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Atei perseguitati in Bangladesh. Proteste in Italia

Dal sito Internet http://popoff.globalist.it/Detail_News_Display?ID=71634&typeb=0&Atei-perseguitati-in-Bangladesh-Proteste-in-Italia

 

ATEI PERSEGUITATI IN BANGLADESH. PROTESTE IN ITALIA

 

di Cinzia Gubbini

 

Succede in Bangladesh nel silenzio quasi totale: l’uccisione di un noto blogger considerato uno strenuo difensore dei diritti umani, il ferimento di un altro, una partecipatissima manifestazione per “impiccare i blogger atei”. Il tutto mentre il governo ufficiale sostanzialmente dà ragione agli islamici estremisti, e blocca i siti che vengono considerati “offensivi per la religione”. In Occidente? Tutto tace.

A prendere parola ci pensa adesso l’Unione degli Atei, Agnostici e Razionalisti, l’associazione il cui presidente onorario è Margherita Hack. L’UAAR ha scritto una lettera al presidente del Consiglio Mario Monti, e un’altra missiva alle organizzazioni islamiche italiane. Ha inoltre lanciato una petizione attraverso Change.org e per domani 18 aprile ha organizzato un sit-in alle 15,30 a piazza Pitagora a Roma, in coincidenza con la consegna delle prima 1.500 firme alla ambasciata del Bangladesh.

Hamed Rajib Haider era un blogger molto conosciuto in Pakistan: con altre persone si batteva affinché il partito islamista Jamaat-el-Islami fosse messo al bando e processati i suoi capi per “crimini contro l’umanità” perpetrati durante la guerra di liberazione del 1971. Haider aveva ricevuto molte minacce ed è stato ucciso, vicino alla sua casa a Dhaka, nel febbraio di quest’anno. L’uccisione aveva creato reazioni anche molto dure in rete contro l’Islam e la religione. Ne era seguita una manifestazione di 5.000 persone in cui alcuni cartelli chiedevano addirittura di “impiccare i blogger atei”. La risposta del governo? La richiesta a blogger e giornali di “moderare i toni” per non “offendere il sentimento religioso”, ma anche fatti: due siti sono stati chiusi, secondo la posizione del governo seguendo le linee guida della Legge sull’informazione, la comunicazione e la tecnologia. Comunque, censura. E un atteggiamento lassista a fronte di una concretissima uccisione.

“Quei festini dei preti così segreti e affollati”

Dal quotidiano gratuito City del 30 maggio 2011

 

“QUEI FESTINI DEI PRETI COSÌ SEGRETI E AFFOLLATI”

 

di Angela Geraci

 

Carmelo Abbate è autore di “Sex and the Vatican Viaggio segreto nel regno dei casti” (Piemme). Un’inchiesta-choc sulla intensa vita sessuale dei preti. Di cui in Italia non si parla.

 

DOMANDA. Partiamo dall’inizio: come è nata l’idea di indagare su questo argomento?

RISPOSTA. «Per caso. L’estate scorsa mi chiama un mio amico gay di Roma e tra una cosa e l’altra mi dice che in una sauna ha avuto un’avventura con un ragazzo: un prete. L’ha proprio ammesso: “Che male c’è? Siamo tanti, forse hai un’idea arcaica dei preti”. Poi l’ha invitato a una festa: “Ci saranno altri come me”».

 

D. A quella festa lei è andato fingendosi gay. Ed è iniziata l’inchiesta sul campo.

R. «Sì. A dir la verità il prete gay non mi pareva una novità, ma mi colpiva il fatto che vivesse così alla luce del sole, nelle saune, organizzando festini… Mi sono detto: fammi andare a vedere se è vero. E non solo era vero ma era un fenomeno più grande di quello che pensassi. Ho scritto subito un lungo articolo per il mio giornale, Panorama».

 

D. E il Vaticano come ha reagito?

R. «La reazione ufficiale è stata: “Sono solo tre mele marce: il resto della Chiesa è pulito”. Non potevano confutare ciò che dicevo: avevo prove solide (una telecamera nascosta). Ho voluto vedere se davvero fossero solo “tre mele” e per 7 mesi ho lavorato intensamente al libro: erano ben più di tre».

 

D. Nel suo libro raccoglie testimonianze da tutto il mondo in effetti, dall’Italia alla Polonia, dalla Francia all’Africa, al Brasile.

R. «L’ho fatto con l’aiuto di collaboratori e colleghi bravissimi, ci tengo a dirlo. Senta un po’ di dati. Non sono dati ISTAT o della BCE ma rendono l’idea. Negli USA, dice l’autorevole Richard Sipe, almeno il 25% dei preti ha una compagna, un altro 30% è gay e un altro 25-30% ha avuto un rapporto occasionale».

