Feeds:
Articoli
Commenti

Dal sito Internet http://www.oipaitalia.com/pellicce/notizie/pelliccefoche.html

 

PELLICCE DI FOCA BANDITE DALL’UNIONE EUROPEA

 

di Paola Ghidotti, OIPA International Campaigns Director

 

In risposta alle preoccupazioni dei cittadini, delle organizzazioni internazionali, tra le quali l’OIPA, e dei consumatori sul benessere degli animali in relazione all’uccisione e alla scuoiatura delle foche, finalmente il 20 novembre entrerà in vigore il Regolamento (CE) n. 1007/2009 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 16 settembre 2009 sul commercio dei prodotti derivati dalla foca, pubblicato il 31 ottobre 2009 in Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea.

Le foche sono esseri senzienti che possono provare dolore, angoscia, paura e altre forme di sofferenza. Nella sua dichiarazione sulla messa al bando dei prodotti derivati dalle foche nell’Unione Europea, il Parlamento Europeo aveva invitato la Commissione a presentare senza indugio una proposta di regolamento al fine di vietare l’importazione, l’esportazione e la vendita di tutti i prodotti derivati da esemplari di foca groenlandica e cistofora crestata. Nella sua raccomandazione 1776 (2006) del 17 novembre 2006 sulla caccia alle foche, l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa invitava gli Stati membri del Consiglio d’Europa in cui è praticata la caccia alle foche a vietare tutti i metodi di caccia crudeli, a proibirne lo stordimento con strumenti come hakapik, randelli e armi da fuoco e a promuovere iniziative intese a vietare il commercio di prodotti derivati dalla foca.

Le foche sono cacciate dentro e fuori dalla Comunità e utilizzate per fabbricare prodotti e articoli, quali carne, olio, grasso, organi, pelli per pellicceria e articoli derivati, inclusi prodotti vari come le capsule di Omega-3 e gli indumenti in cui sono incorporate pelli e pellicce di foca lavorate. Tali prodotti sono commercializzati su vari mercati, tra cui quello della Comunità. Data la natura di tali prodotti, per i consumatori è difficile, se non impossibile, distinguerli da prodotti simili non derivati dalla foca.

La maggior parte della caccia commerciale alle foche viene praticata solo in otto Paesi, di cui il 60% del totale in Canada, Groenlandia e Namibia. Nell’UE, le foche sono uccise in Finlandia, Svezia e Regno Unito (Scozia). Tuttavia, la maggioranza dei prodotti di foca nell’UE provengono dai Paesi terzi. Si calcola che un terzo del commercio mondiale dei prodotti di foca passi o finisca nell’UE.

Il 31 ottobre 2009 rimarrà una data storica per ogni animalista e per tutti coloro che si battano per i diritti degli animali, il Regolamento bandisce la vendita di prodotti derivati da foche nell’Unione Europeo, a meno che gli animali utilizzati siano il frutto della caccia tradizionale degli Inuit.

Gli Stati membri stabiliscono le sanzioni da applicare in caso di violazione delle disposizioni del regolamento e adottano tutti i provvedimenti necessari per la loro attuazione. Entro il 20 novembre 2011, e successivamente ogni quattro anni, gli Stati membri trasmettono alla Commissione una relazione in cui illustrano le azioni intraprese per dare attuazione al presente regolamento. Il Regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Risulta evidente che i cittadini europei e i loro rappresentanti eletti considerano il commercio dei prodotti derivati dalle foche inaccettabile. È giunto il momento che il Canada metta fine alla crudeltà, con i mercati che chiudono ed i prezzi delle pelli che crollano, il commercio è destinato a cessare. Ricordiamo che nei mesi scorsi l’industria della pelliccia aveva avvisato che non sarà in grado di acquistare tutte le pelli, nemmeno ai prezzi minimi, ed aveva quindi consigliato ai cacciatori di andare sui ghiacciai solo se avevano prima ricevuto un impegno sicuro dai loro compratori di pellicce.

La caccia commerciale alle foche è in crisi a causa della crescente opposizione attraverso tutta l’Europa e la chiusura dei mercati sta causando un crollo dei prezzi.

