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Dal sito Internet http://www.tuttogreen.it/insalate-pronte-in-busta-come-sono-pulite-e-quali-sono-i-rischi/

LE INSALATE PRONTE IN BUSTA: COME SONO PULITE E QUALI SONO I RISCHI?

di Valerio Guiggi

Tutti, almeno una volta, abbiamo ceduto alla tentazione di mangiare una delle tante insalate pronte che troviamo già in busta al supermercato generalmente vicino ai cesti di insalata freschi. Questo tipo di verdura non va tagliata né lavata e spesso è anche già composta da mix di più varietà o contiene ingredienti diversi, come le carote e mais: insomma, si tratta di prodotti molto invitanti!

Tuttavia alcuni test hanno evidenziato che le insalate pronte, per la loro condizione, sono soggette ad avere dei piccoli problemi di natura igienico-sanitaria. Intendiamoci, problemi non pericolosi per la nostra salute, perché la presenza di patogeni, essendo comunque insalata per cui una pianta molto a contatto con il terreno, è strettamente controllata negli stabilimenti di lavorazione: tuttavia può rimanere dello sporco, e visto che mangiare lo sporco non è proprio il massimo, meglio tutelarci.

Insalate pronte: come vengono preparate?

Le insalate in busta sono definite come “prodotti di quarta gamma”, per la loro comodità nell’utilizzo. Questo fa parte di una classificazione in cui:

La prima gamma sono le verdure fresche, normali, come incesti dell’insalata

La seconda gamma sono le conserve, tipo i sottaceti

La terza gamma è la frutta e la verdura surgelata

La quarta gamma sono appunto le verdure già pronte al consumo, già pulite e lavate ma crude

La quinta gamma sono leverdure pronte per il consumo e già anche cotte.

I prodotti di quarta gamma, essendo crudi, devono sottostare ad una serie di regole ben precise, alcune di queste riguardano il fatto che da quando vengono raccolte non devono mai superare una temperatura di 8° per tutta la loro catena (che comprende lo stabilimento di produzione, il camion, il supermercato) e il fatto che almeno devono essere lavate due volte per essere sicuri che i residui, generalmente di terra, vengano eliminati.

A questo punto, considerando che il lavaggio si può fare sia prima che dopo il taglio, le insalate vengono confezionate, ma lo si fa ad atmosfera “normale” (quindi non in atmosfera modificata come si fa per le fette del prosciutto già tagliato, per evitare che cadano una sull’altra e per conservarle meglio) e non si mettono sotto vuoto: in altre parole, l’unica cosa che conserva queste insalate è la temperatura di refrigerazione, altrimenti i microrganismi ambientali comincerebbero a moltiplicarsi dentro, cosa che spesso comunque succede.

Abbiamo visto come la produzione delle insalate pronte sia una cosa tutt’altro che ottimale, rispetto ad altri cibi: essenzialmente l’insalata si taglia, si lava e si imbusta, come potremmo teoricamente fare anche da soli in casa (non facciamolo, chiaramente, perché lasceremmo troppa umidità e marcirebbe tutta).

Da questo si capisce come le insalate siano sì lavate, ma tutt’altro che sterili: insomma, i microrganismi ambientali rimangono perché si trovano sia nell’aria, sia ancora nell’insalata perché il lavaggio, per quanto ottimale possa essere, non porta mai via comunque il 100% dei batteri. Se anche l’1% è rimasto, questo piccolo gruppo è in condizioni di potersi riprodurre.

La temperatura teoricamente dovrebbe tenere sotto controllo la riproduzione, ma succede che non sempre viene rispettata: nelle fasi, ad esempio, di passaggio, che dovrebbero essere brevi (stabilimento-camion) ma a volte si allungano per problemi vari, e allora l’insalata passa più tempo ad una temperatura che non è di refrigerazione.

Inoltre non dobbiamo mai dimenticare che la temperatura nei banchi frigo del supermercato non è stabile, come quella del frigorifero: i 4° su cui è tarato sono presenti nella parte bassa ma quando abbiamo un ammasso di confezioni di insalata è più difficile che quelle che si trovano sopra riescano a restare a questi 4°. Perciò questi prodotti sono esposti più alla temperatura esterna che non a quella del frigo. E questo, a volte, fa gonfiare i sacchetti, gonfiore che sta ad indicare l’avvenuta fermentazione, attività batterica.

Questi sacchetti gonfi sono da evitare, così come sono da evitare quelli con la data di scadenza molto prossima, in cui la possibilità di moltiplicazione è più alta. Di solito nelle insalate pronte la scadenza è considerata dopo 5 giorni dalla produzione nello stabilimento.

Per quello che abbiamo detto, però, e cioè per il fatto che i microrganismi nelle buste comunque ci sono, è sempre bene lavare l’insalata prima di consumarla, anche se c’è scritto sulla confezione che è già stata lavata. I germi si moltiplicano e un ciclo di lavaggio di prodotto già tagliato non ci farà perdere così tanto tempo.

Infine, non dimentichiamo che, a parità di peso, le insalate pronte sono tre volte più costose rispetto all’insalata fresca: insomma, va bene la comodità, ma diamo un’occhiata anche al portafogli perché con i soldi con cui acquistiamo 250 grammi di insalata imbustata, comunque da lavare, avremmo acquistato un chilo di insalata fresca, anche se è da tagliare. Forse è meglio perdere un po’ di tempo in queste operazioni, ma mangiare un prodotto fresco e sicuramente più economico.

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