Dal quotidiano gratuito City del 29 ottobre 2009
DROGA E IMMIGRATI, LE CARCERI SCOPPIANO
di Domenico Coviello
Franco Corleone, ex parlamentare e sottosegretario, oggi Garante dei diritti dei detenuti, spiega: «Le galere sono ormai una discarica sociale».
DOMANDA. L’introduzione del reato di clandestinità per gli immigrati non regolari aggrava la situazione delle carceri?
RISPOSTA. «Porta più gente in galera, ma spesso sono sempre gli stessi soggetti, con un’accusa in più addosso. Il punto è un altro, è culturale: le forze dell’ordine hanno una spinta a orientarsi sui settori marginali della società. Così, come un tempo i manicomi erano i luoghi dove si confinava ogni tipo di “disturbo”, oggi lo stanno diventando le carceri».
D. I detenuti in Italia sono 65.000, la capienza delle galere è di 43.000 posti. Rischiamo altre rivolte nei penitenziari?
R. «Non temo le rivolte classiche, con rivendicazioni politiche. Di certo però andiamo verso una stagione “calda”. In un giorno, oggi ad esempio, nelle carceri italiane ci sono circa 65.000 presenze, ma in un anno entrano ed escono 120.000 persone, per fine pena, un fermo non convalidato, gente in attesa del processo e quant’altro. Eppure alleggerire il sovraffollamento nelle celle è possibile».
D. Ci hanno provato con l’indulto. Non è stato un fallimento?
R. «No. Senza l’indulto saremmo già a 80.000 detenuti. E poi la recidiva (il tornare a commettere reati, e quindi in carcere, una volta liberi, ndr)per gli indultati è stata del 26%; per chi si fa mesi o anni di galera e poi esce è del 68%».
D. Passato l’indulto, lei cosa propone?
R. «Dietro le sbarre ci sono 15.000 tossicodipendenti. Tutti, dal sottosegretario Carlo Giovanardi in giù, dicono che la legge sugli stupefacenti (la Fini-Giovanardi, 2006, annulla la differenza fra droghe pesanti e leggere, ndr.) non è stata fatta per tenerli in galera. Devono essere mandai in comunità e in case-famiglia. Che lo si faccia! Avremo “liberato” 15-20.000 posti nelle celle. Poi, si deve fare un nuovo Codice penale, il nostro è del 1930. I reati finanziari, informatici, ambientali, le truffe al bancomat, non trovano un Codice adeguato. Infine, più pene alternative alla detenzione».
D. Sì, ma poi chi subisce scippi o rapine vuole vedere i colpevoli dietro le sbarre.
R. «Questo lo capisco ma noi dobbiamo rifarci alla Spagna, che ha un sistema molto più agile. Maltratti gli animali? Vai a lavorare in un canile per un pò di tempo. Hai sfregiato un monumento? Pulisci e lavori gratis per il Comune. E così via, per chi guida ubriaco, ad esempio, o per chi imbratta i muri».
D. Il governo ha approntato un Piano carceri per fare nuovi penitenziari. Lei lo critica. Ma è un modo per risolvere il dramma del sovraffollamento in cella».
R. «Il governo prima spieghi perché ci sono così tanti detenuti e perché si prevede di arrivare a 70-80.000, se le statistiche parlano di una diminuzione dei reati, compresi furti e rapine. Poi spenda le risorse in modo diverso: invece di fare nuove carceri, si potrebbero mandare i tossici in affidamento alle comunità di recupero, cosa che è prevista dalla Fini-Giovanardi, ma è applicata pochissimo».
D. Se i reati in Italia sono in calo, perché le carceri sono sovraffollate?
R. «Molte persone entrano in carcere per violazione della Fini-Giovanardi sulle droghe o per violazione della Bossi-Fini sull’immigrazione, perché non ottemperano all’obbligo di espulsione. È però la legge sulle droghe che fornisce il maggior numero di arresti. Tanti vanno “dentro” per detenzione di stupefacenti o piccolo spaccio. E il confine tra le due cose è molto labile. Fra tossicodipendenti e autori di reati connessi come furti, scippi o rapine, circa la metà della detenzione in Italia è legata a una sola legge: la Fini-Giovanardi».
D. L’altra metà da chi è composta?
R. «Ci sono 5.600 persone al 41bis (regime duro per i mafiosi), 710.000 in regime di Alta sicurezza (reati gravi di sangue, o associativi di media-grande criminalità), e 20.000 in attesa di giudizio».
D. Dietro le sbarre dovrebbero esserci non più di 30.000 persone?
R. «Se in galera andasse chi commette i reati più gravi, dovremmo pensare non ai 65.000 detenuti di oggi, ma a 10.000 detenuti, più i 20.000 in attesa di giudizio, anche se la custodia cautelare andrebbe ridotta al minimo. Il livello è dunque di 30.000 circa, come avveniva in Italia prima della legge sulle droghe e della detenzione straniera».
D. Chi sono invece i detenuti di oggi?
R. «Il carcere è spesso una discarica sociale. Chi commette reati e poi va in galera è spesso gente povera, con situazioni familiari difficili, bassa scolarità. Non sono mai stati davvero inseriti nella società».
D. Lei incontra molti detenuti. Chi ricorda di più?
R. «A parte quelli “celebri”, da Renato Curcio al boss Luciano Liggio, che vidi insieme a Enzo Tortora, un incontro pesante è stato quello, qui a Firenze, con un detenuto in sciopero della fame: si era cucito le labbra. Un altro incontro terribile fu a Pisa, con un carcerato che pesava 200 chili. Alla fine ottenne i domiciliari».
LA VITA IN 5 DATE
1946
Nasce a Milano, il 29 settembre.
1979-1987
È deputato dei Verdi nel VIII e IX Legislatura, impegnato nel dibattito per l’approvazione delle legge Gozzini e della legge sulla dissociazione.
1990
Membro della Commissione Giustizia del Senato. Promuove l’indagine sulle cosiddette “carceri d’oro”; è relatore di minoranza sulle legge sulle droghe.
1996-2001
Sottosegretario alla Giustizia nei governi dell’Ulivo, con delega a giustizia minorile e carcere. Si occupa degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari.
2009
È garante dei diritti dei detenuti di Firenze. Dirige l’associazione Forum Droghe, che si batte per superare l’approccio penale alla questione delle tossicodipendenze.