Il Premier russo Putin quest’anno ha preso posizione contro la caccia alle foche in Russia, definendola “sanguinaria”. In seguito alle pubbliche proteste, lo scorso 18 marzo è arrivata una decisione storica: le autorità russe hanno bandito totalmente la caccia dei cuccioli di foca con età inferiore ad un anno.

«L’OIPA da molti anni si batte per porre fine a questa crudeltà e il grandioso lavoro che abbiamo fatto insieme alla fine ha portato i suoi frutti, il bando delle pelli di foca nell’Unione Europea. – dichiara Massimo Comparotto, Presidente dell’OIPA Italia – Adesso l’invito dell’OIPA è quello di continuare a scrivere direttamente alle autorità canadesi chiedendo il divieto della caccia alle foche».

Per ulteriori informazioni sulla campagna OIPA in difesa delle foche ed il nostro lavoro a sostegno del bando potete visitare: http://www.oipaitalia.com/fochecanada.html.

Dal quotidiano gratuito Leggo del 12 novembre 2009

 

VACCINO INNOCUO? MINISTERO DIFFIDATO DALLE ASSOCIAZIONI

 

di Andrea Salvia

 

Il Codacons presenterà una diffida al Ministero della Salute e all’Agenzia Italiana del Farmaco chiedendo di dimostrare l’innocuità del vaccino contro il virus H1N1. Sul banco degli imputati, un componente del prodotto, l’adiuvante MF 59 a base di squalene, responsabile già di alcune patologie come la sindrome del Golfo che colpì i veterani di ritorno dall’Iraq nel 1991. Il Codacons pone anche un altro interrogativo: «come può essere stato testato il vaccino in soli quattro mesi se mediamente occorrono diversi anni di ricerca?».

Da Latina Oggi dell’11 novembre 2009

 

RACCOLTA FONDI PER L’AFRICA

 

Il Sud Pontino Social Forum ha promosso a Formia per venerdì 13 novembre presso i locali di via Maiorino, alle 21,30, una serata al fianco dell’Africa e di AMREF Italia, la Fondazione africana per la medicina e la ricerca, con la proiezione del film «Sono stato Negro pure io».

A fine serata, seguirà un rinfresco equo-solidale gratuito e sarà avviata una raccolta fondi da devolvere all’associazione AMREF. L’ingresso è gratuito.

«Si tratta di una serata per ritornare a riflettere, con coraggio e senso di solidarietà, sulle atroci condizioni di povertà immutate del continente africano – spiegano i promotori -. Riflessioni, risate, ma anche lacrime, per essere un po’ più vicini al sud del mondo in modo concreto, almeno per una volta, non solo con le parole».

Il film/documentario, prodotto da Ruvido Produzioni, è stato scritto da Giobbe Covatta e Paola Catella per la regia di Giulio Manfredonia.

Champagne atomico

Dal sito Internet www.luogocomune.net (pubblicato l’11 novembre 2009)

 

CHAMPAGNE ATOMICO

 

di Marco Cedolin

 

Anche la Francia, così come gli Stati Uniti da tempo impegnati nel controverso progetto Yucca Mountain, sta progettando il proprio deposito definitivo per le scorie nucleari ad alta radioattività, quelle destinate a restare pericolose per un periodo nell’ordine dei 300.000 anni.

Il luogo scelto dalle autorità francesi per accogliere il cimitero delle scorie non sarà in questo caso rappresentato dall’interno di una montagna, bensì da una serie di caverne artificiali, scavate a grande profondità ai confini dei dipartimenti della Meuse e della Haute Marne, proprio al di sotto delle colline dove i viticoltori francesi coltivano i vigneti che producono il nobile Champagne.

La costruzione del deposito, il cui progetto viene portato avanti dall’ANDRA, l’organismo francese che si occupa della gestione dei rifiuti radioattivi, dovrebbe iniziare nel 2015 e terminare nel 2025, quando le caverne potranno iniziare ad accogliere le prime scorie. Il costo della struttura dovrebbe ammontare a circa 60 miliardi di euro, una cifra la cui entità dovrebbe indurre a più di una riflessione riguardo alla propagandata “economicità” dell’energia elettrica francese prodotta attraverso l’atomo. Il deposito sarà in grado di contenere 6.000 metri cubi di scorie altamente radioattive e al ritmo di produzione attuale dovrebbe essere riempito completamente già nel 2030, appena 5 anni dopo il termine dei lavori. In seguito, dicono le autorità francesi, sarà possibile ampliarlo o costruirne un altro similare.

