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SCIARE A TUTTI I COSTI, L’IMPATTO AMBIENTALE DELLA NEVE ARTIFICIALE

di Lorenzo Brenna

Siamo ormai abituati a cercare surrogati della natura in numerosi ambiti, dall’alimentazione alle attività quotidiane. Se la natura non “collabora” producendo neve naturale l’uomo è in grado di crearla autonomamente, tramite i cosiddetti cannoni sparaneve che, in opportune condizioni meteorologiche, trasformano una certa quantità d’acqua in neve.

Questa pratica, innegabilmente vantaggiosa per le località sciistiche e per gli appassionati di sport invernali, ha però degli elevati costi ambientali. Per creare neve artificiale occorrono infatti grandi quantità di acqua ed energia, oltre ad alterare la composizione del terreno, della vegetazione e la biodiversità delle zone alpine.

Secondo il Wwf ogni anno vengono impiegati circa 95 milioni di metri cubi d’acqua e 600 GWh di energia, per una spesa di 136.000 euro per ettaro di pista. Secondo G. Giacometti, dottore forestale della sezione del Cai di Padova, l’innevamento artificiale comporta anche conseguenze negative per la vegetazione.

La neve artificiale ha un alto contenuto di acqua liquida, circa il 15-20% rispetto al 7-10% della neve naturale, di conseguenza ha un peso maggiore e una minore capacità di isolamento termico che la neve asciutta eserciterebbe fra suolo e atmosfera. Questi fattori causano il congelamento del suolo impedendo il passaggio di ossigeno e provocano l’asfissia del sottostante manto vegetale, il quale è soggetto in seguito a morte e putrefazione.

Nei luoghi soggetti ad innevamento artificiale è stato riscontrato un ritardo dell’inizio dell’attività vegetativa, fino a 20-25 giorni rispetto alla media. Il deterioramento del manto erboso rende i pendii più soggetti all’erosione e altera l’ecologia e la biodiversità dei versanti montuosi.

L’innevamento artificiale da un lato contribuisce a salvare l’economia di molte località sciistiche e numerosi posti di lavoro, dall’altro costituisce una specie di paraocchi. Il pianeta sta cambiando, le temperature globali sono in aumento a causa delle attività antropiche e fare finta di niente sostituendo la neve naturale con quella artificiale potrebbe non essere la soluzione. L’utilizzo dei cannoni sparaneve dovrebbe in ogni caso essere regolamentato e sottoposto ad accurate valutazioni di impatto ambientale.

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