Sito Pubblico del Social Forum di Terracina

Da La Provincia del 17 febbraio 2011

 

OMICIDIO DI VINCENZO MOSA, UN DELITTO CHE DEVE TORNARE AD IMPEGNARE GLI INQUIRENTI

 

di Rita Recchia

 

Un delitto riconducibile esclusivamente all’impegno professionale di Vincenzo Mosa contro il malaffare, usura ed estorsione. Un delitto rimasto ancora irrisolto che lentamente ha logorato la sua stessa madre, deceduta dopo dieci anni di patimenti. Un delitto che probabilmente poteva essere risolto e che deve tornare a impegnare gli inquirenti. Lo chiede a gran voce lo SNARP, il Sindacato Nazionale Antiusura di Roma del quale Vincenzo Mosa era il responsabile dell’Ufficio Legale. «L’assurda e inspiegabile uccisione del penalista si è aggiunta alla lunga scia di delitti rimasti impuniti che vede il Lazio al primo posto in Italia», si legge in una nota del sindacato. All’epoca del delitto, avvenuto il 2 febbraio 1998, l’Ufficio Legale dello SNARP aveva scoperto la cupola dell’usura romana e laziale. Perciò per il professore Francesco Petrino, presidente dello SNARP e amico di Mosa, «la morte era unicamente da mettersi in relazione con la sua attività professionale contro il malaffare e con le lotte in favore dei malcapitati dell’usura e delle estorsioni». «L’avvocato Mosa si era costituito parte civile per lo SNARP in numerosi processi contro organizzazioni criminali che vedevano alla sbarra imputati eccellenti, come il capo della banda della Magliana, clan della ‘ndrangheta della Locride, il cardinale di Napoli Giordano». Nonostante questo tipo di impegno in prima linea, «la morte fu inconcepibilmente attribuita dagli inquirenti all’amante della seconda moglie, la cui infedeltà emersa nel corso delle indagini ha condizionato in negativo le opinioni degli investigatori, col risultato che sono stati celebrati ben tre processi che però hanno escluso ogni responsabilità dell’unico indagato». Secondo Petrino «l’omicidio Mosa poteva avere un diverso destino se solo fossero state acquisite dalla NATO le registrazioni satellitari delle immagini riprese nella serata del delitto e se fossero stati rilevati i segnali dei cellulari transitati intorno all’ora del delitto nelle vicinanze del ripetitore adiacente la villetta della vittima». Lo SNARP fa appello a RAI Tre affinché la vicenda sia riproposta a livello nazionale nel programma «Chi l’ha Visto».

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