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Archivio per la categoria ‘CONSUMO CRITICO’

Bolletta luce: come scegliere la tariffa più adatta alle vostre esigenze

Dal sito Internet
http://www.ecoseven.net/energia/news-energia/bolletta-luce-come-scegliere-la-tariffa-piu-adatta-alle-vostre-esigenze

BOLLETTA LUCE: COME SCEGLIERE LA TARIFFA PIÙ ADATTA ALLE VOSTRE ESIGENZE

di G. C.

Il mercato dell’energia, oramai, è vario ed offre tante offerte e possibilità. Scegliendo la tariffa più adatta potete risparmiare anche 160 euro l’anno, ma non tutte le offerte sono disponibili per tutti: alcune tariffe luce sono disponibili solo per le nuove attivazioni, altre solo per grandi consumatori e non per chi ha bassi consumi elettrici. Come scegliere, dunque, la tariffa più adatta alle vostre esigenze elettriche ed economiche? Ecco i consigli di Ecoseven.net.

Prima di scegliere una tariffa luce è bene controllare cosa si deve fare. Allaccio alla rete, attivazione, voltura? Ci sono infatti delle tariffe specifiche riservate solo a chi fa una nuova attivazione, altre riservate solo a chi cambia gestore. Quando ricercate la giusta offerta, quindi, tenete presente questo.

Per scegliere la tariffa più adatta è necessario anche conoscere il consumo di elettricità annuo in kWh. Ci sono tariffe destinate a chi sfrutta tantissimo l’elettricità in casa, altre a chi consuma poco. fate un calcolo veloce dei vostri consumi e calcolate in quale fascia di consumo rientrate.

Per scegliere l’offerta, poi, considerate quali ore trascorrete in casa. Se siete persone che lavorano e che trascorrono la maggior parte della giornata fuori casa allora potete optare per una tariffa bioraria, che prevede costi diversi in funzione dell’ora in cui si effettuano i consumi elettrici. In particolare, queste tariffe agevolano economicamente le fasce orarie rientrano tra le 19.00 e le 08.00 nei giorni feriali e tutti i giorni festivi.

Se volete una fornitura di energia elettrica che rispetti l’ambiente potete attivare una tariffa verde della luce e contribuire così alla riduzione delle emissioni di anidride carbonica.

Nello scegliere la giusta tariffa per l’energia elettrica dovete poi fare attenzione ai possibili aumenti del costo dell’elettricità disposti dall’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas. Onde evitare un cambio della tariffa e quindi della bolletta potete scegliere una tariffa luce a prezzo bloccato.

Prima di scegliere la vostra offerta, poi, pensate a come pagherete le bollette. Ci sono alcune tariffe riservate a chi paga tramite Rid bancario.

Solo dopo aver valutato queste cose potete confrontare le offerte proposte dai vari fornitori di energia elettrica e scegliere quello più adatto a voi.

Tarme e tarli dei mobili: 10 rimedi naturali

Dal sito Internet
http://www.greenme.it/abitare/eco-fai-da-te/10638-tarme-tarli-dei-mobili-rimedi

TARME E TARLI DEI MOBILI: 10 RIMEDI NATURALI

di Marta Albè

Tarli e tarme: come prevenire la loro comparsa in modo naturale? I tarli possono infestare i mobili in legno o attaccare gli alberi del frutteto. Le tarme sono in grado di rovinare gli abiti più delicati conservati negli armadi e nei cassetti.

Agli antitarme e agli antitarli comunemente in vendita possono essere sostituiti dei rimedi naturali completamente innocui per la salute e per l’ambiente.

Ve ne suggeriamo dieci.

1) Olio essenziale di cedro

L’olio essenziale di cedro giapponese (cryptomeria) è considerato un ottimo rimedio naturale contro i tarli. È possibile preparare una miscela composta da 10 ml di vodka, 5 ml d’acqua e 10 ml di olio essenziale di cedro giapponese. Questa miscela può essere applicata sui mobili con dei batuffoli di cotone. Nel caso di armadi o cassetti, è possibile lasciare i batuffoli al loro interno per prolungare l’effetto anti-tarlo.

2) Cannella

La cannella è un efficace rimedio naturale contro le tarme. Le classiche palline di naftalina possono essere sostituiti da stecche di cannella o da sacchetti contenenti della cannella in polvere. Ai sacchetti possono essere aggiunte altre spezie, come i chiodi di garofano, e delle foglie di alloro. Nei vostri armadi e nei vostri cassetti si sprigionerà un gradevole profumo.

3) Aglio

Se il problema dei tarli non riguarda i mobili, ma gli alberi del proprio frutteto, è possibile ricorrere all’aglio. L’aglio è un rimedio universale contro i parassiti dell’orto e del giardino. Per proteggere gli alberi dai tarli, che possono causarne la morte, si consiglia di piantare attorno al loro tronco dell’aglio.

4) Saponette alla lavanda

In sostituzione degli antitarme comunemente in vendita potrete utilizzare delle pastiglie di sapone fai-da-te all’olio essenziale di lavanda, a partire dagli avanzi delle vecchie saponetta. Sciogliete i vari pezzi di sapone a bagnomaria e versate il tutto in piccoli stampi, aggiungendo alcune gocce di olio essenziale di lavanda. Riponete le saponette, dopo che si saranno solidificate, in armadi e cassetti. Non dimenticate inoltre i classici sacchettini di fiori di lavanda, efficaci contro le tarme.

5) Olio essenziale di patchouli

Temete che le tarme possano rovinare gli abiti riposti in armadi e cassetti? Acquistate in erboristeria dell’olio essenziale di patchouli e versatene alcune gocce su cuscinetti imbottiti fai-da-te o su batuffoli di ovatta. Posizionateli nei punti critici dei mobili per ottenere un effetto antitarme naturale.

