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D’Alterio e la droga

Da Latina Oggi del 12 maggio 2010

 

D’ALTERIO E LA DROGA

 

Nel ‘93 Giuseppe D’Alterio era già un pezzo grosso del traffico internazionale di droga. Arrestato, sottoposto a processo, di nuovo libero, arrestato ancora a conclusione dell’inchiesta Lazial Fresco che si è chiusa a ottobre scorso con una raffica di condanne. Il suo nome entra ed esce dalle indagini sul MOF, sul traffico di stupefacenti che lambiscono, forse penetrano nel mercato di Fondi. Le stagioni del patriarca si ricorrono e incrociano i destini di certi altri signorotti della criminalità che domina l’economia del centro sud del Paese. Il 2005 è l’anno cruciale di molte inchieste che «transitano» da Fondi. Una è appunto Lazial Fresco che porta a galla un traffico di droga imponente, cominciata per caso seguendo piccoli pusher in un bar di Cisterna di Latina e arrivata fin giù a Fondi, a scoprire che insieme alla frutta arrivavano lì eccezionali partite di hascisc e cocaina caricate per lo più in Spagna. Ma l’organizzazione di cui faceva parte Giuseppe D’Alterio stava già pensando di contattare mercati di esportazione del calibro di Argentina e Germania. In quest’ultimo Paese domina la ndrangheta calabrese e D’Alterio anche in questo caso poteva contare su buone amicizie. La Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria seguendo le tracce dei fratelli Venanzio e Carmelo Tripodo per ricostruire il viaggio di una partita di droga sintetica del tipo ecstasy si imbatte appunto in Peppe D’Alterio, da tutti chiamato «’o marocchino». Ma forse la vera svolta nell’impresa criminale di D’Alterio arriva quando sbarcano a Fondi i casalesi e viene loro assegnato il controllo dei trasporti del MOF. Costantino Pagano, 42 anni di San Marcellino in provincia di Caserta, è un uomo degli Schiavone autorizzato a comandare a Fondi e diventa socio occulto di Lazial Frigo, società di Giuseppe D’Alterio dove lavorano anche i figli. La più esposta è Melissa, arrestata insieme al padre e due fratelli, due giorni fa. La DDA di Napoli negli atti dell’indagine «Sud pontino» la definisce «gestrice consapevole» di quello che avveniva in Lazial Frigo e del ruolo di Pagano e Luigi Terraciano detto Giggino, 42 anni di Brusciano, l’altro uomo dei casalesi che contribuiva a mandare avanti la Paganese nel controllo dell’autotrasporto. A spiegare quanto valesse il delegato degli Schiavone è un collaboratore di giustizia, Felice Graziano, che con le sue dichiarazioni ha contribuito in modo determinante alla conclusione di questa indagine. Ecco cosa dice il 22 maggio 2008: «… Preciso ancora che a Fondi tutto quello che accade nel mercato e l’intero ciclo dalla raccolta alla distribuzione dei prodotti è di esclusivo appannaggio dei casalesi». Pagano era uno che, però trattava direttamente anche altro insieme al trasporto di ortofrutta. Sempre il pentito Graziano dice di aver assistito direttamente all’ordine di «40-50 chili di mozzarella», termine con cui il Pagano indicava la cocaina.

 

SABATO MATTINA GLI INTERROGATORI

 

Si terranno sabato mattina presso il carcere di Latina gli interrogatori di Giuseppe, Luigi ed Armando D’Alterio che il Tribunale di Napoli ha delegato per rogatoria al giudice per le indagini preliminari del capoluogo Tiziana Coccoluto. I tre sono assistiti dagli avvocati Emidio Martino, Giuseppe Lauretti, Pasquale Cardillo Cupo e Giulio Mastrobattista. Melissa D’Alterio, anch’essa arrestata insieme al padre e ai fratelli, sarà interrogata, invece, domani mattina nel carcere di Regina Coeli di Roma dov’è detenuta, dal gip del Tribunale di Roma Marco Battistini.

Giuseppe D’Alterio e i suoi tre figli sono accusati di associazione per delinquere di stampo camorristico, illecita concorrenza con violenza e minacce, nonché di reimpiego di capitali di provenienza illecita. Secondo l’accusa i D’Alterio, quali gestori della Lazial Frigo, avvalendosi della capacità di intimidazione attribuita loro dall’appartenenza al clan dei casalesi, avrebbero assoggettato le attività di carico, scarico e trasporto di ortofrutta all’interno del Mercato di Fondi. Tanto che qualsiasi commerciante che intendeva affidare ad altre ditte il trasporto di ortaggi e frutta sulla tratta verso il Piemonte sarebbe stato intimidito anche con il ricorso alla minaccia di attentati a beni e persone o a quella di non potere più frequentare il Mercato Ortofrutticolo di Fondi. Stessa sorte sarebbe toccata a diversi concorrenti.

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