Sito Pubblico del Social Forum di Terracina

Dal sito Internet http://comune-info.net/2016/02/cibo-made-in-china/

MANGEREMO CIBO MADE IN CHINA

di Gustavo Duch

Sono stato invitato a partecipare ad un dibattito con il seguente titolo: “In futuro, cosa mangeremo?”.

La prima cosa che ho pensato è che nel presente c’è già molta gente, troppa, che non mangia o mangia male. Poi, ho storto il naso e mi sono preoccupato che non intendessero invece affrontare una discussione sul fatto che in futuro mangeremo insetti o, come gli astronauti, pillole colorate.

Infine ho pensato alla tesi che oggi preoccupa e mobilita molte persone: nel futuro mangeremo quello che adesso si mangia negli Stati Uniti. E allora quello che mi si è contorto è stato lo stomaco, pensando a una dieta da fast food a base di ingredienti di lì, con le condiscendenti normative sanitarie di lì che, con il Trattato di Libero Commercio tra Europa e Stati Uniti (il TTIP), invaderanno i mercati di qui, a prezzi stracciati. Uno scenario preoccupante per motivi di salute ma soprattutto perché provocherebbe la sparizione dell’agricoltura su piccola scala che ancora rimane nei nostri territori.

Tuttavia, anche se questo scenario è molto probabile, pensando attentamente, credo che così come nel vestiario, allo stesso modo che nelle questioni di tecnologia, il futuro della nostra alimentazione sarà “made in China”. E anche negli Stati Uniti.

L’espansione agraria della Cina procede con tre strategie. La prima, molto nota, è la politica di controllo di terre in Paesi terzi. Questi accaparramenti di terra sono stati denunciati da diverse organizzazioni; la fondazione Grain, la prima che ha parlato in questi termini, registra già 61 casi in 36 Paesi, con un totale di 3.325.000 ettari di terra accaparrati o in fase di accaparramento.

A questa strategia di controllo di terre in altri Paesi, se ne aggiunge un’altra che si basa sull’acquisizione di grandi imprese agroalimentari in tutto il mondo. Secondo i calcoli di Grain, l’investimento agricolo cinese in questo settore, negli ultimi 10 anni ha superato i 43.000 milioni di dollari.

Un caratteristico esempio è quello della Shuanghui International, impresa controllata da WH Group, che nel 2013 ha assorbito la più grande società al mondo nell’allevamento di maiali, la statunitense Smithfield Foods, vecchia proprietaria della Campofrío. Recentemente l’impresa statale COFCO (China National Cereales, Oils and Foodstuffs Corporation Group), la più grande azienda della Cina nella produzione, lavorazione e commercializzazione di generi alimentari, ha acquistato azioni che le danno il controllo delle due principali società al mondo nel commercio di cereali e di oleaginose: l’olandese Nidera e la Noble di Singapore. Attualmente diverse società cinesi stanno facendo offerte per acquisire l’impresa australiana S.Kidman & Co., che possiede 11 milioni di ettari di terre adibite a pascolo.

In terzo luogo, è molto significativo il sostegno da parte del governo cinese nel riconvertire rapidamente la sua agricoltura tradizionale e su piccola scala in una grande potenza a livello agricolo e zootecnico.

Un primo passo per ottenere questo risultato è che la terra che adesso è nelle mani dei contadini passi nelle mani di poche grandi società. In pratica, e secondo il Ministero dell’Agricoltura cinese, i diritti d’uso di 25 milioni di ettari, un quarto del totale delle terre contadine sono già stati trasferiti a imprese come la stessa COFCO o la società finanziaria statale CITIC (diritti d’uso, visto che la vendita di terre non è permessa).

L’impulso dato dal governo cinese nello sviluppo di grandi imprese nel settore agroalimentare che siano in grado di operare sia sul proprio territorio così come al di fuori di questo, è molto importante ma ha una particolarità: la sua espansione e il suo posizionamento nel mercato globale vengono conseguiti stabilendo alleanze con altre grandi multinazionali del settore alimentare e con il supporto di fonti finanziarie internazionali.

Prima sono state citate la CITIC e la COFCO, e queste sono un buon esempio: la prima ha una forte partnership con la multinazionale di sementi e pesticidi Bayer CropScience al fine di utilizzare i suoi prodotti nelle nuove terre di cui si è impadronita. Nel caso della COFCO, va segnalato che, oltre ad un accordo con il gigante delle sementi Pioneer, sta costruendo anche grandi allevamenti industriali di suini con i fondi della KKR, una società di investimenti con sede negli Stati Uniti e che, in questa sfilza di alleanze, ha una partnership con il principale produttore di alimenti lattiero-caseari cinese, la China Modern Dairy, finalizzata alla costruzione di mega-aziende per questo tipo di produzione.

Analizzando tutto questo, la domanda che ci dobbiamo porre è la seguente: tutto questo controllo di terre e di imprese e tanto impiego di capitali, al solo fine di nutrire la popolazione cinese?

In effetti, le necessità di sicurezza alimentare di un Paese con tanta popolazione, desiderosa di mangiare molta carne, sono parecchie, tuttavia tutto sembra progettato per qualcosa che va ben oltre: vale a dire, assumere il comando del sistema alimentare globale ed implementare le produzioni agricole industriali e intensive. Il che, come è stato detto all’inizio, può condurci ad un futuro in cui l’alimentazione mondiale dipende da tre, quattro o cinque grandi imprese controllate dalla Cina.

Questo articolo, pubblicato con il consenso di Gustavo Duch, è uscito, con il titolo “Comida made in China”, sul suo ottimo blog Palabre-ando.

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