6) Antitarme naturale

Diffidate degli antitarme comunemente in vendita e rivolgetevi alla vostra erboristeria di fiducia o a un negozio di prodotti naturali per la casa. Esistono infatti in commercio delle alternative ecologiche agli antitarme convenzionale. Si tratta di prodotti a base di oli naturali di lavanda e di spezie indicati per proteggere gli abiti dai parassiti presenti nei mobili e nell’ambiente.

7) Chiodi di garofano

I chiodi di garofano, acquistabili nelle erboristerie o nei semplici supermercati, emanano un aroma sgradito alle tarme. Per questo motivo sono considerati un vero e proprio antitarme naturale, in grado di proteggere gli abiti da eventuali danni. Uno stratagemma utile consiste nel riporre una manciata di chiodi di garofano nelle tasche dei vestiti più delicati, come giacche e cappotti.

8) Bucce di agrumi

Ricordatevi di non gettare le bucce delle arance e dei limoni se siete alla ricerca di un antitarme naturale per i vostri armadi. Lasciate essiccare le loro bucce al sole in estate o sui termosifoni in inverno. Tagliatele a striscioline e preparate dei sacchetti in cui inserirle. Riponete i sacchetti negli armadi per profumarli e allontanare le tarme.

9) Ippocastano

Il blog Un po’ di mondo suggerisce di utilizzare i frutti dell’ippocastano come antitarme per gli armadi. È necessario tagliare in due i frutti dell’ippocastano e metterli in un sacchetto di cotone o di garza da riporre direttamente nei cassetti o nell’armadio. Oppure è possibile infilzare tutte le castagne d’India con ago e filo resistente e formare così una collana da appendere nell’armadio.

10) Legno di cipresso

Vi sono alcuni rimedi naturali contro i tarli risalenti ai tempi antichi, che sarebbe bene riscoprire. Per prevenire l’arrivo dei tarli nei mobili di legno venivano riposti all’interno di essi dei pezzetti di legno di cipresso levigati. Per trattare il legno in modo tale da proteggerlo dai tarli venivano impiegati olio di cedro e olio di zafferano.

Come proteggere i polmoni dall’inquinamento dell’aria: 10 rimedi e consigli

Dal sito Internet
http://www.greenme.it/vivere/salute-e-benessere/10611-proteggere-polmoni-inquinamento-rimedi-consigli

COME PROTEGGERE I POLMONI DALL’INQUINAMENTO DELL’ARIA: 10 RIMEDI E CONSIGLI

di Marta Albè

Come proteggere il nostro apparato respiratorio dall’inquinamento? I polmoni ne rappresentano uno degli organi più delicati e maggiormente soggetti alla presenza di sostanze nocive sia nell’aria delle nostre città che all’interno delle nostre abitazioni o dei luoghi di lavoro.

È possibile adottare alcuni suggerimenti e rimedi naturali per proteggere i polmoni dall’esposizione alle sostanze indesiderate e per depurarli, in modo da favorire il mantenimento della loro salute.

1) Oli essenziali

Gli oli essenziali rappresentano un rimedio efficace per purificare l’aria del luogo in cui si trascorre maggiormente il proprio tempo, sia che si tratti della propria casa che dell’ufficio. Tra gli oli essenziali maggiormente indicati per la diffusione negli ambienti interni e per la purificazione dell’aria troviamo olio essenziale di eucalipto ed olio essenziale di pino. L’olio essenziale di eucalipto può inoltre essere versato in poche gocce in una ciotola con acqua bollente per effettuare dei suffumigi utili a liberare le vie respiratorie.

Leggi anche: Oli essenziali: 20 possibili utilizzi per la bellezza, la casa e la salute

2) Piante da appartamento

Oltre all’inquinamento esterno, non sottovalutiamo l’inquinamento domestico, dovuto soprattutto alle sostanze volatili conosciute come VOC. A questo proposito è possibile orientarsi verso la scelta di piante da interni adatte a purificare l’aria di casa. Tra di esse è possibile individuare aloe vera, ficus, crisantemo, edera e bambù.

Leggi anche: 15 piante da appartamento che depurano l’aria della casa

3) Ayurveda

L’ayurveda, medicina tradizionale indiana, suggerisce dei trattamenti a base di erbe per aprire l’apparato respiratorio e liberare le vie respiratorie. Si tratta di rimedi adatti alla purificazione dell’organismo ed alla cura delle malattie respiratorie. I rimedi da applicare variano da persona a persona, in particolar modo a base della costituzione individuale che, secondo la medicina ayurvedica, può rientrare in una delle tre categorie denominate come Vata, Pitta e Kapha.

4) Yoga

La pratica dello yoga comprende una potente tecnica considerata utile per ossigenare i tessuti, purificare i polmoni e i condotti nasali. Si tratta di Kapalabhati. Permette di eliminare una ingente quantità di anidride carbonica e di mantenere l’elasticità polmonare. Introduce nei polmoni un ricco e purificatore flusso di ossigeno. Essa si basa sulla respirazione diaframmatici e su di una forte contrazione dei muscoli addominali, inspirando ed ispirando sempre e soltanto dal naso. Il vostro insegnate di yoga saprà suggerirvi come praticare al meglio tale tecnica.

5) Sciroppo alle erbe

Uno dei metodi suggeriti per favorire una naturale purificazione dei polmoni consiste nel ricorso ad erbe emollienti adatte a liberare la mucosa dalle sostanze nocive con cui essa può entrare in contatto. Le erbe più utili in tal caso sono rappresentate da malva, altea e grindelia, che possono essere assunte sotto forma di sciroppo, nella quantità di un cucchiaio due o tre volte al giorno. Per la preparazione di sciroppi a base di erbe, se non si è esperti, è bene rivolgersi ad un erborista.