I comuni interessati dal progetto verranno ricompensati con uno stanziamento di circa 20 milioni di euro, destinati alla costruzione di scuole ed infrastrutture sul posto. Alcuni hanno accettato di buon grado la decisione, altri si sono dichiarati contrari.

Gli scienziati francesi hanno scelto una zona scarsamente sismica e contano per la buona riuscita dell’operazione su quello stesso materiale roccioso contenente argilla che dà vita alle uve dello Champagne, scarsamente permeabile sia all’acqua che alla radioattività. Le scorie nucleari verranno collocate all’interno di sarcofagi in acciaio inossidabile, schermati da un secondo involucro in vetro, lunghi circa un metro e 60 e larghi 64 centimetri, che saranno predisposti per il movimento e la gestione automatizzati e andranno ad inanellarsi all’interno delle catacombe scavate nella roccia.

Gli esperti riconoscono apertamente che la tenuta dei contenitori non potrà superare i 300 anni, ma contano sul fatto che comunque il materiale argilloso riesca nel tempo a limitare la risalita della radioattività in superficie per un tempo sufficientemente lungo. Naturalmente ammettono loro stessi come le reazioni chimiche determinate dalle radiazioni dentro i fusti, la fisica dei flussi all’interno delle materie radioattive immagazzinate, il comportamento dei metalli e del cemento impiegati nello stoccaggio, la possibilità stessa che lo scavo delle catacombe possa danneggiare la roccia e creare crepe entro cui si potrebbe infilare l’acqua, offrendo alla radioattività una facile e rapida via di fuga, costituiscano delle variabili potenzialmente infinite che li portano ad affermare come “in questo campo non esistano certezze scientifiche”. Certezze scientifiche che, anche qualora esistessero, rischierebbero comunque di venire minate dagli eventi imprevedibili (terremoti, guerre, attentati terroristici ecc.) che potrebbero succedersi all’interno di un arco temporale (300.000 anni) di siffatte dimensioni.

Proprio per queste ragioni, oltre che in virtù della legge francese sulle scorie che prevede esplicitamente la “reversibilità” dei depositi, è previsto che le catacombe una volta sigillate restino comunque “aperte” alle ispezioni dei tecnici e ad un’eventuale estrazione per un periodo di 100 anni, nell’eventualità che la scienza individui dei metodi di stoccaggio più sicuri di quello scelto.

Come già nel caso di Yucca Mountain la soluzione sembra in realtà tutt’altro che definitiva a causa dell’assoluta mancanza di certezze, ma ciò che più colpisce è la scarsa capacità offerta da progetti di questo genere, di assorbire il continuo accumularsi delle scorie radioattive prodotte dalle centrali esistenti. A fronte di un progetto come quello francese, del costo esorbitante di 60 miliardi di euro, si renderà infatti necessario immediatamente dopo il suo completamento già il varo di un nuovo progetto simile per costi e dimensioni, che una volta terminato dovrà essere seguito da un altro e così via.

Il governo italiano (e la lobby dell’atomo che ne condiziona le scelte) dovrebbero riflettere profondamente, trovandosi oltretutto già alle prese con il problema delle scorie derivante dalla nostra eredità nucleare.

Decine di miliardi di euro investiti nella costruzione di nuove centrali nucleari, sommati ad altre decine di miliardi di euro da destinare alla realizzazione di un deposito per le scorie radioattive simile a quello francese (magari al di sotto delle colline del Chianti o del Barolo) ammesso che in Italia sia possibile individuare un sito con caratteristiche assimilabili, non costituirebbero sicuramente una buona idea.

Non solo l’energia ricavata metterebbe a repentaglio la salute della popolazione, ma rischia anche di rivelarsi più costosa di quella ottenibile con qualsiasi altra fonte, comprese quelle rinnovabili che rispettano sia la salute che l’ambiente.

