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Dal sito Internet http://www.voltairenet.org/article183822.html

IL BAGNO DI SANGUE DI ODESSA VOLUTO DAI GOLPISTI DI KIEV

Fonte: антифашист

Traduzione di Alessandro Lattanzio – (SitoAurora)

Le informazioni fornite qui di seguito sono state ottenute da un insider delle forze dell’ordine dell’Ucraina, che ha voluto rimanere anonimo per ovvi motivi. È chiaro che ci sono persone, anche nell’amministrazione provvisoria di Kiev, contrarie a ciò che è successo a Odessa il 2 maggio e in tutto il Paese.

Il piano

Dopo la perdita della Crimea e la rivolta popolare a Marjupol, Odessa è ora il solo ingresso dell’Ucraina sul mare, rendendola così la città più importante del Paese dopo Kiev. Dieci giorni prima della tragedia, un vertice segreto si svolse a Kiev presieduto dal presidente ad interim Aleksandr Turchinov, per preparare l’operazione speciale a Odessa. Erano presenti il ministro degli Interni Arsen Avakov, il capo del servizio di sicurezza ucraino Valentin Nalivajchenko e il segretario del Consiglio di Difesa della Sicurezza Nazionale Andrej Parubij. L’oligarca ucraino Igor Kolomojskij, il capo dell’amministrazione regionale di Dnepropetrovsk nominato da Kiev, fu consultato in merito all’operazione. Nel corso di tale vertice Arsen Avakov riferì l’idea di usare gli hooligans o “ultras” nell’operazione. Fin da quanto era a capo dell’amministrazione regionale di Kharkov, aveva collaborato a stretto contatto con i capi tifosi, che ha continuato a sponsorizzare anche dalla sua nuova casa, in Italia. Kolomojskij assegnò temporaneamente il suo battaglione privato “Dnepr-1” al comando dei funzionari della polizia a Odessa e inoltre autorizzò il pagamento in contanti di 5.000 dollari per “ogni separatista filo-russo” ucciso nell’operazione speciale. Un paio di giorni prima dell’operazione di Odessa, Andrej Parubij portò decine di giubbotti antiproiettile agli ultra-nazionalisti locali. Questo video mostra la consegna dei giubbotti agli attivisti di Maidan ad Odessa. Si prenda nota della persona che li riceve, è Nikolaj Volkov, un criminale locale che venne ripetutamente filmato durante l’assalto alla Casa dei Sindacati mentre spara con la pistola alla gente e riferisce sull’”incidente” via cellulare a un dirigente a Kiev.

Preparativi

Anche i militanti estremisti ultranazionalisti dell’Assemblea Nazionale Ucraina (UNA-UNSO) che poterono essere riconosciuti dalla loro fascia rossa al braccio, furono utilizzati nell’operazione. Ebbero assegnato il ruolo chiave nella messa in scena delle provocazioni: mascherati da difensori della tendopoli di Campo Kulikovo, ne attirarono gli occupanti nella Casa dei Sindacati per essere massacrati. Quindici posti di blocco furono istituiti intorno Odessa, controllati dai militanti al comando diretto del Battaglione “Dnepr-1″ di Kolomojskij, così come dai teppisti di Settore Destro di Dnepropetrovsk e delle regioni occidentali dell’Ucraina. Inoltre, due unità dell’autodifesa di Maidan arrivarono a Odessa, al comando del capo dell’amministrazione del presidente ad interim Sergej Pashinskij, lo stesso uomo ripreso con un fucile da cecchino nel bagagliaio dell’auto, il 18 febbraio, a piazza Indipendenza (Majdan) a Kiev. Pashinskij dichiarò in seguito che non fu pienamente informato dei piani dell’operazione ed aveva inviato i suoi uomini solo a “proteggere la gente di Odessa”. Così c’erano in totale circa 1.400 combattenti provenienti da altre regioni dell’Ucraina nei dintorni, al momento, al contrario dell’idea che siano stati gli “abitanti di Odessa” ad incendiare la Casa dei Sindacati.

L’azione delle forze di polizia di Odessa nell’operazione fu diretta personalmente dal capo della polizia regionale, Pjotr Lutsjuk, e dal suo vice Dmitrij Fucheji. Lutsjuk ebbe il compito di neutralizzare il governatore regionale di Odessa, Vladimir Nemirovskij, impedendogli di attuare una strategia indipendente che potesse interferire con l’operazione. Fucheji guidò i militanti di destra a piazza Greca dove fu presumibilmente “ferito” (per sottrarsi dalle responsabilità degli eventi successivi). L’operazione era originariamente prevista per il 2 maggio, il giorno della partita di calcio, giustificando la presenza di un gran numero di tifosi (“ultras”) nel centro, e ciò significava anche la presenza di un numero minimo di abitanti per le strade di Odessa, che non fossero coinvolti nell’operazione, poiché la maggioranza della popolazione della città sarebbe stata fuori a godersi le vacanze del 1° maggio.

