Sito Pubblico del Social Forum di Terracina

Da Latina Oggi del 9 giugno 2010

 

USURA D’ANNATA

 

Secondo la ricostruzione dei carabinieri gli imprenditori presunti usurai si muovevano, per così dire, in ordine sparso. E in questo modo sarebbero riusciti, nel tempo, ad accaparrarsi a prezzi stracciati terreni, immobili e quote societarie di proprietà della vittima e dei familiari.

In manette sette imprenditori di Terracina: sono accusati di avere tenuto sotto strozzo per 15 anni un loro collega con l’obiettivo finale di «espropriarlo» dell’albergo di cui è proprietario. Fino a che, un anno fa, l’albergatore ha deciso di rivolgersi agli operatori dello sportello antiusura di Roma che a loro volta lo hanno convinto a denunciare tutto ai carabinieri. È iniziata così l’indagine del Nucleo operativo di Roma che all’alba di ieri ha portato in carcere Giuseppe Votta, Piero Feuda, Sergio Coccia, Erasmo e Roberto Percoco, Tonino e Pasquale Iannucci. Imprenditori affermati, i classici insospettabili: Votta è titolare del centro diagnostico Anxur, Feuda di una ditta di prodotti per la casa, Tonino e Pasquale Iannucci dell’Edilcomate; Roberto Percoco commercia in prodotti ittici, mentre Erasmo Percoco è stato per anni patron della discoteca Giona a Fondi. Insieme a loro sono indagate in stato di libertà altre 8 persone, anche loro di Terracina. Secondo i carabinieri i presunti strozzini hanno agito non come componenti di un’organizzazione ma ognuno per proprio tornaconto. Pagando interessi mensili dal 4 al 7%, l’albergatore è partito da un prestito iniziale di 50 milioni di lire ed ha accumulato debiti per 15 milioni di euro. La vittima ha raccontato agli operatori anche di essere stata malmenata e minacciata: «Se non paghi roviniamo te e la tua famiglia», gli dicevano. Tanto che alcuni degli arrestati sono accusati di usura ma anche di tentata estorsione. Per l’intera giornata di ieri i carabinieri di Roma, coordinati dal colonnello Salvatore Cagnazzo e dal maggiore Bartolomeo Di Niso, hanno effettuato perquisizioni presso le abitazione delle 8 persone indagate a piede libero per cercare di risalire ad altre eventuali vittime degli imprenditori usurai. I provvedimenti di custodia cautelare nei confronti dei sette arrestati e le ordinanze di perquisizione eseguiti dai carabinieri di Roma in collaborazione con i colleghi del Comando provinciale di Latina portano la firma del GIP presso il Tribunale di Latina Tiziana Coccoluto su richiesta del procuratore aggiunto Nunzia D’Elia e del sostituto Raffaella Falcione. «Dall’attività svolta – hanno spiegato ieri mattina il colonnello Cagnazzo e il maggiore Di Niso nel corso della conferenza stampa tenuta presso il Comando provinciale di Roma – è emersa la recrudescenza del fenomeno usurario nell’area agro pontina ed in particolare l’illecita attività posta in essere da un gruppo di imprenditori, alcuni dei quali con precedenti per reati contro il patrimonio». Indagini vecchia maniera, quelle dei carabinieri, che attraverso l’esame della documentazione agli atti hanno portato alla ricostruzione «delle molteplici e complesse operazioni finanziarie che hanno determinato l’aggressione al patrimonio societario, immobiliare e finanziario, dell’imprenditore che da circa 15 anni era costretto a pagare ingenti somme di denaro a titolo di interessi per i prestiti che ha dovuto richiedere nel tempo». Un danno che i carabinieri calcolano approssimativamente intorno ai 15 milioni di euro, oltre alla cessione di alcuni beni immobili nonché di quote azionarie di società di cui l’imprenditore e i componenti del suo nucleo familiare erano titolari.