 

D. Ma è l’85%!

R. «E posso continuare: in Germania un prete su tre ha una partner segreta (lo dice il teologo Eugen Drewermann); in Svizzera c’è un’associazione per le donne che hanno relazioni con preti: sono 500 e ci sarebbero almeno 100 bimbi nati da queste storie».

 

D. La doppia vita di cui parla in “Sex and the Vatican” riguarda infatti preti gay, preti con compagne, figli nati da queste unioni. E poi ci sono anche le suore.

R. «Suore lesbiche, costrette ad abortire, violentate. Come la religiosa indiana che mi ha raccontato del prete brasiliano che obbligava lei e le altre a rapporti con lui, rapporti saffici, multipli. L’hanno denunciato e sono state trasferite».

 

D. La soluzione della Chiesa sembra sempre essere il trasferimento. Succede pure con i preti pedofili. A proposito, perché lei non ne parla?

R. «Per scelta. Secondo me la pedofilia è la punta dell’iceberg – aberrante, atroce e orribile – di un fenomeno più grande e importante».

 

D. Cioè?

R. «L’approccio alla sessualità da parte della Chiesa cattolica è talmente folle, fuori dal tempo e mortificante che alla fine spinge le persone che ne fanno parte verso comportamenti sessuali estremi. Vede, anche don Seppia (il prete pedofilo di Genova arrestato, ndr) era ossessionato dal sesso. C’è una bella differenza, e va fatta, fra chi violenta i bimbi e chi fa festini gay. Ma alla base c’è lo stesso malessere di fondo: il voto di castità e il celibato non funzionano. La Chiesa lo sa bene ma non fa nulla. E la sessualità è il terreno su cui rischia di giocarsi definitivamente la sua credibilità».

 

D. Lei è cattolico?

R. «Sì. E proprio da buon cattolico sogno una Chiesa serena, trasparente, aperta a tutti, a ogni forma d’amore e in cui chi ne fa parte trovi conforto e non catene. Spesso i preti con una vita sessuale segreta sono eccellenti preti ma vivere di segreti e bugie è pesante. Cadono nell’alcol e nella depressione. Sono soli. Qui non stiamo parlando di quattro preti sporcaccioni ma della vita di tantissimi uomini e donne».

 

D. Va ancora a messa?

R. «Mi sforzo di andarci. Ma detesto la doppia morale della Chiesa: gay e lesbiche sono intrinsecamente malvagi in generale ma vanno bene se sono dentro la Chiesa purché non facciano scoppiare scandali».

 

D. Manderebbe i suoi figli in una scuola cattolica?

R. «Mai, se ne avessi».

 

D. Il suo libro sta avendo grande successo in Francia, è uscito in Belgio, Svizzera e ora Canada. In Italia è in libreria da un mese ma non ne parla quasi nessuno. Anche il Guardian ha denunciato questo muro di silenzio.

R. «All’agenzia France Press il Vaticano e la Cei hanno detto: “Non bisogna parlare di questo libro, non bisogna fare pubblicità”. Questo silenzio in Italia colpisce molto: City è il primo quotidiano che mi intervista».

 

D. Qual è stato il momento più difficile della sua inchiesta?

R. «Nei festini romani mi sono trovato in situazioni che per un eterosessuale come me erano quantomeno imbarazzanti. Mi ha aiutato la determinazione di andare avanti col mio lavoro».

Preti pedofili, “Le parole non bastano”

Dal quotidiano gratuito Metro del 20 maggio 2011

 

“LE PAROLE NON BASTANO”

 

di Stefania Divertito

 

Luigi Irdi, giornalista, è il curatore del libro “Il peccato nascosto” (edizione Nutrimenti) scritto da un “insider” e pertanto anonimo. Pubblicato l’anno scorso, è ancora di bruciante attualità.

 

DOMANDA. Pedofilia nella Chiesa. Dall’anno scorso ad oggi le gerarchie vaticane hanno mutato il loro atteggiamento rispetto a questa tragedia.

RISPOSTA. «Sì, certo, le parole di Bagnasco colpiscono e non metto in dubbio la sua buona fede. Ma non basta. Direi che giocoforza se ne sono occupati. Le cose cambieranno quando il Papa dirà: “Cari fedeli, se dovesse accadere un reato del genere rivolgetevi soprattutto a Polizia e Carabinieri”. Invece stiamo ancora a discutere di morale e di peccati. È soprattutto un reato penale, poi un peccato».

