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Dal sito Internet http://www.econewsweb.it/it/2016/02/29/piccoli-musei-italia/#.VtVI0-b327Q

ALLA SCOPERTA DEI PICCOLI MUSEI, TESORO D’ITALIA

di Letizia Palmisano

Un’intervista realizzata a più mani e più voci alla scoperta dell’Associazione Nazionale dei Piccoli musei: dalle parole del suo presidente, Giancarlo Dall’Ara, e quelle di altri attivisti alla scoperta di luoghi custodi delle tradizioni e della biodiversità del Belpaese.

Come potremmo definire un “piccolo museo”? Come e perché nasce l’associazione?

[G. D’A.] Nel nostro Paese oltre il 95% dei musei è di piccola se non piccolissima dimensione: partendo da questo dato è paradossale riscontrare che in Italia le norme sui musei (nazionali e regionali) sono pensate per i grandi musei. Per i piccoli musei non esistono norme, ma tutt’al più deroghe.

La nostra associazione, l’unica nata per difendere e valorizzare i musei di piccola dimensione, sostiene che un piccolo museo non è solo un mix di “spazi, visitatori, addetti, e risorse” limitati o contenuti, ma è il frutto di una particolare modalità di gestione che offre esperienze originali, in un contesto accogliente e che manifesta un forte legame con il territorio e la comunità locale. Tutte queste sono le specificità di un piccolo museo, i suoi limiti e i suoi vantaggi rispetto alle grandi strutture.

In altre parole un piccolo museo non è una versione rimpicciolita di uno grande, ma rappresenta un modo diverso di intendere tale realtà: più radicato nel territorio, con un forte legame con la comunità locale, più accogliente, più relazionale. In sostanza la piccola dimensione è anche una questione di atmosfera.

Potrebbe darci un esempio di cosa fa l’associazione?

[G. D’A.] Mentre chiediamo norme ad hoc per i piccoli musei, ci impegniamo a dare sostanza ad una cultura gestionale per tali entità che permetta loro di non imitare i grandi musei, rischiando così di soccombere per le diseconomicità, ma di trovare modalità, profili professionali e proposte specifiche.

Per questo organizziamo convegni nazionali (il settimo si terrà a Monselice il 29 e 30 aprile prossimi) nei quali le buone prassi possano essere condivise e diventare teoria.

Molti sono i musei custodi della biodiversità, come quelli nelle riserve naturali che aiutano a scoprire e vivere i territori in armonia coi luoghi. Esistono però anche altre tipologie di musei intrinsecamente legati col territorio e la “riscoperta” della terra alcuni di questi sono anche molto particolari…

[G. D’A.] Un esempio sono sicuramente i musei di Mamoiada….

[prende la “parola” Mario Paffi, Musei di Mamoiada, Nuoro] I legami tra natura e territorio sono il filo conduttore dei piccoli musei del sistema museale di Mamoiada, un piccolo paese dell’entroterra sardo. I musei di Mamoiada sono chiaramente musei identitari e il forte legame con il territorio rende questa tipologia museale uno strumento imprescindibile per lo sviluppo del turismo culturale locale. Tra le attività economiche maggiormente in grado di mobilitare e creare sinergie tra le principali risorse del territorio – cultura, storia, natura e imprenditoria – vi è il turismo culturale. Nel Museo delle Maschere Mediterranee si raccontano e approfondiscono le maschere tradizionali note in tutto il mondo: i Mamuthones e gli Issohadores. Si può così scoprire che queste maschere lignee zoomorfe e grottesche sono realizzate con materiali naturali (pelli di pecora e di montone) e con campanacci ed in generale dispositivi atti a provocare un suono frastornante. A queste maschere, proprie delle comunità dei pastori e dei contadini, si riconosceva il potere di influire sulle sorti dell’annata agraria; per questo, malgrado l’aspetto impressionante, la loro visita era attesa e gradita e occasione per farsele amiche attraverso l’offerta di cibo e bevande. A questo si affianca il MATer, Museo dell’Archeologia e del Territorio che racconta di Mamoiada, della sua comunità e del rapporto che essa ha costruito fin dalla più lontana preistoria con il proprio ambiente di vita. La comunità, infatti, interagendo creativamente nel corso dei secoli con il suo territorio, non solo lo ha plasmato, attribuendogli significati propri, ma ha costruito la sua stessa identità e cultura. Il MATer è un museo tematico e territoriale e al contempo un luogo attivo di sperimentazione artistica. Il terzo è il Museo della Cultura e del lavoro.

Una bellissima storia e luogo da visitare. Ci piacerebbe che ce ne raccontaste un’altra. Un esempio particolare di museo “custode” della biodiversità?

[G. D’A.] Assolutamente sì. Passerei la parola all’Officina delle Erbe di Carpasio che racconterà il Museo della Lavanda che può essere sicuramente un valido esempio.

[Emanuele, Officina delle Erbe] In verità noi non siamo “custodi” delle diverse varietà di lavande, ma siamo i “depositari “ della storia e delle storie che questa magnifica pianta ha da raccontare sulle genti e su usi e costumi di queste valli. All’interno del Museo della Lavanda infatti, gli alambicchi, i “sansè”, le “sére” raccontano un passato, non troppo lontano, in cui la lavanda era la base dell’economia della provincia di Imperia. Carpasio godeva di un’altitudine e di una temperatura ideali per la fioritura del pregiato fiore, per cui il suo sviluppo fu cosa semplice e naturale. A testimonianza di ciò, documenti e foto ci suggeriscono stili di vita passata e gli aneddoti che ci sono stati narrati dai carpasini stessi rendono la storia di Carpasio e della Lavanda indissolubile. Orgoglio di tutta la provincia di Imperia, il Museo della Lavanda di Carpasio, a tutt’oggi, è il primo ed unico in Italia. Nella stagione primaverile, il Museo della Lavanda offre un’ampia scelta di laboratori didattici, dove il filo conduttore è sempre la “Naturalità” e l’“Ecosostenibilità”.

Dalla riscoperta dei parchi alla valorizzazione degli elementi naturali dei nostri territori, piccoli musei, un’altra Italia da scoprire…

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