 

RAFFICA DI PERQUISIZIONI

 

È l’alba quando i carabinieri entrano in appartamenti, attività commerciali e imprenditoriali dei sette arrestati e degli altri otto indagati. I militari controllano ovunque, alla ricerca di indizi utili alle indagini. E li trovano. I militari del Nucleo investigativo di Roma sfogliano libretti degli assegni emessi da una nota banca di Terracina, trovano carte nei cassetti dei mobili in casa. E ancora cartelle piene di documenti, elenchi di pagamenti, CD, pen drive e altri supporti elettronici. Una raffica di perquisizioni accurate e indirizzate a trovare collegamenti tra gli indagati. I carabinieri hanno anche spulciato in scantinati e sgabuzzini, sulle mensole tra rotoli di carta e detersivi, evidentemente alla ricerca di documenti nascosti in luoghi impensabili. Volutamente occultati e conservati lontano dalla portata di occhi indiscreti. Ma i carabinieri hanno controllato ovunque. Le operazioni sono andate avanti per ore, dalle prime ore del mattino fino alla mattinata avanzata. Visitate le abitazioni e le attività commerciali di numerosi imprenditori, tutti in qualche modo connessi tra loro in questo giro di prestiti a strozzo a Terracina. Dalla raffica di perquisizioni e blitz, i carabinieri avrebbero acquisito materiale di notevole importanza per il proseguimento delle indagini.

 

LA PUNTA DELL’ICEBERG

 

I militari della sezione antiusura del nucleo investigativo di Roma li tenevano sott’occhio da tempo. Poi la svolta è arrivata nell’agosto del 2009 quando la vittima, un imprenditore edile e titolare di un noto albergo di Terracina, ha deciso di parlare e raccontare tutto. L’inferno in cui era finito dopo aver contratto, 15 anni fa, un debito iniziale di 50 milioni di vecchie lire che lo aveva trascinato in un vortice senza fine. Scadenze sempre più difficile da onorare, protesti, pignoramenti, minacce, in alcuni casi anche violente. Dopo il primo passo dettato dalla disperazione, ottenere la piena collaborazione dell’imprenditore non è stato facile ma alla fine si è rivelata decisiva a dare l’input all’attività investigativa. Le indagini, coordinate dal procuratore aggiunto Nunzia D’Elia e il sostituto Raffaella Falcione, sono andate avanti su due piani: attraverso le intercettazioni telefoniche ma soprattutto mediante l’acquisizione della documentazione contabile che ha permesso di ricostruire le operazioni finanziarie. Assegno dopo assegno, il quadro deve essere apparso sempre più chiaro agli occhi degli investigatori. Soprattutto in riferimento all’aggressione del patrimonio societario, immobiliare e finanziario dell’imprenditore di Terracina che è stata perpetrata anche nei mesi successivi alla denuncia. Nell’ordinanza di 70 pagine firmata dal GIP Tiziana Coccoluto, accanto alle testimonianze delle vittime e alle intercettazioni telefoniche, sono stati riportati uno per uno tutti i passaggi contabili. Dopo gli arresti di ieri ovviamente le indagini proseguono per accertare quanto e come era esteso il giro di usura messo in piedi dagli imprenditori che, al momento, non risulta alcun collegamento tra loro. Particolare quest’ultimo che rende i contorni del quadro ancora vago. Le perquisizioni effettuate ieri a casa degli indagati potrebbe risultare utile a capire se si tratta di un caso isolato oppure se invece dietro ci sia una lunga lista di persone finite nella rete dei prestiti a strozzo. Un sistema creditizio illegale radicato col tempo e soprattutto finalizzato all’acquisizione dei patrimoni di coloro che non potevano più accedere a canali di finanziamento legali. In questo caso specifico, ad esempio, pare che uno o più «aguzzini» puntassero a mettere le mani sull’albergo. Ma il dato investigativo saliente è anche un altro. Un giro di usura così ampio, che tra arrestati e indagati vede implicate 15 persone, appare sproporzionato se rapportato ad una sola vittima. Anche se in passato, sempre a Terracina, si sono registrati casi simili. Come un’altra vasta operazione antiusura che risale agli anni Novanta e che ha coinvolto a vario titolo 34 persone, tra cui anche due degli arrestati di ieri: Sergio Coccia e Erasmo Percoco. L’operazione del Nucleo investivo dei Carabinieri di Roma potrebbe spingere altri usurati a farsi avanti. Ai fini dell’indagini potrebbero risultare utili anche altri elementi, come ad esempio una serie di attentati incendiari rimasti senza perché.