 

D. Ora però le vittime escono di più allo scoperto, si riuniscono in un’associazione, iniziano i processi.

R. «Alzo il tiro. Nella cattolicissima Irlanda il governo ha nominato la commissione Murphy che ha scoperchiato il pentolone degli orrori. A quando una commissione governativa in Italia?».

 

D. In Irlanda era diventato un caso nazionale con centinaia di abusi segnalati…

R. «Anche in Italia ce ne sono tantissimi, mi creda. Tantissimi».

“Scientology & co. centri occulti di potere”

Dal quotidiano gratuito City del 28 aprile 2011

 

“SCIENTOLOGY & CO. CENTRI OCCULTI DI POTERE”

 

di Angelo Paura

 

Stefano Pitrelli insieme a Gianni Del Vecchio ha scritto “Occulto Italia”, inchiesta sugli intrecci tra le sette e il potere nel nostro Paese.

 

DOMANDA. Scientology, Damanhur, Umanisti, Ontopsicologia, e ancora i buddisti della Soka Gakkai. In Italia ormai sono diventate un sistema con un giro di milioni di euro e migliaia di adepti. Perché un libro su di loro?

RISPOSTA. «Abbiamo provato a dimostrare che ci sono grandi interessi economici in queste sette: se prendi le cifre che girano intorno a Damanhur, a Scientology, agli Umanisti, tutti gli oggetti sacri, gli amuleti, i corsi che vendono, ti accorgi che c’è un’economia fiorente. Quantificarla? Quasi impossibile: non sono sempre trasparenti».

 

D. Queste sette, scrivete, crescono e si evolvono fino a diventare centri di potere occulto, entrando nella politica, nelle istituzioni e nelle aziende: in che modo si muovono?

R. «Ogni organizzazione ha i suoi uffici stampa, ha giornali e siti web: più capiscono che è necessario comunicare bene le loro istanze e più si evolvono, si gonfiano. Scientology ad esempio è un miracolo del marketing».

 

D. Nel libro emerge che Scientology si nasconde, crea decine di ONLUS che sembra non abbiano nulla a che vedere con il loro gruppo…

R. «Esatto. Abbiamo sottolineato proprio questo aspetto. Si riescono a infiltrare nella politica, nella scuola, nelle università e nel mondo dello spettacolo attraverso gruppi di facciata: è un meccanismo simile a quello dell’economia. Se un’impresa non vuole comparire apre scatole cinesi. Appare solo il gruppo di facciata, ma non l’azienda che si nasconde dietro».

 

D. Un doppio livello?

R. «In quasi tutte le sette esiste un marketing di doppio livello: da un lato a chi è interessato si fanno vedere per ciò che sono, dall’altro si nascondono per trovare agganci. Ad esempio fuggono dai giornalisti che fanno inchieste, temono che i loro punti deboli possano venire a galla».

 

D. Chi casca in questo vortice?

R. «Agganciano chiunque, non solo gli “stupidi” o i “creduloni”: nessuno può pensare di esserne immune. In tutta la nostra lunga inchiesta abbiamo incontrato persone tutt’altro che folli. Gente istruita, spesso liberi professionisti di un certo livello. Stiamo parlando anche di quella classe media che porta avanti il Paese».

 

D. Nel mondo della politica come funziona?

R. «Loro sono in grado di offrire a ogni politico ciò che vuole. Sono trasversali. Al di là delle ideologie offrono un bacino di elettori fedeli».

 

D. Nel libro c’è l’imbarazzo della scelta: da Di Pietro (vicino agli Umanisti) ai Verdi (legati a Damanhur) per passare a Dell’Utri (Ontopsicologia) e alla Protezione Civile (Scientology)…

R. «Per fare una battuta gli unici a restarne fuori sono quelli dell’UDC, hanno un altro punto di riferimento».

 

D. Leggendo la parte di Damanhur ammetto di esserne rimasto un po’ affascinato: il tempio sotterraneo, gli ecovillaggi…

R. «È il doppio livello. Si pongono tutti in apparenza in maniera genuina: chi può dire sì alla droga, o dire no alla pace o al disarmo nucleare? Riescono ad attirare l’attenzione: però il cittadino deve chiedersi il perché di tutte queste campagne. Sono anche un mezzo per fare proselitismo».

 

D. Quindi non siete rimasti neppure per un attimo affascinati?

R. «Noi abbiamo un’impostazione scientifico-cartesiana. Siamo d’inspirazione illuministica».

 

D. Anche la chiesa nei millenni è diventata un centro di potere, ci sono differenze rispetto alle sette che avete analizzato?

R. «La vera differenza è legata ai “costi di uscita”: nelle grandi religioni, dal cristianesimo all’induismo, se sei un credente e perdi la fede non hai problemi a uscirne. Nelle sette è molto più difficile: ti seguono, cercano di farti rientrare, diventi il nemico».

