Sito Pubblico del Social Forum di Terracina

Dal sito Internet http://www.ilcambiamento.it/territorio/ippoasi_fattoria_della_pace.html

IPPOASI, FATTORIA DELLA PACE

di Marìca Spagnesi

L’associazione di volontariato “Fattoria della Pace Ippoasi” sorge nel cuore verde del Parco di San Rossore a San Piero a Grado (PI) ed ospita animali salvati da varie associazioni animaliste da morte certa. La fattoria non è solo un rifugio per animali domestici, ma soprattutto un polo per l’educazione ambientale e l’agricoltura sociale. Gli animali, sottratti da situazioni di profonda sofferenza, approdano in questo luogo dove ritrovano la propria natura e dignità, liberi di muoversi nei tre ettari a disposizione senza impedimenti e godendo della compagnia l’uno dell’altro. Christian Luciani, socio fondatore, e Silvia Sacilotto, volontaria, ci parlano di questo splendido progetto.

Quando è stata fondata la fattoria della pace e con quali intenti?

La Fattoria della Pace Ippoasi Onlus è stata fondata nel 2010, a seguito della chiusura di un centro ippico in cui lavoravano i due fondatori, con lo scopo di testimoniare e divulgare una filosofia di vita di profondo rispetto verso tutti i viventi. Partendo proprio dai cavalli!

Perché questo nome?

Ippoasi era già il nome del centro ippico chiuso dai due fondatori. Il nome “Fattoria della Pace” aggiunto poi è stato dato in quanto, per raggiungere gli obiettivi di cui si è parlato sopra, cerchiamo di partire con il mettere in discussione l’approccio con gli altri animali (non dimentichiamo che l’uomo è anche lui un animale) che la società odierna vede esclusivamente come un rapporto di sfruttamento verso il soggetto considerato più debole. In questo senso la fattoria della pace vuole essere un luogo che sovverte tale rapporto, ospitando animali definiti nella società di oggi “da reddito”, ma che in realtà non dovrebbero avere alcuna etichetta. Essi sono animali e basta e qui ritrovano la possibilità di esserlo, potendo così vivere dei rapporti paritari: è una fattoria atipica, un vero e proprio Santuario di Animali Liberi, dove nessuno viene sfruttato, ma si cerca di mettere in atto un clima di pace appunto!

Quali sono state e sono le difficoltà maggiori?

Sicuramente quando tale progetto è iniziato, dalla nostra avevamo esclusivamente una grande esperienza pratica di gestione dei cavalli, e ci siamo visti a dover imparare da zero la gestione naturale di altri animali, quali mucche e maiali. È stato grazie alla collaborazione con un’altra realtà simile, Vitadacani di Milano, che abbiamo avuto modo di avere qualche consiglio, però sicuramente eravamo, assieme a loro e pochissimi altri, tra i primi Santuari in Italia a disegnare una strada tutta nuova da percorrere, pertanto molte difficoltà derivavano anche da questo importante aspetto: non c’erano molte altre realtà da cui trarre qualche insegnamento, almeno in territorio italiano. Non dimentichiamo, inoltre, le grandi difficoltà economiche per far partire un progetto da zero (e infatti i fondatori investirono tutti i loro risparmi). Sicuramente tali difficoltà economiche sono presenti anche ora in quanto mantenere e gestire al meglio una realtà come questa è molto costoso. Attualmente abbiamo una spesa media mensile che si aggira attorno ai 5.000 euro e quindi, oltre al grande lavoro di gestione quotidiana del Santuario, dobbiamo far fronte a un grande impegno nel cercare di reperire tali fondi.

Al momento quanti e quali animali ci sono nella fattoria? E quanto spazio hanno a disposizione?

Ippoasi oggi ospita con una gestione naturale degli spazi circa 80 animali in un terreno di circa tre ettari e mezzo. Ospitiamo mucche, cavalli, capre, pecore, asini, maiali, cani, galline e anatre.

Cosa si intende per gestione naturale?

Significa intervenire sull’ambiente per far sì che gli abitanti trovino in esso tutto ciò di cui hanno bisogno, senza che essi sviluppino una dipendenza relazionale dall’animale umano.

Perché non acquistare un animale anche se questo significa liberarlo?

