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Dal sito Internet http://popoffquotidiano.it/2015/10/26/il-muos-e-pronto-solo-la-lotta-lo-potra-fermare/

«IL MUOS È PRONTO, SOLO LA LOTTA LO POTRÀ FERMARE»

Intervista con Alfonso Di Stefano, riferimento storico del movimento No MUOS e della Rete Antirazzista catanese

da Catania, Giampaolo Martinotti

Sono stati tra i protagonisti della manifestazione a Napoli contro Trident, la più grande esercitazione NATO dalla fine della guerra fredda. Sono i No MUOS, come Alfonso Di Stefano, riferimento storico tra chi si batte contro l’invasiva e nociva installazione per le comunicazioni satellitari della Marina USA a Niscemi, e instancabile militante della Rete Antirazzista catanese.

Un mese fa avete presentato, con il supporto di alcuni comuni, Legambiente e WWF, un ricorso contro la Sentenza interlocutoria n. 581/2015. Quali sono state le altre azioni di lotta che avete intrapreso e quali iniziative state portando avanti?

Nel 2013 con centinaia di “mamme No MUOS” e di attivisti abbiamo intralciato e, qualche volta, impedito i lavori della base della morte praticando una revoca dal basso. Il 31 maggio dello stesso anno abbiamo messo in piedi un grande sciopero autorganizzato che ha visto in piazza 5.000 persone in un paese che conta 28.000 abitanti! Nell’agosto del 2014 abbiamo tagliato le reti e siamo penetrati dentro la base in migliaia, occupandola per ore e liberando i nostri attivisti che erano saliti su alcune delle 46 antenne, da non confondere con le parabole del MUOS, dell’impianto NRTF che operano dal 1991 stuprando la riserva SIC della Sughereta. A proposito dell’ultimo ricorso presentato, è bene ricordare che i nostri legali in questi anni hanno svolto un lavoro eccezionale, individuando con ottimi risultati gli elementi giuridici per intralciare i procedimenti più controversi. Presso il Tribunale di Catania hanno tenuto dei seminari sulla costituzionalità delle autorizzazioni rilasciate, nei quali si è registrata la presenza di alcuni tra i migliori docenti di giurisprudenza in circolazione. E oggi si stanno battendo contro le forzature in atto per dissequestrare il sito prima della sentenza definitiva del prossimo 16 dicembre. Intanto noi portiamo avanti le relazioni internazionali specialmente con gruppi in Australia e Stati Uniti e naturalmente vigiliamo costantemente la base a partire dal presidio che abbiamo acquistato con una sottoscrizione popolare. E anche la mobilitazione presto dovrà ripartire.

Quale è lo stato di salute attuale del movimento?

Purtroppo il movimento nell’ultimo anno è un po’ rifluito. Nella fase ascendente contavamo 25 comitati in Sicilia e 5 sparsi per l’Italia. Per evitare vecchi e nuovi egemonismi facciamo riferimento alla “carta di intenti” che dal novembre 2012 ci ha dato una certa autorganizzazione privilegiando l’adesione individuale con la sola discriminante dell’antifascismo, intesa per difendere la sopravvivenza di un confronto democratico e di pratiche di lotta condivise. Questo finora ci ha garantito una importante pluralità di energie che ha portato al sequestro delle parabole del MUOS di Niscemi grazie alle mobilitazioni che, come dicevo, risalgono al 2013.

Il 13 febbraio scorso il TAR siciliano ha bloccato i lavori ritenendo che i plausibili effetti nocivi sulla salute pubblica non siano stati valutati in maniera appropriata dagli organi preposti, tra i quali il Ministero della Salute. Ma in realtà, a che punto sono le opere di costruzione degli impianti?

Al momento resta da lanciare soltanto un altro satellite, quello di supporto, perché siamo a conoscenza che il quarto è stato inviato nello spazio a inizio settembre. Pertanto possiamo dire che, sostanzialmente, la costruzione del sistema MUOS è completa. L’unico intralcio reale alla sua entrata in funzione complessiva al momento sono gli ultimi procedimenti legali e soprattutto la ripresa delle mobilitazioni popolari. Ci preoccupa però l’ultima sentenza del CGA che vuole imporre una nuova riverificazione che verrebbe assegnata a una commissione composta da cinque tecnici: uno rappresentante dell’università e l’altro del CNR, e tre di nomina governativa. È palese il vergognoso arbitrio che si esercita su una commissione che dovrebbe essere per sua natura indipendente mentre nei fatti è politica e governativa. Probabilmente le minacce del console americano, che perde la pazienza perché un tribunale italiano intralcia i progetti di nuove guerre planetarie “made in USA”, stanno avendo successo nel fare pressione sul governo affinché intervenga con una scelta politica che esautori i tribunali.