 

D. Si possono sradicare?

R. «Io e Gianni non abbiamo scritto il libro per sradicarle: abbiamo solo documentato sistemi che manipolano le persone per portarli all’attenzione del pubblico. Il nostro lavoro finisce qui».

 

D. In che modo siete riusciti ad agganciare i fuoriusciti?

R. «Passando quasi tutta l’estate a parlare con loro e a convincerli che non eravamo inviati delle sette. Ci siamo conquistati la loro fiducia, abbiamo verificato le loro storie e poi le abbiamo raccontate. Così com’erano».

 

D. Nell’inchiesta, che è sempre rigorosa e scientifica, in certi passaggi si nota un po’ d’ironia…

R. «Quando parli di uno scimmione che arriva dallo spazio nei boschi di Ivrea come fai a non esitare? Lasciamo che il dubbio faccia nascere un sorriso».

Contraccezione a ostacoli

Dal quotidiano gratuito Metro del 14 aprile 2011

 

CONTRACCEZIONE A OSTACOLI

 

Nessun contraccettivo per un’italiana su due tra i 18 e i 45 anni. Tra queste, solo un terzo lo fa per scelta perché vuole avere figli, gli altri due terzi “rischiano”. È quanto emerge da uno studio della GFK Eurisko – condotto via web su un campione di 2.030 donne – sull’utilizzo dei contraccettivi ormonali. Un metodo utilizzato da un quarto delle done intervistate, che però evidenziano un rapporto di “amore e odio”.

Tra libertà e ansia

Con la pillola, l’80% delle donne coinvolte nell’indagine si sentono “libere di vivere la propria sessualità, sicure e tranquille” (in modo significativamente superiore a tutti gli altri metodi contraccettivi). Ma l’altra faccia sono i disturbi fisici (come gonfiore e ritenzione idrica) che spesso spingono all’abbandono e l’ansia di dimenticarsi di prenderla: un’eventualità capitata ad 8 donne su 10 (superabile con i nuovi contraccettivi ormonali a impianto sottocutaneo che durano tre anni). In generale, però, circa un terzo delle intervistate – pur essendo “molto attente e consapevoli” – vivono in modo “poco sereno” la contraccezione. Ancora più ad ostacoli è il ricorso alla contraccezione di emergenza (la “pillola del giorno dopo”) che vede in Italia una delle incidenze più basse in Europa: il 2,5% delle donne tra i 15 e i 49 anni (contro il 15% della Norvegia). Nel nostro Paese, però, nel 51% dei casi le donne si vedono rifiutare la richiesta di prescrizione medica (nell’85% dei casi con la giustificazione della “clausola di coscienza”). Il dato emerge dalle 8.000 richieste arrivate in tre anni a “SOS pillola del giorno dopo”, un servizio di orientamento e prescrizione gratuita curato dall’associazione Vita di donna. E a telefonare al 333.9856046 sono soprattutto donne del Centro-Sud che si dichiarano di religione cattolica.

 

LE CIFRE

 

Il 50% delle italiane tra i 18 e i 45 anni fanno sesso senza utilizzare alcun contraccettivo.

Il 25% quelle che ricorrono a un contraccettivo di tipo ormonale.

Il 2,5% le donne italiane tra i 15 e i 49 anni che ricorrono alla pillola del giorno dopo.

Il 51% dei casi viene negata la prescrizione della pillola del giorno dopo dai medici.

8.000 le richieste di aiuto arrivate in tre anni al servizio “SOS pillola del giorno dopo” curato dall’associazione Vita di donna.

Campagna per lo sbattezzo

Come saprete, nell’ultimo fine settimana ho venduto, con altri volontari, le farfalline di peluche contenenti ovetti di cioccolato dell’Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare.

Venerdì pomeriggio ho allestito il banchetto a piazza Garibaldi, sabato mattina sono stato all’ingresso del supermercato Coop e sabato pomeriggio sono andato a Roma, alla manifestazione per la pace organizzata da Emergency.

Prima di tornare a Roma, ho ragionato su quale treno prendere. Potevo partire da Terracina e tornare a Terracina, ma c’era un inconveniente: il treno di domenica mattina sarebbe arrivato a Terracina alle ore 9,54.

Troppo tardi!

La domenica mattina, nella Chiesa del SS. Salvatore che si trova a piazza Garibaldi, si effettuano due Messe: una alle 9,30 e l’altra alle 11. Io avevo assolutamente bisogno di parlare con il parroco prima della Messa delle 9,30, per cui ho anticipato tutti i tempi. Sono partito da Monte San Biagio anziché da Terracina, ho lasciato l’auto parcheggiata lì, la domenica mattina sono partito col treno delle 7,45 e sono arrivato a Monte San Biagio alle 8,49.