Da Latina Oggi dell’11 novembre 2009

 

ACQUA MARRONE, ESPLODE LA RABBIA

 

di Mariantonietta De Meo

 

Non ne possono più i cittadini del sud pontino – in particolare quelli che abitano nelle frazioni di Formia e a Minturno e Spigno – di convivere con la torpidità dell’acqua. Da oltre una settimana dai rubinetti delle loro case scorre un liquido marrone, tanto che non è possibile utilizzarlo per bere.

«Al danno la beffa – lamentano alcuni cittadini -. Non solo le bollette che ci arrivano solo salate, ora non possiamo nemmeno utilizzarla. Siamo costretti a comprare le bottiglie di acqua persino per gli usi domestici».

C’è chi addirittura è costretto a lavarsi i denti con l’acqua minerale e chi è costretto a bollirla prima di utilizzarla. Insomma una situazione che sta creando tanti disagi e la cittadinanza non si accontenta più di sentirsi dire che è un fenomeno legato alle condizioni meteorologiche.

«Allora se piove per mesi che succede?», risponde alquanto arrabbiata.

Per questi motivi i cittadini puntano il dito dritto contro Acqualatina e soprattutto contro le amministrazioni locali che dovrebbero farsi carico della problematica e risolverla. Ed insieme a loro esplode anche la rabbia del comitato di lotta contro il gestore.

«La torbidità dell’acqua non è una circostanza inevitabile – spiega il rappresentante dell’organismo civico Delio Fantasia -. Lo disse Acqualatina nel 2002, nell’ambito della relazione tecnica con la quale tentava di convincere gli amministratori comunali a stipulare l’atto di convenzione tra Comune di Formia e Acqualatina S.p.A. Nella relazione tecnica il gestore del servizio idrico si impegnava in tre anni, attraverso una massiccia dose di investimenti, a risolvere il problema della torbidità dell’acqua. A distanza di sette anni la qualità dell’acqua e notevolmente peggiorata, sicché se piove l’acqua non si può bere e se non piove l’acqua manca. Finora Acqualatina non ha investito neanche un euro per risolvere il problema della torbidità dell’acqua». Ancor più critico Fantasia quando riflette sui possibili interventi che potrebbero attuare il governo cittadino: «Di fronte a questa emergenza l’amministrazione comunale di Formia non può esimersi dalle proprie responsabilità. In primo luogo: dove sono le autobotti di acqua potabile previste dal regolamento del servizio idrico e pagate con le nostre bollette? Dove sono le autobotti di acqua potabile che il Comune di Formia ha l’obbligo di mettere a disposizione dei cittadini? Dove sono le autobotti di acqua potabile per le scuole di infanzia e di grado superiore, nonché per mense scolastiche, cliniche e strutture pubbliche? Il sindaco di Formia dovrebbe essere la massima autorità sanitaria e ha l’obbligo di predisporre con urgenza alle più elementari azioni di intervento nei casi del genere, ma continua a dare la colpa ad Acqualatina. È possibile che dopo un anno e mezzo di mandato amministrativo, il Comune di Formia non abbia prodotto neanche una istanza, una richiesta, un qualsiasi straccio di carta, per chiedere all’Ato4 e Acqualatina di intervenire per risolvere il problema della torbidità dell’acqua?».

Da Latina Oggi dell’11 novembre 2009

 

RINATURAZIONE, IL GRANDE BLUFF

 

di Mirko Macaro

 