In questi anni molti studiosi, tra i quali il prof. Massimo Zucchetti e il prof. Marcello D’Amore, hanno sottolineato le tante criticità presenti nel progetto. È possibile stimare gli effettivi rischi per i cittadini che abitano le zone adiacenti al sistema?

Certamente. Proprio il professor D’Amore, della Sapienza di Roma, ha presentato uno studio molto dettagliato sulle conseguenze devastanti per la salute dei cittadini; e bisogna tenere presente che il tecnico era stato nominato dallo stesso TAR siciliano! Partendo da questi presupposti con alcuni medici No MUOS stiamo portando avanti un censimento dei decessi nella zona di Niscemi, visto che in Provincia a Caltanissetta non esiste un registro dei tumori. Questa è una iniziativa importante che parte dal basso, con questionari distribuiti alla popolazione per accertare quante morti per tumore ci sono state a Niscemi, anche perché altrimenti non verrebbero comunque censiti i decessi che avvengono da altre parti e che riguardano i malati che partono nel viaggio della speranza per andare a farsi curare lontano. Onestamente, temiamo che le percentuali siano davvero molto elevate, e a questo proposito abbiamo organizzato una ennesima assemblea degli esperti nella quale naturalmente coinvolgeremo direttamente la popolazione. Stiamo anche seguendo alcuni casi singoli di persone che abitano proprio vicino alla base e tentiamo di monitorare tutte le eventualità di conseguenze sulla salute dei cittadini. Oltretutto, per quanto riguarda il nostro percorso giuridico, seguiamo le consulenze di Zucchetti e del prof. Massimo Coraddu, che come esperti di onde elettromagnetiche hanno brillantemente documentato come l’entrata in funzione del MUOS possa chiaramente interferire con le strumentazioni degli aerei civili e militari con la concreta possibilità di incidenti che ripercorrerebbero le dinamiche del caso di Ustica in maniera esponenziale.

È evidente come la mobilitazione No MUOS, e un dibattito onesto sul progetto stesso, non siano, per così dire, all’ordine del giorno dei media “tradizionali”. Qual è il vostro rapporto con i mezzi di informazione nazionali?

Diciamo che i nostri rapporti con i media nazionali hanno subito sorti alterne. Ma il vero problema è che, praticamente, non sono mai stati sereni e costruttivi anche grazie al fatto che, casualmente, alcune soggettività come i No MUOS Sicilia trovano spesso dei referenti all’interno delle testate. Si tenga presente che questo “movimento” nasce nel 2012 da una esigua scissione frutto della nostra decisione di non permettere ai provocatori e squadristi di Forza Nuova di unirsi ai nostri cortei. I giornalisti preferiscono far parlare un gruppuscolo di una decina di persone quindi, che ripeto non hanno mai indetto una singola manifestazione di lotta al MUOS, piuttosto che dare voce ai militanti che da diversi anni portano avanti questa battaglia a testa alta, subendo centinaia di denunce. I media si ostinano a dare visibilità ai rappresentanti istituzionali a partire dal sindaco di Niscemi, eletto cavalcando il “movimento dei forconi”, mentre il vero movimento di lotta al MUOS è composto dai comitati No MUOS e dal movimento nella sua complessità, inclusi i centri sociali, le associazioni locali ed i sindacati di base che supportano l’insieme del movimento No MUOS.

Il movimento No MUOS, tra le altre cose, è impegnato nelle iniziative di sostegno alla resistenza curda e nella mobilitazione per la chiusura del Cara di Mineo. Quanto è importante unire tutte queste lotte?

