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Dal sito Internet http://www.qualenergia.it/articoli/20160212-efficienza-energetica-edilizia-viaggio-nella-variegata-normativa-regionale

EFFICIENZA ENERGETICA IN EDILIZIA, VIAGGIO NELLA VARIEGATA NORMATIVA DELLE REGIONI

di Redazione Qualenergia.it

La normativa comunitaria e nazionale pone nuove sfide di sostenibilità all’edilizia, ma queste norme molto spesso perdono di efficacia quando poi tocca alle Regioni dar seguito ai provvedimenti nazionali, introducendo criteri, riferimenti, controlli e sanzioni. Tra le diverse realtà regionali emergono, infatti, notevoli differenze in materia di regole sulle prestazioni energetiche in edilizia.

Alcune Regioni hanno emanato provvedimenti che introducono significativi cambiamenti nel modo di progettare e costruire con precise indicazioni per l’uso delle energie rinnovabili, per il risparmio idrico e per l’isolamento termico degli edifici. In altre si è invece percorsa la strada di indicazioni non cogenti, con linee guida sulla bioedilizia; in altre ancora si sono approvate normative che semplicemente promuovono l’edilizia sostenibile. Una fotografia dettagliata della situazione emerge dall’ultimo rapporto Oise su innovazione e sostenibilità nel settore edilizio, curato da Feneal, Filca, Fillea e Legambiente.

Le Regioni e le Province virtuose

In quanto a rendimento ed efficienza energetica degli edifici – mostra il report – spiccano alcune realtà: le Province Autonome di Trento e Bolzano, la Lombardia, il Piemonte, l’Emilia Romagna, la Liguria e la Valle d’Aosta.

In queste aree del Paese sono in vigore ormai da tempo delle norme che impongono un limite massimo alla trasmittanza termica delle pareti esterne e una percentuale minima di schermatura delle superfici vetrate (il 50% in Emilia-Romagna e il 70% in Liguria, Lombardia e Piemonte) per ridurre gli effetti del soleggiamento estivo.

Sempre in Emilia Romagna i requisiti minimi obbligatori richiesti includono anche le prestazioni per la climatizzazione invernale e il rendimento medio stagionale dell’impianto termico.

Per quanto concerne i limiti di trasmittanza delle pareti esterne i requisiti più restrittivi sono da individuare in Alto Adige e Trentino: in Provincia di Bolzano il valore massimo ammesso è di 0,16 W/mq K, mentre in Provincia di Trento è di 0,30 W/mq K (come in Piemonte e Valle d’Aosta).

In Emilia Romagna e in Lombardia, per i nuovi edifici e per le grandi ristrutturazioni, vengono imposti limiti di trasmittanza massima delle pareti esterne pari a 0,36 W/mq K. (Qui e qui le tabelle che riepilogano le regole sugli obblighi prestazionali).

Le regole della Provincia di Bolzano

La Provincia di Bolzano è andata ancora avanti su questo tema, grazie alla Delibera n. 939 del 25/06/2012 in attuazione della Direttiva 31/2010. Tra i principali contenuti del provvedimento vi è l’aumento della quota delle energie rinnovabili per gli impianti di riscaldamento, di raffrescamento e di produzione di acqua calda sanitaria. Infatti, il fabbisogno totale di energia primaria dovrà essere coperto per almeno di 40% con energie rinnovabili dal 2014, mentre dal 1° gennaio 2017 questa percentuale dovrà salire almeno al 50%.

Inoltre, in caso di sostituzione degli impianti, il fabbisogno totale di energia primaria dovrà essere coperto per almeno il 25% da energie rinnovabili e dal 1° gennaio 2017 questa percentuale dovrà essere pari almeno al 30%.

Viene poi fornita la metodologia di calcolo del rendimento energetico dell’involucro edilizio e della prestazione energetica degli edifici, con i relativi algoritmi di calcolo, che illustra i criteri e la procedura di certificazione energetica degli edifici. Infine, a partire dal 1° gennaio 2015, gli edifici di nuova costruzione dovranno raggiungere un rendimento energetico pari o superiore alla Classe CasaClima A.

Le Regioni in ritardo

Per tali aspetti altre Regioni non hanno ancora legiferato e risultano pertanto in forte ritardo; in Puglia, Campania, Lazio, Toscana e Veneto, Regioni importanti per il settore edilizio e per numero di abitanti, sono presenti solamente linee guida sull’edilizia sostenibile, che promuovono e incentivano il risparmio energetico senza imporre dei limiti.

In tutte le altre Regioni non esistono nemmeno leggi che indichino dei livelli di riferimento e viene fatta soltanto una promozione generica sull’isolamento termico e sui temi del risparmio energetico.

Certificazione energetica a macchia di leopardo: gli esempi positivi di Bolzano e Trento

È importante segnalare come per la certificazione energetica siano in vigore ad oggi sistemi molto diversi nelle varie Regioni, con differenze sensibili per quanto riguarda l’accreditamento dei certificatori, i controlli e le sanzioni da applicare (qui e qui le tabelle riassuntive).