Acquistare un animale significa innanzitutto accettare che sia un oggetto con un valore di mercato. Significa entrare nel meccanismo economico per cui quanto più un “prodotto” è richiesto, tanto più il produttore lo “produrrà”. Tutto questo significa quindi che l’acquisto di un individuo di qualsiasi specie va nella maggior parte dei casi a finanziare la nascita di un altro simile, ovviamente ingabbiato e schiavizzato e porterà, a lungo termine, ad un incremento nella produzione di cosiddetti “animali da reddito”. Se si vuole salvare un animale perché sensibili alla questione, ci sono tante altre strade. Ne abbiamo parlato anche nel sito della Rete dei Santuari di Animali liberi: www.animaliliberi.org. E poi sarebbe davvero ingiusto che qualcuno venga salvato dietro riscatto, mentre chi potrebbe tranquillamente essere libero senza soldi, poi venga condotto comunque verso il macello.

Da dove arrivano gli animali ospiti della vostra fattoria?

La maggior parte di essi proviene da situazioni di estrema sofferenza e schiavitù. Allevamenti intensivi, piccoli allevamenti, ippodromi o altri luoghi in cui essi venivano considerati nulla più che oggetti. Ognuno ha una storia da raccontare! Alcuni sono stati liberati a seguito di sequestri dell’ASL, altri erano destinati alla macellazione in quanto scarti di allevamento (a causa ad esempio di alcune problematiche di salute), o in quanto “non più utilizzabili” (vedi i cavalli a fine “carriera”) altri ancora sono stati ritrovati a vagare per strada, alcuni sono stati liberati in seguito a uno scambio lavorativo o in seguito alla chiusura di tali luoghi…

C’è qualche ospite con una storia particolare che potresti raccontarci?

Potrei parlarti di Cara, l’ultima maialona arrivata… detenuta in una voliera allo zoo di Cavriglia (AR) per circa 10 anni, dalla sua nascita in poi… in perenne solitudine e senza grandi stimoli ambientali. Passava il 95% delle giornate sdraiata, in completa apatia (se fosse stata un animale umano avremmo senza ombra di dubbio parlato di depressione). Tale vita l’ha condotta a sviluppare presto un’artrite alle zampe, oltre che una discreta obesità. Arrivata a Ippoasi abbiamo fatto un grande lavoro di recupero psicofisico, cercando di stimolarla per piccoli passi nell’interazione con gli altri animali ospiti e ovviamente cercando di stimolare in lei una vita quanto più dinamica possibile. Oggi possiamo dire che Cara, a distanza di un anno, ha recuperato una forma fisica ed emotiva davvero ottima. Sta sviluppando sempre più fiducia in se stessa e nell’ambiente in cui vive, mangia assieme agli altri maiali senza averne troppa paura e si muove molto (ed è notevolmente dimagrita!).

Che cosa significa esattamente liberare un animale?

Per noi liberare un animale di qualsiasi specie significa non solo salvarlo da una situazione di schiavitù, ma è anche ridargli una possibilità di avere una vita dignitosa: gli altri animali e le loro esigenze non devono essere umanizzati. Salvare un animale da morte certa per poi tenerlo chiuso in una stalla, senza compagnia, o comunque senza permettergli di soddisfare le più basilari esigenze specie-specifiche non è liberare. Ma anche trattarlo come un “pet” non è a nostro avviso liberarlo, ma semplicemente cambiargli l’etichetta, da “animale da reddito” a “animale da compagnia”. Nessun essere vivente dovrebbe esistere per soddisfare le esigenze di qualcun altro, siano esse alimentari o relazionali. Via quindi tutte le etichette, per arrivare così alla più pura considerazione dell’animale in quanto essere senziente. La massima espressione è ovviamente la natura selvatica. Noi dobbiamo prendere esempio e far avvicinare ogni animale liberato il più possibile a quel tipo di vita. Senza dubbio una grande sfida. Gli animali ospiti sono animali cosiddetti da reddito.

Non si tratta quindi di animali “da compagnia”. Ci puoi spiegare la differenza e il perché di questa scelta?