 

GIRO VORTICOSO DI AFFARI E MINACCE

 

Si svolgeranno questa mattina presso il carcere di Latina gli interrogatori di garanzia a carico dei sette terracinesi arrestati ieri mattina. Il giudice Nicola Iansiti ascolterà oggi i soggetti finiti in manette per i reati di usura e tentata estorsione. Tonino e Pasquale Iannucci sono assistiti dall’avvocato Marco Popolla; Giuseppe Votta ed Erasmo Percoco sono difesi dal legale Massimiliano Fornari. L’avvocato Massimo Basile assiste invece Sergio Coccia. Roberto Percoco, infine, è difeso dal legale Adelindo Maragoni. Difficile comprendere al momento quali possano essere le tesi che gli indagati potranno sostenere al cospetto del giudice per le indagini preliminari. Certo che le accuse a loro carico sono pesanti, soprattutto perché gli elementi raccolti dagli investigatori avrebbero dimostrato una perdurante aggressione usuraia perpetrata a vario titolo dai soggetti arrestati. Tutte le prove, del resto, sono finite nell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP del Tribunale di Latina Tiziana Coccoluto. Un’ordinanza di 70 pagine che contengono il risultato di quasi un anno di inchiesta da parte della Procura della Repubblica di Latina. La posizione degli arrestati, comunque, verrà esaminata oggi con l’interrogatorio di garanzia del giudice Iansiti.

 

ERASMO PERCOCO VOLTO NOTO

 

Erasmo Percoco è imprenditore molto conosciuto a Terracina ma anche a Fondi essendo stato per anni titolare della discoteca Giona. In passato Percoco ha già avuto qualche problema con la giustizia quando è stato indagato per bancarotta dopo la dismissione della società proprietaria dell’immobile lungo la Flacca in cui sorgeva il locale notturno. Un’inchiesta, partita nel 2000 e condotta dalla Guardia di Finanza, in cui vennero coinvolti anche alcuni collaboratori di Percoco.

Poi ieri mattina i carabinieri del Comando provinciale di Roma sono andati a bussare alla porta dell’imprenditore terracinese per notivicargli l’ordinanza di custodia cautelare emessa nei suoi confronti e degli altri arrestati dal giudice per le indagini preliminari.

 

I FRATELLI IANNUCCI NEL MIRINO

 

Altri due imprenditori molto noti finiti in carcere sono i fratelli Tonino e Pasquale Iannucci. Di origine campana ma da tempo residenti a Terracina, i due sono attivi nel campo edile con la conosciuta rivendita «Edil Comate» in viale Michelangelo Buonarroti. Per Tonino di 29 anni e Pasquale Iannucci di 40, l’accusa è di usura. Secondo gli investigatori, i due avrebbero prestato soldi alla vittima chiedendo poi la restituzione con tassi di interesse per cui è ravvisabile il reato di usura. Li difende l’avvocato Marco Popolla, che al momento però dichiara di non poter ancora commentare la situazione vista l’ampiezza e la delicatezza dell’operazione scattata alle prime luci del mattino ieri a Terracina. A quanto pare, comunque, la ditta di cui i fratelli Tonino e Pasquale Iannucci aveva intrattenuto dei rapporti di lavoro con l’imprenditore che ha sporto denuncia facendo partire tutte le indagini. Sui due campani si erano già accesi i riflettori della Procura. Lo scorso mese di marzo, i carabinieri del Nucleo investigativo di Latina in collaborazione con i militari di Terracina, avevano già eseguito una serie di perquisizioni presso le abitazioni dei fratelli Iannucci e dei loro più stretti parenti. Come anche presso l’attività commerciale di cui sono titolari. In quel caso erano stati sequestrati documenti relativi all’esercizio imprenditoriale, poi restituiti con decisione del Riesame di Latina. I reati contestati ai due erano di minacce e incendio. Tuttavia le due inchieste, che non si esclude possano avere un denominatore comune, al momento non risultano collegate. Una doppia inchiesta che mira a fare luce sugli interessi dei due fratelli di origine campana. Come per i due Iannucci, anche per Piero Feuda, titolare di una nota ditta immobiliare terracinese, anche lui assistito dal legale Marco Popolla, il ruolo non è ancora chiaro in base ai dati emersi dall’inchiesta dei Carabinieri di Roma.

