Sito Pubblico del Social Forum di Terracina

Da Latina Oggi del 17 gennaio 2010

 

GLI AFFARI DI MICHELE

 

Da dove parte e in quali rivoli si disperde il fiume di denaro che ha alimentato la scalata di Michele Minale? La matassa che gli inquirenti dovranno sbrogliare si aggroviglia intorno a questo dettaglio: la provenienza dei soldi. La portata del provvedimento (è lo stesso, tanto per capirsi, preso a Fondi nei confronti di personaggi come Vincenzo Garruzzo e Massimo Anastasio Di Fazio) la dice lunga su quali siano i sospetti degli investigatori della Divisione Anticrimine della Questura di Latina. Gli affari dell’immobiliarista che in poco tempo, dopo un passato burrascoso, è riuscito a mettere su un «impero» dal valore stimato in circa 10 milioni di euro hanno tanti, troppi «segreti». Appartamenti, terreni, attività commerciali, auto di grossa cilindrata. Un po’ troppo per chi gestisce un’agenzia immobiliare, sia pure tra le più attive e affermate a Terracina. Le indagini sono soltanto all’inizio e comunque sono pochi i dettagli che trapelano. Il quadro che per il momento emerge stando alle notizie diffuse dalla polizia è volutamente laconico, almeno per quanto riguarda gli aspetti investigativi. Dice tutto e non dice niente.

Dice, ad esempio, che l’immobiliarista campano d’origine ma terracinese d’adozione «negli ultimi anni ha intensificato le sue frequentazioni con pregiudicati di spicco della criminalità appartenenti a clan camorristici operanti nell’hinterland napoletano». Circostanza ribadita anche nella conferenza stampa di ieri a Latina nel corso della quale gli investigatori hanno utilizzato con una certa insistenza il verbo «ripulire». Ripulire che cosa? Minale per caso ha sfruttato la sua intraprendenza nel campo immobiliare per ripulire e dunque «riciclare» soldi sporchi provenienti dalla criminalità organizzata? Gli inquirenti non si sbottonano ma devono pure ammettere che questa è una delle piste privilegiate che verranno seguite per ripercorrere a ritroso il tracciato degli investimenti di Minale. D’altro canto è fin troppo noto che Terracina, come il resto della provincia di Latina, è terra di conquista per i clan della vicina Campania che intendono «ripulire» gli introiti delle proprie attività illecite attraverso l’acquisizione di immobili e attività commerciali. Se e come Minale ha favorito l’arrivo di capitali sospetti all’ombra del Tempio di Giove lo dovranno dire presto le indagini. Così come resta da capire se l’immobiliarista, potendo contare su un flusso di denaro considerevole, ne abbia approfittato per mettere su attività illecite… in proprio.

Nel corso della conferenza stampa di ieri ad esempio la dirigente della Divisione Anticrimine della Questura di Latina, Annabella Cristofaro, ha ammesso che non si esclude neanche la pista legata all’usura, per la quale potrebbero acquisire nuovo valore alcuni episodi finiti nel mirino delle forze dell’ordine e sotto i fari della magistratura, anche alla luce dei trascorsi giudiziari di Minale. Gli investigatori hanno pure fatto cenno alla particolare intraprendenza dell’immobiliarista nell’accaparrarsi immobili attraverso le aste giudiziarie. Dettaglio che non ha alcunché di strano, anzi è la normalità per chi opera nel settore immobiliare. Figuriamoci per un’agenzia affermata come quella della famiglia Minale. Ma è pur vero che si tratta di un campo in cui vige la regola del più spregiudicato e il confine tra metodi legali e illegali diventa assai labile.

C’è infine un ultimo aspetto sul quale gli inquirenti intendono fare chiarezza. È una faccenda che riguarda una licenza edilizia concessa dal Comune su un terreno in possesso del Minale attraverso un contratto di enfiteusi, che consente di esercitare pieni diritti su un terreno altrui. Procedura in disuso che risale addirittura all’Ottocento. Sono tutti tasselli che gli investigatori dovranno ricomporre per individuare in modo specifico e circostanziato quali siano le attività illecite attraverso cui l’agente immobiliare in pochi anni sarebbe riuscito a mettere su un «impero» da 10 milioni di euro. Che da ieri è sotto sequestro, e getta ombre sinistre sul tessuto economico della città. Dove in tanti si chiedono: qual è la provenienza dei soldi di Minale?

 

UN PASSATO SPERICOLATO

 