Rinaturazione e recupero ambientale della duna di Tumulito, il maltempo continua a svelare inaspettate «sorprese». Nella giornata di lunedì il tratto di fascia dunale che si estende dall’area di Tumulito verso l’Holiday si è presentato diverso agli occhi dei residenti e degli sporadici visitatori: tra la sabbia, grazie alla pioggia battente ed all’ennesima mareggiata che aveva interessato anche quella zona, erano nottetempo spuntate delle fosse biologiche e dei tubi di eternit. Sì, avete capito bene. Altro che miriadi di essenze autoctone, come prevedeva il progetto di ripristino dei luoghi a suo tempo portato avanti dalla seconda Giunta Parisella. Qua e là, fino ad arrivare all’arenile immediatamente prospiciente, erano spuntate pure macerie e calcinacci. Strano? Non proprio. Almeno per quel che riguarda le ultime due «particolarità» in elenco, dato che, a differenza delle prime, erano comparse a più riprese anche nei mesi scorsi. Questo, tralasciando gli allacci idrici che di tanto in tanto ancora spuntano dalla sabbia, presenza ormai nota. Si tratta dei residui degli abbattimenti – nell’ordine delle centinaia lungo tutta la costa – disposti dal Comune di Fondi nell’ambito della lotta al dilagante abusivismo edilizio che caratterizzava il litorale, iniziati nel 2006 e protrattisi per oltre un anno. Dopo queste demolizioni in serie, ci si auspicava che le dune della zona tornassero all’antico splendore. Eppure, nonostante i buoni propositi, il recupero ambientale della zona pare essere ancora molto lontano. La rinaturazione, effettuata a suon di migliaia di euro, considerando che gran parte delle essenze collocate sono morte dopo poche settimane, non ha dato alcun frutto. Ma il peggio è che, anziché essere spoglie, le dune di Tumulito si presentano periodicamente e per larghi tratti invase da macerie e materiale di risulta di ogni genere. «La ditta appaltatrice ha la necessità di accumulare momentaneamente i derivati delle demolizioni avendo l’obbligo di selezionare i diversi tipi di rifiuti prima di procedere allo smaltimento». Parole pronunciate mesi addietro dall’ex primo cittadino di Fondi in merito alle operazioni di bonifica. Ed allora ci si chiede come mai, a distanza di oltre due anni dal termine di dette operazioni, contornate da entusiastiche esternazioni dell’allora amministrazione comunale, le sabbie di Tumulito continuino a confermarsi come un inatteso «scrigno di segreti».

 

LE DENUNCE: «SCEMPIO NATURALISTICO»

 

di Maria Sole Galeazzi

 

In molti avevano gridato allo scempio ambientale quando era stata avviata la cosiddetta rinaturazione della duna. Dopo gli abbattimenti non si è capito poi molto. Rimangono infatti dei grossi interrogativi come ad esempio il motivo per cui furono tagliati pini marittimi alti anche sei metri, sostituita da piantine di mezzo metro che poi si sono seccate. Stessa cosa per il materiale di risulta che esce da sotto la duna dopo una mareggiata. Ma questi sono davvero interrogativi? O certe cose si sanno fin troppo bene? La situazione è chiara almeno per quelle persone, assistite dal legale Francesco Di Ciollo che fecero ricorso dopo gli abbattimenti. Tra le contestazioni oltre alle demolizioni c’era anche quella dell’abbattimento degli alberi e delle piante autoctone della macchia mediterranea, di cui tra l’altro non si seppe più nulla dopo. Il legno abbattuto non fu infatti posto sotto sequestro almeno secondo quando documentato dai residenti. Ma c’è di più. Sono passati oltre sei mesi da ulteriori accertamenti da parte del NIPAF, verifiche che oltre a rilevare la presenza dei calcinacci sepolti, avrebbero confermato uno sbancamento della duna di circa quattro metri di cui sarebbe stato chiamato a renderne conto anche il dirigente dell’Ufficio Tecnico del Comune di Fondi.

Da Latina Oggi dell’11 novembre 2009

 

TERRACINA PULITA, L’APPELLO AI CITTADINI

 

di Diego Roma

 

Una città più pulita, più vivibile: l’impegno deve essere di ogni cittadino. È il messaggio lanciato dall’associazione «Città Nuova – Progetto per Terracina» che da alcuni giorni ha intrapreso un’iniziativa che mira a coinvolgere tutti i cittadini. I giovani membri dell’associazione culturale nata solo alcune settimane fa, ha intitolato la propria attività «Tieni pulito anche tu». L’obiettivo è quello di impegnare i terracinesi «a mantenere le aree verdi, i nostri parchi pubblici ed anche i marciapiedi ad esempio del Lungomare Circe, in condizioni che i bambini possano giocare e camminare tranquillamente senza dover atterrare cadendo o pestando gli escrementi degli animali». A questo proposito l’associazione, che precisa di non essere contro gli animali, chiede che venga rispettata l’ordinanza comunale del 2005 che, appunto, intimava ai possessori di animali il rispetto del decoro della città «così che si rispetti l’ambiente e le persone che lo circondano». Il manifesto adottato da «Città nuova» è più che emblematico. Un cartello di divieto sul disegno di un cagnolino che fa i propri bisogni per strada e un bambino che lamenta: «Non ne posso più! Rispetta anche me, non solo l’ambiente». L’associazione chiede insomma uno scatto d’orgoglio ai terracinesi, che si facciano promotori della tutela dei luoghi pubblici. «La nostra città possiede aree bellissime che possono essere momento di divertimento per i bambini, non facciamo in modo che non siano più praticabili. Terracina è bellissima aiutiamola a farla splendere».