6) Allontanare la polvere

L’inquinamento giunge nelle nostre abitazioni attraverso la polvere proveniente dall’esterno. Per questo motivo è bene posizionare al di fuori della porta di entrata un tappetino che possa raccogliere polvere e sostanze inquinanti rimaste sulle scarpe, prima che chiunque entri in casa. Soprattutto in caso di allergie, oltre che per eliminare le polveri inquinanti, è bene spolverare spesso le stanze ricorrendo, se necessario, ad un aspirapolvere.

7) Deumidificare l’aria

L’inquinamento degli ambienti domestici può essere correlato alla presenza di eccessiva umidità, che può favorire l’accumulo di polvere, allergeni e sostanze inquinanti, oltre che la formazione di muffe, dalle quali è necessario proteggere le vie respiratorie. È bene dunque misurare e tenere sotto controllo l’umidità della casa, in modo tale che si attesti attorno al 30-50%. Se necessario, si potrà ricorrere a rimedi per deumidificare l’aria, da un normale deumidificatore alle alternative fai-da-te.

Leggi anche: Come deumidificare casa senza comprare un deumidificatore

8) Deodoranti naturali

I deodoranti per ambiente di produzione industriale sono tra le prime cause di formazione all’interno degli ambienti domestici di composti volatili che possono causare inquinamento, allergie ed emissione di sostanze non propriamente salutari. È bene dunque evitare i classici deodoranti per ambiente sostituendoli con alternative naturali, come incensi, oli essenziali e diffusori di essenze non sintetiche, pot-pourri composti da spezie e fiori secchi ed infusi profumati.

Leggi anche: Deodoranti per ambienti: 8 alternative naturali e non tossiche che funzionano davvero

9) Radon

Il gas radon, che si origina dal decadimento dell’uranio, è un elemento chimico ed un composto inquinante che è stato correlato all’insorgere di tumori ai polmoni. È dunque consigliabile, in caso di dubbio e soprattutto se si abita in una vecchia abitazione, richiedere dei controlli relativi alla presenza di uranio o di gas radon, che al momento, negli Stati Uniti, è considerato come la seconda causa di cancro ai polmoni. In Europa, esso è responsabile di circa il 10% dei casi di cancro polmonare, secondo quanto riportato da parte della Lega Polmonare Svizzera. Essendo inodore, incolore ed insapore, il radon è un nemico nascosto dal quale è bene tutelarsi. Per maggiori informazioni: LegaPolmonare.ch.

10) Tisana alle erbe officinali

Alcune erbe officinali risultano particolarmente adatte per la depurazione dei polmoni. Tra di esse troviamo il timo, l’eucalipto, la lavanda e la menta. L’eucalipto aiuta l’espulsione delle sostanze nocive e dei germi attraverso il muco. La lavanda libera i polmoni dalle sostanze accumulate attraverso la respirazione; la menta agisce come antinfiammatorio delle vie respiratorie ed il timo contiene timolo, un potente fluidificante del catarro. Per la preparazione della tisana è necessario lasciare in infusione per 15 minuti in 200 millilitri d’acqua 10 grammi di foglie di menta, 10 grammi di fiori di lavanda, 15 grammi di foglie di timo e 5 grammi di foglie di eucalipto. In proposito, viene consigliato di bere 3 tazze al giorno di tisana lontano dai pasti.

Sigarette elettroniche, rinvenuti metalli pesanti: scatta l’inchiesta

Dal sito Internet
http://www.greenstyle.it/sigarette-elettroniche-rinvenuti-metalli-pesanti-scatta-linchiesta-43137.html

SIGARETTE ELETTRONICHE, RINVENUTI METALLI PESANTI: SCATTA L’INCHIESTA

di Marco Grigis

Le sigarette elettroniche sono il tema scottante dell’estate italiana: delle vere e proprie fazioni contrapposte si scontrano quotidianamente sul Web, tanto da far impallidire anche il tifoso calcistico più sfegatato. La questione è sempre quella: le cosiddette ecig sono sicure? Potrebbero esserci dei rischi per la salute dallo “svapare”, l’arte di respirare il vapore prodotto da questi dispositivi?

Se ne discute da diverso tempo e, ogni qualvolta si sollevi il dubbio le sigarette elettroniche non siano propriamente aria fresca, giornalisti ed esperti vengono accusati di essere legati ai “poteri forti”, di aver ricevuto mazzette, di voler foraggiare il monopolio dei tabacchi di Stato. Emergono oggi, però, dei risultati di una ricerca condotta dalla testata Il Salvagente, con l’evidenza di dati non esattamente rassicuranti: nei liquidi delle ecig sarebbe stata rilevata la presenza di metalli pesanti cancerogeni.

Non si tratta di stabilire se la sigaretta elettronica sia meglio o peggio delle normali bionde – appare evidente che, non essendo il soggetto esposto agli oltre 4.000 elementi chimici tossici derivanti dalla combustione, l’ecig presenti un rischio teoretico decisamente minore – quanto di fornire al consumatore tutte le informazioni disponibili affinché possa effettuare una scelta più che consapevole.

