe francesi che aggiornano le autorizzazioni rilasciate alle società dell’oil&gas. “Poco male”, avranno pensato gli irlandesi, visto che un documento rivela lo scarso interesse della società per il permesso di ricerca francese.

In bilico tra passato e futuro. E la Petroceltic abbandona le Isole Tremiti. Quello della Petroceltic non è un nome nuovo in Italia: lo scorso dicembre, la società ha infatti ottenuto dal governo italiano un permesso di ricerca a largo delle Isole Tremiti. Ma di recente ha rinunciato alle indagini geofisiche nell’Adriatico, perché la quotazione del petrolio impone un ridimensionamento degli interventi. Insomma, da una parte c’è il crollo del prezzo del petrolio, dall’altra l’impegno della comunità internazionale a ridurre l’utilizzo dei combustibili fossili (salvo retromarce sempre in agguato), come emerso nell’ambito della conferenza sul clima Cop 21. In mezzo, invece, ci sono le coste di Sardegna e Corsica, terre senza gas, ma con un potenziale da fonti rinnovabili tale da poter avviarsi verso un futuro energetico sostenibile.

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