Da Latina Oggi dell’11 novembre 2009

 

CICLISTI PIÙ SICURI, AL VIA LA CAMPAGNA «RUOTE LUMINOSE»

 

di Francesco Avena

 

Parte domani da Borgo Hermada la campagna «Ruote luminose» per la sicurezza stradale dei ciclisti. L’iniziativa, promossa dall’Unità di strada degli Angeli Custodi di Latina, non a caso ha scelto Borgo Hermada come sua tappa di partenza. Infatti proprio nella frazione di Terracina vive una delle comunità indiane più importanti della provincia di Latina. Il fatto che la gran parte degli extracomunitari lavorino tutto il giorno in campagna, e poi tornino in bici a casa percorrendo strade buie e insicure come le Migliare, costituisce un grave pericolo sia per loro che per gli automobilisti. Questo nonostante esponenti politici, tra cui Mazzucco del PdL e Marcuzzi dell’UDC abbiano da tempo chiesto alla Provincia di illuminare adeguatamente le Migliare. Per questo gli Angeli Custodi hanno pensato a questa importante campagna di sensibilizzazione sulla sicurezza stradale. L’incontro si terrà domani alle 18 presso la delegazione del Comune di Terracina a Borgo Hermada. Parteciperanno l’assessore Fabio Bianchi e il comandante provinciale della Polizia Stradale Francesco Cipriano. Invitato anche il sindaco Stefano Nardi e l’assessore alle Politiche Sociali Francesco Zicchieri. Nell’occasione saranno distribuiti gilet luminosi e gli angeli custodi effettueranno interventi in strada consegnando agli extracomunitari il gilet con i loghi di Provincia, angeli custodi e della campagna «Ruote luminose».

Dal quotidiano gratuito Metro del 12 novembre 2009

 

LE MAMME DI ROMA PER UN ALBO DELLE TATE

 

di Serena Bournens

 

Si affidano per lo più alla rete del sommerso. Sono migliaia le famiglie della Capitale a dover risolvere ogni anno il problema baby sitter attraverso «il semplice passaparola, senza garanzie sulla persona cui dovranno affidare i propri figli». Paola Guerci, presidente del Movimento Donne Roma, sarà in Campidoglio oggi per presentare l’iniziativa “Le mamme di Roma”.

«Proposte concrete – sottolinea – per aiutare le mamme che vivono situazioni di disagio e che lavorano a sopravvivere in questa metropoli, rinforzando il legame con l’Amministrazione». La prima novità, l’istituzione di un albo comunale delle baby sitter, «come già in molti Comuni d’Italia esiste da tempo», precisa la Guerci: «Un albo, perché la scelta di chi deve prendersi cura dei bambini sia affidata a un documento che provi capacità e competenza delle baby sitter e se straniere che siano in regola. A costi trasparenti e fissi». Altra iniziativa, un menu per bambini da proporre alla Confcommercio.

 

È ITALIANO IL 20% DELLE MADRI POVERE

 

Oggi in Campidoglio, ospite dell’iniziativa “Le mamme di Roma”, ci sarà l’associazione Salvamamme, che a Roma svolge un ruolo fondamentale per 3.800 madri disagiate e 5.000 bambini. «Il 30% delle mamme che si rivolgono allo sportello di via Friggeri (tel. 06-35403823) sono donne abbandonate dai propri partner», spiega Grazia Passeri, presidente dell’Associazione che veste in tutto il Lazio 5.000 bambini e ne nutre un migliaio circa. A sorprendere è che il primo gruppo “etnico” nella graduatoria delle mamme bisognose sia proprio l’Italia. «Coppie con gemelli e mamme malate con più figli», sono le situazioni limite di cui si prende carico l’Associazione.