Perché dovevo parlare col parroco?

Per chiedergli la cortesia di comunicare, durante la Messa, che in piazza sarebbe stato presente il banchetto della UILDM, invitando i fedeli ad acquistare le farfalline. Noi volontari lo chiediamo sempre, sia quando siamo in piazza per la UILDM, sia quando siamo presenti per l’Associazione Italiana Sclerosi Multipla.

Una volta arrivato in piazza e sceso dall’auto, ho subito capito che l’impresa sarebbe stata ardua, perché sul sagrato era già presente un’altra associazione (e quale associazione! Lo saprete tra un po’…), ma non mi sono scoraggiato.

Ho preso una farfallina, un depliant della UILDM e sono andato a cercare il prete. L’ho salutato e gli ho detto: «Sono un volontario dell’Unione Italiana Lotta Italiana alla Distrofia Muscolare…».

Non mi ha neanche fatto finire di parlare: «Sul sagrato è già presente un’altra associazione, non vi posso ospitare».

Io ho replicato: «Mi faccia finire, per favore. Abbiamo l’autorizzazione del Comune, noi staremo in piazza, le chiediamo solo la cortesia di dire durante la Messa…».

Di nuovo interrotto, con fare aggressivo, spazientito ed arrogante: «Ma io posso dire ogni domenica che c’è un’associazione in piazza!?! Oggi c’è già un’associazione, è nostra ospite sul sagrato della chiesa, parlerò solo di quella».

Di quale associazione si trattava?

Dell’UNITALSI.

Di che cosa si occupa l’UNITALSI?

Di organizzare i pellegrinaggi al santuario di Lourdes.

Quel giorno i volontari dell’UNITALSI vendevano le pianticelle d’ulivo.

Ora avete capito perché, appena sceso dall’auto, ho capito che l’impresa sarebbe stata ardua?

Il parroco non poteva pubblicizzare l’iniziativa della UILDM perché, da bravo “pastore”, nella sua mente tutti i soldini dei fedeli, del “gregge”, dovevano servire a finanziare l’associazione cattolica UNITALSI.

I soldi non vanno investiti per finanziare la ricerca scientifica per sconfiggere le malattie, i soldi vanno investiti nei viaggi della speranza che alimentano pie illusioni. Oltre a finanziare il Vaticano.

Ironia della sorte, contrariamente alla logica perversa del parroco che li ospitava, proprio i volontari dell’UNITALSI hanno acquistato in gran quantità le farfalline che vendevo. Chi fa volontariato REALMENTE sa che cosa vuol dire. Quando ho chiuso il banchetto ed ho attraversato la strada per raggiungere l’auto parcheggiata, due di loro mi sono venuti incontro dicendomi: «Aspetta, aspetta, vorremmo comprare delle farfalle».

Certi bagni d’umiltà fanno veramente bene, fanno veramente crescere, ve lo assicuro. È un momento di crescita straordinario toccare con mano la sofferenza delle persone, vedere la profondissima dignità delle persone malate che sono le prime a venire ad acquistare i gadget delle associazioni che le tutelano. E se non possono venire perché le loro condizioni di salute non glielo consentono, mandano i familiari. Io ormai li riconosco subito: parcheggiano l’auto sulle strisce pedonali, davanti al banchetto, scendono di corsa con i soldi già in mano, sanno perfettamente quali sono i gadget in vendita ed il relativo prezzo e li comprano in gran quantità.

Questa è la sofferenza.

Questa è l’umiltà.

Questa è la dignità.

Attenzione: io non sono malato, ma una di quelle malattie l’ho vissuta, sia pure indirettamente. La madre di tre miei amici aveva la sclerosi multipla. È morta a maggio del 2007 ed è stata un grande esempio. Mi ricordo che un giorno le ho chiesto come stava, e lei mi ha risposto così: «Bene. Io rispondo sempre che sto bene, perché se dico che sto male l’interlocutore si preoccupa e non mi va».

Il parroco della Chiesa del SS. Salvatore non lo conosco, non frequento ambienti ecclesiastici perché sono uscito dal “club”.

Invito pertanto i lettori che conoscono il parroco, a stampare questo articolo e a farglielo leggere.

Ma non ho finito qui, perché il prete in questione è un ministro di culto della Santa Romana Chiesa e devo dire che l’ha rappresentata degnissimamente.

Perché ho scritto che sono uscito dal “club”?

Perché mi sono sbattezzato.

Si può fare.