L’appoggio alla resistenza curda è stato fisiologico e per noi Kobane è un simbolo per l’umanità intera contro tutte le guerre e contro tutti i razzismi. Proprio la scorsa estate abbiamo organizzato al presidio una intera sessione a proposito della ricostruzione del movimento “No War”, che ci vede adesso impegnati nelle mobilitazioni No Trident, e sull’appoggio alle resistenze internazionali. Alcuni nostri attivisti sono andati a Soruç e all’inizio di quest’anno sono entrati proprio a Kobane, mentre altri hanno partecipato alla carovana internazionale per aprire dei corridoi umanitari tra le due città. Nei prossimi giorni ospiteremo la presidente dell’ufficio di informazione del Kurdistan in Italia proprio per parlare della resistenza kurda in svariate località siciliane. Naturalmente l’antirazzismo arricchisce la nostra progettualità e nella lotta alla militarizzazione dei territori abbiamo voluto inserire sia la lotta alla militarizzazione delle coste e dei mari sia la chiusura delle galere etniche come il Cara di Mineo, che rappresenta il centro di segregazione per richiedenti asilo più grande d’Europa, alimentando peraltro un consorzio di cooperative che è pienamente coinvolto nello scandalo di “Mafia Capitale”. Una chiusura che è dalla parte dei migranti e dei loro diritti negati, contro l’accoglienza che diventa prigionia, in totale antitesi con Salvini che paradossalmente ne reclama la chiusura per la “troppa accoglienza”. Insomma, mi occupo di questo tipo di dinamiche da trent’anni e per il movimento No MOUS la costruzione di un legame dal basso fra le varie resistenze, che siano espressione dei siciliani, dei migranti o del popolo curdo, è una necessità fondamentale.

Diverse settimane fa, mentre eri in onda su RAI 3 da Palagonia per denunciare proprio le condizioni alle quali sono costretti i richiedenti asilo, sei stato vittima di un violento attacco verbale e fisico. Credi che la povertà e le disuguaglianze, alimentate dalle folli politiche di austerità, possano essere le cause principali della crescita del razzismo e della xenofobia nel nostro Paese?

Purtroppo noi consideriamo la crescita della xenofobia una vera priorità da parte di chi ci governa; l’intento è quello di attizzare il “razzismo dei penultimi”, affinché si vadano a rimuovere le cause autentiche dell’incertezza del nostro futuro, e soprattutto di quello delle nuove generazioni, che sono il risultato delle politiche d’austerità che da anni prevalgono in Europa. Per quanto riguarda il triste episodio del quale sono stato protagonista, la cosa grave è che l’atmosfera era stata resa volutamente incandescente da un volantinaggio a sfondo xenofobo di un piccolo gruppo di Forza Nuova esterno a Palagonia che catalogava tutti i “neri” e i migranti come terroristi dell’ISIS. Dopo aver condannato l’orrendo massacro di una coppia di anziani palagonesi avvenuto in città, sono stato aggredito da una parte della popolazione chiaramente istigata da un populismo di estrema destra che non ha tollerato il parallelo che facevo tra il porgere le condoglianze ai famigliari delle vittime e il ricordo del cordoglio anche per i richiedenti asilo che si suicidano alla luce delle proprie condizioni di abbandono. Noi in tutte le iniziative ricordiamo sempre Mulue Ghirmay, ragazzo eritreo ventunenne, impiccatosi dento al Cara di Mineo il 14 dicembre del 2013 proprio per essere stato letteralmente parcheggiato nel centro a tempo indeterminato per favorire il mega business della pseudo accoglienza.

“Pensare globale, agire locale”: per il movimento No MUOS è possibile vincere la sua “sfida vitale”?

Chiaramente il movimento non è afflitto dalla sindrome “NIMBY”, cioè noi non ci battiamo sul modello “non nel mio cortile”, al contrario delle forze populiste locali che pensano che il sistema debba essere costruito altrove. L’unica possibilità per vincere questa sfida, facendo sopravvivere il movimento, è di essere partecipe in un progetto integrante di resistenza nazionale e internazionale contro questo sistema di guerra planetaria che gli Stati Uniti vogliono imporre. Dunque il supporto di chi si batte contro l’austerità, dalle realtà anticapitaliste ai centri sociali, dal sindacalismo di base a tutte le forze della sinistra antagonista, è di estrema importanza per far sì che la lotta continui. La posizione geografica della Sicilia senz’altro non aiuta gli altri movimenti ad assumere le nostre tematiche ma sulla base delle esperienze che abbiamo avuto con i No Dal Molin veneti, i No F35 di Cameri e i No Radar sardi, stiamo cercando in maniera artigianale di costruire dal basso una rete per la quale sarebbe auspicabile che le forze più coerentemente antimilitariste e antimperialiste si attivassero. Nei prossimi mesi metteremo in cantiere varie iniziative con tutti i mezzi che abbiamo a disposizione e con tutte le nostre forze per rilanciare il movimento, perché da soli altrimenti questa lotta è davvero molto dura.

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