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Dal sito Internet http://disinformazione.it/antidepressivi_minori.htm

NUOVO STUDIO SCIENTIFICO: RISCHIO AGGRESSIVITÀ E SUICIDIO SE SI USANO ANTIDEPRESSIVI SUI MINORI

Comunicato stampa dell’associazione “Giùlemanidaibambini”

Tratto da www.giulemanidaibambini.org – 1 marzo 2016

British Medical Journal: il rischio di aggressioni e suicidi conseguenti all’uso di farmaci antidepressivi sui minori sarebbe molto più alto di quanto fino ad oggi ritenuto.

Negli USA, si stima che l’1,2% della popolazione under 18 assuma antidepressivi, come gli inibitori selettivi dei ricaptatori della serotonina (SSRI) e gli inibitori dei ricaptatori di serotonina e noradrenalina (SNRIs), che sono tra le molecole più diffuse per il trattamento della depressione, e vengono regolarmente prescritte anche in Italia, nonostante già in passato siano stati riportati casi di morte, suicidio e violenza fra coloro che assumono questi psicofarmaci. La Food and Drug Administration, l’ente sanitario di controllo USA, aveva già segnalato casi di suicidio legati all’uso di antidepressivi in giovani e adulti, ma il rischio è stato sempre sottostimato, in quanto gli studi precedenti erano mal costruiti e “mascheravano” i pericoli potenziali, omettendo anche diversi effetti avversi, come ad esempio la connessione tra suicidi e aggressioni e l’uso di questi farmaci: di fatto, fino ad oggi non si sapeva esattamente quanto fossero seri i pericoli relativi all’uso di antidepressivi in adulti e bambini.

Il team di ricercatori danesi dell’autorevole Nordic Cochrane Centre, a Copenaghen, ha ora deciso di analizzare studi clinici critici, report e trials per ottenere maggiori informazioni circa le evidenze di casi di morte e di violenza associati agli antidepressivi nella bibliografia scientifica. Il team si è procurato i report degli studi clinici per fluoxetina, paroxetina, sertalina e venlafaxina – molecole alla base dei più diffusi psicofarmaci – dalle Agenzie regolatorie britanniche ed europee, e ha sottoposto a revisione sistematica 68 report di studi clinici di 70 trials che coinvolgevano 18.526 pazienti, analizzando un totale di 64.381 pagine di clinical study reports, al fine comprendere meglio gli effetti dell’uso di queste molecole.

In base agli inequivoci risultati (1), nei bambini, il rischio di suicidio e aggressione risulta raddoppiato rispetto a quanto sostenuto fino ad oggi, e comparando i risultati degli studi clinici e i dati riportati dai pazienti stessi, si è dimostrato che morte e suicidi di persone che utilizzavano gli antidepressivi sono stati classificati in passato in modo errato: Eli Lilly ha registrato la gran parte dei casi di morte avvenuti, ma ha omesso di segnalare il 90% dei tentativi di suicidio, mentre un’altra casa farmaceutica non ha riportato quattro casi di morte direttamente legati all’uso di antidepressivi, e in generale oltre nel 50% dei casi, i tentati suicidi sono stati “degradati” a “fragilità emotiva” e “peggioramento della depressione”, quando non era così.

Gli autori descrivono i risultati precedenti come “ancora più irrealistici di quanto potevamo inizialmente supporre”, e suggeriscono – in esito ai risultati di quest’analisi – di “privilegiare per il trattamento della depressione, specie dei bambini, la psicoterapia e l’esercizio fisico ogni qual volta ciò sia possibile”.

Joanna Moncrieff, dell’University College di Londra, ha scritto in un editoriale del BMJ che accompagna lo studio che “le agenzie regolatorie e il pubblico devono poter accedere a dati più credibili, completi e comprensibili”, aggiungendo che i report degli gli studi clinici “sembrano sottostimare l’entità dei danni relativi all’uso dei farmaci”, chiedendosi inoltre quanti altri effetti collaterali o avversi non siano stati rilevati e esposti dalle multinazionali farmaceutiche, dal momento che non viene mai esplicitato quali dati non siano stati riportati e pubblicati negli studi clinici prodotti per ottenere l’autorizzazione al commercio degli psicofarmaci.

Le raccomandazioni dei ricercatori includono il “minimo uso di antidepressivi in bambini adolescenti e giovani adulti, in quanto pare che i danni derivanti sembrano tanto più seri quanto gravi, e i loro effetti sembrano superiori a quanto clinicamente rilevato”. Anche Medical News Today ha recentemente riportato uno studio sugli antidepressivi che li indicherebbe responsabili dell’aumento di rischio di disturbo bipolare e manie psicotiche. L’FDA ha raccomandato quindi il monitoraggio di tutti i pazienti che usano antidepressivi, con focus su peggioramento dei sintomi, insorgenza di atteggiamenti suicidi e inspiegabili sbalzi di umore.

“Come abbiamo sempre sostenuto – ha dichiarato Luca Poma, giornalista socio dell’Unione Medico-scientifica d’informazione e portavoce di Giù le Mani dai Bambini, il più rappresentativo comitato italiano indipendente per la farmacovigilanza pediatrica (www.giulemanidaibambini.org) – il rapporto rischi-benefici di questi farmaci è negativo: l’unico modo efficace per risolvere questo genere di disagi, sempre più diffusi nella stressante società odierna, è indagarne le cause profonde, mentre invece si preferisce continuare a somministrare ‘camicie di forza chimiche’ che non curano nulla e tengono solo sotto controllo i sintomi, a prezzo della salute dei nostri bambini e ragazzi. Stupisce poi che nessuno in Italia abbia rilanciato questo importante warning: non l’Agenzia Italiana del Farmaco, non l’Istituto Superiore di Sanità, non l’Istituto Mario Negri né il SIMPIA, che pure come associazione di neuropsichiatri infantili dovrebbe avere a cuore il benessere dei minori. Tutti si riempiono la bocca di parole nei vari congressi – conclude Poma – ma poi quando c’è da prendere posizione con chiarezza contro le falsità delle multinazionali farmaceutiche produttrici… chi ne ha il coraggio? Ci appelliamo quindi alla sensibilità del ministro della Salute On. Beatrice Lorenzin affinché tutti i medici italiani siano informati immediatamente circa i pericoli insiti nell’uso di questi farmaci su bambini e adolescenti”.

NOTE

(1)   lo studio è pubblicato sul BMJ a questa URL: http://www.bmj.com/content/352/bmj.i65.

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