È da ritenere un caso a parte quello della Provincia Autonoma di Bolzano. Il regolamento nato dal decreto del presidente della Provincia il 29 settembre 2004, il primo in Italia, ha introdotto la certificazione energetica obbligatoria e definito i valori massimi di fabbisogno di calore annuale per riscaldamento negli edifici di nuova costruzione, determinando le categorie degli edifici a cui si applicano tali valori e definito lo spessore di coibentazione che non viene calcolato come cubatura urbanistica.

Ai fini dell’ottenimento della dichiarazione di abitabilità, le classi di edifici ammesse dal regolamento dell’Agenzia CasaClima sono le seguenti:

classe B, quando l’indice termico è inferiore ai 50 kWh/mq l’anno;

classe A, quando l’indice termico è inferiore ai 30 kWh/mq l’anno;

classe Gold (casa passiva) quando l’indice termico non supera i 10 kWh/mq l’anno.

La Provincia di Trento rappresenta un altro esempio estremamente positivo perché impone per gli edifici di nuova costruzione la dotazione dell’attestato di certificazione energetica che viene rilasciata da un tecnico qualificato che oltre alla frequentazione di un corso specifico deve aver superato un esame finale. Dal 1° novembre 2009, inoltre, il requisito minimo di prestazione energetica obbligatorio per i nuovi edifici è la classe B, il più restrittivo d’Italia insieme a quello di Bolzano.

Controlli e sanzioni: esempi dalle Regioni virtuose

È importante segnalare che Liguria, Lombardia e Piemonte prevedono controlli e sanzioni sia in fase di edificazione sia successivamente alla realizzazione degli edifici. Si tratta di un aspetto fondamentale che molto spesso in molte Regioni non viene affrontato. Le ammende riguardano il caso in cui i costruttori degli immobili non consegnino la certificazione energetica al proprietario e quando il certificatore rilascia un attestato non veritiero o dichiara un falso impedimento all’installazione dei pannelli solari.

Con la legge regionale 13 del 2007 del Piemonte vengano sanzionati anche i proprietari degli immobili in cui non sono stati installati impianti solari termici integrati nella struttura edilizia, con una multa tra i 5.000 e i 15.000 euro. Lo stesso discorso vale per gli impianti fotovoltaici per i quali la multa varia tra i 2.000 e i 10.000 euro.

In Lombardia invece la sanzione economica in caso di mancanza dell’allegato energetico nelle compravendite e nei nuovi edifici varia tra i 2.500 ed i 10.000 euro. In Emilia Romagna i controlli vengono effettuati su un campione rappresentativo (circa il 5% del totale) degli edifici presenti, ancora troppo esiguo per consentire una corretta verifica di ciò che è stato realizzato.

In Toscana poca severità

In Toscana invece si è persa una grande opportunità: sono infatti previste, in caso di mancanza dell’attestato di certificazione energetica, soltanto sanzioni non pecuniarie e quindi i fabbricati in questione verranno inseriti nella classe energetica più bassa.

Tutto ciò è da vedere ancor di più in senso negativo anche in seguito all’allargamento dell’infrazione dell’UE nei confronti del nostro Paese per aver introdotto l’autocertificazione, proprio perché rischia di falsare la condizione reale degli edifici non certificati.

Un elemento positivo è quello introdotto in Friuli Venezia-Giulia con il decreto del presidente della Regione del 25 agosto 2010 con il quale viene regolamentato l’accreditamento dei certificatori energetici. La scelta innovativa è stata quella di agevolare la certificazione a chi è abilitato anche in altre Regioni, riconoscendo, ad esempio, i corsi CasaClima e Sacert, in modo da poter velocizzare e semplificare la certificazione a chi comunque ha seguito un corso specifico.

In tutte quelle Regioni, ancora molte, che non hanno legiferato sulla certificazione energetica degli edifici vige la normativa nazionale entrata in vigore per i vecchi edifici nel caso di vendita nel 2008 e dal 1° gennaio 2012 obbligatoria anche nei casi di nuova edificazione.

Le verifiche

Il punto cruciale del sistema di certificazione energetica riguarda le verifiche necessarie a testimoniare il rispetto delle norme vigenti. Vanno ancora una volta sottolineati i casi delle due Province Autonome: sia per Trento sia nel caso di Bolzano i controlli della certificazione riguardano tutti gli edifici e vengono effettuati nelle fasi di progettazione, cantiere e realizzazione degli edifici.

Anche in Lombardia la legge prevede che i controlli vengano effettuati sulla totalità degli edifici in possesso della certificazione energetica, ma soltanto nella fase finale del processo di costruzione.

Negli altri casi la normativa risulta meno chiara ed efficace, basti ricordare che in larga parte delle Regioni non è neanche chiarito chi faccia le verifiche, su quante certificazioni e in quali fasi del processo di costruzione.

Ma anche in Regioni che sono intervenute in materia, la situazione risulta inadeguata: ad esempio in Emilia Romagna è prevista la verifica del solo 5% degli edifici, in Toscana il 4%, in Piemonte, Valle d’Aosta e Puglia il controllo viene effettuato “a campione”.

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