Come saprete, nell’ultimo fine settimana ho venduto, con altri volontari, le farfalline di peluche contenenti ovetti di cioccolato dell’Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare.
Venerdì pomeriggio ho allestito il banchetto a piazza Garibaldi, sabato mattina sono stato all’ingresso del supermercato Coop e sabato pomeriggio sono andato a Roma, alla manifestazione per la pace organizzata da Emergency.
Prima di tornare a Roma, ho ragionato su quale treno prendere. Potevo partire da Terracina e tornare a Terracina, ma c’era un inconveniente: il treno di domenica mattina sarebbe arrivato a Terracina alle ore 9,54.
Troppo tardi!
La domenica mattina, nella Chiesa del SS. Salvatore che si trova a piazza Garibaldi, si effettuano due Messe: una alle 9,30 e l’altra alle 11. Io avevo assolutamente bisogno di parlare con il parroco prima della Messa delle 9,30, per cui ho anticipato tutti i tempi. Sono partito da Monte San Biagio anziché da Terracina, ho lasciato l’auto parcheggiata lì, la domenica mattina sono partito col treno delle 7,45 e sono arrivato a Monte San Biagio alle 8,49.
Perché dovevo parlare col parroco?
Per chiedergli la cortesia di comunicare, durante la Messa, che in piazza sarebbe stato presente il banchetto della UILDM, invitando i fedeli ad acquistare le farfalline. Noi volontari lo chiediamo sempre, sia quando siamo in piazza per la UILDM, sia quando siamo presenti per l’Associazione Italiana Sclerosi Multipla.
Una volta arrivato in piazza e sceso dall’auto, ho subito capito che l’impresa sarebbe stata ardua, perché sul sagrato era già presente un’altra associazione (e quale associazione! Lo saprete tra un po’…), ma non mi sono scoraggiato.
Ho preso una farfallina, un depliant della UILDM e sono andato a cercare il prete. L’ho salutato e gli ho detto: «Sono un volontario dell’Unione Italiana Lotta Italiana alla Distrofia Muscolare…».
Non mi ha neanche fatto finire di parlare: «Sul sagrato è già presente un’altra associazione, non vi posso ospitare».
Io ho replicato: «Mi faccia finire, per favore. Abbiamo l’autorizzazione del Comune, noi staremo in piazza, le chiediamo solo la cortesia di dire durante la Messa…».
Di nuovo interrotto, con fare aggressivo, spazientito ed arrogante: «Ma io posso dire ogni domenica che c’è un’associazione in piazza!?! Oggi c’è già un’associazione, è nostra ospite sul sagrato della chiesa, parlerò solo di quella».
Di quale associazione si trattava?
Dell’UNITALSI.
Di che cosa si occupa l’UNITALSI?
Di organizzare i pellegrinaggi al santuario di Lourdes.
Quel giorno i volontari dell’UNITALSI vendevano le pianticelle d’ulivo.
Ora avete capito perché, appena sceso dall’auto, ho capito che l’impresa sarebbe stata ardua?
Il parroco non poteva pubblicizzare l’iniziativa della UILDM perché, da bravo “pastore”, nella sua mente tutti i soldini dei fedeli, del “gregge”, dovevano servire a finanziare l’associazione cattolica UNITALSI.
I soldi non vanno investiti per finanziare la ricerca scientifica per sconfiggere le malattie, i soldi vanno investiti nei viaggi della speranza che alimentano pie illusioni. Oltre a finanziare il Vaticano.
Ironia della sorte, contrariamente alla logica perversa del parroco che li ospitava, proprio i volontari dell’UNITALSI hanno acquistato in gran quantità le farfalline che vendevo. Chi fa volontariato REALMENTE sa che cosa vuol dire. Quando ho chiuso il banchetto ed ho attraversato la strada per raggiungere l’auto parcheggiata, due di loro mi sono venuti incontro dicendomi: «Aspetta, aspetta, vorremmo comprare delle farfalle».
Certi bagni d’umiltà fanno veramente bene, fanno veramente crescere, ve lo assicuro. È un momento di crescita straordinario toccare con mano la sofferenza delle persone, vedere la profondissima dignità delle persone malate che sono le prime a venire ad acquistare i gadget delle associazioni che le tutelano. E se non possono venire perché le loro condizioni di salute non glielo consentono, mandano i familiari. Io ormai li riconosco subito: parcheggiano l’auto sulle strisce pedonali, davanti al banchetto, scendono di corsa con i soldi già in mano, sanno perfettamente quali sono i gadget in vendita ed il relativo prezzo e li comprano in gran quantità.
Questa è la sofferenza.
Questa è l’umiltà.
Questa è la dignità.
Attenzione: io non sono malato, ma una di quelle malattie l’ho vissuta, sia pure indirettamente. La madre di tre miei amici aveva la sclerosi multipla. È morta a maggio del 2007 ed è stata un grande esempio. Mi ricordo che un giorno le ho chiesto come stava, e lei mi ha risposto così: «Bene. Io rispondo sempre che sto bene, perché se dico che sto male l’interlocutore si preoccupa e non mi va».
Il parroco della Chiesa del SS. Salvatore non lo conosco, non frequento ambienti ecclesiastici perché sono uscito dal “club”.
Invito pertanto i lettori che conoscono il parroco, a stampare questo articolo e a farglielo leggere.