Il Salvagente ha consegnato sei dei liquidi più diffusi per le sigarette elettroniche al Dipartimento di Farmacia dell’Università Federico II di Napoli, per una ricerca indipendente. Dalle analisi, è emersa la presenza di metalli pesanti come arsenico e piombo – a volte in quantità minime, a volte in dosi superiori rispetto al minimo consentito disciolto in acqua – noti per le loro proprietà cancerogene. La questione non è allora se le sigarette elettroniche siano dannose o meno, ma l’assenza di un’adeguata valutazione del rischio e di una corretta informazione per i consumatori, considerato come la tendenza odierna sia quella di pubblicizzare questi prodotti come totalmente innocui. Per i metalli pesanti, infatti, esistono dei limiti normativi di sicurezza per la loro presenza in prodotti d’assunzione, quali cibo, farmaci, acqua, prodotti aromatici e aria. Per le ecig questo limite non è stato imposto e così, in assenza di studi o verifiche, non è dato sapere cosa davvero si assorba per inalazione e gli eventuali – se esistenti – effetti tossici da esposizione. Così spiega Alberto Ritieni, docente di Chimica degli alimenti alla Federico II di Napoli: “I metalli pesanti sono da sempre al centro dell’attenzione perché rappresentano un serio pericolo e sono legati a un rischio per una serie di patologie anche piuttosto gravi. Sono considerati degli indicatori dell’inquinamento ambientale e la normativa prevede limiti alla loro concentrazione nelle acque, nei cibi e nell’aria. La tendenza è procedere verso le riduzione della presenza di metalli come il piombo, l’arsenico, il cadmio e via elencando”.

Raffaele Guariniello, procuratore di Torino che da tempo si sta interessando al caso delle sigarette elettroniche, promette di indagare ulteriormente la sicurezza di questi dispositivi con l’apertura di un nuovo fascicolo d’inchiesta: “I valori sembrerebbero molto elevati, in special modo per il campione Louisville, nel quale la concentrazione di arsenico sarebbe più elevata di quella ammessa per l’acqua potabile. Valuteremo attentamente”.

Nel frattempo, produttori e fornitori hanno deciso di non sottovalutare il problema e hanno già messo in atto delle misure di protezione per il consumatore. Alcuni portali per la vendita online di liquidi di ricarica per le ecig, ad esempio, hanno deciso di sospendere la distribuzione del campione Louisville – quello apparentemente dalle più alte concentrazioni di metalli pesanti – in attesa che vengano pubblicate informazioni più dettagliate sulla sua sicurezza.

I referendum compiono due anni, nasce l’intergruppo parlamentare per l’Acqua Bene Comune

Dal sito Internet
http://www.acquabenecomune.org/raccoltafirme/index.php?option=com_content&view=article&id=2157:12-13-giugno-costituzione-dellintergruppo-per-lacqua&catid=53:notizie&Itemid=67

I REFERENDUM COMPIONO DUE ANNI, NASCE L’INTERGRUPPO PARLAMENTARE PER L’ACQUA BENE COMUNE

A due anni esatti dai referendum del giugno 2011 questa mattina in piazza Montecitorio è nato su invito del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua l’intergruppo parlamentare per l’Acqua Bene Comune. Hanno aderito tutti i parlamentari di Movimento 5 Stelle e SEL oltre ad una ventina di appartenenti al PD e ad un deputato di Scelta Civica.

La finalità dell’intergruppo è quella di avviare un percorso legislativo per la ripubblicizzazione del servizio idrico a partire dall’aggiornamento e la riproposizione della Legge di Iniziativa Popolare presentata nel 2007 dal Forum. Altri obiettivi a breve termine sono quelli di contrastare la tariffa truffa elaborata dall’AEEG in completo contrasto con i risultati referendari e quello di tutelare il diritto all’acqua dei cittadini contrastando la pratica degli stacchi all’erogazione.

Nel secondo compleanno dei referendum in tutta Italia i comitati territoriali si stanno mobilitando da oggi a domenica con eventi ed iniziative per chiedere il rispetto del voto degli italiani. A Roma la giornata continua con un’iniziativa pubblica in piazza San Cosimato dove insieme a Stefano Rodotà parleremo di acqua, referendum e democrazia; a seguire la musica di Ponentino Trio e il teatro di Ascanio Celestini.

In allegato il documento sottoscritto dai parlamentari aderenti all’intergruppo.

Documento di adesione all’intergruppo parlamentare

Per un’Europa diversa: a Cagliari vanno in scena le monete complementari

Dal sito Internet
http://www.ilcambiamento.it/moneta/convegno_monete_complementari_cagliari_giugno_2013.html

PER UN’EUROPA DIVERSA: A CAGLIARI VANNO IN SCENA LE MONETE COMPLEMENTARI

di Andrea Degl’Innocenti

È possibile essere fautori convinti dell’unità dei popoli e delle società europee ma contrari all’euro? O viceversa, è immaginabile rifiutare la moneta unica senza per forza dover passare per nazionalisti, separatisti, estremisti? Il dibattito pubblico sembra fossilizzarsi sulle due posizioni più estreme: o si accetta l’Europa così com’è oppure la si rigetta in toto. Eppure c’è anche chi prova a cercare una “terza via”, quella di un’Europa diversa.

“Terza via” è infatti il titolo del Convegno internazionale sulle monete complementari che si terrà a Cagliari il 14 giugno prossimo, presso la facoltà di scienze economiche, politiche e giuridiche, in cui si proverà ad “allargare il dibattito politico ed economico italiano ed europeo, nel tentativo – si legge sul sito dell’iniziativa – di inserirvi un altro elemento, uno strumento che affiancandosi alla moneta unica ed alle forme tradizionali di credito, possa finalmente rispondere, almeno in parte, alle necessità di un’economia reale soffocata dalla crisi di liquidità e dal Credit Crunch: la moneta complementare ed i sistemi di compensazione”.

L’idea di introdurre una moneta che abbia un raggio d’azione limitato affianco a quella nazionale (o nel caso dell’euro sovranazionale) serve a ridare respiro ai circuiti di produzione e vendita locali, sempre più asfissiati dalla concorrenza dei colossi internazionali. Inoltre introduce un mezzo di scambio su cui non grava nessun interesse né debito.

