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Dal sito Internet http://www.greenreport.it/news/aree-protette-e-biodiversita/il-piccolo-scarabeo-dellalveare-potrebbe-diffondersi-dallitalia-in-tutta-lunione-europea/

IL PICCOLO SCARABEO DELL’ALVEARE POTREBBE DIFFONDERSI DALL’ITALIA IN TUTTA L’UNIONE EUROPEA

Secondo il parere scientifico “Survival, spread and establishment of the small hive beetle (Aethina tumida)” presentato dall’Eurpean Food Safety Authority (EFSA), «Il piccolo scarabeo dell’alveare (SHB), un parassita che attacca api mellifere, bombi e api senza pungiglione, presente nel sud Italia almeno dal settembre 2014, potrebbe sopravvivere in tutti gli Stati membri e diffondersi rapidamente su grandi distanze, nel caso gli alveari infestati venissero spostati. Le restrizioni allo spostamento di api da miele, bombi e prodotti da zone infestate a zone indenni devono pertanto essere mantenute, onde evitare che il parassita si diffonda ulteriormente nell’UE. Gli esperti di salute animale hanno elaborato due modelli matematici per prevedere la potenziale diffusione di SHB da zone infestate a zone indenni. I modelli hanno evidenziato che ci vorrebbero oltre 100 anni all’SHB per spostarsi naturalmente dalla Calabria in Abruzzo (circa 250 km). Lo spostamento degli alveari infestati, però, accelererebbe il processo in modo notevole».

L’Aethina tumida – SHB venne rilevata in Calabria nel settembre 2014 e poche settimane dopo il piccolo scarabeo dell’alveare venne scoperto anche in Sicilia, aree che costituiscono una fonte importante di api regine, che vengono spedite in molte parti dell’Unione Europea

L’EFSA dice che «L’Italia ha messo in atto misure livello a regionale e nazionale per contenere, indagare e, se possibile, eradicare l’SHB. Ciò comporta la distruzione degli apiari infetti e le restrizioni alla movimentazione di colonie e di taluni prodotti, sottoprodotti e attrezzi per l’apicoltura. La Commissione Europea ha inoltre imposto restrizioni sugli scambi commerciali all’interno dell’UE: in particolare le colonie e le api regine non devono lasciare le zone soggette a restrizioni».

Ma nuovi ritrovamenti di SHB avvenuti in Calabria a settembre e ottobre indicano che l’infestazione di Aethina tumida non è ancora debellata.

L’EFSA ha anche valutato i fattori di attenuazione del rischio che potrebbero essere efficaci a garantire la sicurezza degli scambi intra-Unione di api vive, prodotti e sottoprodotti dell’apicoltura. Ecco le principali conclusioni: l’individuazione dell’SHB mediante ispezione visiva è stata ritenuta molto efficace e fattibile per le partite di api regine; l’uso di maglia metallica fine (con un’ampiezza massima dei fori di 2 mm) per evitare la contaminazione durante il trasporto è altamente efficace per le partite di api, i prodotti delle api da utilizzare in apicoltura, il miele in favo non opercolato (non estratto) e le attrezzature apistiche già usate; il congelamento, il riscaldamento e l’essiccamento dei prodotti apistici e delle attrezzature usate sono misure altamente efficaci per ridurre il rischio di trasmissione dell’SHB; occorre che gli apicoltori tengano un registro dei movimenti dei loro alveari per agevolare eventuali indagini sui focolai d’infezione.

Per quanto riguarda gli apiari, le misure di riduzione del rischio che risultano efficaci per controllare l’SHB in una zona infestata dove l’eradicazione non è più l’obiettivo comprendono: buone pratiche apistiche e di igiene dell’alveare; controllo visivo rigoroso, che possa individuare non solo i danni causati dal parassita, ma anche il parassita nelle sue diverse fasi di vita; trattamento del terreno con insetticidi piretroidi: tale misura dovrebbe essere applicata solo in caso di danneggiamento del favo e se l’uso nel rispettivo Stato membro ne sia autorizzato. L’esposizione di specie non bersaglio ai piretroidi andrebbe evitata.

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