Sito Pubblico del Social Forum di Terracina

Dal sito Internet http://www.voltairenet.org/article190553.html

GIBUTI, LA PRIMA BASE NAVALE CINESE ALL’ESTERO

di Thierry Meyssan

Traduzione: Paola Grieco

Come annunciato circa un anno fa, i lavori per la costruzione di una base navale civile-militare cinese a Obock (Gibuti) sono cominciati. La conferma è arrivata il 25 febbraio 2016 dal portavoce del Ministero della Difesa cinese, il colonnello Wu Qia.

Il passato 25 febbraio 2014, i ministri della Difesa di Cina e di Gibuti, il generale Chang Wanquan e Darar Houffaneh, avevano firmato un accordo di partnership strategica che avrebbe appunto autorizzato la Marina Militare cinese a usare il porto già esistente.

Nel maggio del 2015, il presidente Ismail Omar Guelleh ha dichiarato che le negoziazioni per la costruzione di una base navale cinese nel suo Paese erano in corso. Il 21 gennaio 2016, il portavoce del ministro cinese degli Affari Esteri, Hong Lei, confermava che le trattative erano state chiuse dal presidente Xi nel corso del suo viaggio a Johannesburg per il summit del Forum della cooperazione cino-africana.

Nel contesto della base cinese a Gibuti e dello spiegamento di 10.000 uomini in Africa, la Repubblica Popolare costruirà una linea ferroviaria che collegherà Gibuti ad Addis-Abeba, per un montante pari a 3 miliardi di dollari.

Obock sarà la prima base navale a doppio uso, civile e militare, cinese all’estero dall’odissea dell’ammiraglio Zheng He, il “grande eunuco dalle tre gioie”, che nel XV secolo tentò di dare nuova vita alla “via della seta” attraverso una un collegamento marittimo proprio con Gibuti.

Ufficialmente, questa “struttura” navale sarà utilizzata nella lotta contro la pirateria somala ma avrà, soprattutto, lo scopo di garantire la sicurezza della “nuova via della seta” via mare.

Nel marzo e nell’aprile 2015, la Marina cinese aveva evacuato i rifugiati provenienti dallo Yemen. Si è trattato della prima operazione di questo tipo al di fuori della sfera d’influenza tradizionale di Pechino.

L’India osserva con inquietudine questo spiegamento militare cinese nei pressi dei suoi confini.

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