Sito Pubblico del Social Forum di Terracina

Dall’inserto Salute di Repubblica del 7 maggio 2009

 

DAL NORD AL SUD ECCO DOVE SI USANO

 

di Susanna Jacona Salafia

 

Dalla ricerca di base con le staminali embrionali alle nuove terapie con l’uso, invece, di staminali “somatiche” o “adulte”. Si tratta della tecnica, ormai consolidata dagli anni ’90, di prelevare la cellula “madre” dal midollo osseo o da altri tessuti (del paziente o da donatore) per avviare una coltivazione di nuove cellule che vanno a “riparare” l’organo compromesso. Libero da ogni impedimento di carattere etico, questo campo di ricerca ha sviluppato protocolli ospedalieri già validati e applicati su i pazienti. Il trapianto di staminali “ematopoietiche”, cioè prelevate dal midollo osseo (attraverso aspirazioni dalla cresta iliaca) e, meno, dal sangue periferico o dal cordone ombelicale è, ad esempio, un protocollo medico attuato con successo (se ci sono le condizioni) nei centri di ematologia italiani.

Il nostro Paese vanta un record europeo per numero di questi interventi: 1.374 trapianti di staminali del sangue, solo nel 2008, prelevate da familiari del paziente o da donatore. In Italia infatti ci sono in totale 370.000 “donatori” di staminali del midollo osseo, secondo gli ultimi dati forniti dal Centro nazionale trapianti.

Perfezionato dalle tecniche più recenti, il “trapianto” consiste oggi in una normale “infusione”, per via endovenosa, di queste nuove cellule del sangue (si preferisce da donatore piuttosto che autologhe) al fine di ricostruire il patrimonio midollare compromesso, preventivamente “ripulito” da tutte le cellule midollari cancerogene con la cura farmacologica. Ma oltre a questa ormai comprovata terapia per le malattie leucemiche, dove è già possibile curarsi in Italia con le staminali adulte per altre patologie? Anche per la cura dell’Ada-Scid, una malattia infantile che crea immunodeficienza per la mancanza dell’enzima Ada a causa di un alterazione genetica, si attua, al San Raffaele di Milano, una cura basata sul trapianto di staminali “autologhe” (cioè dello stesso paziente) prelevate da midollo osseo. A distanza di 4 anni dalla terapia i 10 bambini della sperimentazione (finanziata anche da Telethon) stanno bene e l’enzima Ada viene adesso prodotto dalle loro cellule ematiche. Lo studio è stato appena pubblicato sul New England Journal of Medicine.

Anche per la talassemia il trapianto di midollo osseo si rivela ormai risolutivo portando all’indipendenza dalla trasfusione. Oggi è possibile anche da donatore non familiare con una specifica cura farmacologica che risulta efficace su due terzi dei pazienti, come ha dimostrato in uno studio il Centro regionale trapianti di Cagliari. Cellule staminali ematopoietiche sono state inoltre utilizzate per il tumore dei reni di Wilms o nefroblastoma (insieme alla chemioterapia) all’Istituto Tumori di Milano su 20 bambini, dal 2001 al 2006, che presentavano una gravissima recidiva dopo la nefroctomia. Il trattamento è risultato salvifico per 12 bambini e il protocollo sarà di nuovo sperimentato.

Anche la malattia di Duchenne o la SLA (sclerosi amiotrofica laterale), patologie finora incurabili, oggi in Italia si possono curare con le staminali adulte. I protocolli sperimentati, se non alla guarigione, hanno portato a miglioramenti che consentono la convivenza con il male e una qualità di vita accettabile. Il trapianto di staminali autologhe derivate dal muscolo si compie, dal 2007, sui pazienti di Duchenne all’Ospedale Maggiore Policlinico di Milano mentre all’azienda ospedaliera dell’Università di Novara, il protocollo basato su iniezioni di staminali mesenchimali dal midollo viene proposto a volontari malati di SLA. Quattro anni fa questo primo intervento venne sperimentato a Novara su nove pazienti di SLA, con miglioramenti per cinque di essi e la non tossicità su tutti. Per la sclerosi multipla il trapianto di staminali autologhe ematopoietiche è ormai una terapia convenzionale in molti ospedali italiani, specie nei casi più gravi che non rispondono ai farmaci. La fase italiana dello studio “GITMO” (Gruppo Italiano Trapianto Midollo Osseo) cui ha partecipato l’Università di Genova, ha attuato, nel 2006, 21 trapianti per pazienti di sclerosi multipla, riducendo notevolmente le infiammazioni e arrestando così la fase critica.