Ma non ho finito qui, perché il prete in questione è un ministro di culto della Santa Romana Chiesa e devo dire che l’ha rappresentata degnissimamente.
Perché ho scritto che sono uscito dal “club”?
Perché mi sono sbattezzato.
Si può fare.
Ai sensi della legge sulla privacy, si può chiedere alla Parrocchia presso cui si è stati battezzati di cancellare il proprio nome dai registri. La Parrocchia è tenuta ad ottemperare alla richiesta, in seguito ad una pronuncia del 1999 del Garante per la protezione dei dati personali. Info qui: http://www.uaar.it/laicita/sbattezzo/.
Ci tengo a precisare altre cose: Gesù è stato battezzato all’età di 30 anni. Non è scritto da nessuna parte che ci si debba battezzare in tenera età. Si tratta di un imbroglio per avere iscritti che non hanno ancora la capacità d’intendere e di volere, contrariamente a qualsiasi logica e a qualsiasi elementare diritto. In una parola, un sopruso.
La forza di un’associazione, di un comitato, di un club, è data dal numero degli iscritti.
Lo stesso discorso vale per la Santa Romana Chiesa.
Se voglio prendere la patente, devo compiere 18 anni. Se voglio votare, devo essere maggiorenne.
Perché devo essere iscritto ad un club in tenera età?
Per favore, non mi rispondete che è perché se muoio prima del battesimo finisco nel Limbo, perché allora dovete spiegarmi perché, al fine di evitare simili rischi, i neonati non vengono più battezzati pochissimi giorni dopo la nascita, come si faceva un tempo, come ha fatto mia madre con mio fratello e me.
Dov’è finito il senso di quel sacramento?
Anche il battesimo è diventato un investimento, una sorta di mercimonio? Il pargolo entra in società, i genitori offrono il pranzo e con i regali degli invitati recuperano in abbondanza le spese, esattamente come succede per gli altri sacramenti (comunione, cresima, matrimonio).
Strano che ancora non sia stato inventato qualcosa del genere pure per i funerali, per recuperare le spese delle onoranze funebri.
Ma la mia critica alla Santa Romana Chiesa non finisce qui.
Città del Vaticano è uno dei pochi Stati che non ha ancora ratificato la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.
Perché?
Perché non può!
La Dichiarazione si può leggere qui: http://www.interlex.it/Testi/dichuniv.htm.
Di seguito mi limito a copiare due articoli (ho evidenziato due parole riportandole in maiuscolo ed in grassetto).
Articolo 2
1. Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciati nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, DI SESSO, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione.
Articolo 21
1. Ogni individuo ha diritto di partecipare al governo del proprio Paese, sia direttamente, sia attraverso rappresentanti liberamente scelti.
2. Ogni individuo ha diritto di accedere in condizioni di eguaglianza ai pubblici impieghi del proprio Paese.
3. La volontà popolare è il fondamento dell’autorità del governo; tale volontà deve essere espressa attraverso periodiche e veritiere elezioni, effettuate a suffragio universale ed eguale, ed a voto segreto, o secondo una procedura equivalente di libera votazione.
Chi gode dell’elettorato attivo e passivo nello Stato della Città del Vaticano?
Quali sono le condizioni di accesso ai pubblici impieghi all’interno di quello Stato?
Il Vaticano è una teocrazia, non molto diverso dall’Afghanistan dei talebani.
Come definirebbe l’ex presidente USA Bush uno Stato che non è una democrazia e non rispetta i diritti umani?
STATO CANAGLIA.
Tra l’altro lo IOR, l’Istituto per le Opere di Religione (meglio noto come Banca Vaticana), è ai primi posti nel mondo tra le banche che riciclano capitali sporchi, finanziando guerre, mafie, narcotraffico, prostituzione, aziende farmaceutiche che producono preservativi e pillole anticoncezionali, nonché speculazioni varie.
Purtroppo il verdetto è impietoso: Stato canaglia.
E allora, quando si arriva a certe conclusioni, non si può che “uscire dal club”.
Alla larga!
Non si può essere complici.
Suggerisco a tutti voi di sbattezzarvi, di devolvere il 5 per mille della propria dichiarazione dei redditi a favore dell’UAAR (Unione Atei Agnostici Razionalisti, codice fiscale 92051440284) e di devolvere l’8 per mille alla Chiesa Valdese (perché fa VERAMENTE opere di carità e perché per il meccanismo perverso ideato da Giulio Tremonti anche quando in dichiarazione dei redditi si decide di devolvere l’8 per mille allo Stato, finisce in ogni caso al Vaticano).
Colgo anche l’occasione per invitare la mia amica Agnese, referente dell’UAAR per la provincia di Latina, ad allestire un gazebo per il 5 per mille a Terracina (possibilmente dopo le elezioni), proprio in piazza Garibaldi, davanti alla Chiesa del SS. Salvatore.
Il parroco è invitato, andrò anche a chiedergli di parlarne durante la Messa.
Meditate gente, meditate.
P.S.
Per la cronaca, non siamo riusciti a vendere tutte le farfalline, non solo per il comportamento deprecabile del parroco, ma anche per l’eccessiva presenza di gazebo dei partiti, che ci hanno tolto visibilità, nonché per la scarsa sensibilità dei politici, interessatissimi ai VERI problemi dei cittadini (ma tutto ciò era già noto, info qui: http://terracinasocialforum.wordpress.com/2010/03/08/ieri-ho-parlato-con-renata-polverini/).
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