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Dal sito Internet http://www.lifegate.it/persone/news/botswana-fracking-parco-nazionale-kgalagadi-pericolo-fauna

IL BOTSWANA AUTORIZZA IL FRACKING NEL PARCO NAZIONALE KGALAGADI CONDANNANDO LA NATURA

di Lorenzo Brenna

Tra leoni, antilopi e ghepardi, nel parco transfrontaliero Kgalagadi, area protetta al confine fra Namibia, Botswana, Sudafrica, sorgeranno presto torri di trivellazione utilizzate per il fracking.

È una tecnica utilizzata per estrarre gas naturale e petrolio dalle rocce presenti nel sottosuolo, utilizzando un getto ad alta pressione di acqua mista a sabbia e altri prodotti chimici per provocare l’emersione in superficie del gas. Sono ancora in larga parte sconosciuti, o quanto meno non divulgati, gli effetti che questa tecnica estrattiva provoca sull’ambiente e sulla fauna selvatica.

Il governo del Botswana ha concesso in licenza alla Karoo Energy, una compagnia petrolifera quotata alla borsa di Londra, una vasta area del parco Kgalagadi (quasi la metà dell’intera superficie) da utilizzare per l’estrazione di gas. La denuncia arriva dal quotidiano britannico The Guardian che sostiene che i diritti sono stati venduti nel settembre 2014, quando l’azienda si chiamava Nodding Donkey, anche se la trattativa non è stata riportata in precedenza.

Gli ambientalisti e i funzionari del parco, tenuti all’oscuro della vendita dei diritti di trivellazione, sono preoccupati per l’impatto della perforazione sulla fauna selvatica. Il fracking rischia di compromettere un ambiente unico, oltre 36.000 chilometri quadrati di deserto e savana, popolati da un’incredibile biodiversità, tra cui il l eone del Kalahari dalla criniera nera (Panthera leo verneyi), il falco pigmeo (Polihierax semitorquatus) e l’orice (Oryx gazella).

“Lo sviluppo dell’area e le infrastrutture che dovranno essere portate là rappresentano un altro chiodo nella bara delle aree selvatiche nel mondo”, ha dichiarato Gus Mills, biologo che ha vissuto nel Kgalagadi 18 anni per studiare ghepardi e iene. Le ripercussioni ambientali della perforazione potrebbero essere numerose, particolarmente pericolose potrebbero essere quelle sulle fonti d’acqua nel parco.

Il fracking avrebbe anche ricadute negative sul turismo in Botswana, risorsa fondamentale per il Paese e settore che impiega il maggior numero di lavoratori dopo le miniere di diamanti.

Olmo von Meijenfeldt, direttore dell’organizzazione sudafricana Democracy Works, è anche preoccupato per l’impatto sulle comunità rurali. “I governi dovrebbero essere riluttanti, se non addirittura ostili verso l’estrazione di risorse naturali per un beneficio a breve termine che contribuirà a deteriorare l’ambiente e la nostra capacità a lungo termine per lo sviluppo sostenibile e la riduzione della povertà”.

Nel corso della sua inchiesta The Guardian ha chiesto chiarimenti al governo del Botswana e alla Karoo Energy, senza però ottenere risposte.

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