Ai sensi della legge sulla privacy, si può chiedere alla Parrocchia presso cui si è stati battezzati di cancellare il proprio nome dai registri. La Parrocchia è tenuta ad ottemperare alla richiesta, in seguito ad una pronuncia del 1999 del Garante per la protezione dei dati personali. Info qui: http://www.uaar.it/laicita/sbattezzo/.

Ci tengo a precisare altre cose: Gesù è stato battezzato all’età di 30 anni. Non è scritto da nessuna parte che ci si debba battezzare in tenera età. Si tratta di un imbroglio per avere iscritti che non hanno ancora la capacità d’intendere e di volere, contrariamente a qualsiasi logica e a qualsiasi elementare diritto. In una parola, un sopruso.

La forza di un’associazione, di un comitato, di un club, è data dal numero degli iscritti.

Lo stesso discorso vale per la Santa Romana Chiesa.

Se voglio prendere la patente, devo compiere 18 anni. Se voglio votare, devo essere maggiorenne.

Perché devo essere iscritto ad un club in tenera età?

Per favore, non mi rispondete che è perché se muoio prima del battesimo finisco nel Limbo, perché allora dovete spiegarmi perché, al fine di evitare simili rischi, i neonati non vengono più battezzati pochissimi giorni dopo la nascita, come si faceva un tempo, come ha fatto mia madre con mio fratello e me.

Dov’è finito il senso di quel sacramento?

Anche il battesimo è diventato un investimento, una sorta di mercimonio? Il pargolo entra in società, i genitori offrono il pranzo e con i regali degli invitati recuperano in abbondanza le spese, esattamente come succede per gli altri sacramenti (comunione, cresima, matrimonio).

Strano che ancora non sia stato inventato qualcosa del genere pure per i funerali, per recuperare le spese delle onoranze funebri.

Ma la mia critica alla Santa Romana Chiesa non finisce qui.

Città del Vaticano è uno dei pochi Stati che non ha ancora ratificato la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.

Perché?

Perché non può!

La Dichiarazione si può leggere qui: http://www.interlex.it/Testi/dichuniv.htm.

Di seguito mi limito a copiare due articoli (ho evidenziato due parole riportandole in maiuscolo ed in grassetto).

 

Articolo 2

1. Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciati nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, DI SESSO, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione.

Articolo 21

1. Ogni individuo ha diritto di partecipare al governo del proprio Paese, sia direttamente, sia attraverso rappresentanti liberamente scelti.

2. Ogni individuo ha diritto di accedere in condizioni di eguaglianza ai pubblici impieghi del proprio Paese.

3. La volontà popolare è il fondamento dell’autorità del governo; tale volontà deve essere espressa attraverso periodiche e veritiere elezioni, effettuate a suffragio universale ed eguale, ed a voto segreto, o secondo una procedura equivalente di libera votazione.

 

Chi gode dell’elettorato attivo e passivo nello Stato della Città del Vaticano?

Quali sono le condizioni di accesso ai pubblici impieghi all’interno di quello Stato?

Il Vaticano è una teocrazia, non molto diverso dall’Afghanistan dei talebani.

Come definirebbe l’ex presidente USA Bush uno Stato che non è una democrazia e non rispetta i diritti umani?

STATO CANAGLIA.

Tra l’altro lo IOR, l’Istituto per le Opere di Religione (meglio noto come Banca Vaticana), è ai primi posti nel mondo tra le banche che riciclano capitali sporchi, finanziando guerre, mafie, narcotraffico, prostituzione, aziende farmaceutiche che producono preservativi e pillole anticoncezionali, nonché speculazioni varie.

Purtroppo il verdetto è impietoso: Stato canaglia.

E allora, quando si arriva a certe conclusioni, non si può che “uscire dal club”.

Alla larga!

Non si può essere complici.

Suggerisco a tutti voi di sbattezzarvi, di devolvere il 5 per mille della propria dichiarazione dei redditi a favore dell’UAAR (Unione Atei Agnostici Razionalisti, codice fiscale 92051440284) e di devolvere l’8 per mille alla Chiesa Valdese (perché fa VERAMENTE opere di carità e perché per il meccanismo perverso ideato da Giulio Tremonti anche quando in dichiarazione dei redditi si decide di devolvere l’8 per mille allo Stato, finisce in ogni caso al Vaticano).

Colgo anche l’occasione per invitare la mia amica Agnese, referente dell’UAAR per la provincia di Latina, ad allestire un gazebo per il 5 per mille a Terracina (possibilmente dopo le elezioni), proprio in piazza Garibaldi, davanti alla Chiesa del SS. Salvatore.

Il parroco è invitato, andrò anche a chiedergli di parlarne durante la Messa.

Meditate gente, meditate.