In Italia la storia delle monete locali risale al 1999, quando a Guardiagrele in provincia di Chieti un economista dissidente in pensione, Giaconto Auriti, inventa il SIMEC (Simbolo econometrico di valore indotto). Il SIMEC aveva la particolarità di avere un potere di acquisto doppio: una lira veniva scambiata per un SIMEC, con il quale successivamente si potevano fare acquisti per il valore di due lire. Con questo espediente Auriti voleva dimostrare la sua teoria secondo la quale il valore della moneta viene assegnato convenzionalemente da chi l’accetta. L’esperimento riscosse un enorme successo, al punto da penalizzare i negozi che non aderivano alla rete. Poi, un’operazione della Guardia di Finanza sequestrò tutti i SIMEC in circolazione e di fatto mise fine all’esperimento, sebbene i tagliandi vennero in seguito dissequestrati.

Recentemente, vuoi per la crisi, vuoi per una diffusa volontà di cambiare questo sistema economico, in Italia c’è stato un fiorire di monete complementari. A Napoli la Giunta de Magistris ha introdotto il Napo: il Comune ne consegnerà 250 ad ogni famiglia virtuosa, in regola con il pagamento delle tasse e conta di metterne in circolazione circa 70 milioni entro l’anno. In Val di Susa è nato il Susino, ideato da Etinomia, l’associazione che riunisce gli imprenditori valsusini che hanno aderito al manifesto etico in difesa dei beni comuni locali e contro la TAV. La Val di Non e l’adiacente Val di Sole, in Trentino, sono la patria del Nauno; Pordenone quella del Toc; a Rieti sta nascendo il Marrucinuum. Nel 2007 a Napoli è nato dalla fusione di altre realtà simili Arcipelago SCEC.

Ancor più recente è la nascita del Sardex, circuito di credito commerciale sardo basato sull’assenza di interessi e sul credito reciproco concesso dalle imprese aderenti al circuito. Sardex che ovviamente sarà presente all’iniziativa cagliaritana, con i suoi fondatori che racconteranno la propria esperienza.

Oltre al Sardex, durante il convegno saranno presentati alcuni dei più importanti ed innovativi sistemi di moneta complementare operanti al mondo e interverranno importanti personalità del mondo accademico nazionale ed internazionale come Chris Cook, Massimo Amato, Luca Fantacci ed Henk Van Arkel.

L’incontro si prospetta come un’occasione da non perdere per chi voglia farsi un’idea su cosa sono e a cosa servono le monete complementari. Ma potrebbe rappresentare anche un punto di partenza per lo sviluppo di un dibattito collettivo sul ruolo che vogliamo assegnare all’euro all’interno della nostra economia e delle nostre vite.

Casa: come fare il detersivo per piatti fai da te

Dal sito Internet
http://www.ecoseven.net/casa/news-casa/casa-come-fare-il-detersivo-per-piatti-fai-da-te

CASA: COME FARE IL DETERSIVO PER PIATTI FAI DA TE

di G. C.

Stanche di spendere soldi su soldi per detersivi per piatti pieni di soluzioni chimiche, dannose per la vostra salute? La soluzione è il detersivo per piatti fai da te, naturale ed economico, ma efficace e profumato.

Il detersivo per piatti fa da te è semplice e veloce da preparare e garantisce piatti e bicchieri splendenti, ma soprattutto stoviglie sicure, senza residui chimici. Segui la ricetta di Ecoseven.net.

Ingredienti

1 confezione di Sapone liquido di Marsiglia

15 gocce di limone

6 gocce di estratto di lavanda

5 gocce di estratto bergamotto.

Preparazione

Il procedimento per preparare il detersivo dei piatti fai da te è veramente semplice. Versare tutti gli ingredienti in una bottiglia di plastica, agitare bene e utilizzare. Bastano solo due cucchiaini di prodotto nella vaschetta del lavandino per lavare tutti i piatti di casa.

Ecoristoranti, quando la buona tavola fa rima con la tutela ambientale

Dal sito Internet
http://www.eco-newsperiodico.com/attualit%C3%A0/2013/5/ecoristoranti,-quando-la-buona-tavola-fa-rima-con-la-tutela-ambientale.aspx#.Ubl9XpyWhnU

ECORISTORANTI, QUANDO LA BUONA TAVOLA FA RIMA CON LA TUTELA AMBIENTALE

Mangiare buon cibo, sapendo di contribuire alla tutela ambientale, portando a casa comodamente quello che non si è consumato. Questo è quanto si prefigge Covar 14 con i suoi Ecoristoranti, esercizi ristorativi che hanno deciso di valorizzare la loro attività con un impegno concreto nei confronti dell’ambiente. I contenuti del progetto sono stati rivelati durante una conferenza stampa che si è svolta il 5 giugno presso l’Antica Trattoria della Rosa Rossa di Moncalieri, uno degli esercizi che hanno aderito all’iniziativa del Covar. In occasione della Giornata mondiale dell’ambiente, gli Ecoristoranti hanno offerto ai propri clienti il menu a rifiuti zero: un pasto invitante, a prezzo contenuto, realizzato nel rispetto dell’ambiente. Le caratteristiche fondamentali del menu sono state l’asporto delle pietanze non consumate dal cliente tramite Doggy Bag o similari, la realizzazione di almeno una portata del menù con avanzi ancora edibili, l’uso di tovaglioli in stoffa e la somministrazione di acqua e vino in brocca.