 

INSOSPETTABILE VOTTA

 

Nella lista degli arrestati è finito anche lui, l’imprenditore insospettabile, proprietario di uno dei centri diagnostici più noti della città, il centro «Anxur», che si trova in via Lungolinea. È quello di Giuseppe Votta il nome più eclatante comparso nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal GIP Tiziana Coccoluto, a seguito delle indagini condotte dal Nucleo investigativo dei Carabinieri di Roma. Su di lui pende l’accusa di usura ai danni del titolare di un noto albergo della città. Pochissimi i particolari emersi nel corso della conferenza stampa sul conto dell’imprenditore. Quel che si sa, è che il nome di Votta sarebbe comparso all’interno della corposa documentazione fornita dalla vittima, documenti che costituiscono la base portante su cui poggia l’inchiesta della Procura di Latina. In particolare si tratterebbe di effetti cambiari che dimostrerebbero l’avvenuto passaggio di denaro dalle mani di Votta a quello dell’albergatore. Prestiti che secondo gli inquirenti prefigurano il reato di usura, ma la cui natura è ancora tutta da chiarire. Giuseppe Votta, assistito dall’avvocato Massimiliano Fornari, comparirà questa mattina davanti al GIP Nicola Iansiti per l’interrogatorio di garanzia. Il legale di Votta per il momento si limita a rilasciare solo qualche dichiarazione sulla vicenda che ha colpito il suo assistito. «La misura cautelare adottata dalla Procura – ha spiegato l’avvocato Fornari – appare del tutto sproporzionata rispetto alle risultanze degli atti di indagine». Non si esclude che già oggi Votta decida di spiegare tutto ai magistrati. L’imprenditore è un volto noto in città, residente in una sontuosa villa incastonata sotto Pisco Montano. La struttura sanitaria di via Lungolinea è specializzata nella diagnostica e accreditata presso Regione. Oltre che nel campo della sanità, Votta è attivo anche nel settore dell’edilizia.

 

ECONOMIA MALATA

 

Troppo facile cadere nella trappola dell’usura. Imprenditori con l’acqua alla gola che non riescono a sostenere l’impatto devastante della crisi. «Terracina è una città in cui l’economia è al collasso. Le attività commerciali sbattono contro un muro costituito da una situazione disastrosa», è il commento del presidente dell’Associazione Commercianti Francesco Pezzano. «Il fatto che all’origine dell’inchiesta dei carabinieri di Roma ci sia un albergo – spiega invece il presidente di Federalberghi Latina Enzo Grossi – è l’ennesima dimostrazione che il mercato turistico in città è sull’orlo del baratro». Il presidente dell’ASCOM Pezzano dipinge un quadro del tessuto economico locale a tinte oscure: «Abbiamo l’impressione che a Terracina l’usura si faccia porta a porta. Tra i circa 400 soci dell’ASCOM riceviamo ogni giorno segnalazioni di imprenditori in seria difficoltà. Eppure nessuno denuncia casi di usura o semplici minacce. Né tantomeno sospette richieste di aiuto economico da parte di altri imprenditori. Questo è davvero preoccupante – continua Pezzano – perché dimostra come non ci sia ancora il coraggio di denunciare chi sfrutta la crisi per “strozzare” le imprese». Secondo il presidente dei commercianti, infatti, l’usura in città c’è e come. Anzi «dilaga». Per questo c’è bisogno di un serio e concreto aiuto da parte delle istituzioni e degli istituti di credito. «Registriamo quotidianamente casi di imprenditori che hanno difficoltà con le banche – attacca Pezzano – per vari motivi. C’è chi resta indietro con le rate di un mutuo. Chi, per rinegoziare un prestito, deve aspettare i tempi troppe volti lunghissimi dell’istituto di credito. Chi, ed è il caso peggiore, stretto nella morsa delle difficoltà economiche, chiede un prestito e non riesce a ottenerlo». E corre il rischio di riceverlo altrove, da un usuraio, bussando a una porta che si apre molto più facilmente di quella di una banca. Salvo poi privarlo con interessi da capogiro e scadenze sempre più vicine delle proprietà ottenute con una vita di lavoro. Sulla stessa linea anche il presidente di Federalberghi Latina Enzo Grossi: «A Terracina il 70% delle strutture alberghiere lamentano le difficoltà incontrate giorno dopo giorno nel condurre la propria attività. Il turismo non c’è, si riduce a picchi nel mese di agosto lasciando le camere degli hotel vuote per il resto dell’anno. Accade di frequente che i titolari degli alberghi preferiscano lasciare chiuse le strutture. Poi però prima della bella stagione devono spendere soldi per le opere di ristrutturazione. E se l’estate va male, come accade purtroppo da qualche anno a questa parte, non ci rientrano. Cosa fanno? Il rischio è quello di cadere nelle mani sbagliate». Pezzano e Grossi da parte loro suonano l’ennesimo campanello d’allarme: bisogna tenere la guardia alta ed effettuare più controlli sull’economia malata di Terracina. Ma c’è anche l’appello agli imprenditori in difficoltà: non rivolgersi a chi presta i soldi a strozzo ma denunciare le proprie difficoltà alle associazioni come ASCOM e Federalberghi prima di ritrovarsi con una montagna di debiti sulle spalle. Perché – sostengono – una soluzione insieme si riesce a trovare».

