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Dal sito Internet http://ecodallecitta.it/notizie/112260/ecologia-e-nonviolenza-intervista-a-nanni-salio

ECOLOGIA E NONVIOLENZA: INTERVISTA A NANNI SALIO

di Giuseppe Iasparra

In occasione della morte del presidente del centro Studi Sereno Regis, luogo di lavoro e di incontro per Eco dalle Città, ripubblichiamo questa intervista del 2012. Nanni Salio, morto il 1°febbraio 2016, è stato un maestro e un infaticabile organizzatore dell’ecopacifismo italiano.

Quando e in che modo nasce il Centro Studi Sereno Regis?

Il Centro Studi nasce nell’estate del 1982. All’epoca eravamo ancora in via Assietta 13/A dove c’era la sede dei comitati spontanei di quartiere. Avevamo già allora molte attività di base e abbiamo pensato di non disperdere la memoria storica di questi movimenti, per questo decidemmo di fondare il Centro. Il Centro Studi venne creato da persone che appartenevano al MIR (Movimento Internazionale della Riconciliazione) e al Movimento Nonviolento (MN). Eravamo in quattro: Domenico Sereno Regis, il sottoscritto, Piercarlo Racca e Franco Sgroi. Dopo soli due anni Domenico si ammala, muore prematuramente e quindi intestiamo il Centro alla sua memoria.

Il movimento nonviolento in che momento storico incrocia la questione ambientale?

Quando eravamo in via Assietta, una delle tematiche cruciali che veniva affrontata era la questione del nucleare civile. Presso quella sede c’era il Coordinamento per il controllo popolare delle scelte energetiche al quale partecipavano persone di vari movimenti compresi noi e il Movimento Nonviolento. Il tema centrale che apre la questione ambientale è il nucleare civile. Il coordinamento era una realtà molto vivace che organizzò varie attività e di lì a pochi anni, quando ci fu l’incidente di Cernobyl, l’attenzione diventò fortissima e il lavoro fatto ha permesso di contribuire al risultato elettorale del referendum (che portò alla chiusura delle centrali nucleari in Italia NdR).

La cultura della nonviolenza che ruolo può svolgere all’interno dei conflitti ambientali?

La persona che ancor prima di tanti altri ha affrontato questo tema è niente meno che Gandhi. In un famoso scritto del 1909 dove muove una critica durissima alla moderna civiltà occidentale, c’è una sua famosa frase che dice: “Dio non voglia mai che 300 milioni di indiani raggiungano i livelli di consumo di 30 milioni di inglesi. Il mondo sarebbe devastato da un esercito di cavallette”. È quello che sta succedendo. In quegli anni non si parlava ancora di questione ambientale in senso stretto ma lui aveva una visione di un modello alternativo di economia che era un modello autenticamente sostenibile.

Dopo Gandhi sono venute tante altre persone. Tra i personaggi più significativi a cui si fa riferimento ci sono soprattutto Ivan Illic ed Ernst Friedrich Schumacher. Ivan Illic negli anni ‘70 era molto conosciuto. Nei suoi libri, pubblicati da Mondadori, si trovano tutte le premesse ai problemi odierni in particolare nel volume sui limiti della velocità e sull’elogio della bicicletta. Schumacher è noto soprattutto per il suo lavoro che porta il titolo “Piccolo è bello”: si tratta di un modello di società ed economia su piccola scala che sta proprio alla base non solo di un’altra concezione economica ma di una concezione che sia veramente sostenibile.

Negli anni successivi molti altri lavorarono su questo tema e oggi il rapporto tra nonviolenza e sostenibilità è un rapporto sul quale il Centro opera in modo sistematico. Anche perché una cosa è evidente: la guerra ha un impatto ambientale semplicemente devastante di cui a volte facciamo persino finta di non accorgercene: Günther Anders negli anni ‘50 ha affrontato in modo approfondito il tema a partire dalla questione nucleare militare.

Prendendo in esame il principale conflitto ambientale attualmente aperto in Italia, la TAV in Val di Susa, vorrei chiederle come mai negli ultimi mesi la violenza è entrata all’interno del conflitto?

Intanto bisogna relativizzare un’affermazione del tipo “la violenza” e capire di quale violenza si tratta. In realtà la violenza è stata esercitata in modo eclatante proprio dalla Polizia qualche anno fa quando hanno assalito di notte uno dei presidi mentre c’erano persone che dormivano. In secondo luogo non c’è solo la violenza diretta ma c’è anche la violenza strutturale che viene esercitata su tutti quanti, umani ed altri esseri viventi, e che viene dimenticata. In terzo luogo non bisogna meravigliarsi più di tanto: tutti i movimenti di protesta sociale hanno sempre avuto componenti nonviolente e talvolta violente in misura diversa con un prevalere dell’una o dell’altra. Questo avveniva persino ai tempi di Gandhi, Martin Luter King e Mandela. Sta alla capacità dei leader di fare in modo che la violenza sia molto circoscritta e devo dire che finora, nel movimento No TAV, questo è avvenuto. Ci sono stati comunque degli episodi che personalmente non condivido e che credo vengano sfruttati proprio dai media e dalla cultura dominante per indebolire, nei confronti dell’opinione pubblica, il movimento stesso. Quindi bisogna essere anche molto astuti e attenti per evitare di cadere in questa che io chiamo sempre la “trappola della violenza”.

Torniamo a parlare del Centro Studi Sereno Regis. Al suo interno esiste una realtà attiva in campo ambientale: l’Ecoistituto del Piemonte. Quando viene fondato e quali sono le sue attività?

L’Ecoistituto nasce verso la fine degli anni ‘90. Si occupa di tutte le principali tematiche legate all’argomento. Inizialmente partì con la questione rifiuti. C’era allora Salvatore Procopio che avviò questo lavoro in modo molto specifico. Successivamente abbiamo cominciato a lavorare su vari temi, ad esempio il cambiamento climatico globale. Si costituì il Comitato Kyoto dal Basso che raggruppava varie associazioni che erano interessate a promuovere lo studio, la sensibilizzazione sulla questione climatica.

Fu poi rimessa al centro dell’azione la questione energetica che già faceva parte dei nostri interessi precedenti. Venne approfondito il tema dal punto di vista più strettamente scientifico pubblicando alcuni dei primi lavori di Luigi Sertorio che ha fatto, a mio parere, gli studi più approfonditi su questa questione, studi che furono raccolti e pubblicati anche da Bollati Boringhieri. Con Sertorio c’è ancora una continuità di contatti perché riteniamo, come già detto, che il suo sia il lavoro più rigoroso dal punto di vista scientifico che oggi esiste: mi riferisco in modo particolare alla prospettiva sulla società a 2.000 Watt, una società con potenza pro capite molto inferiore rispetto a quella attuale.

Un altro tema che abbiamo seguito è stata la questione dell’acqua prima ancora che si costituisse la grande rete che ha portato al referendum. Abbiamo riservato inoltre grande attenzione al tema dell’alimentazione, del diritto al cibo, alla questione alimentare con un’attenzione specifica alle scelte vegetariane e vegane. Possiamo dire che copriamo un po’ tutta la tematica ambientale e in maniera ancora più completa la questione dei conflitti ambientali. C’è infine il lavoro specifico su nonviolenza e sostenibilità dal punto di vista didattico: su questo argomento esiste un sito www.kitdidattico.org con molto materiale, strutturato in modo che possa essere utilizzato a scopi didattici.

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