Info: www.salvabebe.org.

Dal quotidiano gratuito Metro del 12 novembre 2009

 

RECORD DI AFFAMATI. SERVONO 30 MILIARDI

 

Il numero delle persone che soffrono la fame ha raggiunto il picco storico di 1,02 miliardi. Un peggioramento dovuto alla crisi economica degli ultimi anni. La denuncia arriva dal direttore generale della FAO, Jacques Diouf, che ieri ha presentato il vertice mondiale sulla sicurezza alimentare che si svolgerà a Roma dal 16 al 18 novembre per discutere delle strategie più efficaci per incrementare la produzione agricola ed eliminare la fame.

Per scongiurare una nuova crisi alimentare, spiega Diouf, servirebbero 30 miliardi di euro all’anno da investire nel settore rurale e agricolo. Oggi invece solo il 5% delle risorse viene destinato all’agricoltura. E secondo un rapporto dell’associazione Dare, l’Italia è terzultima su 22 Paesi sviluppati più la Commissione Europea ( al quinto posto) per gli aiuti ai Paesi bisognosi. Peggio di noi solo Grecia e Portogallo, mentre ai primi tre posti ci sono Norvegia, Svezia e Irlanda.

 

COSA FARE

Secondo la FAO, oggi 31 Paesi in via di sviluppo, di cui 20 in Africa, necessitano di aiuti d’emergenza.

Puntare sulle donne

Alcuni studi dimostrano che per sconfiggere la fame bisogna investire nell’istruzione delle donne e sul loro benessere.

Rischio peggioramento

Se non si provvederà con politiche adeguate, entro il 2020 potrebbero esserci 16 milioni di bambini affamati in più rispetto ad oggi.

I Paesi più in crisi

L’Indice globale della fame (Ghi) risulta più alto nei Paesi dell’Africa Subsahariana: Burundi, Ciad, Congo, Eritrea, Etiopia e Sierra Leone. Unica eccezione il Ghana, che l’ha invece dimezzato rispetto al 1990.

Dal quotidiano gratuito Metro del 12 novembre 2009

 

LA LEGGE ANTIFUMO NON HA SPENTO LA VOGLIA DI TABACCO

 

di Paolo Chiriatti

 

Sono passati quattro anni dall’entrata in vigore della legge antifumo, ma da allora, secondo una ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità, il tabacco ha attirato 13 milioni di fumatori, quasi due milioni in più rispetto al 2005. E un’altra ricerca effettuata dal Ministero della Salute spiega che il 7,8% dei fumatori tra i 14 e i 24 anni ha cominciato a 13 anni o prima. La crisi ha poi influito sui consumi: dal 2004 a oggi gli acquisti di tabacco sfuso (che costa meno e consente di fabbricarsi molte più sigarette) si sono impennati del 90%. Senza contare che i controlli di polizia hanno registrato un ritorno delle più economiche (e illegali) sigarette di contrabbando

In realtà la legge antifumo mirava soprattutto a tutelare la salute dei non fumatori nei locali pubblici, spaventando gli esercenti, obbligati da una circolare ministeriale a vigilare perché gli avventori non fumassero. La SILB, Associazione Italiana Imprenditori Locali da Ballo, ha fatto ricorso al TAR, che ha dato loro ragione, così come il Consiglio di Stato. Antonio Flamini, vicepresidente SILB, precisa che «la legge funziona. Gli avventori non fumano più, senza bisogno di esercenti “sceriffi”».

 

FUMATORI, UN PESO PER L’ECONOMIA

 

C’è la “pausa sigaretta”, che sottrae fino a 50 minuti a una giornata di lavoro, o il fatto che i dipendenti fumatori si ammalano fino a 5 giorni in più all’anno rispetto a chi non fuma. Il vizio costa alle imprese 3.500 euro per ogni dipendente col vizio. Lo dice una ricerca dei centri Easyway Italia, che aiutano le persone a liberarsi dal tabacco col metodo inventato da Allen Carr, autore del bestseller “È facile smettere di fumare se sai come farlo”. Uno strumento che ha convinto in tutto il mondo milioni di persone a spegnere per sempre il vizio invitandole a capire che non esistono motivi validi per fumare.