Paolo Macchiarini è un “cervello in fuga” e a Barcellona, dove dirige la chirurgia toracica dell’Hospital Clinic, ha realizzato il primo intervento al mondo di trapianto di trachea “ricolonizzata” con staminali della paziente ricevente, quindi autologhe. Oggi Macchiarini opera anche al Careggi di Firenze e negli ospedali toscani, a seguito della convenzione firmata con la Regione dopo il successo di questo intervento. Si tratta di una tecnica particolare di trapianto: attraverso la “bioingegnerizzazione” dell’organo donato da impiantare si evita il rigetto (e il conseguente uso di farmaci immunosoppressori) proprio perché il “rivestimento” con le staminali autologhe dell’organo (preventivamente “decellularizzato” dai tessuti del donatore) consente la totale compatibilità. È una nuova versione della tecnica “scaffold” che ha dato ottimi risultati per la rigenerazione delle ossa con le staminali: agli Istituti Ortopedici Rizzoli di Bologna, ad esempio, protesi di “bioceramica porosa”, rivestite di staminali autologhe del midollo osseo, vengono impiantate nella parte mancante di osso che viene così rigenerato. Dopo pochi mesi, la completa fusione dell’impianto e l’osso ospitante e a distanza di 7 anni dal primo intervento non è stata riscontrata alcuna complicazione.

Anche al reparto Ortopedia del Sant’Anna di Como, diretto dal dottor Enzo Zottola, si attua un protocollo con l’innesto di staminali ematopoietiche per i casi di fratture che non guariscono per grossi traumi o per favorire la fusione delle ossa di piede e caviglia. È un intervento che, in sostanza, “coadiuva” la terapia del trapianto osseo. «Le cellule mesenchimali vengono aspirate dal midollo osseo dell’ala iliaca dello stesso paziente», spiega il dottor Zottola, «vengono filtrate in modo selettivo attraverso una matrice di collagene, concentrate, applicate ad un sostituto osseo e posizionate nel luogo dell’intervento. L’aspirato di cellule mesenchimali riduce così il trauma chirurgico dovuto al prelievo di osso autologo e determina, rispetto ad altre metodiche disponibili, migliori percentuali di induzione di callo osseo in minor tempo».

Ma non sono solo “rose e fiori” e il percorso delle terapie a base di staminali adulte per molte malattie è lungo e da perfezionare. Non hanno dato gli effetti sperati, ad esempio, la maggior parte dei trapianti di staminali adulte sul cuore per la rigenerazione delle cellule cardiomiciti, effettuati in questi anni, in via sperimentale, in pazienti colpiti da infarto miocardico acuto. Se la terapia ha dimostrato la “non tossicità”, lo studio di follow up su cinque interventi, effettuati da luglio 2006 ad agosto 2007 dall’Ospedale Manzoni di Lecco, pubblicato sul “Minerva Cardioangiology” parla anche di “risultati di efficacia non così incoraggianti”. Anche i più consolidati protocolli di staminali ematopoietiche per le neoplasie del sangue possono presentare anche “effetti avversi”.

Un team dell’Ospedale Ferrarotto di Catania ha ad esempio analizzato le complicanze su 179 interventi di infusione di cellule ematopoietiche crioperservate. Una ridotta frequenza cardiaca, ad esempio, è stata poi dimostrata derivante dalla quantità e dalla velocità di infusione ma anche dall’età del paziente. Fattori che devono essere sorvegliati e perfezionati. Il trapianto di staminali rimane dunque un intervento ancora a rischio per una svariata gamma di elementi. Anche su quest’aspetto comunque la ricerca medica sta lavorando.

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Commenti su: "Staminali: dal Nord al Sud, ecco dove si usano" (2)

  1. GIULIANA BRIGANTI ha detto:

    Come è possibile dare notizie di una tale portata (staminali per curare la distrofia a Milano) senza effettuare controlli rigorosi?
    La giornalista si rende conto che c’e un mare di ragazzi distrofici che si sono illusi?
    Non si vergogna di avere una professionalità così bassa?

  2. Non conosco questa Braganti ma vada a leggersi le potenziali delle cellule staminali se non adesso sicuramente in un futuro saranno una terapia ad ampio spettro di applicazioni certe persone prima di parlare dovrebbero documentarsi.
    ,entarsi

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