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IL TERMINATOR NATO A CASA NOSTRA: GETTIAMO LE BASI

di Fulvio Grimaldi

Ma se a all’infinita serie di massacri operati nel quadro della reaganiana, bushiana, obamiana e NATO “Guerra al terrorismo” si devono aggiungere anche l’ecatombe splatter compiuta dai mercenari ISIS e Al Nusra (questi ultimi ora rivalutati in “ribelli moderati”, da sostituire ad Assad, idea a cui si è allineata addirittura Assopace), non è che la NATO non si curi anche dei luoghi in cui opera, o utilizza basi, servitù militari e poligoni. Gli USA sono il più grande proprietario immobiliare del nostro Paese. E qui, in Italia, offriamo occasioni d’oro con quelli tra 70 e 90 basi, campi d’arme, stazioni di sorveglianza e comunicazioni, di cui gli USA possono usufruire sulle 900 basi che gestiscono in tutto il mondo e, in particolare, tutt’intorno a Russia e Cina (la quale Russia ne ha solo una fuori dai propri territori, in Siria).

E di gran parte, soprattutto in Sardegna e Sicilia, ne sta facendo uso in queste settimane, per, appunto, la più grande esercitazione NATO dai tempi della temporanea fine della guerra fredda, la Trident Juncture 15. A cui si stanno opponendo capillarmente e con coraggio i movimenti anti-guerra sardi e siciliani, questi ultimi capitanati dai No MUOS e di cui ci occuperemo nel convegno internazionale “per un Italia Neutrale e un’Europa Indipendente” a Roma, il 26 ottobre.

Sulla Sicilia, dove sorge il mostro USA MUOS per dirigere le guerre in mezzo mondo, si abbattono in questo momento gli effetti di Trident Juncture15. Agusta dei sommergibili nucleari, Trapani Birgi dell’aeronautica NATO, Sigonella dei droni assassini, Niscemi del MUOS, se la devono vedere con i rischi e le emissioni in terra e in mare di un’esercitazione a fuoco di 34 giorni. Lo stesso per la Sardegna.

Ma, come sempre, gli abusi maggiori della militarizzazione del nostro Paese li subisce quest’isola, a cui hanno inflitto ben il 60% del demanio militare nazionale e dove per tutto l’anno si svolgono esercitazioni a fuoco con l’impiego di ogni sorta di esplosivo, uranio, napalm, Agente Orange, e dove le industrie militari della NATO vengono a sperimentare armi sempre più micidiali. C’è intanto una questione di sovranità popolare sui propri territori, con relativa coesione e sicurezza sociale e agibilità economica. Lasciando da parte La Maddalena, base navale nucleare USA per decenni e abbandonata, poi, in condizioni di pesante inquinamento radioattivo. Ora è a Cagliari che approdano i sommergibili nucleari, mentre un piano di evacuazione della popolazione non esiste (come non esiste a Camp Darby, Pisa, con la più grande concentrazione di armi e munizioni d’Europa). La base aerea di Decimomannu ha sottratto alla Sardegna 1.000 ettari di terreni coltivabili, quella di Perdasdefogu 2.000 ettari, Salto di Quirra 12.000 ettari e 50 km di costa, Capo Teulada 72.000 ettari a terra e 75.000 in mare, tra zona del poligono e zona di interdizione. Tutte aree ed economie di sopravvivenza rubate ai legittimi titolari al solo scopo di lanciare guerre e farne dell’Italia la piattaforma galleggiante. “Gettiamo le basi” è stata la parola d’ordine del movimento sardo da decenni e negli ultimi tempi le manifestazioni e gli assedi alle basi si sono moltiplicate. A Teulada sono stati i pescatori a sfidare e bloccare le esercitazioni di morte, infilandosi con le loro imbarcazioni tra gli spari e le rotte delle navi da guerra.

A Lanusei, Ogliastra, in gran parte occupata da Perdasdefogu e Salto di Quirra, è in corso un processo, il primo, ai comandanti della base per “disastro ambientale”. I documenti alla base dell’accusa, estendibile a tutti poligoni sardi, sono i dati raccolti da scienziati come il fisico Massimo Coraddu e la nanotossicologa di Modena, Antonietta Gatti, consulente di enti e governi. Le ricadute, gli “effetti collaterali” di centinaia di migliaia di esplosioni, ordigni finiti sul territorio vissuto e in mare, sono polveri sottilissime che superano ogni barriera fisiologica e si annidano in polmoni, fegato, intestini, sangue, in suolo e acqua, per poi finire nella catena alimentare. Gli effetti sono stati chiamarti “Sindrome di Quirra” e consistono in malattie letali, linfomi, sarcomi, cancro alla tiroide, tumori di ogni genere e, per gli animali, nasciate deformi e morìe. L’80% dei pastori della zona sono morti. E a Capo Teulada non c’è famiglia che non lamenti una vittima, malata o morta, delle contaminazioni. Ho fatto il giro del cimitero della città. Non credo che vi sia cimitero al mondo, o forse dalle parti di Fukushima, dove il numero dei morti giovani superi in tal misura quelli anziani.

Fuori l’Italia dalla Nato. Gettiamo le basi.

Fonte

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