“Il progetto Ecoristoranti è rivolto alla sensibilizzazione sullo spreco alimentare verso ristoranti e clienti” ha sottolineato Andrea Stecich della Cooperativa ERICA di Alba, società che si occupa di comunicazione ed educazione ambientale. “Lo scopo è di ridurre al massimo la produzione di rifiuti alimentari ma anche di imballaggi, favorendo il consumo di acqua e vino sfusi e consentendo al cliente di portare a casa il cibo avanzato, che comunque ha già pagato. Una consuetudine molto diffusa all’estero, che sta prendendo piede anche da noi”. I ristoranti hanno dichiarato di ricevere riscontri positivi e di aver acquisito nuova clientela, stimolata anche dall’idea molto simpatica del Doggy Bag. “L’iniziativa ha successo anche in virtù della crisi economica e dei numeri astronomici sullo spreco alimentare in Europa, che si attesta su 90 milioni di tonnellate di cibo buttato all’anno. Anche Papa Francesco” ha aggiunto Stecich “recentemente ha lanciato un monito sullo spreco di cibo, invitando all’oculatezza a tavola”.

Durante la Giornata mondiale dell’ambiente, Covar 14 ha ricevuto comunicazione dalla Segreteria Europea della SERR di essere il vincitore del primo premio nella categoria “Pubbliche amministrazioni” per il progetto “…di Meno in Meglio”, tra le cui azioni risultava anche la creazione della rete di Ecoristoranti. Un risultato eclatante e che rende giustizia all’impegno del Consorzio: “Avere un riconoscimento del genere a livello europeo, appena pochi mesi dopo il Premio Italiano, è motivo di grande orgoglio per chi lavora duramente ogni giorno nel nostro Consorzio” afferma il presidente del Covar 14 Leonardo Di Crescenzo, che aggiunge: “Il progetto della rete degli Eco-Ristoranti è stato appena avviato e ben 34 locali hanno aderito al nostro invito. Anche le altre iniziative sono state un successo, per cui non possiamo che augurarci di continuare sulla strada intrapresa, consapevoli che è quella giusta per trasmettere ai cittadini in modo efficace i concetti della sostenibilità ambientale”.

“Sono orgoglioso dell’interesse mostrato dai nostri ristoratori e dall’impegno degli Ecovolontari nel promuovere il progetto”, ha rilevato Antonio Soldo, assessore all’Ambiente del Comune di Moncalieri. “Prendersi cura del proprio territorio significa anche valorizzare le attività presenti, sensibilizzandole sull’importanza di un lavoro svolto nel rispetto dell’ambiente. Occorre ridurre l’impatto ambientale dell’usa e getta a partire dallo spreco di cibo e dalla riduzione dei rifiuti; una società a rifiuti zero è possibile e noi lavoriamo in questa direzione”.

Referendum acqua e nucleare: due anni dopo, un appello ai parlamentari

Dal sito Internet
http://www.greenme.it/informarsi/ambiente/10618-referendum-acqua-nucleare-anniversario

REFERENDUM ACQUA E NUCLEARE: DUE ANNI DOPO, UN APPELLO AI PARLAMENTARI

di Marta Albè

Sono trascorsi esattamente due anni dal referendum sul nucleare e sull’acqua. Dall’importante vittoria a favore dell’acqua pubblica e contro il nucleare, però, nel frattempo nulla è cambiato, disattendendo la volontà dei cittadini.

Ed è in questo importante anniversario che le associazioni che si battono in difesa dell’ambiente chiedono ai politici di ripresentare e avviare la discussione sulla legge di iniziativa popolare sullo sviluppo dell’efficienza energetica e delle fonti rinnovabili. Occorre, infatti, un nuovo modello energetico che mandi finalmente nel dimenticatoio i discorsi sul nucleare.

La richiesta è rivolta ai parlamentari da parte di Legambiente, Greenpeace, WWF, Associazione Sì rinnovabili No nucleare e Comitato Vota Sì per fermare il nucleare. Nonostante la maggioranza degli italiani si sia espressa chiaramente nel 2011 a favore dell’acqua pubblica e contro il nucleare, la volontà dei cittadini non è stata recepita da leggi o atti precisi. Per questo le associazioni si daranno appuntamento domani, 12 giugno, a Roma alle ore 18 in piazza San Cosimato, mentre alle ore 11 in piazza Montecitorio nascerà un intergruppo parlamentare per l’Acqua Bene Comune.

L’iniziativa delle ore 18 in piazza San Cosimato vedrà la presenza di Stefano Rodotà e Ascanio Celestini. Si tratterà di un incontro pubblico che porterà il titolo di “Fuori i privati dall’acqua, verso la ripubblicizzazione”. L’evento è promosso dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, che si occupa inoltre di altre iniziative ed eventi sul tema in tutta Italia, il cui elenco completo è consultabile online.

Il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua ha deciso di impegnarsi per sollecitare i parlamentari affinché agiscano in una iniziativa politica per costruire un intergruppo dei parlamentari per l’acqua bene comune che si ponga l’obiettivo di intraprendere un percorso legislativo per giungere ad una gestione pubblica e partecipativa del servizio idrico integrato, garantendo a tutti il diritto all’acqua.

Le associazione riunite per la promozione delle iniziative a due anni dal referendum per l’acqua e per il nucleare vogliono sottolineare come i pericoli relativi al nucleare in Italia non siano finiti. Non esiste infatti un efficiente sistema di messa in sicurezza delle scorie radioattive e procede al rilento lo smaltimento da parte della SOGIN dei vecchi siti nucleari. A ciò si uniscono gli ostacoli alla diffusione delle rinnovabili da parte della politica, che ha rilanciato le fonti fossili, attraverso centrali a carbone ed estrazione di idrocarburi in zone di terra e di mare, tramite le trivellazioni.

Le associazioni, dunque, chiedono una moratoria sulle centrali a carbone e sulle trivellazioni e rilanciano la legge di iniziativa popolare sullo sviluppo dell’efficienza energetica e delle fonti rinnovabili, per la quale furono raccolte nel 2010 oltre 110.000 firme, ma il cui iter parlamentare si bloccò in commissione nella scorsa legislatura. Ora le associazioni chiedono ai parlamentari di ripresentare la legge nella nuova legislatura.