 

LA VOCE DELLE VITTIME. I COMUNI SI DIFENDONO, MA TERRACINA NON ADERISCE ALL’INIZIATIVA

 

Mai come in questo caso, in cui il fenomeno dell’usura appare ramificarsi in città, coinvolgere imprenditori, esercizi commerciali e dimostrare la sua forza di radicamento negli anni, emerge una verità inconfutabile, più e più volte ribadita dalle forze dell’ordine: l’importanza della denuncia da parte delle vittime dello strozzinaggio. Proprio ora, che a far scattare il blitz è stata la voce di un imprenditore schiacciato dal vortice dei debiti, si delinea più chiaramente il panorama criminale di tutto un territorio, già duramente colpito dalla crisi economica. Le armi per difendersi, le istituzioni, le hanno messe in campo. Una di queste è quella avviata su iniziativa dell’amministrazione provinciale di istituire gli sportelli antiusura. Alcuni Comuni, proprio di recente si sono dotati di un punto di ascolto rivolto alle vittime. Oltre che nel capoluogo, gli sportelli sono sorti a Priverno e Monte San Biagio, dove grazie all’associazione «Codici» e la Fondazione «Wanda Vecchi» le amministrazioni pubbliche stanno tentando di creare un muro contro il fenomeno legato al prestito a strozzo. Caso ha voluto che proprio a Terracina, uno dei pochi Comuni che non ha risposto all’iniziativa, è emerso uno spaccato tutt’altro che trascurabile. Dagli atti dell’indagine dei carabinieri si rivela una realtà in cui imprenditori in difficoltà si rivolgono ad altri imprenditori, in un giro di prestiti che finisce in una spirale senza fine. L’assenza di un centro istituzionale di ascolto e sostegno alle vittime a Terracina, oggi più che mai suona come una beffa. Al contrario, centri più piccoli per dimensione geografica e soprattutto per economia, hanno colto al volo l’opportunità di difendersi. L’obiettivo di associazioni come «Codici» e di fondazioni come «Wanda Vecchi» è quello di creare una rete di assistenza alle vittime dell’usura, ma anche di approfondire, attraverso la registrazione dei singoli casi, la portata e le dimensioni del fenomeno in tutta la provincia. Solo in questo modo è possibile avviare un filo diretto tra Comuni, istituzioni e forze dell’ordine, e debellare una piaga che sta falcidiando l’intero territorio.

 

L’INTERVENTO DELL’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO

 

La reazione dell’Associazione «Caponnetto» è stata immediata. Il fenomeno dell’usura dilaga in tutto il territorio, l’allarme era stato lanciato a suo tempo: «La nostra associazione – ha detto il segretario Elvio Di Cesare – ha già fornito circa un anno fa agli organismi giudiziari centrali alcuni spunti investigativi». Non presenze isolate, bensì un «filo rosso che le collega tutte», diffuso anche a «Monte San Biagio, Fondi, San Felice Circeo ed anche Sabaudia». I settori sono quelli tipici: edile e immobiliare, «del commercio, degli stabilimenti balneari, alberghiero, dei ristoranti, dei bar». Un panorama fitto e difficilmente districabile. Ma «la risposta delle istituzioni è stata finora molto debole».

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