Sito Pubblico del Social Forum di Terracina

Dall’inserto Salute di Repubblica del 2 aprile 2009

 

QUELLA MACCHIA DELLA VISTA

 

di Giovanni Prosdocimo, direttore Unità Complessa Oculistica, ospedale De Gironcoli Conegliano, ULSS 7 del Veneto, Centro ipovisione regionale

 

La degenerazione maculare legata all’età (AMD) costituisce ormai nei paesi più evoluti, grazie all’aumento della longevità ed alla possibilità di curare efficacemente altre malattie oculari, la prima causa di grave deficit visivo e cecità legale (visus inferiore, nell’occhio peggiore, ad un ventesimo) dopo i 50 anni di età.

La macula è quella piccola area centrale della retina che ci consente di leggere, guidare, riconoscere i lineamenti del viso di una persona, e la sua compromissione non conduce alla cecità totale (la restante retina periferica permette di conservare la percezione del campo visivo e di orientarsi nell’ambiente) ma certamente determina un grave depauperamento della qualità di vita, un isolamento sociale del paziente, aumentati rischi di lesioni da caduta (quali la frattura del femore) e, di conseguenza, anche elevati costi sociali ed economici.

NEMICO FUMO

La possibilità di attuare efficaci misure preventive è ancora incerta: l’unico fattore associato in maniera statisticamente significativa è il fumo, mentre l’assunzione di sostanze ad attività antiossidante (alcune vitamine, omega 3, luteina) appare di utilità comprovata solo in determinate forme, e dovrebbe, probabilmente, essere iniziata molti anni prima, pur non essendo, forse, più utile di una dieta bilanciata, ricca di frutta, verdura e pesce.

Fondamentale per poter applicare utilmente le terapie a disposizione è una diagnosi precoce; la visione di linee ondulate (vedi fotografia) e la comparsa di aree offuscate centrali, non fluttuanti con i movimenti degli occhi, devono indurre ad una sollecita visita specialistica (ricordando come una periodica valutazione oculistica sia opportuna, soprattutto dopo i 45 anni, e consenta spesso di evidenziare le situazioni a maggior rischio futuro).

È stato calcolato che attualmente in Italia circa un milione di persone presentino un qualche segno di degenerazione maculare: di esse circa un quinto evolvono verso la forma più grave, caratterizzata dalla comparsa di capillari anomali (neovasi), che daranno luogo ad emorragie retiniche e, se non trattate, ad una invalidante cicatrice centrale.

CRESCITA DEI CAPILLARI

Gli interventi terapeutici mirano attualmente a chiudere, distruggere i neovasi, cercando, nello stesso tempo, di danneggiare il meno possibile i tessuti sani.

I due capisaldi della terapia (talvolta associati tra loro) sono costituti dalla PDT (obliterazione fotodinamica dei capillari, mediante l’attivazione laser, mirata sulle aree da colpire, di un farmaco, la verteporfina, iniettato per via generale) e dalle iniezioni intraoculari dei cosiddetti antiVEGF (bevacizumab, pegaptanib, ranibizumab), sostanze già in uso nella terapia antitumorale sistemica (o da essa derivate), capaci di inibire, per un certo periodo di tempo, la crescita dei capillari anomali.

La loro efficacia a breve e medio termine è comprovata, mentre non è ancora certo il risultato a lunga scadenza e permangono i problemi legati alla necessità di ripetere frequentemente (dapprima ad uno e poi ogni pochi mesi, per tutta la vita) le iniezioni intraoculari.

I centri che attuano queste terapie, stanno soffrendo, oltre ad un grave aumento dei costi, una sottrazione delle risorse di tempo e persone necessarie a curare le altre malattie dell’occhio (con, ad esempio, inaccettabili allungamenti delle liste di attesa per intervento di cataratta).

Appare ormai giunto il momento, seguendo anche l’esempio di altri paesi europei, di razionalizzare le modalità di intervento, costituendo o identificando strutture specializzate e dedicate, dotate di adeguate risorse e strategicamente collocate sul territorio, idonee ad offrire un servizio (diagnostico, terapeutico e riabilitativo) moderno e razionale, in grado di offrire il meglio disponibile, evitando trattamenti impropri e sprechi.

LA RIABILITAZIONE

Anche di riabilitazione si deve infatti parlare poiché il residuo funzionale, anche di pochi decimi, che rimane dopo la cicatrizzazione delle forme neovascolare o nelle più frequenti forme atrofiche può consentire, se ben sfruttato con l’aiuto delle risorse tecnologiche disponibili, una adeguata vita relazionale ed una sufficiente autonomia : esistono infatti, (ma devono essere sviluppati e la conoscenza della loro attività deve essere diffusa), i centri per l’ipovisione, ove medici e tecnici specializzati aiutano i pazienti colpiti da degenerazione maculare a trarre il meglio dalla conservata capacità visiva ed a recuperare una migliore qualità di vita.

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