Dal quotidiano gratuito Metro del 12 novembre 2009

 

BUCHE E INCURIA, LA STRADA UCCIDE

 

di Silvio Gulizia

 

È la strada la nemica numero uno degli “utenti deboli”, ciclisti, pedoni e centauri. Il 4% delle cause degli incidenti sulle strade italiane è la loro cattiva manutenzione, contro il 2,8% di media nella UE. I difetti di manutenzione del manto stradale contribuiscono per il 41% a causare sinistri, mentre in Europa solo per il 16%. I dati arrivano da un convegno sulla sicurezza stradale organizzato a Milano da ANIA (Fondazione per la sicurezza stradale) e ANCMA (costruttori motocicli). Una strage, quella degli utenti deboli, che la politica proverà a contenere con una riforma del codice della strada (in discussione al Senato) che prevede sanzioni per i Comuni che non investono parte dei proventi delle multe nella manutenzione delle strade. In realtà le amministrazioni già lo dovrebbero fare, ma latitano: in futuro chi non provvederà si vedrà tagliato il 3% dei trasferimenti statali.

 

TROPPE VITTIME

 

I numeri della strage

1. 30 miliardi di euro: il costo sociale degli incidenti.

2. Il 30% dei pedoni vittime di incidenti è ucciso sulle strisce pedonali.

3. + 16,5% in due anni: i ciclisti feriti in incidenti nel 2007.

Dal quotidiano gratuito City del 12 novembre 2009

 

INFARTO, PIÙ RISCHI CON FREDDO E SMOG

 

Troppo freddo, troppo caldo e troppo smog spaccano il cuore. A dirlo è uno studio pubblicato sulla rivista Heart.

Eccessi traditori

Insomma. Nei centri urbani dove si registrano almeno 10 casi di infarto pro die, se ne aggiungono, nei giorni più caldi e in quelli più freddi, da uno a quattro in più. Anche l’inquinamento atmosferico fa la sua parte: sebbene, precisa lo studio, non sembri esserci una “soglia di sicurezza” al di sotto della quale il cuore non ne risente. Smog sotto accusa anche per i ricercatori dell’Università di San Paolo, Brasile. In uno studio presentato alla conferenza annuale dell’American Society of Reproductive Me dicine ad Atlanta, negli USA, sostengono che “l’inquinamento atmosferico influenza negativamente lo sviluppo embrionale, rendendo l’aborto più probabile di due volte e mezzo rispetto al normale”. Attenzione: “anche livelli di inquinamento contrassegnati come ‘sicuri’ dall’OMS potrebbero essere sufficienti ad aumentare il rischio di aborto”.

Smog, Milano maglia nera

Al capoluogo lombardo il primato in Europa di concentrazione di Pm10: 51 microgrammi/metrocubo. La media giornaliera stabilita dalla legislazione europea per la protezione della salute umana è di 50 microgrammi/mc e non può essere superata più di 35 volte l’anno.

Dal quotidiano gratuito City del 12 novembre 2009

 

ANZIANI PIÙ SANI SE CAMMINANO VELOCI

 

Gli anziani che camminano lentamente hanno tre volte più probabilità di morire per problemi di cuore e il 44% di star male per vari motivi rispetto a quelli che camminano veloci. Lo dice uno studio francese: lo sforzo fisico che si fa camminando in maniera più rapida permetterebbe agli anziani di mantenere un cuore sano.

Dal quotidiano gratuito City del 12 novembre 2009

 

CIBO, LE RICETTE SALVA-SESSO

 

Che la salute cominci in tavola non è una novità; che ci siano ricette per accendere il desiderio e salvaguardare la fertilità femminile forse sì. La Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO) ne ha raccolte 30 nella guida “Cibo e sesso”, distribuita gratis su richiesta (www.sceglitu.it). Si va dalle dieci “Ricette d’amore” a base di cibi afrodisiaci come crostacei, cioccolato, rucola e tartufo, a quelle “light” per restare in forma. Non mancano piatti per le “occasioni speciali”, riservate a partner e amiche. Il volumetto dovrebbe favorire una sessualità consapevole e la protezione della fertilità a partire dal cibo.

« Articoli più recenti - Articoli precedenti »