 

P.S.

Per la cronaca, non siamo riusciti a vendere tutte le farfalline, non solo per il comportamento deprecabile del parroco, ma anche per l’eccessiva presenza di gazebo dei partiti, che ci hanno tolto visibilità, nonché per la scarsa sensibilità dei politici, interessatissimi ai VERI problemi dei cittadini (ma tutto ciò era già noto, info qui: http://terracinasocialforum.wordpress.com/2010/03/08/ieri-ho-parlato-con-renata-polverini/).

Simboli negli uffici pubblici, “Va bene solo il crocifisso”

Dal quotidiano gratuito City del 15 marzo 2011

 

SIMBOLI NEGLI UFFICI PUBBLICI, “VA BENE SOLO IL CROCIFISSO”

 

Tra i simboli religiosi, solo il crocifisso è ammesso all’interno degli uffici pubblici italiani. Lo dice la Cassazione che, confermando il principio di laicità dello Stato, segnala un vuoto legislativo sugli altri simboli confessionali. In mancanza di nuove leggi, quindi, non trattandosi di una scelta che può essere lasciata al libero arbitrio, solo il crocifisso può comparire dentro i tribunali e nelle scuole. La Cassazione si è espressa così per confermare la rimozione dall’Ordine giudiziario di Luigi Tosti. Il giudice di pace di Camerino era stato punito dal CSM dopo essersi rifiutato di tenere udienza in un’aula con il simbolo della cristianità. Appellandosi al principio di laicità, aveva chiesto di poter esporre il Menorah, il candelabro a sette braccia degli ebrei.

Germania, 60.000 cattolici hanno lasciato la Chiesa

Dal quotidiano gratuito City del 3 marzo 2011

 

GERMANIA, 60.000 CATTOLICI HANNO LASCIATO LA CHIESA

 

In Baviera, la regione tedesca di Papa Ratzinger, l’anno scorso sono stati tanti i fuoriusciti: il 73% in più del 2009. Fra le cause più importanti c’è lo scandalo dei numerosi casi di abusi sessuali sui minori da parte di religiosi.

Germania, un terzo dei teologi chiede la fine del celibato

Dal quotidiano gratuito City del 7 febbraio 2011

 

GERMANIA, UN TERZO DEI TEOLOGI CHIEDE LA FINE DEL CELIBATO

 

Abolizione del celibato e apertura del sacerdozio alle donne. Lo chiede in un appello un terzo dei teologi tedeschi. Chiedono anche il riconoscimento da parte della Chiesa delle unioni omosessuali e del divorzio.

Legge 40, arriva un’altra denuncia

Dal quotidiano gratuito Metro del 1° febbraio 2011

 

LEGGE 40, ARRIVA UN’ALTRA DENUNCIA

 

di Stefania Divertito

 

In Italia esistono 3.415 embrioni crioconservati e abbandonati; per altri 6.079 embrioni congelati, non è neppure possibile rintracciare i 1.499 “genitori”. Se la legge 40 ne proibiva il congelamento, limitandone la produzione fino a un massimo di 3 per ciclo, nel 2009 è stato abolito – con sentenza della Corte Costituzionale – tale divieto dopo aver riscontrato in più casi danni alla donna e al nascituro. Ma resta il problema della gestione di questi embrioni. Ecco perché, al termine della settimana della genitorialità, gli esperti che si occupano della materia, riuniti nella sigla HERA ONLUS annunciano un ulteriore ricorso alla Corte Costituzionale.

“Comunione e Liberazione, la lobby di Dio: fortezza inespugnabile”

Dal quotidiano gratuito City del 28 gennaio 2011

 

“COMUNIONE E LIBERAZIONE, LA LOBBY DI DIO: FORTEZZA INESPUGNABILE”

 

di Angelo Paura

 

Ferruccio Pinotti, giornalista, ha scritto “La lobby di Dio” (Chiarelettere), prima inchiesta sul potere di Comunione e Liberazione e della Compagnia delle Opere.

 

DOMANDA. In tanti ne sentono parlare, in pochi hanno le idee chiare, conoscono i suoi affari e i suoi obiettivi nella società. Cos’è Comunione e Liberazione?

RISPOSTA. «CL è un movimento nato nel 1954 su impulso di don Luigi Giussani, un sacerdote lombardo che a partire dal suo insegnamento al liceo Berchet di Milano creò un movimento giovanile: si proponeva di interpretare la dottrina sociale della Chiesa. Poi è cresciuto molto. A partire dagli anni ’70 si è messo in contrapposizione con il movimento studentesco e ha assunto connotazioni anticomuniste, conservatrici, di destra».