Nella società in cui viviamo oggi agli uomini piace credere di poter disporre di tutto ciò che hanno attorno. Ecco che si è iniziato da tempo a mettere fili spinati, recinzioni, atti di proprietà sugli oggetti e anche sui viventi (anzi, prima forse proprio sui viventi). Gli individui di cui si serve l’uomo odierno sono stati arbitrariamente categorizzati con due etichette: “da reddito” o “da affezione” (o “da compagnia”). La differenza tra queste due categorie riguarda esclusivamente l’utilizzo che ne viene fatto: i primi servono per produrre beni materiali (carne, latte, uova, materie prime come lana), i secondi servono per produrre beni immateriali (per soddisfare bisogni affettivi). Ma questo è ciò che l’uomo ha deciso senza chiedere l’opinione dei diretti interessati. La nostra posizione è estremamente chiara: gli animali non umani, ma anche quelli umani, non devono avere alcuna etichetta, né da reddito, né da compagnia. Sono animali e basta, titolari di diritti e di una loro specifica individualità che va tutelata. Ippoasi opera all’interno di questa società, e anche se siamo contrari a tutte queste etichette, purtroppo dobbiamo sottostare ad alcune regole. Quindi non è per nostra scelta che gli animali che ospitiamo sono etichettati “da reddito” e devono mantenere i cartellini alle orecchie. Se potessimo scegliere non esiteremmo un istante a togliere loro quei numeri, simbolo di un passato di sfruttamento. Stiamo lavorando molto per cercare di ottenere un riconoscimento giuridico da parte dello Stato italiano, ed essere categorizzati come “Santuari di Animali Liberi” e non più come “allevamenti”, e quindi per richiedere che vengano create delle leggi che possano in qualche modo regolamentare le nostre attività al meglio.

Considerato che molti animali hanno storie molto difficili, avete problemi per il reinserimento in una vita naturale alla quale non sono abituati?

Sicuramente per qualsiasi individuo nato e cresciuto in schiavitù è difficile nel primo periodo riabituarsi alla libertà. Vi sono nel mondo suoni, condizioni climatiche, cui non si è abituati, situazioni mai vissute che possono metterti in difficoltà… ma notiamo che, quando si tratta di abituarsi a ciò che è la propria vita naturale i progressi ci sono sempre e sono costanti. Luna e Terra, mucche salvate dopo 13 anni di detenzione legate a catena in una stalla chiusa; Cara, salvata dopo 10 anni di reclusione in una voliera, ma anche tutti i cavalli, liberati dalla scuderizzazione, ce lo hanno dimostrato: le difficoltà sono solo iniziali e temporanee. La vita libera e la compagnia di propri cospecifici aiuta sempre tutti a ritrovare un personale equilibrio verso la ricerca della libertà.

Come si vive praticamente a Ippoasi? Gli animali sono completamente liberi, vivono tutti insieme o in recinti separati?

A Ippoasi ogni ospite trova uno spazio di vita in linea con le proprie esigenze specie- specifiche. Cerchiamo di strutturare l’ambiente in modo tale che tutti ritrovino in esso ciò di cui hanno bisogno e quindi si emancipino dal rapporto di dipendenza fisica ed emotiva con l’umano. Tutto è studiato al minimo dettaglio ed è nostra premura far notare questi accorgimenti durante le numerose visite guidate. Tutti gli animali vivono liberi, senza recinzioni (tranne l’unica esterna), trovando nell’ambiente e nella relazione con gli altri ospiti tutto ciò di cui hanno bisogno per vivere soddisfacendo le proprie esigenze specie-specifiche. E sta qui il segreto di tutto: se un animale ospite di Ippoasi vuole entrare in contatto con gli animali umani che sono presenti nel recinto lo può fare, ma saremo sicuri che tale rapporto non ha altro fine se non la relazione spontanea (non entriamo mai infatti con il cibo, canale preferenziale per falsificare ogni rapporto). Per motivi di salute due cavalli vivono separati dal gruppo: sono infatti allergici alle polveri e muffe contenute nel fieno e hanno quindi bisogno di seguire una dieta apposita, senza entrare in contatto con il fieno “classico”, normalmente a disposizione 24 ore al giorno agli altri animali. Ma è l’unica eccezione presente al Santuario. Tutti gli altri vivono assieme: mucche, maiali, capre, galline, pecore, cani, cavalli, anatre… sviluppano amicizie, “amori”, simpatie ed antipatie reciproche… e noi facciamo lo stesso!