“Per dimostrare di essere davvero in grado di dare un segnale di discontinuità rispetto all’atteggiamento avuto finora nei confronti dell’esito referendario – comunica il WWF, che propone di aderire ad un appello online a favore delle rinnovabili – il governo e le autorità competenti diano subito una piena e capillare applicazione al voto referendario, colmando un gap che dura ormai da due anni, e si dimostri capace di dare anche risposte e alternative concrete attraverso la proposta di un nuovo modello energetico e di un ritorno alla gestione pubblica del bene comune acqua”.

“Basta con i sussidi pubblici alle fonti fossili – concludono le associazioni – le risorse devono convergere verso il risparmio di materia e di energia, l’efficienza energetica nelle produzioni, la riqualificazione del patrimonio edilizio, i trasporti pubblici, l’uso diffuso delle fonti rinnovabili, gli investimenti in ricerca, la diffusione delle conoscenze”.

Tale nuova direzione rappresenta una strada per uscire dalla crisi. Perché non percorrerla?

Firma l’appello online del WWF a favore delle rinnovabili: Riprenditi l’energia!

Da dove vengono le rose vendute nei ristoranti?

Dal sito Internet
http://www.tuttogreen.it/da-dove-vengono-le-rose-vendute-nei-ristoranti/

DA DOVE VENGONO LE ROSE VENDUTE NEI RISTORANTI?

di Martina Pugno

In un mondo sempre più globalizzato, anche i piccoli gesti quotidiani possono avere conseguenze a grandissima distanza: una sorta di “effetto farfalla” di cui non sempre è facile essere consapevoli. Il semplice acquisto di una rosa da venditori ambulanti o nei supermercati può significare, ad esempio, incentivare un complesso sistema di sfruttamento e distruzione di terre molto lontane, come quelle del lago Naivasha, in Kenya.

Il lago Naivasha è stato uno dei principali del Kenya, ma ora è ridotto ad un fantasma rispetto all’affascinante specchio d’acqua che era un tempo: colpa delle coltivazioni intensive di fiori – e di rose in particolare – che vengono svolte nei suoi pressi, e che hanno portato ad un crescente inquinamento e ad un eccessivo consumo della sua acqua.

La floricoltura lungo le rive del lago Naivasha ha avuto origine negli anni Ottanta, sviluppandosi al punto tale che attualmente una su tre delle rose recise che vengono vendute in Europa provengono proprio da quest’area, sfruttata in modo sempre più intensivo: i fiori vengono tagliati la mattina, per essere pronti ad essere venduti in Europa già entro la sera stessa.

La fiorente industria ha inizialmente portato benessere e occupazione nel territorio, ma con il passare del tempo a farne le spese è stato l’ecosistema locale: dal lago vengono prelevate quantità d’acqua maggiori di quante ne vengano naturalmente reintegrate, in una zona in cui le piogge possono essere assenti anche per tre anni consecutivi, rendendo l’ambiente del lago inospitale per gli ippopotami e gli uccelli che vivono nei suoi pressi.

A peggiorare la situazione contribuiscono le aziende che, incuranti delle devastazioni ambientali procurate, sottraggono nel corso della notte più acqua di quanta sia loro consentita. A dare l’allarme sono le autorità locali, che non sono in grado di arginare completamente questo fenomeno. Il risultato di oltre vent’anni di sfruttamento è una riduzione dell’estensione del lago di oltre 100 km, oltre all’inasprimento dei conflitti tra i piccoli coltivatori locali e i pastori nomadi, che si ritrovano con meno acqua a disposizione e spesso inquinata.

Ma, a San Valentino, le rose per gli innamorati d’Europa sono garantite!

Ricetta per il pesce sostenibile: mangiarne di meno e da piccoli pescatori

Dal sito Internet
http://www.ecoblog.it/post/72019/ricetta-per-il-pesce-sostenibile-mangiarne-di-meno-e-da-piccoli-pescatori

RICETTA PER IL PESCE SOSTENIBILE: MANGIARNE DI MENO E DA PICCOLI PESCATORI

di EcoAlfabeta

La pesca è l’ultima attività che ancora ci lega ai cacciatori-raccoglitori del neolitico (visto che caccia e raccolta da lungo tempo hanno smesso di sfamarci).

Eppure anche questa è minacciata dalla nostra eccessiva golosità ed avidità: negli ultimi 60 anni la quantità pescata ogni anno è più che quintuplicata, dai 17 milioni di tonnellate degli anni ‘50 ai 90-95 milioni di oggi (1). Mai gli oceani avevano subito un simile “esproprio” da parte di una specie terrestre. L’Europa in particolare contribuisce abbondantemente al saccheggio, visto che i suoi mari non le bastano più.

Da dieci anni tuttavia, la quantità di pescato non cresce più, segno che siamo assai prossimi al picco: a livello mondiale la quantità di pesce pro capite è inoltre diminuita dai 17,3 kg del 1988 ai 13,6 kg di oggi (2). Il suo contributo alla nostra dieta rimane comunque trascurabile, poiché, sempre a livello planetario, rappresenta meno del 4% dell’ apporto di proteine giornaliere.

I segnali del sovrasfruttamento ci sono tutti: non ci basta la catastrofe del merluzzo nel Nord Atlantico e la pericolosa diminuzione delle popolazioni di tonni e mackerel?

Da questi numeri si capisce che “mangiare più pesce” è un consiglio privo di senso.

Slowfood sta provando a parlare di pesce sostenibile, invitando a consumare specie attualmente poco catturate, lasciando nei mari le specie sovrasfruttate. Il rischio è ovviamente quello di iniziare a sovrasfruttare nuove specie, senza dare il tempo a quelle vecchie di riprendersi.

