Sito Pubblico del Social Forum di Terracina

Da Latina Oggi del 19 marzo 2010

 

SIGILLI AI BENI DI CHIANESE

 

La Direzione Investigativa Antimafia di Napoli ha eseguito mercoledì il decreto di sequestro preventivo di urgenza nei confronti di diversi beni dell’avvocato e imprenditore del casertano Cipriano Chianese, il cinquantottenne che gli investigatori ritengono essere vicino al clan dei Casalesi. Quello stesso Chianese detenuto dal gennaio scorso e sottoposto agli arresti domiciliari perché ritenuto coinvolto con l’accusa di estorsione ai danni di funzionari del Commissariato di governo per l’emergenza rifiuti, in una inchiesta sullo smaltimento illecito di rifiuti nella provincia di Napoli e sottoposto alla sorveglianza speciale con l’obbligo di soggiorno nel Comune di Residenza.

L’imprenditore e avvocato, già raggiunto nel settembre del 2008 da provvedimento di sequestro di beni emesso dal tribunale di Santa Maria Capua Vetere per un valore complessivo di 78 milioni di euro, mercoledì è stato raggiunto da un ulteriore sequestro preventivo di urgenza emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli. E l’attuale provvedimento non è altro che l’integrazione di quello precedente emanato dalla sezione Misure di Prevenzione del palazzo di giustizia di Santa Maria Capua Vetere. Nel primo intervento gli inquirenti hanno apposto i sigilli, tra gli altri beni, anche la totalità delle quote, capitali e beni strumentali all’esercizio di due società con sede a Caserta e vari locali situati in provincia, sedici appezzamenti di terreno, sette appartamenti a Roma e Caserta, unità immobiliari situate a Parete, unità immobiliari a Sperlonga e un complesso alberghiero a Formia, l’«Albergo Marina di Castellone», titoli e contanti in vari istituti di credito pari a circa 20 milioni di euro. Con l’ultimo sequestro, invece, gli uomini della Direzione Investigativa Antimafia hanno sequestrato due unità immobiliari, una villa in via Campo delle Monache al civico numero 10 di Sperlonga e uno stabile situato in corso Vittorio Emanuele al civico 178 a Parete.

Una residenza ambita quella di Sperlonga. Una villa in cui l’avvocato Chianese, considerato dagli investigatori colui che per il clan dei Casalesi avrebbe guidato per un decennio il business dei rifiuti, avrebbe scelto per vivere se non fosse stato costretto dalla misura restrittiva applicatagli, i domiciliari, a fare ritorno nella sua casa in Campania. Ma le vicende del noto imprenditore di Caserta sono legate al comprensorio del basso Lazio anche per altri motivi. Chianese, infatti, si adoperò per aprire una banca nel golfo di Gaeta per poi spostare il suo progetto a Cassino dove però fu bloccato dall’intervento delle forze dell’ordine che gli fecero chiudere i battenti proprio nel momento dell’inaugurazione.

 

LE INDAGINI: IMMOBILI SCAMPATI AL PRIMO PROVVEDIMENTO

 

Il patrimonio immobiliare dell’avvocato-imprenditore casertano Cipriano Chianese è aumentato nel corso degli anni. Alcuni beni erano sfuggiti al provvedimento di sequestro attuato su disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli e relativo ad un patrimonio complessivo del valore di 78 milioni di euro, in quanto Chianese era riuscito a dimostrare di aver acquistato la villa di Sperlonga, in via Campo delle Monache e la palazzina di Parete, in corso Vittorio Emanuele, in epoca precedente il suo coinvolgimento in attività collegate a clan camorristici del Casertano, i Casalesi. La Direzione Investigativa Antimafia di Napoli, però, ha continuato le sue indagini, accertando che i beni immobili erano stati a suo tempo acquistati dall’imprenditore a prezzi ritenuti irrisori rispetto al loro attuale valore di mercato. Indagini andate avanti sino al provvedimento di mercoledì con il quale la Direzione Distrettuale Antimafia ha emesso il decreto di sequestro preventivo di urgenza anche per quegli immobili che l’imprenditore era riuscito a «salvare».

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