Ricevete sovvenzioni pubbliche? Se no, come vi sostenete?

Non esistono sovvenzioni pubbliche per i Santuari e Ippoasi si sostiene solamente grazie alle donazioni di privati che possono prendere la forma di adozioni a distanza, 5 per1000, libere donazioni… Organizziamo molti eventi al rifugio di raccolta fondi e partecipiamo a molti eventi in tutta Italia per far conoscere la nostra realtà portando il nostro banchetto informativo. Tutto questo, unito a un grande lavoro di raccolta fondi permettono la sopravvivenza del Santuario e di tutti i suoi abitanti. Invitiamo tutti e tutte a restare in contatto con noi attraverso il nostro sito www.ippoasi.org la newsletter o Facebook per conoscere in quali modi poterci aiutare o per conoscere quali sono i prossimi eventi di raccolta fondi previsti! Ogni donazione è fondamentale per portare avanti questo sogno e la vita di tutti gli ospiti.

Le persone che lavorano al centro sono tutte volontarie?

Sì, siamo tutti volontari. Ippoasi accoglie sia volontari locali che dedicano al progetto il loro tempo libero, sia volontari esterni che decidono di trascorrere un periodo totalmente immersi in tale realtà. Possiamo infatti ospitare qualche volontario che viene da lontano e, in cambio di vitto ed alloggio, lei o lui ci aiuta con i lavori di gestione quotidiana, o con ciò di cui ha bisogno l’associazione. Arrivano volontari non solo da tutta Italia, ma anche da tutto il mondo: Spagna, Brasile, Belgio, Germania, giusto per fare qualche esempio! Aderiamo anche al programma Wwoof, altro importantissimo canale che ci permette di entrare in contatto con persone che vogliono aiutarci.

Qual è l’obiettivo delle visite guidate presso la fattoria?

La conoscenza abbatte sempre i muri della diffidenza e genera il rispetto reciproco. Durante le visite guidate intendiamo perseguire due obiettivi. Innanzitutto permettere ai visitatori di entrare in relazione con gli ospiti di Ippoasi, ambasciatori della propria specie, al fine di maturare una loro conoscenza profonda ed empatica. Presentiamo gli abitanti del Santuario non per quello per cui comunemente vengono utilizzati, ma in quanto individui dotati di un sentire proprio, di una propria coscienza ed individualità. Cerchiamo di favorire un contatto con tutti gli animali ospiti che possa stimolare nei visitatori l’empatia, ovvero la capacità di “mettersi nei panni degli altri”. Riteniamo che questo sia un aspetto fondamentale per promuovere un profondo rispetto reciproco, sia nei confronti degli animali umani, sia nei confronti di tutti gli altri animali. Scendendo sul piano emotivo si riesce a tenere lontani i condizionamenti di questa società malata e far passare messaggi nonviolenti fondamentali per un vero cambiamento. Ma non sempre è facile abbattere queste barriere. È importante far conoscere le esigenze specie-specifiche di ognuno di loro e informare circa come queste vengano negate nei comuni luoghi di sfruttamento. Pensiamo che se è vero che ognuno di noi può compiere delle libere scelte, è anche vero che per essere veramente definita in modo tale, una scelta debba essere presa dopo aver raccolto tutte le informazioni sul caso. E Ippoasi vuole cercare di sopperire alla mancanza di informazioni che comunemente aleggia attorno alla questione dello sfruttamento animale. Qui risiede il secondo obiettivo di tali visite. Si ritiene che le mucche facciano il latte 365 giorni all’anno e che l’uomo abbia il compito di mungerle… ma ci si dimentica che una mucca, in quanto mammifero, fa il latte solo a seguito di un parto, e tale alimento è destinato a suo figlio, che spesso viene separato dalla madre fin da subito e gli viene impedito di bere il suo latte. In ogni visita a Ippoasi si raggiunge sempre un importante obiettivo, portando ogni visitatore a non poter più dire: “ma io non lo sapevo!”. Se vogliamo davvero cambiare il mondo dobbiamo andare alle radici dei problemi e riteniamo che la questione dello sfruttamento animale sia davvero alla base della violenza che permea questa società. E ognuno è chiamato a fare la sua importante parte, cambiando per primo il suo stile di vita: il veganismo è una strada importante da intraprendere.