In maniera più sensata, Greenpeace invita invece a sostenere la pesca artigianale, che anche se pesca di meno dà lavoro all’80% dei pescatori (3). La pesca industriale è infatti una vera arma di distruzione di massa, con le reti a strascico che devastano il fondo marino come carri armati e raccolgono tutto quello che si trova in acqua. Secondo la FAO, le catture involontarie di pesce non commerciale ammontano ad almeno 27 milioni di tonnellate, quasi un terzo di ciò che viene scaricato nei porti.

Occorre quindi essere onesti: mangiare pesce sostenibile significa mangiarne di meno. Quanto meno? È difficile dirlo. Applicando un minimo di precauzione, direi che non sarebbe male tornare ai livelli degli anni ‘60 quando si pescava la metà di oggi.

Dimezzare il nostro consumo di pesce “pescato” (4) non è poi un sacrificio così grave se si rinuncia agli squallidi prodotti industriali impanati e surgelati e ci si limita a consumare pesce di qualità in occasioni speciali: un’esperienza gastronomica straordinaria ci può restare nella mente per lunghissimo tempo, più che un abbondante consumo incolore.

NOTE

(1) Tutti i dati riportati in questo post hanno come fonte le Fisheries Statistical Collections della FAO.

(2) Non tutto questo pesce viene direttamente mangiato: un 20-30% viene anche usato per fare farine animali per allevamento.

(3) La vita dei piccoli pescatori è sempre più difficile in ogni parte del mondo e anche in Italia.

(4) Esiste anche il pesce allevato, da acquacoltura, ma questa è un’altra storia e si dovrà raccontare un’altra volta.

Vivere bene con 3 kw di energia

Dal sito Internet
http://www.tuttogreen.it/vivere-bene-con-3-kw-di-energia/

VIVERE BENE CON 3 KW DI ENERGIA

di Erika Facciolla

Vi siete mai chiesti come sarebbe la vostra vita se rinunciaste alla maggior parte dei consumi energetici legati ad abitudini che oggi considerate “imprescindibili” ma di cui, in realtà, si può fare benissimo a meno? Se per la maggior parte di noi l’idea di abolire televisori, computer o semplicemente “modificare” i nostri consumi con delle “accortezze” appare irrealizzabile, sappiate che c’è chi riesce a vivere benissimo con 3 kw al mese. Persone alla pari di tante altre per cultura, estrazione sociale, impegni lavorativi, che però hanno scelto di sposare una filosofia di vita diversa e di mettere in discussione il concetto di “bisogno” e di “limite”.

Il perché di tanta fatica e impegno è un fatto di prospettiva: il “bisogno” diventa “dipendenza”, il “necessario” “accessorio”, il “sacrificio” si trasforma in “responsabilità”. Ed è proprio così che la vera cultura ecologica prende vita.

Partendo dal presupposto che per liberarci dal monopolio energetico ed evitare il collasso delle materie prime che già si prospetta all’orizzonte tutti noi dovremmo diventare “piccoli produttori” di energia pulita, limitare i bisogni e circoscriverli in confini più serrati diventa un passo imprescindibile per recuperare terreno nei confronti di una certa “voracità” energetica che caratterizza la vita moderna ma che nulla ha a che fare con il “buon vivere”.

Ed ecco che ritorniamo al punto di partenza: far nostro il concetto di risparmio energetico e tradurlo in un modus vivendi sostenibile e virtuoso.

Giannozzo Pucci, editore della LEF (Libreria Editrice Fiorentina) ed ecologista è una di quelle persone che è riuscita a compiere questo piccolo miracolo. Il suo esempio ci dimostra che sì, vivere con 3 kw al mese è possibile. Ma come? La risposta è semplice: “se ho a disposizione una quantità limitata di energia elettrica col tempo imparerò a risparmiare e aguzzerò l’ingegno perché basti a sopperire a tutte le mie necessità”.

Pucci, infatti, vive da più di 30 anni con un contratto ENEL da 3 kw trifase che non consente di utilizzare strumentazioni elettroniche che assorbano più di 1 kw ciascuno. Così, durante l’inverno l’acqua calda della lavatrice viene riscaldata dalla caldaia a legna e dai pannelli solari che d’estate sono più che sufficienti a sopperire ai bisogni primari. Nessuna nostalgia per televisore o pc che oltre a consumare energia rosicchiano anche molto del tempo che dovremmo tentare di vivere utilizzando altri “strumenti” sociali e culturali.

D’altronde, liberarsi degli sprechi significa liberarsi di oggetti e consuetudini che oggi reputiamo necessari. Ma ci sono decine e decine di modi per ridurre al minimo il nostro fabbisogno energetico quotidiano. Basta partire dai piccoli gesti e pensare che tutto ciò che facciamo, usiamo, consumiamo ha delle ricadute sull’ambiente, e indirettamente, sul nostro futuro.

Alcuni di questi sembrano molto banali: spegnere le luci quando non servono, non lasciare in stand by gli apparecchi elettronici, mettere il coperchio sulle pentole, utilizzare lampadine a basso consumo, non usare energia elettrica per fare calore, sbrinare spesso il frigorifero e pulire le serpentine; ma chi crede che queste accortezze non facciano la differenza sbaglia: basti pensare che la perdita economica in termini di energia inutilizzata si attesta mediamente tra i 75 e 150 euro all’anno per ogni famiglia.

No, non si tratta di ecologismo estremo. Il punto è rieducarsi al vivere con criterio e responsabilità lasciandosi alle spalle le prassi di una cultura materialista e fuorviante che distorce la percezione della vita e dei reali bisogni da essa derivanti. Quanti di voi sono disposti a provarci?

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