 

D. E oggi cosa è diventato?

R. «È un movimento forte che conta 300.000 aderenti in tutto il mondo. Gode della protezione di Papa Benedetto XVI e di molti cardinali. Una lobby trasversale ai partiti, alla politica e alla finanza. Conta su molti esponenti importanti ed è presente negli affari».

 

D. Parlando di finanza è d’obbligo citare la Compagnia delle Opere.

R. «Dopo la deludente esperienza politica del ’74-‘75 con il Movimento Popolare (Roberto Formigoni, presidente della Lombardia,ne fu uno dei principali esponenti, ndr), nell’86 diedero vita a qualcosa di nuovo. Nacque la Compagnia delle Opere (CdO), il braccio economico di CL: 34.000 aziende associate, 70 miliardi di fatturato. Le sue imprese riescono ad avere accordi preferenziali con le banche, a vincere appalti importanti nel settore pubblico. E ancora i suoi uomini controllano i vertici di molte aziende partecipate, dalla Lombardia alla Sicilia, dove il pubblico si mescola con il privato. Un’intuizione vincente».

 

D. Tornando a CL, quali sono i suoi obiettivi?

R. «L’obiettivo è quello di espandersi costituendo il braccio operativo della Chiesa e del Vaticano nella società. Diventare un gruppo di interesse forte e rappresentato nella politica, nella finanza, negli affari e nell’energia».

 

D. Lei descrive una realtà che pervade la vita dei suoi aderenti in tutte le sue fasi…

R. «Si muove come un network, come una lobby. È un mondo estremamente compatto al suo interno, basato su rapporti interpersonali molto forti: ci si sposa in CL, si va alle scuole di CL, si trova lavoro grazie a CL, si fa carriera. Quindi si nasce e si vive grazie a CL».

 

D. E poi ci sono gli appalti: per esempio la sanità in Lombardia. Il leghista Alessandro Cè, assessore alla Sanità, nel 2007 si dimise e denunciò il controllo totale di CL e della CdO…

R. «Partiamo dicendo che la sanità lombarda per CL è un affare enorme: 17 miliardi di euro. E ha creato un sistema di cliniche private accreditate: un finto privato che viene pagato coi nostri soldi. Alessandro Cè spiega bene il meccanismo: il tentativo di azzerare la sanità pubblica per darla in mano ai privati. Ovviamente favorendo aziende appartenenti al loro gruppo. Gli interessi sono ormai così radicati che il “metodo lombardo” è impossibile da scardinare».

 

D. Andando avanti così che succede?

R. «Continuando in questo modo, nasce un’economia parallela completamente chiusa e fuori dal mercato, svincolata dai criteri di trasparenza e concorrenza. Tanti imprenditori ci hanno raccontato che se non ti iscrivi alla CdO non riesci ad avere credito dalle banche. In una parola: sei fuori. Cl però arriva anche in Veneto, in Sicilia e in Calabria, nel Lazio. Ed è in costante crescita».

 

D. Lei cita anche alcune inchieste della magistratura sugli affari della CdO.

R. «Sì, in moltissimi casi ci sono e ci sono state inchieste che coinvolgono membri di CL. E poi c’è un rapporto del ministero del Tesoro del 2007 che dice che non sono state garantite condizioni di trasparenza negli appalti all’ospedale Niguarda di Milano. Da qui a dire che ci sono illeciti ce ne passa: tuttavia da un punto di vista etico c’è qualcosa che non va. La base è buona, i vertici hanno un progetto cinico».

 

D. E i rapporti con la politica?

R. «Trasversali. Prima con la DC, poi con Forza Italia: Berlusconi è un interlocutore importante. Tengono però aperti spazi anche a sinistra: Pierluigi Bersani, segretario del PD, è una buona sponda verso sinistra. E poi c’è la Lega: che prima era critica, poi ha capito che con CL si potevano fare affari».

 

D. Lei chiude la sua inchiesta definendo Cl una fortezza inespugnabile…

R. «Sono molto difensivi, chiusi all’interno. Vogliono apparire come aperti, ma a parte i momenti pubblici sono una lobby di Dio coesa: solo se sei dentro hai accesso alla fortezza».

Scandalo pedofilia, in Austria migliaia di fedeli lasciano la Chiesa

Dal quotidiano gratuito City del 12 gennaio 2011

 

SCANDALO PEDOFILIA, IN AUSTRIA MIGLIAIA DI FEDELI LASCIANO LA CHIESA

 

Nel 2010 in 87.000 hanno smesso di versare il contributo alla Chiesa cattolica in Austria, pari al 64% del totale. Si tratta del calo più brusco dal 1945. L’allarme è stato lanciato dall’arcivescovo Christoph Schoenborn.

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