Fate parte di una rete di santuari di animali liberi in Italia o all’estero?

Ippoasi ha fondato, assieme a VitaDaCani ed altre poche realtà, la Rete dei Santuari di Animali Liberi in Italia. Ad oggi sono otto i santuari nel nostro territorio. È nostro desiderio mettere in rete tutti i santuari italiani, al fine di poter lavorare assieme per promuovere un cambiamento nella società, nelle leggi che ci regolamentano, per trovare strategie comuni. Abbiamo già avanzato molti lavori: dalla stesura della carta dei valori, alla gestione di varie emergenze (alcune richieste provenienti anche da ASL e Ministeri) all’importante richiesta inviata ai Ministeri per il riconoscimento giuridico dei Santuari di Animali Liberi. Ad oggi infatti per la legge noi siamo etichettati come “allevamenti”, non esistendo altra forma giuridica idonea a regolamentare le realtà che ospitano animali cosiddetti “da reddito”. Ovviamente questa forma giuridica non ci calza affatto a pennello e la grande rivoluzione che vorremmo fare è appunto quella del riconoscimento giuridico dei Santuari: luoghi che ospitano animali privi di etichetta “da reddito”, “da affezione”, “da coccole”, che vivranno con dignità fino alla fine naturale dei loro giorni senza essere sfruttati in alcun modo.

Chi sono le persone che vengono a farvi visita?

Chiunque può visitare Ippoasi e gli animali che ospita! Facciamo regolarmente visite con famiglie, piccoli e grandi gruppi, scuole di ogni ordine e grado, centri per persone con disabilità, centri diurni per anziani. Ogni visita è costruita ad hoc per chi abbiamo di fronte, sempre con la preziosa collaborazione degli animali ospitati, sempre molto disponibili verso di noi! Che rapporto c’è tra la fattoria e i bambini? Diciamo che c’è un rapporto molto intenso! Da tre anni a questa parte sono circa 1.200 i bambini delle scuole che abbiamo accolto nelle visite guidate. Abbiamo costruito dei percorsi didattici appositi per ogni tipo di scuola, dall’asilo nido alle scuole medie e superiori! L’obiettivo rimane sempre lo stesso: favorire il contatto empatico tra i visitatori e gli ospiti del santuario. Con i bimbi non parliamo di alimentazione, ma cerchiamo di aiutarli a stimolare un proprio personale senso critico nei confronti di ciò che ci sta attorno, oltre che ovviamente l’importante empatia e la capacità di “mettersi nei panni degli altri”.

Dove rivolgersi per chi volesse offrire la sua collaborazione volontaria a Ippoasi?

Il volontariato è per Ippoasi un pilastro davvero fondamentale! Chiunque voglia entrare in contatto con la nostra realtà e “sporcarsi un po’ le mani” è ovviamente il benvenuto! Basta contattarci alla mail volontari@ippoasi.org. Per ogni altra informazione www.ippoasi.org, info@ippoasi.org, tel.: 389.7629476.

Che cosa fate per gli animali umani?

Un altro tassello importante riguardante le attività di Ippoasi è: IPPOASI E IL SOCIALE. Ippoasi da sempre non vuole essere solo un rifugio che ospita animali salvati, ma vuole essere un vero e proprio laboratorio di pace. Un luogo dove ognuno può ritrovare una dimensione di fiducia e rispetto nel prossimo, e verso se stesso. Un luogo che ti possa dare una seconda possibilità. Ecco perché Ippoasi è da sempre impegnata anche nel sociale, ospitando sotto forma di volontariato persone con un trascorso difficile, vissuto nella tossicodipendenza o altro. In quest’ultimo anno abbiamo intensificato notevolmente questo importante lavoro, stringendo rapporti importanti con alcuni servizi quali SERT, ASL, UEPE. Pensiamo che per una persona che ha smarrito alcuni fondamentali valori quali il rispetto e la fiducia per se o per gli altri, avere esperienze di questo tipo a stretto contatto con gli animali ospiti di un Santuario possa essere una grande opportunità per poter riacquisire quei valori di base, fondamentali per vivere una vita equilibrata.

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