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Dal sito Internet http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/433627/

L’ALTRA FACCIA DELLE MALDIVE. CHIUSO “L’ATOLLO-DISCARICA”

Le Maldive rischiano, da qui a poco, di entrare in una vera e propria emergenza rifiuti. Questo perché l’isola di Thilafushi, nota alle cronache come “l’atollo della spazzatura”, sta per riempirsi e i rifiuti sono prossimi allo sconfinare in mare.

Le autorità maldiviane hanno sospeso lo smaltimento dei rifiuti in attesa di trovare una soluzione, ma la miccia di questa bomba ecologica resta accesa, perché sull’isola discarica arrivano anche tutti gli scarti dei lussuosissimi hotel delle isole principali, che accolgono ogni settimana circa 10.000 turisti. La spiegazione è molto semplice: tenere lontani sacchetti e bidoni dalla principale economia del Paese. Meglio “nascondere tutto” in un territorio dove inceneritori e raccolta differenziata sono vere e proprie chimere.

Questa lingua di terra artificiale, lunga 7 km e larga appena 200 metri, accoglieva ogni giorno circa 300 tonnellate di rifiuti, provenienti da tutto l’arcipelago. Le autorità locali hanno deciso di vietare l’attracco alle barche cariche di spazzatura provenienti dai resort «fino a quando sarà emanato un nuovo regolamento per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani».

«Thilafushi sarà ripulita – ha detto Ibrahim Shanju, uno dei responsabili della municipalità di Malè – poi lo smaltimento potrà avvenire solo seguendo certe norme». «Ogni resort dovrebbe avere un inceneritore, un compattatore, un trituratore per le bottiglie di plastica e un sistema per stoccare gli oli esausti», ha tuonato il vicedirettore del Ministero del Turismo, Moosa Zameer Hassan.

Si potrebbe parlare di lacrime di coccodrillo perché “Rubbish Island”, come la chiamano le associazioni ambientaliste locali, è un problema noto da tempo, che minaccia di sconvolgere l’ecosistema dell’intero arcipelago. Come tutte le altre isole, infatti, minaccia di sprofondare, con tutte le sue tonnellate di immondizia che si riverserebbero nell’Oceano Indiano, inquinando inevitabilmente uno dei più bei paradisi naturali del mondo.

La laguna si è trasformata in discarica circa 20 anni fa, ma inizialmente doveva accogliere solo i rifiuti di Malè, la capitale delle Maldive, dalla quale dista circa 7 km, poi è stata estesa a tutti, crescendo di volumi e anche di abitanti. Infatti a Thilafushi vivono anche delle persone, per lo più immigrati originari del Bangladesh, che separano quotidianamente materiali rivendibili. Come se non bastasse lì vicino, c’è anche quella che gli abitanti chiamano Thilafushi 2, cioè un gruppo di aziende specializzate nella produzione, riparazione ed esportazione di imbarcazioni, e anche produzione di metano.

A preoccupare di più gli ambientalisti è soprattutto la presenza nel sottosuolo di sostanze nocive come asbesto, cadmio e altri veleni che si sono accumulati con gli anni.

Un vero inferno poco distante da un paradiso, che, se non si corre ai ripari, potrebbe scatenare una calamità ambientale.

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