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Dal sito Internet http://www.voltairenet.org/article190130.html

DIETRO LA MASCHERA «ANTI-ISIS»

di Manlio Dinucci

Fonte: Il Manifesto (Italia)

Quest’anno il Carnevale romano si apre il 2 febbraio, quando si esibisce alla Farnesina lo «small group», il piccolo gruppo ministeriale (23 Paesi più la UE) della «Coalizione globale anti-Daesh/ISIS», co-presieduto dal segretario di Stato USA John Kerry e dal ministro degli Esteri Paolo Gentiloni. Ne fanno parte, mascherati da antiterroristi, i maggiori sponsor del terrorismo di «marca islamica», da decenni usato per minare e demolire gli Stati che ostacolano la strategia dell’impero.

Alla testa della sfilata in maschera gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita. Quelli che –documenta una inchiesta del New York Times [1]– armano e addestrano i «ribelli» da infiltrare in Siria per l’operazione «Timber Sycamore», autorizzata segretamente dal presidente Obama nel 2013, condotta dalla CIA e finanziata da Riyad con milioni di dollari. Confermata dalle immagini video del senatore USA John McCain che, in missione in Siria per conto della Casa Bianca, incontra nel maggio 2013 Al Baghdadi, il «califfo» a capo dell’ISIS [2].

È l’ultima delle operazioni coperte USA-saudite, iniziate negli anni ‘70 e ‘80: per destabilizzare l’Angola e altri Paesi africani, per armare e addestrare i mujaheddin in Afghanistan, per sostenere i contras in Nicaragua. Ciò spiega perché gli Stati Uniti non criticano l’Arabia Saudita per la violazione dei diritti umani e la sostengono attivamente nella guerra che fa strage di civili nello Yemen.

Fanno parte del gruppo mascherato anche la Giordania e il Qatar dove, documenta il New York Times, la CIA ha costituito le basi di addestramento dei «ribelli», compresi «gruppi radicali come Al Qaeda», da infiltrare in Siria e altri Paesi [3].

Il Qatar fornisce per tali operazioni anche commandos, come fece quando nel 2011 inviò in Libia almeno 5.000 uomini delle forze speciali. «Noi qatariani eravamo tra i ribelli libici sul terreno, a centinaia in ogni regione», dichiarò poi il capo di stato maggiore Hamad al-Atiya [4].

Tra gli «antiterroristi» che si esibiscono alla Farnesina ci sono anche gli Emirati Arabi Uniti, che hanno formato dal 2011 tramite la Blackwater un esercito segreto mercenario di circa 2.000 contractor, di cui circa 450 (colombiani e altri latinoamericani) sono ora impegnati nell’aggressione allo Yemen. C’è il Bahrein che, dopo aver schiacciato nel sangue l’opposizione democratica interna con l’aiuto delle truppe saudite, ora restituisce il favore affiancando l’Arabia Saudita nel massacro degli yemeniti, impresa a cui partecipa il Kuwait, anch’esso membro del gruppo «antiterrorista». Di cui fa parte la Turchia, avamposto NATO della guerra contro la Siria e l’Iraq, che ha sostenuto l’ISIS inviandogli ogni giorno centinaia di tir carichi di armi e altri materiali. Per aver pubblicato le prove, anche video, della fornitura di armi all’ISIS da parte dei servizi segreti di Ankara, i giornalisti turchi Can Dündar e Erdem Gül sono stati arrestati e rischiano l’ergastolo [5].

Tra le presenze occidentali nel gruppo mascherato spiccano la Francia e la Gran Bretagna, che usano forze speciali e servizi segreti per operazioni coperte in Libia, Siria e altri Paesi. Fa gli onori di casa l’Italia, che ha contribuito a incendiare il nord Africa e Medio Oriente partecipando alla demolizione della Libia. Dove ora si prepara a ritornare, addirittura col ruolo «guida», per un’altra guerra sotto comando USA/NATO, che, mascherata da «peacekeeping», mira al controllo delle zone strategiche e delle risorse energetiche libiche [6].

Nei saloni della Farnesina riecheggiano le note di «Tripoli, bel suol d’amore», la canzone che nel 1911 inneggiava alla guerra coloniale in Libia.

NOTE

[1] “U.S. Relies Heavily on Saudi Money to Support Syrian Rebels”, Mark Mazzetti & Matt Apuzzojan, The New York Times, January 23, 2016.

[2] “John McCain, maestro concertatore della “primavera araba”, e il Califfo”, di Thierry Meyssan, Traduzione Luisa Martini, Megachip-Globalist (Italia) , Rete Voltaire, 18 agosto 2014.

[3] Voir aussi : “Blowback! U.S. trained Islamists who joined ISIS”, Aaron Klein, WND, July 17, 2014.

[4] “Qatar admits sending hundreds of troops to support Libya rebels”, Ian Black, The Guardian, October 26, 2011.

[5] “Turkey arrests editors over reports Ankara supplied weapons to Syrian fighters”, Raziye Akkoc, The Telegraph, November 26, 2015.

[6] «Italia, missione Libia con un ruolo guida», Lettera 43, 26 gennaio 2016.

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