Operazione

Il treno da Kharkov arrivò a Odessa il 2 maggio alle 8, trasportando i tifosi della squadra di calcio Metallist, tra cui alcuni “ultras” che presero parte all’operazione. Inoltre, i militanti del Battaglione “Dnepr-1” e di Settore Destro, allo stesso tempo entrarono nella città in piccoli gruppi. Anche alcuni militanti dell’autodifesa di Majdan arrivarono da Kiev, la maggior parte di loro sulle auto. Quel giorno la polizia di Odessa ebbe l’ordine tassativo di non fermare le auto con targhe di Kiev, Dnepropetrovsk e Lvov. Nel pomeriggio, alcuni degli squadristi si diressero verso piazza Sobornaja, dove i partecipanti alla “Marcia per l’Ucraina unita” dovevano radunarsi. Il loro compito era organizzare la folla e condurla sulle barricate di piazza Greca. Un gruppo delle “operazioni speciali”, decorato con nastri di San Giorgio, indossò i passamontagna e marciò verso corso Aleksandrovskij. Erano gli “attivisti filo-russi” visti in numerose foto e video. I provocatori indossavano bracciali rossi per distinguersi dai veri attivisti di Odessa. Allo stesso modo, la polizia che aveva informazioni di prima mano sui dettagli dell’operazione sfoggiava anch’essa bracciali rossi. Sfortunatamente alcuni dei veri attivisti, ignari, cedettero alle insistenze dei provocatori “di precipitarsi a fermare i fascisti”.

Molti testimoni oculari hanno registrato ciò che è successo dopo. Con il sostegno della polizia, i presunti provocatori “filo-russi” si misero in fila presso il centro commerciale “Afina”, tra via Greca e via Viceammiraglio Zhukov, dove provocatori scelti tra i tifosi di calcio, comprendenti elementi di Settore Destro e UNA-UNSO, li attaccarono (cosa confermata anche da osservatori pro-Majdan). Armi da fuoco furono utilizzate da entrambi le parti, subendo delle perdite. Il compito di distrarre i tifosi “reali” dalla partita e dirigerli verso Campo Kulikovo fu pienamente adempiuto. I provocatori che avevano incitato la folla, quindi si ritirarono nel centro commerciale “Afina”, dove furono successivamente portati via dalla polizia. Ebbero dei feriti, ma nessun morto. Mentre gli scontri erano in corso a piazza Greca, un gruppo di teppisti di Settore Destro preparava la fase principale dell’operazione, nome in codice “Ha’ola”, dalla frase “Mizbeach Ha’ola”, che in ebraico significa “altare degli olocausti”. Entrarono nella Casa dei Sindacati attraverso l’entrata posteriore e fortificarono le loro posizioni in cantina e soffitta. Tale gruppo comprendeva solo i combattenti provati esperti assassini. Mentre la massa si muoveva nel centro della città da piazza Greca a Campo Kulikovo, alcuni provocatori giunsero con le auto prima della folla, correndo nella tendopoli e creando il panico gridando “Il Settore Destro è in arrivo!” e “Vengono ad uccidervi!” e così via. Guidati dai provocatori, molti attivisti entrarono nella Casa dei Sindacati invece di disperdersi per la città. Alcuni di loro scesero in cantina da cui nessuno uscì vivo, ci furono torturati, uccisi e massacrati a colpi di machete. Altri si diressero ai piani superiori. La benzina miscelata con napalm creò il mortale monossido di carbonio. Questi cocktail micidiali furono prodotti dai chimici di piazza Indipendenza, ma non furono utilizzati lì. A Odessa, la miscela fu impiegata per la prima volta e non per caso: la strage era necessaria per terrorizzare l’intero Paese. La “battaglia” per la Casa dei Sindacati durò parecchie ore, durante cui alcuni militanti finsero una resistenza lanciando bottiglie molotov dal tetto, mentre altri metodicamente massacravano, strangolavano e incenerivano le loro vittime. Per assicurarsi che il fuoco non venisse estinto, l’acqua venne chiusa in tutto l’edificio. Dopo che “Ha’ola” fu completata, gli assassini di Settore Destro fuggirono dall’edificio dalle uscite posteriori e laterali, lasciando la città. La polizia quindi entrò nell’edificio. Il numero del bilancio ufficiale, 46 morti, include solo i morti ai piani superiori. La maggior parte delle vittime, nel seminterrato, non è stata contata. Il numero esatto dei morti difficilmente sarà mai conosciuto, ma la maggior parte delle fonti sostengono che tra 120 e 130 persone furono uccise.

La verità non può essere nascosta

La giunta privatizzò il servizio di sicurezza di polizia, ma dimenticò l’ufficio del procuratore. E il procuratore generale facente funzione, Oleg Makhnitskij, dichiarò: “Tale azione (a Odessa) non fu preparata a livello locale, ma è un’azione ben pianificata e coordinata in cui i rappresentanti delle autorità hanno preso parte”. È improbabile che gli sarà consentito nominare i veri responsabili della tragedia. Ma la giunta a Kiev non potrà nascondere completamente la verità su ciò che è successo a Odessa. Questa tragedia deve essere accuratamente studiata e i colpevoli dovranno essere processati a livello internazionale per crimini contro l’umanità. Norimberga-2 è in attesa di Turchinov & Co.

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