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AVORIO, PAESI AFRICANI E ASIATICI ALLA SBARRA

di Veronica Ulivieri

A Ginevra, la riunione del Comitato permanente di Cites, la Convenzione sul commercio internazionale di specie selvatiche a rischio, si è chiusa il 15 gennaio. Gli occhi, però, sono già tutti puntati sulla prossima assemblea, prevista a settembre in Sudafrica. Allora si vedrà se i semi piantati in Svizzera avranno germogliato, se le sanzioni minacciate ai Paesi ancora troppo poco attivi nella battaglia ai traffici illegali di piante e animali saranno imposte, se le promesse nel frattempo saranno diventate realtà.

L’impegno più clamoroso è arrivato dal Sud-Est asiatico: il governo di Hong Kong, infatti, ha messo in cantiere un’ipotesi di messa al bando totale del commercio di avorio e annunciato un inasprimento delle sanzioni contro i trafficanti di specie protette. Hong Kong è, tra le città del mondo, quella in cui si vende più avorio in assoluto. Non solo: la regione asiatica è anche uno snodo fondamentale per i commerci illeciti di zanne di elefante.

“Ogni anno almeno 30.000 elefanti vengono uccisi in Africa per ricavare le preziose zanne ed è proprio il mercato asiatico a richiedere maggiormente questa materia prima e manufatti di avorio”, ricordano dal WWF. E infatti intorno alla lotta al traffico di zanne di elefante e corna di rinoceronte ruotano i risultati più significativi dell’assemblea che si è chiusa in questi giorni a Ginevra.

Cites ha chiesto a Mozambico e Tanzania, che dal 2009 hanno perso più della metà dei loro elefanti, di impegnarsi di più contro il traffico di avorio prima della prossima assemblea di settembre. Il primo è stato sollecitato ad agire: la nuova legge sulle specie selvatiche al momento non è applicata, mentre i trafficanti agiscono indisturbati. Alla Tanzania, invece, il comitato permanente ha chiesto di applicare le regole Cites anche nella regione autonoma di Zanzibar. “È diventato un hub del traffico non solo dell’avorio, ma anche di legni pregiati, e rimarrà finché non verrà sottoposto ai regolamenti Cites”, spiega l’analista del WWF Colman O Criodain.

Il Comitato permanente ha anche raccomandato sanzioni sui commerci di determinate specie per l’Angola, la Nigeria e il Laos, che non hanno riferito i progressi nei loro piani di azioni nel settore dei traffici di avorio. Al Vietnam, maggiore compratore mondiale di corno di rinoceronte, è stato invece chiesto un maggiore impegno per sradicare il traffico di questo materiale, causa della morte di migliaia di esemplari.

Altre decisioni sono state prese per difendere dai traffici illegali tigri, ghepardi, primati e formichieri, mentre la prossima conferenza di Johannesburg, a settembre, potrebbe riservare una novità sui leoni. I felini sono al momento inseriti nell’appendice II della Convenzione, quella che contiene le specie per le quali è previsto il commercio, pur nel rispetto di una serie di regole. L’auspicio di molti è che i leoni passino nell’appendice I, quella del bando totale di qualunque tipo di traffico.

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