Se si digita il nome di Michele Minale su Google, oltre a un profilo su Facebook compare una notizia datata settembre 1997. È del Corriere della Sera e racconta una notte pazza dell’allora trentunenne nato a Rotterdam, ma originario della Campania, il quale sotto l’effetto della cocaina forzò, alla guida di una FIAT Bravo, due posti di blocco della polizia, si lanciò in una fuga folle per le strade della Capitale danneggiando auto in sosta e, inseguito dalle volanti, finì per ferire 5 agenti della polizia prima di essere fermato e neutralizzato. Venne rinchiuso nel carcere di Regina Coeli con una sfilza di accuse tra cui quella di tentato omicidio. L’accurata indagine della Questura di Latina ha menzionato anche questa notizia per ricostruire i trascorsi e la figura dell’agente immobiliare residente a Terracina dal passato tutt’altro che illibato. A parte questo episodio, che gli inquirenti definiscono «eclatante», la vita di Michele Minale, sin dalla gioventù, è disseminata di precedenti. È alla fine degli anni ‘80 che comincia a palesarsi «l’indole delinquenziale» di Minale. Quando «poco più che maggiorenne – scrive la polizia – veniva deferito in stato di libertà perché resosi responsabile del reato di furto aggravato e poi di seguito per estorsione, truffa, appropriazione indebita, contraffazioni in genere». Era solo l’inizio di «una vera e propria escalation con segnalazioni, denunce e vicissitudini giudiziarie di ogni genere per le quali ha riportato numerose condanne», si legge ancora nelle carte della Questura; che menziona «reati contro il patrimonio e la fede pubblica commessi in concorso con altri pregiudicati». Nel 2000 Michele Minale è stato sottoposto a due anni di sorveglianza speciale, confermata in appello, e nel 2003 la Procura di Latina ha emesso nei suoi confronti un provvedimento di interdizione e inabilitazione all’esercizio d’impresa per 4 anni, dichiarandolo incapace, per un periodo di 10 anni, di esercitare «uffici direttivi» presso qualsiasi impresa. Ma è stato negli ultimi anni che l’agente immobiliare ha fatto il cosiddetto «salto di qualità»: «ha intensificato le sue frequentazioni con pregiudicati di Terracina molto legati a personaggi di spicco della criminalità appartenenti a clan camorristici operanti nell’hinterland napoletano», affermano gli inquirenti. È proprio su questi rapporti, e sulla presunta ricchezza che ne è derivata, che si sono accesi i fari della Questura di Latina.

 

UN PATRIMONIO MILIONARIO

 

Dieci milioni di euro di patrimonio posti sotto sequestro preventivo da parte della Divisione di polizia anticrimine di Latina: nel mirino l’«impero» di Michele Minale, noto agente immobiliare di Terracina. La scorsa settimana gli agenti della Questura di Latina, in collaborazione con il locale Commissariato, hanno eseguito un decreto di sequestro emesso dal Tribunale di Latina. Otto appartamenti, un garage, cinque terreni, un fabbricato in corso di costruzione, un capannone industriale, quote di partecipazione in società, due autovetture, tre motocicli, per un totale di circa dieci milioni di euro. All’immobiliarista erano intestati un appartamento in via Sani, a Borgo Hermada; un terreno in via Friuli Venezia Giulia; una quota di 5.000 euro nel Centro Ittico, friggitoria e take away del pesce, ex «Papillon» sulla Pontina; tre motocicli Honda di grossa cilindrata. Alla moglie di Minale, invece, risultano intestati quattro appartamenti, due in via Veneto e due in via Astolfi; una BMW di lusso. Altre proprietà immobiliari sono intestate a una società a responsabilità limitata: tre appartamenti, un garage, un capannone industriale, un fabbricato in corso di costruzione, quattro terreni: sempre a Terracina. Alla giovane figlia di Minale, infine, risulta intestata un’automobile modello «Mini». Tutti i beni sono stati posti sotto sequestro preventivo. La divisione anticrimine della polizia di Latina, coordinata dalla dirigente Annabella Cristofaro, in seguito a un’accurata indagine documentale, ha chiesto inoltre di applicare la misura di prevenzione personale e patrimoniale della sorveglianza speciale con l’obbligo, per l’uomo, di soggiorno, nonché la confisca dei beni per tutta la sua famiglia. Richiesta su cui il collegio penale che ha disposto il sequestro preventivo ha fissato la discussione in camera di consiglio per i primi di marzo.

A insospettire gli agenti della Questura di Latina, il fatto che Minale, secondo le indagini, non avrebbe dichiarato le sue reali capacità economiche: elemento che non fa escludere agli inquirenti che l’immobiliarista abbia accumulato il suo patrimonio con «proventi di attività illecita». La Divisione anticrimine, infatti, ha specificato come a carico di Minale «ci siano concreti indizi dai quali si desume che l’agente immobiliare sia un soggetto dedito ad attività criminali». Sulla natura di queste attività, al momento, gli agenti della questura di Latina mantengono uno stretto riserbo, in attesa di concludere le indagini. Per gli inquirenti, comunque, non ci sarebbero dubbi.

«Il decreto di sequestro preventivo ha evidenziato che la proposta della polizia di Stato ha acclarato in modo univoco l’esistenza di concreti e specifici indizi dai quali si desume che l’immobiliarista è persona stabilmente dedita ad attività delittuose dalle quali trae anche mezzi di sostentamento, rientrando quindi a pieno titolo tra i soggetti che “per il tenore di vita debba ritenersi che vivono, anche in parte di attività delittuose”». In altre parole, secondo gli investigatori il patrimonio riconducibile a Minale sarebbe eccessivo rispetto ai guadagni legati alla sua attività di agente immobiliare. L’inchiesta, per il momento, ha portato al sequestro preventivo dei beni mobili e immobili riconducibili a Minale. Una misura che attende, nei prossimi mesi, il pronunciamento del collegio penale. Il provvedimento preventivo era stato depositato dalla polizia nei primi giorni di dicembre, con la richiesta di cauzione nonché di sequestro e confisca di tutti i beni riconducibili a Minale. Ora si dovrà attendere che le indagini stabiliscano se e quali effettive attività delittuose possano aver fatto accumulare a Minale un patrimonio plurimilionario.

 

LA LICENZA DEL TAKE AWAY IN ODORE DI MALAVITA

 

Minale era in possesso anche di una quota societaria del centro ittico, friggitoria e take away del pesce, ex Papillon, sulla via Pontina, chiuso in seguito a un’operazione della polizia di Terracina la scorsa estate. Gli agenti, infatti, avevano scoperto che il titolare della licenza era un pregiudicato campano senza i necessari «requisiti» morali per poter gestire un’attività commerciale per la somministrazione e la vendita di cibo.

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